27 Ottobre 2026 - 11.29

Clima, nuovo record mondiale di gas serra: «Le conseguenze dureranno per secoli»

L’Organizzazione meteorologica mondiale lancia l’allarme: nel 2025 le concentrazioni di anidride carbonica, metano e altri gas hanno raggiunto livelli mai registrati prima. Preoccupano anche gli effetti di incendi, siccità e il possibile ritorno di El Niño.

Nuovo record per i gas serra nell’atmosfera terrestre, con conseguenze sul riscaldamento globale destinate a protrarsi per decenni, se non per secoli. È quanto emerge dal rapporto pubblicato oggi, martedì 27 ottobre, dall’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), l’agenzia delle Nazioni Unite che monitora l’evoluzione del clima.

Il documento, diffuso a meno di due settimane dall’apertura della conferenza internazionale sul clima COP31, in programma dal 9 al 20 novembre ad Antalya, in Turchia, fotografa una situazione sempre più preoccupante: nel 2025 le concentrazioni dei principali gas responsabili dell’effetto serra hanno raggiunto nuovi massimi storici.

L’anidride carbonica, principale responsabile del riscaldamento globale di origine antropica, ha raggiunto una concentrazione media di 426,8 parti per milione, il 53% in più rispetto all’epoca preindustriale. Tra il 2024 e il 2025 l’aumento è stato di 2,8 parti per milione, superiore alla media dell’ultimo decennio.

La concentrazione di CO2 cresce tre volte più velocemente rispetto agli anni Sessanta

L’accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera procede a una velocità molto maggiore rispetto al passato.

Negli anni Sessanta l’incremento medio annuale era di circa 0,8 parti per milione. Nel decennio 2011-2020 era già salito a 2,4, triplicando il ritmo di crescita.

Il passaggio più consistente era stato registrato tra il 2023 e il 2024, con un aumento di 3,5 parti per milione, il più elevato dall’inizio delle misurazioni moderne nel 1957.

Il dato relativo al 2025, pur inferiore a quello dell’anno precedente, conferma la continua accumulazione di carbonio nell’atmosfera, alimentata soprattutto dall’utilizzo di combustibili fossili.

Ko Barrett, vicesegretaria generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale, ha evidenziato come gli ultimi undici anni siano stati i più caldi mai registrati e come questa tendenza sia destinata a proseguire.

La particolare criticità dell’anidride carbonica deriva dalla sua lunga permanenza nell’atmosfera: una parte delle emissioni continua infatti a influenzare il sistema climatico per tempi estremamente lunghi, contribuendo all’aumento delle temperature e all’intensificazione dei fenomeni meteorologici estremi.

Record anche per il metano: livelli quasi tripli rispetto all’epoca preindustriale

L’allarme non riguarda soltanto la CO2. Anche il metano ha raggiunto nuovi massimi, con una concentrazione media globale di 1.948 parti per miliardo nel 2025, pari al 267% del livello registrato nel 1750.

Il metano contribuisce per circa il 16% all’effetto di riscaldamento provocato dai gas serra persistenti. Circa il 35% delle sue emissioni proviene da fonti naturali, come le zone umide, mentre il restante 65% è riconducibile alle attività umane, tra cui allevamenti, coltivazioni di riso, discariche ed estrazione e utilizzo dei combustibili fossili.

Un nuovo record è stato rilevato anche per il protossido di azoto, arrivato a 339,1 parti per miliardo, il 26% sopra i livelli preindustriali.

Particolare attenzione viene inoltre rivolta all’esafluoruro di zolfo, un gas impiegato soprattutto nelle apparecchiature per la distribuzione dell’energia elettrica.

La sua concentrazione continua ad aumentare, parallelamente alla crescente elettrificazione dell’economia mondiale. Si tratta di una sostanza estremamente persistente, che può rimanere nell’atmosfera per oltre mille anni e che possiede un potenziale di riscaldamento globale, calcolato su cento anni, circa 24.300 volte superiore a quello della CO2 a parità di massa.

Nel 2026 previsto un ulteriore aumento: preoccupa El Niño

Le prospettive per l’anno in corso non indicano un’inversione di tendenza.

Secondo Oksana Tarasova, responsabile scientifica dell’OMM, le concentrazioni di gas serra potrebbero crescere ulteriormente nel 2026, sia per il proseguimento delle emissioni derivanti dai combustibili fossili sia per lo sviluppo di un intenso episodio di El Niño.

Il fenomeno climatico, caratterizzato dal riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico equatoriale, può favorire condizioni di maggiore siccità in diverse regioni del pianeta, riducendo la capacità della vegetazione di assorbire anidride carbonica e aumentando il rischio di incendi.

Gli scienziati segnalano inoltre una crescente preoccupazione per la capacità degli oceani di continuare ad assorbire parte della CO2 prodotta dalle attività umane.

Attualmente, circa metà dell’anidride carbonica emessa ogni anno rimane nell’atmosfera, mentre il resto viene assorbito dagli ecosistemi terrestri e marini. Un eventuale indebolimento di questi sistemi naturali potrebbe accelerare ulteriormente l’accumulo dei gas serra.

Caldo record e incendi: l’Europa sperimenta gli effetti del cambiamento climatico

Le conseguenze del riscaldamento globale si riflettono anche nelle temperature e negli eventi estremi registrati negli ultimi mesi.

In Francia, secondo Météo-France, luglio 2026 è stato il mese più caldo dall’inizio delle rilevazioni nel 1900, con una temperatura media nazionale di 24,9 gradi, superiore di 3,8 gradi rispetto alla norma stagionale.

La combinazione di temperature elevate, precipitazioni insufficienti e vegetazione particolarmente secca ha contribuito a creare condizioni favorevoli alla propagazione degli incendi.

Secondo il sistema europeo Copernicus, entro i primi giorni di ottobre gli incendi avevano interessato oltre 690mila ettari nell’Unione europea, una superficie nettamente superiore alla media degli ultimi vent’anni.

Il fenomeno rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione: la distruzione delle foreste non soltanto libera nell’atmosfera parte del carbonio immagazzinato nella vegetazione, ma riduce anche la capacità degli ecosistemi di assorbirne in futuro.

Il rapporto dell’Organizzazione meteorologica mondiale arriva dunque alla vigilia della COP31 con un messaggio preciso: la crescita continua delle concentrazioni di gas serra sta modificando il clima del pianeta e le conseguenze delle emissioni attuali potranno farsi sentire per generazioni, rendendo sempre più urgente la riduzione delle emissioni e la protezione degli ecosistemi naturali.

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