20 Giugno 2026 - 14.46

Fratelli d’Italia, l’Italia (del pallone) s’è rotta: da Infantino alla Figc tutte le colpe mentre arriva Mancini

Un Mondiale senza l’Italia ormai non è più una notizia: è diventato un’abitudine. E forse proprio questa è la cosa più grave. Perché quando una Nazionale quattro volte campione del mondo resta fuori da tre edizioni consecutive, non siamo più davanti a un incidente, a una serata storta, a un rigore sbagliato o a un sorteggio sfortunato. Siamo davanti a un crollo di sistema. Un crollo che nessuno, però, sembra voler chiamare davvero con il suo nome.

Da quando la FIFA è presieduta dallo svizzero Gianni Infantino, l’Italia ai Mondiali non si è più vista. Russia 2018: assente. Qatar 2022: assente. Stati Uniti, Canada e Messico 2026: ancora assente. Tre Mondiali, zero Italia. Una coincidenza? Può darsi. Ma nel calcio, si sa, le coincidenze fanno sempre comodo a chi non vuole farsi domande.

E allora chiediamo: com’è possibile che il Paese che ha vinto quattro Coppe del Mondo, che ha prodotto generazioni di fuoriclasse, difensori leggendari, portieri monumentali, allenatori esportati ovunque, oggi debba guardare il Mondiale dal divano? Com’è possibile che gli altri vadano avanti e noi restiamo impantanati sempre nello stesso pantano, tra federazioni in crisi, presidenti dimissionari, commissari tecnici bruciati, playoff trasformati in incubi e promesse di “rifondazione” che durano il tempo di una conferenza stampa?

Il problema, certo, non è solo Infantino. Sarebbe troppo facile, e forse anche troppo comodo, scaricare tutto sulla FIFA e sul suo presidente. L’Italia si è eliminata anche da sola: con scelte sbagliate, vivai impoveriti, club pieni di stranieri mediocri, giovani italiani trattati come soprammobili, dirigenti incapaci di guardare oltre il prossimo bilancio e una cultura calcistica che vive ancora di nostalgia. Ma resta il dato politico e simbolico: nell’era Infantino, il Mondiale si allarga, si gonfia, si moltiplica, diventa un prodotto globale sempre più enorme, e l’Italia non riesce nemmeno a trovare una porta d’ingresso. Un paradosso quasi grottesco.

Il calcio italiano oggi è questo: esporta allenatori, ma non porta la Nazionale al Mondiale. Vede Ancelotti, Cannavaro, Montella e tanti altri protagonisti in giro per il mondo, mentre gli Azzurri restano fuori dalla festa. Abbiamo tecnici che fanno scuola, ma una Nazionale senza scuola. Abbiamo storia, maglie, coppe, musei, retorica e inni. Ma non abbiamo più una squadra capace di qualificarsi.

Dopo l’ennesima figuraccia, è ricominciato il solito giro di nomi. Gattuso se n’è andato, Silvio Baldini ha fatto da traghettatore, la FIGC deve ricostruire un’immagine prima ancora che una squadra. E il nome che torna con più forza è quello di Roberto Mancini. Proprio lui: l’uomo dell’Europeo vinto, ma anche l’uomo del Mondiale 2022 mancato. L’uomo del trionfo di Wembley e della notte nera con la Macedonia del Nord. Il tecnico che ha restituito orgoglio all’Italia e poi se n’è andato lasciando dietro di sé macerie, polemiche e rimpianti.

Mancini oggi è libero dopo l’addio all’Al Sadd e tutto lascia pensare che possa essere lui il prossimo commissario tecnico dell’Italia. Una scelta che sa di ritorno al passato, ma anche di ammissione: non abbiamo trovato di meglio, non abbiamo costruito un progetto, non abbiamo preparato un futuro. Torniamo da chi almeno una volta ci aveva fatto sentire vivi.

Ma il punto è proprio questo: Mancini può anche tornare, può anche rimettere ordine, può anche ridare un’identità alla Nazionale. Però nessun allenatore, da solo, può guarire un movimento malato. Nessun ct può inventarsi centravanti che non giocano, centrocampisti che non crescono, difensori che non vengono responsabilizzati, dirigenti che non programmano. La panchina azzurra è diventata un parafulmine: arriva uno, promette entusiasmo, perde due partite, viene processato, se ne va. Poi ne arriva un altro e si ricomincia.

Intanto il Mondiale va avanti senza di noi. Le altre Nazionali giocano, i tifosi cantano, gli stadi si riempiono, il mondo guarda. L’Italia osserva. Commenta. Rimpiange. Polemizza. E aspetta il prossimo salvatore.

Chissà come mai, verrebbe da dire. Chissà come mai una delle grandi capitali del calcio mondiale è diventata una comparsa assente. Chissà come mai ogni fallimento viene spiegato come un caso isolato, quando ormai i casi isolati sono diventati una catena. Chissà come mai nessuno paga davvero, nessuno cambia davvero, nessuno ha il coraggio di dire che il problema non è l’ultimo rigore sbagliato, ma tutto quello che viene prima.

Il prossimo allenatore dell’Italia, salvo sorprese, sarà Roberto Mancini. Ma la vera domanda non è chi siederà in panchina. La vera domanda è chi avrà finalmente il coraggio di rifare il calcio italiano da capo. Perché altrimenti possiamo cambiare ct, presidente, modulo, maglia e slogan. Ma il risultato sarà sempre lo stesso: Mondiale in televisione, Italia a casa.

Potrebbe interessarti anche:

Fratelli d’Italia, l’Italia (del pallone) s’è rotta: da Infantino alla Figc tutte le colpe mentre arriva Mancini | TViWeb Fratelli d’Italia, l’Italia (del pallone) s’è rotta: da Infantino alla Figc tutte le colpe mentre arriva Mancini | TViWeb

Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

Luca Faietti Direttore Fondatore ed Editoriale - Arrigo Abalti Fondatore - Direttore Commerciale e Sviluppo - Paolo Usinabia Direttore Responsabile

Copyright © 2026 Tviweb. All Rights Reserved | Tviweb S.R.L. P.Iva E C.F. 03816530244 - Sede Legale: Brendola - Via Monte Grappa, 10

Concessionaria pubblicità Rasotto Sas

Credits - Privacy Policy