Marco Castello infiamma il Lumen Festival: il groove vince anche contro il caldo

di Anita Guelfi
Il caldo non ha fermato il Lumen Festival. Nonostante una serata segnata da temperature ancora oltre i trenta gradi e da un’afa difficile da ignorare, Vicenza ha risposto presente per l’unica data estiva in Veneto di Marco Castello. Un appuntamento atteso, che ha portato sul palco uno degli artisti più interessanti della nuova scena musicale italiana indipendente, capace in pochi anni di costruire un’identità sonora precisa e riconoscibile.

Fin dai primi brani si percepisce che il concerto di Marco Castello non è semplicemente un’esecuzione dal vivo del suo repertorio, ma una vera esperienza collettiva. La sua musica, già caratterizzata da un intreccio raffinato tra cantautorato, jazz, funk e influenze mediterranee, sul palco trova una dimensione ancora più libera e dinamica. Le canzoni si aprono, cambiano forma, lasciano spazio agli strumenti e al dialogo continuo con una band che non si limita ad accompagnare, ma diventa parte integrante del racconto.

Il suono è caldo, ricco di sfumature, costruito su un equilibrio preciso tra groove e ricerca musicale. Tastiere, fiati, chitarre e sezione ritmica danno corpo a un live elegante ma mai distante, capace di alternare momenti più raccolti a improvvise accelerazioni che trasformano il pubblico in parte attiva dello spettacolo. È proprio questa capacità di unire cura degli arrangiamenti e immediatezza il tratto distintivo di Castello: nulla appare forzato, ogni elemento sembra trovare il proprio spazio con naturalezza.
La scaletta attraversa il suo universo musicale con brani che raccontano il quotidiano attraverso uno sguardo ironico e allo stesso tempo profondamente umano. Dracme è uno dei momenti più significativi della serata: il suo andamento morbido e avvolgente mette in evidenza la capacità dell’artista di costruire atmosfere sospese, mentre Beddu restituisce tutta la dimensione più intima e riconoscibile della sua scrittura, quella fatta di dettagli, memoria e sensibilità. Sono canzoni che sembrano leggere al primo ascolto, ma che nascondono una profondità capace di emergere soprattutto nella dimensione live.

A rendere ancora più interessante il concerto è la naturale presenza della musica brasiliana all’interno del suo immaginario. Le incursioni nel repertorio di Gilberto Gil e Jorge Ben non sono semplici omaggi, ma tasselli perfettamente integrati nel percorso musicale della serata. Il legame con quelle sonorità tropicali, con il ritmo e con una certa idea di musica come spazio di condivisione, si intreccia con il mondo di Castello creando un dialogo spontaneo tra Sicilia e Brasile.
E mentre sul palco la band costruisce un flusso continuo di suoni, sotto il palco il pubblico risponde con entusiasmo crescente. Si balla, si battono le mani, ci si lascia trascinare da una musica che riesce a essere ricercata senza perdere la sua capacità di coinvolgere. Il caldo, che avrebbe potuto diventare il protagonista della serata, finisce quasi per passare in secondo piano.
Marco Castello dimostra ancora una volta di avere una cifra artistica ben definita: quella di un musicista capace di muoversi tra generi diversi senza perdere identità, trasformando influenze lontane in qualcosa di personale e contemporaneo. Il concerto al Lumen Festival conferma la forza di un progetto che trova proprio nella dimensione dal vivo il suo equilibrio migliore: una festa musicale raffinata, ironica e piena di energia, dove la tecnica resta al servizio delle emozioni.
Alla fine rimane la sensazione di una serata riuscita, in cui il pubblico vicentino ha trovato nel palco di Marco Castello il modo migliore per dimenticare il caldo e lasciarsi trasportare dal ritmo.
Attesissimi i prossimi concerti al Lumen Festival, dal 24 al 28 giugno, con Sugo Gang, Tutti Fenomeni + irossa, Ele A + Promessa, OK Giorgio e Casino Royale + DJ Villary.















