4 Settembre 2026 - 12.21

Veneto ancora in deficit idrico: fiumi fino al 77% sotto la media. I dati allarmanti di Arpav

Ad agosto in Veneto sono caduti mediamente 87 millimetri di pioggia, contro i 99 della media 1991-2020. Il deficit mensile è quindi del 12%, ma il dato più preoccupante riguarda l’intero anno idrologico, iniziato nell’ottobre 2025: in undici mesi sono stati registrati 783 millimetri, a fronte di una media di 1.020, con un ammanco del 23%.

È il quadro tracciato dal bollettino sulla risorsa idrica di Arpav aggiornato al 31 agosto 2026. Le precipitazioni cadute durante il mese corrispondono a circa 1,598 miliardi di metri cubi d’acqua, mentre dall’inizio dell’anno idrologico gli apporti sono stimati in 14,361 miliardi di metri cubi. Per recuperare il deficit accumulato, a settembre dovrebbero cadere mediamente 348 millimetri di pioggia.

Le precipitazioni più abbondanti di agosto sono state rilevate nel Bellunese: 307 millimetri a Malga Campobon, nel territorio di San Pietro di Cadore; 220 a Soffranco di Longarone; 190 a Passo Monte Croce Comelico e 189 a Col Indes, a Tambre d’Alpago. In pianura spiccano i 177 millimetri registrati a Salizzole, nel Veronese, e i 148 di Mira, nel Veneziano.

Le zone meno piovose si trovano invece in Polesine: 27 millimetri a Frassinelle Polesine, 30 a Rosolina-Po di Tramontana e 35 a Pellizzare, nel comune di Bagnolo di Po.

Le giornate con fenomeni più estesi sono state il 6, 7, 16, 17, 20, 21, 25 e 28 agosto. Il valore giornaliero più elevato è stato registrato il 7 agosto a Salizzole, con 124 millimetri. Tra il 20 e il 21 le precipitazioni hanno interessato l’intero territorio regionale, raggiungendo un massimo di 113 millimetri a Soffranco. Il 25 agosto le piogge si sono concentrate soprattutto sulla pianura meridionale e lungo la costa, con 83 millimetri a Bibione.

La distribuzione dell’acqua non è stata uniforme. Nel mese si sono registrati lievi surplus nei bacini Scolante, con un più 12%, Fissero-Tartaro-Canal Bianco, più 10%, e Tagliamento, più 4%. Il deficit ha invece raggiunto il 36% sull’Adige e il 31% sul Po. Seguono la pianura tra Livenza e Piave con meno 22%, Lemene, Livenza e Brenta con meno 18%, Sile con meno 14% e Piave con meno 11%.

Ancora più marcato il divario calcolato dall’inizio dell’anno idrologico: meno 30% nel bacino del Piave, meno 28% nel Brenta, meno 26% nell’Adige e nel Livenza, meno 19% nel Po, meno 18% nel Sile, meno 12% nel Bacino Scolante, meno 11% nel Lemene e meno 10% nel Fissero-Tartaro-Canal Bianco e nella pianura tra Livenza e Piave. Il Tagliamento presenta un deficit del 6%.

Gli indicatori segnalano una situazione mensile generalmente normale, con alcune aree di moderata siccità nella parte centro-settentrionale. Se si considerano gli ultimi tre mesi, emergono condizioni di siccità moderata e in alcuni casi severa in una zona compresa tra le province di Padova, Belluno e Treviso. Sui periodi di sei e dodici mesi, invece, un’ampia parte centro-settentrionale e occidentale del Veneto presenta segnali di siccità da moderata a estrema.

Serbatoi sotto la media

Nei principali serbatoi del Piave, al 31 agosto risultavano invasati complessivamente 84,7 milioni di metri cubi d’acqua, 21,8 milioni in meno rispetto alla fine di luglio. Il riempimento era al 51%, il 24% sotto la media del periodo. Il volume era leggermente inferiore anche a quello del 2022, con una differenza di 1,4 milioni di metri cubi.

Pieve di Cadore si trovava al 38% della capacità, il 52% sotto la media; Santa Croce al 57%, con uno scarto dell’11%; il Mis al 50%, sostanzialmente nella media nonostante una differenza negativa dell’8%.

Nel serbatoio del Corlo, sul Brenta, erano presenti 18,4 milioni di metri cubi, 6,5 milioni in meno rispetto alla fine di luglio. Il bacino era al 48% di riempimento e il volume risultava inferiore del 31% alla media, ma superiore di 5,8 milioni di metri cubi rispetto all’agosto 2022.

Anche il Lago di Garda rimane su livelli contenuti. Dopo due mesi e mezzo di forte calo, nella seconda parte di agosto si è osservata una lieve ripresa, ma al 31 agosto il livello era ancora inferiore al 25° percentile storico.

Falde in ulteriore calo

Nell’alta pianura veneta le falde continuano a scendere e si collocano generalmente intorno al quinto percentile, sensibilmente al di sotto delle medie. I valori restano comunque superiori ai minimi dell’agosto 2022, o del 2023 nel Veronese, le uniche annate con livelli più bassi di quelli attuali. Le piogge dell’ultima parte di agosto hanno prodotto effetti limitati.

Nell’alta pianura vicentina e padovana il livello è diminuito di 44 centimetri a Dueville e di 56 centimetri a Schiavon, dove la falda è vicina al fondo del pozzo e ai valori del 2022. A Cittadella si è invece registrata una ripresa di 38 centimetri, probabilmente legata anche alla fine dell’utilizzo di un vicino pozzo di soccorso del Consorzio di Bonifica Brenta. Rispetto alla media storica mensile, gli scarti sono rispettivamente del 69, 91 e 53%.

Fiumi ai minimi, Bacchiglione a meno 77%

Ad agosto le portate sono risultate molto inferiori alle medie storiche sia nei maggiori fiumi veneti, con riduzioni comprese tra il 35 e il 77%, sia nei corsi d’acqua montani, dove il deficit si colloca generalmente tra il 40 e il 60%. Le medie mensili restano comunque superiori ai minimi storici, pur con alcune situazioni particolarmente critiche.

Tra i grandi fiumi, lo scarto più marcato è stato rilevato nel Bacchiglione a Montegalda, con una portata inferiore del 77% alla media. Seguono il Po a Pontelagoscuro con meno 58%, l’Adige a Boara Pisani con meno 57%, il Livenza a Meduna con meno 48% e il Brenta a Barziza con meno 35%. Il Gorzone a Stanghella registra una riduzione più contenuta, pari al 15%.

Nei corsi montani le portate sono risultate inferiori del 51% sul Fiorentina a Sottorovei, del 42% sul Padola a Santo Stefano, del 41% sul Boite a Podestagno, del 39% sul Boite a Cancia e del 40% sul Cordevole a Saviner e sul Piave a Ponte della Lasta.

Sull’alto Bacchiglione, l’Astico a Pedescala ha fatto segnare una portata media pari alla metà del valore storico, mentre sull’alto Posina il deficit ha raggiunto il 57%. Alla fine del mese il Posina trasportava appena un quarto dell’acqua normalmente attesa nello stesso periodo.

Agosto eccezionalmente caldo in montagna

A pesare sulle riserve idriche è stato anche il caldo. In quota, tra i 2.000 e i 3.200 metri, la temperatura media di agosto è stata superiore di 3 gradi alla norma 1991-2020, su valori paragonabili a quelli registrati nell’agosto 2003 e 2024, i più caldi dal 1985.

Sulla Marmolada, alla stazione di Punta Rocca posta a 3.250 metri, la temperatura è scesa sotto lo zero soltanto tre volte, il 18, 22 e 23 agosto. La media giornaliera è rimasta positiva per tutto il mese e il 5 agosto sono stati toccati i 12 gradi. Il caldo ha così alimentato quasi senza interruzioni la fusione dei ghiacciai. Nel corso del mese non è stata osservata alcuna precipitazione nevosa, neppure alle quote più elevate.

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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