Bandiera inglese vietata a Birmingham? La decisione scatena la polemica

Non si tratta di un divieto generale di esporre la bandiera inglese a Birmingham, come riportato da numerosi messaggi circolati sui social. Il Comune ha chiesto all’Alta Corte un’ingiunzione per impedire l’installazione senza autorizzazione della croce di San Giorgio, della Union Jack e di qualsiasi altro vessillo, striscione o cartello su lampioni, ponti, ringhiere e infrastrutture stradali pubbliche.
La richiesta comprende anche un’ingiunzione provvisoria e la possibilità di arrestare chi dovesse violarne alcune disposizioni. La prima udienza è stata fissata per martedì 8 settembre alle 10.30 davanti all’Alta Corte di Birmingham.
Il provvedimento non riguarda quindi le bandiere esposte nelle abitazioni o nelle proprietà private con il consenso dei titolari. Lo stesso Comune continua a far sventolare ogni giorno la Union Jack davanti alla Council House e ha dichiarato di voler collaborare con le comunità locali per individuare spazi nei quali organizzare esposizioni autorizzate.
La campagna “Raise the Colours”
Lo scontro nasce dall’iniziativa “Raise the Colours”, partita nell’estate 2025 nei quartieri di Weoley Castle e Northfield e successivamente diffusasi in altre zone di Birmingham e del Regno Unito. Migliaia di bandiere inglesi e britanniche sono state legate a lampioni, collocate sulle rotatorie o dipinte lungo le strade.
I promotori definiscono l’iniziativa una campagna popolare per riempire il Paese di simboli di unità e patriottismo. Alcuni residenti la considerano una legittima espressione di orgoglio nazionale; altri accusano il movimento di diffondere messaggi contro l’immigrazione e di intimidire le minoranze etniche. “Raise the Colours” respinge le accuse di razzismo e sostiene di agire legalmente.
La richiesta presentata dal Comune indica tra i destinatari il cofondatore del movimento Ryan Bridge, altre sette persone e soggetti non ancora identificati. L’ingiunzione punta a vietare l’installazione non autorizzata di oggetti sulle infrastrutture pubbliche, l’ostruzione delle strade e le interferenze con dipendenti e aziende incaricati della rimozione.
Sicurezza o censura?
L’amministrazione laburista sostiene che la questione non riguardi il contenuto o la nazionalità delle bandiere, ma la sicurezza e l’utilizzo degli spazi pubblici. Gli oggetti legati ai lampioni possono ostacolare la visibilità, creare rischi elettrici, indebolire le strutture e mettere in pericolo chi li installa, gli automobilisti e i pedoni.
Il Comune afferma inoltre di aver raccolto testimonianze relative a episodi di molestie, intimidazioni e ostacoli nei confronti degli addetti incaricati di rimuovere le bandiere. Alcuni residenti contrari alle installazioni avrebbero segnalato pressioni e comportamenti aggressivi.
La polemica era cominciata già nel 2025, quando circa 200 tra bandiere, manifesti e altri oggetti erano stati rimossi dai lampioni durante i lavori per la sostituzione dell’illuminazione con apparecchi a Led. Il Comune aveva spiegato che le strutture dovevano essere liberate per permettere ai tecnici di lavorare in sicurezza e aveva precisato di applicare la stessa regola a bandiere di qualsiasi Paese, festoni e pubblicità abusive.
La destra insorge: «È la nostra bandiera»
Reform UK e i Conservatori hanno attaccato la decisione, accusando l’amministrazione di trasformare una questione di sicurezza in una battaglia contro i simboli nazionali.
Il gruppo conservatore sostiene che le croci di San Giorgio e le Union Jack rappresentino una forza capace di unire la popolazione e celebrare cultura, storia e patrimonio condivisi. Il capogruppo Robert Alden ha chiesto al Comune di aiutare i quartieri che desiderano ospitare esposizioni ufficiali, invece di ricorrere ai tribunali.
Gli oppositori contestano anche quella che considerano una disparità di trattamento: a loro giudizio, negli anni precedenti sarebbero state tollerate bandiere di altri Paesi, mentre quelle inglesi e britanniche verrebbero rimosse rapidamente. Il Comune respinge l’accusa e ribadisce che la regola riguarda tutti gli oggetti collocati senza permesso sulle infrastrutture stradali.
Particolari timori sono stati espressi per l’inserimento nell’istanza di “persone sconosciute”, formula che consentirebbe di applicare l’eventuale ingiunzione anche a soggetti non nominati individualmente. La violazione di un ordine dell’Alta Corte potrebbe configurare oltraggio alla corte, con conseguenze che possono arrivare a una multa senza limite prestabilito o, nei casi più gravi, alla reclusione fino a due anni.
Il precedente dell’Oxfordshire
La scelta di Birmingham segue quella dell’Oxfordshire, dove l’Alta Corte ha già concesso un’ingiunzione contro l’installazione non autorizzata di bandiere sulle infrastrutture stradali e contro le intimidazioni rivolte agli addetti alla rimozione.
In quel procedimento alcuni dipendenti e appaltatori avevano denunciato di essere stati seguiti, ostacolati e minacciati. Il tribunale ha vietato di appendere o dipingere bandiere sulle strutture stradali, impedire il lavoro degli operatori e provocare molestie o allarme nei confronti del personale.
Il caso di Birmingham è così diventato una nuova “guerra delle bandiere”: per una parte della città la croce di San Giorgio rappresenta appartenenza e orgoglio nazionale; per altri la sua diffusione organizzata, nel contesto delle proteste contro l’immigrazione, assume un significato intimidatorio. Sul piano formale, tuttavia, l’azione giudiziaria non mira a proibire il simbolo inglese, ma a stabilire dove e in quali condizioni possa essere esposto sugli spazi pubblici.


















