Veneto – Società estera vendeva idrocarburi in Italia senza dichiarare i redditi: contestati quasi 20 milioni

Società estera di idrocarburi con attività stabile in Italia: sequestrati oltre 4,7 milioni di euro
La Guardia di Finanza di Venezia ha eseguito un sequestro preventivo per oltre 4,7 milioni di euro nei confronti di una società attiva nel commercio di idrocarburi e del suo rappresentante legale. Il provvedimento è stato disposto dal Giudice per le indagini preliminari di Venezia, su richiesta della Procura, nell’ambito di un’indagine per l’ipotesi di omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali.
L’inchiesta è nata da una verifica fiscale nei confronti di una società con sede legale all’estero. Secondo gli accertamenti delle Fiamme Gialle, dietro la struttura formalmente straniera sarebbe stata presente una vera e propria organizzazione operativa stabile sul territorio italiano, i cui redditi avrebbero dovuto essere sottoposti a tassazione in Italia.
La società si era inizialmente accreditata presso il fisco italiano nominando un rappresentante fiscale, figura destinata all’adempimento degli obblighi relativi all’Iva. In base alla configurazione dichiarata, l’azienda avrebbe dovuto limitarsi a stoccare in Italia i prodotti petroliferi, per poi trasferirli e rivenderli in altri Paesi europei in regime di sospensione d’imposta.
Le indagini avrebbero invece fatto emergere un’attività ben più articolata. L’azienda, secondo la Guardia di Finanza, operava stabilmente in Italia e vendeva direttamente carburanti e altri prodotti petroliferi a importanti clienti italiani, utilizzando la partita Iva estera che avrebbe dovuto essere impiegata per operazioni non imponibili e in sospensione d’accisa.
L’attività sarebbe stata gestita anche attraverso locali aziendali concessi in comodato d’uso gratuito, nei quali lavoravano in maniera stabile dipendenti e personale commerciale incaricati di seguire contratti, ordini e pratiche logistiche.
A supportare l’operatività sul territorio nazionale vi era inoltre un conto corrente italiano che, secondo gli investigatori, veniva utilizzato esclusivamente per ricevere i pagamenti delle vendite effettuate ai clienti italiani.
Per la Guardia di Finanza, l’insieme di questi elementi configura una stabile organizzazione in Italia ai sensi della normativa nazionale e delle convenzioni internazionali. I redditi prodotti attraverso le vendite di idrocarburi sul territorio nazionale, ritenuti sottratti al fisco facendo leva sulla natura transnazionale della società, avrebbero quindi dovuto essere dichiarati e tassati in Italia.
Al termine degli accertamenti, il rappresentante legale della società, iscritto all’Aire e residente negli Emirati Arabi Uniti, è stato denunciato per omessa dichiarazione dei redditi. Gli investigatori contestano una base imponibile non dichiarata di quasi 20 milioni di euro, dalla quale deriverebbe un’imposta evasa superiore a 4,7 milioni.
La Procura di Venezia ha quindi chiesto l’applicazione di una misura cautelare reale, evidenziando il rischio che il patrimonio potesse essere disperso e che le conseguenze del presunto reato potessero aggravarsi. Un elemento considerato rilevante è la situazione della casa madre estera, attualmente sottoposta a una procedura concorsuale per insolvenza, con un’esposizione debitoria stimata in circa 500 milioni di euro.
Il Gip di Venezia, condividendo allo stato degli atti il quadro investigativo prospettato dalla Procura, ha disposto il sequestro preventivo. Il provvedimento riguarda, tra le altre disponibilità, un credito Iva da 4,1 milioni di euro vantato dalla società, per il quale era già stata presentata all’Agenzia delle Entrate una richiesta di rimborso.
Le contestazioni si trovano nella fase delle indagini e dovranno essere sottoposte alle successive verifiche processuali, nel contraddittorio con la difesa.




















