Francia, proteste nelle scuole: 40 presidi aggrediti, quasi 2mila arresti, 305 agenti feriti e oltre 400 istituti chiusi

Le proteste degli studenti francesi contro la carenza di insegnanti e personale, le classi sovraffollate e il degrado degli edifici scolastici si sono estese in tutto il Paese e in diverse città sono sfociate in incendi, danneggiamenti e scontri con le forze dell’ordine. Per venerdì 2 ottobre circa 400 scuole e altri istituti sono destinati a rimanere chiusi, mentre il bilancio fornito dal ministero dell’Interno parla di 1.949 arresti nella sola giornata di giovedì e di oltre 300 poliziotti e gendarmi feriti.
La mobilitazione era iniziata il mese scorso nelle scuole dell’area di Parigi, per poi assumere dimensioni nazionali dopo la proclamazione di un blocco da parte dell’Union Syndicale Lycéenne, il principale sindacato degli studenti delle superiori. Le rivendicazioni riguardano soprattutto la mancanza di docenti, le condizioni degli edifici e la scarsità di risorse. Anche insegnanti e studenti universitari si sono uniti a parte delle manifestazioni.
Secondo il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray, più di cento scuole hanno subito gravi danni dall’inizio delle proteste. Sono 65 i membri del personale scolastico rimasti feriti, tra i quali 40 presidi. Giovedì le interruzioni o i blocchi avrebbero interessato 1.207 scuole superiori.
Particolarmente grave quanto accaduto al liceo Nelson Mandela di Nantes, dove un incendio ha devastato l’ingresso dell’istituto e 160 studenti sono stati evacuati dal personale. Incendi sono stati segnalati anche in altri licei, mentre a Strasburgo è stata data alle fiamme almeno un’automobile e a Tolosa si sono verificati scontri tra giovani e polizia antisommossa.
Il ministro dell’Istruzione sostiene che la protesta sia stata in parte “dirottata” da persone estranee alle scuole. Anche il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha parlato di una minoranza attiva e violenta, affermando di non essere certo che tutte le persone coinvolte negli episodi più gravi siano effettivamente studenti. Secondo Darmanin, circa due terzi delle persone arrestate dall’inizio delle proteste sarebbero state poste in stato di fermo.
Il governo distingue quindi le rivendicazioni degli studenti dagli episodi di violenza. Geffray ha riconosciuto la fondatezza di alcune richieste legate alle condizioni delle scuole, mentre l’esecutivo ha definito quanto avvenuto in alcuni centri una situazione di “violenza urbana”.
La tensione ha coinvolto anche il personale scolastico. Ad Angers un insegnante è rimasto gravemente ferito dopo essere stato colpito alla testa con una sbarra di ferro; secondo le prime informazioni, gli aggressori non sarebbero appartenuti alla scuola. Altri studenti hanno riportato ferite durante gli scontri con la polizia, mentre sono state sollevate accuse sull’impiego della forza da parte degli agenti. Anche diversi appartenenti alle forze dell’ordine sono rimasti feriti.
La protesta ha assunto nel frattempo anche una forte dimensione politica. Il governo ha sostenuto, sulla base di informazioni riferite durante una riunione di crisi, che esponenti dell’estrema sinistra e di La France Insoumise avrebbero contribuito ad alimentare il movimento. LFI ha respinto l’accusa, sostenendo che attribuire la protesta alla sinistra non affronti le ragioni alla base della mobilitazione.
Il movimento si è inoltre allargato alle università: almeno una trentina di campus sarebbero stati interessati da blocchi o proteste, mentre nei licei le autorità hanno registrato oltre mille istituti coinvolti e centinaia di blocchi.
La crisi arriva mentre la Francia si avvicina alle prossime elezioni presidenziali e il governo è alle prese anche con le contestazioni legate ai tagli alla spesa previsti nella proposta di bilancio. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha convocato una riunione di crisi per affrontare l’escalation delle proteste e delle violenze.




















