Vicenza, il sondaggio fantasma (e chi paga il conto)

C’è una nuova specialità della casa nella politica vicentina, ed è il sondaggio orfano.
Nei giorni scorsi in città è spuntata un’indagine demoscopica firmata dall’istituto Demetra opinioni.net: ottocento interviste, domande minuziose sul gradimento del sindaco Giacomo Possamai, pagelle sulla sicurezza, persino i test sugli sfidanti per la campagna elettorale del… 2028. Praticamente un’enciclopedia del consenso nostrano.
Il problema? Nessuno lo ha commissionato. O meglio: nessuno ammette di averlo fatto.
Appena i dati sono emersi sui media locali, è scattato il fuggi fuggi generale. Il centrosinistra che beneficia dei risultati ottenuti, ha spalancato le braccia sostenendo di non saperne nulla; il centrodestra ovviamente tanto meno; i civici hanno guardato altrove fischiettando. In un colpo solo assistiamo a un miracolo della demoscopia moderna: la rilevazione spontanea. Un sondaggio che nasce per partenogenesi, spinto dall’irresistibile desiderio scientifico di Demetra di sapere cosa pensano i vicentini alle tre del pomeriggio?
Certo, la spiegazione ufficiale degli “studi interni self-financed” regge sempre bene nei comunicati stampa. Fa molto laboratorio d’analisi e spirito di servizio. Ma in una politica abituata a contare anche i centesimi della farina per la festa di partito, credere che un istituto regali centinaia di telefonate alla causa del dibattito vicentino richiede un atto di fede che neanche in Vescovado.
La realtà — che poi è il vero capolavoro di questo piccolo giallo di provincia — è che ci troviamo di fronte a un soggetto ignoto che commissiona, paga, incassa le risposte e poi si nasconde dietro la siepe per vedere l’effetto che fa. Un committente timido, o forse spaventato dai risultati che lui stesso ha ordinato.
A questo punto non resta che attendere i prossimi sviluppi. Magari scopriremo che a Vicenza i sondaggi non si ordinano più: arrivano da soli, come la pioggia d’autunno. E mentre la politica si accapiglia sui decimali e si chiede da dove arrivi la fattura, ai cittadini resta una sola certezza: in città le cose cambiano, ma il conto — da qualche parte e in qualche modo — alla fine lo paga sempre qualcun altro.


















