Pesce scaduto e senza tracciabilità tra ristoranti e grossisti: 1.800 chili irregolari, chiuso un locale in Veneto

Maxioperazione della Guardia Costiera di Venezia contro le irregolarità nella vendita e nella conservazione dei prodotti ittici. Il bilancio dei controlli, reso noto martedì 27 ottobre, è di 1.800 chili di pesce sequestrati, bloccati o destinati allo smaltimento, 52 ispezioni e 10 sanzioni amministrative per complessivi 20mila euro. In un ristorante della zona di Caorle, le condizioni igienico-sanitarie hanno imposto addirittura la chiusura dell’attività.
Le verifiche, coordinate dalla Direzione Marittima di Venezia, hanno interessato un territorio molto vasto, dal Veneto alla Lombardia orientale, fino alle province autonome di Trento e Bolzano e alla provincia di Pordenone. Nel mirino ristoranti, grossisti, depositi e punti di distribuzione del pesce.
I primi controlli hanno riguardato i locali delle principali destinazioni turistiche venete, dalla costa veneziana al Lago di Garda. Sono stati individuati 50 chili di prodotti ittici scaduti o privi della documentazione necessaria a ricostruirne la provenienza, con multe per 8mila euro.
Particolarmente grave la situazione riscontrata in un ristorante nell’area di Caorle, dove le carenze igieniche hanno richiesto l’intervento dell’Ulss 4. L’autorità sanitaria ha disposto la chiusura del locale e la sospensione temporanea dell’attività.
L’operazione si è poi estesa alla provincia di Brescia, dove sono stati controllati tre grossisti che riforniscono alberghi e ristoranti del territorio e della zona gardesana.
In una delle aziende, all’interno delle celle frigorifere, i militari hanno scoperto 640 chili di pesce senza le indicazioni obbligatorie sulla tracciabilità. La merce è stata sequestrata ed è scattata una multa di 2mila euro. Ulteriori irregolarità nelle procedure di lavorazione hanno portato al blocco di altri 700 chili di prodotti ittici e alla sospensione delle operazioni di congelamento. Per il titolare è arrivata anche una denuncia penale legata alla gestione irregolare dei rifiuti.
Altri 170 chili di pesce non più commercializzabile sono stati trovati in un deposito utilizzato da venditori ambulanti attivi nelle vallate prealpine tra Lombardia e Trentino. I prodotti sono stati destinati allo smaltimento, con una sanzione di 2mila euro.
Infine, in un magazzino cash & carry che rifornisce i ristoratori del basso Garda, gli ispettori hanno individuato 240 chili di prodotti ittici con data di scadenza superata oppure etichette non conformi. Anche in questo caso la merce è stata eliminata e all’attività è stata contestata una multa di 4mila euro.
L’operazione ha permesso di individuare irregolarità lungo diversi passaggi della filiera commerciale, dalla distribuzione all’ingrosso fino alla somministrazione nei ristoranti, con interventi finalizzati a tutelare la sicurezza alimentare dei consumatori.










