30 Ottobre 2026 - 15.08

Moglie morta dopo le somministrazioni di insulina, infermiere in carcere: avrebbe simulato il suicidio per nascondere l’omicidio

Nadir Rossi, 35 anni, accusato di aver provocato la morte della moglie Jessica Della Chiara per incassare un’assicurazione da 100mila euro, sarà interrogato lunedì 2 novembre. Tra le pesantissime accuse anche tentato omicidio, distruzione di cadavere, truffa assicurativa e sottrazione di farmaci dall’ospedale.

Sarà interrogato lunedì 2 novembre, nel carcere di Montorio a Verona, Nadir Rossi, l’ex infermiere di 35 anni accusato di aver ucciso la moglie Jessica Della Chiara, morta a soli 32 anni il 24 giugno 2024 nella loro abitazione di Bussolengo. L’uomo, già in servizio al pronto soccorso dell’ospedale di Borgo Roma, si trova in carcere da giovedì 29 ottobre, raggiunto da un provvedimento cautelare nell’ambito di un’inchiesta per omicidio pluriaggravato.

Secondo la ricostruzione della Procura di Verona e degli investigatori della Squadra Mobile, il 35enne avrebbe somministrato ripetutamente alla moglie insulina senza alcuna necessità terapeutica, provocandole gravi crisi ipoglicemiche. Le somministrazioni sarebbero avvenute sia nell’abitazione familiare sia durante alcuni ricoveri ospedalieri della donna.

L’ultima crisi, secondo l’accusa, avrebbe provocato il decesso della 32enne, dopo precedenti tentativi di ucciderla.

Il possibile movente: una polizza sulla vita da 100mila euro

Al centro dell’indagine ci sarebbe un’assicurazione sulla vita stipulata dalla donna, dalla quale il marito avrebbe ottenuto un indennizzo di 100mila euro. Per gli inquirenti, proprio l’intenzione di riscuotere quella somma potrebbe aver spinto l’ex infermiere a pianificare la morte della moglie.

Le ipotesi investigative delineano uno scenario particolarmente inquietante. Rossi avrebbe somministrato alla donna anche tranquillanti in gocce, senza che lei ne fosse consapevole, e avrebbe successivamente costruito falsi elementi per far apparire la morte come un suicidio.

L’obiettivo, secondo la Procura, sarebbe stato quello di ottenere rapidamente la cremazione del corpo, evitando così che venisse effettuata un’autopsia capace di individuare le eventuali sostanze somministrate.

Per questo, oltre all’omicidio pluriaggravato e al tentato omicidio aggravato, gli vengono contestati la distruzione e soppressione di cadavere mediante fraudolenta cremazione, la truffa assicurativa e il peculato continuato di farmaci.

I sospetti e le ricerche trovate sul computer

A far emergere possibili anomalie nella morte della donna sarebbero state le segnalazioni dei familiari e quelle dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, relative ai risultati di alcuni accertamenti effettuati dopo il decesso.

Gli investigatori hanno quindi approfondito le circostanze della morte, esaminando anche la cronologia delle ricerche effettuate su Internet dal 35enne. Secondo l’accusa, gli elementi informatici raccolti contribuirebbero a sostenere l’ipotesi di un omicidio premeditato.

L’ex infermiere avrebbe inoltre inscenato un proprio tentativo di suicidio, un ulteriore episodio finito sotto la lente degli investigatori.

Lunedì mattina Rossi comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Verona. Sarà la prima occasione, dopo l’arresto, per rispondere formalmente alle accuse e fornire la propria versione dei fatti, oppure avvalersi della facoltà di non rispondere.

Le contestazioni sono ancora nella fase delle indagini e le responsabilità dell’indagato dovranno essere accertate nel procedimento giudiziario, nel rispetto della presunzione di innocenza.

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