15 Aprile 2026 - 9.48

Dal bagno dell’autogrill all’algoritmo: l’evoluzione dell’invasione degli imbecilli

Umberto Baldo

C’è stato un tempo in cui l’informazione aveva un difetto enorme, ma almeno era un difetto onesto: era lenta.
Arrivava filtrata, mediata, qualche volta perfino noiosa. Bisognava aspettare il giornale del mattino od il telegiornale della sera.
E nel frattempo, incredibile ma vero, si pensava.
Poi è arrivata la grande promessa: la Rete.
Tutti informati, sempre, ovunque.
Democratizzazione della conoscenza, fine dei monopoli, verità finalmente liberata dai recinti delle redazioni.
Un sogno illuminista, versione 2.0.
Come spesso accade con i sogni troppo belli, ci siamo svegliati in un posto un po’ diverso.
La vera vittima dell’epoca dei social non è la cultura, che tutto sommato si difende ancora nei suoi angoli polverosi, né l’etica, che ha sempre avuto vita difficile.
No, la vittima è l’informazione.
Quella cosa fragile che vive di verifiche, di fonti, di responsabilità.
Quella cosa che richiede tempo, fatica e – dettaglio trascurabile per molti – competenza.
Già anni fa Umberto Eco lo aveva detto con la sua consueta eleganza brutale: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.
E purtroppo non si è limitato a dirlo: aveva ragione.
Il punto non è che oggi parlino tutti; è che parlano tutti allo stesso livello.
Il premio Nobel e il tizio con l’account “VeritàAssoluta88” hanno lo stesso spazio, la stessa visibilità, lo stesso identico impatto potenziale.
E perché spesso vince “VeritàAssoluta88”?
Non solo perché è più veloce, ma perché l’intero sistema economico dei social premia il conflitto.
Il modello di business delle piattaforme si basa sul tempo di permanenza: l’indignazione genera clic, i clic generano dati, i dati generano profitti.
Finché l’odio è profittevole, la verità sarà sempre in svantaggio competitivo.
Nel frattempo, il sistema si è evoluto in qualcosa di molto più raffinato e inquietante.
Non siamo più alla semplice chiacchiera da bar digitalizzata.
Siamo a qualcosa di molto più raffinato e, se proprio vogliamo dirla tutta, anche più inquietante.
Centinaia, migliaia di profili che diffondono contenuti costruiti ad arte: immagini manipolate, citazioni inventate, dichiarazioni mai pronunciate.
Non siamo più solo davanti a video manipolati “generici”, ma a contenuti creati su misura per il tuo specifico bias cognitivo.
L’IA non si limita a mentire: impara cosa ti fa arrabbiare o cosa ti rassicura, automatizzando la propaganda su scala individuale.
Ma c’è un’insidia ulteriore.
Non è solo una questione di chi parla, ma di come veniamo ascoltati.
Gli algoritmi di oggi non si limitano a diffondere il falso; lo cuciono addosso alle nostre paure, creando bolle speculari dove la realtà non è più un terreno comune, ma un vestito su misura.
In questo mercato dell’attenzione, la verità è diventata un prodotto a bassa redditività: troppo complessa per essere cliccata, troppo lenta per essere venduta.
A questo si aggiunge la scomparsa del contesto.
Oggi consumiamo “atomi” di informazione – un tweet, un reel di 15 secondi – completamente staccati da un flusso logico.
La Rete ha distrutto la gerarchia delle notizie: lo scroll infinito livella tutto, e così la guerra in Medio Oriente finisce per avere lo stesso peso visivo, e la stessa urgenza estetica, della nuova dieta di un influencer.
Roba che una volta avrebbe richiesto una redazione, oggi la fa un algoritmo in pochi secondi.
E il pubblico? Applaude, condivide, commenta indignato.
Milioni di visualizzazioni.
La verità, nel frattempo, si allaccia ancora le scarpe.
E non è nemmeno solo caos spontaneo.
Dietro c’è metodo, strategia, interessi di Stati, Gruppi organizzati, Centrali di propaganda, che lavorano per spostare consensi.
Dalla Russia alla Cina, dall’Iran agli Stati Uniti, passando per Israele: nessuno escluso.
La Rete non è più una piazza; è un campo di battaglia dove gli utenti sono convinti di essere liberi mentre rilanciano contenuti costruiti da qualcun altro per manipolarli.
I social media sono diventati l’equivalente digitale dei bagni degli autogrill.
Luoghi dove, protetti dall’anonimato, molti danno il peggio di sé.
Ma se prima i graffiti restavano relegati su un muro o su una porta di metallo, oggi quel contenuto può influenzare elezioni ed orientare decisioni politiche.
Il caso di Donald Trump non è un incidente: è un sintomo di un ecosistema in cui conta più il colpo di scena della verifica.
Il problema, però, non sono solo “gli altri”.
Il problema siamo noi, la nostra pigrizia, la nostra allergia alla complessità.
Se l’informazione è una vittima, noi lettori siamo complici involontari.
Serve una nuova ecologia della mente: un’alfabetizzazione digitale che non sia solo tecnica (sapere come usare un’App), ma profondamente etica.
Quando leggete una notizia, fermatevi un secondo.
Cercate la fonte.
Se arriva da una testata con una reputazione da difendere, come il The Washington Post, il Corriere della Sera o il Financial Times, la probabilità che sia una bufala è bassa.
Se invece arriva da “LiberoPensatoreX”, con un logo fatto male ed un tono da apocalisse, fate uno sforzo. Cercatela altrove, verificatela.
Non è eroismo. È igiene mentale.
Perché continuare ad informarsi senza verificare è come bere da una pozzanghera sperando che sia acqua di sorgente.
Ogni tanto può anche andare bene. Ma prima o poi ti ammali.
Umberto Baldo

Potrebbe interessarti anche:

Dal bagno dell'autogrill all'algoritmo: l'evoluzione dell'invasione degli imbecilli | TViWeb Dal bagno dell'autogrill all'algoritmo: l'evoluzione dell'invasione degli imbecilli | TViWeb

Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

Luca Faietti Direttore Fondatore ed Editoriale - Arrigo Abalti Fondatore - Direttore Commerciale e Sviluppo - Paolo Usinabia Direttore Responsabile

Copyright © 2026 Tviweb. All Rights Reserved | Tviweb S.R.L. P.Iva E C.F. 03816530244 - Sede Legale: Brendola - Via Monte Grappa, 10

Concessionaria pubblicità Rasotto Sas

Credits - Privacy Policy