29 Settembre 2026 - 16.55

Usa, libero dopo oltre 40 anni nel braccio della morte: potrebbe essere uno dei peggiori errori giudiziari

Ha trascorso più di quarant’anni nel braccio della morte nello Utah e ora, a 71 anni, è tornato libero. Douglas Stewart Carter è stato rilasciato lunedì dopo che nuove analisi del Dna hanno fornito elementi favorevoli alla sua difesa. A darne notizia è stato il suo avvocato, Neal Hamilton.

Carter era stato condannato nel 1985 per l’omicidio di Eva Olesen, zia del capo della polizia di Provo, nello Utah. Secondo l’accusa, la donna sarebbe stata uccisa durante un tentativo di rapina finito male. Dopo un nuovo processo, nel 1992, l’uomo era stato nuovamente condannato.

All’epoca Carter, afroamericano, era stato accusato anche sulla base delle dichiarazioni di due testimoni e di una confessione da lui sottoscritta. L’uomo ha però sempre sostenuto di essere innocente e ha affermato che quelle ammissioni gli sarebbero state estorte dalla polizia.

Circa vent’anni dopo, i due testimoni avrebbero ammesso di essere stati pagati dalla polizia e spinti a testimoniare contro Carter, aprendo nuovi interrogativi sulla correttezza dell’indagine.

Un altro elemento è arrivato dalle analisi genetiche. Il Dna ricavato dai reperti raccolti sulla scena del delitto non corrisponderebbe infatti a quello di Carter. La difesa ha inoltre richiamato una testimonianza secondo la quale un uomo bianco sarebbe stato visto mentre lasciava il luogo dell’omicidio. Una pista che, secondo i legali, non sarebbe mai stata approfondita.

Tra le ipotesi rimaste senza verifiche approfondite, sempre secondo la difesa, figurerebbero anche altri possibili sospettati, compreso il marito della vittima, morto nel 2009.

«Lo Stato gli ha portato via 41 anni della sua vita e gli ha fatto vivere per più di quarant’anni gli orrori del braccio della morte, ma questa sera è finalmente a casa», ha dichiarato l’avvocato Neal Hamilton, definendo la liberazione «un grande giorno».

Nei mesi scorsi la Corte Suprema dello Utah aveva disposto lo svolgimento di un nuovo processo, richiamando quelle che sono state definite “gravi irregolarità” commesse dalla polizia durante l’inchiesta.

Il procedimento non è quindi definitivamente chiuso. Il nuovo processo è previsto nel 2027, quando il caso verrà nuovamente esaminato alla luce degli elementi emersi negli ultimi anni e dei risultati delle nuove analisi del Dna.

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