Il bel tempo è morto. Ma le previsioni non se ne sono ancora accorte

Umberto Baldo
C’era un tempo, che ormai i libri di storia collocano da qualche parte verso la fine del Novecento, in cui le previsioni del tempo erano un rito rassicurante.
Ricordate Bernacca?
Il meteorologo impeccabile in giacca e cravatta, indicava la cartina dell’Italia con una bacchetta e annunciava sorridendo: «Domani bel tempo su tutta la Penisola».
Traduzione: sole, cielo azzurro e qualche nuvoletta decorativa. La gente esultava, preparava la borsa frigo, caricava l’ombrellone in macchina e progettava una gita.
L’equazione era semplicissima.
Sole uguale bel tempo.
Pioggia uguale brutto tempo.
Per secoli nessuno si è sognato di metterla in discussione.
Poi, una ventina d’anni fa, qualcosa ha cominciato a cambiare. Non tanto nelle previsioni, quanto fuori dalla finestra.
Il clima si è messo a fare il clima del Sahara ed il nostro vocabolario è rimasto fermo agli anni Settanta.
Oggi fuori ci sono quarantuno gradi all’ombra, l’asfalto sembra una fonduta, le cicale hanno dichiarato sciopero per sfinimento, il gatto osserva il frigorifero con lo stesso trasporto con cui un pellegrino guarda Lourdes, e tu vivi barricato in casa con tapparelle abbassate, finestre sigillate e condizionatore acceso.
Più che una domenica d’agosto ricorda una replica del lockdown.
Accendi la televisione.
Compare il meteorologo; sorride come se stesse annunciando una vincita alla lotteria e proclama: «Continua il bel tempo su tutta Italia. Sole pieno e cieli completamente sereni.»
Bel tempo?
Viene spontaneo chiedersi: per chi?
Per i cammelli? Per i cactus? Per le lucertole?
Perché, se per uscire di casa devi scegliere fra un’insolazione e una scottatura di secondo grado, forse il concetto di “bella giornata” meriterebbe un piccolo aggiornamento.
Naturalmente, appena osi formulare questo dubbio, arrivano loro.
I Negazionisti del Termometro.
Sono una categoria umana affascinante. Li riconosci subito perché ripetono ogni estate le stesse frasi con la serenità di chi è convinto che la realtà debba adeguarsi ai ricordi
«Ad agosto ha sempre fatto caldo.» Verissimo. Come dire che il Monte Bianco è sempre stato alto. Il dettaglio è che quarant’anni fa il “gran caldo” significava trentuno o trentadue gradi. Oggi quei valori vengono salutati come una piacevole rinfrescata.
Poi arriva il secondo argomento. «Finalmente un po’ d’estate!»
Detto mentre cercano disperatamente un metro quadrato d’ombra, consumano litri d’acqua e trasformano il condizionatore nell’elettrodomestico più importante della famiglia.
Infine c’è il capolavoro. «È tutta un’esagerazione dei media.»
Probabilmente. Del resto anche il termometro, il ghiacciaio che arretra e il gatto che tenta di trasferirsi nel congelatore devono essere stati arruolati dalla propaganda.
La verità è che non è cambiata soltanto la temperatura.
È rimasto indietro il linguaggio.
Abbiamo satelliti capaci di prevedere un temporale con giorni di anticipo, supercomputer che elaborano miliardi di dati e modelli matematici di una precisione impressionante.
Ma continuiamo ostinatamente a chiamare “bel tempo” una situazione nella quale milioni di persone passano il pomeriggio barricati in casa per evitare un colpo di calore.
Forse dovremmo avere il coraggio di aggiornare il vocabolario.
Perché, se i climatologi hanno ragione nel dire che gli anni più freschi rischiano di essere quelli che stiamo vivendo oggi, è probabile che i nostri figli trovino assurdo il linguaggio con cui raccontiamo il meteo.
Immagino già un telegiornale del 2045.
«Ed ora le previsioni del tempo. Purtroppo anche domani avremo una vasta area di BRUTTO TEMPO su tutta la Penisola. L’anticiclone africano garantirà cielo perfettamente sereno, assenza di vento e temperature comprese fra i 43 e i 45 gradi. Si raccomanda di uscire solo in caso di assoluta necessità.»
Pausa. Il meteorologo cambia espressione.
«Finalmente, però, da giovedì tornerà il BEL TEMPO. Una perturbazione atlantica porterà piogge diffuse, temporali, neve sulle Alpi oltre i duemila metri e un deciso calo delle temperature. Gli esperti consigliano di approfittarne per passeggiare all’aperto.»
Quel giorno nessuno troverà la cosa strana.
Anzi, c’è da scommettere che qualcuno spalancherà la finestra, si prenderà una bella secchiata d’acqua in faccia e dirà con soddisfazione:
«Che meraviglia. Ecco, quello sarà il giorno in cui avremo finalmente il coraggio di dirlo: oggi c’è un diluvio universale, che giornata meravigliosa.
Dimenticavo: E i vacanzieri?
Quelli che aspettano il sole a tutti i costi?
Con tutto il rispetto, vadano pure a prenderselo, magari direttamente in Africa.
Umberto Baldo


















