3 Agosto 2026 - 16.46

Ferrate e dintorni. Co el pelo tra’ al bianchin… el moscheton lassa posto al bicer de vin

Umberto Baldo

C’era una volta l’anziano di montagna o di pianura. Un essere mitologico caratterizzato da una naturale avversione per il sole di mezzogiorno, una profonda devozione per l’ombra dei pergolati ed un’insaziabile sete curata rigorosamente a colpi di “ombra de vin”.
Se a un nostro nonno degli anni ’70 avessero proposto di imbracarsi alle 12:30 di un martedì di agosto per scalare una parete di roccia rovente a 73 anni suonati (https://www.tviweb.it/si-blocca-sfinito-sulla-ferrata-delle-anguane-escursionista-di-73-anni-salvato-dal-soccorso-alpino/) avrebbe risposto nell’unico modo linguisticamente appropriato, offrendo un’invocazione ai santi e tornandosene a giocare a briscola al bar dell’unione.
Oggi no. Oggi il settantenne contemporaneo ha il completo tecnico traspirante della Salomon, gli scarponcini in Gore-Tex fluorescente, il Garmin al polso che misura i battiti (generalmente prossimi ai 190 al minuto già dopo tre scalini) e l’irrefrenabile desiderio di dimostrare agli algoritmi dei social che l’età è solo un numero.
I nostri vecchi, che la sapevano lunghissima e la dicevano sempre dritta, avevano coniato la celebre massima:”Co el pelo va al bianchin, mola la F… e date al vin!”
Per decenni siamo stati tratti in errore da una maliziosa interpretazione popolare.
Oggi la Storia ci restituisce la veridicità di quella parabola: quella F non è mai stata una volgarità anatomica, bensì un chiarissimo avvertimento alpino: “Mola la FERRATA!”.
Quando i capelli virano al bianco, la parete verticale va lasciata ai camosci e ai ventenni spavaldi. L’unica cordata ammissibile è quella tra il bicchiere, la mano e la bocca.
Immaginiamo la scena: ore 12:30, Ferrata delle Anguane.
Il mercurio sfiora i 38 gradi a valle, che sulla roccia calcarea diventano percepiti come l’interno di un forno per le pizze. Il nostro eroe attacca la parete. Il cavo di ferro dell’attrezzatura non è più un ausilio alla progressione, ma una piastra per piadine su cui scottarsi le dita.
E mentre la pressione arteriosa sale a livelli che farebbero esplodere un manometro industriale, scatta immancabile la chiamata al Soccorso Alpino: “Pronto? Guardate che sono bloccato, fa caldo e i crampi mi hanno trasformato le gambe in due tronchi di ghisa”.
A quel punto parte l’elicottero.
Piloti e tecnici che meriterebbero la medaglia al valor civile mollano la loro meritata pausa pranzo per andare a “pescare” dal ferro rovente l’ennesimo sognatore di mezza età avanzata.
Ad esser cattivi – ma proprio cattivi – viene davvero la tentazione di proporre una modifica al protocollo di soccorso: sgancio dall’elicottero non di un soccorritore, ma di una sedia a sdraio, un ombrellone e una bottiglia di prosecco fresco; cconsegna a mano con sanzione allegata e messaggio: “Mediti qui fino al tramonto, poi riproviamo.”
L’overtourism non ha solo riempito le vette di ciabatte e selfie-stick; ha contagiato anche chi la montagna dovrebbe conoscerla per rispetto intergenerazionale.
Quindi, caro viaggiatore sopra i settanta: ascolta la saggezza dei padri.
Lascia la ferrata a chi ha ancora le cartilagini intatte e festeggia la tua meritata pensione dove la fisica e la natura impongono: al fresco di una cantina, con un buon bicchiere in mano, ridendo di chi su in cima si sta arrostendo per gloria personale.
Umberto Baldo

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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