Bollette da incubo nel Vicentino: quasi 30mila euro di gas in un mese, luce fino al 46% in più. L’allarme delle imprese

Una bolletta del gas che passa da 14.600 a 29.250 euro in appena un anno. Un’altra che cresce di quasi 12mila euro. Elettricità sempre più cara, con aumenti che in alcuni casi superano il 45%. È la fotografia dei costi energetici che stanno mettendo sotto pressione le imprese vicentine, secondo i dati raccolti da Confartigianato Imprese Vicenza attraverso il Consorzio Caem.
Il confronto tra ottobre 2025 e ottobre 2026 evidenzia una situazione particolarmente pesante. Secondo l’associazione, il prezzo di vendita del gas è più che raddoppiato, mentre le bollette delle aziende hanno registrato mediamente rincari attorno al 50%, con punte ben superiori nei casi analizzati. Per l’energia elettrica gli incrementi si collocano generalmente tra il 30 e il 40%, arrivando a superare il 45% in alcune attività produttive.
Gas, aumenti impressionanti: una pasticceria paga 2mila euro in più, un caseificio quasi 12mila
Gli esempi raccolti nelle aziende del territorio rendono evidente la dimensione del problema.
Una pasticceria con consumi invernali di circa 3.550 metri cubi di gas, che nell’ottobre 2025 pagava 2.500 euro, si ritrova ora con una bolletta di circa 4.550 euro: 2.050 euro in più.
Per un panificio che consuma 4mila metri cubi mensili, la spesa passa da 2.900 a 5.250 euro, con un incremento di 2.350 euro.
Nel settore della ceramica, per consumi di 3mila metri cubi, la bolletta cresce da 2.400 a 4.160 euro. Ancora più pesante il conto per i caseifici: un’azienda che utilizza 20mila metri cubi al mese passa da 13.700 a 25.430 euro, con 11.730 euro di rincaro.
Il caso più significativo riguarda la lavorazione delle pelli. Per un’impresa con consumi di 25mila metri cubi mensili, il costo del gas sale dai 14.600 euro dell’ottobre 2025 ai 29.250 euro dell’ottobre 2026. Significa spendere 14.650 euro in più in un solo mese, praticamente il doppio rispetto a un anno fa.
Anche l’elettricità corre: aumenti del 46% per le aziende delle pelli
La situazione non migliora passando alle forniture elettriche.
Un’impresa della lavorazione pelli che consuma circa 35mila kilowattora al mese vede la propria bolletta salire da 8.900 a circa 13mila euro, con un incremento di 4.100 euro, pari al 46%.
Per un’azienda meccanica con consumi di 5mila kilowattora mensili, la spesa passa da 1.400 a 2.030 euro, con un rincaro del 45%.
Anche le attività più piccole devono affrontare aumenti importanti. Nel settore del legno, una bolletta da 670 euro diventa di 880 euro, con un incremento del 31%. Per un salone di acconciatura che consuma circa 300 kilowattora mensili, il conto sale da 120 a 160 euro, il 33% in più.
Tutti gli importi rilevati sono al netto dell’Iva.
Cavion: «Di questo passo fare impresa diventa sempre più difficile»
A lanciare l’allarme è il presidente di Confartigianato Imprese Vicenza, Cavion, che sottolinea come non si tratti di simulazioni teoriche, ma di costi effettivamente rilevati nelle attività del territorio.
«Non parliamo di stime, questi dati sono stati raccolti nelle nostre aziende e per questo più preoccupanti», osserva il presidente.
Il problema non riguarda soltanto l’aumento immediato delle spese. Molte imprese cercano infatti di assorbire i rincari senza trasferirli completamente sui clienti, riducendo così i margini economici e le risorse disponibili per nuovi investimenti.
«Di questo passo fare impresa diventa sempre più difficile», avverte Cavion, evidenziando le difficoltà di aziende che devono già confrontarsi con numerosi altri costi di gestione.
Il rischio per le famiglie: meno soldi per acquisti, ristoranti e servizi
Le conseguenze del caro energia, secondo Confartigianato, non si fermano alle imprese. Anche le famiglie devono destinare una quota crescente del proprio bilancio al pagamento delle utenze domestiche.
Per compensare gli aumenti di luce e gas, molti cittadini sono costretti a rivedere le proprie abitudini di spesa, riducendo i consumi in altri settori: alimentari, ristorazione, sanità, acquisto e utilizzo dell’automobile e spostamenti.
Un meccanismo che rischia di creare un doppio effetto negativo sull’economia: da una parte le aziende devono sostenere costi produttivi più elevati, dall’altra potrebbero trovarsi davanti a clienti con minore capacità di acquisto.
Confartigianato chiede interventi urgenti al Governo
Per contenere le spese energetiche, Confartigianato Vicenza promuove iniziative attraverso il Consorzio Caem e la comunità energetica A-Certa, ma ritiene che gli strumenti attualmente disponibili non siano sufficienti.
L’associazione guarda con attenzione al decreto Bollette, ancora in discussione al Consiglio dei Ministri e nuovamente rinviato, e agli sconti temporanei sulle forniture previsti dalla Legge di Bilancio per le aziende che investono in soluzioni energetiche sostenibili.
Rimane inoltre aperta la questione del cosiddetto Marginal Price, il sistema di formazione dei prezzi nel mercato elettrico, da tempo al centro del confronto sui costi dell’energia.
La richiesta è quella di misure tempestive, realistiche e concrete, capaci di dare sollievo alle attività produttive e ai cittadini.
Il timore degli artigiani vicentini è che, senza un intervento efficace, l’aumento delle bollette finisca per compromettere non soltanto la redditività delle aziende, ma anche la loro capacità di investire, crescere e mantenersi competitive.










