Chi paga davvero le tasse in Italia? E chi paga anche per gli evasori – Prima puntata

Prima puntata – di Umberto Baldo
Confesso che quando il direttore di Tviweb mi ha detto: «Mi sono rotto il cazzo degli evasori. Iniziamo una campagna stampa contro chi evade le tasse?», ho pensato che avesse perfettamente ragione.
Perché l’evasione fiscale è uno di quei problemi italiani dei quali parliamo da decenni.
Ne parliamo nei programmi televisivi, nei comizi, nelle leggi finanziarie, nelle dichiarazioni dei ministri e naturalmente al bar.
Poi arriva puntualmente il momento in cui tutti diventano combattenti contro l’evasione.
Salvo scoprire, appena si prova a fare sul serio, che il problema è sempre qualcun altro.
E allora partiamo da una domanda molto semplice: Ma chi paga davvero le tasse in Italia?
Non è una domanda ideologica.
È una domanda che possiamo rivolgere direttamente ai numeri.
In Italia sono circa 42,6 milioni le persone fisiche che presentano una dichiarazione dei redditi. E una parte enorme di questi contribuenti dichiara redditi molto bassi.
Quasi 16 milioni dichiarano meno di 15.000 euro.
Attenzione: questo non significa affatto che siano 16 milioni di evasori.
Un reddito dichiarato basso può avere moltissime spiegazioni perfettamente legittime.
Ed è proprio per questo che bisogna stare lontani dalle semplificazioni da bar.
Ma quei numeri ci dicono comunque qualcosa.
Ci dicono che la platea sulla quale si concentra il reddito imponibile è molto più ristretta di quanto immaginiamo.
E quando guardiamo chi paga l’IRPEF, il quadro diventa ancora più interessante.
La parte largamente prevalente dell’imposta sul reddito arriva da lavoratori dipendenti e pensionati.
Non è una questione di opinioni. È una questione di struttura del sistema fiscale.
Del resto il motivo è abbastanza semplice. Il lavoratore dipendente riceve lo stipendio e trova già la trattenuta fiscale. Il pensionato riceve la pensione e trova già la trattenuta fiscale.
Non devono ricordarsi di dichiarare quanto hanno guadagnato.
Lo Stato lo sa già.
Diciamo che, sotto questo profilo, il contribuente dipendente gode di una straordinaria certezza: il Fisco non rischia di perderlo di vista.
Poi ci sono altri contribuenti, per i quali la situazione è diversa.
Non significa che siano evasori.
Significa che, per determinate categorie di reddito, il sistema deve affidarsi maggiormente a ciò che viene dichiarato e ai controlli successivi.
Ed è proprio qui che nasce il problema.
Perché se una parte del reddito sfugge alla tassazione, il fabbisogno dello Stato non evapora insieme all’evasore.
I soldi che mancano devono comunque essere trovati.
E quindi il peso finisce, inevitabilmente, su chi le tasse le paga.
Secondo le stime ufficiali del Ministero dell’Economia, nel 2021 il cosiddetto tax gap fiscale e contributivo era di circa 83,6 miliardi di euro.
Non significa che ci siano 83,6 miliardi chiusi in una cassaforte che lo Stato potrebbe semplicemente andare a prendere.
Il tax gap è una stima del gettito che, secondo la metodologia utilizzata, non viene versato rispetto a quello teoricamente dovuto.
Ma anche prendendolo per quello che è, una stima, rimane un numero enorme.
E allora la domanda diventa inevitabile: Chi paga per quella parte che non viene pagata?
Perché lo Stato continua comunque a dover pagare pensioni, sanità, scuola, sicurezza, trasporti, interessi sul debito pubblico e tutto il resto.
Non esiste una casella del bilancio dello Stato con scritto: “Questa spesa non la facciamo perché qualcuno non ha pagato le tasse.”
La spesa resta. Ed il conto, prima o poi, arriva.
È qui che l’evasione fiscale smette di essere soltanto una questione di legalità.
Diventa una questione di equità tra contribuenti.
Perché se io non posso scegliere se dichiarare il mio reddito per intero, mentre qualcun altro ha maggiori possibilità di sottrarne una parte al Fisco, non siamo più soltanto davanti a due comportamenti fiscali diversi.
Siamo davanti a due contribuenti che partecipano in modo diverso al finanziamento dello stesso Stato.
E questo è il punto sul quale vale la pena riflettere.
Non stiamo sostenendo che chi dichiara poco sia automaticamente un evasore.
Non stiamo sostenendo che una categoria professionale sia composta da evasori.
Non stiamo nemmeno sostenendo che lo Stato sia sempre e comunque vittima innocente.
Stiamo ponendo una domanda: in un Paese nel quale tutti pretendono sanità, pensioni, scuola, strade, sicurezza e servizi, su quanti contribuenti grava realmente il finanziamento dello Stato?
Perché forse il problema italiano non è soltanto che si evade troppo.
Forse è anche che a pagare tutto il dovuto sono soprattutto quelli che non hanno la possibilità di scegliere se farlo oppure no.
E questa è una questione che merita qualche riflessione.
Ma c’è un numero che merita di essere guardato ancora più da vicino.
Quello degli italiani che dichiarano redditi molto bassi.
Perché a questo punto viene spontanea una domanda che non è né di destra né di sinistra, né liberale né socialista, né di governo né di opposizione.
È semplicemente una domanda di buon senso.
Ma come fanno a vivere?




















