30 Ottobre 2026 - 17.50

Cani-robot contro i lupi: da Padova il progetto che potrebbe rivoluzionare la difesa delle greggi

L’Università di Padova sperimenta un sistema intelligente per proteggere gli allevamenti senza danneggiare i predatori. Ultrasuoni, luci stroboscopiche, sensori e intelligenza artificiale per allontanare i lupi dai pascoli. E in futuro potrebbe arrivare anche un cane-robot capace di pattugliare autonomamente le aree montane.

Un cane-robot che pattuglia i pascoli e interviene quando si avvicina un lupo, sistemi intelligenti capaci di riconoscere il predatore e dispositivi che utilizzano luci e ultrasuoni per allontanarlo senza ferirlo. Non è fantascienza, ma il progetto di ricerca dell’Università di Padova che punta a trovare nuove soluzioni per favorire la convivenza tra allevatori e lupi, tornati a popolare numerose aree alpine e prealpine, comprese quelle del Veneto.

L’iniziativa è sviluppata da un gruppo di ricercatori coordinato dai professori Nicola Trivellin, Alessandro Pozzebon e Michele Scotton, in collaborazione con Regione Veneto e Veneto Agricoltura. L’obiettivo è realizzare un sistema di protezione degli animali al pascolo che sia efficace, economico, autonomo e soprattutto non letale.

Il problema dei lupi che imparano a evitare i deterrenti

Negli ultimi decenni la presenza del lupo è aumentata sensibilmente anche sulle montagne venete, provocando crescenti difficoltà agli allevatori per gli attacchi a greggi e mandrie.

I tradizionali sistemi di protezione, come recinzioni elettrificate e dissuasori sonori, possono inizialmente scoraggiare i predatori, ma presentano un limite: con il tempo gli animali imparano a riconoscere gli stimoli e finiscono per ignorarli.

È proprio su questo meccanismo di assuefazione che si concentra il lavoro dei ricercatori padovani. La soluzione consiste nel variare continuamente i segnali luminosi e acustici, rendendo meno prevedibile il funzionamento dei dispositivi.

Il professor Nicola Trivellin, del Dipartimento di Ingegneria industriale, spiega che la ricerca intende individuare gli stimoli più efficaci e sviluppare sensori capaci di individuare il lupo anche in ambienti montani difficili, mantenendo contenuti i consumi energetici e i costi di realizzazione.

I primi risultati: i lupi reagiscono agli ultrasuoni

La sperimentazione è già entrata nella fase pratica. Dal novembre 2025 un primo dispositivo, battezzato Remo, è stato installato nel parco faunistico AnimaNatura di Semproniano, in provincia di Grosseto.

Qui i ricercatori possono osservare le reazioni degli animali in condizioni controllate, senza esporli a rischi.

Le prove iniziali hanno fornito indicazioni incoraggianti: gli ultrasuoni si sono dimostrati capaci di provocare comportamenti di allontanamento, mentre le luci stroboscopiche hanno generato reazioni differenti in base al colore e alla frequenza dei lampeggi.

Si tratta di risultati ancora preliminari, ma importanti per comprendere quali combinazioni possano funzionare meglio e come modificarle nel tempo per evitare che i lupi si abituino.

Sulla base delle informazioni raccolte è stato progettato un secondo prototipo, Romolo, più evoluto e affidabile. A fine settembre 2026 è iniziata una nuova campagna di sperimentazione presso il Parco Faunistico dell’Amiata, sempre in Toscana.

L’intelligenza artificiale riconoscerà il predatore

Il progetto non si limita alla produzione di suoni e segnali luminosi. Il sistema previsto dovrà essere capace di sorvegliare autonomamente il perimetro delle aree da proteggere e intervenire soltanto quando viene effettivamente individuato un lupo.

Per ottenere questo risultato saranno utilizzati sensori e tecnologie di intelligenza artificiale, con l’obiettivo di distinguere i predatori dagli altri animali selvatici o domestici.

In questo modo si potranno ridurre i falsi allarmi, evitare interventi inutili e limitare i consumi.

I dispositivi saranno alimentati da batterie ricaricate attraverso piccoli pannelli fotovoltaici, così da poter funzionare a lungo anche negli alpeggi più isolati.

L’idea è installare diversi apparecchi lungo il perimetro dei pascoli, creando una rete di sorveglianza capace di attivare automaticamente i dissuasori e trasmettere a distanza le informazioni sulla presenza dei lupi.

La prossima sfida: un cane-robot che pattuglia i pascoli

La parte più innovativa del progetto riguarda però uno sviluppo futuro: l’impiego di un robot mobile, simile a un cane meccanico, capace di muoversi autonomamente sui terreni accidentati della montagna.

Il dispositivo potrebbe raggiungere le zone dove viene segnalato un lupo, trasportare i sistemi di dissuasione e indirizzarne l’azione verso il predatore.

Una sorta di guardiano tecnologico, in grado di intervenire su richiesta dei sensori installati lungo il perimetro, spostandosi nelle aree maggiormente esposte al rischio di predazione.

Il cane-robot potrebbe inoltre essere equipaggiato con ulteriori strumenti di rilevamento per pattugliare i pascoli e contribuire al monitoraggio degli animali selvatici.

Questa soluzione è ancora in fase di progettazione e dovrà essere sviluppata e verificata prima di un eventuale utilizzo operativo.

Una nuova strada per la convivenza tra lupi e allevatori

La ricerca rientra nei progetti HEIMAT e MELKEN, finanziati rispettivamente dalla Regione Veneto e da Veneto Agricoltura.

L’obiettivo non è eliminare il lupo dal territorio, ma individuare strumenti che consentano di ridurre le predazioni e tutelare contemporaneamente le attività zootecniche e la fauna selvatica.

Per gli allevatori delle montagne venete, dove la presenza del predatore continua a rappresentare una questione delicata, queste tecnologie potrebbero offrire in futuro un’ulteriore possibilità di protezione.

La sfida sarà dimostrare che i risultati ottenuti negli ambienti controllati possano essere confermati anche nei pascoli aperti, dove le condizioni sono molto più complesse e imprevedibili.

Intanto, dai laboratori dell’Università di Padova prende forma un’idea destinata a far discutere: per proteggere le greggi dai lupi, un giorno, accanto ai tradizionali cani da guardiania potrebbero esserci anche i loro colleghi robotici.

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