4 Agosto 2026 - 9.55

Vengo anch’io? No, tu no! Il valzer del campo largo e l’ultimatum di Conte

Umberto Baldo

Ci sono canzoni che attraversano le generazioni e mantengono una straordinaria capacità di descrivere la realtà.

Prendete il capolavoro del rimpianto Enzo Jannacci: «Vengo anch’io? No, tu no!»

Un ritornello surreale, amaro e divertente, che oggi sembra scritto appositamente per sintetizzare l’eterna, logorante telenovela della politica italiana, ed in particolare del cosiddetto “campo largo”, o comunque lo si voglia chiamare.

Provate per un attimo ad immaginarvi la scena.

Da una parte c’è Elly Schlein che, con la chitarra in spalla e l’entusiasmo delle Feste dell’Unità, bussando alla porta della sedicente “coalizione progressista”, canta speranzosa: «Vengo anch’io?»

Dall’altra c’è Giuseppe Conte, l’Avvocato del Popolo in impeccabile abito con pochette, che la guarda dall’alto in basso, corregge il nodo della cravatta e risponde gelido: «No, tu no».

Le cronache dei giornali di questi giorni non parlano d’altro: lo scontro per la leadershipdell’opposizione è tornato a livelli di guardia. 

Ma, fuor di metafora musicale, come si stanno mettendo davvero le cose sul tavolo delle trattative?

A rendere la partita particolarmente frizzante è la nuova trovata di Giuseppe Conte. 

L’ex Premier ha infatti lanciato una proposta che, a prima vista, potrebbe sembrare un omaggio alla democrazia interna, ma che ad uno sguardo più attento somiglia molto a un’imposizione in pieno stile “prendere o lasciare”.

La tesi di Conte è semplice: facciamo le primarie, ma le primarie non serviranno solo a scegliere il candidato premier, bensì a delineare d’imperio la linea politica della coalizione.

Tradotto dal politichese: se alle primarie vinco io, la linea del campo largo diventa la mia. Punto. 

Un esempio su tutti? Il dossier Ucraina. Conte lo dice quasi senza nascondersi: “Se vinco io, il sostegno militare a Kiev finisce il giorno dopo”. 

Un modo decisamente garibaldino — per non dire spregiudicato — di usare la conta dei voti per polverizzare la linea atlantista del PD ed imporre l’agenda grillina a tutta l’alleanza. 

Della serie: non mi limito a guidare il treno, decido io dove posare i binari e chi far scendere dalle carrozze.

Al Nazareno, com’è facile immaginare, la pillola non è andata giù benissimo. 

Ed anzi, sottotraccia, tra i corridoi del PD sembra si stia facendo strada una convinzione sempre più solida e amara: Giuseppe Conte sosterrà l’alleanza a una sola condizione, ovvero che a guidarla sia lui in persona. Il tutto accompagnato dal timore che alle primarie Conte potrebbe veramente prevalere. 

Badate bene che non si tratta solo di ambizione personale, ma di pura sopravvivenza politica. 

Conte sa benissimo che se il M5S dovesse accodarsi ad una coalizione a trazione PD guidata da Elly Schlein, finirebbe per schiacciarsi inevitabilmente sui democratici. 

E finendo schiacciato, perderebbe anche quel poco (ed ormai ammettiamolo: è rimasto davvero poco) di identità e di “caratteristica” che ancora distingue il Movimento 5 Stelle dal resto del panorama politico. 

Per Conte, insomma, fare il “secondo” è un lusso che il M5S non può permettersi, pena l’estinzione.

Ecco allora che la dinamica del «Vengo anch’io? No, tu no» diventa l’unica vera regola del gioco. 

Se Elly prova ad allargare ai moderati per fare numeri, Conte erige un muro. 

Se il PD cerca di far valere il proprio peso elettorale (che resta nettamente superiore a quello dei grillini), il Movimento risponde alzando l’asticella delle ideologie e sventolando la minaccia dei veti.

La sensazione, per chi osserva il teatrino dall’esterno, è che i due alleati-rivali siano più occupati a rubarsi i voti a vicenda che a costruire un’alternativa di governo credibile per il Paese. 

Un gioco a somma zero in cui la Maggioranza ringrazia e si gode lo spettacolo senza nemmeno dover fare troppi sforzi.

Alla fine, all’elettore di Centrosinistra non resta che consolarsi con l’ironia.

Chissà se alla fine Elly riuscirà a salire su quel famoso autobus o se Giuseppe continuerà a lasciarla a terra alla fermata, pretendo di salire solo a patto di stare al volante. 

Nel dubbio, conviene tenere a portata di mano il disco di Jannacci: in attesa di capire se questo “campo” sarà mai davvero “largo”, almeno la colonna sonora è garantita.

Umberto Baldo

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