16 Luglio 2026 - 12.01

Regno Unito, la Brexit dei passaporti colpisce una 15enne con doppia cittadinanza: sei settimane bloccata a Roma per una nuova regola

Una vacanza dalla nonna trasformata in un incubo burocratico durato sei settimane. È la vicenda vissuta da una ragazza britannica di 15 anni rimasta bloccata a Roma dopo che le nuove norme introdotte dal Ministero dell’Interno del Regno Unito le hanno impedito di rientrare a casa e tornare a scuola.

La giovane, cittadina britannica con doppia nazionalità, si trovava in Italia per fare visita alla nonna quando, ad aprile, le è stato negato l’imbarco sul volo di ritorno verso il Regno Unito, dove vive e frequenta la scuola. Il motivo: la nuova normativa entrata in vigore a febbraio che impone ai cittadini con doppia cittadinanza britannica di presentare un passaporto britannico valido oppure un certificato di diritto all’ingresso nel Regno Unito per poter viaggiare verso il Paese.

Una situazione che ha suscitato forti critiche da parte del padre della ragazza, lo scrittore Rowan Somerville, che ha accusato le istituzioni britanniche di aver creato una trappola burocratica senza riuscire poi a gestire le conseguenze.

«Stanno giocando con la vita delle persone, con l’istruzione di un bambino. È ripugnante», ha dichiarato il padre, raccontando di essere stato rimbalzato tra ambasciata, Ministero dell’Interno e Ministero degli Esteri senza ottenere una soluzione immediata.

La nuova regola e il caso della ragazza

Secondo le nuove disposizioni britanniche, i cittadini con doppia cittadinanza possono vedersi negare l’imbarco su aerei, treni o traghetti se non presentano la documentazione richiesta. In alternativa al passaporto britannico è possibile ottenere un “certificato di diritto”, ma il documento ha un costo di 589 sterline e deve essere collegato al passaporto della seconda cittadinanza.

Nel caso della quindicenne, il problema è nato perché, pur avendo un genitore britannico, due passaporti validi e avendo frequentato la scuola nel Regno Unito fin dall’asilo, non disponeva del documento richiesto dalle nuove norme.

Il Ministero dell’Interno, secondo quanto riferito dal padre, non avrebbe potuto rilasciare un passaporto temporaneo perché la ragazza non aveva ancora un passaporto britannico.

La scuola della giovane è intervenuta chiedendo ai vari uffici governativi di trovare una soluzione, esprimendo “sempre maggiore preoccupazione” per la prolungata assenza dagli studi.

L’intervento del deputato e il ritorno a casa

Dopo settimane di difficoltà è intervenuto anche il deputato locale di Somerville, Joe Powell, che ha presentato richieste al Ministero dell’Interno affinché venisse trovata una soluzione.

Alla fine il Ministero degli Esteri britannico ha rilasciato alla ragazza un documento di viaggio di emergenza che le ha permesso di tornare nel Regno Unito.

«Per fortuna siamo riusciti ad aiutarla e ora è a casa e a scuola – ha spiegato Powell -. Ma purtroppo non si è trattato di un caso isolato».

Secondo il parlamentare, il caso solleva interrogativi sulla comunicazione delle nuove regole e sul sostegno fornito alle persone coinvolte.

Una vicenda non isolata

La quindicenne di Roma non sarebbe infatti l’unica ad aver avuto problemi con la nuova normativa. Tra i casi segnalati ci sono anche una giovane britannica che cercava di rientrare dalla Spagna e alcuni bambini di ritorno dalla Danimarca.

Molti cittadini hanno lamentato una comunicazione insufficiente da parte delle autorità britanniche, mentre il governo ha respinto le accuse sostenendo che le modifiche fossero state pubblicate sul sito ufficiale.

Somerville ha definito la procedura un vero “incubo burocratico”, raccontando di aver impiegato mesi anche per ottenere il passaporto britannico necessario alla figlia. Una pratica che, secondo le indicazioni ufficiali, dovrebbe richiedere circa tre settimane.

Il padre ha comunque elogiato la disponibilità del personale dell’Ufficio Passaporti, sostenendo però che gli operatori si siano trovati senza strumenti adeguati per risolvere situazioni complesse.

A rendere ancora più paradossale la vicenda, secondo il racconto di Somerville, ci sarebbe stata anche una telefonata ricevuta da un funzionario che lo informava di non poter più parlare con lui perché la figlia aveva nel frattempo compiuto 16 anni.

«Avevo già parlato con 14 persone diverse del loro ufficio – ha raccontato -. Invece di risolvere il problema mi chiamavano per dirmi che non potevano più parlare con me».

Il governo: “La norma serve a verificare la cittadinanza”

Il Ministero dell’Interno britannico ha difeso la nuova procedura, spiegando che dal febbraio scorso «tutti i cittadini con doppia cittadinanza britannica devono presentare un passaporto britannico valido o un certificato di diritto all’ingresso nel Regno Unito quando viaggiano verso il Regno Unito».

Secondo il governo, senza questi documenti le compagnie aeree non possono verificare la cittadinanza britannica del passeggero e questo può comportare ritardi o il rifiuto dell’imbarco.

Un portavoce del Ministero ha inoltre precisato che alla ragazza «è stato rilasciato un documento di viaggio d’emergenza a maggio, che ha permesso il ritorno nel Regno Unito», aggiungendo che il passaporto britannico è stato poi emesso entro otto giorni dopo la ricezione delle informazioni necessarie e il completamento delle verifiche.

Una spiegazione che però non ha spento le polemiche: il caso della giovane rimasta bloccata a Roma è diventato il simbolo delle difficoltà create da una nuova regola pensata per rafforzare i controlli, ma che ha finito per coinvolgere anche cittadini britannici di ritorno nel proprio Paese.

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