PFAS negli alimenti in Veneto: la Regione rassicura, ma le associazioni rilanciano l’allarme

I risultati del monitoraggio regionale 2026 sugli alimenti di origine animale
Il monitoraggio della Regione Veneto (svolto in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e ARPA Veneto) presenta una fotografia aggiornata sui livelli di contaminazione da PFAS nei prodotti agroalimentari delle aree interessate. Lo studio ha preso in esame 156 aziende situate nelle zone ad alta, media e bassa intensità di contaminazione.
I risultati generali evidenziano una diminuzione complessiva dei livelli di PFAS rispetto al precedente piano condotto nel 2016-2017:
- Conformità complessiva: Il 95% delle aziende analizzate (148 su 156) rientra nei limiti fissati dalla normativa europea (Regolamento UE 2023/915). Solo 8 aziende (il 5%) presentano valori superiori ai limiti stabiliti per PFOA o PFOS.
- Campioni analizzati: Sui 703 campioni elementari esaminati, il 96,73% (680 campioni) è risultato conforme ai limiti di legge, mentre 18 campioni (il 2,56%) hanno superato le concentrazioni massime consentite. Ulteriori 5 campioni riguardanti la matrice latte (0,71%) hanno superato le soglie di raccomandazione indicative previste dalla Raccomandazione UE 2022/1431 (dove non sussiste un limite rigido di legge).
- Controlli sulle acque di abbeveraggio: Il report evidenzia una correlazione diretta tra l’inquinamento da PFOS nelle carni bovino-fegato e l’uso di acqua di pozzo non autorizzata in alcune aziende ad alta intensità. In tali casi, le autorità competenti hanno sospeso le attività, vietato la vendita dei prodotti e imposto l’allacciamento all’acquedotto pubblico, ottenendo il rientro nei limiti dopo la fase di follow-up.
- Matrici specifiche: Se per uova e muscolo avicolo il quadro appare ampiamente rientrato con livelli contenuti, permangono criticità per le frattaglie. Nel fegato suino e bovino si registrano i picchi più alti: il fegato bovino ha toccato un valore massimo di 12.500 ng/kg di PFOS (a fronte di un limite di 6.000 ng/kg), mentre nel fegato suino il PFOA ha registrato una media di 2.080 ng/kg (superiore al limite di 700 ng/kg) e un picco di 4.800 ng/kg.
L’analisi critica e il confronto della Rete Zero PFAS Veneto
All’indomani della presentazione dei dati regionali, l’associazione Rete Zero PFAS Veneto ha espresso forte preoccupazione in un comunicato stampa, contestando l’ottimismo delle istituzioni e mettendo in risalto la discrepanza tra i limiti normativi di legge e le soglie di tolleranza tossicologica stabilite dall’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare).
Convertendo i valori regionali ed esprimendoli in nanogrammi per chilo (ng/kg), la Rete evidenzia che la dose settimanale tollerabile (TWI) fissata da EFSA nel 2020 equivale a soli 4,4 ng/kg di peso corporeo alla settimana per la somma dei 4 PFAS principali (PFOS, PFOA, PFNA, PFHxS). Ciò significa che la dose massima per un bambino di 15 kg è pari a soli 66 nanogrammi complessivi a settimana.
Come evidenziato dall’intervento della pediatra e medico ISDE Vitalia Murgia riportato nel comunicato, un bambino di 1-2 anni che consuma in una settimana mezzo litro di latte (con PFOS rilevato fino a 70 ng/kg), due porzioni da 50 g di carne bovina e due uova, supera integralmente la soglia settimanale EFSA con il solo apporto di PFOS, senza calcolare l’esposizione ad altre fonti alimentari e idriche.
La Rete Zero PFAS sottolinea inoltre i seguenti punti critici:
- Muscolo bovino e latte oltre le raccomandazioni: Nel latte, a fronte di raccomandazioni UE pari a 20 ng/kg per PFOA e 10 ng/kg per PFOS, si misurano picchi fino a 50 ng/kg di PFOA e 70 ng/kg di PFOS. Nel muscolo bovino, l’8% dei campioni analizzati presenta livelli di PFOS compresi tra 200 e 690 ng/kg, con valori vicini o superiori al limite di 300 ng/kg.
- Campionamento sbilanciato: L’associazione contestando la metodologia di selezione delle aziende (stimate su una banca dati del 2021 di 651 realtà), evidenzia che se nell’area ad alta intensità è stato controllato il 100% delle strutture, nella zona a media intensità è stato analizzato solo il 50% e nella zona a bassa intensità appena il 10%.
- Esclusione degli allevamenti familiari: Mentre nel report 2016-2017 le uova mostravano picchi elevati a causa dell’inclusione dei pollai familiari, nel piano 2026 l’autoconsumo è stato completamente escluso. L’associazione chiede perché non si sia voluto monitorare l’evoluzione della contaminazione negli allevamenti domestici che ricadono nel territorio contaminato.
Le richieste dei cittadini alle istituzioni
A fronte di questi dati, la Rete Zero PFAS Veneto sollecita la Regione a fare trasparenza sulle procedure di rintracciabilità dei prodotti non conformi già immessi in commercio, sulle date dei rilevamenti e sulle forme di sostegno garantite alle aziende agricole coinvolte.
Viene avanzata formale richiesta di istituire un sistema pubblico di allerta rapida per la cittadinanza in caso di non conformità alimentari, di avviare un piano straordinario di bonifica del territorio e di aprire un confronto pubblico e diretto con i cittadini e le comunità esposte da anni al rischio PFAS.


















