16 Settembre 2026 - 10.37

Francia, sale la protesta contro il caro carburanti. Pescatori in rivolta

(immagine da TF1)

«Non vedete che siamo morti?». È esplosa così la rabbia dei pescatori francesi che martedì 15 settembre hanno manifestato a Fos-sur-Mer, nelle Bouches-du-Rhône, contro l’aumento del prezzo dei carburanti.

I professionisti del mare, riuniti su appello dei comitati della pesca del Mediterraneo, hanno bloccato dalle 2 del mattino l’accesso a un deposito petrolifero strategico, attraverso il quale transita circa il 10% del carburante consumato in Francia.

Per sgomberare l’area e ripristinare la circolazione sono stati dispiegati i CRS, i reparti antisommossa francesi, dando vita a un confronto particolarmente teso con i manifestanti.

Al centro della protesta c’è soprattutto il costo del gasolio, diventato sempre più pesante per le attività di pesca.

«Il gasolio è il nerbo della guerra», ha dichiarato a TF1 Ange Natoli, armatore e membro dell’OP du Sud. «È passato dal rappresentare il 30% all’80% del nostro fatturato. Non abbiamo più liquidità, non abbiamo più i mezzi per pagare i marinai che lavorano 100 ore alla settimana per guadagnare 150 euro».

La richiesta dei pescatori è precisa: raddoppiare gli aiuti statali destinati al carburante.

Nonostante la forte tensione tra manifestanti e forze dell’ordine, in tarda mattinata il traffico delle autocisterne è progressivamente ripreso. Alcuni camionisti hanno però espresso apertamente solidarietà nei confronti dei pescatori.

«Certo che comprendiamo e sosteniamo la protesta. Lo diciamo da tempo: adesso bisogna che tutti si mobilitino», ha spiegato uno degli autisti intervistati sul posto.

Nel nord della Francia la protesta ha assunto invece forme differenti. Diverse stazioni di servizio sono state prese di mira e vandalizzate: alcuni display sono stati distrutti e diverse pompe sono state rese inutilizzabili.

Tra gli automobilisti le reazioni sono state contrastanti.

«È uno sfogo, credo, ma è davvero una soluzione? Non penso. Noi dobbiamo comunque andare a lavorare», ha commentato un automobilista.

Un altro ha invece puntato il dito contro il governo: «Chiedetelo al governo, credo che il responsabile sia soprattutto lui. Se abbassasse un po’ le tasse, le cose potrebbero andare un po’ meglio».

Una strada che il ministro dell’Economia Roland Lescure ha però respinto, definendo una riduzione generalizzata delle tasse una «falsa buona idea». Il ministro ha ribadito la propria contrarietà a misure indistinte rivolte a tutti, comprese le persone che non avrebbero bisogno di sostegno economico. Secondo il titolare di Bercy, la risposta dovrebbe passare esclusivamente attraverso aiuti mirati.

La posizione del governo non è bastata però a calmare la protesta.

A La Rochelle, nella Charente-Maritime, una cinquantina di persone si sono riunite a metà giornata su iniziativa di un imprenditore, scandendo lo slogan: «Benzina troppo cara, il popolo è arrabbiato».

Gli organizzatori hanno rivendicato il carattere civico e indipendente della protesta, senza appartenenze politiche o sindacali.

Le diverse mobilitazioni, dalla protesta dei pescatori nel sud della Francia agli episodi contro le stazioni di servizio nel nord fino alla manifestazione di La Rochelle, testimoniano un malcontento crescente legato all’aumento dei prezzi dei carburanti e al peso che questi costi stanno assumendo per lavoratori, imprese e cittadini.

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