Anche il Papa va a votare. E non rinuncia ad essere cittadino americano

C’è una piccola notizia che merita qualche riflessione.
Papa Leone XIV americano di nascita, ha votato per corrispondenza alle elezioni di Midterm degli Stati Uniti.
Un gesto che può sembrare normale, se non fosse che a compierlo è il capo della Chiesa Cattolica e dello Stato della Città del Vaticano.
C’è chi potrebbe pensare che, una volta diventato Pontefice, un uomo debba mettere da parte anche la propria appartenenza nazionale.
Ma non è così. La cittadinanza vaticana non comporta automaticamente la rinuncia a quella d’origine.
Leone XIV è rimasto cittadino americano, oltre ad aver acquisito in passato la cittadinanza peruviana.
E ha deciso di esercitare il suo diritto di voto.
Non sappiamo per chi abbia votato, e francamente non è questo il punto.
Non sarebbe neppure corretto trasformare il suo voto in un messaggio a favore o contro Trump.
Mi interessa piuttosto il significato del gesto.
Il papa è il rappresentante di una Chiesa universale, ma non per questo ha smesso di essere un cittadino.
Esercitare il diritto di voto significa riconoscere che la democrazia non è un rito da celebrare ogni tanto, ma una responsabilità personale.
Insomma, anche il Pontefice ha trovato il tempo di andare alle urne.
A qualche milione di elettori americani che preferiscono restarsene sul divano forse sarebbe il caso di ricordarlo.
Perché la democrazia può avere tutti i difetti del mondo, ma non funziona certamente meglio quando i cittadini decidono di disertarla.










