Vicenza, se si votasse domani Possamai leggermente avanti. Ma sicurezza e quartieri terrebbero aperta la partita

Se a Vicenza si votasse domani per eleggere il sindaco, il centrosinistra partirebbe con un leggero vantaggio, ma la partita sarebbe tutt’altro che chiusa. Il sindaco Giacomo Possamai avrebbe dalla sua il peso dell’amministrazione in carica, la visibilità istituzionale e una coalizione che, almeno sulla carta, continua a parlare a mondi diversi: centrosinistra, civismo, area moderata e riformista. Ma Vicenza resta una città politicamente contendibile, dove l’elettorato si muove spesso più sui temi concreti che sulle appartenenze di partito.
L’ultima sfida comunale ha dimostrato quanto il confine tra vittoria e sconfitta sia sottile. La città non ha espresso un orientamento granitico: ha scelto il cambiamento, ma con un margine ristretto. Questo significa che, in caso di voto immediato, nessuno potrebbe considerarsi davvero al sicuro. Possamai sarebbe favorito, sì, ma dentro uno scenario da ballottaggio, con il centrodestra pronto a giocare la partita soprattutto sul terreno dove oggi sente di avere più presa: la sicurezza.
È proprio la sicurezza il tema che potrebbe pesare di più in una campagna elettorale ipotetica. Il centrodestra lo cavalcherebbe con forza, perché intercetta un’esigenza reale, più volte palesata dai cittadini nei quartieri, nelle zone più sensibili della città e nelle conversazioni quotidiane su degrado, microcriminalità, spaccio, presenze moleste, illuminazione, controlli e percezione di abbandono. Non è solo una questione statistica o di numeri ufficiali: in politica conta molto anche come le persone vivono gli spazi urbani, quanto si sentono tranquille tornando a casa la sera, quanto percepiscono la presenza dello Stato e del Comune nelle strade.
Su questo punto il centrodestra avrebbe un messaggio semplice e potenzialmente efficace: più controlli, più presidio del territorio, più attenzione ai quartieri, più fermezza contro degrado e illegalità. È una linea che parla direttamente a una parte dell’elettorato moderato, agli anziani, ai commercianti, alle famiglie e a chi vive nelle aree dove il tema della sicurezza è sentito come prioritario. Se riuscisse a trasformare questa percezione in giudizio politico sull’amministrazione, il centrodestra potrebbe ridurre il vantaggio di Possamai e portare la sfida sul terreno più favorevole.
Per il sindaco, invece, la sfida sarebbe duplice. Da un lato dovrebbe difendere il lavoro svolto e rivendicare una visione della sicurezza non soltanto repressiva, ma legata anche a vivibilità, presidio sociale, cura degli spazi pubblici, illuminazione, manutenzione, politiche giovanili e collaborazione con le forze dell’ordine. Dall’altro dovrebbe evitare che l’opposizione riesca a imporre l’idea di una città fuori controllo. Perché anche quando questa rappresentazione è parziale o esasperata, può diventare politicamente molto forte se incontra paure e disagi già presenti nella popolazione.
La sicurezza, però, non sarebbe l’unico fronte. Viabilità, cantieri, sosta, grandi opere, centro storico, commercio, casa, servizi e manutenzioni continuerebbero a pesare nel giudizio degli elettori. Vicenza è una città che chiede ordine, efficienza e risposte rapide. Un’amministrazione viene valutata non solo per le grandi strategie, ma per la capacità di risolvere problemi quotidiani: una strada dissestata, una zona poco illuminata, un parco percepito come insicuro, un quartiere che si sente ascoltato poco, un cantiere che complica la vita per mesi.
In questo quadro Possamai conserverebbe un vantaggio politico non trascurabile. Il suo profilo civico, giovane e istituzionale gli consente di parlare anche oltre il perimetro tradizionale del centrosinistra. È il sindaco in carica, quindi può presentarsi come garante di continuità amministrativa e stabilità. Inoltre, la sua coalizione ha dimostrato di saper tenere insieme sensibilità diverse, elemento decisivo in una città dove il voto moderato può spostare l’esito finale.
Ma proprio questa coalizione larga potrebbe diventare anche un punto fragile. Più il dibattito si sposta su sicurezza, ordine pubblico, Tav, mobilità e grandi trasformazioni urbane, più diventa difficile tenere allineate tutte le componenti della maggioranza. Il centrodestra proverebbe a infilarsi lì: nelle contraddizioni, nei tempi lunghi, nelle differenze interne, nella distanza tra annunci e risultati percepiti.
Se il centrodestra arrivasse unito, con un candidato credibile e non puramente identitario, avrebbe reali possibilità di giocarsela. La città conserva un’anima moderata e conservatrice significativa. Ma per vincere non basterebbe agitare il tema della sicurezza: servirebbe una proposta complessiva di governo, capace di convincere non solo chi è già contrario a Possamai, ma anche chi oggi sospende il giudizio e vuole capire chi possa amministrare meglio Vicenza nei prossimi anni.
La previsione, dunque, è prudente ma chiara. Se si votasse domani, Possamai partirebbe davanti e sarebbe il candidato più probabile alla vittoria finale. Al primo turno potrebbe collocarsi in un’area attorno al 43-47 per cento, mentre un centrodestra unito potrebbe muoversi tra il 38 e il 43 per cento. Le liste civiche autonome e l’area centrista non schierata potrebbero essere determinanti, soprattutto in vista del ballottaggio.
Al secondo turno, il sindaco uscente sarebbe leggermente favorito, ma con un margine ridotto. La sicurezza sarebbe il tema in grado di accorciare le distanze più di ogni altro, perché tocca una sensibilità diffusa e perché il centrodestra ha già dimostrato di saperlo trasformare in battaglia politica. Possamai vincerebbe solo se riuscisse a convincere i cittadini che la città è governata, presidiata e ascoltata. Il centrodestra potrebbe vincere solo se riuscisse a dimostrare che su sicurezza, quartieri e vivibilità serve una svolta.
In sintesi, oggi Vicenza non avrebbe un vincitore scontato, ma un favorito sì: Possamai. La sua posizione è più forte, ma non inattaccabile. La partita vera si giocherebbe nei quartieri, tra chi chiede più sicurezza, più ordine e più presenza, e tra chi teme che la città venga raccontata peggio di com’è. In mezzo, come spesso accade a Vicenza, ci sarebbe l’elettorato moderato: pragmatico, esigente, poco ideologico. E probabilmente decisivo.













