Caldo record e alberi abbattuti, gli agronomi: «Il verde diventi un’infrastruttura urbana»

L’estate più calda mai registrata dalla rete regionale di telemisura, la prolungata scarsità di piogge e, allo stesso tempo, eventi meteorologici violenti capaci di provocare danni ingenti e abbattere alberi. Di fronte ad anomalie climatiche sempre più frequenti, i dottori agronomi e forestali del Veneto chiedono un cambio di passo nella progettazione delle città e nella gestione degli spazi urbani e periurbani.
Secondo i dati Arpav, il periodo compreso tra il 1° giugno e il 18 agosto 2026 è stato il più caldo dall’avvio delle rilevazioni regionali, superando anche lo stesso intervallo del 2003. Alle temperature particolarmente elevate si è aggiunto un sensibile deficit di precipitazioni. I più recenti eventi meteorologici hanno però mostrato anche il problema opposto, causando danni rilevanti soprattutto nel Bellunese e nell’alta Marca trevigiana, dove si è verificata la caduta di numerosi alberi.
Situazioni di questo tipo, ormai ricorrenti, dimostrano secondo i professionisti la necessità di gestire l’acqua sia nelle fasi di carenza sia in quelle di eccesso. La progettazione urbana dovrà quindi rispondere contemporaneamente a due esigenze apparentemente contrapposte, ripensando il rapporto tra suolo, acqua, vegetazione ed edifici.
Tra le soluzioni indicate figurano la rimozione delle pavimentazioni non necessarie, i sistemi di bioritenzione, le trincee drenanti, l’impiego di superfici permeabili, la predisposizione di volumi di terreno adeguati allo sviluppo degli alberi e il recupero delle acque meteoriche. Interventi che, secondo gli agronomi e i forestali, non possono più essere considerati accessori o sperimentali, ma devono entrare stabilmente nella progettazione e nella rigenerazione degli spazi urbani.
Il verde cittadino deve essere trattato come una vera infrastruttura e non come un semplice elemento di arredo. Alberi, parchi, giardini pubblici e privati e altri sistemi vegetati, se progettati e gestiti correttamente, contribuiscono a ridurre le temperature, creare ombra, regolare il microclima, intercettare le precipitazioni e gestire le acque meteoriche. A questi effetti si aggiungono il sostegno alla biodiversità e il miglioramento della qualità degli ambienti urbani.
I benefici non riguardano soltanto l’ambiente, ma anche la salute e il benessere delle persone. Per questo, sostengono i professionisti, è necessario considerare la città come un unico sistema nel quale verde pubblico e privato, edifici, strade, parcheggi, reti idrauliche e suolo interagiscono continuamente.
Gli eventi dell’estate 2026 rendono evidente anche la necessità di superare una gestione prevalentemente emergenziale, passando a una pianificazione preventiva. In questo percorso assume un ruolo centrale la professionalità dei dottori agronomi e forestali, in grado di offrire alle amministrazioni pubbliche, ai progettisti e ai cittadini competenze specifiche per realizzare interventi efficaci.
Una corretta pianificazione avrebbe anche un’importante ricaduta economica, perché consentirebbe di evitare sprechi e prevenire danni che si traducono in costi elevati per l’intera comunità.
In occasione della Giornata nazionale degli alberi, in programma il 21 novembre, la Fodaf, Federazione degli Ordini dei dottori agronomi e forestali del Veneto, insieme agli ordini territoriali, intende proseguire la promozione di iniziative di informazione e confronto rivolte ad amministrazioni, tecnici e cittadini. L’obiettivo è approfondire il ruolo del verde urbano e delle infrastrutture verdi nella costruzione di territori più resilienti.
«Progettare oggi il verde delle nostre città significa, sempre di più, progettare il modo in cui queste affronteranno il clima di domani nel modo più razionale e sostenibile», è il messaggio della Federazione presieduta da Renzo Trevisin e della Commissione Verde e Paesaggio di Fodaf Veneto.


















