Jessica Dalla Chiara, il marito accusato di averla uccisa con l’insulina tace davanti al giudice: la polizza da 100mila euro e la falsa mail all’amante

Nadir Rossi, 35 anni, si è avvalso della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio di garanzia a Verona. L’ex infermiere è accusato di aver provocato la morte della moglie nel 2024. Nell’inchiesta emergono presunte somministrazioni precedenti di insulina, una relazione extraconiugale e il denaro dell’assicurazione sulla vita.
Non ha risposto alle domande del giudice Nadir Rossi, l’ex infermiere di 35 anni arrestato con l’accusa di aver ucciso la moglie Jessica Dalla Chiara, morta a 32 anni il 24 giugno 2024 nella loro abitazione di Bussolengo, in provincia di Verona. L’interrogatorio di garanzia si è svolto lunedì 2 novembre, dopo l’arresto eseguito dalla Polizia il 29 ottobre al termine di oltre due anni di indagini.
Rossi, che lavorava al Pronto soccorso dell’ospedale Borgo Roma, è accusato di omicidio pluriaggravato. Secondo la Procura di Verona, avrebbe provocato la morte della moglie somministrandole insulina senza necessità terapeutiche, causando una gravissima crisi ipoglicemica.
La ricostruzione degli investigatori ipotizza che il decesso sia stato preceduto da altri tentativi di avvelenamento, avvenuti anche durante un precedente ricovero ospedaliero della donna.
Le crisi improvvise e il mese trascorso in ospedale
La vicenda aveva avuto inizio nel maggio 2024, quando Jessica era stata colpita da una grave crisi accompagnata da un arresto cardiaco. Soccorsa e rianimata, era stata ricoverata all’ospedale Borgo Trento di Verona, dove era rimasta per circa un mese.
Durante la degenza erano stati registrati ripetuti episodi di ipoglicemia, con abbassamenti anomali della concentrazione di zuccheri nel sangue. Secondo gli accertamenti successivi, gli specialisti avevano già considerato la possibilità che quelle alterazioni fossero provocate da somministrazioni esterne di insulina.
La donna era stata infine dimessa, ma pochi giorni dopo era morta nella propria abitazione.
Gli inquirenti ritengono che il marito avrebbe somministrato il farmaco anche nelle settimane precedenti, sfruttando la fiducia che Jessica riponeva in lui e le sue competenze professionali in ambito sanitario.
La polizza sulla vita da 100mila euro
Tra gli elementi centrali dell’inchiesta figura un’assicurazione sulla vita del valore di 100mila euro, sottoscritta dalla donna prima del decesso e successivamente incassata dal marito.
Secondo la Procura, il denaro potrebbe aver rappresentato il movente economico dell’omicidio.
Gli investigatori contestano inoltre a Rossi di aver favorito la rapida cremazione del corpo della moglie, senza che venisse eseguita un’autopsia, ostacolando così la possibilità di effettuare ulteriori accertamenti.
A nutrire dubbi sulla morte di Jessica erano stati fin dall’inizio i genitori. Il 26 luglio 2024, poco più di un mese dopo il decesso, avevano presentato un esposto alla Polizia, chiedendo di approfondire le circostanze della scomparsa della figlia.
Il padre, Maurizio Dalla Chiara, ha raccontato di aver atteso per due anni una svolta nelle indagini e ha ricordato alcuni comportamenti del genero che avevano suscitato perplessità nella famiglia.
Tra gli episodi riferiti agli investigatori compare anche quello raccontato dalla madre della vittima, che avrebbe visto Rossi raccogliere medicinali e flaconi per gettarli nella spazzatura poco dopo il decesso.
La relazione extraconiugale e la mail inviata dopo la morte
L’inchiesta ha fatto emergere anche una relazione extraconiugale che Rossi avrebbe intrattenuto dal 2022.
Secondo gli atti investigativi, la donna con cui aveva questa relazione avrebbe ricevuto, alcuni giorni dopo la morte di Jessica, un messaggio di posta elettronica apparentemente scritto dalla stessa vittima.
Nella mail Jessica sembrava essere a conoscenza della relazione e manifestava una sorta di approvazione nei confronti della nuova compagna del marito.
La destinataria, però, aveva immediatamente dubitato dell’autenticità del messaggio. Interrogata dagli investigatori, ha riferito di aver messo Rossi di fronte ai propri sospetti e di aver ottenuto da lui l’ammissione di essere stato l’autore della comunicazione.
L’uomo avrebbe spiegato di averla inviata nel tentativo di recuperare il rapporto con l’amante, che dopo la morte di Jessica aveva preso le distanze.
Dagli accertamenti sarebbero emerse anche altre presunte falsificazioni, comprese immagini realizzate con strumenti di intelligenza artificiale per sostenere racconti personali risultati privi di riscontro.
Le testimonianze e i sospetti dei soccorritori
Un altro elemento riguarda quanto accaduto durante il primo grave malore della donna, nel maggio 2024.
Un’infermiera intervenuta nell’abitazione avrebbe riferito agli investigatori di aver sentito forti colpi provenire da una stanza dopo la rianimazione di Jessica. L’operatrice aveva interpretato la reazione del marito come un comportamento anomalo, tanto da segnalare successivamente l’episodio alle forze dell’ordine.
La ricostruzione delle crisi precedenti alla morte, le testimonianze raccolte e gli accertamenti sui farmaci costituiscono parte del materiale investigativo sul quale si fonda l’ordinanza di custodia cautelare.
Parallelamente rimane aperta anche la questione delle eventuali responsabilità sanitarie nella gestione delle precedenti crisi ipoglicemiche, sulla quale i familiari della vittima hanno chiesto ulteriori approfondimenti.
La difesa: necessario esaminare tutta la documentazione
Durante l’interrogatorio di garanzia di lunedì 2 novembre, Rossi ha scelto di non rispondere.
I suoi difensori, gli avvocati Giacomo Giulianelli e Davide Lovato, hanno spiegato che il procedimento comprende una grande quantità di atti investigativi e che occorre esaminarli integralmente prima di affrontare nel merito le contestazioni.
La difesa ha assicurato che ogni valutazione sarà svolta nelle sedi giudiziarie appropriate, con attenzione alla delicatezza della vicenda e alla riservatezza necessaria, anche a tutela della figlia minorenne della coppia.
Rossi rimane in carcere a Verona, mentre l’indagine dovrà chiarire definitivamente la sequenza delle presunte somministrazioni di insulina, le circostanze della morte e le responsabilità contestate.
L’uomo è attualmente indagato e deve essere considerato innocente fino a un’eventuale condanna definitiva.










