11 Giugno 2026 - 15.58

Il Terzo Polo che non c’è: Marina Berlusconi, Calenda, (Zaia?), parte del PD potrebbero ribaltare il voto nel 2027

Un editoriale sui numeri che quasi nessuno guarda, sul centro che continua a non nascere e su Marina Berlusconi, che potrebbe diventare molto più importante di quanto lei stessa continui a sostenere.

C’è un dato che dovrebbe terrorizzare qualunque leader politico italiano. E invece viene trattato come una nota a margine. Circa il 25% degli elettori dichiara di votare esclusivamente per impedire la vittoria di qualcuno, non perché si riconosca realmente in un progetto politico. A questo si aggiunge un altro numero ancora più significativo: indecisi e astensionisti sfiorano il 40%.

Tradotto in termini concreti, significa che quasi metà del Paese non trova un’offerta politica capace di rappresentarlo davvero. Una parte vota contro qualcuno, un’altra non vota affatto. È il più grande bacino elettorale italiano e, paradossalmente, è anche quello meno considerato.

Due blocchi, un Paese insoddisfatto

Guardando alle proiezioni attuali in vista delle elezioni politiche del 2027, il quadro appare apparentemente stabile: Fratelli d’Italia resta il primo partito attorno al 28%, il Partito Democratico oscilla poco sopra il 22%, il Movimento 5 Stelle si colloca intorno al 13%, Forza Italia all’8%, Lega poco sotto il 7% e Alleanza Verdi-Sinistra sopra il 6%.

Sulla carta esistono due grandi schieramenti. Nella realtà, entrambi mostrano crepe evidenti.

Nel centrodestra cresce il peso delle componenti più identitarie e radicali. La figura di Roberto Vannacci continua ad attrarre una parte dell’elettorato sovranista e MAGA all’italiana, soprattutto a scapito della Lega. Ma proprio questa evoluzione rischia di allontanare quella fascia moderata, europeista e liberale che per decenni ha rappresentato il cuore dell’elettorato berlusconiano.

Nel centrosinistra, invece, la convivenza tra Schlein, Conte e la sinistra radicale continua a sembrare più una necessità matematica che una sintesi politica. Le difficoltà emerse in diverse competizioni amministrative e la crescente forza delle liste civiche suggeriscono che una parte consistente dell’elettorato progressista fatichi a riconoscersi nel cosiddetto “campo largo”.

Il centro che esiste ma non si vede

Qui emerge la vera questione.

Azione, Italia Viva, +Europa e Noi Moderati sommano oggi circa l’8-9% dei consensi. Separati valgono poco. Uniti potrebbero diventare la terza forza politica nazionale.

Ma il dato più interessante è un altro: se a questo blocco si aggiungesse una parte significativa dei moderati di Forza Italia, alcuni riformisti del Partito Democratico (anche eletti) e segmenti dell’elettorato cattolico e liberale oggi rifugiati nell’astensione, il potenziale cambierebbe radicalmente.

Le stime più realistiche parlano di una base iniziale compresa tra il 12 e il 15%. In uno scenario favorevole, con una leadership forte e riconoscibile, il nuovo polo potrebbe spingersi tra il 18 e il 22%, diventando l’ago della bilancia della politica italiana.

Numeri che oggi sembrano ambiziosi, ma che non sono affatto impossibili in un Paese dove quasi quattro elettori su dieci restano a casa.

L’ipotesi Silvia Salis

L’elezione di Silvia Salis a sindaca di Genova ha mostrato qualcosa che i partiti tradizionali tendono a sottovalutare: gli elettori rispondono ancora positivamente a figure percepite come competenti, credibili e non consumate dalle logiche della politica professionale.

La sua crescita di popolarità dimostra che esiste uno spazio per leadership nuove, capaci di parlare a mondi diversi senza alimentare continuamente lo scontro ideologico.

Il problema è che profili di questo tipo rischiano di essere soffocati all’interno delle coalizioni tradizionali, dove ogni scelta viene filtrata dagli equilibri tra partiti.

Marina Berlusconi: l’ipotesi che continua a tornare

Ed è qui che entra in scena Marina Berlusconi.

Ogni volta che si parla di una sua possibile discesa in campo, arriva puntualmente una smentita. Ma ogni smentita produce l’effetto opposto: alimenta il dibattito e rafforza la percezione di una leadership potenziale.

Da anni Marina Berlusconi rappresenta uno dei pochi riferimenti riconoscibili in Forza Italia. Imprenditrice, presidente di Fininvest, europeista, atlantista, distante tanto dal populismo quanto dalla sinistra massimalista, incarna esattamente quel profilo che oggi manca nel panorama politico nazionale.

I sondaggi mostrano già un interesse significativo verso una sua eventuale leadership. Ma il punto non è se possa rafforzare Forza Italia. La domanda vera è un’altra: potrebbe diventare il punto di riferimento di un’area molto più ampia?

Se un nuovo soggetto politico riuscisse a mettere insieme Forza Italia moderata, il centro liberale di Azione e Italia Viva, una parte dei riformisti del PD e il tradizionale elettorato cattolico, il risultato potrebbe collocarsi stabilmente tra il 15 e il 20%. Con una forte mobilitazione degli astensionisti moderati, non sarebbe impossibile immaginare percentuali vicine al 25%.

A quel punto non si parlerebbe più di terzo polo. Si parlerebbe di uno dei pilastri del sistema politico italiano e nella conta non è stato messo nemmeno Zaia, uno dei leader politici più apprezzati nel nostro paese, la cui permanenza nella Lega di Salvini rimane ancora un mistero.

Tre scenari per il 2027

Il primo scenario è il più semplice: tutto resta com’è. Centrodestra e centrosinistra arrivano alle urne senza grandi cambiamenti e si contendono il governo sul filo di pochi punti percentuali.

Il secondo scenario vede il centrosinistra riuscire finalmente a trovare una sintesi credibile attorno a una leadership forte, riducendo le tensioni interne e ampliando il consenso.

Il terzo scenario è quello meno probabile ma più interessante: la nascita di un grande polo moderato, liberale, europeista e riformista capace di raccogliere i voti dispersi tra centrodestra, centrosinistra e astensione.

Oggi sembra un’ipotesi lontana. Ma anche l’ascesa di Berlusconi nel 1994, il Movimento 5 Stelle nel 2013 e Giorgia Meloni nel 2022 sembravano improbabili molto prima di diventare realtà.

L’unica certezza è che esiste un enorme spazio politico ancora senza rappresentanza. Un’area fatta di milioni di italiani che non si riconoscono né nelle parole d’ordine della destra identitaria né in quelle della sinistra più ideologica.

Chi riuscirà a parlare a questi elettori non vincerà semplicemente qualche punto percentuale. Potrebbe riscrivere gli equilibri della politica italiana. E forse, proprio per questo, la partita più importante dei prossimi due anni non si giocherà né a destra né a sinistra, ma in quel grande centro che tutti dichiarano morto e che continua ostinatamente a cercare un leader.

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