Veneto, il conto torna sempre al ceto medio? Roma taglia, la sinistra pensa all’addizionale

Umberto Baldo
C’è una cosa che bisogna riconoscere a Luca Zaia: per tutti i suoi mandati il Veneto non ha aumentato l’addizionale regionale IRPEF.
Anzi, ancora nel 2024 la Regione Veneto rivendicava per il quindicesimo anno consecutivo l’assenza di maggiorazioni dell’addizionale, proprio nel solco della linea Zaia.
Adesso, mentre si prepara il bilancio regionale, torna invece a farsi sentire la proposta di aumentarla.
E chi la propone?
Una parte dell’opposizione di sinistra. Elena Ostanel di AVS, tanto per fare nomi e cognomi, l’aveva già messa nero su bianco in Consiglio regionale.
Qui comincia il divertimento.
Perché a Roma il Governo sta affannosamente cercando le risorse per portare dal 43 al 33 per cento l’aliquota IRPEF sui redditi tra 50 e 60 mila euro.
Tradotto: si cerca di alleggerire il ceto medio.
A Venezia, invece, una parte della gauche pensa di aumentare l’addizionale regionale.
Tradotto: quello che Roma prova a togliere da una tasca, Venezia rischia di riprenderselo dall’altra.
E chi paga?
I miei ormai famosi Kulaki.
Non i miliardari. Non i grandi evasori. Non i nababbi.
Quelli che dichiarano un reddito decente, lavoratori dipendenti, professionisti, artigiani, imprenditori e pensionati che hanno avuto la pessima idea di essere fiscalmente visibili.
La cosa che mi lascia perplesso è un’altra.
A Roma Schlein e Conte denunciano ogni giorno l’impoverimento del ceto medio, in conseguenza delle politiche del Governo “fascista”.
A Venezia, alcuni loro compagni di strada pensano invece a come aumentargli le tasse.
Forse il ceto medio si impoverisce soltanto quando governa la destra.
Quando governa la sinistra, evidentemente, si arricchisce abbastanza da poter essere spremuto ancora.
Misteri della politica.
E pensare che basterebbe una cosa semplicissima: prima di chiedere altri soldi ai soliti Kulaki, spiegare ai veneti perché servono e perché non si possono trovare altrove.
Perché la parola “tasse” è facile da pronunciare.
La parola “spesa”, invece, sembra sempre avere qualche problema di memoria.
Umberto Baldo




















