Sánchez, il giallo in salsa madrilena

Umberto Baldo
Lo avevo scritto ieri, parlando del presidente del Governo spagnolo.
Comincio a pensare che più che una battuta sia una regola della politica di Madrid.
Perché mentre noi ci stavamo ancora chiedendo come fosse possibile che Pedro Sánchez, dopo aver perso l’ennesima battaglia parlamentare, potesse pensare di andare avanti, il nostro aveva già trovato un’altra porta.
Il Congresso ha bocciato i suoi due decreti sulla casa?
Poco male.
Si sciolgono le Cortes?
Meglio ancora.
Perché a Parlamento sciolto, in Spagna entra in scena la Diputación Permanente.
Per il lettore italiano vale la pena spiegare di cosa si tratta.
È un organo previsto dalla Costituzione spagnola che non va a casa insieme al resto del Parlamento.
Una sorta di presidio parlamentare permanente, composto da 69 membri scelti in proporzione alla forza dei gruppi politici, che resta in funzione quando le Cortes sono sciolte, come da ieri, o non sono riunite (ad esempio durante le ferie).
Non sostituisce normalmente il Parlamento, ma in quella fase assume alcune delle sue funzioni, tra cui proprio quella di convalidare i decreti-legge approvati dal Governo.
Ed è qui che la storia diventa interessante.
Perché il Congresso, nella sua composizione plenaria, ha appena bocciato quei provvedimenti.
Ma nella Diputación Permanente la matematica parlamentare cambia.
Nel Pleno i numeri non bastavano.
Meglio, nel Pleno delle Cortes, Junts aveva potuto essere decisivo; ma nella Diputación Permanente, (PP: 27. PSOE: 24. Vox:6 Sumar: 6. ERC, PNV, Junts, Bildu e Mixto: 1 ciascuno, più la presidente Armengol) invece, non lo è più, ed il primo dei due decreti potrebbe passare con 35 voti contro 34.
Non serve essere complottisti.
Basta saper contare.
E Sánchez, bisogna riconoscerlo, con i numeri ha sempre avuto una certa dimestichezza.
Naturalmente la questione ha già aperto un dibattito giuridico in Spagna.
C’è chi ricorda che la Costituzione attribuisce espressamente alla Diputación Permanente il potere di convalidare i decreti-legge durante lo scioglimento delle Cortes, e chi considera discutibile ripresentare quasi immediatamente provvedimenti appena bocciati dal Pleno, sfruttando una composizione numerica diversa.
El País registra una vera divisione tra giuristi: c’è chi ritiene che la Costituzione consenta alla Diputación di esercitare quelle funzioni e chi invece vede nella riproposizione immediata dei decreti una sorta di elusione costituzionale del voto appena espresso dal Pleno.
El Mundo parla esplicitamente di una manovra che porta Sánchez a “bordeggiare” il fraude de ley, sottolineando proprio il vantaggio aritmetico della Diputación.
Quindi, formalmente, la questione non è affatto semplice.
Politicamente, però, la faccenda è molto più gustosa.
È come perdere una partita e chiedere immediatamente di rigiocarla, perché nel campo accanto ci sono meno giocatori e il pallottoliere funziona diversamente.
Poi, proprio oggi, arriva il secondo atto.
Il Tribunale costituzionale ha aperto la strada all’amnistia per la malversazione legata al procés catalano.
E poche ore dopo il giudice Pablo Llarena ha revocato l’ordine di arresto nazionale per Carles Puigdemont.
Il leader catalano di Junts, che da quasi nove anni vive fuori dalla Spagna, può dunque tornare.
Sánchez, naturalmente, ha accolto con favore la decisione.
Sia chiaro: sostenere che ci sia un collegamento occulto fra le due vicende sarebbe una forzatura. Non ci sono elementi per dirlo.
Ma c’è una coincidenza politica che sarebbe difficile ignorare.
Junts è stato in questi anni uno degli interlocutori decisivi per la sopravvivenza parlamentare di Sánchez.
E proprio Junts aveva contribuito, pochi giorni fa, a bocciare i decreti sulla casa insieme a PP e Vox.
Adesso Sánchez cerca una strada alternativa attraverso la Diputación Permanente.
E nello stesso momento Puigdemont vede finalmente aprirsi la porta del ritorno in Spagna.
È la politica spagnola, bellezza.
O forse è semplicemente la conferma della regola dalla quale ero partitioieri : mai dare per morto Pedro Sánchez.
Quando sembra con le spalle al muro, bisogna sempre controllare se per caso non abbia già trovato una porta laterale.
E a Madrid, in questo momento, le porte laterali sembrano essere parecchie.
Umberto Baldo




















