Nuova raffica di allarmi bomba nelle scuole: evacuazioni in Veneto, minacce in arabo e studenti mandati a casa. Stefani: «Il Veneto non accetta ricatti»

Una nuova ondata di allarmi bomba ha coinvolto lunedì 2 novembre numerose scuole italiane, costringendo studenti e insegnanti ad abbandonare gli edifici e facendo intervenire carabinieri, polizia, vigili del fuoco e artificieri. Particolarmente interessato il Veneto, con segnalazioni nelle province di Padova e Venezia, ma episodi analoghi si sono verificati anche in Lombardia, Liguria e Lazio. A far scattare le procedure di sicurezza sono state email minatorie, alcune contenenti scritte in arabo, e telefonate anonime che annunciavano la presenza di ordigni esplosivi.
In Veneto evacuazioni nel Padovano e nel Veneziano
In provincia di Padova l’allarme ha coinvolto la scuola primaria Papa Luciani di Fossona, appartenente all’Istituto comprensivo di Cervarese Santa Croce. Una comunicazione arrivata per posta elettronica annunciava la presenza di una bomba, accompagnata da minacce particolarmente violente.
I bambini sono stati fatti uscire dalle classi mentre i carabinieri effettuavano le verifiche. Dopo gli accertamenti, risultati negativi, gli alunni hanno potuto riprendere le attività scolastiche.
Una segnalazione analoga ha interessato anche un plesso dell’Istituto comprensivo Bruno Ciari di Padova. Anche in questo caso sono state attivate le procedure precauzionali e, terminati i controlli, gli studenti sono rientrati nelle aule.
Nel Veneziano sono state evacuate altre strutture scolastiche. Tra queste l’istituto superiore Algarotti, nel sestiere di Cannaregio a Venezia, e l’Istituto comprensivo Cordenons di via delle Rimembranze a Santa Maria di Sala.
Centinaia di studenti e il personale scolastico sono stati allontanati dagli edifici per consentire gli accertamenti delle forze dell’ordine. Al Cordenons, dopo l’evacuazione, i ragazzi sono rientrati soltanto per recuperare zaini e cappotti, concludendo anticipatamente la giornata scolastica. Sul posto sono intervenuti carabinieri, vigili del fuoco e artificieri.
Ulteriori segnalazioni sono state riportate anche nelle zone di Dolo, Portogruaro, Favaro Veneto e Mestre.
Stefani: «Il Veneto non accetta ricatti e intimidazioni»
Il ripetersi degli episodi riporta l’attenzione sulle dichiarazioni del presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, che già il 19 ottobre, in occasione della precedente ondata di falsi allarmi, aveva espresso una durissima condanna.
«Il Veneto non accetta ricatti, intimidazioni o tentativi di creare un clima di paura», aveva dichiarato il governatore, chiedendo che gli autori delle minacce venissero identificati rapidamente e perseguiti con il massimo rigore consentito dalla legge.
Stefani aveva sottolineato la gravità delle conseguenze provocate da queste azioni: lezioni interrotte, famiglie allarmate e un ingente impiego di personale e mezzi delle forze dell’ordine. Il presidente aveva inoltre ringraziato tutti gli operatori intervenuti, ribadendo che la scuola deve rimanere un ambiente sicuro e sereno, nel quale il diritto allo studio non possa essere compromesso dalle intimidazioni.
Mantovan: «Non possono essere considerate semplici bravate»
Sulla stessa linea si era espressa Valeria Mantovan, assessore regionale all’Istruzione e Formazione, manifestando solidarietà agli studenti, ai genitori, agli insegnanti e al personale scolastico coinvolto.
L’assessore aveva evidenziato che simili episodi non possono essere considerati semplici bravate, chiedendo l’individuazione dei responsabili e sottolineando la necessità di tutelare la tranquillità delle comunità scolastiche.
Borchia: «Gli studenti non si toccano»
Anche l’europarlamentare veronese Paolo Borchia, capodelegazione della Lega al Parlamento europeo, aveva condannato le minacce del 19 ottobre, definendole un comportamento grave e inaccettabile.
«Gli studenti non si toccano e le scuole non si usano per seminare paura», aveva affermato Borchia, ricordando come intimidazioni di questo genere coinvolgano non soltanto i ragazzi ma anche le famiglie e tutto il personale degli istituti.
La sicurezza nelle scuole, aveva sottolineato, non può essere messa in discussione da chi utilizza false segnalazioni per interrompere le attività didattiche e diffondere preoccupazione.
Bevilacqua: «Un gesto vile che non può restare impunito»
Tra le reazioni politiche alla precedente ondata di allarmi anche quella di Alessia Bevilacqua, consigliera regionale ed ex sindaca di Arzignano, dove il 19 ottobre era stata evacuata la scuola primaria Fogazzaro.
Bevilacqua aveva parlato di un comportamento intimidatorio e vile, esprimendo vicinanza alle famiglie e al personale scolastico e ringraziando le forze dell’ordine per la tempestività degli interventi.
Allarmi anche a Genova, Brescia, Roma e Frosinone
La nuova ondata di segnalazioni non ha risparmiato altre regioni italiane.
In Liguria sono state evacuate diverse scuole di Genova, tra cui la Mazzini nel quartiere Staglieno e la Duca degli Abruzzi al Lagaccio. Allarmi sono stati segnalati anche a Lavagna, negli istituti Don Gnocchi e Riboli.
In Lombardia le segnalazioni hanno interessato il Cossali di Orzinuovi e un istituto comprensivo di Lonato del Garda, entrambi in provincia di Brescia. Le email ricevute dalle segreterie scolastiche avrebbero contenuto riferimenti a presunte organizzazioni islamiche, la cui autenticità non è stata accertata.
A Roma è stata evacuata la scuola primaria Gianni Rodari, nel quartiere Tuscolano. I bambini sono stati accompagnati dalle insegnanti nel vicino parco di Villa Lais, dove hanno atteso l’arrivo dei genitori.
In provincia di Frosinone, a Ceccano, le segnalazioni hanno interessato l’Istituto comprensivo 1 di via Matteotti e un plesso di via Gaeta, con l’interruzione delle lezioni e l’allontanamento precauzionale degli studenti.
Il precedente del 19 ottobre e le indagini
Quella di lunedì 2 novembre è la seconda vasta ondata di allarmi in appena due settimane. Il 19 ottobre decine di istituti scolastici italiani erano stati raggiunti da email che annunciavano la presenza di esplosivi e contenevano riferimenti al terrorismo islamista.
In Veneto erano state coinvolte scuole del Padovano, del Veronese e del Vicentino, tra cui la primaria Fogazzaro di Arzignano. Nella sola provincia di Verona le evacuazioni avevano interessato complessivamente 27 plessi scolastici.
I controlli effettuati in quella occasione non avevano portato al ritrovamento di ordigni.
Le nuove comunicazioni del 2 novembre contengono minacce altrettanto esplicite. In una delle email arrivate nel Padovano veniva annunciata un’esplosione imminente, accompagnata dalla minaccia di ulteriori aggressioni con armi da taglio.
Gli investigatori dovranno ora verificare l’origine delle comunicazioni e stabilire se esista un collegamento tra gli episodi del 19 ottobre e quelli del 2 novembre. Non è ancora accertato se dietro le segnalazioni ci sia un unico autore, un gruppo organizzato oppure persone diverse che abbiano deciso di imitare le precedenti minacce.
Resta il fatto che, anche quando si rivelano infondati, questi allarmi comportano l’interruzione delle lezioni, l’evacuazione degli edifici e la mobilitazione di numerose unità delle forze dell’ordine. Un fenomeno che sta assumendo dimensioni nazionali e sul quale proseguono le indagini.










