14 Settembre 2026 - 12.05

Emma Bonino è morta. Ma l’Inquisizione è ancora viva

Umberto Baldo

Emma Bonino ci ha lasciato.
E siccome noi italiani abbiamo un rapporto abbastanza singolare con la morte, non poteva mancare il solito spettacolo.
Non è bastato ricordare ciò che Emma Bonino ha fatto, le battaglie che ha combattuto, le idee che ha sostenuto e quelle che abbiamo combattuto noi.
No.
Una parte della Rete ha deciso che bisognava fare qualcosa di più.
Bisognava processarla anche da morta.
E così sono comparsi in rete, su Facebook in particolare, i soliti commenti edificanti, provenienti in particolare da ambienti del cattolicesimo militante, che definiscono Bonino “assassina”, “ministro del diavolo”, una donna che già soltanto “dallo sguardo” metteva paura.
Qualcuno scrive di volerla dimenticare.
Qualcun altro si augura che non abbia un funerale di Stato.
E qualcun altro ancora sentenzia: “Un ministro del diavolo in meno sulla terra”.
Ecco.
Davanti a cose del genere, mi viene spontanea una domanda.
Ma siamo sicuri che stiamo parlando di Cattolicesimo?
Tanto per essere chiari, Emma Bonino non è stata una Santa.
E non c’è alcuna necessità di trasformarla in una Santa adesso che è morta.
Ha combattuto battaglie giuste, ed altre a mio avviso meno giuste.
Io ad esempio ho fatto campagna elettorale per il Referendum del divorzio, ma sull’aborto qualche perplessità ce l’avevo, allora.
Certo è legittimo che qualcuno ritenga che la legalizzazione dell’aborto abbia rappresentato una grave sconfitta della cultura della vita.
Si può essere cattolici, laici, liberali, conservatori, o semplicemente cittadini che la pensano così.
E si ha tutto il diritto di dirlo.
Anzi, sarebbe persino auspicabile che tornassimo a discutere delle questioni morali e politiche senza paura di essere accusati di lesa maestà.
Ma c’è una differenza enorme fra dire: “Sono radicalmente contrario alle battaglie di Emma Bonino sull’aborto”, e scrivere: “È un’assassina”.
E c’è una differenza ancora maggiore fra condannare una posizione politica e stabilire che la persona che l’ha sostenuta sia un “ministro del diavolo”.
La prima è politica.
La seconda è una sentenza sull’anima.
E qui, francamente, comincio ad avere qualche problema.
Perché non sapevo che tra le opere di misericordia cristiane fosse stata recentemente inserita anche la gestione delle pratiche per l’inferno.
Ma sapete qual è la cosa più curiosa?
Che mentre alcuni cattolici da tastiera si sono precipitati a spedire Emma Bonino all’inferno, Vatican News, cioè il sistema informativo ufficiale della Santa Sede, ha raccontato la sua morte in un modo assai diverso.
E attenzione: non ha fatto sconti.
Ha ricordato senza equivoci che Emma Bonino fu una protagonista delle campagne radicali per la legalizzazione dell’aborto e del divorzio.
Ma ha anche ricordato le sue battaglie politiche.
Ha ricordato la sua lunga attività nelle istituzioni italiane ed europee. Ha ricordato il suo impegno internazionale, dalla lotta contro la fame alla battaglia contro la pena di morte.
Insomma, Vatican News non ha certo riscritto la storia per trasformare Bonino nella “Madonna” del Partito Radicale.
Ma poi ha ricordato qualcosa che i suoi detrattori da social sembrano avere dimenticato; che Emma Bonino ha parlato anche con la Chiesa.
Ha incontrato Giovanni Paolo II. E soprattutto ha incontrato Papa Francesco.
Nel 2024 Francesco andò personalmente a trovarla. Non perché non conoscesse le idee di Emma Bonino. Le conosceva benissimo. Non perché fosse diventato radicale. Non lo era. Non perché Emma fosse diventata cattolica. Non lo era.
Ma perché evidentemente si può essere profondamente lontani su questioni decisive e continuare a riconoscere nell’altro una persona con cui vale la pena parlare.
È una cosa tanto difficile da capire?
A quanto pare sì.
E qui permettetemi una parentesi personale
Io sono da sempre un liberale.
E forse proprio per questo ho sempre pensato che la democrazia non consista nel frequentare soltanto persone che la pensano come noi.
La democrazia consiste nel riconoscere all’avversario il diritto di esistere, di parlare e perfino di avere torto.
Possiamo combatterlo, possiamo criticarlo, possiamo cercare di convincere gli altri che le sue idee sono sbagliate.
Ma non abbiamo bisogno di disumanizzarlo.
Perché nel momento in cui l’avversario diventa un mostro, la politica smette di essere confronto e diventa guerra tribale.
Ed è esattamente questo che mi preoccupa di certi ambienti cattolici.
Non il loro essere cattolici. Non il loro essere contrari all’aborto. Non il loro rifiuto delle battaglie radicali.
Mi preoccupa il momento in cui la fede diventa una clava identitaria.
Quando Dio viene tirato per la giacchetta per spiegare che l’avversario politico non è semplicemente in errore. È malvagio. È un nemico. È un ministro del diavolo. E, possibilmente, merita anche l’inferno.
A quel punto il cristianesimo diventa un’altra cosa
Perdonatemi la franchezza, ma io faccio fatica a vedere la differenza tra questo atteggiamento e quello di tutti i fondamentalismi che nella storia hanno trasformato la propria verità in una licenza per perseguitare chi non la condivide.
E qui faccio un’affermazione che è mia, e me ne assumo completamente la responsabilità:
Certi cattolici integralisti di oggi mi ricordano, per mentalità, i talebani afgani.
Non perché siano uguali nei comportamenti o nella violenza.
Ma perché mi sembra uguale la pretesa culturale: io possiedo la Verità, tu sei nell’errore e quindi la tua persona diventa meno degna del mio rispetto.
È la stessa logica dei fanatici di ogni epoca.
Ed è la logica che ha prodotto, nella storia europea, anche le pagine più oscure dell’Inquisizione.
Non è un caso che io pensi a Giordano Bruno.
Bruno fu condannato per eresia dall’Inquisizione romana e bruciato a Roma nel 1600.
Naturalmente non sto dicendo che oggi quei commentatori siano l’Inquisizione.
Sto dicendo qualcosa di diverso: la storia dovrebbe averci insegnato a diffidare di chi pretende di avere già deciso chi è nel Bene e chi è nel Male assoluto.
Perché quando una comunità umana si convince di possedere in esclusiva la verità, prima o poi qualcuno finisce sul rogo.
Oggi, per fortuna, il rogo è diventato metaforico.
Ma il meccanismo mentale può sopravvivere.
E allora torniamo a Emma Bonino
Possiamo giudicarla. Dobbiamo giudicarla. La politica vive anche di giudizi.
Possiamo dire che alcune delle sue battaglie hanno contribuito a trasformare profondamente la società italiana e che quelle trasformazioni ci piacciono oppure no.
Possiamo dire che sul tema dell’aborto siamo stati e restiamo su posizioni opposte.
Possiamo discutere tutto.
Ma non abbiamo bisogno di trasformare una donna morta in un demonio.
Anzi, proprio la morte dovrebbe suggerire un minimo di prudenza. Non per rispetto delle idee del defunto.
Per rispetto della nostra umanità.
E veniamo al funerale di Stato
Anche qui mi viene da sorridere.
Qualcuno non vorrebbe che Emma Bonino avesse un funerale di Stato. Benissimo. È una posizione legittima.
Ma vorrei ricordare una cosa molto semplice: un funerale di Stato non è una beatificazione.
Non certifica che una persona sia stata buona. Non certifica che abbia avuto ragione. Non cancella i suoi errori se li ha fatti. Non modifica la dottrina della Chiesa.
È un riconoscimento istituzionale per il ruolo avuto nella storia dello Stato.
E allora possiamo discutere se Bonino lo meriti oppure no.
Io penso che, considerato il ruolo avuto per decenni nella politica italiana ed europea, la sua presenza nelle Istituzioni e il peso delle sue battaglie, sia perfettamente comprensibile che lo Stato lo riconosca.
Ma posso anche accettare che qualcuno non sia d’accordo.
Quello che faccio fatica ad accettare è che un funerale di Stato venga trasformato in un referendum sulla salvezza eterna della defunta.
Perché, se arriviamo a questo, siamo davvero messi male.
C’è poi un’ultima ironia
Alcuni di quelli che oggi chiamano Emma Bonino “ministro del diavolo” probabilmente pensano di difendere il cattolicesimo.
Ma non si accorgono che, così facendo, stanno offrendo al mondo una caricatura del cattolicesimo.
Perché un cristianesimo che davanti alla morte dell’avversario sente il bisogno di dire “un ministro del diavolo in meno sulla terra” non appare forte.
Appare piccolo.
Non appare sicuro della propria fede. Appare terrorizzato dall’esistenza di chi non la condivide.
E soprattutto dimentica una cosa che dovrebbe essere elementare.
La fede non ha bisogno dell’odio per difendersi.
E Dio, ammesso che qualcuno voglia davvero parlare in suo nome, non ha certamente bisogno di essere difeso da noi.
Emma Bonino non aveva bisogno di essere assolta. Non aveva bisogno che Vatican News la assolvesse. Non aveva bisogno che Papa Francesco la assolvesse. E non ha bisogno nemmeno di essere trasformata in un’icona.
La sua storia è lì. Le sue idee sono lì. Le sue battaglie sono lì. I suoi errori sono lì. I suoi meriti sono lì.
E saranno gli storici, non Facebook, a decidere quanto resterà di lei nella storia della Repubblica.
Ma una cosa, forse, possiamo deciderla noi.
Possiamo scegliere se vogliamo essere migliori dei nostri avversari oppure semplicemente più cattivi. Io, francamente, preferisco la prima strada.
Anche perché, quando una persona muore, non è più possibile discutere con lei.
Rimane soltanto ciò che abbiamo detto noi.
E allora forse sarebbe bene pensarci due volte prima di mettersi a fare i giudici dell’aldilà.
Perché una cosa è certa. Emma Bonino non è più qui per risponderci.
Noi, invece, per il momento siamo ancora qui. E prima o poi qualcuno giudicherà anche noi. Se non altro, la storia.
E per chi crede, magari, qualcun altro ancora.
E quello sì che è un Tribunale davanti al quale eviterei accuratamente di presentarmi con la tessera di Facebook in mano.
Umberto Baldo

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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