3 Novembre 2026 - 10.37

Uscita criminale del portiere, ginocchiata devastante all’avversario: calciatore muore a 30 anni

Un intervento violentissimo del portiere, il ginocchio alzato che colpisce l’avversario tra il petto e il volto, il calciatore che crolla a terra privo di sensi. È morto a soli 30 anni Jesús de Miguel Alameda, attaccante del Tenerife, dopo il tremendo scontro con il portiere dell’Andorra, Jesús Owono, durante una partita della seconda divisione spagnola. La tragedia è avvenuta lunedì 2 novembre allo stadio Heliodoro Rodríguez López di Santa Cruz de Tenerife. Il decesso è stato annunciato dalla società nella mattinata di martedì 3 novembre.

L’intervento del portiere è stato giudicato dall’arbitro meritevole dell’espulsione diretta per l’eccessiva violenza impiegata.

La dinamica è impressionante. Nei minuti conclusivi della partita, con il risultato sul 2-2, De Miguel stava inseguendo un pallone lanciato in profondità per avviare un contropiede. Owono, portiere dell’Andorra, è uscito dalla propria area a grande velocità, saltando verso l’attaccante con una gamba sollevata.

L’impatto è stato devastante. Il ginocchio del portiere ha colpito il calciatore del Tenerife nella parte superiore del corpo, facendolo precipitare sul terreno di gioco. De Miguel è rimasto immobile, mentre compagni e avversari chiedevano disperatamente l’intervento dei soccorritori.

L’arbitro Manuel Ángel Pérez Hernández ha immediatamente estratto il cartellino rosso nei confronti di Owono. Nel referto ufficiale ha motivato l’espulsione con un intervento effettuato con la gamba alta e un impiego eccessivo della forza nei confronti dell’avversario durante la contesa del pallone.

Lo stesso portiere, dopo essersi inizialmente diretto verso gli spogliatoi, è tornato indietro per sincerarsi delle condizioni del giocatore colpito.

L’arresto cardiaco e la disperata corsa in ospedale

Le condizioni dell’attaccante sono apparse subito gravissime. Il trentenne ha subito un arresto cardiaco e il personale sanitario ha avviato le manovre di rianimazione, riuscendo a fargli riprendere il battito durante i soccorsi.

Trasportato d’urgenza all’ospedale universitario Nuestra Señora de Candelaria, a Santa Cruz de Tenerife, è stato ricoverato in terapia intensiva. Nonostante i primi segnali di stabilizzazione, il calciatore non aveva ripreso conoscenza.

Nella notte il Tenerife ha comunicato un peggioramento delle condizioni neurologiche. Poi, nella mattinata di martedì 3 novembre, è arrivata la notizia più drammatica: Jesús de Miguel è morto alle 8, ora locale.

La società spagnola ha annunciato il decesso esprimendo profondo dolore e vicinanza alla famiglia, agli amici e a tutti i tifosi. I familiari hanno chiesto il massimo rispetto della propria riservatezza.

La partita è stata definitivamente sospesa dopo che l’arbitro aveva consultato i capitani delle due squadre. Giocatori e dirigenti avevano comunicato di non essere nelle condizioni emotive di continuare l’incontro.

Resta ora da chiarire quali saranno le conseguenze disciplinari dell’intervento di Owono, espulso per gioco gravemente pericoloso. Il cartellino rosso e la valutazione dell’arbitro accertano la gravità del fallo sotto il profilo sportivo, ma non dimostrano un’intenzione di provocare conseguenze così tragiche.

Jesús de Miguel, professionista dal 2015, era arrivato al Tenerife nel 2025, dopo aver vestito le maglie di diverse società spagnole. La sua morte ha sconvolto il calcio nazionale, trasformando una partita di campionato in una tragedia.

La morte di Jesús de Miguel, avvenuta dopo il violentissimo intervento del portiere dell’Andorra Jesús Owono, apre anche un delicato interrogativo sulle possibili conseguenze giudiziarie per il giocatore responsabile del fallo. Non si tratta soltanto di stabilire quante giornate di squalifica dovrà scontare, ma di capire se un’azione compiuta durante una partita di calcio, quando supera determinati limiti di pericolosità, possa assumere rilevanza penale. Come ricostruisce il quotidiano sportivo spagnolo AS, l’arbitro Manuel Ángel Pérez Hernández ha motivato l’espulsione diretta di Owono descrivendo un intervento effettuato con la gamba alta e con un impiego eccessivo della forza mentre il pallone era conteso. Una valutazione che certifica la gravità del fallo sotto il profilo sportivo, ma che non determina automaticamente una responsabilità penale. Secondo quanto evidenziato il 3 novembre da Unánimo Deportes, un intervento compiuto sul terreno di gioco può teoricamente portare anche a conseguenze giudiziarie, ma soltanto qualora vengano dimostrati gli elementi costitutivi di un reato. Con il decesso dell’attaccante trentenne, l’ipotesi giuridica da valutare potrebbe essere quella dell’omicidio colposo, previsto dall’articolo 142 del Codice penale spagnolo. Il testo normativo, consultabile sul Boletín Oficial del Estado, stabilisce per chi provochi la morte di un’altra persona attraverso una grave imprudenza una pena compresa tra uno e quattro anni di reclusione. Per i casi di imprudenza meno grave è invece prevista una pena pecuniaria calcolata su un periodo da tre a diciotto mesi, secondo il sistema delle quote giornaliere. Tuttavia, per arrivare a una contestazione penale, gli investigatori dovrebbero dimostrare non soltanto il rapporto tra l’intervento del portiere e la morte del calciatore, ma anche l’esistenza di una condotta imprudente penalmente rilevante, superiore ai normali rischi che gli atleti accettano partecipando a una competizione sportiva. Un aspetto fondamentale, perché la violenza dell’impatto e le sue tragiche conseguenze non sono di per sé sufficienti a dimostrare che Owono volesse ferire l’avversario o che abbia commesso un reato. Sul versante sportivo, invece, le possibili conseguenze sono già oggetto di approfondimento da parte della stampa spagnola. Il quotidiano Mundo Deportivo, in un’analisi firmata dal giornalista Ramón Fuentes il 3 novembre, richiama l’articolo 102 del Codice disciplinare della Federcalcio spagnola, che prevede da quattro a dodici giornate di squalifica per interventi violenti durante il gioco che provochino conseguenze lesive considerate gravi, purché non costituiscano un’infrazione ancora più grave. Secondo il giornale, il Comitato disciplinare potrebbe partire da quattro giornate e arrivare a otto applicando una valutazione intermedia, fermo restando che la norma contempla sanzioni fino a dodici partite. Si tratta comunque di ipotesi e non di provvedimenti già adottati. Anche il quotidiano La Razón ha affrontato la questione delle responsabilità del portiere, sottolineando la necessità di distinguere tra la gravità delle conseguenze e l’eventuale rilevanza penale del comportamento. Al momento, infatti, non risultano comunicazioni ufficiali che confermino l’apertura di un procedimento penale nei confronti di Owono. La questione potrebbe quindi svilupparsi su due piani distinti: quello della giustizia sportiva, chiamata a valutare la violenza dell’intervento e a determinare la squalifica, e quello dell’autorità giudiziaria, che potrebbe essere chiamata ad accertare eventuali responsabilità per la morte del calciatore. Un eventuale procedimento penale richiederebbe l’esame delle immagini, delle testimonianze, della documentazione medica e delle circostanze dell’azione. Resta dunque aperta una questione particolarmente complessa: dove termina il rischio consentito dal gioco e dove comincia la responsabilità personale di un atleta quando un intervento provoca conseguenze irreparabili?

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