16 Settembre 2026 - 12.03

Vicenza, prezzi su del 3,4% in un anno: energia e trasporti spingono l’inflazione, forti differenze nei negozi

Ad agosto 2026 il costo della vita continua a salire a Vicenza. L’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un aumento dello 0,5% rispetto a luglio e del 3,4% rispetto ad agosto 2025. A pesare maggiormente sono soprattutto energia, abitazione e trasporti, mentre la fotografia della “Borsa della spesa” mostra differenze anche molto ampie tra i prezzi minimi e massimi rilevati nei punti vendita cittadini.

Il dato più evidente riguarda abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili, che aumentano dello 0,8% in un mese e del 10,4% in un anno. Ancora più marcato è il dato dei beni energetici nel loro complesso: +3,3% rispetto a luglio e +21,3% su base annua. Tra le singole voci, i combustibili solidi segnano addirittura un +41,2% rispetto a un anno fa.

Aumenti consistenti anche per i trasporti, che salgono del 2,1% su base mensile e del 5,2% rispetto all’agosto 2025. A incidere sono soprattutto carburanti e lubrificanti per i mezzi di trasporto personali, cresciuti del 5,6% in un solo mese e del 20,3% nell’arco di un anno. Gli altri servizi relativi ai mezzi personali di trasporto registrano invece una diminuzione mensile del 2,9%, pur rimanendo dello 0,8% sopra i livelli di un anno prima.

La spesa alimentare mostra una dinamica più contenuta, ma comunque crescente: prodotti alimentari e bevande analcoliche +0,8% sul mese e +1,2% sull’anno. All’interno del comparto, ortaggi, tuberi, banane da cucina e legumi salgono del 4,8% rispetto a luglio e del 5,5% rispetto all’anno precedente, mentre frutta e frutta a guscio scendono del 3% nel mese e del 2,5% nell’anno.

La “Borsa della spesa” di agosto consente di tradurre gli indici in prezzi concretamente osservati. Per un chilo di pane fresco il prezzo medio rilevato è di 4,85 euro, con quotazioni comprese tra 4 e 6,99 euro. La carne suina fresca con osso costa mediamente 9,23 euro al chilo, ma si va da 6,90 a 16 euro. Il Grana Padano ha una media di 19,03 euro al chilo, con un minimo di 14,90 e un massimo di 25,90, mentre per l’Asiago la media è di 13,11 euro, con prezzi da 9,70 a 15,90 euro.

Tra frutta e verdura, le banane costano mediamente 2,10 euro al chilo, con una forbice tra 1,70 e 2,50 euro; le mele Golden Delicious 2,70 euro, da 1,99 a 3,50. La lattuga cappuccia ha un prezzo medio di 3,40 euro al chilo, con valori tra 2,90 e 5 euro; i pomodori da sugo tondi rossi arrivano mediamente a 2,75 euro, oscillando tra 1,75 e 4,90. Le zucchine costano in media 2,40 euro al chilo, le cipolle bianche 2,29 e le patate comuni lunghe 1,51 euro.

Ancora più marcate risultano le differenze nel settore dell’abbigliamento. Per un paio di jeans da uomo la media delle cinque quotazioni è di 70,95 euro, ma il prezzo rilevato varia da 19,99 a 298 euro. Una camicia da uomo costa mediamente 43,14 euro, con estremi di 19,99 e 110 euro. Per i jeans da bambino la media è di 17,09 euro, da 11,26 a 25,99; per i pantaloni da donna si va invece da appena 7 a 170 euro, con una media di 36,08. La maglia sottogiacca ha una media di 23,81 euro, ma prezzi compresi tra 8,99 e 139 euro.

Tra gli altri costi monitorati, la manutenzione della caldaia ha un prezzo medio di 117,99 euro, con quotazioni da 100 a 140 euro. Un pasto in pizzeria costa mediamente 11,98 euro, ma si va da 7,50 a 16 euro. Molto più contenuta la forbice per il caffè espresso al bar, che oscilla tra 1,30 e 1,40 euro, con una media di 1,37 euro. La Tari, calcolata come costo medio annuo per un’abitazione di 100 metri quadrati, viene indicata in 197,18 euro.

Guardando alle altre divisioni di spesa, ad agosto aumentano su base annua anche sanità (+3,3%), assistenza alla persona e altri beni e servizi (+3,5%), ristorazione e alloggio (+2,4%), bevande alcoliche e tabacchi (+1,8%), arredamento e manutenzione della casa (+1,6%), servizi finanziari e assicurativi (+1,5%), istruzione (+1,4%), informazione e comunicazione (+1,2%) e abbigliamento e calzature (+0,5%). Ricreazione, sport e cultura risultano sostanzialmente stabili su base annua, con un +0,1%.

Sul breve periodo emergono anche alcune diminuzioni: abbigliamento e calzature -0,3% rispetto a luglio e soprattutto ristoranti e servizi di alloggio -1,3%. In quest’ultimo caso il calo è determinato soprattutto dai servizi di alloggio, scesi del 4,8% in un mese, mentre ristoranti, bar e simili crescono dello 0,2%. Cinema, teatri e sale da concerto registrano invece un -7,1% mensile, dato che il Comune collega principalmente all’iniziativa ministeriale “Cinema Revolution”.

Un elemento particolarmente significativo per le famiglie è rappresentato dalla frequenza degli acquisti. I prodotti acquistati più spesso registrano infatti un’inflazione superiore alla media: quelli ad alta frequenza d’acquisto aumentano del 4,7% in un anno e dell’1,2% in un mese, mentre quelli a media frequenza salgono del 4,2% annuo. I prodotti acquistati più raramente segnano invece un incremento molto più contenuto, pari all’1,1%.

Il quadro mostra inoltre una differenza netta tra beni e servizi. I beni aumentano del 4,5% su base annua, contro il 2,7% dei servizi. Se però si eliminano dal calcolo energia e alimentari freschi, la cosiddetta inflazione di fondo scende all’1,7%, lo stesso livello registrato dall’indice generale depurato completamente dai prodotti energetici. È quindi soprattutto la componente energetica a spingere verso l’alto l’inflazione vicentina in questa fase.

La rilevazione del Comune di Vicenza viene effettuata secondo metodologie definite dall’Istat. Ogni mese vengono monitorate 4.081 quotazioni di prezzo, oltre a 54 abitazioni per i canoni di affitto e 19 strutture per le camere d’albergo, per un totale di 447 unità di rilevazione presenti sul territorio cittadino.

In sintesi, agosto restituisce una Vicenza in cui l’inflazione resta sostenuta soprattutto per effetto di energia, carburanti e costi legati all’abitazione, mentre sui prodotti di uso quotidiano l’aumento è meno esplosivo ma comunque percepibile. E la “Borsa della spesa” aggiunge un altro elemento: a parità di prodotto, soprattutto per abbigliamento e alcuni generi alimentari, scegliere dove acquistare può significare affrontare prezzi anche molto diversi.

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