Come le ferite della giovinezza muovono Xi, Putin e Trump

Umberto Baldo
Ampliando i nostri ragionamenti di ieri, credo sia interessante mettere a confronto le storie di tutti i tre i grandi del mondo, cercando di mettere a fuoco il loro “motore psicologico” e la loro “postura politica”.
Come abbiamo visto la traiettoria di Xi Jinping è quella di una fenice ideologica.
Nato nell’aristocrazia comunista come “Principe Rosso”, a soli nove anni subisce il trauma dell’epurazione del padre Xi Zhongxun e, a quindici, l’inferno della Rivoluzione Culturale. Casa saccheggiata, una sorella spinta al suicidio, la madre costretta a denunciarlo. Espulso da Pechino, finisce a vivere in una casa-grotta a Liangjiahe, spalando letame.
Molti, di fronte ad un sistema che ha distrutto la propria famiglia, avrebbero covato il seme della ribellione o del dissenso.
Xi ha fatto l’esatto contrario: ha deciso di diventare “più rosso dei rossi”.
Come evidenziato dallo storico Joseph Torigian nella biografia del padre del leader (The Party’s Interests Come First, 2025), l’educazione spartana e brutale impartita da Xi Zhongxun aveva un obiettivo preciso: anteporre sempre l’interesse del collettivo ai sentimenti personali.
Ne deriva che :
Il Motore Psicologico: l’ossessione per l’ordine e la stabilità. Per Xi, il Partito Comunista Cinese è lo strumento che ha perseguitato la sua famiglia, ma è anche l’unica istituzione sacra capace di salvare la Cina dal caos e dall’anarchia rurale che lui stesso ha vissuto.
La Postura Geopolitica: istituzionale, messianica, di lungo periodo. Xi non cerca il successo personale immediato, ma il “Grande Ringiovanimento della Nazione Cinese” entro il 2049. Per lui il leader è solo il veicolo temporaneo di una missione storica.
Vladimir Putin: La legge della giungla e l’ombra del KGB
All’opposto di Xi, che ha dovuto reimparare la povertà, Vladimir Putin ci è nato.
Cresce nei cortili miserabili di una Leningrado post-bellica ancora traumatizzata dall’assedio; in una kommunalka (un appartamento comune infestato dai topi).
Lì apprende la spietata legge della strada: “Se il complotto è inevitabile, colpisci per primo“, dirà anni dopo.
La sua ancora di salvezza sociale è il KGB.
Lì Putin non trova una fede ideologica (il comunismo sovietico degli anni ’70 era già burocratico e spento), ma una metodologia del potere: il controllo delle informazioni, il dossieraggio, l’arte della dissimulazione e del reclutamento.
Il suo trauma primordiale non è familiare, ma geopolitico: è il 1989.
Mentre il Muro di Berlino crolla, Putin si trova a Dresda ed implora invano l’intervento delle truppe sovietiche. La risposta di Mosca è il silenzio. L’Unione Sovietica svanisce come nebbia al sole.
Si può quindi concludere che:
Il Motore Psicologico: il cinismo esistenziale e la paranoia difensiva. Per Putin il mondo è un gioco a somma zero governato unicamente dai rapporti di forza e dai servizi segreti. Le istituzioni internazionali sono solo maschere ipocrite usate dall’Occidente per indebolire la Russia.
La Postura Geopolitica: Tattica, opportunistica, revanscista. Putin agisce come un maestro di judo od un agente sotto copertura: sfrutta le debolezze altrui, usa il ricatto energetico o cibernetico e concepisce la sicurezza nazionale solo come una cintura di Stati cuscinetto da controllare con la forza.
Donald Trump: La dottrina del predatore nel tabellone del Monopoli
Mentre Xi spalava terra nello Shaanxi, e Putin si addestrava nelle tecniche di spionaggio, Donald Trump cresceva nella bolla dorata di Jamaica Estates, nel Queens.
Nessun trauma da fame, nessuna purga di regime, nessuna guerra civile.
Eppure, l’infanzia di Trump non è stata priva di durezza: in quanto dominata dalla figura iper-competitiva del padre, Fred Trump, un costruttore immobiliare che educava i figli applicando una selezione darwiniana.
In casa Trump c’erano solo due categorie umane: i “killer” (i vincenti) e i “nobody” (i perdenti).
Per evitare di essere un perdente agli occhi del padre, Trump impara a usare l’iperbole, l’aggressività mediatica, e la dominazione psicologica.
La sua formazione non è ideologica (come quella di Xi) e nemmeno statalista (come quella di Putin): è commerciale e transazionale.
Il mondo non è una missione storica e nemmeno un campo di battaglia tra spie; è un immenso consiglio d’amministrazione in cui si vendono e si comprano asset.
Quindi:
Il Motore Psicologico: il narcisismo transazionale. Trump misura il successo in base alla visibilità del proprio marchio, ai miliardi accumulati ed alla capacità di imporre la propria volontà in una trattativa d’affari (the deal).
La Postura Geopolitica: Sganciata dalle alleanze storiche (come la NATO), basata sul protezionismo bilaterale e sul culto della personalità. Trump non ragiona in termini di “aree di influenza storica”, ma di bilancia commerciale: se un alleato è “in attivo”, sta “fregando” l’America. La geopolitica diventa personalistica: i leader mondiali sono rivali in un club esclusivo di cui lui deve essere il presidente.
Per un accidente della storia il destino del XXI secolo si trova nelle mani di questi tre archetipi psicologici.
La stabilità globale dipende dal modo in cui queste tre menti interpretano la realtà.
Questo spiega perché i tre leader facciano fatica a comprendersi fino in fondo.
Xi Jinping guarda a Trump e vi vede l’instabilità caotica e l’anarchia del capitalismo individualista che suo padre gli ha insegnato a disprezzare.
Putin guarda a Xi e ne teme la straripante ascesa demografica ed economica, pur rispettandone la spietata centralizzazione del potere.
Trump guarda a entrambi ed applica la logica del cantiere edile: cerca il punto debole per strappare l’accordo migliore, convinto che ogni uomo, compresi i dittatori ideologici, abbia un prezzo od un orgoglio da solleticare.
Il vero rischio geopolitico della nostra era non risiede solo nelle testate nucleari o nei chip di ultima generazione, ma nel potenziale malinteso tra tre uomini che leggono lo stesso pianeta usando tre alfabeti diversi, forgiati rispettivamente in una casa-grotta dello Shaanxi, in una kommunalka di Leningrado, e alla New York Military Academy (NYMA).
Tre destini opposti che oggi governano il pianeta, ricordandoci che la storia dei popoli, spesso, non è altro che la proiezione su scala mondiale della psicologia dei loro leader.
Umberto Baldo













