5 Giugno 2026 - 9.39

“Wilma, dammi la clava!”: la sinistra, la patrimoniale e la storia

Umberto Baldo

Poiché vedo che la proposta di patrimoniale lanciata nei giorni scorsi da Elly Schlein, basata sull’idea che basti una tassa ben piazzata sui “Paperoni”, per risanare le casse dello Stato e finanziare la felicità pubblica, forse vale la pena di ragionarci ancora un po’ su.  

Come scrivevo lo scorso 3 giugno (https://www.tviweb.it/elly-schlein-e-la-sindrome-di-robin-hood/) trattasi della sindrome di Robin Hood in salsa contemporanea. 

Il problema è che il Robin Hood della leggenda operava nella foresta di Sherwood, un luogo notoriamente privo di bonifici istantanei transfrontalieri e di consulenti fiscali. 

Nel 2026, purtroppo per i nostalgici dell’esproprio proletario, il capitale non viaggia a cavallo: viaggia alla velocità della fibra ottica.

Così se la proposta della patrimoniale scalda i cuori nei talk show televisivi, la realtà storica è ben diversa, ed assomiglia tanto ad un bollettino di guerra. 

E mi permetto anche di dare una bacchettata sulle dita agli “gnomi di Bruxelles” i quali, ma ci tornerò più avanti, prima di dare lezioni di politica fiscale all’Italia, dovrebbero fare un piccolo viaggio nei laboratori dove questo esperimento è già stato tentato. 

Spoiler: è finita malissimo.

Partiamo dalla Francia, la patria dell’illuminismo e, per decenni, dell’ISF – l’Impôt de Solidarité sur la Fortune (Imposta di solidarietà sui grandi patrimoni). 

L’idea in sé era magnifica: tassare i ricchi per redistribuire ai cittadini meno abbienti.  

Il risultato pratico? Un esodo biblico. 

Tra il 2000 e il 2016, i ricchi francesi hanno scoperto il fascino discreto del Belgio e della Svizzera. 

L’economista Éric Pichet ha calcolato che lo Stato Francese ha perso circa due euro in altre tasse (Iva, imposte sui redditi, investimenti mancati) per ogni singolo euro incassato con la patrimoniale.

Forse ricorderete, per fare un solo esempio, l’attore Gerard Depardieu, che per sfuggire all’ISF chiese ed ottenne da Putin la cittadinanza russa.  

Alla fine, Emmanuel Macron nel 2018 ha dovuto abolirla per disperazione, trasformandola in una Tassa immobiliare. 

Praticamente, una ritirata strategica per evitare che in Francia rimanessero solo la Tour Eiffel ed i debitori.

Spostiamoci ora nel Regno Unito. La progressiva abolizione del regime dei cosiddetti Non-Dom (i Paperoni che vivevano a Londra pagando le tasse solo sui redditi prodotti in Inghilterra), completata dai governi britannici negli ultimi anni, avrebbe dovuto, secondo i calcoli dei politici, produrre una valanga di sterline di nuove entrate.

“Incasseremo miliardi!”, gridavano i laburisti. 

Risultato? Una delle più grandi fughe di milionari della storia recente. 

Molti di loro hanno preso il primo volo per gli Emirati Arabi, per la Svizzera o – ironia della sorte – proprio per l’Italia, attirati dai nostri pacchetti per neo-residenti abbienti.  

Londra ha così perso residenti di lusso, capitali ed indotto. 

Chi l’avrebbe mai detto che i milionari avessero le valigie così leggere, e non assecondassero i desiderata della sinistra britannica?

Infine, l’Australia. Nel 2012 i loro Demostene pensarono: “Tassiamo gli extraprofitti delle compagnie minerarie (la Minerals Resource Rent Tax), tanto le miniere non possono mica spostarsi”. 

Vero, le miniere di ferro non volano. Ma i capitali sì. 

Le grandi aziende hanno semplicemente congelato gli investimenti e spostato i soldi verso altri continenti. 

Il gettito è stato così ridicolo che la tassa è stata abolita dopo soli due anni. Un record mondiale di fallimento burocratico.

Non vi ricorda questa vicenda la proposta italica di tassare gli extraprofitti di alcuni settori economici?

E qui torno al capolavoro di Bruxelles. 

La Commissione Europea, come fa quasi ogni anno, è tornata a bacchettare l’Italia dicendo che dovremmo “spostare il carico fiscale dal lavoro al patrimonio e alle successioni”. 

Il che è sicuramente un esercizio logico interessante, se non fosse che l’Italia tassa già il patrimonio per oltre 50 miliardi di euro l’anno tra IMU, bolli auto, imposte di registro e balzelli sui conti correnti. 

L’unica differenza è che noi italiani, per pudore, non le chiamiamo “patrimoniali”, anche se sono distribuite in una miriade di balzelli che colpiscono famiglie, risparmiatori e proprietari immobiliari

Intendiamoci, il problema fiscale in Italia c’è, come urlo da anni.  

E sta nel fatto che la nostra beneamata Repubblica tassa all’inverosimile il lavoro, ed allo stesso tempo riesce a pestare anche sui patrimoni; riuscendo alla fine (fra No tax area, condoni, flat tax ecc.) nel “miracolo”  di far pagare le tasse solo a metà degli italiani, quelli che, obtorto collo, alla fine sono costretti a mantenere tutto il baraccone. 

Ma il vero paradosso della Ue è un altro. 

L’Europa si comporta come un amministratore di condominio che ti spiega come arredare casa tua, mentre lascia il portone d’ingresso spalancato ai ladri. 

Se Bruxelles vuole davvero fare la morale sull’equità fiscale, perché non pretende l’allineamento delle legislazioni fiscali all’interno dell’Unione?

Oggi l’UE è un mercato unico con ventisette paradisi e inferni fiscali che si fanno la guerra tra loro. 

È perfettamente inutile che l’Italia metta una super-patrimoniale per compiacere Elly Schlein, se poi basta spostare la residenza o la holding ad un’ora di volo per essere tassati un terzo. 

Finché l’Europa permetterà il “turismo fiscale” interno, qualsiasi proposta di patrimoniale nazionale non è politica economica: è uno slogan ideologico per raccattare voti, pagato con la fuga dei capitali di chi crea lavoro.

Ma d’altronde, l’analisi dei dati storici e dei bilanci non è mai stata il forte della sinistra. 

Elly Schlein ed i compagni di viaggio di AVS continuano a brandire la patrimoniale come se fosse un superpotere (una sorta di “Wilma dammi la clava”), forse convinti che la complessa economia globale si possa governare con i sussidiari delle scuole medie o con un tweet ben formattato. 

Chiedere loro di prendersi il disturbo di studiare i precedenti storici prima di lanciare la proposta di una legge già provata e fallita altrove, da Parigi a Londra a Canberra, – è forse una pretesa eccessiva?

È molto più facile ed elettoralmente redditizio evocare lo spettro dei “miliardari cattivi” nei salotti televisivi, ignorando che ogni volta che quel pulsante è stato premuto nel mondo reale, il sistema è andato in cortocircuito. 

Quindi caro Robin Hood posa l’arco. 

Nel mondo reale, le frecce ritornano indietro; e spesso colpiscono dritto sul piede chi le ha scagliate.

Umberto Baldo

Potrebbe interessarti anche:

“Wilma, dammi la clava!”: la sinistra, la patrimoniale e la storia | TViWeb “Wilma, dammi la clava!”: la sinistra, la patrimoniale e la storia | TViWeb

Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

Luca Faietti Direttore Fondatore ed Editoriale - Arrigo Abalti Fondatore - Direttore Commerciale e Sviluppo - Paolo Usinabia Direttore Responsabile

Copyright © 2026 Tviweb. All Rights Reserved | Tviweb S.R.L. P.Iva E C.F. 03816530244 - Sede Legale: Brendola - Via Monte Grappa, 10

Concessionaria pubblicità Rasotto Sas

Credits - Privacy Policy