Torture in Questura a Verona, due poliziotti condannati: pestaggi, umiliazioni e violenze sui fermati

Due poliziotti della Questura di Verona sono stati condannati in primo grado per aver torturato persone fermate e accompagnate negli uffici di polizia. Il Tribunale scaligero ha inflitto sei anni e sei mesi di reclusione ad Alessandro Migliore e quattro anni e tre mesi a Loris Colpini, entrambi in servizio alle Volanti all’epoca dei fatti, risalenti al 2022. La sentenza, pronunciata martedì 13 ottobre, rappresenta il primo importante esito giudiziario dell’inchiesta sulle violenze commesse ai danni di persone straniere e senza fissa dimora.
Il collegio giudicante, presieduto da Raffaele Ferraro, ha riconosciuto il reato di tortura nei confronti di due persone, Nicolae Daju e Mattia Tacchi, disponendo per ciascuna un risarcimento di 15mila euro. Per entrambi gli imputati è stata inoltre stabilita l’interdizione dai pubblici uffici.
Schiaffi fino a far svenire i fermati, calci e spray urticante
La vicenda era esplosa nel giugno 2023, quando cinque poliziotti della Questura di Verona erano stati arrestati dai loro stessi colleghi della Squadra Mobile al termine di un’indagine durata otto mesi.
Gli investigatori avevano documentato una serie di episodi avvenuti tra luglio 2022 e marzo 2023, soprattutto all’interno della stanza destinata alle persone fermate, soprannominata “acquario”.
Secondo quanto ricostruito durante le indagini, alcuni agenti avrebbero sottoposto persone in stato di fermo a pestaggi e umiliazioni, utilizzando schiaffi, pugni, calci e spray urticanti anche quando le vittime si trovavano già a terra.
Uno degli episodi più gravi contestati ad Alessandro Migliore riguardava un fermato colpito con uno schiaffo talmente violento da fargli perdere conoscenza.
Un altro caso coinvolgeva Nicolae Daju, cittadino rumeno senza fissa dimora, all’epoca 56enne, che secondo l’accusa sarebbe stato colpito anche con spray al peperoncino e percosso mentre era già a terra. Nelle violenze sarebbe stato coinvolto anche Colpini.
Le intercettazioni e i video che hanno incastrato gli agenti
L’indagine era stata condotta dalla Squadra Mobile attraverso intercettazioni ambientali, registrazioni telefoniche e immagini delle telecamere installate negli uffici della Questura.
Tra gli elementi raccolti figuravano anche conversazioni nelle quali uno degli agenti raccontava alla fidanzata le violenze inflitte ai fermati, descrivendo con compiacimento episodi nei quali le vittime avevano perso i sensi.
Gli investigatori avevano inoltre documentato comportamenti umilianti nei confronti di persone particolarmente vulnerabili, tra cui migranti, senzatetto e individui in condizioni di disagio.
In uno degli episodi emersi dall’inchiesta, una persona fermata sarebbe stata utilizzata per pulire dell’urina dal pavimento.
L’ordinanza cautelare aveva evidenziato la gravità degli abusi commessi da appartenenti alle forze dell’ordine nei confronti di persone che si trovavano sotto la loro autorità e che, proprio per questo, avrebbero dovuto essere tutelate.
Le richieste della Procura e la sentenza
I pubblici ministeri Carlo Boranga e Chiara Bisso avevano chiesto una condanna a sei anni e sette mesi per Migliore e a tre anni e dieci mesi per Colpini.
Il Tribunale ha stabilito una pena leggermente inferiore alla richiesta dell’accusa per Migliore, mentre per Colpini la condanna è risultata più severa.
Il collegio ha inoltre assolto Colpini dall’accusa relativa a un altro episodio, riguardante presunte lesioni aggravate dalla discriminazione razziale nei confronti di Adil Tantaoui.
Alessandro Migliore, nel frattempo, aveva già lasciato la Polizia di Stato dimettendosi dal servizio.
I legali dell’ex agente hanno contestato la decisione del Tribunale, annunciando l’intenzione di impugnare la sentenza.
Altri dodici poliziotti a processo nel 2027
La vicenda giudiziaria non si conclude con queste due condanne.
Un secondo filone dell’inchiesta coinvolge altri dodici appartenenti alla Polizia di Stato, rinviati a giudizio per diversi reati. Quattro di loro dovranno rispondere anche dell’accusa di tortura.
Il processo è previsto per febbraio 2027.
Un ulteriore procedimento si era già concluso nel febbraio 2026 con la condanna, attraverso il rito abbreviato, di altri tre poliziotti a pene comprese tra quattro e cinque mesi, per reati contestati a vario titolo tra cui lesioni, omessa denuncia e falso.
La sentenza pronunciata il 13 ottobre riconosce dunque la responsabilità penale di Migliore e Colpini per le torture contestate nei confronti di due persone fermate, mentre proseguono gli altri procedimenti collegati alla stessa inchiesta.
Le condanne non sono definitive e potranno essere sottoposte al giudizio dei successivi gradi di giudizio.




















