28 Maggio 2026 - 11.45

Il sovranismo a debito: picchiare Bruxelles con la mano che batte cassa

Umberto Baldo

Qual è il vezzo più tipico ed adorabile dei bambini? Semplice: quando combinano un guaio o non riescono a fare qualcosa, puntano il ditino, e danno la colpa a qualcun altro.
Ora, se questo comportamento è perfettamente accettabile in una fase della vita in cui si impara a malapena a stare al mondo, lo è decisamente meno quando a praticarlo sono leader politici fatti, finiti, e con tanto di scorta.
Anche perché, logica elementare vorrebbe che queste persone abbiano chiesto (e ottenuto) il voto dei cittadini per trovare soluzioni, non per esibirsi nel gioco del “è colpa sua!”.
Prendiamo il caso di Giorgia Meloni.
La nostra Premier governa da ormai quattro anni un Paese che vanta un duplice, invidiabile primato: ultimi per crescita economica e primi per debito pubblico.
Un miracolo al contrario in cui la produzione industriale è arretrata del 4% da quando si è insediata a Palazzo Chigi.
Ma di fronte a questo capolavoro, cosa fa il Presidente del Consiglio?
Invece di spiegare agli italiani perché il suo Governo non riesca a trovare un euro per finanziare misure serie contro la crisi (compresa quella energetica), è salita sul palco dell’Assemblea degli Industriali ed ha rispolverato il nemico pubblico perfetto, quello che incassa sempre senza rispondere: l’Unione Europea.
Come se questi quattro anni non fossero mai passati, come se gli italiani non avessero occhi per vedere ed un cervello per pensare, la nostra Premier è tornata ai tempi spensierati e senza responsabilità di quando era all’opposizione.
Ha chiesto all’Europa di “fare meno e farlo meglio”, per poi lanciare il guanto di sfida alla platea: «Siate coraggiosi e lo sarò anch’io».
E gli industriali, con un coraggio da leoni che passerà alla storia, hanno risposto con un applauso scrosciante.
Il tutto, ovviamente, nobilitato invocando il sacro principio di sussidiarietà: «L’Europa si occupi di quello che gli Stati non possono fare da soli e non di quello che gli Stati fanno meglio da soli», ha sentenziato Meloni davanti alla platea di Confindustria.
Un tempismo meraviglioso: vista la gestione a dir poco allegra di quella montagna di miliardi piovuti da Bruxelles con il PNRR; se fossimo nell’Europa “matrigna” verrebbe voglia di chiedere il commissariamento diretto del Governo per manifesta incapacità di spendere.
Furbizia, puerilità o strisciante mala fede?
Lascio a voi l’ardua sentenza.
Per quanto mi riguarda, ci trovo solo l’ennesima conferma di una costante immutabile della politica italica (e sia chiaro, la sinistra non è da meno quando si tratta di fuggire dall’autocritica).
Assistiamo ad una liturgia che si ripete puntualissima ogni volta che il dibattito economico tocca i nervi scoperti della nostra competitività: c’è sempre un sacerdote del sovranismo pronto ad indicare Bruxelles come il Grande Satana, e la burocrazia europea come il cappio che strangola imprese e crescita.
Peccato che questa narrazione cozzi violentemente contro un fatto tanto scomodo quanto matematico: se la colpa del declino italiano fosse davvero della burocrazia europea, qualcuno dovrebbe spiegarci come mai, negli ultimi vent’anni, tutti gli altri Paesi dell’Unione hanno registrato tassi di crescita superiori al nostro.
Tutti.
Eppure, che si sappia, anche la Germania, la Francia o la Spagna sono soggette alle stesse identiche regole di Bruxelles, alla stessa Commissione e agli stessi regolamenti!
Come mai, allora, solo l’Italia arranca come un’auto con il freno a mano tirato?
È la classica domanda che Giorgia Meloni ed il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, si guardano bene dal porre; figuriamoci dal darsi una risposta.
Il motivo è trasparente: rispondere significherebbe addentrarsi in territori decisamente paludosi e scomodi.
Significherebbe parlare della struttura oligopolistica di interi settori produttivi, delle rendite di posizione blindate, della totale assenza di concorrenza nei servizi, e del peso soffocante delle lobby corporative.
Significherebbe, insomma, ammettere il peso di una certa politica.
Che dentro la coalizione di governo convivono interessi che una politica seria di apertura dei mercati farebbe a pezzi: parliamo di balneari, tassisti, micro-corporazioni a partita Iva, monopoli di fatto e filiere che campano di spesa pubblica assistenziale anziché di vera competizione. .
Un’agenda di crescita autentica richiederebbe il coraggio (quello vero, non quello da palcoscenico) di scontentare esattamente questi blocchi di potere.
Ma nessuno, a maggior ragione con le scadenze elettorali sempre dietro l’angolo, ha la minima intenzione di farlo.
E così si resta immobili: si fa un bel passo indietro per compiacere le corporazioni, e zero passi avanti verso la concorrenza ed il mercato.
Continuando ad indicare la Luna europea come eterno parafulmine dei nostri fallimenti.
Cosa vuole, stringi stringi, la politica italiana in questo momento?
Quello che vuole sempre: soldi, soldi, soldi!
A Bruxelles, però, giustamente iniziano a farsi una domanda elementare: «Sì, va bene, ma per farci cosa?».
Per fare riforme strutturali capaci di modernizzare il Paese, o per buttarli direttamente nel cesso sussidiando le bollette e limando di qualche centesimo il prezzo della benzina alla pompa per comprare il consenso elettorale?
Capite bene che quando parlo di puerilità politica non sono affatto lontano dalla verità.
Perché per i nostri moderni Demostene il copione è sempre lo stesso: quando Bruxelles ci chiede di fare i compiti a casa, partono i fulmini, le saette e le sacre rivendicazioni di sovranità deaaaa Naaazzziiiooone.
Ma quando siamo noi a battere cassa chiedendo miliardi, flessibilità, scudi e deroghe, allora l’Europa torna improvvisamente utile.
E se per caso osa chiederci il conto, diventa immediatamente “matrigna”.
È il capolavoro del sovranismo a debito: rivendicare l’autonomia assoluta quando c’è da rispettare le regole, e invocare la solidarietà fraterna quando c’è da pagare il conto.
In perfetto stile italico: guadagni nazionalizzati e perdite europeizzate.
Umberto Baldo

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