14 Luglio 2026 - 12.01

Trump beffato dai suoi dazi: gli Usa restituiscono 81 miliardi di dollari alle aziende

La Corte Suprema ha bocciato una parte delle tariffe imposte dall’ex presidente, giudicandole illegali. Il governo americano ha già avviato i rimborsi alle imprese che avevano pagato i dazi, mentre la Casa Bianca prepara nuove misure protezionistiche.

La guerra dei dazi voluta da Donald Trump si trasforma in un conto miliardario per gli Stati Uniti. Il governo americano ha infatti già rimborsato 81 miliardi di dollari alle aziende che avevano pagato le tariffe sulle merci importate, dopo che la Corte Suprema ha dichiarato illegali una parte dei dazi aggiuntivi introdotti dall’amministrazione Trump.

Secondo i dati di bilancio pubblicati lunedì, dall’inizio dell’anno fiscale, partito nell’ottobre 2025, gli Stati Uniti hanno restituito una cifra enormemente superiore rispetto al passato: nello stesso periodo dell’anno precedente i rimborsi tariffari erano stati pari a circa 5 miliardi di dollari.

Un funzionario del Dipartimento del Tesoro ha spiegato che l’aumento è quasi interamente legato alla decisione della Corte Suprema, con la maggior parte delle restituzioni concentrate nei mesi di maggio e giugno.

I dazi sulle importazioni erano stati uno dei pilastri della strategia economica di Trump, che li aveva presentati come una soluzione per rilanciare la produzione interna, riportare le fabbriche negli Stati Uniti, ottenere accordi commerciali più favorevoli e ridurre il deficit federale.

I risultati, però, mostrano un quadro più complesso. Dopo una temporanea riduzione legata alle entrate derivanti dai dazi, il deficit americano è tornato a crescere: nei primi nove mesi dell’anno fiscale ha raggiunto 1.367 miliardi di dollari, con un aumento del 2%.

A pesare sui conti pubblici anche il costo degli interessi sul debito, che ha superato i mille miliardi di dollari con una crescita del 14%, e l’aumento delle spese militari, salite del 5% anche in relazione alla guerra in Medio Oriente.

Nonostante la battuta d’arresto giudiziaria, la Casa Bianca non sembra intenzionata ad abbandonare la linea protezionistica. L’attuale tariffa globale temporanea del 10%, introdotta dall’amministrazione statunitense, scadrà il 24 luglio, ma sono allo studio nuove misure contro diversi Paesi accusati dagli Stati Uniti di non applicare adeguatamente le norme contro il lavoro forzato e di avere un eccesso di capacità industriale.

Le nuove tariffe potrebbero coinvolgere partner commerciali strategici come Regno Unito, Giappone, India, Taiwan e Cina, con aliquote ipotizzate tra il 10% e il 12,5%. Washington ha inoltre minacciato nuovi dazi del 25% contro il Brasile.

Nelle scorse settimane Trump aveva anche annunciato la possibilità di imporre tariffe del 100% sui Paesi europei, Regno Unito compreso, nel caso avessero introdotto nuove tasse sulle grandi aziende tecnologiche americane.

Nel Regno Unito è già in vigore una digital tax del 2% applicata a grandi piattaforme come Apple, Google e Amazon, che nel periodo fiscale 2024-2025 ha generato oltre 800 milioni di sterline di entrate. Francia, Spagna e Italia applicano invece un’imposta del 3% sui servizi digitali, mentre altri Paesi europei hanno adottato o stanno valutando misure simili.

Trump ha ribadito che i suoi dazi avranno la precedenza su qualsiasi accordo commerciale già firmato o in vigore. In un messaggio pubblicato su Truth Social ha minacciato una tariffa del 100% sui prodotti provenienti dai Paesi che applicheranno tasse sui servizi digitali alle aziende statunitensi, sostenendo che tali misure scatterebbero indipendentemente dagli accordi commerciali esistenti.

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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