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	<title>ATTUALITA&#039; | TViWeb</title>
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		<title>Lo scalatore delle domenica: quattromila metri, infradito ed un elicottero gratis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Aug 2026 07:26:58 +0000</pubDate>
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<p>Se c’è un giorno dell’anno in cui rivendichiamo il diritto di staccare la spina, di cercare la bellezza, l’evasione, o semplicemente un’ora di silenzio, quello è Ferragosto.<br>E’ la festa che, per definizione, spalanca le porte alla libertà: il mare, la collina, i sentieri d’alta quota.<br>Milioni di italiani si mettono in cammino, salgono in macchina, infilano uno zaino sulle spalle e partono alla ricerca di qualche giorno lontano dalla routine.<br>Peccato che, qualche volta, nella nostra idea di libertà ci dimentichiamo di un piccolo dettaglio: la responsabilità.<br>E la cronaca di questi giorni ce lo ricorda con una storia arrivata dal Monte Bianco, che merita di essere portata sotto l’ombrellone, dentro uno zaino da montagna o, per i più prudenti, comodamente seduti in poltrona con l’aria condizionata, perché racconta di noi e del tempo in cui viviamo.<br>La vicenda è quella dei 32 alpinisti rimasti al rifugio del Goûter, a quasi quattromila metri, lungo la via normale francese del Monte Bianco.<br>Da giorni i bollettini segnalavano un grave pericolo di caduta massi provocato dal caldo eccezionale.<br>Loro, però, erano già saliti. E fin qui, potremmo anche dire: capita.<br>Ma la montagna non è un ascensore, e chi la frequenta sa che le condizioni possono cambiare.<br>Il piccolo particolare è che, arrivato il momento di scendere, invece di mettersi gli scarponi ed affrontare la discesa, qualcuno ha pensato bene di telefonare alle Autorità francesi per chiedere un elicottero.<br>Possibilmente pubblico, ed ovviamente gratis.<br>La risposta è stata un elegantissimo NO.<br>Nessun ferito. Nessuna emergenza sanitaria. Nessuna persona impossibilitata a muoversi.<br>La discesa a piedi, secondo le valutazioni del Soccorso alpino francese, era possibile adottando le necessarie precauzioni.<br>Jean-Marc Peillex Sindaco di Saint-Gervais, noto da anni per la sua crociata contro l'&#8221;alpinismo da consumo&#8221; e gli azzardi sul Monte Bianco, ha utilizzato l&#8217;episodio come caso di scuola.<br>Nel suo comunicato ufficiale ha ribadito che il soccorso pubblico non deve trasformarsi in un &#8220;servizio taxi gratuito&#8221; per persone incolumi che hanno semplicemente valutato male i rischi o ignorato gli avvisi.<br>Il PGHM (Peloton de gendarmerie de haute montagne), ha sostenuto fermamente la decisione del Sindaco, applicando il principio secondo cui il soccorso pubblico scatta solo in presenza di pericolo imminente, ferite o reale incapacità di muoversi.<br>Insomma, non c&#8217;era un&#8217;emergenza.<br>C&#8217;era un disagio. Ed il disagio, pare, non è ancora diventato una categoria del soccorso pubblico.<br>Chi voleva comunque l&#8217;elicottero ha dovuto chiamare una compagnia privata e pagarselo, mentre chi ha ritenuto di non voler aprire il portafoglio si è dovuto adattare a scendere con il “caval di San Francesco”.<br>Ora, sarebbe facile liquidare la storia come una delle tante bizzarrie dell&#8217;estate.<br>Ma quei 32 escursionisti raccontano, in piccolo, qualcosa di molto più grande: la curiosa trasformazione dell&#8217;avventura in un servizio turistico.<br>Perché ormai pretendiamo di andare alla ricerca della natura selvaggia con le stesse aspettative con cui entriamo in un centro commerciale.<br>Vogliamo la montagna, ma possibilmente senza i rischi della montagna. Vogliamo il sentiero d&#8217;alta quota, ma senza la fatica. Vogliamo il brivido dell&#8217;avventura, ma con la rete di sicurezza sempre pronta.<br>E soprattutto vogliamo essere liberi di scegliere, lasciando volentieri alla collettività il compito di occuparsi delle conseguenze.<br>È nata così una curiosa figura antropologica: lo scalatore della domenica.<br>Quello che sale verso i quattromila metri con l&#8217;attrezzatura psicologica del turista da stabilimento balneare. Quello che magari affronta un ghiacciaio con la stessa preparazione con cui affronta la passeggiata sul lungomare. Quello che considera gli scarponi un optional, il bollettino meteorologico una fastidiosa formalità, e l&#8217;elicottero del soccorso una specie di taxi alpino.<br>Infradito, T-shirt e smartphone.<br>Perché la montagna, in fondo, nella testa di costoro è lì da milioni di anni proprio per permetterci di fare una bella fotografia da mettere su Instagram.<br>Poi magari arriva un cartello che dice pericolo, un bollettino che dice pericolo, una guida alpina che dice pericolo, il buon senso che, con voce sempre più flebile, dice pericolo.<br>Ma niente. Noi saliamo lo stesso.<br>Perché la libertà individuale, nella sua versione contemporanea, sembra essere diventata il diritto di ignorare tutti gli avvertimenti, e poi pretendere che qualcun altro intervenga quando la realtà si presenta con la cattiva abitudine di non rispettare i nostri programmi.<br>È il diritto all&#8217;imprudenza ed all’impudenza.<br>E naturalmente è un diritto che funziona benissimo finché non arriva il conto.<br>Perché siamo individualisti quando decidiamo, e diventiamo improvvisamente collettivisti quando bisogna pagare le conseguenze.<br>Questa volta, peraltro, la Francia non ci ha dato una lezione.<br>Anzi, è successo quasi il contrario.<br>Sul versante italiano del Monte Bianco, una richiesta del genere, formulata da persone sane, illese e perfettamente in grado di camminare, avrebbe trovato una risposta sostanzialmente analoga.<br>In Italia il Soccorso Alpino (CNSAS) e il sistema 118 non sono un servizio taxi.<br>Le normative regionali (soprattutto nelle Regioni dell&#8217;arco alpino come Valle d&#8217;Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino e Alto Adige) prevedono già da tempo il pagamento o almeno la compartecipazione ai costi.<br>E questo dovrebbe essere abbastanza ovvio.<br>Il soccorso pubblico serve a salvare chi è in pericolo, non a trasformare ogni errore di valutazione in una prestazione gratuita.<br>Perché un elicottero non vola per magia. Costa. Costa il carburante, costa il mezzo, costa il pilota, costa il personale sanitario, costa il tempo degli uomini del soccorso.<br>E soprattutto costa la disponibilità di una risorsa che potrebbe essere necessaria pochi minuti dopo per qualcuno che davvero ne ha bisogno.<br>La questione, quindi, non è soltanto economica.<br>È culturale.<br>La libertà non è il diritto di fare qualunque cosa pretendendo che qualcun altro ne cancelli le conseguenze.<br>Se decido di salire a quattromila metri ignorando un bollettino di pericolo, sono libero di farlo.<br>Ma devo anche essere abbastanza adulto da sapere che, se le cose vanno male, potrebbe toccare a me affrontarne le conseguenze.<br>È una regola antica.<br>La montagna, del resto, è una maestra formidabile proprio perché non conosce il politically correct.<br>Non le interessa quanti follower abbiamo, non sa chi siamo, non legge i nostri post, non riconosce il nostro diritto alla vacanza.<br>E soprattutto non dispone di un numero verde.<br>Se decidiamo di affrontarla, pretende una cosa molto semplice: rispetto.<br>E forse è proprio questo che abbiamo perso.<br>Abbiamo trasformato sempre più parti della nostra vita in ambienti protetti, regolamentati, assistiti, climatizzati. Abbiamo imparato a considerare ogni rischio come un&#8217;anomalia ed ogni disagio come un disservizio.<br>Poi saliamo sul Monte Bianco in cerca dell&#8217;esperienza estrema e ci stupiamo che, lassù, qualcuno non abbia ancora installato il servizio clienti.<br>Ferragosto dovrebbe essere la festa della libertà.<br>Bene.<br>Ma la libertà adulta non significa “faccio quello che voglio e poi qualcuno penserà alle conseguenze”.<br>Significa esattamente il contrario: “Faccio quello che voglio, ma sono disposto a pagare il prezzo delle mie scelte.”<br>Anche se questo significa scendere a piedi. Anche se fa caldo. Anche se la discesa è faticosa. Anche se per una volta non c&#8217;è nessuno disposto a venirci a prendere.<br>Perché, alla fine, la vera avventura non è arrivare a quattromila metri.<br>È arrivarci sapendo perché ci stai andando, con l&#8217;attrezzatura giusta, con un minimo di prudenza e soprattutto con la consapevolezza che la montagna non è un parco giochi per adulti annoiati.<br>E se proprio vogliamo fare gli alpinisti, almeno facciamolo con gli scarponi.<br>Le infradito lasciamole al bar della spiaggia.<br>Buon Ferragosto a tutti.</p>
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		<title>Tornano le giostre per la Festa dei Oto a Vicenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 14:27:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Torna a Vicenza l&#8217;ormai tradizionale Luna park della “Festa dei Oto”, il parco dei divertimenti di Campo Marzo che da fine agosto a metà settembre allieterà adulti e bambini con le sue attrazioni e i banchi di alimentari e dolciumi.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Torna a Vicenza l&#8217;ormai tradizionale Luna park della “Festa dei Oto”, il parco dei divertimenti di Campo Marzo che da fine agosto a metà settembre allieterà adulti e bambini con le sue attrazioni e i banchi di alimentari e dolciumi.</p>



<p>L’evento fa da cornice alla tradizionale festa in onore della Madonna di Monte Berico, patrona della città di Vicenza, che da decenni è occasione per i vicentini di ritrovarsi e condividere divertimento e tradizione.</p>



<p>Il Luna Park si terrà lungo viale Dalmazia, con i suoi viali da poco rinnovati, fino all&#8217;incrocio con il vialetto che collega&nbsp;viale Eretenio con viale Venezia&nbsp;e viale Dalmazia, ed aprirà le porte ai visitatori&nbsp;da venerdì 28 agosto a domenica 20 settembre.</p>



<p>L&#8217;allestimento delle attrazioni inizierà&nbsp;lunedì 24 agosto. Il disallestimento, invece, avverrà tra&nbsp;lunedì 21&nbsp;e&nbsp;giovedì 24 settembre.</p>
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		<title>Siccità, i fiumi soffrono ma il rubinetto è in montagna e il clima lo sta chiudendo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 07:33:10 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[IL GRAFFIO]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questi giorni in cui l’Italia si scopre prolungamento climatico del Nord Africa, e le nostre città novelle Tunisi ed Algeri, telegiornali e social ci inondano con le consuete inquadrature di ordinanza: il Po ridotto ad un magro rigagnolo tra<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>In questi giorni in cui l’Italia si scopre prolungamento climatico del Nord Africa, e le nostre città novelle Tunisi ed Algeri, telegiornali e social ci inondano con le consuete inquadrature di ordinanza: il Po ridotto ad un magro rigagnolo tra banchi di sabbia, altri fiumi in condizioni persino peggiori, le cisterne vuote nei comuni della pianura, i laghi e le falde idriche ai minimi storici.<br>Viene descritto come un fenomeno fluviale od urbano, un inconveniente da gestire con qualche ordinanza sul lavaggio delle automobili.<br>Ma è una narrazione miope, incapace di guardare la mappa del Paese dall&#8217;alto verso il basso.<br>E noi, diligentemente, ci preoccupiamo.<br>Poi torniamo a parlare del caldo.<br>Forse però sarebbe il caso di alzare un po&#8217; lo sguardo.<br>Perché la storia del Po che si restringe e quella dei rifugi alpini che chiudono perché non hanno più acqua potabile, ed anche non potabile, non sono due storie diverse.<br>Sono la stessa storia raccontata da due estremità della stessa cartina geografica.<br>La pianura, infatti, ha una curiosa abitudine: considera l&#8217;acqua una specie di produzione locale.<br>Apriamo il rubinetto e l&#8217;acqua esce.<br>Quindi, evidentemente, da qualche parte deve pur esserci una fabbrica.<br>In realtà quella fabbrica si chiama montagna.<br>È lassù che per millenni abbiamo avuto il nostro gigantesco deposito naturale: neve, ghiacciai, permafrost, torrenti, sorgenti.<br>Una sorta di conto corrente idrico sul quale l&#8217;Italia ha prelevato per generazioni senza mai chiedersi molto seriamente chi facesse i versamenti.<br>Il problema è che il direttore della filiale, cioè il clima, sembra aver cambiato politica.<br>Lo zero termico sale sempre più spesso e più a lungo a quote che un tempo avremmo considerato quasi fantascientifiche.<br>La neve arriva più tardi, dura meno, e spesso non arriva proprio.<br>I ghiacciai arretrano. Il permafrost si degrada e con esso aumenta anche l&#8217;instabilità delle rocce.<br>E così accade una cosa piuttosto curiosa.<br>La montagna diventa più calda e più asciutta, mentre noi in pianura continuiamo a comportarci come se avessimo comunque diritto alla nostra bella fornitura d&#8217;acqua.<br>Una specie di contratto eterno con la natura. Naturalmente senza averlo mai firmato.<br>La faccenda diventa ancora più paradossale quando si sale negli alpeggi.<br>Lì le mucche, che evidentemente non leggono i bollettini meteorologici ma hanno il pessimo vizio di avere fame, trovano prati ingialliti e torrenti sempre più poveri d&#8217;acqua.<br>E allora succede che gli allevatori devono portare in quota foraggio ed acqua con i camion.<br>La transumanza, che per secoli ha significato portare gli animali verso l&#8217;erba, rischia così di trasformarsi nella curiosa versione alpina di un servizio di catering: camion che salgono per portare alle mucche quello che la montagna non riesce più a dare.<br>Non è una battuta.<br>O meglio, è una battuta soltanto perché la realtà, qualche volta, ha un senso dell&#8217;umorismo decisamente discutibile.<br>E mentre succede tutto questo, noi continuiamo tranquillamente a progettare infrastrutture turistiche come se la montagna fosse rimasta quella di trent&#8217;anni fa.<br>Impianti di risalita sempre più in alto, piste da sci sempre più dipendenti dalla neve artificiale, investimenti che presuppongono una disponibilità futura di neve e acqua che proprio futura non sembra.<br>È un po&#8217; come costruire un porto in un lago che sta evaporando.<br>Poi magari ci lamentiamo perché l&#8217;investimento non rende.<br>Il punto, però, non è stabilire oggi se domani dovremo chiudere tutti gli impianti sciistici o trasformare le Alpi in un parco archeologico del turismo invernale.<br>Il punto è molto più semplice.<br>La montagna è il rubinetto della pianura.<br>Se lassù diminuisce la neve, si riducono le riserve d&#8217;acqua.<br>Se i ghiacciai arretrano, cambia il regime dei fiumi. Se i terreni si seccano, quando finalmente arriva un temporale l&#8217;acqua spesso scivola via rapidamente invece di alimentare lentamente le falde ed i corsi d&#8217;acqua.<br>E così può capitare l&#8217;assurdo che conosciamo ormai bene: prima ci lamentiamo perché non piove, poi quando piove troppo ci lamentiamo perché arriva tutta insieme.<br>La natura, evidentemente, non ha ancora imparato a consultare il calendario delle nostre esigenze.<br>Il problema è che continuiamo a ragionare per compartimenti stagni.<br>In pianura parliamo di siccità, in montagna di ghiacciai, negli alpeggi di foraggio, nei rifugi di acqua, nel turismo di neve, nell&#8217;agricoltura di irrigazione.<br>Ma il conto finale è uno solo. E prima o poi arriva.<br>Perché se le nostre montagne non riescono più a trattenere la neve, alimentare i torrenti, mantenere le sorgenti, e nutrire i pascoli come hanno fatto per secoli, non possiamo pretendere che il Po, il Ticino, l&#8217;Adige o il Garda continuino a comportarsi come se nulla fosse.<br>Non è catastrofismo.<br>È contabilità.<br>Solo che questa volta il bilancio non lo fa il Ministero dell&#8217;Economia.<br>Lo fa l&#8217;acqua.<br>E l&#8217;acqua, a differenza dei nostri bilanci pubblici, non può essere corretta con una nota di variazione.<br>Forse sarebbe il caso di ricordarcelo ogni volta che guardiamo un fiume in secca.<br>Perché il problema del Po comincia molto più in alto del Po.<br>Il rubinetto della pianura si chiude sulle vette; continuare ad ignorarlo non farà piovere, né farà ricrescere l&#8217;erba.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Ulss 7: a Valli del Pasubio nuovo medico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 11:33:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da lunedì la popolazione di Valli del Pasubio può contare su un secondo medico, oltre al dott. Tessaro: si tratta del dott.&#160;Lucasz&#160;Bieganski, che d’ora in avanti assisterà i circa 700 ex pazienti del dott. Pegoraro, ma ha disponibilità per ulteriori<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Da lunedì la popolazione di Valli del Pasubio può contare su un secondo medico, oltre al dott. Tessaro: si tratta del dott.<strong>&nbsp;</strong>Lucasz&nbsp;Bieganski, che d’ora in avanti assisterà i circa 700 ex pazienti del dott. Pegoraro, ma ha disponibilità per ulteriori 800 assistiti.</p>



<p>L’ULSS 7 Pedemontana dà così seguito concretamente all’impegno più volte manifestato per il&nbsp;potenziamento della medicina territoriale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/ulss-7-a-valli-del-pasubio-nuovo-medico/">Ulss 7: a Valli del Pasubio nuovo medico</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>L’anticiclone è africano, ma in Africa non fa mica così caldo!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 07:01:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questi giorni infernali alle sette del mattino l’aria è già compromessa.Alle cinque e mezza, invece, c’è ancora quel piccolo cuscinetto di sopravvivenza che ti permette di uscire senza sentirti immediatamente dentro una serra.L’altra mattina, davanti al bar che cominciava<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/lanticiclone-e-africano-ma-in-africa-non-fa-mica-cosi-caldo/">L’anticiclone è africano, ma in Africa non fa mica così caldo!</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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<p>In questi giorni infernali alle sette del mattino l’aria è già compromessa.<br>Alle cinque e mezza, invece, c’è ancora quel piccolo cuscinetto di sopravvivenza che ti permette di uscire senza sentirti immediatamente dentro una serra.<br>L’altra mattina, davanti al bar che cominciava appena a tirare su la serranda, c’erano due ragazzi seduti ai tavolini esterni.<br>Carnagione scura, fare tranquillo di chi ha appena finito o sta per iniziare un turno.<br>Lancio un «ciao» di cortesia, di quelli che a quell’ora si scambiano tra rari superstiti della notte. Parola tira parola, scopro che si chiamano Fatou, originario del Senegal, e Ousman, che viene dal Gambia.<br>Due ragazzi africani, giovani, sorridenti, con quella calma che io, alle cinque e mezza del mattino e con questo caldo, considero già una forma superiore di filosofia.<br>Parliamo del più e del meno.<br>Fatalmente, mentre il primo sole cominciava già a picchiare sui marciapiedi, il discorso è caduto sull’unica ossessione di queste settimane: la morsa del caldo.<br>E io, con la disinvoltura di chi pensa di stare dicendo una cosa ovvia, butto là: Oggi fa un caldo che sembra di stare al Paese vostro!»<br>Fatou mi guarda.<br>Ousman mi guarda.<br>Poi uno dei due risponde: “Ma in Africa non fa mica così caldo!”<br>Ed io rimango lì.<br>Lì per lì ho pensato ad una battuta, a quella nostalgia del Paese natio che ridisegna anche il clima.<br>E invece no, avevano perfettamente ragione loro.<br>Il grande luogo comune dell’ &#8220;Africa&#8221; come un unico, immenso blocco di sabbia arroventata è solo un vizio della nostra pigrizia geografica.<br>E a pensarci bene, la mia osservazione era proprio sbagliata.<br>“L’Africa”. Come se fosse un posto solo. Come se fosse tutta uguale.<br>Come se dal Mediterraneo al Capo di Buona Speranza, dall’Atlantico all’Oceano Indiano, il termometro avesse deciso di mantenersi stabilmente sui quaranta gradi.<br>Invece l’Africa è enorme. E soprattutto non è un clima.<br>In questi giorni basta guardare qualche città per accorgersene.<br>A Banjul, in Gambia, il 12 agosto si viaggia intorno ai 27-28 gradi, con nuvole, piogge e molta umidità. Dakar, in Senegal, in agosto ha temperature mediamente intorno ai trenta gradi, ma il clima è umido e piovoso.<br>Poi basta scendere verso sud ed il nostro immaginario comincia definitivamente a fare acqua.<br>A Johannesburg in questi giorni è inverno, e le massime si aggirano intorno ai 22 gradi.<br>A Città del Capo siamo addirittura intorno ai 15, con pioggia.<br>Non esattamente il Sahara che avevamo prenotato nella nostra testa.<br>Certo, esiste anche l’Africa dei quaranta gradi.<br>Il Cairo, per esempio, oggi può arrivare intorno ai 39 (comunque gli stessi di molte nostre città “da bollino rosso”)<br>E ci sono vaste aree del Nord Africa dove il caldo estivo è davvero feroce.<br>Ma è proprio questo il punto.<br>L’unico vero &#8220;forno&#8221; resta il Sahara. Ma il Sahara è un deserto di pietra e sabbia, non un Paese abitato.<br>Il paradosso è che noi continuiamo a chiamare &#8220;anticiclone africano&#8221; questa bolla d’aria rovente come se fosse il clima ordinario di un intero continente, quando in realtà è solo un loro scarto meteorologico che ci viene spedito a domicilio.<br>L’Africa non è una temperatura, così come l’Europa non è una temperatura.<br>E’ evidente che il nostro errore nasce da una vecchia abitudine mentale: abbiamo trasformato il Sahara nell’Africa intera, nello stesso modo in cui qualche volta trasformiamo una cartolina in un continente.<br>Poi succede una cosa curiosa.<br>Mentre noi, in questi giorni, guardiamo il termometro e sogniamo il Nord Europa, in molte parti dell’Africa occidentale il problema non sono affatto i quaranta gradi che ci aspetteremmo. E nell’Africa australe è addirittura inverno.<br>E allora penso a Fatou e Ousman.<br>Forse la cosa più interessante della mia battuta non era la loro risposta.<br>Era il fatto che io, nell’osservazione «In Africa fa caldo come qui», avevo dato per scontata un’intera geografia.<br>Una geografia fatta di caldo, sabbia ed un continente tutto uguale.<br>Loro, con una frase di cinque parole, me l’hanno restituita al suo posto: “Ma in Africa non fa mica così caldo!”<br>Già.<br>E forse, per imparare un po’ di geografia del mondo moderno, alle cinque e mezza del mattino non serve nemmeno aprire un atlante.<br>A volte basta fermarsi a parlare sul marciapiede sotto casa.</p>
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		<title>Parco Querini, abbattuti tre pioppi centenari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 14:36:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Parco Querini è incorso da stamane l’abbattimento di tre pioppi ottuagenari. Le operazioni di rimozione degli alberi, svolte da Amcps con il coordinamento dell’ufficio comunale Capitale naturale nel parco chiuso al pubblico per ragioni di sicurezza fino&#160;alle 15, proseguiranno<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>A Parco Querini è incorso da stamane l’abbattimento di tre pioppi ottuagenari. Le operazioni di rimozione degli alberi, svolte da Amcps con il coordinamento dell’ufficio comunale Capitale naturale nel parco chiuso al pubblico per ragioni di sicurezza fino&nbsp;alle 15, proseguiranno anche domani, con la completa rimozione dei tre esemplari, senza necessità di vietare ulteriormente l’accesso all’area verde.</p>



<p>Tra settembre e ottobre, inoltre, si interverrà su altri due pioppi su cui sono state evidenziate alcune significative criticità che tuttavia non richiedono un intervento urgente.</p>



<p>«Dopo lo schianto di un grande ramo di uno dei tre pioppi, avvenuta il 6 agosto scorso – fa sapere l’assessore&nbsp;<strong>Cristiano Spiller</strong>&nbsp;&#8211; i tecnici del Comune e di Amcps nei giorni scorsi hanno eseguito un accurato sopralluogo che ha messo in luce la necessità di abbattere i tre esemplari tra l’ingresso al parco di via Rodolfi e il fiume Astichello, lungo il parcheggio dell’ospedale. Si è trattato di un intervento doveroso per la sicurezza pubblica, eseguito su esemplari di circa 80 anni e 20 metri di altezza, per i quali lo sfalcio controllato delle chiome non risultava più sufficiente a garantirne la stabilità. Oltre al disseccamento dei rami, infatti, i tre pioppi, giunti a fine vita, presentavano cavità alla base del colletto e radici danneggiate. Attività come quella odierna, che ha consentito di svolgere anche accurate analisi su altri esemplari del parco, programmandone la potatura preventiva e altri interventi di messa in sicurezza, sono fondamentali per prevenire possibili situazioni di rischio, a maggior ragione alla luce del cambiamento climatico in atto, che associa periodi di siccità estrema a temporali intensi, con forti raffiche di vento, determinando situazioni di forte sofferenza per alcune specie di alberi e in particolare per i pioppi».</p>
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		<title>Il Mediterraneo ribolle e si è fatto tropicale: mancano solo i pescecani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 08:12:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non serve più evocare l’Apocalisse con la vecchia storia del «non ci sono più le stagioni».Basta mettere un piede in acqua ad agosto per capire che il Mediterraneo non è più esattamente quello nel quale siamo cresciuti.E’ diventato più caldo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Non serve più evocare l’Apocalisse con la vecchia storia del «non ci sono più le stagioni».<br>Basta mettere un piede in acqua ad agosto per capire che il Mediterraneo non è più esattamente quello nel quale siamo cresciuti.<br>E’ diventato più caldo e, insieme all’acqua, sono cambiati anche gli ospiti.<br>Ma se c’è una cosa che trovo irresistibile in questa torrida estate 2026 è che, mentre continuiamo a discutere se davvero faccia più caldo di una volta, se il cambiamento climatico esista oppure sia la solita invenzione di scienziati, ambientalisti, comunisti e, perché no, anche dei meteorologi, il Mediterraneo, l’Adriatico e il Tirreno hanno deciso di risolvere la questione da soli.<br>Non con un convegno.<br>Con gli “immigrati”.<br>Non quelli umani, tranquilli. Quelli marini.<br>Perché il nostro vecchio Mediterraneo, quello nel quale abbiamo sempre nuotato pensando che la fauna fosse più o meno quella che avevamo imparato a conoscere da bambini, si sta trasformando in una specie di aeroporto internazionale.<br>Arrivano specie dal Mar Rosso, dall’Oceano Indiano, dall’Atlantico.<br>Alcune si ambientano talmente bene che ormai sembrano residenti da sempre.<br>Il problema è che non tutte sono venute qui per fare turismo; e, a differenza di certi turisti, non hanno nemmeno intenzione di ripartire a fine stagione.<br>Prendiamo il granchio blu.<br>È diventato una presenza stabile anche nelle acque venete, ed ha provocato danni pesantissimi agli allevamenti di molluschi. La Regione Veneto ha dovuto addirittura chiedere ed ottenere interventi straordinari per sostenere un settore messo in ginocchio.<br>Insomma, il granchio blu non è esattamente il tipo di ospite che inviti a cena e poi preghi perché si trattenga anche a Natale.<br>Ma lasciamo perdere per un momento i danni all’economia e all’ecosistema.<br>Perché c’è un altro aspetto della faccenda che merita qualche attenzione in più.<br>Ci sono specie arrivate nel nostro mare che possono essere pericolose anche per l’uomo.<br>Una ad esempio è il pesce leone (noto da noi anche come pesce scorpione) originario dell’Oceano Indiano ed ormai stabilmente presente in vaste aree del Mediterraneo orientale.<br>È bellissimo, ed è velenoso. Una combinazione che la natura, evidentemente, considera particolarmente divertente.<br>Le sue spine sono collegate a ghiandole velenifere, ed una puntura può provocare dolore intenso, gonfiore e altri sintomi, fino a reazioni più gravi nei casi più seri.<br>E c’è un particolare che vale la pena ricordare: le spine mantengono la loro pericolosità anche dopo la morte dell’animale.<br>Il pesce leone è ormai presente anche nei mari italiani, sebbene non sia ancora comune come nelle zone orientali del Mediterraneo, Grecia in particolare.<br>Poi c’è il pesce palla maculato, il Lagocephalus sceleratus.<br>Nome scientifico piuttosto elegante per una creatura che può contenere tetrodotossina, una delle tossine naturali più potenti conosciute.<br>E qui il consiglio è piuttosto semplice: se per caso ne pescate uno, non portatelo a casa per preparare una bella cena mediterranea.<br>Non è il caso di sperimentare la cucina fusion con il proprio apparato respiratorio.<br>Il pesce palla è arrivato attraverso il Canale di Suez e si è diffuso soprattutto nel Mediterraneo orientale, dove è diventato un problema serio per gli ecosistemi e per la pesca.<br>E poi ci sono le meduse.<br>Naturalmente non sono tutte specie aliene, e non si può attribuire ogni loro proliferazione al cambiamento climatico. Ma anche qui il quadro sta cambiando.<br>Ed in mezzo a questo cambiamento ci sono creature che sarebbe meglio non incontrare troppo da vicino.<br>Come la caravella portoghese, che medusa non è propriamente, ma alla quale assomiglia abbastanza da poter tranquillamente essere inserita nel nostro nuovo manuale di sopravvivenza balneare; nel senso che forse dovremmo insegnare ai nostri bambini a riconoscerla.<br>Un tempo ai piccoli insegnavamo a riconoscere una stella marina; adesso rischiamo di dover aggiornare il programma di educazione alla balneazione.<br>Naturalmente sarebbe sbagliato attribuire al cambiamento climatico ogni specie nuova che si affaccia nei nostri mari.<br>Le cause sono diverse: il riscaldamento delle acque, certo, ma anche il traffico marittimo, il Canale di Suez, l’alterazione degli ecosistemi, l’inquinamento e la pressione dell’uomo.<br>Ma una cosa è difficilmente contestabile: un mare che cambia temperatura sta diventando anche un mare nel quale cambiano gli ospiti.<br>L’Unione europea considera ormai il Mediterraneo uno degli hotspot mondiali delle specie marine invasive.<br>Per decenni abbiamo raccontato ai nostri figli ed ai nostri nipoti che il nostro mare era un posto sostanzialmente sicuro.<br>Li lasciavamo giocare sul bagnasciuga, facevano il bagno vicino a riva, si tuffavano, raccoglievano conchiglie.<br>Al massimo c’era qualche medusa, qualche riccio, una vespa sulla spiaggia o il classico genitore che urlava: “Esci dall’acqua che hai le labbra blu!”<br>Il Mediterraneo era casa nostra.<br>Adesso, invece, mentre entri in acqua, oltre a controllare se hai messo la crema solare, forse sarebbe opportuno cominciare a chiedersi chi altro c’è in acqua con te.<br>Naturalmente arriveranno subito quelli che diranno che è tutto normale. Che le specie aliene ci sono sempre state. Che il clima è sempre cambiato. Che faceva caldo anche nel 1963. Che i ghiacciai si sono già sciolti altre volte. Che la Terra ha miliardi di anni.<br>Tutto vero. La Terra ha miliardi di anni.<br>Il problema è che noi ne abbiamo molti meno, e soprattutto abbiamo costruito le nostre società, le nostre città, le nostre economie e le nostre vacanze sulla base di condizioni ambientali che non sono affatto eterne.<br>È un repertorio ormai collaudato.<br>Se domani trovassimo un fenicottero rosa che mangia cocco sulla spiaggia di Jesolo, qualcuno ci spiegherebbe che i fenicotteri sono sempre esistiti e che il cocco, dopotutto, cresce anche in natura.<br>Il problema è che la negazione ha una caratteristica curiosa: non ha mai bisogno di cambiare idea. Cambia semplicemente argomento.<br>E il Mediterraneo, intanto, cambia sotto i nostri occhi.<br>Non c’è bisogno di credere a me. Basta guardare cosa c’è nell’acqua.<br>Il bello è che, probabilmente, fra qualche anno potremo finalmente mettere d’accordo tutti; negazionisti del clima ed ambientalisti, scienziati e complottisti, destra e sinistra, tutti sulla stessa spiaggia.<br>Perché a quel punto la domanda non sarà più: “Ma il Mediterraneo si sta davvero tropicalizzando?”<br>Sarà molto più semplice: “Quello che si muove là sotto ha i denti?”<br>E allora forse rimpiangeremo i tempi in cui il massimo pericolo per un bambino lasciato da solo sul bagnasciuga era ingoiare un po’ d’acqua salata.<br>Quanto ai pescecani, per ora possiamo stare relativamente tranquilli.<br>Ma visto l’andazzo, io eviterei di fare troppo affidamento sulla puntualità delle rassicurazioni.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Estate 2026, benvenuti in spiaggia al centro commerciale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 06:56:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ventidue gradi ed un carrello: la nuova estate italiana Umberto Baldo L’impatto con la bolla polare avviene al secondo passo, subito dopo la prima porta scorrevole in vetro. Fuori l’asfalto trasuda sessanta gradi, i cofani delle automobili arroventano l’aria, ed<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ventidue gradi ed un carrello: la nuova estate italiana</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>L’impatto con la bolla polare avviene al secondo passo, subito dopo la prima porta scorrevole in vetro.</p>



<p>Fuori l’asfalto trasuda sessanta gradi, i cofani delle automobili arroventano l’aria, ed attraversare il parcheggio richiede quasi un atto di fede.</p>



<p>Dentro, novanta secondi dopo, un microclima da tundra alpina ti accoglie con la generosità di un abbraccio frigorifero.</p>



<p>Da qualche tempo, da quando l’Africano ha deciso di diventare il nostro signore e padrone, ho notato una cosa:&nbsp;<strong>i Centri Commerciali sono sempre più frequentati</strong>, in particolare nei fine settimana.</p>



<p>E non soltanto da chi deve comprare qualcosa.&nbsp;</p>



<p>Ci sono sempre più persone che sembrano andarci semplicemente per stare lì, magari solo per respirare senza avere la sensazione di essere dentro un forno.</p>



<p>Benvenuti nel nuovo stabilimento balneare dell’estate urbana:&nbsp;<strong>la galleria del Centro Commerciale</strong><strong>.</strong></p>



<p>Per chi non ha la fortuna, la pazienza, e spesso anche i mezzi, per affrontare le colonne di automobili verso le spiagge, la liturgia dell’agosto ha cambiato altare.</p>



<p>I cronisti da ombrellone continuano a contare i lettini vuoti, le presenze negli stabilimenti ed il prezzo delle granite.&nbsp;</p>



<p>Ma la vera sociologia della mezza estate, forse, si consuma sotto i faretti a LED, tra un negozio di telefonia, una profumeria ed una catena di fast food.</p>



<p>Basta fermarsi cinque minuti su una panchina per osservare la nuova fauna della controra.</p>



<p>C’è il pensionato di lungo corso che ha eletto la galleria a proprio soggiorno personale: quotidiano d’ordinanza sotto il braccio, passo felpato ed una capacità strategica degna di un veterano nell’occupare la seduta esattamente sotto la bocchetta di ventilazione principale.</p>



<p>Ci sono le giovani famiglie con passeggino al seguito, che compiono lente vasche d’ispezione senza mai sfiorare un portafoglio, trasformando il corridoio centrale nella propria passeggiata a mare.</p>



<p>E poi c’è il popolo del&nbsp;<strong>caffè tattico</strong>: poco più di un euro al banco dell’area ristoro per garantirsi un paio d’ore di permanenza perfettamente legittima; aria condizionata compresa.</p>



<p>Il Centro commerciale, insomma, ha scoperto una nuova funzione che probabilmente non era prevista nei business plan:&nbsp;<strong>è diventato il condizionatore sociale di una parte del Paese.</strong></p>



<p>Un tempo la fuga dalla canicola era una questione di chilometri.</p>



<p>La mezza giornata allo stabilimento, la gita fuori porta, il fresco della collina, la passeggiata serale in piazza.</p>



<p>Oggi, per una fetta crescente della popolazione, tutto questo costa.</p>



<p>Costa il carburante per arrivarci, costa il parcheggio, costa il lettino, costa l’ombrellone, costa il pranzo.&nbsp;</p>



<p>E, soprattutto, costa sempre di più anche semplicemente stare bene a casa propria.</p>



<p>Perché quando il termometro si avvicina ai quaranta gradi, il condizionatore domestico smette di essere un elettrodomestico e comincia ad assomigliare ad un investimento finanziario.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ogni ora di refrigerio ha il suo prezzo.</p>



<p>E allora accade qualcosa di curioso.</p>



<p>Per decenni abbiamo decretato, non senza ragione, la morte delle vecchie piazze di quartiere, cannibalizzate proprio dalla nascita delle grandi cattedrali del consumo.</p>



<p>Abbiamo costruito centri commerciali sempre più grandi per comprare sempre più cose.</p>



<p>E adesso scopriamo che, nel cuore dell’estate, quei medesimi luoghi sono diventati anche&nbsp;<strong>le nuove piazze</strong><strong>.</strong></p>



<p>Solo che sono piazze private.</p>



<p>Qui puoi passeggiare, sederti, incontrare gente, portare i bambini, prendere un caffè, guardare le vetrine e persino passare un pomeriggio senza spendere quasi nulla.</p>



<p>Ad una condizione implicita: prima o poi qualcuno proverà a venderti qualcosa.</p>



<p>È una curiosa forma di socialità contemporanea.</p>



<p>La piazza medievale apparteneva alla comunità, la piazza moderna appartiene al Comune, la piazza climatizzata appartiene ad una società immobiliare.</p>



<p>Eppure è proprio quest’ultima, oggi, ad offrire ciò che le altre non riescono più a garantire:&nbsp;<strong>ombra, fresco, sicurezza, sedute, ed un po’ di vita collettiva.</strong></p>



<p>La vecchia piazza di pietra, alle tre del pomeriggio, è diventata una lastra di cottura a cielo aperto.</p>



<p>La “piazza al neon”, invece, garantisce ventidue gradi fissi, una panchina e l’illusione di stare in mezzo al mondo.</p>



<p>È una democrazia del refrigerio.</p>



<p>Ma con un piccolo dettaglio che dovrebbe farci riflettere.</p>



<p>Chi ha una casa ben isolata, un buon impianto di climatizzazione, magari una seconda casa in montagna o la possibilità di partire per qualche settimana, affronta il caldo in un modo.</p>



<p>Chi non ha nulla di tutto questo cerca un luogo pubblico, gratuito o quasi, dove poter respirare.</p>



<p>E quel luogo sempre più spesso è proprio un centro commerciale.</p>



<p>Così anche il clima finisce per allargare le disuguaglianze.</p>



<p>Un tempo le differenze sociali si misuravano sulla meta delle vacanze: c’era chi andava in Costa Azzurra e chi si accontentava della pensione a due stelle.</p>



<p>Oggi la forbice è diventata più elementare, quasi biologica.</p>



<p>Non si misura più soltanto su dove puoi andare in vacanza; si misura su quanti gradi puoi permetterti di respirare.</p>



<p>E c’è qualcosa di paradossale nel fatto che, mentre discutiamo continuamente di città intelligenti, rigenerazione urbana, socialità ed inclusione, una parte dei cittadini abbia trovato la propria soluzione semplicemente entrando dalla porta automatica di un centro commerciale.</p>



<p>Non è il trionfo del capitalismo.&nbsp;&nbsp;È quasi il contrario.</p>



<p>È il capitalismo che, senza averlo programmato, si ritrova a svolgere una funzione che una città dovrebbe garantire da sé.</p>



<p>E così, nell’estate dell’Africano, la nuova piazza non ha più una fontana al centro.</p>



<p>Ha una bocchetta dell’aria condizionata.&nbsp;&nbsp;&nbsp;E la nuova vacanza low cost non richiede un biglietto ferroviario.</p>



<p>Basta entrare.</p>



<p>Poi, naturalmente, c’è sempre il carrello della spesa.</p>



<p>Perché anche il fresco, alla fine, qualcuno deve pur pagarlo.</p>
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		<title>Vicentino colpito da un fulmine vola per 15 metri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 16:29:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cade un fulmine, escursionista sbalzato per quindici metri Durante la discesa di tre escursionisti dal Monte Palombino lungo il sentiero attrezzato denominato Ferrata del Camoscio, la caduta di un fulmine ha sbalzato quello che si trovava più avanti di una<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Cade un fulmine, escursionista sbalzato per quindici metri</p>



<p></p>



<p>Durante la discesa di tre escursionisti dal Monte Palombino lungo il sentiero attrezzato denominato Ferrata del Camoscio, la caduta di un fulmine ha sbalzato quello che si trovava più avanti di una quindicina di metri, facendolo cadere tra le balze di roccia sotto l&#8217;itinerario. Uno degli amici lo ha raggiunto dandogli prima assistenza e iniziando a scendere lentamente a valle assieme a lui, mentre l&#8217;altro è rimasto nell&#8217;unico punto in cui c&#8217;era copertura telefonica, per continuare a dare le indicazioni alla Centrale del 118, dopo aver lanciato l&#8217;allarme attorno&nbsp;alle 16. L&#8217;infortunato è quindi arrivato fino alla strada forestale sopra Malga Dignas, dove è sopraggiunta la jeep dei gestori allertati da altre persone. Nelle vicinanze è quindi atterrato Falco 2, sbarcando tecnico di elisoccorso ed equipe medica, che hanno subito provveduto alle prime cure del 43enne di Dueville, che aveva riportato possibili traumi ed escoriazioni ed è stato trasportato all&#8217;ospedale di Belluno.&nbsp;</p>
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		<title>Viale Roma a Vicenza, i bus non girano e a FdI invece girano..</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 10:28:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente cittadino di Fratelli d’Italia Vicenza, Alessandro Benigno, interviene sulla vicenda del nuovo assetto di viale Roma, dove, a conclusione dei lavori Pnrr da 2,1 milioni di euro, l’amministrazione comunale ha dovuto affidare una nuova progettazione per correggere il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Il presidente cittadino di Fratelli d’Italia Vicenza, Alessandro Benigno, interviene sulla vicenda del nuovo assetto di viale Roma, dove, a conclusione dei lavori Pnrr da 2,1 milioni di euro, l’amministrazione comunale ha dovuto affidare una nuova progettazione per correggere il cordolo della rotatoria di piazzale Stazione, risultato inadeguato al passaggio dei mezzi del trasporto pubblico.</p>



<p>“Rifanno viale Roma con 2,1 milioni di euro e poi si accorgono che i bus non ci girano. Geniale” &#8211; dichiara Benigno, -. Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Già durante il cantiere era stato necessario un primo ritocco alla curva di ingresso da viale Venezia, e oggi scopriamo che servono altri soldi per un nuovo progetto e per risistemare un’opera appena conclusa. Pagare due volte per sbagliare una: questo il risultato della programmazione dell’amministrazione Possamai”.</p>



<p>“Il conto, naturalmente, lo pagano i vicentini &#8211; prosegue Benigno &#8211; che oltre ai disagi di mesi di cantieri si ritrovano un’opera da correggere prima ancora di essere collaudata dall’uso quotidiano. E il tutto per anticipare l’assetto di quella linea Brt che abbiamo sempre contestato: un progetto calato dall’alto, che sta stravolgendo la viabilità cittadina e che già mostra tutti i suoi limiti prima ancora di partire. Se il biglietto da visita è un cordolo da rifare, c’è poco da stare tranquilli sul resto”.</p>



<p>“Attendiamo fiduciosi la nota ufficiale di Palazzo Trissino &#8211; conclude il presidente cittadino di FdI -. Sarà colpa del Governo Meloni anche questa?”.</p>
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		<title>Tutti al mare? Sì però al Mare del Nord: Adriatico addio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 07:12:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è una frase che ogni estate continuiamo a ripeterci, quasi fosse una formula magica capace di sconfiggere il termometro: “ma in spiaggia c’è sempre vento. Basta fare un bagno e passa tutto”.Peccato che il clima, a differenza delle nostre illusioni,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>C&#8217;è una frase che ogni estate continuiamo a ripeterci, quasi fosse una formula magica capace di sconfiggere il termometro: “ma in spiaggia c’è sempre vento. Basta fare un bagno e passa tutto”.<br>Peccato che il clima, a differenza delle nostre illusioni, non legga le brochure degli stabilimenti balneari.<br>Chi ha trascorso gli ultimi luglio e agosto sulle spiagge dell&#8217;Alto Adriatico sa bene che, quando arriva l&#8217;anticiclone africano, il vento spesso sparisce proprio quando servirebbe di più.<br>L&#8217;aria si ferma, diventa pesante, immobile, quasi solida.<br>Il sole picchia senza tregua e quella che un tempo chiamavamo &#8220;sabbia dorata&#8221; assume le caratteristiche di una gigantesca piastra riscaldante.<br>Altro che refrigerio.<br>La spiaggia, con certe temperature, non è poi così diversa dall&#8217;asfalto di una città.<br>Cambia soltanto il colore: invece del grigio abbiamo il rassicurante giallo delle cartoline.<br>Ma il principio fisico è lo stesso: accumulare calore e restituirlo lentamente, possibilmente proprio quando il turista cerca di dormire.<br>Anche il mare non è più sempre quell&#8217;immensa vasca rinfrescante che ricordiamo.<br>Quando l&#8217;acqua raggiunge temperature quasi tropicali, il bagno non è necessariamente una fuga dal caldo.<br>A volte è semplicemente un trasferimento del caldo dalla spiaggia al mare.<br>E così può accadere il paradosso dell&#8217;estate moderna: pagare una vacanza al mare magari per trascorrere molte ore chiusi in camera o nel bungalow con il condizionatore acceso, aspettando che il sole tramonti.<br>Una vacanza vista mare, ma vissuta al riparo dal mare!<br>Non è soltanto una sensazione di chi vive e frequenta le coste italiane.<br>Del fenomeno cominciano ad occuparsi anche fonti internazionali autorevoli. Euronews parla della crescita della coolcation, l&#8217;OCSE segnala come gli eventi climatici estremi stiano modificando geografia e stagionalità del turismo, nel senso che i viaggiatori cercano sempre più destinazioni con temperature più moderate, comprese quelle del Nord Europa, mentre Tagesschau , in un articolo interessante proprio perché arriva dalla Germania, cioè da uno dei principali bacini turistici per Italia, Croazia e Spagna, si chiede se questa nuova ricerca del fresco sia ormai una tendenza strutturale.<br>Si può quindi sostenere che del problema se ne stanno accorgendo anche i turisti che per decenni hanno alimentato il nostro turismo balneare: tedeschi, olandesi, belgi, scandinavi.<br>Sono loro che hanno iniziato a guardare verso nord.<br>Come accennato, la parola di moda è coolcation: una vacanza fresca, una scelta che qualche anno fa sembrava quasi una curiosità da rivista di costume, e che oggi sta diventando una tendenza sempre più evidente.<br>Perché anche il turista del Nord Europa, quello che per generazioni ha inseguito il sole mediterraneo, ha fatto un semplice ragionamento: se devo affrontare mille chilometri di viaggio per arrivare in una località dove rischio di passare le giornate boccheggiando, forse posso trovare un&#8217;alternativa.<br>E le alternative esistono.<br>I litorali dei Paesi Bassi e del Belgio, un tempo considerati mete meno affascinanti rispetto al Mediterraneo, stanno acquistando un nuovo appeal.<br>Così come le coste francesi dell&#8217;Atlantico, dalla Normandia alla Bretagna.<br>Quest&#8217;ultima, per chi scrive, resta una delle regioni più belle d&#8217;Europa.<br>Un luogo dove il mare non viene addomesticato, ma vissuto nella sua natura più autentica: scogliere, fari, vento, grandi maree, cieli che cambiano nel giro di mezz&#8217;ora. La Bretagna non è solo una destinazione fresca. È il simbolo di un altro modo di vivere il mare: non il mare come consumo (&#8220;quanto costa l&#8217;ombrellone? quanto è calda l&#8217;acqua?&#8221;), ma come paesaggio. È un passaggio culturale interessante.<br>Certo, da quelle parti può capitare di dover indossare una giacca anche in estate.<br>L&#8217;acqua dell&#8217;oceano non ha certo le temperature di una piscina termale. Il vento può essere impetuoso.<br>Ma c&#8217;è una differenza fondamentale: lì si respira.<br>E forse questo sta diventando il nuovo lusso.<br>Per molto tempo abbiamo pensato che il privilegio fosse avere il sole garantito per quindici giorni consecutivi.<br>Oggi sempre più persone potrebbero scoprire che il vero privilegio è una sera d&#8217;agosto in cui si dorme con la finestra aperta.<br>Il cambiamento non significa che l&#8217;Italia perderà il suo fascino.<br>Sarebbe assurdo pensarlo. Il nostro patrimonio storico, culturale, paesaggistico ed enogastronomico, resta qualcosa che il mondo continua a invidiarci.<br>Ma potrebbe cambiare il calendario.<br>Forse il Mediterraneo del futuro non sarà più il regno assoluto di luglio e agosto, ma quello delle stagioni intermedie: maggio, giugno, settembre, ottobre.<br>I mesi in cui il mare torna ad essere un piacere e non una prova di sopravvivenza.<br>Ed è qui che arriva a mio avviso la vera sfida per il turismo italiano.<br>Per anni abbiamo costruito un modello basato sull&#8217;idea che l&#8217;estate fosse un blocco immutabile: quindici giorni di agosto, spiaggia piena, prezzi alti, tutto esaurito.<br>Ma il clima non firma contratti con le tradizioni.<br>Se luglio e agosto diventano progressivamente mesi troppo caldi per essere piacevoli, il turismo dovrà reinventarsi.<br>Dovrà offrire esperienze diverse, distribuire le presenze nell&#8217;arco dell&#8217;anno, valorizzare territori e stagioni finora considerate secondarie.<br>Perché alla fine il turista non compra il caldo, compra il piacere di stare bene.<br>E se un giorno il vero simbolo della vacanza perfetta sarà un maglione leggero indossato la sera davanti al mare, forse dovremo accettare una piccola rivoluzione: l&#8217;estate europea potrebbe non finire più sulle spiagge del Mediterraneo, ma cominciare sulle coste dove ancora si può respirare.<br>Anche questa, in fondo, è una conseguenza del cambiamento climatico: non ci sta soltanto spostando le temperature.<br>Ci sta spostando i desideri.<br>Per secoli il Nord Europa ha invidiato il nostro sole; forse per la prima volta siamo noi a dover invidiare il loro vento.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Ferragosto a Vicenza con i musei aperti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 10:02:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Musei civici di Vicenza rimarranno tutti aperti. ll Teatro Olimpico di Vicenza è aperto&#160;dalle 10 alle 18&#160;(da martedì a domenica) con la possibilità di assistere allo spettacolo di spettacolo di suoni e luci, compreso nel biglietto di ingresso,&#160;alle 10.30,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>I Musei civici di Vicenza rimarranno tutti aperti.</p>



<p>ll Teatro Olimpico di Vicenza è aperto&nbsp;dalle 10 alle 18&nbsp;(da martedì a domenica) con la possibilità di assistere allo spettacolo di spettacolo di suoni e luci, compreso nel biglietto di ingresso,&nbsp;alle 10.30, 11.30, 12.30, 15.30, 16.30, 17.30.</p>



<p>La Basilica Palladiana accoglie i visitatori&nbsp;dalle 10 alle 18&nbsp;(da martedì a domenica) con la possibilità di vedere il salone, il loggiato al primo piano e la terrazza. In orario serale è possibile sedersi nei tavolini del bar e godere dello splendido panorama: venerdì e&nbsp;sabato dalle 19 all’una,&nbsp;domenica dalle 19 alle 23&nbsp;e&nbsp;mercoledì 19&nbsp;e 26&nbsp;dalle 19 all’una. La terrazza rimane chiusa in caso di maltempo. La serata che precede il Ferragosto,&nbsp;venerdì 14 agosto, sarà allietata dal concerto “Note Di-Versi, la Canzone d&#8217;autore d&#8217;ogni tempo: dal Broadway al Jazz europeo” con Claudia Valtinoni, voce, e Danilo Cubuzio, pianoforte (biglietto; info e prenotazioni&nbsp;3201424747,&nbsp;associazione.mousike@alice.it,&nbsp;www.porgettobach.it)</p>



<p>Al Museo civico di Palazzo Chiericati, aperto&nbsp;dalle 10 alle 18&nbsp;(da martedì a domenica), per tutto il mese di agosto è previsto l’ingresso gratuito al piano terra&nbsp;dalle 12 alle 16. Un’occasione per trovare refrigerio in un ambiente climatizzato e visitare la mostra “Pittura del vero in Veneto da Favretto a Beltrame”. L’iniziativa rientra nella mappa delle oasi climatiche (https://www.comune.vicenza.it/Novita/Avvisi/Scopri-le-oasi-climatiche-nel-Comune-di-Vicenza) che comprende spazi chiusi dotati di climatizzazione e aree verdi ombreggiate con fontanelle d’acqua dove è possibile trovare un temporaneo sollievo dal grande caldo. Nelle sale ai piani superiori si può ammirare l’ “Ospite al Chiericati: Giovanni Bonconsiglio vicentino”: fino al&nbsp;13 settembre, in occasione dell’Anno Giubilare Mariano e della Rinascita, sono esposti i due frammenti della pala della chiesetta delle monache benedettine dei Santi Cosma e Damiano in Giudecca, smembrata nel Settecento.</p>



<p>Le Gallerie di Palazzo Thiene, aperte&nbsp;dalle 10 alle 18(dal giovedì alla domenica) ospitano due esposizioni ad ingresso libero: &#8220;Una Curiosità inesauribile&#8221;, mostra di arte contemporanea con una selezione di opere dalla Collezione di Sandra e Giancarlo Bonollo (fino al&nbsp;13 settembre); mostra fotografica &#8220;Italia di moda. Viaggio tra le bellezze italiane, Immagini ed emozioni” fino al&nbsp;6 settembre.</p>



<p>Anche il Museo Naturalistico Archeologico rimane aperto&nbsp;dalle 10 alle 14&nbsp;(da martedì a domenica, orario estivo) con alcune limitazioni nel percorso per i lavori di riallestimento della sezione naturalistica.</p>



<p>La Chiesa di Santa Corona osserva l’orario 10-18 (da martedì a domenica). Il giardino, ad ingresso gratuito, è aperto&nbsp;dalle 10 alle 21&nbsp;per tutto il mese di agosto (dal venerdì alla domenica) perché fa parte delle oasi climatiche (dal martedì al giovedì&nbsp;è aperto con il consueto orario,&nbsp;dalle 10 alle 18).</p>



<p>Al Museo del Risorgimento e della Resistenza ad ingresso libero&nbsp;dalle 10 alle 14&nbsp;(da martedì a domenica, orario estivo) è allestita l’esposizione &#8220;Grande Guerra: giornalismo, comunicazioni e servizio postale negli anni 1915-1918&#8221;. Il parco di Villa Guiccioli è aperto&nbsp;dalle 9 alle 19.30&nbsp;(da martedì a domenica, orario da aprile a settembre).</p>
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		<title>L’Italia frigge, la politica tace. Tanto, che volete che sia?</title>
		<link>https://www.tviweb.it/litalia-frigge-la-politica-tace-tanto-che-volete-che-sia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 06:29:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scriveva ieri Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, ma vale la pena ripeterlo. Anzi, bisognerebbe ripeterlo ogni giorno, magari insieme al bollettino delle temperature: l’Italia frigge e la politica tace. Tace con una disciplina quasi commovente. Destra, sinistra,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Lo scriveva ieri Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, ma vale la pena ripeterlo. Anzi, bisognerebbe ripeterlo ogni giorno, magari insieme al bollettino delle temperature: l’Italia frigge e la politica tace.</p>



<p>Tace con una disciplina quasi commovente. Destra, sinistra, centro, sopra, sotto: sul caldo estremo, sulle conseguenze economiche, sociali e ambientali di temperature che stanno trasformando le nostre estati in una prova di sopravvivenza, il dibattito politico sembra improvvisamente evaporato. Probabilmente per il caldo.</p>



<p>Siamo diventati le rane nella pentola. L’acqua si scalda lentamente, noi restiamo dentro e qualcuno continua a rassicurarci: tranquilli, è agosto. Ha sempre fatto caldo. Bevete molto, non uscite nelle ore centrali e possibilmente non disturbate il Palazzo.</p>



<p>Poi c’è Ignazio La Russa, che riesce sempre a regalare quel tocco di surreale leggerezza che mancava. Il presidente del Senato nei giorni scorsi ha sostanzialmente ridimensionato l’allarme sul caldo, osservando che le temperature sono aumentate, sì, ma non poi così drammaticamente. Insomma: fa un po’ più caldo. Che volete che sia?</p>



<p>Che volete che sia.</p>



<p>Agricoltura sotto pressione? Che volete che sia. Siccità, grandinate devastanti, bombe d’acqua e fenomeni estremi sempre più frequenti? Pazienza. Città trasformate in forni, anziani e persone fragili costretti a barricarsi in casa davanti al condizionatore, quando possono permetterselo? Dettagli. Consumi energetici alle stelle, ghiacciai che arretrano, mari sempre più caldi, ecosistemi che cambiano? Robetta da ambientalisti con troppo tempo libero.</p>



<p>Il problema è che il cambiamento climatico se ne infischia delle battute, delle appartenenze politiche e perfino dei talk show. Non vota, non fa alleanze, non aspetta il congresso di partito. Presenta semplicemente il conto.</p>



<p>E quel conto rischia di essere gigantesco.</p>



<p>Perché non stiamo parlando soltanto di qualche grado in più mentre andiamo in spiaggia. Stiamo parlando di salute pubblica, disponibilità d’acqua, produzione agricola, turismo, energia, dissesto idrogeologico, condizioni di lavoro e miliardi di euro che nei prossimi anni potrebbero essere necessari per rincorrere emergenze che oggi fingiamo di non vedere.</p>



<p>Eppure dalla politica italiana arriva soprattutto silenzio.</p>



<p>Forse perché il clima è un argomento terribilmente scomodo: richiede programmazione, investimenti, rinunce, scelte impopolari e soprattutto una prospettiva che vada oltre il prossimo sondaggio. Tutte attività che nella politica contemporanea sembrano appartenere ormai all’archeologia istituzionale.</p>



<p>È molto più semplice discutere per tre giorni di una frase pronunciata sui social, organizzare l’ennesima rissa televisiva o inventarsi una polemica estiva. Il termometro, purtroppo, non partecipa al teatrino. Sale.</p>



<p>E mentre sale continuiamo a comportarci come se nulla fosse.</p>



<p>La rana nella pentola almeno ha un’attenuante: non capisce che l’acqua sta diventando bollente.</p>



<p>Noi abbiamo satelliti, scienziati, statistiche, serie storiche, previsioni, studi e immagini davanti agli occhi.</p>



<p>E continuiamo a stare nella pentola.</p>



<p>Magari aspettando che qualcuno, dal fresco di un palazzo istituzionale, ci tranquillizzi ancora una volta: suvvia, fa soltanto un po’ più caldo.</p>



<p>Già.</p>



<p>Che volete che sia?</p>
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		<title>Salvini e il nuovo Codice della Strada: treni in ritardo, autostrade da incubo e la priorità sono i diciassettenni al volante</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 14:17:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un’Italia nella quale prendere un treno significa spesso affidarsi alla sorte, percorrere un’autostrada può trasformarsi in una gimkana tra cantieri, code e restringimenti e spostarsi da una città all’altra richiede ormai una buona dose di pazienza, ottimismo e magari<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/salvini-e-il-nuovo-codice-della-strada-treni-in-ritardo-autostrade-da-incubo-e-la-priorita-sono-i-diciassettenni-al-volante/">Salvini e il nuovo Codice della Strada: treni in ritardo, autostrade da incubo e la priorità sono i diciassettenni al volante</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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<p></p>



<p>C’è un’Italia nella quale prendere un treno significa spesso affidarsi alla sorte, percorrere un’autostrada può trasformarsi in una gimkana tra cantieri, code e restringimenti e spostarsi da una città all’altra richiede ormai una buona dose di pazienza, ottimismo e magari anche qualche santo protettore dei viaggiatori.</p>



<p>E poi c’è l’Italia del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. Un Paese apparentemente diverso, nel quale tra le questioni da mettere sul tavolo spuntano la patente a 17 anni e persino nuove regole sulla circolazione e sul superamento a destra.</p>



<p>Perché evidentemente il problema della mobilità italiana era questo.</p>



<p>Non i treni che accumulano ritardi. Non una rete ferroviaria sottoposta alla pressione di lavori, guasti e disservizi. Non le autostrade dove tra cantieri, deviazioni e traffico basta sbagliare giornata per trasformare cento chilometri in una piccola Odissea contemporanea.</p>



<p>No. Mancavano i diciassettenni al volante.</p>



<p>D’altra parte, se sulle nostre strade il traffico sembra insufficiente, perché non aggiungere qualche automobilista? Magari ancora minorenne. È il principio della medicina omeopatica applicato alla mobilità: hai troppe automobili? Aggiungine altre.</p>



<p>Tra le ipotesi di revisione del Codice della Strada figurano anche obbligo di casco e contrassegno per determinati mezzi a due ruote, maggiore severità contro chi circola senza assicurazione e una revisione delle sanzioni affinché siano più ponderate e meno vessatorie. Alcuni interventi possono certamente avere una loro logica. Ma è l’ordine delle priorità a lasciare perplessi.</p>



<p>Perché mentre si ragiona di nuove regole, l’utente italiano vorrebbe innanzitutto una cosa rivoluzionaria: riuscire a spostarsi decentemente.</p>



<p>Prendere un treno e arrivare più o meno all’ora indicata sul biglietto. Entrare in autostrada senza preparare viveri per tre giorni. Percorrere una grande arteria senza incontrare una successione di cantieri capace di far sembrare il viaggio una puntata di <em>Giochi senza frontiere</em>.</p>



<p>E poi arriva il tema del superamento a destra.</p>



<p>Già oggi sulle autostrade italiane assistiamo alla meravigliosa fauna dell’automobilista nazionale: quello inchiodato eternamente sulla corsia centrale, quello che occupa la terza corsia convinto di averla acquistata insieme alla macchina, quello che cambia corsia senza freccia perché evidentemente gli indicatori di direzione erano un optional troppo costoso.</p>



<p>In questo quadro idilliaco vogliamo rendere tutto ancora più creativo?</p>



<p>Potremmo completare l’opera introducendo il sorpasso a zig-zag, la corsia freestyle e magari un bonus per chi riesce a fare Milano-Roma senza imprecare.</p>



<p>Naturalmente la sicurezza stradale è una cosa serissima e proprio per questo meriterebbe interventi altrettanto seri: controlli, manutenzione, infrastrutture efficienti, educazione alla guida, trasporto pubblico affidabile e alternative concrete all’automobile.</p>



<p>Invece la sensazione è quella dell’ennesima gigantesca discussione normativa mentre il sistema reale continua a mostrare crepe evidenti.</p>



<p>Salvini è ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Nel titolo della carica c’è una parola particolarmente interessante: <strong>infrastrutture</strong>.</p>



<p>Ecco, magari partire da quelle non sarebbe male.</p>



<p>Poi, una volta ottenuti treni puntuali, autostrade efficienti, cantieri organizzati e collegamenti degni di un grande Paese europeo, potremo dedicarci serenamente alla grande emergenza nazionale del diciassettenne che non vede l’ora di mettersi in coda sulla A4.</p>



<p>Fino ad allora una domanda resta inevitabile: Ministro, siamo proprio sicuri che le priorità siano queste?</p>



<p>Perché se questa è la risposta ai problemi della mobilità italiana, più che un nuovo Codice della Strada servirebbe forse un nuovo navigatore. Uno che, alla voce “destinazione”, indichi finalmente la realtà.</p>



<p>E se dopo anni al Ministero non si riesce ancora a trovarla, resta sempre disponibile un’uscita.</p>



<p>Quella delle dimissioni.</p>



<p>Possibilmente a destra. Visto che ormai pare si possa passare anche da lì.</p>
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		<title>Brendola, conti in ordine e investimenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 10:48:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Comune di Brendola conferma la solidità dei suoi conti. Nella seduta del Consiglio comunale del 28 luglio è stata approvata la salvaguardia degli equilibri di bilancio. &#160;Il provvedimento di salvaguardia e di assestamento del bilancio 2026 viene predisposto in<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Comune di Brendola conferma la solidità dei suoi conti. Nella seduta del Consiglio comunale del 28 luglio è stata approvata la salvaguardia degli equilibri di bilancio. &nbsp;Il provvedimento di salvaguardia e di assestamento del bilancio 2026 viene predisposto in un contesto di finanza pubblica nazionale non facile nel quale si inserisce anche l’elemento di incertezza dello scenario internazionale.</p>



<p>La verifica dei conti comunali ha riguardato l’andamento delle entrate e delle spese, la sostenibilità degli impegni assunti, nonché la capacità del bilancio di rispondere alle esigenze del Comune di Brendola senza compromettere gli equilibri attuali e quelli futuri.</p>



<p><strong>Confermata la solidità dei conti</strong></p>



<p>“<em>La salvaguardia degli equilibri&nbsp;</em>– dichiara l’assessore al Bilancio Giuseppe Rodighiero &#8211;<em>&nbsp;é uno dei passaggi più importanti della v</em><em>ita amministrativa del Comune, soprattutto per la nostra Amministrazione, in scadenza l’anno prossimo. Questo provvedimento, ultimo per il nostro mandato amministrativo, ha visto verificare concretamente che le risorse siano adeguate a sostenere le spese, garantire i servizi e portare avanti gli impegni assunti nei confronti della comunità brendolana. L’approvazione unanime del Consiglio comunale ha confermato ancora una volta la solidità dei conti e il lavoro responsabile svolto dai nostri uffici. Dopo 9 a</em><em>nni di assessorato posso dire che questi ultimi anni hanno costituito una fase complessa per gli enti locali, caratterizzata dall’aumento dei costi e dalla limitatezza delle risorse. Nonostante ciò, anche questa volta abbiamo utilizzato le nostre risorse in modo coerente con le priorità del territorio, incrementando qualità e quantità dei servizi</em>”.</p>



<p>​<strong>La sedicesima variazione di bilancio: oltre 700.000 euro di avanzo applicato nel 2026</strong></p>



<p>Contestualmente alla salvaguardia, il Consiglio comunale ha approvato la&nbsp;variazione al bilancio 2026. Per raggiungere una immediata operatività alle soluzioni per far fronte alle necessità della comunità, l’Amministrazione comunale ha proceduto ad effettuare variazioni di bilancio e varie applicazioni di avanzo per dotare subito gli uffici stessi delle risorse necessarie. Peraltro, la variazione ha comportato l’applicazione di ulteriori&nbsp;32.000 euro dell’avanzo di amministrazione 2025 che, aggiunto a quello utilizzato nel corrente anno si arriva ad oltre 700.000 euro di avanzo applicato nel 2026.</p>



<p>Delle nuove risorse in entrata, oltre all’avanzo di amministrazione applicato, circa&nbsp;370.000<strong>&nbsp;</strong>euro&nbsp;sono le maggiori entrate accertate di parte corrente &#8211; soprattutto per entrate da tributi ed extratributarie migliori delle attese -, mentre oltre 690.000 euro di maggiori entrate provengono da nuovi proventi dei permessi di costruire e da entrate da alienazioni di terreni dell’ente, destinate da investimenti, manutenzioni e interventi sul patrimonio pubblico.</p>



<p>​<strong>Perseguiti due obiettivi: rigo</strong><strong>re e risposte concrete ai cittadini</strong></p>



<p>“<em>Con questa manovra&nbsp;</em>– spiega il Sindaco Bruno Beltrame &#8211;<em>&nbsp;dimostriamo che un’Amministrazione seria sa tenere insieme due obiettivi: rigore nei conti e risposte concrete ai bisogni del territorio. Parliamo di oltre 700.000 euro di avanzo già rimessi in circolo nel 2026, di circa 440.000 euro in più per rafforzare i servizi e di oltre 600.000 euro di nuovi investimenti su opere pubbliche, sicurezza e manutenzioni. Non sono numeri astratti, ma scelte precise: più attenzione&nbsp;</em><em>alle famiglie, più cura degli spazi pubblici, più sicurezza e qualità della vita. In un momento storico complesso, continuiamo a dimostrare che una gestione attenta, concreta e responsabile è la condizione indispensabile per dare risposte vere alla comunità e costruire il futuro di Brendola.”</em></p>



<p>​<strong>Stanziate risorse per il potenziamento del trasporto locale, per la sicurezza e la viabilità</strong></p>



<p>In particolare, e al fine di avere una visione d’assieme a livello di macro-importi e per meglio percepire la finalità di&nbsp;visione sul futuro della presente manovra, di seguito si espongono i nuovi e/o potenziati servizi che si vanno ad avviare e/o consolidare nel 2027 e negli anni successivi. Si é proceduto a recepire l’incremento di 90.000 euro per la nuova gestione degli impianti sportivi, comprensiva&nbsp;del&nbsp;nuovo corrispettivo per la gestione delle strutture pubbliche sportive e di sostegno alle famiglie per aderire all’offerta sportiva locale.</p>



<p>​Altri 15.000 euro sono stati stanziati per il potenziamento del trasporto locale&nbsp;con nuova linea trasporto suburbano per collegamento via Pacinotti–Vicenza stazione&nbsp;autobus.&nbsp;Ulteriori 15.000 euro sono stati inseriti tra le spese correnti per il potenziamento del servizio di pubblica illuminazione con aumento dei punti luce nelle nuove lottizzazioni (comprensivo di incrementi da inflazione programmata). Si è aumentato di 40.000 euro l’importo previsto per le manutenzioni ordinarie, che si aggira già su quasi mezzo milione di euro. Infine, oltre ai 70.000 euro in più per la sicurezza locale, si è registrato un incremento delle spese per il personale degli uffici comunali per 54.000 euro. Complessivamente, in questa sedicesima variazione di bilancio del 2026 le maggiori spese correnti per il potenziamento dei servizi al territorio e per mantenere adeguato il patrimonio pubblico si sono aggirate intorno ai 440.000 euro.</p>



<p>​Inoltre, con l’assestamento di bilancio sono state stanziate nuove risorse per la cura del Comune di Brendola: il piano straordinario di manutenzioni delle scuole per 57.000&nbsp;euro, ulteriori 150.000 per il dissesto idrogeologico del suolo, 150.000 euro per manutenzioni straordinarie degli impianti di pubblica illuminazione, 65.000 euro per&nbsp;la messa in sicurezza e l’adeguamento&nbsp;del Palazzo Municipale, 55.000 euro per nuove attrezzature sportive che &#8211; aggiunti ad altri interventi per la sicurezza stradale &#8211; quali la manutenzione delle strade e la progettazione&nbsp;di lavori&nbsp;hanno comportato maggiori investimenti per complessivi 607.500 euro.</p>



<p>​<strong>Nuovi investimenti per due milioni e mez</strong><strong>zo di euro</strong></p>



<p>​<em>“Siamo arrivati ad avere un fondo pluriennale vincolato per i soli investimenti pari a 2.500.000 euro &#8211;&nbsp;</em>riprende&nbsp;l’assessore Rodighiero<em>&nbsp;&#8211; grazie al quale disponiamo già di risorse accertate destinate al finanziamento del nostro cronoprogramma previsto per investimenti e gli interventi sul patrimonio pubblico già cantierati o di imminente partenza. &nbsp;Sono risorse che vengono rimesse a disposizione della comunità per migliorare beni, strutture e servizi. Questa variazione&nbsp;</em>– conclude<em>&nbsp;&#8211; utilizza impo</em><em>rtanti</em><em>&nbsp;</em><em>disponibilità</em><em>&nbsp;finanziarie per rispondere alle priorità amministrative, senza creare spese prive di copertura. È su questo terreno che questa Amministrazione da sempre si è mossa, ovvero sulla verifica dell’effettiva sostenibilità di ogni richiesta e proposta e sulla concretezza delle risorse disponibili”.</em></p>
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		<title>Vicenza riapre la Triestina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 08:47:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La storica caffetteria La Triestina di corso Palladio ha riaperto oggi le sue porte, tornando a essere un punto di riferimento nel cuore del centro storico di Vicenza. All’inaugurazione ha partecipato il sindaco Giacomo Possamai, inseme all’assessora alle attività produttive<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>La storica caffetteria La Triestina di corso Palladio ha riaperto oggi le sue porte, tornando a essere un punto di riferimento nel cuore del centro storico di Vicenza.</p>



<p>All’inaugurazione ha partecipato il sindaco Giacomo Possamai, inseme all’assessora alle attività produttive Cristina Balbi, che ha salutato con soddisfazione la riapertura del locale, incontrando i nuovi proprietari Roberta Rocco e Massimo Nassi di MdC Group.</p>



<p>«La riapertura de La Triestina è una bella notizia per Vicenza e per il suo centro storico – commenta il sindaco Giacomo Possamai –. È importante che uno dei locali storici della città torni a vivere grazie a un nuovo investimento e a imprenditori che hanno scelto di credere in questo spazio e nel futuro del centro. La riapertura di attività e locali è un segnale positivo per la vitalità commerciale e sociale di corso Palladio e dell’intera città».</p>



<p>La riapertura rappresenta così un nuovo capitolo per uno dei locali storici del centro cittadino, che torna ad accogliere vicentini e visitatori mantenendo il proprio nome e la propria riconoscibilità, ma con una veste rinnovata e una proposta più ampia.</p>
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		<title>Vicenza, troppe erbacce: così non va secondo FdI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 07:27:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Erbacce che crescono da settimane in mezzo all’asfalto, lungo i marciapiedi e ai bordi delle strade. È l’immagine di una città che, nella manutenzione ordinaria, sta mostrando sempre più segni di trascuratezza, se non addirittura di abbandono.”&#160;A denunciarlo è il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>“Erbacce che crescono da settimane in mezzo all’asfalto, lungo i marciapiedi e ai bordi delle strade. È l’immagine di una città che, nella manutenzione ordinaria, sta mostrando sempre più segni di trascuratezza, se non addirittura di abbandono.”&nbsp;<strong>A denunciarlo è il dirigente cittadino di Fratelli d’Italia</strong>&nbsp;e consigliere di Quartiere San Pio X&nbsp;<strong>Nicolò Stefano Aldighieri</strong>, che richiama l’attenzione sulla&nbsp;<strong>situazione di via Pizzardi e delle vie limitrofe</strong>, sottolineando come il problema riguardi ormai numerose zone della città.</p>



<p>“Le segnalazioni che abbiamo raccolto a San Pio X parlano da sole, ma non siamo davanti a un caso isolato.&nbsp;<strong>Segnalazioni analoghe arrivano dal centro storico e da molti altri quartieri.</strong>&nbsp;È evidente che c’è un problema generale nella gestione della manutenzione ordinaria.”</p>



<p>“Non è soltanto una questione di decoro urbano. In alcuni punti queste erbacce finiscono per restringere il passaggio sui marciapiedi, creando disagi e, in alcuni casi, anche situazioni di disagio per chi si muove in carrozzina, o con un passeggino o ha difficoltà di deambulazione. Sono piccoli problemi quotidiani che incidono concretamente sulla qualità della vita dei cittadini.”</p>



<p>Secondo Aldighieri, serve un deciso cambio di passo nella gestione dei servizi di base. “<strong>La cura della città parte dalle cose semplici: manutenzione costante, verde pubblico seguito, interventi tempestivi. È su questo che i cittadini giudicano un’amministrazione</strong>, molto prima dei grandi annunci.”</p>



<p>Aldighieri rivolge quindi un appello al sindaco Giacomo Possamai. “<strong>Prima di parlare di ‘Grande Vicenza’ e di estendere servizi e competenze di AMCPS ad altri Comuni, bisognerebbe garantire una manutenzione ordinaria all’altezza dentro Vicenza.</strong>&nbsp;I quartieri chiedono semplicemente una città più curata, più ordinata e più vivibile.”</p>



<p>“<strong>Servono meno annunci e meno interventi spot da comunicare sui social o sui giornali, e molto più lavoro quotidiano sul coordinamento delle manutenzioni.</strong>&nbsp;La priorità di chi amministra dovrebbe essere quella di garantire servizi efficienti e una città decorosa ogni giorno. Perché prima della Grande Vicenza c’è la Vicenza reale.”</p>
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		<item>
		<title>Il grande inciucio del vicentino per le provinciali: Pd e Futuro Nazionale alleati?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 15:14:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutti contro Fratelli d’Italia per le provinciali vicentine? E che c’azzeccano il PD e FN a braccetto con la benedizione di Lega e Forza Italia? A denunciare questo balletto politico che assomiglia ad un valzer in salsa berica i vertici<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p></p>



<p>Tutti contro Fratelli d’Italia per le provinciali vicentine? E che c’azzeccano il PD e FN a braccetto con la benedizione di Lega e Forza Italia? A denunciare questo balletto politico che assomiglia ad un valzer in salsa berica i vertici del partito di Meloni. <br>«In tutto il Veneto l’alternanza elettorale tra centrodestra e centrosinistra ha prodotto, anche a livello provinciale, amministrazioni fondate su una visione politica e programmatica riconoscibile e su coalizioni coerenti. A Vicenza, dove il centrodestra amministra virtuosamente la Provincia con il supporto dei civici, si sta invece profilando, inspiegabilmente, un’anomala e inedita convergenza che vedrebbe insieme alcuni esponenti di Lega e Forza Italia e le segreterie di Futuro Nazionale e del Partito Democratico, che hanno già ufficializzato la propria posizione. Una grande ammucchiata che, per stessa ammissione di alcuni protagonisti della vicenda, pare più animata dalla volontà di arginare la crescita di Fratelli d’Italia nella provincia berica che fondata su una progettualità comune, la quale, d’altronde, risulterebbe oggettivamente curiosa. Basti pensare, per esempio, alle posizioni agli antipodi del sindaco Possamai e del sindaco Finco, primi sostenitori di questo anomalo inciucio, sul Tribunale della Pedemontana». Lo dichiara Raffaele Speranzon, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Veneto, intervenendo sul dibattito relativo alle prossime elezioni provinciali di Vicenza.</p>



<p>«Attendiamo ancora di conoscere quale sia la posizione ufficiale degli alleati – prosegue Speranzon – al netto delle fughe in avanti di singoli amministratori che, evidentemente, non possono essere considerate automaticamente espressione dei rispettivi partiti. Fa sorridere, considerando le dichiarazioni di Vannacci, l’endorsement di Futuro Nazionale a una larga intesa con il PD alla prima occasione utile per ottenere qualche posto di rilievo. Tenendo presente che il rinnovo del Consiglio provinciale sarà presumibilmente ad aprile, confidiamo che il tempo porti consigli saggi a tutti. Onde evitare sorprese, porterò la questione al tavolo regionale e nazionale dei coordinatori delle forze politiche del centrodestra. È necessario fare chiarezza: le alleanze non possono valere in un Comune o in Regione e diventare improvvisamente superabili quando si tratta di distribuire ruoli e incarichi in Provincia».</p>



<p>Sulla vicenda interviene anche Silvio Giovine, vicecoordinatore regionale e coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia Vicenza. «Qualcuno tenta di giustificare questa operazione richiamandosi alla cosiddetta “Casa dei Comuni”, costruita negli anni delle presidenze Variati e Rucco, quando l’ente sembrava vicino alla chiusura: una delle tante promesse non mantenute da Renzi e dai presidenti del Consiglio sostenuti da larghe intese che si sono alternati dopo di lui. Oggi la prospettiva è completamente differente, considerando anche il dibattito che vede Fratelli d’Italia in prima linea nel voler restituire ai cittadini la facoltà di scegliere da chi devono essere rappresentati in un consesso che esercita competenze importanti, proprio per evitare anomalie come quella di cui stiamo parlando a Vicenza. Se qualcuno intende costruire una larga intesa tra pezzi del centrodestra e Partito Democratico per una spartizione opaca di poltrone, non cerchi alibi e parli chiaramente».</p>



<p>«Noi crediamo invece – continua Giovine – che i cittadini abbiano il diritto di sapere chi li rappresenta, con quale progetto e, soprattutto, con quali alleati. Gli accordi costruiti esclusivamente nei palazzi per garantire posizioni, incarichi e sfere di influenza non rispondono a una logica di rappresentanza degli interessi del territorio».</p>



<p>«Sorprende constatare, inoltre, la dinamica con cui sono state fatte telefonate ai primi cittadini non tanto per illustrare una progettualità, quanto per raccogliere o suggerire adesioni. Senza considerare le allusioni formulate durante alcune di queste telefonate rispetto a una futura gestione che “terrà presente” chi c’è sin da subito. Una situazione gravissima che non solo segnalerò personalmente al Prefetto, ma che rafforza la nostra convinzione di sostenere un progetto alternativo che parta dal basso, coinvolgendo non solo i sindaci ma ogni singolo consigliere comunale; progetto che, peraltro, risulta essere già avviato con la convocazione promossa dal presidente della Consulta ANCI Veneto Piccoli Comuni, Andrea Turetta, per la fine di agosto. Fratelli d’Italia monitorerà, prima, durante e dopo il rinnovo del Consiglio provinciale della prossima primavera, affinché tutto si svolga nella massima trasparenza e nella piena libertà da influenze».</p>



<p>«Continueremo – concludono Speranzon e Giovine – a lavorare per una Provincia che sia realmente al servizio dei Comuni e del territorio, ma all’interno di un progetto politico chiaro, trasparente e comprensibile ai cittadini. Sempre disponibili a dialogare costruttivamente con i nostri alleati, sempre indisponibili a sederci al tavolo con il Partito Democratico per compromessi che non aiutano il territorio».</p>
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		<title>Veneto, ormai è clima tropicale: bombe d’acqua, vento e danni. E continuiamo a chiamarlo “maltempo”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 09:04:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oltre cinquanta interventi dei vigili del fuoco in poche ore, decine di richieste di soccorso ancora in attesa, strade e abitazioni allagate, alberi abbattuti, tetti scoperchiati, una linea ferroviaria interrotta da una pianta caduta sui binari. È il bilancio dell’ennesima<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Oltre cinquanta interventi dei vigili del fuoco in poche ore, decine di richieste di soccorso ancora in attesa, strade e abitazioni allagate, alberi abbattuti, tetti scoperchiati, una linea ferroviaria interrotta da una pianta caduta sui binari. È il bilancio dell’ennesima notte di violento maltempo che ha colpito il Veneto. Ma forse è arrivato il momento di smettere di considerare tutto questo semplicemente “maltempo”.</p>



<p>Perché ciò che stiamo vivendo assomiglia sempre di più a una tropicalizzazione del nostro clima: lunghi periodi di caldo intenso e siccità interrotti improvvisamente da precipitazioni violente, temporali concentrati, raffiche di vento e quantità enormi di acqua scaricate sul territorio in pochissimo tempo.</p>



<p>Questa volta le criticità maggiori si sono registrate nel Veronese, soprattutto nella Bassa e a Bovolone. Ventotto gli interventi effettuati nella provincia, con dieci squadre dei vigili del fuoco, 54 operatori e venti automezzi impegnati. E mentre le squadre lavoravano, altre 72 richieste di soccorso restavano in coda.</p>



<p>Allagamenti, alberi pericolanti, due tetti scoperchiati, un furgone rimasto bloccato nell’acqua con due persone a bordo. Una pianta è precipitata sulla linea ferroviaria Legnago-Nogara. Sul Garda è stato necessario anche intervenire per soccorrere un surfista in difficoltà. Problemi e danni anche nel Trevigiano e nel Padovano, con infiltrazioni, alberi e rami sulle strade e conseguenze delle forti piogge accompagnate dal vento.</p>



<p>La fotografia è quella di un territorio sottoposto sempre più spesso a fenomeni estremi. E il problema non riguarda soltanto l’emergenza delle ore successive al temporale. Riguarda le famiglie che si ritrovano l’acqua in casa, gli agricoltori che in pochi minuti possono perdere mesi di lavoro, le imprese costrette a fare i conti con strutture danneggiate e attività interrotte, i Comuni chiamati continuamente a riparare strade, argini, reti e infrastrutture.</p>



<p>Ogni evento estremo presenta un conto. E quel conto, alla fine, lo paghiamo tutti.</p>



<p>Il Veneto, per la sua conformazione e per l’altissimo livello di urbanizzazione, è particolarmente vulnerabile. Il terreno impermeabilizzato assorbe meno acqua, mentre precipitazioni sempre più concentrate mettono sotto pressione reti di scolo e corsi d’acqua. A questo si aggiungono temperature elevate che trasformano l’atmosfera in un gigantesco serbatoio di energia e umidità, aumentando le condizioni favorevoli a fenomeni temporaleschi molto intensi.</p>



<p>Non significa che ogni singolo temporale possa essere attribuito automaticamente al cambiamento climatico. Significa però che il contesto nel quale questi fenomeni si sviluppano sta cambiando e che gli eventi estremi rappresentano una minaccia crescente con la quale dovremo fare i conti.</p>



<p>La questione, quindi, non è più stabilire se il cambiamento climatico esista. La domanda concreta è quanto ci costerà continuare ad affrontarlo come se fosse soltanto una sequenza di emergenze imprevedibili.</p>



<p>Servono manutenzione del territorio, reti idrauliche adeguate, maggiore attenzione al consumo di suolo, prevenzione, protezione delle aree agricole e investimenti per rendere città e infrastrutture capaci di resistere a un clima diverso da quello sul quale sono state progettate.</p>



<p>Perché dopo ogni nubifragio arrivano le immagini degli alberi abbattuti, delle cantine allagate e dei vigili del fuoco al lavoro. Poi torna il sole e sembra che tutto sia finito.</p>



<p>Ma non è finito affatto.</p>



<p>Il rischio più grande è abituarsi all’eccezionale fino a considerarlo normale. Un’estate soffocante, poi la grandine. Settimane senza acqua, poi un nubifragio. Campi aridi e qualche giorno dopo strade trasformate in torrenti.</p>



<p>Se questo è il clima del futuro, quel futuro è già cominciato. E continuare a chiamarlo semplicemente “maltempo” rischia di diventare il nostro modo più comodo per non guardare in faccia il problema.</p>
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		<title>Il vicentino brucia, agricoltura ko</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 07:56:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si aggrava la situazione climatica nei campi vicentini, con gran parte del territorio colpito dalla siccità, tra situazioni di allerta lieve, moderata e grave. È quanto emerge da una stima di Coldiretti su mappe Copernicus, con il caldo record che<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Si aggrava la situazione climatica nei campi vicentini, con gran parte del territorio colpito dalla siccità, tra situazioni di allerta lieve, moderata e grave. È quanto emerge da una stima di Coldiretti su mappe Copernicus, con il caldo record che continua a mettere sotto pressione le campagne vicentine, e non solo. La siccità colpisce tutte le filiere con le situazioni più gravi per mais, riso, pascoli, soia, oltre a ortaggi, uva, olive e frutta, mentre la produzione di latte nelle stalle è calata del 20%, come consuetudine con il grande caldo.</p>



<p>“Nel nostro territorio cresce il ricorso all&#8217;irrigazione, con un forte aumento dei costi aziendali – commenta il presidente di Coldiretti Vicenza, Pietro Guderzo -, mentre restano sotto osservazione pomodoro, soia, barbabietole e foraggi. La situazione conferma l&#8217;urgenza di investire nella realizzazione di un piano nazionale degli invasi dotati di sistemi di pompaggio in grado di produrre energia elettrica. Oggi l&#8217;Italia riesce infatti a trattenere appena l&#8217;11% dell&#8217;acqua piovana, una quota insufficiente ad affrontare periodi di siccità sempre più frequenti e intensi. Si tratta di un progetto immediatamente cantierabile, che consentirebbe di trattenere e accumulare l’acqua piovana durante tutto l’anno, riducendo gli effetti degli eventi meteorologici estremi e contribuendo a prevenire esondazioni e allagamenti”.&nbsp;</p>



<p>I bacini, realizzati con materiali naturali e senza l’utilizzo di cemento, sarebbero destinati agli usi civili e agricoli, oltre a rappresentare una fonte di energia idroelettrica rinnovabile. Il piano prevede il recupero e la piena valorizzazione delle infrastrutture idriche già esistenti. “Per affrontare in modo efficace l’emergenza climatica – aggiunge il presidente Guderzo – è necessario adottare una strategia complessiva che includa anche la manutenzione dei corsi d’acqua e il potenziamento delle reti di distribuzione, così da garantire una gestione più efficiente delle risorse idriche. Una sfida non più rinviabile, considerato che gli eventi climatici estremi hanno provocato negli ultimi quattro anni, a livello nazionale, danni per circa 20 miliardi di euro all’agricoltura”.</p>



<p>A pesare sulle aziende è anche l’aumento dei costi, a partire da quello del gasolio agricolo necessario all’attivazione dei sistemi di irrigazione. Con la necessità di garantire acqua alle colture in crisi, sono aumentati considerevolmente gli interventi di soccorso. La nuova crisi di Hormuz ha riportato in alto i prezzi con un aumento di quasi 30 centesimi al litro rispetto a inizio luglio, secondo l’analisi Coldiretti su dati della Camera di Commercio di Milano. Se l’annuncio dei negoziati aveva riportato le quotazioni a 1,16 euro al litro dopo il picco di 1,49, il riaccendersi della guerra ha visto schizzare nuovamente in alto i listini, ora a 1,44 euro. Dall’avvio del conflitto in Iran, il prezzo è salito di quasi il 70%.</p>
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		<title>&#8220;Rimpiangeremo questa estate&#8221;: l’incubo di un futuro a cinquanta gradi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 06:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qualche giorno fa, sfogliando il sito web di uno dei principali quotidiani italiani, mi sono imbattuto in un titolo che sembrava uscito più da un film dell&#8217;orrore che da una pagina di cronaca: “Rimpiangeremo questa estate».L&#8217;ho riletto due volte. Pensavo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Qualche giorno fa, sfogliando il sito web di uno dei principali quotidiani italiani, mi sono imbattuto in un titolo che sembrava uscito più da un film dell&#8217;orrore che da una pagina di cronaca: “Rimpiangeremo questa estate».<br>L&#8217;ho riletto due volte. Pensavo di aver capito male. Invece era proprio scritto così.<br>Confesso che mi è venuto quasi un mancamento.<br>Come sarebbe a dire? Rimpiangere questa fornace? Peggio di così? Ancora più caldo?<br>È un po&#8217; come andare dal medico con quaranta di febbre e sentirsi dire: «Si prepari psicologicamente, perché questo è il periodo in cui sta meglio».<br>Purtroppo non era una provocazione giornalistica.<br>Era la sintesi delle analisi dei climatologi più accreditati.<br>Quello che stiamo vivendo potrebbe essere soltanto un assaggio di ciò che ci aspetta nei prossimi decenni.<br>Insomma, tra qualche anno potremmo guardarci indietro con nostalgia e dire: «Ti ricordi il 2026? Che estate meravigliosa… c&#8217;erano appena quaranta gradi.»<br>È una frase che fa sorridere. Poi, però, smette di far ridere.<br>Il bollettino di questi giorni racconta una realtà ormai familiare: città in bollino rosso praticamente ovunque, ondate africane che si rincorrono da maggio, notti tropicali, termometri che sembrano aver dimenticato come si scende sotto i trenta gradi.<br>E il famoso &#8220;refrigerio&#8221;, parola che ormai andrebbe pronunciata con lo stesso rispetto con cui si parla dello Yeti o del mostro di Loch Ness, continua a essere rinviato di settimana in settimana.<br>Ma il cambiamento più grande non riguarda il termometro.<br>Riguarda noi.<br>Noi che abbiamo superato i sessant&#8217;anni ricordiamo perfettamente come funzionavano le stagioni.<br>Marzo aveva ancora il sapore dell&#8217;inverno. Aprile portava i primi tepori. Maggio spalancava le finestre. Giugno profumava di vacanze. Luglio e agosto erano il culmine dell&#8217;estate mediterranea.<br>Calda. Talvolta anche molto calda. Ma mediterranea.<br>Oggi i mesi del calendario continuano a chiamarsi allo stesso modo, ma le stagioni sembrano aver cambiato mestiere.<br>La primavera appare per qualche giorno, quasi fosse una comparsa pagata a gettone, poi lascia il posto ad un&#8217;estate che assomiglia sempre più ad un lungo soggiorno nel Sahara.<br>Il risultato è che abbiamo completamente cambiato il nostro rapporto con il tempo.<br>Da ragazzi aspettavamo con impazienza l&#8217;estate.<br>Oggi aspettiamo settembre, se non ottobre.<br>Una volta contavamo i giorni che mancavano alle vacanze.<br>Adesso contiamo quelli che ci separano dalla prima perturbazione atlantica.<br>È una rivoluzione silenziosa, ma enorme.<br>Anche il simbolo del benessere è cambiato. Per i nostri genitori era l&#8217;automobile. Per i nostri figli e nipoti è stato lo smartphone.<br>Per noi “diversamente giovani” è diventato un condizionatore che continua ostinatamente a funzionare.<br>L&#8217;incubo dell&#8217;estate non è più la coda in autostrada. È sentire un rumore strano provenire dall&#8217;unità esterna del climatizzatore.<br>In quel preciso istante tutta la famiglia smette di respirare. Perché una cosa è vivere con quaranta gradi; un&#8217;altra è viverli senza aria condizionata.<br>La casa si trasforma in un forno, il divano in una piastra, il letto in una sauna finlandese. Dormire diventa un&#8217;attività estrema. Ci si gira nel letto come polli allo spiedo sperando che, prima o poi, arrivi una folata d&#8217;aria.<br>Naturalmente, in questo panorama non possono mancare gli irriducibili del &#8220;è sempre stato così&#8221;.<br>Sono una categoria affascinante.<br>Riescono a negare perfino il termometro.<br>Secondo loro non è cambiato nulla. Le estati sono identiche a quelle di cinquant&#8217;anni fa. Evidentemente Giulio Cesare conquistò la Gallia con quarantadue gradi all&#8217;ombra, Garibaldi sbarcò a Marsala durante una bolla africana ed i dinosauri si estinsero perché avevano dimenticato di fare la manutenzione al climatizzatore.<br>Con loro discutere è inutile.<br>È più facile convincere un cubetto di ghiaccio a non sciogliersi.<br>Poi basta sedersi su una panchina accanto a qualche anziano ed ascoltare.<br>Provate a trovare una sola persona che abbia superato i sessant&#8217;anni e vi dica sinceramente che il clima è rimasto quello della sua giovinezza.<br>Una sola. Non la troverete.<br>La verità è che stiamo vivendo un cambiamento che non consiste soltanto nell&#8217;aumento delle temperature.<br>Sta cambiando il nostro modo di abitare le case, di uscire, di dormire, di passeggiare, perfino di desiderare le stagioni.<br>Un tempo l&#8217;estate era la stagione della libertà.<br>Oggi rischia di diventare quella della reclusione domestica, con le finestre chiuse, il climatizzatore acceso, e lo sguardo rivolto fuori come si guarda un temporale che non finisce mai.<br>La cosa più inquietante, però, non è immaginare un futuro con cinquanta gradi. È pensare che ci arriveremo lentamente.<br>Un grado alla volta. Così lentamente da abituarci.<br>Esattamente come ci siamo già abituati a considerare quasi normale un&#8217;estate che, quando eravamo ragazzi, sarebbe finita sui giornali come un evento eccezionale.<br>Forse è proprio questo il significato nascosto di quel titolo.<br>Non rimpiangeremo questa estate perché è stata bella.<br>La rimpiangeremo perché, se gli scienziati hanno ragione, sarà stata una delle ultime che ci sembreranno ancora sopportabili.<br>Ed è difficile immaginare una frase più ironica.<br>O più spaventosa.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Temporali in arrivo sul Veneto, ma c’è chi punta anche sul… cielo: il parroco prega per la pioggia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 15:53:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[METEO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo settimane di caldo soffocante, il Veneto torna a guardare il cielo con speranza. Stavolta non solo per le previsioni dei meteorologi, ma anche per le preghiere di un parroco che, nei giorni scorsi, ha invitato i fedeli a chiedere<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Dopo settimane di caldo soffocante, il Veneto torna a guardare il cielo con speranza. Stavolta non solo per le previsioni dei meteorologi, ma anche per le preghiere di un parroco che, nei giorni scorsi, ha invitato i fedeli a chiedere un dono semplice quanto prezioso: la pioggia.</p>



<p>Le previsioni regionali parlano infatti di probabili rovesci e temporali sparsi, inizialmente sulle zone montane e poi anche in pianura. Fenomeni che, almeno secondo gli esperti, dovrebbero rimanere nella maggior parte dei casi di moderata intensità, anche se l’instabilità proseguirà pure nella giornata di domani.</p>



<p>La Protezione Civile del Veneto ha nel frattempo dichiarato lo stato di allerta gialla per rischio idrogeologico legato ai temporali, mentre resta confermata su tutta la regione anche l’allerta gialla per le ondate di calore. Una fotografia perfetta di questa estate 2026: si passa dall’afa tropicale all’attesa dei temporali nel giro di poche ore.</p>



<p>Agricoltori, cittadini e amministratori sperano che questa volta l’acqua cada nella giusta misura: abbastanza da rinfrescare l’aria e dare sollievo ai campi, ma senza trasformarsi nei violenti nubifragi che troppo spesso accompagnano le perturbazioni estive.</p>



<p>E poi c’è lui, il parroco che ha deciso di affidarsi anche a un’altra “previsione”, quella della fede. Le sue preghiere per invocare la pioggia hanno fatto il giro del Veneto, suscitando curiosità e simpatia. Chissà che, almeno questa volta, le nuvole non decidano di ascoltare sia i satelliti sia il campanile.</p>



<p>In fondo, quando il caldo non dà tregua e la terra aspetta l’acqua, ogni speranza merita di essere accolta. Anche quella che sale verso il cielo con una preghiera.</p>
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		<title>L’estate degli invisibili: per gli anziani il caldo è come il Covid</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 06:25:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caldo torrido dell’estate ed il Covid hanno un tratto comune che non compare nei bollettino sanitari: entrambi trasformano la solitudine in un rischio concreto.Per milioni di anziani il termometro che supera i 35 gradi non è soltanto un dato<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Il caldo torrido dell’estate ed il Covid hanno un tratto comune che non compare nei bollettino sanitari: entrambi trasformano la solitudine in un rischio concreto.<br>Per milioni di anziani il termometro che supera i 35 gradi non è soltanto un dato meteorologico.<br>È una barriera invisibile che restringe il mondo.<br>Non serve un decreto per imporre un lockdown: basta l’afa che rende impossibile uscire di casa, fare la spesa, andare al bar, scambiare due parole con qualcuno.<br>La porta rimane chiusa. Le tapparelle si abbassano fin dal mattino per difendersi dal sole. La casa, che dovrebbe essere il luogo dei ricordi e della sicurezza, lentamente può trasformarsi in una prigione silenziosa.<br>E fuori cosa succede?<br>La città si svuota. Arrivano le ferie, chiudono i negozi di quartiere, il bar dove il pensionato prendeva il caffè, la farmacia dove il farmacista conosceva nome e abitudini dei clienti. Anche il vicino di pianerottolo parte per qualche giorno.<br>E così scompare quel tessuto invisibile fatto di piccoli gesti: un saluto, una domanda, un &#8220;come va?&#8221;.<br>Cose apparentemente insignificanti, ma che per una persona sola rappresentano spesso l’unico filo che la tiene collegata al mondo.<br>Abbiamo costruito una società capace di comunicare in tempo reale con persone dall’altra parte del pianeta, ma possiamo non accorgerci che nella porta accanto qualcuno non sta bene.<br>Abbiamo smartphone sempre più intelligenti e relazioni umane sempre più distratte. Una curiosa forma di progresso: siamo connessi ovunque, tranne dove servirebbe davvero.<br>Il caldo, poi, fa il resto. La stanchezza non è soltanto fisica. È psicologica. Si perde energia, diminuisce la voglia di cucinare, di muoversi, persino di chiedere aiuto.<br>Ma molti anziani hanno un riflesso quasi automatico: minimizzare.<br>&#8220;È solo un po&#8217; di stanchezza&#8221;. &#8220;Passerà&#8221;. &#8220;Non voglio disturbare&#8221;.<br>La stessa frase che tanti pronunciavano durante la pandemia per non preoccupare figli e parenti.<br>Come se chiedere aiuto fosse una colpa. Come se diventare fragili fosse qualcosa di cui vergognarsi.<br>Il vero problema, allora, non è soltanto il caldo.<br>È una società che invecchia ma che spesso continua ad organizzarsi come se tutti fossero giovani, autonomi e circondati da una famiglia sempre disponibile.<br>La vecchiaia è diventata una condizione privata. Un fatto quasi nascosto. Finché non accade qualcosa.<br>Poi arrivano i numeri, i servizi televisivi, gli appelli alla prudenza e le raccomandazioni degli esperti.<br>Ma la prevenzione più importante resta quella che non finisce sui giornali: una telefonata, una visita, una domanda semplice: &#8220;Come stai davvero?&#8221;<br>Perché contro il caldo si può usare un condizionatore, sempre che uno ce l’abbia, e non abbia problemi di denaro.<br>Contro la solitudine no.<br>E una società non si giudica soltanto da quanta tecnologia riesce a produrre, ma da quanta attenzione riesce ancora a dedicare alle persone più fragili.<br>Il vero dramma dell’estate non è il caldo che entra dalle finestre.<br>È il silenzio che rimane dietro quelle finestre chiuse.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Vicenza, per la maggioranza di governo il turismo non è in crisi</title>
		<link>https://www.tviweb.it/vicenza-per-la-maggioranza-di-governo-il-turismo-non-e-in-crisi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 16:58:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per il turismo a Vicenza parlano i dati. Il centrosinistra con la Lista Possamai sindaco non ci sta ed alle critiche sullo stato del turismo in città replica piccato con le parole di Ida Grimaldi, capogruppo. “Alcune critiche al lavoro<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Per il turismo a Vicenza parlano i dati. Il centrosinistra con la Lista Possamai sindaco non ci sta ed alle critiche sullo stato del turismo in città replica piccato con le parole di Ida Grimaldi, capogruppo. <br>“Alcune critiche al lavoro svolto a Vicenza su cultura, eventi e turismo hanno cercato di dare un’immagine distorta della realtà, fondata più su slogan che su numeri e fatti.</p>



<p>Il recente sondaggio Demetra, pubblicato da Il Giornale di Vicenza, racconta invece tutt’altro: il 78% dei cittadini esprime un giudizio positivo sul lavoro del Sindaco Giacomo Possamai e della sua Giunta in materia di cultura, eventi e turismo, con una crescita di 12 punti rispetto alla rilevazione precedente. Si tratta della percentuale più alta tra tutti i temi analizzati, a conferma di un impegno riconosciuto e apprezzato dalla grande maggioranza dei vicentini.</p>



<p>Questo risultato è anche il riconoscimento del lavoro instancabile dell’assessora alla cultura, al turismo e all’attrattività della città, espressione della Lista Possamai Sindaco, che in questi anni ha saputo mettere in rete istituzioni, operatori culturali e realtà economiche, costruendo una programmazione di qualità riconosciuta dai cittadini.</p>



<p>Accanto a lei, l’assessore allo sport, agli eventi e al Parco della Pace, anch’egli della Lista Possamai Sindaco, ha contribuito in modo decisivo a fare di Vicenza una città viva, capace di ospitare manifestazioni di richiamo e di valorizzare gli spazi pubblici come luoghi di incontro, socialità e partecipazione.</p>



<p><strong>Una strategia fondata su cultura, patrimonio e collaborazione</strong></p>



<p>Vicenza ha costruito in questi anni una strategia chiara, che mette al centro cultura, grandi eventi, patrimonio UNESCO e collaborazione tra istituzioni e realtà del territorio.</p>



<p>Il Forum Cultura di Vicenza, che riunisce quasi 80 associazioni culturali del territorio, negli ultimi anni ha progressivamente affinato la propria azione, ampliando la presenza delle attività nei quartieri, promuovendo progettualità nei periodi tradizionalmente meno ricchi di eventi e contribuendo a rendere più vivo il centro storico anche nelle fasce orarie in cui è maggiormente necessario offrire occasioni di incontro e partecipazione.</p>



<p>Il dibattito sul turismo è utile e necessario, ma proprio per questo dovrebbe partire da un’analisi completa dei dati e del contesto, evitando letture parziali basate su un singolo indicatore o su una fotografia limitata nel tempo.</p>



<p>Il turismo è un fenomeno complesso, influenzato da molti fattori: andamento dell’economia, flussi nazionali e internazionali, grandi cantieri che interessano la città, capacità di attrarre eventi, qualità dell’offerta culturale, collaborazione tra istituzioni e operatori economici.</p>



<p>In questo quadro, Vicenza ha scelto di investire con decisione nella cultura come leva di sviluppo economico, sociale e turistico.</p>



<p><strong>I luoghi della cultura e i risultati raggiunti</strong></p>



<p>La Basilica Palladiana ha ospitato mostre di rilievo nazionale; il Teatro Olimpico ha consolidato il proprio ruolo con il Ciclo di Spettacoli Classici e una programmazione di alto profilo; il Teatro Comunale ha proposto una stagione artistica di qualità riconosciuta a livello nazionale.<br>I Musei Civici hanno ampliato l’offerta con nuove esposizioni, attività educative, laboratori, iniziative per le famiglie e progetti dedicati all’inclusione, mentre il patrimonio UNESCO è stato ulteriormente valorizzato attraverso iniziative di promozione e nuovi percorsi culturali.</p>



<p>Accanto a queste realtà, si è rafforzata l’intera rete culturale cittadina: l’Accademia Olimpica con nuovi progetti scientifici e formativi, la Biblioteca Bertoliana con attività di valorizzazione del proprio patrimonio, la Fondazione Giuseppe Roi con restauri, studi e iniziative culturali, la Fondazione Monte di Pietà come luogo di produzione culturale attraverso mostre, incontri, concerti e conferenze.</p>



<p>A tutto questo si aggiunge il contributo determinante di Italian Exhibition Group con Vicenzaoro, delle associazioni culturali, delle categorie economiche, della Camera di Commercio, della Diocesi, delle università e dei numerosi operatori del territorio che, lavorando insieme, hanno reso l’offerta culturale e turistica della città sempre più ricca e qualificata.</p>



<p><strong>Una città viva tutto l’anno</strong></p>



<p>Anche i numeri raccontano una città dinamica. La mostra “Olimpichetto. Il ritorno di un ambasciatore” ha superato i 55 mila visitatori; i Musei Civici, il Teatro Olimpico e la Basilica Palladiana hanno registrato importanti incrementi di pubblico, in particolare in occasione delle principali festività. Le manifestazioni natalizie, ViOff, notte bianca, Vicenza in festival, Vicenza Jazz, gli eventi di carnevale, oltre 250 eventi che l&#8217;ufficio manifestazioni ha istruito nell&#8217;anno 2025.</p>



<p>L’obiettivo perseguito è stato chiaro: destagionalizzare i flussi turistici, aumentare il tempo di permanenza dei visitatori, promuovere il turismo culturale ed esperienzial e costruire una rete stabile di collaborazioni tra pubblico e privato.</p>



<p>&nbsp;È giusto riconoscere che esistono ancora margini di miglioramento: occorre continuare a investire nella promozione internazionale, nella digitalizzazione dell’offerta, nell’accoglienza, nei servizi turistici e nella valorizzazione dell’intero territorio provinciale.<br>Vanno considerati con attenzione anche alcuni segnali di rallentamento, come i dati recenti relativi al mese di luglio 2026 rispetto al 2025: –1.000 colli trasportati in centro storico e –240 spedizioni, così come il calo registrato negli ultimi otto mesi. Sono elementi che richiedono analisi e soluzioni, non semplificazioni.</p>



<p>Così come è vero che molti cittadini si spostano in altre città d’arte per vedere mostre di qualità senza che ciò implichi necessariamente un forte impatto sui consumi locali: spesso si tratta di visite “mordi e fuggi”, che non mettono in discussione la capacità attrattiva di Vicenza.</p>



<p>È prendendo coscienza dei problemi che si trovano le soluzioni. Ma sostenere che in questi anni non sia stato fatto un lavoro importante significa non riconoscere il percorso compiuto dalla città e smentire ciò che i dati, a partire dal sondaggio Demetra, chiaramente indicano.</p>



<p><strong>Il vero terreno del confronto</strong><br>&nbsp;La cultura e il turismo non crescono grazie agli slogan, ma grazie a investimenti, programmazione, qualità delle proposte, capacità di fare rete e visione di lungo periodo.<br>È su questi elementi – e sui dati oggettivi che li confermano – che dovrebbe svilupparsi il confronto pubblico.</p>



<p>Vicenza possiede tutte le condizioni per consolidare il proprio ruolo tra le principali città d’arte e di cultura italiane. Per raggiungere questo obiettivo servono confronto, responsabilità e capacità di valorizzare quanto è stato costruito, continuando a migliorarlo con il contributo di tutte le istituzioni, delle realtà culturali e del tessuto economico della città.”</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/vicenza-per-la-maggioranza-di-governo-il-turismo-non-e-in-crisi/">Vicenza, per la maggioranza di governo il turismo non è in crisi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Ondate di calore in Veneto: stato di attenzione!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 14:08:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[METEO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Centro funzionale decentrato della Regione del Veneto ha dichiarato per l’area che riguarda anche Vicenza la fase di attenzione (giallo) per il rischio di ondate di calore, per le giornate di oggi mercoledì 5 e di domani&#160;giovedì 6 agosto.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Il Centro funzionale decentrato della Regione del Veneto ha dichiarato per l’area che riguarda anche Vicenza la fase di attenzione (giallo) per il rischio di ondate di calore, per le giornate di oggi mercoledì 5 e di domani&nbsp;giovedì 6 agosto. Si prevede disagio fisico intenso su tutta la regione.</p>



<p>Si raccomanda, quindi, in particolare a persone anziane, bambini, donne in gravidanza e persone affette da patologie, di evitare esposizioni prolungate all’aperto nelle ore più calde della giornata e di ridurre lo svolgimento di attività fisiche affaticanti.</p>



<p>Per anziani e persone sole è a disposizione lo&nbsp;sportello telefonico del Comune di Vicenza &#8220;Vicenza solidale&#8221;, utile per avere un supporto e informazioni utili, oltre che l’indicazione dei centri civici dotati di climatizzazione. Lo sportello si può contattare al numero&nbsp;0444 221020,&nbsp;dal lunedì al venerdì&nbsp;dalle 9 alle 12, martedì e giovedì anche&nbsp;dalle 15.30 alle 17.30.</p>



<p>Tra gli interventi previsti, oltre alla compagnia telefonica e l&#8217;aiuto per il primo accesso ai servizi sociali, si possono richiedere informazioni sui servizi per le persone anziane o particolarmente fragili nel periodo estivo o in caso di situazioni di emergenza. Si possono ottenere informazioni in merito alle attività aggregative, culturali e sociali che vengono proposte nei centri per anziani della città, conoscerne gli orari di apertura e i servizi offerti, tenuto conto che tutti sono muniti di impianto di aria condizionata.</p>



<p>Si ricorda che le ondate di calore possono favorire anche l’aumento della concentrazione nell&#8217;aria di ozono, con possibili disagi per le persone più fragili. Per conoscere i livelli di ozono durante il periodo estivo, è possibile consultare le pagine Previsione Ozono e Qualità dell&#8217;aria &#8211; Dati in diretta in cui l&#8217;Arpav pubblica giornalmente i valori rilevati dalle centraline.</p>



<p>Inoltre, come disposto dalla Regione del Veneto, fino&nbsp;al 31 agosto&nbsp;anche a Vicenza vige il divieto di svolgimento dell&#8217;attività lavorativa in condizioni di esposizione prolungata al sole,&nbsp;dalle 12.30 alle 16, nel settore agricolo e florovivaistico, nonché nei cantieri edili all&#8217;aperto e nelle cave, limitatamente ai giorni e alle aree con un livello di rischio alto.</p>
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		<title>Vicenza, tutto resta com’è in Provincia: il nuovo decreto PA congela il rinnovo del Consiglio, spiazzati Lega e PD</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 07:16:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo decreto sulla Pubblica Amministrazione, approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, introduce una novità destinata ad avere effetti anche sulla Provincia di Vicenza. L’articolo 2 del provvedimento prevede infatti che il rinnovo dei Consigli provinciali venga prorogato fino alla<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Il nuovo decreto sulla Pubblica Amministrazione, approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, introduce una novità destinata ad avere effetti anche sulla Provincia di Vicenza. L’articolo 2 del provvedimento prevede infatti che il rinnovo dei Consigli provinciali venga prorogato fino alla scadenza del mandato del presidente della Provincia, mantenendo così allineata la durata dei due organi.&nbsp;</p>



<p>Per Vicenza questo significa, almeno allo stato attuale, che non ci saranno cambiamenti negli equilibri di Palazzo Nievo: l’attuale Consiglio provinciale resterà in carica fino alla naturale scadenza del presidente, evitando un rinnovo anticipato dell’assemblea.</p>



<p>La misura punta a garantire maggiore stabilità amministrativa e ad evitare il disallineamento tra presidente e Consiglio, una situazione che negli ultimi anni aveva creato non poche difficoltà nella gestione delle Province, enti di secondo livello eletti da sindaci e consiglieri comunali.&nbsp;</p>



<p>Per la politica vicentina, dunque, il decreto si traduce in una sostanziale conferma dello status quo: nessun cambio di assetti nell’immediato e attività amministrativa destinata a proseguire senza scossoni fino alla scadenza naturale del mandato del presidente provinciale.</p>



<p>Il decreto produce anche un effetto politico immediato nel Vicentino. Per il momento, infatti, viene meno qualsiasi ipotesi di rinnovo anticipato della guida di Palazzo Nievo e, con essa, anche le indiscrezioni che nelle ultime settimane circolavano sottotraccia su un possibile accordo trasversale tra Lega e Partito Democratico per individuare il futuro candidato alla presidenza della Provincia. Con il rinvio del rinnovo del Consiglio fino alla scadenza del mandato del presidente, gli attuali equilibri restano invariati e ogni ragionamento sulle future alleanze viene, almeno per ora, rinviato.</p>



<p></p>
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		<title>Giovine attacca: “Male il turismo a Vicenza!”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 06:56:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I dati relativi ai primi cinque mesi del 2026 fotografano una città in netta difficoltà sul fronte turistico.Vicenza registra infatti un calo inquietante: gli arrivi scendono del 7% e le presenze crollano del 10,4%. Nello stesso periodo l’Altopiano di Asiago<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>I dati relativi ai primi cinque mesi del 2026 fotografano una città in netta difficoltà sul fronte turistico.<br>Vicenza registra infatti un calo inquietante: gli arrivi scendono del 7% e le presenze crollano del 10,4%. Nello stesso periodo l’Altopiano di Asiago cresce dell’11,2% negli arrivi e del 6,8% nei pernottamenti.</p>



<p>“C’è un numero che da solo racconta tutta la vicenda -sostiene il parlamentare di Fratelli d’Italia Silvio Giovine- La sola città di Vicenza perde 23.028 pernottamenti, mentre l’intera provincia ne perde 22.091. Tradotto: senza il capoluogo, il Vicentino sarebbe in crescita. Non è il contesto internazionale, non sono le guerre, non è il caro-trasporti. È Vicenza che sta trascinando giù il territorio, e il territorio sta compensando i danni della città. Il tutto mentre a livello nazionale l’Italia continua a registrare record storici su arrivi e presenze grazie agli operatori del settore e alle politiche adottate dal governo Meloni rispetto a destagionalizzazione e delocalizzazione; approccio strategico per distribuire i flussi di visitatori lungo tutti i dodici mesi dell&#8217;anno e incidere sull’overtourism”. </p>



<p>A un’ora di auto dal centro storico, sull’Altopiano, tutto un altro film; il turismo cresce a doppia cifra con gli stessi identici scenari internazionali. “</p>



<p>Quando due territori confinanti vanno in direzioni opposte, la differenza non la fa il mondo: la fa chi amministra -spiega Giovine- Un immobilismo ben fotografato dalla situazione sul progetto ‘La città di Vicenza e le ville del Palladio nel Veneto’ per cui il Ministero del Turismo aveva già concesso all’amministrazione Rucco oltre 690 mila euro e che ancora non ha visto la luce. Un progetto che se messo a terra in tempi accettabili probabilmente avrebbe contribuito a limitare l’emorragia di cui parliamo oggi”. </p>



<p>Ma non è tutto. “Avevamo impostato durante la nostra amministrazione un lavoro strutturato: ascolto degli operatori, collaborazione con i Comuni della provincia, un protocollo strategico sul congressuale con Italian Exhibition Group, format identitari capaci di attrarre pubblico. In quella fase il turismo congressuale per esempio cittadino cresceva del 14% a fronte di un dato nazionale del 2%. Nulla di tutto questo è stato smontato: semplicemente si è smesso di lavorarci. Il tavolo permanente con le associazioni del centro storico non risulta regolarmente convocato, e i risultati si vedono nelle serrande abbassate e negli alberghi mezzi vuoti. Serve un’immediata inversione di rotta prima che questo trend negativo diventi strutturale e finisca per danneggiare irrimediabilmente commercio, strutture ricettive e l’immagine della nostra città”. </p>
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		<title>Attenzione, gli occhiali ti spiano! Altro che riconoscimento facciale!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 06:47:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un mio amico qualche giorno fa mi ha mostrato i suoi nuovi occhiali intelligenti.Una meraviglia tecnologica, non c&#8217;è che dire.Guardi una persona, un oggetto, una scena qualsiasi (anche dall’auto o dalla moto) e quella immagine viene catturata, trasferita ad altissima<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p></p>



<p>Un mio amico qualche giorno fa mi ha mostrato i suoi nuovi occhiali intelligenti.<br>Una meraviglia tecnologica, non c&#8217;è che dire.<br>Guardi una persona, un oggetto, una scena qualsiasi (anche dall’auto o dalla moto) e quella immagine viene catturata, trasferita ad altissima definizione sullo smartphone, magari accompagnata anche da una bella musichetta di sottofondo.<br>La tecnologia ha fatto un altro balzo in avanti.<br>E la prima reazione, inevitabilmente, è quella dello stupore. Poi, però, arriva una domanda.<br>Una domanda meno entusiasta e forse più scomoda.<br>Come mai passiamo anni a discutere dei rischi del riconoscimento facciale utilizzato dallo Stato, invochiamo controlli rigidissimi sulla privacy, temiamo scenari da &#8220;Grande Fratello&#8221;, e poi accogliamo senza particolare inquietudine dispositivi che trasformano ogni individuo in una potenziale telecamera ambulante?<br>La questione non è tecnologica; è culturale.<br>Per decenni abbiamo immaginato la sorveglianza secondo un modello verticale: il potere che osserva il cittadino.<br>Era il mondo raccontato da George Orwell in 1984: un&#8217;Autorità superiore che controlla, registra, conosce ogni movimento.<br>La nostra paura era quella di essere guardati dall&#8217;alto.<br>Ma la tecnologia contemporanea sta creando qualcosa di diverso.<br>Non più soltanto il Grande Fratello; ma milioni di “Piccoli fratelli”.<br>Quindi la vera rivoluzione non è che il Potere ci osserva. È che siamo diventati volontari del Potere, fornendogli gratuitamente immagini, dati ed identità gli uni degli altri.<br>Una sorveglianza diffusa, orizzontale, nella quale non è più soltanto il Potere ad osservare noi, ma siamo noi cittadini che osserviamo, fotografiamo e registriamo continuamente gli altri.<br>È il fenomeno che gli studiosi chiamano &#8220;sousveillance&#8221;: il controllo dal basso, lo sguardo reciproco tra individui.<br>Una trasformazione enorme.<br>Perché per secoli lo spazio pubblico ha garantito una cosa fondamentale: l&#8217;anonimato.<br>Uscire di casa, camminare in una piazza, sedersi al bar significava entrare nella folla. Potevamo essere osservati, naturalmente, ma quella osservazione finiva lì.<br>Un volto visto per pochi secondi spariva dalla memoria.<br>Oggi non è più così.<br>Un gesto, una frase, un&#8217;espressione, un momento di debolezza possono essere catturati, archiviati, diffusi e potenzialmente diventare permanenti.<br>La memoria digitale non dimentica; e spesso non perdona.<br>Il problema degli occhiali intelligenti, degli smartphone e dei dispositivi indossabili non è soltanto il fatto che possano registrare.<br>È che rendono normale la registrazione; trasformano un atto eccezionale in un comportamento quotidiano.<br>La domanda fondamentale diventa allora: abbiamo ancora diritto a non essere ripresi?<br>Perché il paradosso è evidente.<br>Un Comune o un’Azienda che installa una telecamera in una strada deve rispettare regole, procedure, cartelli informativi, limiti e controlli.<br>Un privato cittadino che passa davanti a noi con una videocamera incorporata negli occhiali può potenzialmente raccogliere immagini senza che noi ne sappiamo nulla.<br>Proprio in questi giorni il Governo ha aggiornato le regole sul riconoscimento facciale recependo quanto previsto dall&#8217;AI Act europeo.<br>Sembra deciso che per utilizzare questi sistemi in tempo reale servirà l&#8217;autorizzazione del Pubblico Ministero; anche i riconoscimenti effettuati successivamente dovranno ottenere il suo via libera entro ventiquattr&#8217;ore, altrimenti tutto dovrà essere cancellato.<br>È una disciplina comprensibile.<br>Ma colpisce una cosa: la politica continua a discutere di come regolare il riconoscimento facciale dello Stato, mentre il riconoscimento facciale sta già entrando nelle tasche e, soprattutto, sul naso dei cittadini.<br>Come spesso accade, il legislatore combatte la guerra precedente, discute il semaforo mentre l&#8217;autostrada è già aperta al traffico, arriva con il taccuino in mano per annotare le regole, mentre la tecnologia ha già cambiato le abitudini di milioni di persone.<br>Nessuno nega che debbano esserci normative sulla Privacy.<br>Ma la difficoltà sta proprio qui: un conto è controllare un&#8217;Amministrazione Pubblica od un&#8217;Azienda, un altro è gestire milioni di persone che ogni giorno possono trasformarsi in produttori e distributori di immagini.<br>Il problema non è soltanto giuridico, è sociale.<br>Perché la tutela della privacy non sta fallendo soltanto per una mancanza di regole.<br>Sta fallendo perché abbiamo accettato un gigantesco scambio.<br>Abbiamo ceduto una parte della nostra riservatezza in cambio di comodità, divertimento e visibilità.<br>Abbiamo paura dell&#8217;occhio dello Stato perché associamo il controllo al potere e alla punizione.<br>Ma accettiamo volentieri l&#8217;occhio del prossimo perché lo percepiamo come un gioco, un gadget, una possibilità in più di condividere.<br>È la stessa società che protesta contro l&#8217;eccesso di esposizione e contemporaneamente pubblica ogni momento della propria vita sui social.<br>Una contraddizione tipica del nostro tempo.<br>Vogliamo essere protetti dallo sguardo degli altri, ma desideriamo essere visti. Vogliamo privacy, ma cerchiamo attenzione. Vogliamo libertà, ma cediamo continuamente pezzi di noi in cambio di servizi gratuiti.<br>Il futuro, probabilmente, non sarà soltanto quello immaginato da Orwell, con un&#8217;Autorità che obbliga tutti ad essere osservati.<br>Potrebbe essere qualcosa di più sottile.<br>Una società nella quale nessuno ci obbliga a mostrare tutto, perché siamo noi stessi a farlo spontaneamente.<br>Il vero problema non sarà soltanto chi controllerà le telecamere.<br>Sarà chi avrà ancora il diritto di dire: quella telecamera non doveva guardarmi.<br>La tecnologia non è il nemico. Il progresso non è il nemico.<br>Ma ogni progresso porta con sé una domanda che non possiamo evitare: ciò che possiamo fare tecnicamente significa necessariamente che dobbiamo farlo?<br>Perché il Grande Fratello di Orwell aveva bisogno di imporre il proprio sguardo.<br>Il nostro tempo ha trovato forse un metodo ancora più efficace.<br>Renderlo desiderabile.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Brendola cerca nuovi “nonni vigili”: aperto il bando per sorvegliare gli attraversamenti davanti alle scuole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 10:12:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Comune rinnova il servizio per l’anno scolastico 2026-2027. Il sindaco Bruno Beltrame e l’assessore Alessandra Stenco: «Grazie a chi ogni giorno garantisce sicurezza agli alunni, auspichiamo l’arrivo di nuove persone disponibili a mettere a disposizione tempo e impegno» Il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il Comune rinnova il servizio per l’anno scolastico 2026-2027. Il sindaco Bruno Beltrame e l’assessore Alessandra Stenco: «Grazie a chi ogni giorno garantisce sicurezza agli alunni, auspichiamo l’arrivo di nuove persone disponibili a mettere a disposizione tempo e impegno»</strong></h2>



<p>Il Comune di Brendola ha indetto un bando per il conferimento di incarichi di <strong>addetti alla sorveglianza degli alunni negli attraversamenti pedonali posti nei pressi degli edifici scolastici</strong>, durante gli orari di ingresso e uscita dalle scuole elementari e medie.</p>



<p>Il servizio, relativo all’<strong>anno scolastico 2026-2027</strong>, punta a garantire maggiore sicurezza agli studenti nei momenti più delicati della giornata scolastica, attraverso la presenza dei cosiddetti <strong>“nonni vigili”</strong>.</p>



<p>Per partecipare al bando è necessario presentare un’apposita domanda attestando il possesso dei requisiti richiesti. Possono aderire cittadini italiani, cittadini dell’Unione Europea o cittadini di Stati terzi in possesso di permesso di soggiorno, con un’età compresa tra <strong>25 e 80 anni</strong>.</p>



<p>Tra gli altri requisiti previsti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>essere pensionati o inoccupati;</li>



<li>possedere l’idoneità psicofisica allo svolgimento del servizio;</li>



<li>non aver riportato condanne penali e non avere procedimenti penali in corso;</li>



<li>non essere stati destituiti o dispensati da una Pubblica Amministrazione;</li>



<li>godere dei diritti politici.</li>
</ul>



<p>A ciascun incaricato sarà riconosciuto un <strong>compenso lordo di 10 euro per ogni ora di servizio svolto</strong>.</p>



<p>«Un sentito ringraziamento ai “nonni vigili” – affermano il sindaco <strong>Bruno Beltrame</strong> e l’assessore alla Pubblica Istruzione e Sicurezza <strong>Alessandra Stenco</strong> – che nel corso dell’anno scolastico svolgono con dedizione, impegno, serietà e con qualsiasi condizione meteorologica il loro servizio a favore dei nostri alunni. Di questo come Amministrazione ne siamo infinitamente grati».</p>



<p>«L’auspicio – proseguono il primo cittadino e l’assessore Stenco – è che ci siano anche delle persone nuove che scelgono di mettere a disposizione un po’ del loro tempo per continuare a garantire un servizio indispensabile sotto il profilo della sicurezza dei bambini di Brendola, in entrata e in uscita da scuola».</p>



<p>Le domande di partecipazione al bando per il servizio di <strong>“nonno vigile”</strong>, compilate sull’apposito modulo e consegnate all’<strong>Ufficio Protocollo</strong>, dovranno essere presentate <strong>entro e non oltre le ore 18.30 di martedì 1 settembre 2026</strong>.</p>



<p>Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito del Comune di Brendola: <strong><a href="http://www.comune.brendola.vi.it">www.comune.brendola.vi.it</a></strong> oppure contattare l’<strong>Ufficio Affari Generali</strong> al numero <strong>0444-400727</strong>.</p>



<p><strong>Contatti:</strong><br>Ufficio Affari Generali Comune di Brendola<br>Telefono: <strong>0444 400 727</strong><br>Email: <strong><a>affarigenerali@comune.brendola.vi.it</a></strong></p>
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		<title>Vengo anch’io? No, tu no! Il valzer del campo largo e l&#8217;ultimatum di Conte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 07:55:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Ci sono canzoni che attraversano le generazioni e mantengono una straordinaria capacità di descrivere la realtà. Prendete il capolavoro del rimpianto Enzo Jannacci:&#160;«Vengo anch’io? No, tu no!».&#160; Un ritornello surreale, amaro e divertente, che oggi sembra scritto appositamente<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Ci sono canzoni che attraversano le generazioni e mantengono una straordinaria capacità di descrivere la realtà.</p>



<p>Prendete il capolavoro del rimpianto Enzo Jannacci:&nbsp;<em>«Vengo anch’io? No, tu no!»</em>.&nbsp;</p>



<p>Un ritornello surreale, amaro e divertente, che oggi sembra scritto appositamente per sintetizzare l&#8217;eterna, logorante telenovela della politica italiana, ed in particolare del cosiddetto “campo largo”, o comunque lo si voglia chiamare.</p>



<p>Provate per un attimo ad immaginarvi la scena.</p>



<p>Da una parte c&#8217;è Elly Schlein che, con la chitarra in spalla e l’entusiasmo delle Feste dell&#8217;Unità, bussando alla porta della sedicente &#8220;coalizione progressista&#8221;, canta speranzosa:&nbsp;<em>«Vengo anch’io?»</em>.&nbsp;</p>



<p>Dall’altra c’è Giuseppe Conte, l&#8217;Avvocato del Popolo in impeccabile abito con pochette, che la guarda dall&#8217;alto in basso, corregge il nodo della cravatta e risponde gelido:&nbsp;<em>«No, tu no»</em>.</p>



<p>Le cronache dei giornali di questi giorni non parlano d&#8217;altro: lo scontro per la&nbsp;<em>leadership</em>dell’opposizione è tornato a livelli di guardia.&nbsp;</p>



<p>Ma, fuor di metafora musicale, come si stanno mettendo davvero le cose sul tavolo delle trattative?</p>



<p>A rendere la partita particolarmente frizzante è la nuova trovata di Giuseppe Conte.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;ex Premier ha infatti lanciato una proposta che, a prima vista, potrebbe sembrare un omaggio alla democrazia interna, ma che ad uno sguardo più attento somiglia molto a un&#8217;imposizione in pieno stile &#8220;prendere o lasciare&#8221;.</p>



<p>La tesi di Conte è semplice: facciamo le primarie, ma le primarie non serviranno solo a scegliere il candidato premier, bensì a delineare d&#8217;imperio la linea politica della coalizione.</p>



<p>Tradotto dal politichese: se alle primarie vinco io, la linea del campo largo diventa la mia. Punto.&nbsp;</p>



<p>Un esempio su tutti? Il dossier Ucraina. Conte lo dice quasi senza nascondersi: &#8220;Se vinco io, il sostegno militare a Kiev finisce il giorno dopo&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Un modo decisamente garibaldino — per non dire spregiudicato — di usare la conta dei voti per polverizzare la linea atlantista del PD ed imporre l&#8217;agenda grillina a tutta l&#8217;alleanza.&nbsp;</p>



<p>Della serie: non mi limito a guidare il treno, decido io dove posare i binari e chi far scendere dalle carrozze.</p>



<p>Al Nazareno, com&#8217;è facile immaginare, la pillola non è andata giù benissimo.&nbsp;</p>



<p>Ed anzi, sottotraccia, tra i corridoi del PD sembra si stia facendo strada una convinzione sempre più solida e amara: Giuseppe Conte sosterrà l&#8217;alleanza a una sola condizione, ovvero che a guidarla sia lui in persona. Il tutto accompagnato dal timore che alle primarie Conte potrebbe veramente prevalere.&nbsp;</p>



<p>Badate bene che non si tratta solo di ambizione personale, ma di pura sopravvivenza politica.&nbsp;</p>



<p>Conte sa benissimo che se il M5S dovesse accodarsi ad una coalizione a trazione PD guidata da Elly Schlein, finirebbe per schiacciarsi inevitabilmente sui democratici.&nbsp;</p>



<p>E finendo schiacciato, perderebbe anche quel poco (ed ormai ammettiamolo: è rimasto davvero poco) di identità e di &#8220;caratteristica&#8221; che ancora distingue il Movimento 5 Stelle dal resto del panorama politico.&nbsp;</p>



<p>Per Conte, insomma, fare il “secondo” è un lusso che il M5S non può permettersi, pena l&#8217;estinzione.</p>



<p>Ecco allora che la dinamica del&nbsp;<em>«Vengo anch&#8217;io? No, tu no»</em>&nbsp;diventa l&#8217;unica vera regola del gioco.&nbsp;</p>



<p>Se Elly prova ad allargare ai moderati per fare numeri, Conte erige un muro.&nbsp;</p>



<p>Se il PD cerca di far valere il proprio peso elettorale (che resta nettamente superiore a quello dei grillini), il Movimento risponde alzando l&#8217;asticella delle ideologie e sventolando la minaccia dei veti.</p>



<p>La sensazione, per chi osserva il teatrino dall&#8217;esterno, è che i due alleati-rivali siano più occupati a rubarsi i voti a vicenda che a costruire un&#8217;alternativa di governo credibile per il Paese.&nbsp;</p>



<p>Un gioco a somma zero in cui la Maggioranza ringrazia e si gode lo spettacolo senza nemmeno dover fare troppi sforzi.</p>



<p>Alla fine, all&#8217;elettore di Centrosinistra non resta che consolarsi con l&#8217;ironia.</p>



<p>Chissà se alla fine Elly riuscirà a salire su quel famoso autobus o se Giuseppe continuerà a lasciarla a terra alla fermata, pretendo di salire solo a patto di stare al volante.&nbsp;</p>



<p>Nel dubbio, conviene tenere a portata di mano il disco di Jannacci: in attesa di capire se questo &#8220;campo&#8221; sarà mai davvero &#8220;largo&#8221;, almeno la colonna sonora è garantita.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Il mezzo litro d’acqua a 2,90 euro e la morale perduta del mercato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 07:53:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo “Chiare, fresche et dolci acque”&#160;cantava il Petrarca.&#160;“Laudato si&#8217;, mi&#8217; Signore, per sor&#8217; Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”&#160;invocava San Francesco d&#8217;Assisi nel suo Cantico.&#160; Per secoli, la nostra cultura e la nostra<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p><em>“Chiare, fresche et dolci acque”</em>&nbsp;cantava il Petrarca.&nbsp;<em>“Laudato si&#8217;, mi&#8217; Signore, per sor&#8217; Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”</em>&nbsp;invocava San Francesco d&#8217;Assisi nel suo Cantico.&nbsp;</p>



<p>Per secoli, la nostra cultura e la nostra sensibilità hanno riconosciuto all&#8217;acqua un valore quasi sacro: elemento naturale primario, fonte di vita, simbolo stesso dell&#8217;accoglienza e del ristoro per chiunque si trovi in cammino.</p>



<p>Poi arriva il viaggiatore contemporaneo.</p>



<p>Varca i controlli di sicurezza di un aeroporto, si ferma in un&#8217;area di servizio autostradale, entra in una stazione ferroviaria.&nbsp;</p>



<p>La poesia finisce davanti allo scaffale di un bar e lascia spazio allo scontrino.&nbsp;</p>



<p>La &#8220;sora acqua&#8221; perde improvvisamente la sua umiltà francescana e si trasforma in un piccolo bene di lusso: 2,90 euro per una bottiglietta da mezzo litro.</p>



<p>Quasi tre euro per mezzo litro d&#8217;acqua.&nbsp;</p>



<p>Un prezzo che arriva a superare quello di molte bibite zuccherate o gassate., e di molto quello dei carburanti.</p>



<p>Ed il paradosso è evidente: in un&#8217;epoca nella quale tutti ci ricordano quanto sia importante idratarsi, il semplice atto di bere diventa una spesa da valutare.</p>



<p>A sollevare il caso è stato nei giorni scorsi l&#8217;infettivologo Matteo Bassetti, denunciando sui social il prezzo pagato all&#8217;aeroporto di Milano Malpensa.&nbsp;</p>



<p>Ma la sua protesta va oltre il singolo episodio.&nbsp;</p>



<p>Ha dato voce ad una sensazione diffusa: quella di milioni di cittadini che, ogni giorno, si trovano davanti a prezzi fuori misura nei luoghi dove la scelta è praticamente azzerata.</p>



<p>Perché il problema non è soltanto il costo dell&#8217;acqua.&nbsp;</p>



<p>Il problema è la libertà del consumatore.</p>



<p>In una situazione normale il cittadino può scegliere.&nbsp;</p>



<p>Se una bottiglia costa troppo, cambia esercizio, percorre cento metri, cerca un&#8217;alternativa.&nbsp;</p>



<p>In aeroporto o in autostrada, invece, la situazione è diversa.&nbsp;</p>



<p>Chi ha sete, chi viaggia con bambini, chi aspetta un volo o affronta un lungo viaggio, spesso non ha alternative reali.&nbsp;</p>



<p>Non è un cliente libero: è un cliente obbligato.</p>



<p>Ed è qui che la questione smette di essere una semplice lamentela sul caro prezzi e diventa un tema di equilibrio tra mercato ed interesse pubblico.</p>



<p>Sia chiaro: nessuno mette in discussione il diritto di un&#8217;impresa a guadagnare.&nbsp;</p>



<p>Gli aeroporti hanno costi elevati, le concessioni commerciali hanno prezzi importanti, la gestione di un punto vendita in un&#8217;infrastruttura complessa non è paragonabile a quella di un supermercato sotto casa.</p>



<p>Ma c&#8217;è un dettaglio che non può essere ignorato: aeroporti, autostrade e stazioni non sono semplici centri commerciali.&nbsp;</p>



<p>Sono luoghi strategici, infrastrutture nate per garantire servizi ai cittadini e funzionanti grazie a concessioni pubbliche.</p>



<p>Quando lo Stato affida ad un privato la gestione di uno spazio pubblico, non deve limitarsi ad incassare il canone.&nbsp;</p>



<p>A mio avviso deve anche stabilire alcune regole di civiltà.</p>



<p>Non sarebbe uno scandalo prevedere nei contratti di concessione l&#8217;obbligo di garantire acqua potabile gratuita, o almeno un formato essenziale ad un prezzo ragionevole, tipo mezzo euro per mezzo litro.&nbsp;</p>



<p>Non sarebbe il ritorno dello Stato padrone, ma il riconoscimento di un principio semplice: esistono beni e servizi che, pur restando dentro il mercato, non possono essere trattati come una qualsiasi merce.</p>



<p>Perché una società moderna non si misura soltanto dalla ricchezza che produce, ma anche dal modo in cui protegge i bisogni elementari delle persone.</p>



<p>Il profitto è legittimo.&nbsp;</p>



<p>Anzi, è il motore che permette alle economie di crescere.&nbsp;</p>



<p>Ma quando la posizione di forza permette di trasformare la necessità in una rendita, allora qualcosa si rompe, e si salta alla speculazione pura.&nbsp;</p>



<p>La bottiglietta a 2,90 euro non è soltanto una bottiglietta.&nbsp;</p>



<p>È il simbolo di un mercato che qualche volta dimentica che dall&#8217;altra parte dello scontrino non c&#8217;è soltanto un cliente, ma una persona.</p>



<p>Ed una società che mette un prezzo sproporzionato persino alla sete rischia di perdere qualcosa di più importante di qualche centesimo: rischia di perdere il senso della misura.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Veneto, arrivano infermieri stranieri: da Belluno parte il progetto per rafforzare gli ospedali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 14:06:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parte da Belluno la prima sperimentazione del Veneto per il reclutamento, l&#8217;inserimento e la formazione di infermieri provenienti dall&#8217;estero. Il progetto, presentato oggi dall&#8217;assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa, punta a rafforzare gli organici del Servizio sanitario regionale attraverso un<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Parte da Belluno la prima sperimentazione del Veneto per il reclutamento, l&#8217;inserimento e la formazione di infermieri provenienti dall&#8217;estero. Il progetto, presentato oggi dall&#8217;assessore regionale alla Sanità <strong>Gino Gerosa</strong>, punta a rafforzare gli organici del Servizio sanitario regionale attraverso un percorso che coniuga assunzione, formazione e integrazione professionale.</p>



<p>La fase pilota prenderà il via all&#8217;<strong>Ulss 1 Dolomiti</strong> e guarda in particolare al <strong>Brasile meridionale</strong> e all&#8217;<strong>Argentina</strong>, territori dove è ancora forte la presenza di comunità venete e bellunesi e di reti associative e istituzionali che potrebbero agevolare lo sviluppo dell&#8217;iniziativa.</p>



<p>Il progetto prevede due distinti canali di accesso. Il primo è rivolto a infermieri già qualificati e interessati a lavorare nel Servizio sanitario regionale, nel rispetto della normativa nazionale che disciplina l&#8217;esercizio temporaneo delle professioni sanitarie con titoli conseguiti all&#8217;estero e delle successive procedure di riconoscimento.</p>



<p>Il secondo canale ha invece una finalità universitaria e formativa e punta a verificare, in collaborazione con l&#8217;<strong>Università di Padova</strong> ed eventuali atenei esteri, la possibilità di sviluppare percorsi integrati di prosecuzione o completamento degli studi per studenti di infermieristica provenienti dall&#8217;estero.</p>



<p>«L&#8217;inserimento di personale – ha sottolineato l&#8217;assessore Gerosa – dovrà essere accompagnato da adeguate misure di formazione linguistica, affiancamento clinico-organizzativo, tutoraggio e monitoraggio, tenendo conto anche degli effetti sulle comunità professionali locali e sul personale già in servizio».</p>



<p>Alla presentazione del progetto hanno partecipato, oltre alla Regione del Veneto, alla Prefettura e all&#8217;Ulss 1 Dolomiti, anche i rappresentanti degli enti locali, dell&#8217;Università di Padova, dell&#8217;Ordine delle professioni infermieristiche, del Bim, dell&#8217;Ater e dell&#8217;Associazione Bellunesi nel Mondo.</p>



<p>L&#8217;iniziativa rappresenta il primo passo di una strategia regionale che punta a fronteggiare la carenza di infermieri, una delle principali criticità che da tempo interessa il sistema sanitario veneto e nazionale.</p>
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		<title>Caldo intenso in Veneto, confermata l&#8217;allerta gialla per ondate di calore: possibile proroga fino a giovedì</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 10:49:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[METEO]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caldo non dà tregua al Veneto. La Protezione Civile regionale ha confermato anche per la giornata di martedì 4 agosto l&#8217;allerta gialla per le ondate di calore su tutto il territorio regionale, a causa delle elevate temperature che continuano<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Il caldo non dà tregua al Veneto. La Protezione Civile regionale ha confermato anche per la giornata di martedì 4 agosto l&#8217;allerta gialla per le ondate di calore su tutto il territorio regionale, a causa delle elevate temperature che continuano a interessare la regione.</p>



<p>L&#8217;avviso è stato emesso dal Centro Funzionale Decentrato della Protezione Civile del Veneto e riguarda le giornate di lunedì 3 e martedì 4 agosto. Le condizioni di disagio fisico legate al caldo intenso resteranno sostanzialmente stazionarie anche nei prossimi giorni.</p>



<p>Secondo le previsioni, la situazione potrebbe portare a una prosecuzione dell&#8217;allerta climatica almeno fino a <strong>giovedì 6 agosto</strong>, in considerazione del persistere delle temperature elevate.</p>



<p>Il bollettino di vigilanza meteorologica segnala inoltre una fase di instabilità pomeridiana soprattutto nelle zone montane. Tra oggi e domani non si escludono locali fenomeni, con probabilità contenuta o molto bassa di episodi intensi. Anche nelle giornate di mercoledì e giovedì saranno possibili annuvolamenti e qualche fenomeno pomeridiano sui rilievi.</p>



<p>La raccomandazione resta quella di prestare particolare attenzione nelle ore più calde della giornata, soprattutto per anziani, bambini e persone fragili, adottando comportamenti utili a limitare gli effetti del caldo.</p>
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		<item>
		<title>Il bel tempo è morto.  Ma le previsioni non se ne sono ancora accorte</title>
		<link>https://www.tviweb.it/il-bel-tempo-e-morto-ma-le-previsioni-non-se-ne-sono-ancora-accorte/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 07:23:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C&#8217;era un tempo, che ormai i libri di storia collocano da qualche parte verso la fine del Novecento, in cui le previsioni del tempo erano un rito rassicurante.&#160;&#160; Ricordate Bernacca? Il meteorologo impeccabile in giacca e cravatta, indicava<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>C&#8217;era un tempo, che ormai i libri di storia collocano da qualche parte verso la fine del Novecento, in cui le previsioni del tempo erano un rito rassicurante.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Ricordate Bernacca?</p>



<p>Il meteorologo impeccabile in giacca e cravatta, indicava la cartina dell&#8217;Italia con una bacchetta e annunciava sorridendo: «Domani bel tempo su tutta la Penisola».</p>



<p>Traduzione: sole, cielo azzurro e qualche nuvoletta decorativa. La gente esultava, preparava la borsa frigo, caricava l&#8217;ombrellone in macchina e progettava una gita.</p>



<p>L&#8217;equazione era semplicissima.</p>



<p>Sole uguale bel tempo.</p>



<p>Pioggia uguale brutto tempo.</p>



<p>Per secoli nessuno si è sognato di metterla in discussione.</p>



<p>Poi, una ventina d&#8217;anni fa, qualcosa ha cominciato a cambiare. Non tanto nelle previsioni, quanto fuori dalla finestra.</p>



<p>Il clima si è messo a fare il clima del Sahara ed il nostro vocabolario è rimasto fermo agli anni Settanta.</p>



<p>Oggi fuori ci sono quarantuno gradi all&#8217;ombra, l&#8217;asfalto sembra una fonduta, le cicale hanno dichiarato sciopero per sfinimento, il gatto osserva il frigorifero con lo stesso trasporto con cui un pellegrino guarda Lourdes, e tu vivi barricato in casa con tapparelle abbassate, finestre sigillate e condizionatore acceso.&nbsp;</p>



<p>Più che una domenica d&#8217;agosto ricorda una replica del lockdown.</p>



<p>Accendi la televisione.</p>



<p>Compare il meteorologo; sorride come se stesse annunciando una vincita alla lotteria e proclama:&nbsp;&nbsp;«Continua il bel tempo su tutta Italia. Sole pieno e cieli completamente sereni.»</p>



<p>Bel tempo?</p>



<p>Viene spontaneo chiedersi: per chi?</p>



<p>Per i cammelli? Per i cactus? Per le lucertole?</p>



<p>Perché, se per uscire di casa devi scegliere fra un&#8217;insolazione e una scottatura di secondo grado, forse il concetto di &#8220;bella giornata&#8221; meriterebbe un piccolo aggiornamento.</p>



<p>Naturalmente, appena osi formulare questo dubbio, arrivano loro.</p>



<p>I Negazionisti del Termometro.</p>



<p>Sono una categoria umana affascinante. Li riconosci subito perché ripetono ogni estate le stesse frasi con la serenità di chi è convinto che la realtà debba adeguarsi ai ricordi</p>



<p>«Ad agosto ha sempre fatto caldo.»&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Verissimo. Come dire che il Monte Bianco è sempre stato alto. Il dettaglio è che quarant&#8217;anni fa il &#8220;gran caldo&#8221; significava trentuno o trentadue gradi. Oggi quei valori vengono salutati come una piacevole rinfrescata.</p>



<p>Poi arriva il secondo argomento.&nbsp;&nbsp;&nbsp;«Finalmente un po&#8217; d&#8217;estate!»&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Detto mentre cercano disperatamente un metro quadrato d&#8217;ombra, consumano litri d&#8217;acqua e trasformano il condizionatore nell&#8217;elettrodomestico più importante della famiglia.</p>



<p>Infine c&#8217;è il capolavoro.&nbsp;&nbsp;&nbsp;«È tutta un&#8217;esagerazione dei media.»</p>



<p>Probabilmente. Del resto anche il termometro, il ghiacciaio che arretra e il gatto che tenta di trasferirsi nel congelatore devono essere stati arruolati dalla propaganda.</p>



<p>La verità è che non è cambiata soltanto la temperatura.</p>



<p>È rimasto indietro il linguaggio.</p>



<p>Abbiamo satelliti capaci di prevedere un temporale con giorni di anticipo, supercomputer che elaborano miliardi di dati e modelli matematici di una precisione impressionante.</p>



<p>Ma continuiamo ostinatamente a chiamare &#8220;bel tempo&#8221; una situazione nella quale milioni di persone passano il pomeriggio barricati in casa per evitare un colpo di calore.</p>



<p>Forse dovremmo avere il coraggio di aggiornare il vocabolario.</p>



<p>Perché, se i climatologi hanno ragione nel dire che gli anni più freschi rischiano di essere quelli che stiamo vivendo oggi, è probabile che i nostri figli trovino assurdo il linguaggio con cui raccontiamo il meteo.</p>



<p>Immagino già un telegiornale del 2045.</p>



<p>«Ed ora le previsioni del tempo.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Purtroppo anche domani avremo una vasta area di&nbsp;<strong>BRUTTO TEMPO</strong>&nbsp;su tutta la Penisola. L&#8217;anticiclone africano garantirà cielo perfettamente sereno, assenza di vento e temperature comprese fra i 43 e i 45 gradi. Si raccomanda di uscire solo in caso di assoluta necessità.»</p>



<p>Pausa.&nbsp;&nbsp;Il meteorologo cambia espressione.</p>



<p>«Finalmente, però, da giovedì tornerà il&nbsp;<strong>BEL TEMPO.</strong>&nbsp;Una perturbazione atlantica porterà piogge diffuse, temporali, neve sulle Alpi oltre i duemila metri e un deciso calo delle temperature. Gli esperti consigliano di approfittarne per passeggiare all&#8217;aperto.»</p>



<p>Quel giorno nessuno troverà la cosa strana.</p>



<p>Anzi, c&#8217;è da scommettere che qualcuno spalancherà la finestra, si prenderà una bella secchiata d&#8217;acqua in faccia e dirà con soddisfazione:</p>



<p>«Che meraviglia.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ecco, quello sarà il giorno in cui avremo finalmente il coraggio di dirlo: oggi c&#8217;è un diluvio universale, che giornata meravigliosa.</p>



<p>Dimenticavo:&nbsp;E i vacanzieri?</p>



<p>Quelli che aspettano il sole a tutti i costi?</p>



<p>Con tutto il rispetto, vadano pure a prenderselo, magari direttamente in Africa.</p>



<p>Umberto Baldo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/il-bel-tempo-e-morto-ma-le-previsioni-non-se-ne-sono-ancora-accorte/">Il bel tempo è morto.  Ma le previsioni non se ne sono ancora accorte</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Per la sinistra italica la fede in Sánchez resiste ai fatti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 07:08:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C&#8217;è un fenomeno curioso nella politica italiana. Ogni volta che il centrosinistra vuole dimostrare che esiste un modo migliore di governare, guarda oltre le Alpi.&#160; Non a Berlino, non a Parigi, non a Varsavia. Adesso guarda a Madrid.&#160;<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>C&#8217;è un fenomeno curioso nella politica italiana.</p>



<p>Ogni volta che il centrosinistra vuole dimostrare che esiste un modo migliore di governare, guarda oltre le Alpi.&nbsp;</p>



<p>Non a Berlino, non a Parigi, non a Varsavia. Adesso guarda a Madrid.&nbsp;</p>



<p>E puntualmente compare Pedro Sánchez, elevato al rango di modello europeo, di progressista illuminato, di statista da imitare.</p>



<p>Ho già avuto modo di scrivervi che per la sinistra italiana, Sánchez è diventato una specie di santo laico (<a href="https://www.tviweb.it/san-pedro-de-madrid-il-nuovo-santo-straniero-della-sinistra-italiana/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.tviweb.it/san-pedro-de-madrid-il-nuovo-santo-straniero-della-sinistra-italiana/</a>).</p>



<p>Se in Spagna il carburante costa meno, è merito suo. Se l&#8217;economia cresce, è merito suo. Se vengono approvate riforme sociali, è merito suo.&nbsp;</p>



<p>E quando qualcosa non funziona, il problema diventa improvvisamente l&#8217;Europa, la congiuntura internazionale o l&#8217;opposizione di destra e “fascisti”.</p>



<p>Il culto di San Pedro, insomma, resiste a qualsiasi evidenza.</p>



<p>Sapete che amo molto la Spagna ed apprezzo&nbsp;&nbsp;la qualità della vita&nbsp;&nbsp;e l’efficienza della burocrazia iberica, ma questo non mi impedisce di&nbsp;&nbsp;osservare la realtà spagnola con un minimo di distacco, per scoprire un quadro assai meno edificante.</p>



<p>Pedro Sánchez governa senza riuscire ad approvare una legge di Bilancio da tre anni. Un&#8217;anomalia che, in qualunque democrazia parlamentare europea, verrebbe considerata il sintomo di una maggioranza ormai esaurita.</p>



<p>Non solo.</p>



<p>In tutte le ultime consultazioni amministrative il Partito Socialista ha perso il controllo di buona parte delle Comunità autonome e di molte grandi città.&nbsp;</p>



<p>Alle ultime elezioni politiche il Partito Popolare è risultato la prima forza del Paese.&nbsp;</p>



<p>Sánchez è rimasto alla Moncloa non perché abbia vinto, ma perché è riuscito a costruire, dopo il voto, una maggioranza parlamentare estremamente eterogenea.</p>



<p>È qui che entra in gioco la particolarità della Costituzione spagnola.</p>



<p>La cosiddetta “<em>sfiducia costruttiva”</em>&nbsp;impedisce di far cadere un Governo se non esiste contemporaneamente una maggioranza pronta a sostituirlo.&nbsp;</p>



<p>È una norma concepita per garantire stabilità istituzionale dopo il franchismo, che ha impedito crisi al buio, svolgendo così un ruolo importante nel consolidamento della democrazia spagnola.</p>



<p>Ma oggi produce anche un effetto politico evidente: un Capo di Governo può restare in carica pur non disponendo della forza necessaria per governare con continuità.</p>



<p>Ed è esattamente ciò che accade a Sánchez.</p>



<p>Ogni provvedimento diventa una trattativa. Ogni voto richiede una negoziazione.&nbsp;</p>



<p>Ogni legge dipende dall&#8217;umore dei partiti regionalisti baschi e catalani, alcuni dei quali hanno posizioni ideologiche di destra, ed hanno come obiettivo dichiarato un progressivo distacco dallo Stato spagnolo.</p>



<p>Per mantenere quella maggioranza Sánchez è arrivato perfino a concedere l&#8217;amnistia ai dirigenti del processo indipendentista catalano del 2017, una scelta che fino a pochi mesi prima lui stesso giudicava incostituzionale.&nbsp;</p>



<p>Non è un giudizio morale. È la dimostrazione del prezzo politico richiesto dalla sopravvivenza parlamentare.</p>



<p>Quindi quella di Sanchez non è una maggioranza politica.</p>



<p>È un equilibrio precario costruito sulla convenienza reciproca.</p>



<p>L&#8217;esempio delle accise racconta perfettamente questa situazione.</p>



<p>In questi giorni il centrosinistra italiano indica la Spagna come esempio virtuoso, accusando il Governo Meloni di non aver seguito la strada di Sánchez.</p>



<p>Peccato che la realtà sia diversa.</p>



<p>Madrid avrebbe dovuto equiparare l&#8217;accisa sul gasolio a quella della benzina, come previsto dagli impegni assunti con Bruxelles nel Piano di Ripresa. Non lo ha fatto. Non perché non lo ritenesse opportuno, ma perché il Governo sa di non avere i voti necessari per approvare una misura impopolare.</p>



<p>La Commissione europea ha persino congelato una parte dei fondi del PNRR destinati alla Spagna proprio a causa del mancato rispetto di quell&#8217;impegno.</p>



<p>Eppure nessuno, in Italia, cita questo particolare.</p>



<p>Lo stesso Pedro Sánchez, indicato come punto di riferimento della sinistra pacifista europea, ha autorizzato un incremento della spesa per la difesa di ben 10,471 miliardi di euro in un solo anno, portando gli stanziamenti dal 1,4% al 2% del PIL e realizzando uno degli aumenti più consistenti dell&#8217;intera NATO.&nbsp;&nbsp;<strong>La decisione è stata adottata dal Consiglio dei ministri senza una preventiva approvazione di una nuova legge di bilancio da parte del Parlamento</strong><strong>,</strong>proprio perché il Governo non dispone di una maggioranza stabile.&nbsp;</p>



<p>La scelta ha provocato forti tensioni anche all&#8217;interno della stessa maggioranza, in particolare con gli alleati di&nbsp;<strong>Sumar</strong>, contrari all&#8217;aumento delle spese militari (immaginatevi cosa farebbero Elly Schlein e Company se il Governo Meloni decidesse di comprare armi bypassando il Parlamento)</p>



<p>Pochi ricordano anche che la Spagna socialista è costretta periodicamente a fronteggiare crisi migratorie drammatiche come quella di Ceuta. Quando migliaia di persone tentano di entrare dal Marocco, il Governo Sánchez non risponde con gli slogan dell&#8217;accoglienza illimitata che una parte della sinistra italiana ama predicare.&nbsp;</p>



<p>Rafforza i controlli, negozia con Rabat, effettua rimpatri&nbsp;&nbsp;massivi e difende le frontiere.</p>



<p>Perché il confine, quando si governa, smette di essere un concetto ideologico e torna ad essere un problema concreto.</p>



<p>Ma secondo la nostra gauche quando governa la destra ogni scelta viene descritta come un tradimento; quando la stessa scelta viene compiuta da Sánchez, diventa improvvisamente pragmatismo.</p>



<p>È il miracolo della doppia morale (che sorvola ad esempio sul fatto che in Spagna l’energia costa meno che da noi perché gli spagnoli si sono tenute ben strette le centrali nucleari).&nbsp;</p>



<p>Naturalmente tutto questo non significa che Pedro Sánchez sia un cattivo politico.</p>



<p>Al contrario.</p>



<p>Pur avendo il Partito squassato dagli scandali, che hanno coinvolto anche i suoi familiari, ha dimostrato una straordinaria abilità tattica, una notevole capacità negoziale ed un istinto di sopravvivenza che molti leader europei gli invidiano.</p>



<p>Ma un conto è riconoscerne il talento tattico, un altro è trasformarlo nel modello universale della buona politica.</p>



<p>Perché un Governo incapace di approvare il proprio bilancio, costretto a trattare ogni settimana con una costellazione di partiti territoriali, e sopravvissuto soprattutto grazie all&#8217;assenza di un&#8217;alternativa parlamentare, non rappresenta necessariamente un esempio da esportare.</p>



<p>Forse rappresenta soltanto un sistema istituzionale che consente di restare al potere molto più a lungo di quanto il consenso politico suggerirebbe.</p>



<p>Il vero miracolo di San Pedro, allora, non è quello di aver risolto i problemi della Spagna.</p>



<p>È quello di essere riuscito a convincere una parte della sinistra italiana che, qualunque cosa accada a Madrid, la risposta giusta è sempre la stessa.</p>



<p>E la cosa curiosa è quella che più la realtà smentisce il mito, più il mito diventa necessario.</p>



<p>Amen.</p>



<p>Umberto Baldo</p>
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		<title>Secca storica per il Danubio: il fiume si ritira e riemergono relitti della guerra e ossa di mammut</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 14:54:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sotto: il video Il Danubio continua a fare i conti con una crisi idrica senza precedenti in diverse aree del suo percorso. Il grande fiume europeo ha raggiunto livelli eccezionalmente bassi, mettendo in difficoltà la navigazione e riportando alla luce<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Sotto: il video</p>



<p>Il Danubio continua a fare i conti con una crisi idrica senza precedenti in diverse aree del suo percorso. Il grande fiume europeo ha raggiunto livelli eccezionalmente bassi, mettendo in difficoltà la navigazione e riportando alla luce testimonianze del passato rimaste per decenni nascoste sotto l’acqua.</p>



<p>In Serbia, centinaia di imbarcazioni sono rimaste bloccate nei porti o intrappolate sui banchi di sabbia emersi dal letto del fiume. Le immagini del Danubio ridotto a un livello insolito hanno suscitato sorpresa e preoccupazione tra gli abitanti delle zone interessate.</p>



<p>«È una catastrofe. Non ci sono state piogge, né neve durante tutto l’inverno. Non ci sono riserve d’acqua nelle montagne, la situazione è preoccupante», ha raccontato un residente.</p>



<p>Più a sud, in Bulgaria, il basso livello del Danubio ha provocato anche problemi alla navigazione commerciale e turistica. Un battello da crociera è rimasto incagliato nel tratto bulgaro del fiume e circa 200 passeggeri hanno dovuto essere evacuati in pochi minuti.</p>



<p>«Vengo qui ogni giorno da oltre 30 anni per camminare almeno un’ora o due. Non avevo mai visto il Danubio così basso. La situazione è molto grave», ha spiegato un altro abitante.</p>



<p>La riduzione della portata del fiume è legata soprattutto alla mancanza di precipitazioni e alle ondate di calore che hanno interessato diverse zone d’Europa. La siccità sta avendo conseguenze anche economiche: numerose chiatte con carichi di legname e grano destinati ai mercati europei sono rimaste ferme a causa delle difficoltà di navigazione.</p>



<p>La situazione contrasta con episodi recenti di segno opposto: il 21 settembre 2024 il Danubio era invece esondato ai piedi del Parlamento ungherese a Budapest, dopo una forte ondata di maltempo che aveva colpito l’Europa centrale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal letto del fiume emergono resti della Seconda guerra mondiale e ossa di mammut</h2>



<p>Il ritiro delle acque ha però portato alla luce anche importanti testimonianze storiche e archeologiche. In alcuni tratti del Danubio sono riemersi relitti risalenti alla Seconda guerra mondiale, rimasti sommersi per decenni e ora visibili quasi a pelo d’acqua.</p>



<p>La scoperta più sorprendente è arrivata dalla Bulgaria, dove il basso livello del fiume ha permesso di individuare resti fossili di un mammut.</p>



<p>I reperti sono stati trovati casualmente mercoledì da un abitante del villaggio di Ryahovo, nel comune di Slivo Pole, circa 30 chilometri a nord di Ruse. Il giorno successivo gli ossi sono stati recuperati dagli esperti del museo.</p>



<p>Gli specialisti hanno identificato una mandibola, frammenti di zanne, una parte di scapola e un femore completo della testa articolare. Secondo il professor Nikolay Nenov si tratta con certezza dei resti di un mammut: «È al 100% un mammut», ha dichiarato, spiegando che molto probabilmente apparteneva alla specie del mammut lanoso vissuto durante l’era glaciale.</p>



<p>Gli studiosi ritengono che i resti appartengano a un esemplare giovane. La diminuzione del livello del Danubio potrebbe però consentire nuove scoperte: è infatti prevista un’ulteriore campagna di ricerca nella zona per verificare la presenza di altri reperti nascosti dal fiume.</p>



<p>Un fenomeno legato alla siccità che sta trasformando il paesaggio del Danubio e che, oltre a creare gravi problemi ambientali ed economici, sta restituendo frammenti inattesi della storia naturale e dell’uomo.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="1080" style="aspect-ratio: 608 / 1080;" width="608" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/X2Twitter.com_MRbrlZfkqJ0rQXwO_1080p.mp4"></video></figure>
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		<title>Giuseppe Zigliotto nuovo presidente della Fondazione Studi Universitari di Vicenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 14:45:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’imprenditore orafo di Longare eletto all’unanimità dal Consiglio di amministrazione. Il sindaco Possamai: «L’università è una delle sfide più importanti per il futuro della città» Giuseppe Zigliotto è il nuovo presidente della Fondazione Studi Universitari di Vicenza. La nomina è<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>L’imprenditore orafo di Longare eletto all’unanimità dal Consiglio di amministrazione. Il sindaco Possamai: «L’università è una delle sfide più importanti per il futuro della città»</p>



<p>Giuseppe Zigliotto è il nuovo presidente della Fondazione Studi Universitari di Vicenza. La nomina è stata formalizzata questa mattina dal rinnovato Consiglio di amministrazione della Fondazione, che ha eletto all’unanimità l’imprenditore vicentino.</p>



<p>Sessantadue anni, residente a Longare, Zigliotto opera nel settore orafo e vanta una lunga esperienza nel mondo dell’associazionismo e della rappresentanza imprenditoriale. È stato presidente di Confindustria Vicenza dal 2012 al 2016 e attualmente ricopre il ruolo di consigliere nazionale di Federorafi e di vicepresidente della Sezione Orafi di Confindustria Vicenza.</p>



<p>Nel corso della sua attività istituzionale ha seguito da vicino anche i temi legati alla formazione. Dal 2000 al 2002 è stato consigliere incaricato con delega alla scuola per l’Associazione Industriali di Vicenza, incarico ricoperto successivamente anche a livello regionale come delegato alla formazione scolastica per la Federazione Industriali del Veneto (2002-2004). Parallelamente è stato presidente dell’Associazione ex-Allievi dell’Itis Rossi di Vicenza dal 2003 al 2007.</p>



<p>Il rapporto con la Fondazione Studi Universitari di Vicenza non è nuovo: Zigliotto ha già fatto parte del Consiglio di amministrazione dell’ente per dieci anni, dal 2005 al 2015, ricoprendo anche il ruolo di membro del Comitato esecutivo.</p>



<p>«Per molti anni ho fatto parte del Consiglio della Fondazione Studi Universitari di Vicenza – ha ricordato Zigliotto –. All’epoca era presidente Silvio Fortuna e avevo avuto modo di seguire da vicino la realizzazione del primo lotto della sede di viale Margherita. Era già consolidata la collaborazione con l’Università di Padova ed era iniziata quella con l’ateneo di Verona. Fu un periodo molto bello e appassionante e da allora è rimasto vivo in me l’interesse per la presenza universitaria a Vicenza e per i suoi ulteriori sviluppi».</p>



<p>Il nuovo presidente ha quindi voluto riconoscere il lavoro svolto dai suoi predecessori, da Silvio Fortuna a Mario Roberto Carraro, fino ad Adamo Dalla Fontana, al quale subentra: «Lo ringrazio per il grande impegno posto in essere negli ultimi anni e del quale raccolgo il testimone».</p>



<p>Tra gli obiettivi del nuovo mandato, Zigliotto indica la necessità di conoscere approfonditamente la situazione attuale della Fondazione e definire un programma condiviso con il Consiglio, i soci fondatori e le università partner. «Il modello della Fondazione Universitaria, che rappresenta qualcosa di unico nel panorama nazionale, si è rivelato una scelta vincente sulla quale occorre insistere e continuare a investire – ha spiegato –. Ma in un mondo che sta vivendo profonde e rapide trasformazioni dobbiamo capire quali siano le nuove necessità di competenze delle imprese e quali nuovi corsi Vicenza potrebbe candidarsi a ospitare».</p>



<p>Un altro tema centrale sarà quello dei servizi agli studenti: «Vi è oggi molto fermento, alcuni risultati importanti sono stati raggiunti ma sicuramente vi è margine di crescita».</p>



<p>Contestualmente alla nomina del nuovo presidente sono state formalizzate anche le nuove designazioni nel Consiglio di amministrazione in rappresentanza dei soci sostenitori: Annalisa Rossetto per Confindustria Vicenza e l’avvocato Andrea Bertuzzo per la Regione del Veneto.</p>



<p>Definita anche la composizione del rinnovato Collegio dei revisori, che sarà presieduto da Alberto Matteazzi, affiancato da Margherita Monti e Antonio Gennarelli.</p>



<p>Alla nomina di Zigliotto è arrivato anche il commento del sindaco di Vicenza Giacomo Possamai, che questa mattina ha partecipato alla seduta del Consiglio di amministrazione della Fondazione in rappresentanza del Comune, socio fondatore dell’ente.</p>



<p>«A Giuseppe Zigliotto rivolgo i migliori auguri di buon lavoro – ha dichiarato Possamai –. Conosce molto bene la Fondazione, nella quale ha ricoperto diversi ruoli per oltre dieci anni, e porta con sé una lunga esperienza nel mondo dell’impresa e della formazione. Sono certo che saprà accompagnare con competenza una fase molto importante per il sistema universitario vicentino».</p>



<p>Secondo il sindaco, Vicenza sta vivendo una fase di crescita come città universitaria: «Aumentano gli studenti, si ampliano i percorsi formativi e cresce la necessità di offrire servizi sempre migliori, dall’accoglienza agli spazi per lo studio e la vita universitaria. L’università non è solo un luogo di formazione: è una leva di sviluppo, innovazione e vitalità per tutta la città».</p>



<p>Possamai ha inoltre rivolto un ringraziamento al presidente uscente Adamo Dalla Fontana «per il lavoro svolto in questi anni», sottolineandone «serietà, equilibrio e grande disponibilità verso la città».</p>



<p>«La Fondazione avrà un ruolo sempre più centrale in questo percorso – ha concluso il sindaco –. Sono convinto che Giuseppe Zigliotto saprà interpretarlo al meglio e continuare a far crescere la nostra città universitaria, rendendola sempre più attrattiva, accogliente e capace di offrire opportunità ai tanti giovani che scelgono di studiare a Vicenza».</p>



<p></p>
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		<title>Caldo, confermata l&#8217;allerta gialla in tutto il Veneto anche per sabato. Oggi rischio temporali su montagne e Pedemontana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 13:20:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[METEO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Protezione civile del Veneto conferma l&#8217;allerta gialla per le ondate di calore su tutto il territorio regionale anche per la giornata di domani, sabato 1° agosto. Il nuovo bollettino emesso oggi dal Centro Funzionale Decentrato evidenzia inoltre, per la<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>La Protezione civile del Veneto conferma l&#8217;allerta gialla per le ondate di calore su tutto il territorio regionale anche per la giornata di domani, sabato 1° agosto. Il nuovo bollettino emesso oggi dal Centro Funzionale Decentrato evidenzia inoltre, per la giornata di venerdì 31 luglio, un&#8217;allerta gialla anche per rischio idrogeologico dovuto ai temporali in alcune aree montane e pedemontane della regione.</p>



<p>Per oggi, oltre all&#8217;attenzione per il caldo intenso, è stata dichiarata la fase operativa di <strong>&#8220;Attenzione&#8221; (allerta gialla)</strong> per il rischio di temporali nelle zone del <strong>Feltrino</strong>, <strong>Prealpi vicentine e Altopiano dei Sette Comuni</strong>, <strong>Pedemontana e alta pianura centrale</strong>, <strong>Prealpi orientali, Baldo e Lessinia settentrionale</strong>, <strong>Lessinia meridionale e alta pianura veronese</strong>.</p>



<p>Secondo le previsioni, tra il tardo pomeriggio e la serata di oggi sono attesi rovesci e temporali sparsi sulle aree montane e pedemontane, in particolare nei settori centro-occidentali. Non si escludono locali sconfinamenti verso la pianura interna, dove potranno verificarsi fenomeni anche di forte intensità.</p>



<p>Per la giornata di domani, sabato 1° agosto, resta invece confermata su tutto il Veneto la fase operativa di <strong>&#8220;Attenzione&#8221; (allerta gialla)</strong> per il rischio di ondate di calore. Il livello di disagio fisico è previsto intenso in tutta la regione.</p>



<p>Le previsioni indicano inoltre la possibilità, tra sabato e lunedì, di qualche rovescio o temporale pomeridiano sulle zone montane. Al momento, tuttavia, la probabilità che si sviluppino fenomeni significativi ai fini dell&#8217;allertamento è considerata bassa.</p>



<p>Per domenica e lunedì la situazione relativa al caldo dovrebbe rimanere sostanzialmente invariata, con il disagio fisico e il rischio legato alle ondate di calore previsti su livelli stazionari nella maggior parte del territorio regionale.</p>
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		<title>Vicenza, mappa 39 oasi climatiche contro il caldo: parchi aperti fino alle 21 e ingresso gratuito a Palazzo Chiericati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 13:02:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vicenza si prepara ad affrontare le ondate di calore con una rete di 39 oasi climatiche distribuite in tutta la città. L&#8217;amministrazione comunale ha presentato una serie di misure straordinarie che entreranno in vigore per il mese di agosto, con<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Vicenza si prepara ad affrontare le ondate di calore con una rete di 39 oasi climatiche distribuite in tutta la città. L&#8217;amministrazione comunale ha presentato una serie di misure straordinarie che entreranno in vigore per il mese di agosto, con l&#8217;obiettivo di offrire ai cittadini luoghi dove trovare sollievo dalle alte temperature. Tra le novità più significative ci sono il prolungamento dell&#8217;orario di apertura di alcuni parchi pubblici fino alle 21 e l&#8217;accesso gratuito agli spazi climatizzati del piano terra del Museo civico di Palazzo Chiericati.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/mappa-oasi-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-372750" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/mappa-oasi-1024x768.jpeg 1024w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/mappa-oasi-556x417.jpeg 556w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/mappa-oasi-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/mappa-oasi-100x75.jpeg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/mappa-oasi-846x635.jpeg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/mappa-oasi-1184x888.jpeg 1184w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/mappa-oasi.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Le oasi climatiche sono state individuate tra spazi pubblici all&#8217;aperto e al chiuso, tutti ad accesso libero e gratuito, caratterizzati dalla presenza di aree ombreggiate o climatizzate, acqua potabile e possibilità di ristoro. La mappa è già consultabile sul sito del Comune e da lunedì sarà distribuita anche in formato cartaceo in città.</p>



<p>Il progetto è stato coordinato dal servizio Protezione civile in collaborazione con i servizi Ambiente e Capitale Naturale, Partecipazione, Politiche Giovanili, il Settore Musei Civici e l&#8217;Istituzione Biblioteca Civica Bertoliana.</p>



<p>L&#8217;iniziativa è stata presentata al Giardino di San Biagio, una delle oasi climatiche individuate, dagli assessori Matteo Tosetto (Protezione civile), Ilaria Fantin (Cultura, Turismo e Attrattività della città), Sara Baldinato (Ambiente) e Leonardo Nicolai (Politiche giovanili). Presenti anche i consiglieri comunali Martina Corbetti e Luca Poncato, il comandante della Protezione civile comunale Massimo Parolin, una rappresentanza dei volontari della Protezione civile e i volontari del servizio civile Adele Kerzmann e Francesco Matteazzi.</p>



<p>«Le ondate di calore possono comportare rischi significativi per la salute della popolazione e rendono quindi necessario adottare misure preventive e di mitigazione &#8211; ha spiegato l&#8217;assessore Matteo Tosetto -. Anche su impulso del Consiglio comunale abbiamo portato avanti un complesso lavoro di mappatura delle oasi climatiche. Si tratta di una prima fase sperimentale che individua i luoghi dove poter trovare un temporaneo sollievo dal caldo. La cartina è stata realizzata grazie al contributo dei volontari del servizio civile Adele Kerzmann e Francesco Matteazzi e sarà implementata nel tempo anche con le segnalazioni dei cittadini».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le misure straordinarie per agosto</h3>



<p>Per consentire ai cittadini di usufruire al meglio delle oasi climatiche, dall&#8217;1 al 31 agosto i parchi pubblici individuati nella mappatura resteranno aperti dalle 8 alle 21, anziché dalle 9 alle 20. L&#8217;estensione dell&#8217;orario consentirà di frequentare le aree verdi nelle ore più fresche della giornata, evitando la fascia tra le 11 e le 18, quando il Ministero della Salute raccomanda di limitare l&#8217;esposizione all&#8217;aperto anche per la possibile elevata concentrazione di ozono.</p>



<p>Sempre per tutto il mese di agosto sarà inoltre possibile accedere gratuitamente al piano terra climatizzato del Museo civico di Palazzo Chiericati, dal martedì alla domenica, nella fascia oraria dalle 12 alle 16. Oltre a trovare refrigerio, cittadini e turisti potranno visitare gratuitamente le esposizioni del piano terra, tra cui la mostra <em>&#8220;Pittura del vero in Veneto da Favretto a Beltrame&#8221;</em>.</p>



<p>Novità anche per il giardino di Santa Corona, che dal venerdì alla domenica resterà aperto fino alle 21 anziché fino alle 18.</p>



<p>«Musei e Biblioteca Bertoliana hanno aderito con convinzione al progetto &#8211; ha sottolineato l&#8217;assessore Ilaria Fantin -. Abbiamo individuato sedi climatizzate aperte anche in agosto e deciso di aprire gratuitamente il piano terra di Palazzo Chiericati nelle ore più calde. Inoltre siamo riusciti ad ampliare l&#8217;orario di apertura del giardino di Santa Corona nei fine settimana».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una rete diffusa in tutta la città</h3>



<p>Le oasi climatiche censite sono 39 e comprendono 25 parchi gioco, cinque parchi pubblici, cinque centri di aggregazione per anziani, un centro di aggregazione giovanile, due biblioteche e una sede museale.</p>



<p>Gli spazi sono distribuiti in modo capillare, con almeno due oasi climatiche individuate in ciascuna area dei consigli di quartiere.</p>



<p>La mappa digitale permette di distinguere tra oasi all&#8217;aperto e al chiuso e riporta anche la posizione delle fontanelle pubbliche e delle aree verdi cittadine. Per ogni luogo sono indicati orari di apertura, presenza di servizi igienici, fontanelle e accessibilità per persone con disabilità e bambini.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una mappa aperta anche ai cittadini</h3>



<p>Il progetto è destinato a crescere. Attraverso un modulo disponibile sul sito del Comune sarà infatti possibile segnalare nuovi spazi pubblici o privati che presentino le caratteristiche richieste. Le proposte saranno valutate dagli uffici e, se ritenute idonee, inserite nella mappa digitale.</p>



<p>«Vicenza affronta il tema del cambiamento climatico seguendo l&#8217;esempio di città come Milano, Torino e Barcellona &#8211; ha spiegato l&#8217;assessore Leonardo Nicolai -. Vogliamo offrire ai cittadini uno strumento concreto per individuare facilmente spazi verdi, culturali e di aggregazione dove trovare sollievo dal caldo. È una risposta strutturale a un problema destinato ad accompagnarci anche nei prossimi anni».</p>



<p>Sulla necessità di intervenire è intervenuta anche l&#8217;assessore all&#8217;Ambiente Sara Baldinato: «Le ondate di calore rappresentano un pericolo reale, soprattutto per le persone più fragili. In Europa, già da giugno, si stimano migliaia di vittime legate al caldo e in Italia gli accessi ai pronto soccorso sono aumentati del 10-15%. Le oasi climatiche costituiscono quindi un importante punto di riferimento per la tutela della salute pubblica».</p>



<p>La prossima settimana sarà distribuito anche un pieghevole con la mappa delle oasi climatiche, consigli utili per affrontare il caldo e i recapiti dello sportello telefonico comunale <strong>&#8220;Vicenza Solidale&#8221;</strong>, attivo al numero <strong>0444 221020</strong> dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 e il martedì e giovedì anche dalle 15.30 alle 17.30.</p>



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		<title>Vicenza, la manifattura torna a crescere: produzione industriale a +1,1% dopo tre anni difficili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 09:04:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo tre anni consecutivi di dati negativi, l’industria vicentina torna finalmente in territorio positivo. La produzione manifatturiera della provincia ha registrato nel secondo trimestre 2026 una crescita dell’1,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, segnando un’inversione di tendenza rispetto alla<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Dopo tre anni consecutivi di dati negativi, l’industria vicentina torna finalmente in territorio positivo. La produzione manifatturiera della provincia ha registrato nel secondo trimestre 2026 una crescita dell’1,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, segnando un’inversione di tendenza rispetto alla lunga fase di rallentamento che aveva coinvolto aziende, vendite e ordinativi.</p>



<p>Il dato emerge dalla 172ª indagine congiunturale di Confindustria Vicenza, relativa ai mesi tra aprile e giugno 2026. Il risultato migliora sensibilmente rispetto al primo trimestre dell’anno, chiuso con un calo dell’1,7%, e soprattutto rispetto al secondo trimestre 2025, quando la flessione aveva raggiunto il -3,2%.</p>



<p>A sostenere la ripresa sono soprattutto la domanda interna e il mercato europeo. Il fatturato delle imprese vicentine sul mercato italiano è cresciuto del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2025, invertendo la tendenza negativa dei primi tre mesi dell’anno, quando aveva registrato una contrazione del 3%. Segnali positivi arrivano anche dalle vendite verso i Paesi dell’Unione Europea, aumentate del 2,3%.</p>



<p>Resta invece ancora debole la componente internazionale extra europea, con un calo del fatturato dell’1,5% su base annua, anche se il dato risulta comunque in miglioramento rispetto al trimestre precedente.</p>



<p>Indicazioni incoraggianti arrivano anche dagli ordinativi: il 32% delle imprese intervistate segnala un aumento delle commesse, il 39% indica una situazione stabile, mentre il 29% registra ancora una diminuzione.</p>



<p>«È un segnale importante – commenta Barbara Beltrame Giacomello, presidente di Confindustria Vicenza – perché interrompe una lunga fase negativa e dimostra che il manifatturiero vicentino continua ad avere energie, competenze e capacità di reazione. Tuttavia dobbiamo essere prudenti: questi dati vanno contestualizzati e non possiamo ancora dire di essere fuori pericolo».</p>



<p>Per la presidente degli industriali vicentini, il secondo trimestre rappresenta «un punto di ripartenza, un’inversione di tendenza che va consolidata», in un contesto ancora caratterizzato da numerose difficoltà, tra tensioni geopolitiche, costi energetici elevati e incertezza sui mercati internazionali.</p>



<p>La crescita registrata tra aprile e giugno rappresenta quindi un primo segnale positivo per uno dei principali poli manifatturieri del Veneto, ma la sfida per le imprese resta quella di trasformare questa ripresa in un recupero strutturale e duraturo.</p>
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		<title>Sovizzo primo comune nel Vicentino con certificazione ambientale ISO 140001</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 08:52:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sovizzo ottiene la certificazione ambientale ISO 14001: è il primo Comune della provincia di Vicenza, decimo in Veneto. Dopo qualità ed energia, un nuovo riconoscimento attesta l’impegno dell’amministrazione per una gestione sempre più sostenibile del territorio 31 luglio 2026 –<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Sovizzo ottiene la certificazione ambientale ISO 14001: è il primo Comune della provincia di Vicenza, decimo in Veneto. Dopo qualità ed energia, un nuovo riconoscimento attesta l’impegno dell’amministrazione per una gestione sempre più sostenibile del territorio</p>



<p>31 luglio 2026 – Il Comune di Sovizzo compie un nuovo passo nel proprio percorso di sostenibilità ottenendo la certificazione ambientale ISO 14001:2015. Un risultato di particolare rilievo, che fa di Sovizzo il primo Comune della provincia di Vicenza e il decimo dell’intera regione Veneto a conseguire questa certificazione.</p>



<p>Rilasciato da IMQ il 17 luglio 2026, con validità fino al 16 luglio 2029 e verifiche periodiche annuali, il certificato attesta la conformità del Sistema di Gestione Ambientale adottato dal Comune ai requisiti stabiliti dalla norma internazionale ISO 14001.</p>



<p>Si tratta di uno standard volontario, applicabile tanto alle organizzazioni private quanto agli enti pubblici, che consente di identificare, gestire e monitorare in modo sistematico gli impatti ambientali connessi alle proprie attività. La certificazione non fotografa quindi un singolo intervento, ma riconosce l’esistenza di un metodo organizzativo strutturato, fondato sulla definizione di obiettivi, sul controllo dei risultati e sul miglioramento continuo delle prestazioni ambientali.</p>



<p>Nel caso di Sovizzo, la certificazione riguarda la gestione ambientale delle attività e dei servizi svolti direttamente e indirettamente sul territorio comunale. Rientrano nel sistema la gestione delle aree verdi, degli immobili e dei mezzi comunali, degli impianti di illuminazione pubblica, nonché la pianificazione e la gestione del territorio. Sono inoltre compresi il controllo delle attività affidate a soggetti terzi, come la raccolta, il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti urbani, la gestione del centro di raccolta e il servizio idrico integrato.</p>



<p>«Questa certificazione rappresenta un risultato importante per il nostro Comune, ma soprattutto l’inizio di un impegno ancora più strutturato e misurabile – sottolinea Veronica Scapin, assessore all’Ambiente del Comune di Sovizzo –. Anche un ente pubblico deve interrogarsi sugli effetti ambientali delle proprie decisioni e dotarsi di strumenti capaci di trasformare gli obiettivi di sostenibilità in procedure, responsabilità e azioni concrete. La ISO 14001 ci permette di farlo attraverso un sistema sottoposto alla verifica di un organismo indipendente».</p>



<p>L’adozione di un Sistema di Gestione Ambientale permette infatti di rafforzare il controllo sul rispetto della normativa, prevenire i possibili rischi ambientali e utilizzare in modo più consapevole energia, materiali e risorse. Consente inoltre di migliorare l’organizzazione interna, coordinare gli uffici e i soggetti che gestiscono i servizi comunali e verificare nel tempo l’efficacia delle azioni intraprese.</p>



<p>«Essere il primo Comune certificato della provincia di Vicenza e il decimo in Veneto ci rende particolarmente orgogliosi &#8211; conclude Scapin &#8211; perché conferma la qualità del percorso portato avanti in questi anni. Un risultato reso possibile dall’impegno e dalla collaborazione di tutta la struttura comunale: desidero rivolgere un grandissimo ringraziamento a tutti gli uffici coinvolti e, in modo particolare, ad Antonella Vitale, Edoardo Bacchiocchi, Chiara Temolo e Michele Battistella, che hanno coordinato il progetto, oltre che tutto il team dell’Ufficio Manutenzioni per il prezioso lavoro svolto. Questa certificazione non è un semplice riconoscimento formale, ma uno strumento che ci impegna a migliorare costantemente le nostre prestazioni e a rendere le politiche comunali sempre più coerenti con la tutela dell’ambiente e del territorio».</p>



<p>La nuova certificazione si inserisce in un percorso già consolidato. Sovizzo dispone infatti di un Sistema di Gestione per la Qualità certificato secondo la norma ISO 9001 e mantiene dal 2014 la certificazione energetica ISO 50001, recentemente rinnovata fino al 2029. Proprio nei mesi scorsi il Comune aveva approvato il riesame del proprio Sistema di Gestione dell’Energia, registrando nel 2025 una riduzione del 7% dei consumi complessivi rispetto all’anno precedente e programmando per il 2026 oltre un milione di euro di investimenti destinati all’efficientamento delle strutture e degli impianti pubblici.</p>



<p>Con la ISO 14001, il modello viene ora esteso all’insieme degli aspetti ambientali legati all’attività dell’ente, integrando qualità dei servizi, efficienza energetica e tutela dell’ambiente in un unico percorso di miglioramento continuo.</p>



<p>Un sistema di gestione dei dati e delle informazioni così strutturato, anche nell’ambito ambientale, permetterà all’amministrazione attuale, ma anche a quelle future, di poter pianificare al meglio gli obiettivi programmatici.</p>



<p></p>
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		<title>Fratelli d&#8217;Italia propone &#8220;Vicenza Parchi Vivi&#8221;: sport, volontariato e attività tutto l&#8217;anno per rendere più sicuri i parchi</title>
		<link>https://www.tviweb.it/fratelli-ditalia-propone-vicenza-parchi-vivi-sport-volontariato-e-attivita-tutto-lanno-per-rendere-piu-sicuri-i-parchi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 08:01:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trasformare i parchi cittadini in luoghi vissuti quotidianamente da famiglie, giovani, associazioni e volontari, con un calendario permanente di attività capace di favorire socialità e sicurezza. È questo l&#8217;obiettivo di &#8220;Vicenza Parchi Vivi – 365 giorni di sport, comunità e<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/fratelli-ditalia-propone-vicenza-parchi-vivi-sport-volontariato-e-attivita-tutto-lanno-per-rendere-piu-sicuri-i-parchi/">Fratelli d&#8217;Italia propone &#8220;Vicenza Parchi Vivi&#8221;: sport, volontariato e attività tutto l&#8217;anno per rendere più sicuri i parchi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Trasformare i parchi cittadini in luoghi vissuti quotidianamente da famiglie, giovani, associazioni e volontari, con un calendario permanente di attività capace di favorire socialità e sicurezza. È questo l&#8217;obiettivo di <strong>&#8220;Vicenza Parchi Vivi – 365 giorni di sport, comunità e sicurezza&#8221;</strong>, il progetto presentato da Fratelli d&#8217;Italia Vicenza al parco giochi di via Mameli e proposto all&#8217;amministrazione comunale.</p>



<p>L&#8217;iniziativa prevede l&#8217;avvio di una fase sperimentale nei parchi che oggi presentano le maggiori criticità, con l&#8217;intenzione di estendere progressivamente il modello a tutta la città attraverso una programmazione stabile coordinata dal Comune e realizzata insieme alle numerose realtà associative già presenti sul territorio.</p>



<p>«La sicurezza, come emerge anche dalle recenti rilevazioni, è oggi una delle principali preoccupazioni dei vicentini – afferma Alessandro Benigno, presidente cittadino di Fratelli d&#8217;Italia Vicenza –. Accanto al lavoro fondamentale delle Forze dell&#8217;Ordine, anche il Comune può fare la propria parte restituendo gli spazi pubblici ai cittadini. Come opposizione avremmo mille motivi per limitarci a denunciare ciò che non funziona. Noi scegliamo invece di avanzare una proposta concreta, con la nostra cultura di governo, mettendola a disposizione dell&#8217;amministrazione senza alcuna logica di bandiera. Se verrà realizzata, il risultato sarà dei vicentini».</p>



<p>Il progetto si sviluppa su tre direttrici principali. La prima riguarda lo sport, con prove gratuite organizzate nei parchi dalle società sportive cittadine. La seconda coinvolge il mondo animalista, attraverso attività di educazione cinofila, dimostrazioni e iniziative dedicate alle adozioni consapevoli. Il terzo pilastro punta invece a valorizzare il volontariato e le istituzioni, con la partecipazione di Protezione Civile, Croce Rossa, Vigili del Fuoco, Polizia Locale e associazioni del territorio, chiamati a proporre dimostrazioni pratiche e momenti formativi aperti alla cittadinanza.</p>



<p>Secondo Nicolò Naclerio, capogruppo di Fratelli d&#8217;Italia a Palazzo Trissino, e Anna Antonini, dirigente cittadina del partito, Vicenza dispone già di un patrimonio importante di associazioni, società sportive e volontari. «Non serve inventare nuove strutture, ma creare una rete e una programmazione stabile. Portare lo sport e il volontariato nei parchi significa offrire nuove opportunità ai giovani, sostenere il mondo associativo e rendere questi spazi punti di incontro per le famiglie durante tutto l&#8217;anno», spiegano.</p>



<p>Come riferimento viene indicata la tradizionale <strong>Giornata dello Sport</strong> che ogni anno si svolge a settembre al Parco Querini, con la proposta di estenderne il modello a tutti i quartieri attraverso un calendario continuativo di iniziative.</p>



<p>«Questa è una proposta realizzabile con costi molto contenuti – conclude Benigno –. Le associazioni ci sono, le competenze ci sono, il volontariato c&#8217;è. Serve soltanto un&#8217;amministrazione che faccia da regia e metta a sistema queste energie. I parchi non si difendono soltanto con i controlli: si difendono riempiendoli di vita, di famiglie e di comunità».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/fratelli-ditalia-propone-vicenza-parchi-vivi-sport-volontariato-e-attivita-tutto-lanno-per-rendere-piu-sicuri-i-parchi/">Fratelli d&#8217;Italia propone &#8220;Vicenza Parchi Vivi&#8221;: sport, volontariato e attività tutto l&#8217;anno per rendere più sicuri i parchi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>&#8220;The 100 That Rocks&#8221; dona oltre 5 mila euro a Vicenza for Children: il ricavato sosterrà il progetto Polo Bridge</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 07:53:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La musica si trasforma in solidarietà. L&#8217;evento &#8220;The 100 That Rocks&#8221;, organizzato dall&#8217;associazione Artesuono al Parco della Pace, ha permesso di raccogliere 5.150 euro, somma che è stata devoluta a Vicenza for Children per sostenere le attività dell&#8217;associazione e, in<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>La musica si trasforma in solidarietà. L&#8217;evento <strong>&#8220;The 100 That Rocks&#8221;</strong>, organizzato dall&#8217;associazione Artesuono al Parco della Pace, ha permesso di raccogliere <strong>5.150 euro</strong>, somma che è stata devoluta a <strong>Vicenza for Children</strong> per sostenere le attività dell&#8217;associazione e, in particolare, il progetto <strong>Polo Bridge</strong>.</p>



<p>Si rinnova così una collaborazione che prosegue da cinque anni. A sottolinearne il valore è il presidente di Vicenza for Children, <strong>Enrico Andreotti</strong>.</p>



<p>«Quella di Vicenza for Children con Artesuono è una collaborazione che prosegue ormai da cinque anni e non possiamo che continuare a ringraziarli per aver scelto, ancora una volta, di destinare 5.150 euro, ricavato dell&#8217;evento &#8220;The 100 That Rocks&#8221;, organizzato al Parco della Pace, alla nostra associazione», afferma Andreotti.</p>



<p>Un ringraziamento viene rivolto anche a tutti coloro che hanno partecipato all&#8217;iniziativa. «Un grazie – ha concluso il presidente – va ovviamente a chi ha partecipato, cantato, ballato e soprattutto donato: ogni singolo contributo farà davvero la differenza per il Polo Bridge e per tutte le attività che portiamo avanti ogni giorno».</p>



<p>Il <strong>Polo Bridge</strong> è un progetto nato con l&#8217;obiettivo di creare un ponte – da qui il nome &#8220;Bridge&#8221; – tra sanità e comunità, offrendo un luogo sicuro nel quale bambini, adolescenti e genitori possano trovare ascolto, cura e accompagnamento.</p>



<p>L&#8217;iniziativa, sostenuta da Vicenza for Children e dalla Fondazione Dalla Vecchia, opera in integrazione con i servizi socio-sanitari dell&#8217;ULSS 8 Berica e mette in rete psicologhe specializzate, una dietista integrata con il Centro disturbi alimentari, la Neuropsichiatria infantile, le scuole, i servizi sociali e il servizio tutela minori, con l&#8217;obiettivo di garantire un percorso di supporto coordinato alle famiglie.</p>
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		<title>San Bortolo, Rocco De Vivo è il nuovo direttore dell&#8217;Oncologia: oltre 25 anni di esperienza</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 07:42:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ULSS 8 Berica ha ufficializzato la nomina del dottor Rocco De Vivo a nuovo direttore dell&#8217;Unità Operativa Complessa di Oncologia dell&#8217;ospedale San Bortolo di Vicenza. Già direttore facente funzioni della struttura, De Vivo assume ora l&#8217;incarico al termine di un<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>L&#8217;ULSS 8 Berica ha ufficializzato la nomina del dottor <strong>Rocco De Vivo</strong> a nuovo direttore dell&#8217;Unità Operativa Complessa di Oncologia dell&#8217;ospedale San Bortolo di Vicenza. Già direttore facente funzioni della struttura, De Vivo assume ora l&#8217;incarico al termine di un percorso professionale sviluppato all&#8217;interno dell&#8217;azienda sanitaria, dove da oltre 25 anni affianca attività clinica, ricerca scientifica e partecipazione ai gruppi regionali dedicati all&#8217;innovazione in campo oncologico.</p>



<p>Nato a Salerno nel 1969, si è laureato con lode in Medicina e Chirurgia all&#8217;Università Federico II di Napoli, conseguendo nello stesso ateneo, sempre con lode, la specializzazione in Oncologia.</p>



<p>Dal 2015 opera presso l&#8217;Oncologia dell&#8217;ULSS 8 Berica, dove ha ricoperto incarichi di crescente responsabilità: dalla cura dei tumori dell&#8217;apparato urogenitale alla gestione dei percorsi ambulatoriali e del Day Hospital della struttura, fino alla sostituzione del direttore e al successivo incarico di direttore facente funzioni. Fa inoltre parte dell&#8217;Unità di Ricerca Clinica e della Commissione Terapeutica Aziendale dell&#8217;ULSS 8 Berica.</p>



<p>Nel 2022 ha completato il corso di perfezionamento manageriale &#8220;Oncology Management Fast Track&#8221; della SDA Bocconi di Milano.</p>



<p>Sul fronte della ricerca scientifica vanta numerose pubblicazioni su riviste internazionali di riferimento, tra cui <em>New England Journal of Medicine</em> e <em>JAMA Network Open</em>, con particolare attenzione ai tumori genito-urinari, renali e prostatici. Ha inoltre contribuito alla stesura delle linee guida nazionali AIOM sui tumori del rene e dell&#8217;utero ed è componente di diversi gruppi di lavoro regionali del CRAO dedicati alla valutazione dei farmaci oncologici e ai Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA) per i pazienti affetti da tumore della prostata e della vescica.</p>



<p>«Questo incarico per me corona un percorso iniziato più di 25 anni fa al San Bortolo di Vicenza, un ospedale e una città a cui devo molto &#8211; commenta il dottor Rocco De Vivo -. Ringrazio il Direttore Generale e la Direzione Strategica per il supporto e la fiducia sempre dimostrata e i miei colleghi, con cui condivido non solo qualità professionali ma anche attenzione all&#8217;ascolto, accoglienza dei pazienti e l&#8217;impegno a creare e mantenere un ambiente di lavoro sereno. Continueremo a lavorare perché l&#8217;Oncologia di Vicenza sia sempre più un punto di riferimento per i pazienti e le loro famiglie».</p>



<p>Soddisfazione anche da parte del direttore generale dell&#8217;ULSS 8 Berica, <strong>Peter Assembergs</strong>: «Il dottor De Vivo è un professionista che negli anni ha già dimostrato competenza e dedizione verso i pazienti. Sono certo che guiderà il reparto con la stessa qualità mostrata finora e saprà portare un contributo importante alla crescita dell&#8217;Oncologia di Vicenza».</p>
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		<title>Infantino vende il calcio. La UEFA scopre improvvisamente di avere un&#8217;anima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 07:31:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[SPORT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C&#8217;è un momento in cui anche il più spregiudicato dei mercanti dovrebbe fermarsi.&#160; Un momento in cui chi gestisce un patrimonio costruito da generazioni di tifosi dovrebbe ricordarsi che non tutto ciò che muove milioni di persone può<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Umberto Baldo</p>



<p>C&#8217;è un momento in cui anche il più spregiudicato dei mercanti dovrebbe fermarsi.&nbsp;</p>



<p>Un momento in cui chi gestisce un patrimonio costruito da generazioni di tifosi dovrebbe ricordarsi che non tutto ciò che muove milioni di persone può essere trasformato automaticamente in una voce di bilancio.</p>



<p>Quel momento, per Gianni Infantino, sembra essere arrivato.</p>



<p>La bomba è esplosa nel mondo del calcio: la FIFA ha aperto la strada a un modello nel quale le sue competizioni, a partire dalla Coppa del Mondo, possono diventare sempre più appetibili per investitori privati e capitali esterni.&nbsp;</p>



<p>La risposta della UEFA e delle sue 55 federazioni è stata durissima: il Mondiale non è in vendita.</p>



<p>E qui non siamo di fronte alla solita guerra di potere tra dirigenti sportivi.&nbsp;</p>



<p>Perché, dietro lo scontro tra Zurigo e Nyon, c&#8217;è una domanda molto più profonda: il calcio è ancora uno sport, oppure è ormai soltanto un prodotto finanziario?</p>



<p>Il progetto di Infantino sembra rappresentare l&#8217;ultima frontiera di una trasformazione iniziata da anni.&nbsp;</p>



<p>Prima sono arrivati calendari sempre più affollati, competizioni allargate fino alla saturazione, tornei inventati per aumentare gli incassi, partite giocate in ogni angolo del pianeta alla ricerca del mercato più redditizio.</p>



<p>Perché fermarsi davanti alla passione dei tifosi quando si può spremere ancora qualche miliardo?</p>



<p>È la logica del calcio moderno: se una cosa emoziona milioni di persone, allora deve necessariamente essere monetizzata.&nbsp;</p>



<p>Una maglia della Nazionale non è più una maglia, è un&#8217;opportunità commerciale.&nbsp;</p>



<p>Una Coppa del Mondo non è più soltanto una competizione sportiva, è un marchio globale.&nbsp;</p>



<p>Un giocatore non è più soltanto un atleta, è un asset.</p>



<p>Manca solo che qualcuno proponga di mettere le emozioni in Borsa.</p>



<p>La filosofia sembra essere quella di Wall Street applicata al pallone: trasformare la storia in capitale, la tradizione in rendimento, la passione in dividendo.</p>



<p>Il problema non è che nel calcio girino soldi.&nbsp;</p>



<p>Sarebbe ridicolo fare le “vergini violate”,&nbsp;&nbsp;fingendo nostalgia per un&#8217;epoca romantica che non è mai esistita completamente.&nbsp;</p>



<p>Anche il calcio degli anni passati aveva presidenti potenti, interessi economici, televisioni e sponsor.</p>



<p>Il problema nasce quando il denaro smette di essere uno strumento e diventa il padrone.</p>



<p>Quando non si chiede più: &#8220;Come possiamo proteggere il gioco?&#8221;, ma soltanto: &#8220;Quanto possiamo ancora ricavarne?&#8221;</p>



<p>Ed è qui che la gestione Infantino mostra il suo lato più inquietante.</p>



<p>La FIFA non sembra più accontentarsi di amministrare il calcio mondiale.&nbsp;</p>



<p>Sembra volerlo trasformare in una gigantesca piattaforma commerciale, dove ogni spazio disponibile deve produrre ricavi. Più partite, più mercati, più diritti televisivi, più sponsor.</p>



<p>l tifoso, in questo schema, rischia di diventare soltanto il consumatore finale di un prodotto confezionato da altri.</p>



<p>Un tempo il calcio vendeva sogni. Oggi rischia di vendere pacchetti finanziari.</p>



<p>La contestazione della UEFA nasce proprio da questo timore: quando entrano capitali privati con aspettative di rendimento, il rischio è che le decisioni future non vengano più prese pensando alla salute dei giocatori, alla qualità dello spettacolo od alla storia delle competizioni, ma alla necessità di garantire profitti agli investitori.</p>



<p>Il calendario è già un esempio evidente. I calciatori vengono spremuti fino al limite fisico, perché ogni partita aggiuntiva significa nuovi diritti televisivi e nuovi introiti.&nbsp;</p>



<p>Ma anche il corpo umano, per fortuna, non è ancora quotato in borsa.</p>



<p>Forse è questo il punto che qualcuno negli uffici della FIFA ha dimenticato: il calcio non è nato nei Consigli di amministrazione.</p>



<p>È nato nei campetti di periferia, negli oratori, nelle strade polverose, negli stadi dove migliaia di persone hanno passato una vita intera a sostenere una maglia.</p>



<p>La Coppa del Mondo non è soltanto un evento televisivo; è un pezzo della memoria collettiva di intere generazioni.</p>



<p>Chiunque abbia visto un bambino giocare con una palla consumata sa che lì dentro c&#8217;è qualcosa che va oltre il mercato.</p>



<p>Detto questo, sarebbe ipocrita trasformare la UEFA in una paladina disinteressata dei valori sportivi.&nbsp;</p>



<p>Anche il calcio europeo ha costruito negli anni un impero economico nel quale spesso il denaro ha contato più del gioco.&nbsp;</p>



<p>La differenza è che questa volta sembra essere stato superato un confine.</p>



<p>Non si tratta più soltanto di fare business con il calcio.</p>



<p>Si tratta di pensare che tutto il calcio sia disponibile per essere venduto.</p>



<p>E questo è il vero punto dello scontro.</p>



<p>Infantino rischia di passare alla storia come l&#8217;uomo che ha portato il calcio dove tutto il nostro tempo sembra voler portare ogni cosa: trasformare ciò che amiamo in qualcosa che può essere comprato, venduto e rivenduto.</p>



<p>Ma ci sono cose che hanno valore proprio perché non hanno un prezzo.</p>



<p>Una Coppa del Mondo è una di queste.</p>



<p>Il pallone può rotolare ovunque, ma non è un titolo azionario.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Clima, la vendemmia smentisce i negazionisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 07:29:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C&#8217;era una volta il mese di settembre. Per generazioni di italiani non era soltanto l&#8217;inizio della scuola o il momento di riporre i costumi da bagno nell&#8217;armadio.&#160; Era il tempo naturale della vendemmia.&#160; Tra la fine di settembre<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>C&#8217;era una volta il mese di settembre.</p>



<p>Per generazioni di italiani non era soltanto l&#8217;inizio della scuola o il momento di riporre i costumi da bagno nell&#8217;armadio.&nbsp;</p>



<p>Era il tempo naturale della vendemmia.&nbsp;</p>



<p>Tra la fine di settembre ed i primi di ottobre le campagne si riempivano di cassette, forbici, trattori e di quel profumo inconfondibile di mosto fresco che annunciava l&#8217;arrivo dell&#8217;autunno.</p>



<p>Poi qualcosa è cambiato.</p>



<p>O meglio, qualcosa si è scaldato.&nbsp;</p>



<p>Mettiamo subito le cose in chiaro: vendemmiare a luglio non è un&#8217;eccentrica trovata di marketing, né l&#8217;ultima moda di qualche produttore anticonformista.&nbsp;</p>



<p>È un atto di sopravvivenza agricola.&nbsp;</p>



<p>È la corsa affannosa di chi vede il termometro trasformarsi in una piastra per panini e capisce che, aspettando settembre, invece dell&#8217;uva raccoglierebbe uvetta passita direttamente sulla pianta.</p>



<p>Oggi siamo alla fine di luglio ed in diverse regioni italiane, dalla Sicilia all&#8217;Oltrepò Pavese, fino al Piemonte, la vendemmia è già iniziata.&nbsp;</p>



<p>Si raccolgono Chardonnay e Pinot Nero con quasi due settimane di anticipo rispetto a pochi anni fa.&nbsp;</p>



<p>Ma la vera notizia non è che quest&#8217;anno si raccolga dieci o quindici giorni prima dell&#8217;anno scorso.&nbsp;</p>



<p>La vera notizia è che, rispetto ad una generazione fa, il calendario della vendemmia ha subito un anticipo di cinque-sei settimane abbondanti.&nbsp;</p>



<p>È come se i mesi di&nbsp;&nbsp;agosto e buona parte di settembre fossero stati cancellati dal vigneto, e dal calendario agricolo.</p>



<p>In alcune aziende si lavora perfino di notte, perché sotto il sole di mezzogiorno i grappoli rischiano di arrivare in cantina già troppo caldi, alterando il delicato equilibrio degli aromi e dell&#8217;acidità.</p>



<p>La cosa più interessante, però, è un&#8217;altra.</p>



<p>Mentre nei talk show e sui social si continua a discutere se il cambiamento climatico esista davvero, nelle vigne nessuno perde tempo in dispute ideologiche.&nbsp;</p>



<p>I viticoltori si stanno adattando.&nbsp;</p>



<p>Lasciano crescere l&#8217;erba sotto i filari per abbassare la temperatura del terreno, modificano la gestione della chioma, sperimentano sistemi di coltivazione più protetti, raccolgono nelle ore notturne e ripensano perfino l&#8217;esposizione dei vigneti.</p>



<p>Chi vive di agricoltura non vota il clima.</p>



<p>Ci lavora.</p>



<p>E proprio per questo colpisce vedere come, davanti ad un&#8217;evidenza così concreta, ci sia ancora chi riesce a trasformare perfino la vendemmia in una questione ideologica.</p>



<p>Per alcuni il clima non cambia mai. Per altri ogni temporale diventa l&#8217;Apocalisse.&nbsp;</p>



<p>Gli uni e gli altri sembrano più interessati a difendere la propria fede che ad osservare la realtà.</p>



<p>Nel frattempo gli agricoltori fanno i conti con l&#8217;acido malico che crolla in pochi giorni, con le gradazioni zuccherine che aumentano rapidamente, con la siccità e con lo stress idrico delle piante.&nbsp;</p>



<p>Non stanno partecipando ad un convegno universitario, né a un dibattito televisivo.</p>



<p>Stanno semplicemente cercando di produrre buon vino, e di non mandare in fumo un anno di lavoro.</p>



<p>C&#8217;è un dettaglio, poi, che meriterebbe di essere ricordato.</p>



<p>Le date della vendemmia rappresentano uno dei più antichi archivi climatici d&#8217;Europa.&nbsp;</p>



<p>Monasteri, Comuni e proprietari terrieri le annotavano secoli prima che esistessero satelliti, centraline meteorologiche o modelli climatici.&nbsp;</p>



<p>Gli studiosi utilizzano anche quelle registrazioni per ricostruire l&#8217;evoluzione del clima negli ultimi cinque o sei secoli.</p>



<p>Per questo vedere la vendemmia scivolare sempre più verso luglio non significa inseguire una suggestione od una moda del momento.&nbsp;</p>



<p>Significa osservare una delle serie storiche più solide che la climatologia abbia a disposizione.</p>



<p>Naturalmente qualcuno continuerà a sostenere che si è sempre vendemmiato così.&nbsp;</p>



<p>Magari salterà fuori una pergamena medievale od un papiro romano per dimostrare che in un certo anno del Signore qualcuno raccolse l&#8217;uva prima di San Giacomo.&nbsp;</p>



<p>Succede sempre quando i fatti diventano troppo ostinati: invece di guardarli, si cerca l&#8217;eccezione.</p>



<p>Ma la realtà ha il brutto vizio di non leggere i post su Facebook.</p>



<p>Continua semplicemente ad andare avanti.</p>



<p>E così ci ritroveremo a brindare a Ferragosto con uno spumante ottenuto da uve raccolte mentre molti italiani erano ancora al mare.&nbsp;</p>



<p>Qualcuno alzerà il calice e dirà che è tutto perfettamente normale.</p>



<p>Il vino, almeno lui, non gli darà ragione.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Case della Comunità di Camisano e Longare, già 450 accessi nel primo mese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 14:35:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosegue il percorso di sviluppo della medicina territoriale nell&#8217;ULSS 8 Berica. Nel pomeriggio di oggi la presidente della V Commissione regionale &#8220;Politiche Socio-sanitarie&#8221;, Manuela Lanzarin, ha visitato le Case della Comunità di Camisano Vicentino e Longare, accompagnata dal direttore generale<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Prosegue il percorso di sviluppo della medicina territoriale nell&#8217;ULSS 8 Berica. Nel pomeriggio di oggi la presidente della V Commissione regionale &#8220;Politiche Socio-sanitarie&#8221;, <strong>Manuela Lanzarin</strong>, ha visitato le <strong>Case della Comunità di Camisano Vicentino e Longare</strong>, accompagnata dal direttore generale dell&#8217;ULSS 8 Berica <strong>Peter Assembergs</strong>. Alla visita hanno preso parte anche il vicepresidente del Consiglio regionale <strong>Francesco Rucco</strong> e la consigliera regionale <strong>Alessia Bevilacqua</strong>.</p>



<p>L&#8217;incontro ha rappresentato l&#8217;occasione per fare il punto sull&#8217;avvio delle due strutture, che nel <strong>primo mese di attività hanno registrato complessivamente circa 450 accessi</strong>, confermando un utilizzo crescente dei nuovi servizi sanitari territoriali.</p>



<p>Tra gli accessi, <strong>110 hanno riguardato il Punto Unico di Accesso (PUA)</strong>, che opera in sinergia con il numero unico regionale <strong>116117</strong>, garantendo la presa in carico delle richieste sanitarie non urgenti e dei bisogni socio-sanitari. Sono state inoltre effettuate <strong>circa 80 visite specialistiche</strong> negli ambulatori di <strong>Cardiologia, Pneumologia ed Endocrinologia-Diabetologia</strong>, un servizio completamente nuovo per queste due sedi e pensato per offrire un&#8217;assistenza specialistica più vicina ai cittadini.</p>



<p>Accanto alle attività ambulatoriali prosegue anche il lavoro degli <strong>Infermieri di Famiglia e di Comunità (IFoC)</strong>, figure centrali nel modello organizzativo delle Case della Comunità.</p>



<p>Complessivamente, le strutture di <strong>Camisano e Longare rappresentano il punto di riferimento per un bacino di circa 73.650 utenti</strong>.</p>



<p>«Oggi ho avuto l&#8217;opportunità di visitare altre due Case della Comunità dell&#8217;ULSS 8 Berica, a Camisano e Longare, a testimonianza di come si stia sviluppando la medicina territoriale di prossimità – ha dichiarato la presidente della V Commissione regionale Manuela Lanzarin –. Sono strutture già operative che favoriscono il collegamento tra assistenza sanitaria territoriale e servizi sociali, in collaborazione con gli enti locali. Al loro interno trovano spazio il Punto Unico di Accesso, l&#8217;Infermiere di Famiglia e di Comunità, l&#8217;Assistenza Domiciliare Integrata, la specialistica ambulatoriale e la medicina territoriale: servizi che assicurano continuità assistenziale e prossimità nella presa in carico dei cittadini».</p>



<p>Il direttore generale dell&#8217;ULSS 8 Berica <strong>Peter Assembergs</strong> ha ricordato come la visita faccia seguito a quelle già svolte nelle Case della Comunità di Valdagno e Arzignano. «Fin dal primo mese di attività le strutture di Camisano e Longare hanno fatto registrare numeri significativi, anche se siamo solo all&#8217;inizio di un percorso che vedrà il suo pieno sviluppo dopo l&#8217;estate. È in corso una mappatura dei bisogni di ciascun ambito territoriale che consentirà di inserire nuove attività specialistiche sulla base delle esigenze dei singoli territori, integrando i servizi standard previsti dal DM 77 con un&#8217;offerta personalizzata».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Nove Case della Comunità nell&#8217;ULSS 8 Berica</h3>



<p>Le Case della Comunità attivate nel territorio dell&#8217;ULSS 8 Berica sono oggi <strong>nove</strong>: <strong>Vicenza, Arzignano, Camisano Vicentino, Longare, Lonigo, Montecchio Maggiore, Noventa Vicentina, Sandrigo e Valdagno</strong>, realizzate con un investimento complessivo superiore ai <strong>25 milioni di euro</strong>.</p>



<p>Le strutture adottano un modello organizzativo innovativo che punta alla presa in carico continuativa del paziente, all&#8217;integrazione tra medici di medicina generale, specialisti, infermieri e assistenti sociali e alla collaborazione tra cure primarie e medicina specialistica.</p>



<p>Tra i servizi qualificanti figura il <strong>Punto Unico di Accesso</strong>, attraverso il quale, in un&#8217;ottica proattiva, sono gli stessi servizi aziendali a contattare il cittadino dopo la valutazione dei suoi bisogni assistenziali.</p>



<p>Un altro elemento distintivo è la prossimità: le prestazioni specialistiche e parte dell&#8217;attività diagnostica vengono infatti distribuite sul territorio, consentendo ai cittadini di accedere ai servizi più vicino alla propria residenza. Particolare attenzione è riservata alla presa in carico delle patologie croniche in ambito <strong>cardiologico, pneumologico, neurologico ed endocrinologico</strong>, con un focus specifico sui pazienti diabetici.</p>



<p>Il modello organizzativo prevede la presenza coordinata di medici di medicina generale e specialisti su base volontaria, infermieri, Infermieri di Famiglia e di Comunità, professionisti della Continuità Assistenziale, infermieri dell&#8217;Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), assistenti sociali e personale amministrativo.</p>



<p>L&#8217;accesso ai servizi infermieristici e alle cure primarie avviene tramite il numero unico <strong>116117</strong> oppure attraverso il <strong>Punto Unico di Accesso</strong>, senza sostituire né ridurre i servizi di medicina territoriale già esistenti.</p>



<p>Attualmente nelle Case della Comunità dell&#8217;ULSS 8 Berica operano <strong>27 medici di medicina generale, 18 Infermieri di Famiglia e di Comunità, 45 infermieri dell&#8217;ADI, 9 operatori amministrativi e 9 operatori socio-sanitari (OSS)</strong>. A questi si aggiungono i medici specialisti, presenti dal lunedì al venerdì dalle <strong>9.30 alle 12</strong> e dalle <strong>14 alle 16.30</strong>, secondo il calendario degli appuntamenti programmati.</p>



<p></p>
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		<title>Vicenza, scuola dell&#8217;infanzia Lattes completamente riqualificata: a settembre il ritorno dei bambini in un edificio più efficiente e sicuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 14:28:55 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sta per concludersi uno dei più importanti interventi di edilizia scolastica avviati dall&#8217;amministrazione comunale guidata dal sindaco Giacomo Possamai. Dopo circa un anno di lavori è ormai alle battute finali il maxi cantiere di riqualificazione energetica della scuola dell&#8217;infanzia Lattes,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Sta per concludersi uno dei più importanti interventi di edilizia scolastica avviati dall&#8217;amministrazione comunale guidata dal sindaco Giacomo Possamai. Dopo circa un anno di lavori è ormai alle battute finali il maxi cantiere di riqualificazione energetica della scuola dell&#8217;infanzia Lattes, in via Fasolo, tra i quartieri di Sant&#8217;Andrea e Araceli.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/FotodasinistraSelmo2CSpiller-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-372657" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/FotodasinistraSelmo2CSpiller-1024x768.jpeg 1024w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/FotodasinistraSelmo2CSpiller-556x417.jpeg 556w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/FotodasinistraSelmo2CSpiller-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/FotodasinistraSelmo2CSpiller-100x75.jpeg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/FotodasinistraSelmo2CSpiller-846x635.jpeg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/FotodasinistraSelmo2CSpiller-1184x888.jpeg 1184w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/FotodasinistraSelmo2CSpiller.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Con la riapertura prevista per settembre, i bambini e le bambine, che durante l&#8217;ultimo anno scolastico sono stati ospitati nella vicina scuola primaria Zanella, potranno tornare in una struttura completamente rinnovata, più efficiente dal punto di vista energetico, più confortevole, funzionale e sicura.</p>



<p>Nei giorni scorsi il sindaco Giacomo Possamai ha effettuato un sopralluogo insieme agli assessori ai Lavori pubblici Cristiano Spiller e all&#8217;Istruzione e all&#8217;Edilizia scolastica Giovanni Selmo, alla presenza anche dei rappresentanti dell&#8217;impresa esecutrice e della direzione lavori.</p>



<p>«Continuiamo a investire sulle scuole perché significa investire sul futuro della città – ha dichiarato il sindaco Giacomo Possamai –. La scuola Lattes ha compiuto un salto di ben otto classi energetiche grazie a un intervento complessivo che ha interessato il cappotto termico, i nuovi serramenti e la sostituzione della vecchia centrale termica a gasolio con un moderno impianto a pompa di calore alimentato da pannelli fotovoltaici. Un edificio che era tra i meno efficienti della città diventa oggi una scuola moderna, capace di garantire riscaldamento in inverno e raffrescamento in estate, migliorando sensibilmente la qualità degli ambienti per bambini e personale».</p>



<p>Soddisfazione è stata espressa anche dall&#8217;assessore ai Lavori pubblici Cristiano Spiller, che ha evidenziato come il progetto rappresenti un esempio virtuoso sia per la capacità dell&#8217;amministrazione di ottenere finanziamenti europei sia per la programmazione del cantiere, concluso nei tempi previsti. «Restituiamo al quartiere una scuola moderna, efficiente e sicura, con consumi energetici ridotti del 90%, nuovi servizi igienici, infissi, tinteggiature e raffrescamento estivo, oltre al definitivo abbandono del gasolio a favore dell&#8217;energia solare».</p>



<p>L&#8217;assessore Giovanni Selmo ha ricordato il forte impegno dell&#8217;amministrazione nella riqualificazione dell&#8217;edilizia scolastica negli ultimi tre anni. «Accanto agli interventi finanziati con il Pnrr, sono stati avviati numerosi cantieri grazie a risorse comunali e ad altri contributi. La Lattes rappresenta uno degli interventi più significativi sul sistema educativo 0-6 anni: abbiamo rinnovato strutture, impianti, spazi interni, sicurezza ed efficienza energetica. Il trasferimento temporaneo alla scuola Zanella ha inoltre consentito di migliorare anche gli spazi di quel plesso».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un investimento da oltre 1,26 milioni di euro</h3>



<p>A seguito dell&#8217;approvazione della perizia di variante, il valore complessivo dell&#8217;intervento è salito a <strong>1.262.000 euro</strong>. Il progetto è finanziato per <strong>868.000 euro</strong> attraverso il programma <strong>PR Veneto FESR 2021-2027</strong>, destinato all&#8217;efficienza energetica degli edifici pubblici non residenziali, mentre i restanti <strong>394.000 euro</strong> sono stati messi a disposizione dal Comune di Vicenza.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Tutti gli interventi realizzati</h3>



<p>La riqualificazione ha interessato praticamente ogni componente dell&#8217;edificio.</p>



<p>La vecchia centrale termica alimentata a gasolio è stata completamente eliminata e sostituita con un impianto a pompa di calore alimentato dall&#8217;energia prodotta da un nuovo impianto fotovoltaico, capace di garantire sia il riscaldamento invernale sia il raffrescamento estivo. La cisterna interrata del gasolio verrà rimossa e l&#8217;area sarà bonificata dal settore Ambiente.</p>



<p>Dal punto di vista dell&#8217;isolamento energetico è stato realizzato il cappotto esterno, sono state coibentate le coperture con l&#8217;eliminazione dei ponti termici e rifatte impermeabilizzazioni e manti di copertura.</p>



<p>Sono stati inoltre installati nuovi serramenti in PVC ad alte prestazioni, in grado di migliorare sia l&#8217;isolamento termico sia il comfort acustico, mentre sono state rinnovate le reti di distribuzione degli impianti e sostituiti tutti i corpi scaldanti.</p>



<p>Grazie alla variante progettuale sono stati aggiunti ulteriori interventi: la completa ristrutturazione di tre servizi igienici per i bambini e di uno destinato agli insegnanti, la tinteggiatura interna degli ambienti, la sostituzione della pompa di sollevamento del seminterrato e il ripristino del cancello di collegamento con la pista ciclabile, ora elettrificato e dotato di un nuovo impianto citofonico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ultimi lavori prima della riapertura</h3>



<p>In questi giorni sono in corso le pulizie interne dell&#8217;edificio per consentire il trasferimento degli arredi in vista dell&#8217;avvio del nuovo anno scolastico. Parallelamente, Amcps provvederà alla sistemazione delle aree verdi e agli sfalci del giardino scolastico, così da riconsegnare la struttura completamente pronta ad accogliere bambini, insegnanti e personale fin dai primi giorni di settembre.</p>



<p></p>
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		<title>Ondata di calore, l&#8217;alcol diventa ancora più pericoloso: ecco perché</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 14:07:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l&#8217;arrivo delle ondate di calore e delle vacanze estive cresce anche il consumo di aperitivi e bevande alcoliche all&#8217;aperto. Ma bere alcol quando le temperature sono molto elevate può aumentare sensibilmente i rischi per la salute, anche se si<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Con l&#8217;arrivo delle ondate di calore e delle vacanze estive cresce anche il consumo di aperitivi e bevande alcoliche all&#8217;aperto. Ma bere alcol quando le temperature sono molto elevate può aumentare sensibilmente i rischi per la salute, anche se si tratta di quantità che normalmente verrebbero tollerate senza particolari problemi.</p>



<p>Il caldo e l&#8217;alcol, infatti, agiscono in modo simile sull&#8217;organismo. Le alte temperature provocano la dilatazione dei vasi sanguigni per favorire la dispersione del calore, un effetto che viene accentuato anche dall&#8217;alcol. La conseguenza può essere un abbassamento della pressione arteriosa, con una maggiore probabilità di avvertire capogiri, debolezza e perdita di equilibrio.</p>



<p>A questo si aggiunge il problema della disidratazione. Durante una giornata molto calda il corpo perde grandi quantità di liquidi attraverso la sudorazione. L&#8217;alcol, essendo un diuretico, favorisce ulteriormente la perdita di acqua, rendendo più difficile mantenere un corretto equilibrio idrico. La combinazione dei due fattori può aumentare la concentrazione di alcol nel sangue e amplificarne gli effetti.</p>



<p>Gli effetti possono manifestarsi con maggiore rapidità soprattutto se si beve sotto il sole, nelle ore più calde della giornata o subito dopo un&#8217;attività fisica intensa. In queste condizioni aumentano il rischio di malesseri, cali di pressione, disorientamento e riduzione dei riflessi.</p>



<p>Per limitare i rischi è consigliabile bere con moderazione, preferire luoghi ombreggiati e gli orari più freschi della giornata, alternare ogni bevanda alcolica con un bicchiere d&#8217;acqua e non consumare alcolici a stomaco vuoto, poiché il cibo rallenta l&#8217;assorbimento dell&#8217;alcol.</p>



<p>È inoltre fondamentale evitare di mettersi alla guida dopo aver bevuto, anche se si ritiene di aver assunto una quantità modesta di alcol. Con il caldo, infatti, gli effetti possono risultare più intensi del previsto e compromettere più rapidamente lucidità e tempi di reazione.</p>



<p>Se una persona manifesta sintomi come forte debolezza, confusione, vomito o perdita di coscienza dopo aver bevuto, soprattutto durante un&#8217;ondata di calore, è necessario contattare tempestivamente i soccorsi.</p>
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		<title>Tav, il Melaro chiude per un mese: cambia la viabilità tra Altavilla e Montecchio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 13:52:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo quanto riportato da Il Giornale di Vicenza, la strada provinciale 34 del Melaro sarà chiusa per quasi un mese per consentire l&#8217;avanzamento dei lavori della linea ferroviaria Alta Velocità/Alta Capacità. Il provvedimento interesserà uno dei principali collegamenti tra Altavilla<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p><strong>Secondo quanto riportato da <em>Il Giornale di Vicenza</em>,</strong> la strada provinciale 34 del Melaro sarà chiusa per quasi un mese per consentire l&#8217;avanzamento dei lavori della linea ferroviaria Alta Velocità/Alta Capacità. Il provvedimento interesserà uno dei principali collegamenti tra Altavilla Vicentina e Montecchio Maggiore e comporterà importanti modifiche alla circolazione durante il mese di agosto.</p>



<p>La chiusura scatterà <strong>alle 8.30 di lunedì 3 agosto</strong> e resterà in vigore <strong>fino alle 5 del 31 agosto</strong>. Gli interventi, affidati al consorzio <strong>Iricav 2</strong>, riguardano il primo lotto dell&#8217;opera ferroviaria. I lavori operativi dovrebbero svolgersi tra il 5 e il 30 agosto, secondo le ordinanze emanate dai Comuni di Altavilla Vicentina e Montecchio Maggiore.</p>



<p>Per limitare i disagi, Provincia di Vicenza, amministrazioni comunali e Iricav 2 hanno predisposto una serie di percorsi alternativi.</p>



<p>I mezzi pesanti in uscita dal casello autostradale di Montecchio dovranno utilizzare la bretella e proseguire lungo viale Milano, la rotatoria del Cavallo di Alte Ceccato, viale Trieste e quindi la strada statale 11 verso Vicenza. Lo stesso itinerario, in senso inverso, sarà utilizzato dai camion diretti all&#8217;autostrada. Durante il periodo dei lavori sarà inoltre consentito il transito dei veicoli oltre le 3,5 tonnellate nel sottopasso di via Tabernulae grazie a una deroga specifica.</p>



<p>Per le automobili, invece, sarà possibile percorrere solo il primo tratto del Melaro, per circa un chilometro, con successiva deviazione obbligatoria su via Selva Bassa. Ad Altavilla saranno introdotti nuovi sensi unici lungo via Giuseppe Mazzini e via Silvio Pellico per agevolare i flussi di traffico.</p>



<p>Nelle strade interessate dalle deviazioni verrà imposto il <strong>limite di velocità di 30 chilometri orari</strong>, mentre nelle aree vicine al cantiere sarà in vigore il divieto di sosta e di fermata con rimozione forzata. La segnaletica temporanea indicherà agli automobilisti i percorsi alternativi.</p>



<p>Nel frattempo proseguono anche i lavori sulla <strong>strada statale 11</strong>, dove Anas sta realizzando la nuova rotatoria di Tavernelle. Per tutta l&#8217;estate resterà attivo il restringimento della carreggiata all&#8217;altezza dell&#8217;incrocio con via Cordellina.</p>
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