Veneto – Truffe agli anziani, un’unghia finta tradisce la banda: cinque arresti per 13 colpi

Una tentata rapina nell’abitazione di un’anziana a Grezzana ha permesso ai carabinieri di ricostruire l’attività di un’organizzazione specializzata nella truffa del finto carabiniere. Decisivo un particolare perso durante una colluttazione. Scoperti anche i collegamenti con un compro oro del Veronese.
Cinque persone sono state arrestate in Campania nell’ambito di un’indagine dei carabinieri di Verona su una presunta organizzazione criminale ritenuta responsabile di 13 episodi tra truffe e rapine aggravate ai danni di persone anziane.
L’operazione, eseguita giovedì 5 novembre, è stata condotta dai militari della Sezione Operativa della Compagnia di Verona, sotto il coordinamento della Procura scaligera, dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dei cinque indagati.
Le indagini erano cominciate nel maggio scorso, dopo una tentata rapina all’interno di un’abitazione di Grezzana, in provincia di Verona. Proprio in quell’occasione un dettaglio apparentemente insignificante avrebbe fornito agli investigatori un elemento importante per risalire ai responsabili.
La tentata rapina e l’unghia artificiale persa durante la colluttazione
La vittima, un’anziana residente a Grezzana, era stata contattata telefonicamente da un uomo che si era presentato come appartenente alle forze dell’ordine.
Con un pretesto, il sedicente carabiniere avrebbe convinto la donna che fosse necessario consegnare alcuni oggetti preziosi a una persona incaricata di ritirarli.
Poco dopo, all’abitazione si era presentata una donna, intenzionata a impossessarsi dei gioielli. La situazione era però degenerata in una colluttazione, durante la quale la presunta truffatrice aveva perso un’unghia artificiale.
Quel particolare è diventato uno degli elementi utilizzati dagli investigatori per ricostruire l’accaduto.
Attraverso ulteriori accertamenti, i carabinieri sono riusciti a individuare il taxi utilizzato dai due presunti responsabili per allontanarsi dall’abitazione. Le immagini acquisite all’interno del veicolo avrebbero consentito di identificare la donna coinvolta nell’episodio.
Dalle telefonate alla rete di complici
Partendo dalla denuncia e dagli elementi raccolti a Grezzana, i militari hanno sviluppato un’indagine durata diversi mesi.
L’analisi dei tabulati telefonici, incrociata con i riscontri effettuati sul territorio, avrebbe permesso di ricostruire i collegamenti tra gli indagati e il sistema utilizzato per organizzare i colpi.
Secondo quanto emerso, l’organizzazione poteva contare anche su un complice residente nella provincia veronese, che avrebbe fornito ospitalità agli altri componenti del gruppo.
La stessa persona si sarebbe occupata degli spostamenti, accompagnando i presunti complici alle stazioni ferroviarie di Verona e Peschiera del Garda, sia prima sia dopo le truffe.
Un’organizzazione che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe consentito al gruppo di muoversi sul territorio e colpire persone anziane attraverso il collaudato sistema del finto appartenente alle forze dell’ordine.
I gioielli delle vittime finivano in un compro oro
Gli approfondimenti hanno fatto emergere anche un ulteriore elemento: il possibile coinvolgimento di un esercizio di compro oro situato nell’area veronese.
Secondo gli investigatori, l’attività avrebbe acquistato abitualmente gioielli e altri oggetti preziosi ottenuti attraverso le truffe.
Si tratta di un collegamento al vaglio degli inquirenti, che potrebbe contribuire a chiarire come il gruppo riuscisse a trasformare in denaro il bottino sottratto alle vittime.
L’indagine ha portato complessivamente all’identificazione di cinque persone, raggiunte dalle misure cautelari eseguite in Campania.
La truffa del finto carabiniere
Il sistema contestato agli indagati si basa sull’utilizzo della falsa identità di appartenenti alle forze dell’ordine per ottenere la fiducia delle vittime.
Le persone anziane vengono contattate telefonicamente e indotte, attraverso racconti costruiti per apparire credibili, a consegnare denaro oppure oggetti di valore a presunti incaricati.
Nel caso di Grezzana, il tentativo si è trasformato in una colluttazione che ha lasciato dietro di sé una traccia determinante per gli accertamenti.
L’operazione dei carabinieri rappresenta il risultato di un’attività investigativa avviata da un singolo episodio e successivamente estesa fino a individuare 13 presunti colpi.
Le responsabilità penali delle cinque persone arrestate dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.










