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	<title>ATTUALITA&#039; | TViWeb</title>
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		<title>Guasto alla pompa della Roggia ai Giardini Salvi: intervento di manutenzione e pulizia in corso</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 14:52:25 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa mattina, a causa di un guasto, Amcps ha rimosso la pompa dell’impianto di ricircolo della Roggia Seriola al Giardino Salvi e l’ha trasportata presso un’officina specializzata per una completa revisione. In attesa della sua riparazione, i tecnici dell’azienda eseguiranno<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Questa mattina, a causa di un guasto, Amcps ha rimosso la pompa dell’impianto di ricircolo della Roggia Seriola al Giardino Salvi e l’ha trasportata presso un’officina specializzata per una completa revisione.</p>



<p>In attesa della sua riparazione, i tecnici dell’azienda eseguiranno interventi di pulizia “manuali”, alternando il riempimento e lo svuotamento della roggia.</p>
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		<title>Calcio SpA: la brama di profitto che ha ucciso il gioco più bello del mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 14:04:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Ritorno immediatamente sul tema del calcio perché alcuni di voi mi hanno spedito a tamburo battente i loro commenti all’editoriale di oggi; commenti tecnici o meno tecnici, mettendo in campo anche l’aspetto economico che avevo volutamente trascurato.Se la<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Umberto Baldo</p>



<p>Ritorno immediatamente sul tema del calcio perché alcuni di voi mi hanno spedito a tamburo battente i loro commenti all’editoriale di oggi; commenti tecnici o meno tecnici, mettendo in campo anche l’aspetto economico che avevo volutamente trascurato.<br>Se la prima faccia della medaglia ci mostra un’inevitabile transizione demografica e antropologica impressa sui volti dei calciatori, basta girare il conio per accorgersi che il fenomeno è ancora più profondo.<br>Dietro la facciata romantica delle bandiere e degli inni nazionali si muove infatti una gigantesca macchina economica e geopolitica in cui il calcio ha smesso di essere solo un gioco, per diventare l&#8217;avamposto della finanza globale più spietata.<br>Uno snodo in cui capitali, geopolitica ed algoritmi si fondono, cancellando ogni residua sfumatura locale.<br>Il primo cortocircuito è identitario e riguarda la proprietà del giocattolo.<br>Chi possiede oggi il calcio?<br>A parte qualche eccezione come il Real Madrid, certamente non più le comunità locali, e quasi mai gli storici imprenditori locali legati al territorio.<br>Il risiko delle proprietà dei Club e dei grandi eventi fotografa la mappa del denaro mondiale: da un lato i Fondi di Private Equity americani, che applicano allo sport le rigide metriche della monetizzazione pura e della massimizzazione del valore per gli azionisti; dall&#8217;altro i Fondi Sovrani, in particolare del Golfo Persico, che utilizzano i club e i tornei come formidabili strumenti di soft power e di sportwashing per accreditarsi sullo scacchiere internazionale, anche a livello politico.<br>In questo scenario, il tifoso subisce una metamorfosi irreversibile: cessa di essere un custode della memoria sportiva e viene declassato a mero &#8220;cliente&#8221; di una piattaforma di intrattenimento globale.<br>Ed è qui che scatta un paradosso grottesco: mentre il calcio si trasforma sempre più in un asettico business planetario, una parte della tifoseria, i cosiddetti ultras, continua a mettere in scena spettacoli indegni di violenze e devastazioni nelle nostre città.<br>Lungi dal comprendere di essere ormai solo ingranaggi marginali di un gigantesco gioco globale che li ha già ampiamente superati, questi professionisti del disordine, spesso anche razzisti, si azzuffano per “identità cittadine” che esistono solo nella loro testa, offrendo uno spettacolo tanto anacronistico quanto deplorevole.<br>Ma il denaro non si limita a comprare i Club; ne altera profondamente la natura attraverso una dinamica che, con un termine macroeconomico oggi fin troppo abusato, potremmo definire una vera e propria greedflaction del pallone.<br>È l&#8217;inflazione da avidità: la fame insaziabile di diritti televisivi spinge le istituzioni sportive (Fifa e Uefa in testa) ad una bulimia organizzativa senza precedenti.<br>I calendari si ingolfano, i formati si dilatano, nascono sempre nuove competizioni ed i campionati si allargano a dismisura.<br>Più partite significano più passaggi televisivi, più abbonamenti da vendere, più sponsor.<br>Poco importa se questo stress strutturale logora la salute dei calciatori o prosciuga le tasche degli appassionati, costretti a districarsi tra pay-tv sempre più frammentate e costose.<br>Lo spettacolo deve andare in onda, a ciclo continuo, per un pubblico globale e disattento, preferibilmente seduto davanti ad uno schermo a migliaia di chilometri di distanza dallo stadio.<br>Questa standardizzazione economica ha finito per contagiare inevitabilmente anche il rettangolo di gioco lungo quei famosi centodieci metri.<br>Come ho già scritto, chi ha memoria del calcio del Novecento ricorda che una volta esistevano le &#8220;scuole&#8221; nazionali: il rigore tattico e l&#8217;ermetismo del catenaccio italiano, il fútbol bailado e la fantasia anarchica dei brasiliani, la potenza atletica tedesca, o il ritmo forsennato del kick and rush inglese.<br>Erano proiezioni culturali dei rispettivi popoli.<br>Oggi, la circolazione globale degli allenatori, la centralizzazione dei dati e la dittatura dell&#8217;algoritmo fin dai settori giovanili hanno livellato tutto.<br>Si gioca ovunque nello stesso identico modo, con gli stessi movimenti codificati e la stessa ossessione per la statistica.<br>Il calcio liquido ha globalizzato l&#8217;estetica del gioco, sacrificando il “genius loci” sull&#8217;altare dell&#8217;efficienza standardizzata.<br>Guardare una partita a Londra, a Milano, a Riad o a Miami offre ormai lo stesso identico prodotto, preconfezionato e privo di asperità.<br>Ecco allora che il cerchio della globalizzazione si chiude, perfetto e spietato.<br>Se da una parte il calcio registra l&#8217;ineludibile fluidità delle nostre società civili, dall&#8217;altra si impone come il perfetto manifesto del tardo capitalismo: un mondo senza confini, dominato da capitali apolidi, regolato da algoritmi e guidato da una brama di profitto che non si ferma davanti a nessuna tradizione.<br>Resta da chiedersi se, una volta cancellata l&#8217;ultima sfumatura e l&#8217;ultimo briciolo di poesia, quel campo verde rimarrà capace di emozionarci o se finirà per annoiarci, ridotto ad un gigantesco e ripetitivo spot pubblicitario.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Elezioni presidenziali in Francia, il sondaggio: Bardella in testa al primo turno, centro e sinistra distanti</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 09:02:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il numero dei candidati è in aumento, ma la tendenza politica resta sostanzialmente invariata. Se il primo turno delle elezioni presidenziali francesi si svolgesse domenica prossima, il Rassemblement National si confermerebbe in testa, secondo la terza ondata del barometro Ifop-Fiducial<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Il numero dei candidati è in aumento, ma la tendenza politica resta sostanzialmente invariata. Se il primo turno delle elezioni presidenziali francesi si svolgesse domenica prossima, il Rassemblement National si confermerebbe in testa, secondo la terza ondata del barometro Ifop-Fiducial per LCI, Le Figaro e Sud Radio*.</p>



<p>Con il 36% delle intenzioni di voto, Jordan Bardella sarebbe nettamente in prima posizione, davanti a Édouard Philippe, Jean-Luc Mélenchon (13%), Raphaël Glucksmann (9%), Gabriel Attal (8%) e Bruno Retailleau (8%). I risultati appaiono relativamente stabili rispetto alla precedente rilevazione di fine maggio.</p>



<p>In uno scenario in cui il blocco centrista fosse rappresentato da un unico candidato, il vantaggio su Jean-Luc Mélenchon aumenterebbe. Édouard Philippe otterrebbe il 19% delle intenzioni di voto contro il 15% di Gabriel Attal, mentre il leader de La France Insoumise resterebbe stabile al 13%. Da segnalare che, nello scenario con Attal candidato unico del centro, il consenso per Jordan Bardella salirebbe al 37%.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Marine Le Pen e lo scenario giudiziario</h3>



<p>Il sondaggio ha analizzato anche l’ipotesi di una candidatura di Marine Le Pen, in vista della sentenza d’appello sugli assistenti parlamentari del Rassemblement National, attesa per il 7 luglio. In questo caso, Le Pen otterrebbe il 32% contro Édouard Philippe, fermo al 20%, e lo stesso 32% contro Gabriel Attal, che si attesterebbe al 15%. In entrambi gli scenari, la leader del RN si collocherebbe quattro punti sotto Bardella.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il test per David Lisnard e le dinamiche della sinistra</h3>



<p>Tra le novità, il sondaggio ha testato per la prima volta il sindaco di Cannes ed ex LR David Lisnard, che si fermerebbe al 2% in uno scenario competitivo con Bardella (35%), Philippe (19%), Mélenchon (13%), Bruno Retailleau (9%) e Raphaël Glucksmann (8%).</p>



<p>Per quanto riguarda la sinistra al di fuori de La France Insoumise, Raphaël Glucksmann appare attualmente in vantaggio con l’11% in uno scenario diretto contro Jordan Bardella ed Édouard Philippe, contro il 9% di François Hollande. Jean-Luc Mélenchon otterrebbe invece il 14% contro Glucksmann e il 15% contro l’ex primo ministro.</p>



<p>* Sondaggio condotto dal 14 al 22 giugno su un campione di 1.415 persone iscritte nelle liste elettorali, rappresentativo della popolazione francese di età pari o superiore a 18 anni.</p>
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		<title>Il cordoglio del vescovo Brugnotto per la morte di Francesco e Alberto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 08:56:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Davanti a una tragedia che ha colpito profondamente la città di Schio e l&#8217;intera diocesi vicentina, il vescovo di Vicenza, monsignor Giuliano Brugnotto, ha espresso il proprio cordoglio per la morte di don Francesco Andreoli e del giovane animatore Alberto<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Davanti a una tragedia che ha colpito profondamente la città di Schio e l&#8217;intera diocesi vicentina, il vescovo di Vicenza, monsignor Giuliano Brugnotto, ha espresso il proprio cordoglio per la morte di don Francesco Andreoli e del giovane animatore Alberto Fioretto, rimasti vittime del drammatico incidente avvenuto ieri mattina lungo la Superstrada Pedemontana Veneta, all&#8217;altezza di Malo.</p>



<p>«Davanti a queste tragedie non ci sono parole», ha dichiarato il vescovo. «Esprimo, a nome della diocesi di Vicenza, la vicinanza e la preghiera alle famiglie di Alberto e di don Francesco, ai salesiani e alla comunità di Schio, dove erano entrambi molto conosciuti».</p>



<p>Il presule ha poi raccontato il gesto compiuto nella mattinata di oggi a Monte Berico: «Questa mattina sono salito a Monte Berico per celebrare una Santa Messa e presentare a Maria due gigli bianchi. Maria conosce il dolore di una madre e il silenzio che avvolge la croce. A Lei ho affidato le famiglie di don Francesco e di Alberto, le comunità salesiane, l’oratorio di Schio, i ragazzi, gli animatori e tutta la città di Schio. I due gigli che ho deposto ai piedi della Madonna dicono proprio questo: due vite fragili ma preziose; due vite spezzate e tuttavia non distrutte perché nelle mani di Dio; due vite affidate alla purezza e alla misericordia di Dio».</p>



<p>Don Francesco Andreoli, che il prossimo 15 luglio avrebbe compiuto 37 anni, era originario del Veronese e da circa otto anni prestava servizio nella comunità salesiana di Schio. Punto di riferimento per i giovani dell&#8217;oratorio, era apprezzato anche da educatori, genitori e famiglie per il suo instancabile impegno educativo.</p>



<p>Con lui viaggiava Alberto Fioretto, sedicenne animatore dell&#8217;oratorio salesiano e promettente atleta della Novatletica Città di Schio. La loro scomparsa ha lasciato sgomenta l&#8217;intera comunità, che nelle prossime ore si stringerà nel dolore attorno alle famiglie e alla realtà salesiana cittadina.</p>
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		<title>Sotto i campi si apre il vuoto: il &#8220;granaio&#8221; della Turchia sta sprofondando</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 08:52:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>NJel cuore agricolo del Paese, come documenta la BBC, centinaia di enormi voragini minacciano raccolti, aziende e sicurezza alimentare. Alla base ci sono siccità, sfruttamento delle falde e pratiche agricole non sostenibili. Quella che fino a pochi anni fa era<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p><strong>NJel cuore agricolo del Paese, come documenta la BBC, centinaia di enormi voragini minacciano raccolti, aziende e sicurezza alimentare. Alla base ci sono siccità, sfruttamento delle falde e pratiche agricole non sostenibili.</strong></p>



<p>Quella che fino a pochi anni fa era una rara curiosità geologica oggi è diventata una vera emergenza. Nel bacino di Konya, considerato il &#8220;granaio della Turchia&#8221;, il terreno continua ad aprirsi improvvisamente, inghiottendo porzioni di campi coltivati. A lanciare l&#8217;allarme è un approfondimento della BBC, che racconta come la proliferazione delle doline stia mettendo a rischio una delle principali aree agricole del Paese.</p>



<p>Secondo i dati riportati, l&#8217;Autorità turca per la gestione delle emergenze (AFAD) ha censito ben 684 voragini nel bacino di Konya. Alcune raggiungono dimensioni impressionanti: fino a 228 metri di diametro e 171 metri di profondità.</p>



<p>Tra gli agricoltori che convivono con questo fenomeno c&#8217;è Mehmet Akıf Işıklı, che coltiva mais, grano ed erba medica a Karapınar dal 1995. Nel suo terreno una dolina si è aperta quasi vent&#8217;anni fa, mentre un&#8217;altra è comparsa recentemente nel campo del vicino. &#8220;Quando siamo arrivati, il terreno stava cedendo e all&#8217;interno l&#8217;acqua ribolliva&#8221;, racconta.</p>



<p>Secondo gli esperti intervistati dalla BBC, il problema nasce dalla combinazione di tre fattori: la natura carsica del sottosuolo, la siccità sempre più intensa e il massiccio sfruttamento delle falde acquifere. Per compensare la scarsità d&#8217;acqua, molti agricoltori ricorrono infatti a pozzi, spesso abusivi. Uno studio del WWF Türkiye aveva già evidenziato nel 2014 che, su circa 100 mila pozzi presenti nel bacino, ben 66 mila erano illegali e il consumo idrico superava del 50% la disponibilità naturale.</p>



<p>&#8220;L&#8217;acqua sotterranea è la struttura che sostiene il terreno. Quando viene meno, tutto il sistema collassa&#8221;, spiega Güven Eken, fondatore dell&#8217;associazione ambientalista Doğa Derneği. Per Eren Atak del WWF Türkiye, le doline rappresentano soltanto &#8220;la fase finale&#8221; di un problema iniziato molti anni fa.</p>



<p>Il cambiamento climatico, sottolineano gli studiosi, accelera la crisi ma non ne è la causa principale. &#8220;Si tratta di un problema interamente provocato dall&#8217;uomo&#8221;, afferma Atak, evidenziando come l&#8217;attuale modello agricolo favorisca colture molto idroesigenti, come mais e barbabietola da zucchero, poco adatte alle caratteristiche del territorio.</p>



<p>Anche Fetullah Arık, responsabile del Centro di ricerca sulle doline dell&#8217;Università Tecnica di Konya, avverte che questi cedimenti rappresentano un serio pericolo. Il suo gruppo di ricerca sta elaborando mappe di rischio per supportare la pianificazione urbanistica e agricola della regione.</p>



<p>Gli esperti chiedono una revisione delle politiche agricole, incentivando colture meno idroesigenti, come alcune varietà autoctone di grano o la vite, e una gestione più sostenibile delle risorse idriche.</p>



<p>Intanto gli agricoltori continuano a lavorare convivendo con la paura che il terreno possa aprirsi da un momento all&#8217;altro. &#8220;Ci siamo abituati a questa situazione&#8221;, racconta l&#8217;agricoltore Caner Çorakçı, che coltiva aggirando una dolina presente nel proprio campo. Ma il timore per il futuro resta forte: senza un cambio di rotta, avvertono gli esperti citati dalla BBC, il bacino di Konya rischia di perdere progressivamente la propria capacità produttiva, con conseguenze per l&#8217;intera sicurezza alimentare della Turchia.</p>
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		<title>Mondiale. Undici passaporti, una maglia, quando le squadre non rappresentano più nessuno</title>
		<link>https://www.tviweb.it/il-mondiale-liquido-se-la-globalizzazione-cancella-le-sfumature/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 07:30:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SPORT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Non sono quello che si definisce normalmente un “patito” di calcio”. Ciò non vuol dire che non ami questo sport, il quale, dopotutto, chiunque di noi ragazzi di un tempo ha in qualche modo praticato. Non sono un<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Non sono quello che si definisce normalmente un “patito” di calcio”.</p>



<p>Ciò non vuol dire che non ami questo sport, il quale, dopotutto, chiunque di noi ragazzi di un tempo ha in qualche modo praticato.</p>



<p>Non sono un tifoso, e a dire la verità ogni Campionato cambio la squadra da sostenere per la vittoria dello scudetto.</p>



<p>Non sono di quelli che guardano qualunque partita venga trasmessa, ma difficilmente perdo i match decisivi sia delle Coppe internazionali che dei Mondiali.</p>



<p>Insomma avrete capito che seguo il calcio con moderazione, e che apprezzo, e come potrebbe essere diversamente, il bel calcio, quello giocato dalle grandi Squadre, al quale a poco a poco sono riuscito ad avvicinare anche mia moglie Ivana.</p>



<p>In questi giorni, proprio assistendo a qualche partita del mondiale americano (nel senso di Continente) non ho potuto non riflettere su come il calcio sia cambiato rispetto ai miei anni giovanili.</p>



<p>Mi sto rendendo conto sempre di più che&nbsp;guardare un Mondiale di calcio, oggi, offre una lezione di sociologia e macroeconomia ben più profonda di qualsiasi trattato accademico.&nbsp;</p>



<p>Se esiste un ambito in cui la globalizzazione ha completato il suo ciclo, abbattendo barriere ed uniformando i paesaggi, è quel campo verde lungo centodieci metri.</p>



<p>Il primo impatto è visivo, quasi antropologico.&nbsp;</p>



<p>Chi è cresciuto con il calcio del Novecento fa fatica a ritrovare i vecchi punti di riferimento cromatici ed anagrafici.&nbsp;</p>



<p>Nelle nazionali scandinave o mitteleuropee, i biondi con gli occhi azzurri sono ormai mosche bianche.</p>



<p>Al posto degli Olav o dei Gunnar, i tabellini dei marcatori oggi registrano gli Ahmed, i Muhamad o gli Ousmane.&nbsp;</p>



<p>Le maglie delle nazionali non rappresentano più un’omogeneità etnica o storica, ma fotografano la realtà delle nostre società civili post-migratorie, anticipando spesso la politica.&nbsp;</p>



<p>È un processo ineludibile ed ormai consolidato di fronte al quale chi ha ancora negli occhi il calcio del secolo scorso può provare un moto di stupore, una fatica ad abituarsi ad una realtà antropologica così radicalmente mutata.&nbsp;</p>



<p>Ma il calcio non inventa nulla: si limita a registrare, con la sua formidabile cassa di risonanza, la demografia della fluidità contemporanea.</p>



<p>Ma questa è solo una faccia della medaglia.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;altra, strettamente connessa, riguarda la geopolitica del pallone e la fine delle gerarchie consolidate.</p>



<p>Un tempo il calcio d’élite era un club esclusivo: c&#8217;era l’Europa, il Sudamerica e poco altro.&nbsp;</p>



<p>Il resto del mondo partecipava ai Mondiali con il ruolo di comparsa.&nbsp;</p>



<p>Erano le cosiddette &#8220;squadre materasso&#8221;, formazioni folkloristiche spedite al macello tattico contro le corazzate storiche, per le quali il semplice fatto di esserci rappresentava il massimo traguardo.&nbsp;</p>



<p>Risultati tennistici e dilettantismo nostalgico erano la norma.</p>



<p>Oggi quel mondo è evaporato.&nbsp;</p>



<p>Il calciatore moderno è&nbsp;un lavoratore altamente specializzato,&nbsp;un&nbsp;globetrotter, un nomade d’élite che risponde alle leggi del mercato transnazionale prima che a quelle della propria bandiera.&nbsp;</p>



<p>L’Europa del calcio è diventata una gigantesca idrovora che importa talenti da ogni angolo del globo, li inserisce nei propri club e li standardizza attraverso accademie ultra-professionali.</p>



<p>Il risultato è un formidabile effetto di ritorno per le Nazioni un tempo considerate periferiche.&nbsp;</p>



<p>In passato, il timore reverenziale verso le grandi Nazionali europee o sudamericane giocava un ruolo enorme.&nbsp;</p>



<p>Oggi, quel timore è svanito perché i giocatori delle &#8220;meno titolate&#8221;, nel quotidiano dei club, sono sempre più spesso compagni di squadra dei campioni che si trovano di fronte come avversari ai Mondiali.</p>



<p>Il calcio è diventato un&#8217;industria globale dove la distanza tecnica tra un giocatore di una nazionale &#8220;minore&#8221; ed uno di una &#8220;maggiore&#8221; è spesso colmata dall&#8217;appartenenza allo stesso ecosistema professionale.</p>



<p>Detta con altre parole, se il difensore di una nazionale africana o asiatica affronta ogni domenica i campioni della Juventus, del Real Madrid o del Manchester City, o ci gioca assieme nei rispettivi club, la consuetudine cancella il mito.&nbsp;</p>



<p>Ai Mondiali non esiste più la sudditanza psicologica, perché la distanza tecnica e metodologica è stata colmata dalla quotidianità.</p>



<p>Il&nbsp;know-how&nbsp;europeo – tattico, atletico, medico – è stato esportato ovunque, livellando i valori verso l&#8217;alto.&nbsp;</p>



<p>Le squadre materasso non esistono più perché tutti giocano, corrono e pensano alla stessa maniera.</p>



<p>Siamo di fronte ad un paradosso affascinante e cinico: il Mondiale non è più un torneo tra culture calcistiche diverse, ma una sfida tra diverse selezioni di calciatori formati nella medesima scuola.&nbsp;</p>



<p>Una volta c&#8217;era il catenaccio italiano, il calcio bailado dei brasiliani, il rigore teutonico o il &#8220;kick and rush&#8221; inglese.&nbsp;</p>



<p>Oggi, con la globalizzazione degli allenatori e delle scuole calcio, tutte le nazionali giocano nello stesso identico modo (fatto di pressing alto, costruzione dal basso e schemi ripetitivi).&nbsp;</p>



<p>La globalizzazione ha tolto &#8220;identità&#8221; anche allo stile di gioco, non solo ai tratti somatici.</p>



<p>C’è poi da sottolineare&nbsp;&nbsp;il &#8220;Risiko&#8221; dei club che svuota le Nazionali<strong>:</strong>&nbsp;il fatto che i calciatori ormai appartengano a club multinazionali (spesso di proprietà di fondi americani o sovrani arabi) fa sì che il Mondiale non sia più uno scontro tra culture calcistiche diverse, ma una gigantesca esibizione di dipendenti della stessa &#8220;grande azienda globale&#8221; dell&#8217;intrattenimento.</p>



<p>Concludendo, la globalizzazione ha democratizzato il talento, regalando equilibrio e dignità alle Nazioni emergenti, ma ha anche preteso un prezzo altissimo: la perdita di quella meravigliosa biodiversità che rendeva affascinante il confronto tra mondi lontani.</p>



<p>Proprio come accade con il turismo di massa, che trasforma ogni centro storico in un franchising identico a se stesso, anche il football globale rischia di diventare un unico, immenso e ripetitivo campionato europeo sia pure giocato in continenti diversi.</p>



<p>Cambiano solo i colori delle maglie.</p>



<p>Umberto Baldo</p>
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		<title>Via del Mare (A4-Jesolo), via libera a un passaggio chiave: avanti verso la realizzazione dell’opera</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 13:34:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosegue l’iter per la realizzazione della Via del Mare, l’infrastruttura strategica destinata a collegare l’Autostrada A4 con Jesolo e i litorali veneti. Nei giorni scorsi il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha infatti comunicato l’ottemperanza del progetto definitivo alle<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Prosegue l’iter per la realizzazione della Via del Mare, l’infrastruttura strategica destinata a collegare l’Autostrada A4 con Jesolo e i litorali veneti. Nei giorni scorsi il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha infatti comunicato l’ottemperanza del progetto definitivo alle prescrizioni della Valutazione di Impatto Ambientale, consentendo così di procedere con le successive fasi tecnico-amministrative previste.</p>



<p>A sottolineare l’importanza del risultato raggiunto è l’assessore regionale alle Infrastrutture, Marco Zecchinato.</p>



<p>“Si tratta di un passaggio importante che conferma la solidità del lavoro svolto finora e che ci consente di andare avanti con determinazione verso la realizzazione di un&#8217;opera lungamente attesa dal territorio per decongestionare il nodo di Caposile, soprattutto nei mesi estivi e nei giorni festivi, per aumentare la sicurezza della circolazione e ridurre l’incidentalità – dichiara l&#8217;assessore regionale alle Infrastrutture, Marco Zecchinato –. Stiamo rispettando gli impegni assunti con i cittadini, con le amministrazioni locali e con il sistema produttivo, consapevoli del valore strategico che questa infrastruttura riveste per la mobilità, la sicurezza stradale e lo sviluppo dell&#8217;area”.</p>



<p>L’iter proseguirà ora con la Conferenza dei servizi, passaggio necessario per l’acquisizione formale dei pareri e delle prescrizioni da parte degli enti competenti.</p>



<p>Parallelamente verrà avviata la procedura di reiterazione del vincolo preordinato all’esproprio già apposto, che dovrà essere approvato dal CIPESS. La Regione sarà successivamente chiamata a esprimersi sulla localizzazione dell’opera dopo aver acquisito il parere dei Comuni interessati dal tracciato.</p>



<p>“Anche su questo fronte stiamo procedendo senza rallentamenti – prosegue l&#8217;assessore –. Oggi abbiamo compiuto il passaggio formale previsto dalla normativa, condividendo con i Comuni attraversati dall&#8217;infrastruttura gli elementi necessari affinché la Regione possa esprimere la propria posizione in sede CIPESS. È la dimostrazione di una Regione che accompagna i territori e che lavora per trasformare i progetti in opere reali. Continueremo a seguire ogni fase con la massima attenzione perché riteniamo la Via del Mare un investimento decisivo per il futuro di questa parte del Veneto”.</p>



<p>L’opera è considerata strategica per migliorare i collegamenti tra l’autostrada e le località balneari dell’Alto Adriatico, con l’obiettivo di alleggerire il traffico nell’area di Caposile, incrementare la sicurezza stradale e sostenere lo sviluppo economico e turistico del territorio. Con il completamento delle prescrizioni ambientali e l’avvio delle nuove procedure amministrative, il progetto compie ora un ulteriore passo avanti verso la sua realizzazione.</p>
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		<title>Veneto &#8211; Rimosso tumore gigante di oltre 20 chili: salvato il paziente</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 13:16:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un intervento chirurgico di straordinaria complessità è stato portato a termine all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, dove un’équipe multidisciplinare ha asportato con successo un tumore maligno di oltre 20 chilogrammi da un paziente ottantaduenne. A sottolineare l’importanza del risultato raggiunto<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Un intervento chirurgico di straordinaria complessità è stato portato a termine all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, dove un’équipe multidisciplinare ha asportato con successo un tumore maligno di oltre 20 chilogrammi da un paziente ottantaduenne.</p>



<p>A sottolineare l’importanza del risultato raggiunto è il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, che ha espresso il proprio plauso ai professionisti coinvolti.</p>



<p>“A Treviso è stato portato a termine un complesso intervento chirurgico che è stato possibile grazie ad una forte intesa multidisciplinare tra le varie equipe coinvolte. La rimozione di un tumore di oltre 20 chili richiede grandi capacità operatorie che i chirurghi, gli urologi e gli anestesisti del Ca’ Foncello hanno dimostrato di possedere e saper mettere in campo a beneficio dei pazienti. Esprimo i miei complimenti ai primari Massani, Mangano, Zanatta e a tutti i loro collaboratori per l’importante risultato raggiunto”.</p>



<p>L’operazione ha richiesto il lavoro congiunto di diverse équipe specialistiche e si è conclusa con l’asportazione della massa tumorale particolarmente voluminosa, in un caso clinico di elevata complessità.</p>



<p>“Auguro al paziente di rimettersi presto dall’operazione – conclude Stefani -. Un augurio che si può fare grazie al buon lavoro condotto con una stretta sinergia tra professionisti di grande perizia. La rimozione di una massa di così grandi dimensioni non è un intervento comune ma sono fiero di constatare ancora una volta che nel Veneto possiamo contare su personale medico e infermieristico altamente preparato e qualificato. Professionisti a cui va la nostra gratitudine”.</p>



<p>Il presidente della Regione ha quindi evidenziato il valore della collaborazione tra le diverse professionalità sanitarie coinvolte e la qualità delle competenze presenti nella sanità veneta, che hanno reso possibile il successo di un intervento eccezionale per difficoltà e dimensioni della massa rimossa.</p>
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		<title>Arzignano &#8211; Nominato il nuovo CdA di Acque del Chiampo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 12:36:56 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[OVEST VICENTINO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Assemblea dei Soci di Acque del Chiampo ha nominato il nuovo Consiglio di Amministrazione che guiderà la società nei prossimi 3 anni. L’Assemblea dei Soci di Acque del Chiampo, composta dai sindaci dei 10 Comuni soci, ha nominato il nuovo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>L’Assemblea dei Soci di Acque del Chiampo ha nominato il nuovo Consiglio di Amministrazione che guiderà la società nei prossimi 3 anni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/Acque-del-Chiampo-nuovo-cda-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-369571" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/Acque-del-Chiampo-nuovo-cda-1024x768.jpg 1024w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/Acque-del-Chiampo-nuovo-cda-556x417.jpg 556w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/Acque-del-Chiampo-nuovo-cda-1536x1152.jpg 1536w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/Acque-del-Chiampo-nuovo-cda-2048x1536.jpg 2048w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/Acque-del-Chiampo-nuovo-cda-100x75.jpg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/Acque-del-Chiampo-nuovo-cda-846x635.jpg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/Acque-del-Chiampo-nuovo-cda-1184x888.jpg 1184w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>L’Assemblea dei Soci di Acque del Chiampo, composta dai sindaci dei 10 Comuni soci, ha nominato il nuovo Consiglio di Amministrazione che guiderà la società nei prossimi 3 anni.</p>



<p>I sindaci dei Comuni di Arzignano con il 52,31% delle quote societarie, Chiampo con il 22,28%, Montorso Vicentino con il 6,78%, Altissimo, Crespadoro, Nogarole Vicentino e San Pietro Mussolino con il 3,88%, Brendola e Montecchio Maggiore con l’1,46% e Lonigo con lo 0,20%, hanno nominato i membri del Consiglio di Amministrazione:</p>



<p>Stefano Iorio, laurea in giurisprudenza, presidente del Cda;<br>Barbara Boschetti, laurea in economia aziendale, vicepresidente;<br>Stefano Anzolin, diploma di maturità scientifica, consigliere;<br>Anna Bertazzoni, laurea in economia e commercio, consigliere delegato;<br>Andreina Bresolin, amministratore di azienda, consigliere.</p>



<p>Il Sindaco di Arzignano, Riccardo Masiero, maggiore azionista della partecipata di Acque del Chiampo, a nome di tutti i Sindaci, ha ringraziato durante l’Assemblea il precedente Consiglio di Amministrazione e il Direttore Generale ad interim per il lavoro svolto, in particolare per quanto fatto in tema di tutela dell’ambiente ed in particolare per il contenimento dell’inquinamento da PFAS.</p>



<p>“Con queste nomine inizia un nuovo percorso, che dovrà affrontare le sfide che attendono in particolare il settore della concia, il quale sta attraversando un momento di crisi che ha un impatto strutturale sulle aziende della Valle – commenta Masiero -. L’alta competenza dei componenti del Cda, le loro esperienze lavorative e la loro attenzione verso un’azienda cosi importante, permettono di iniziare un lavoro di squadra che dovrà portare risultati evidenti per affrontare sfide sempre più complesse sul piano ambientale, tecnologico e gestionale. Ringrazio i Sindaci soci per l’unanimità di consensi nelle decisioni prese e soprattutto per aver condiviso le linee guida per il nuovo Cda, in particolare sulla necessità di relazionare regolarmente soci e utenti, sull’attenzione alla questione PFAS e per la soluzione del problema dei fanghi della concia. Il contenimento dei costi interni, collegato con un sistema di tariffazione adeguato, sono obiettivi prioritari”.</p>



<p>Ora il Cda provvederà alla distribuzione delle deleghe ai consiglieri che ne hanno titolo e darà avvio all’iter per l’indizione del bando pubblico per individuare la figura del nuovo Direttore Generale.</p>
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		<title>Lo shock tropicale dell&#8217;Europa.  Non è più solo meteo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 07:43:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Con chiunque parliate in questi giorni vi sarete accorti che il caldo domina i pensieri di tutti.&#160; E allora, torno anch’io sul tema del momento! Comincio con il mettere in fila una serie infinita di improperi contro coloro<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Con chiunque parliate in questi giorni vi sarete accorti che il caldo domina i pensieri di tutti.&nbsp;</p>



<p>E allora, torno anch’io sul tema del momento!</p>



<p>Comincio con il mettere in fila una serie infinita di improperi contro coloro che negano il cambiamento climatico.&nbsp;</p>



<p>Quelli che, con la boria tipica dell&#8217;ignoranza, ripetono come un mantra:&nbsp;“Ma è estate, fa sempre caldo!”,&nbsp;“Io con il caldo sto bene”, o l&#8217;intramontabile&nbsp;“Ma faceva un caldo così anche 30-40 anni fa!”.</p>



<p>Un c…o&nbsp;&nbsp;faceva un caldo così qualche decennio fa, un c…o!</p>



<p>C’è una sottile ma pervicace confusione che si riaffaccia ogni volta che le colonnine di mercurio schizzano verso l’alto.&nbsp;</p>



<p>È l’equivoco, spesso alimentato ad arte dai negazionisti, tra «meteo» e «clima».&nbsp;</p>



<p>Il meteo è la fotografia del momento: la pioggia di ieri, il temporale di stasera, la giornata torrida di oggi.&nbsp;</p>



<p>Il clima, invece, è il film intero; è la tendenza di lungo periodo che trasforma l’eccezione in norma statistica.&nbsp;</p>



<p>E il film che stiamo guardando ci dice che il caldo fuori norma di questi giorni non è un semplice episodio meteorologico, ma il futuro del nostro Continente.&nbsp;</p>



<p>Un nuovo clima che sta modificando radicalmente il modo in cui si lavora, si consuma e si organizza la vita economica europea.</p>



<p>Possono dire quello che vogliono, ma siamo di fronte ad un shock tropicale che obbliga a&nbsp;&nbsp;riscrivere i ritmi del nostro Continente.</p>



<p>Questa mutazione sta scardinando certezze geografiche e sociali consolidate da secoli.</p>



<p>E se le latitudini mediterranee hanno storicamente sviluppato una parziale tolleranza alla canicola,&nbsp;l’Europa settentrionale si ritrova oggi del tutto scoperta. E i numeri spiegano il perché: in Europa, in media, appena il 19% delle abitazioni dispone di aria condizionata, contro il 90% degli Stati Uniti.</p>



<p>Una differenza che, nell’era delle estati estreme, smette di essere una semplice curiosità statistica ed assume una dimensione tragica: nelle città del Nord Europa, concepite storicamente per trattenere il calore e non per smaltirlo, le case senza refrigerazione si trasformano in veri e propri forni.&nbsp;</p>



<p>È per questo che lassù, oggi, il caldo uccide di più.</p>



<p>Guardiamo al Regno Unito: in un Paese che per lungo tempo ha considerato l&#8217;aria condizionata una necessità quasi esotica, le vendite di ventilatori sono recentemente aumentate del 3.000% nel giro di pochi giorni, e quelle dei climatizzatori del 330%.</p>



<p>È il panico di chi scopre che le proprie mura domestiche non sono più un rifugio, ma una trappola termica</p>



<p>Ma non si tratta solo di comprare refrigerio nelle case, ma di stravolgere il mondo del lavoro.&nbsp;</p>



<p>Il diritto alla salute del lavoratore non si misura più soltanto sulla sicurezza dei macchinari, ma anche sulla temperatura dell’ambiente.&nbsp;</p>



<p>Il caldo estremo riduce la produttività e, nei casi peggiori, uccide.</p>



<p>I nodi normativi e sindacali legati alle ore di massima insolazione sono ormai prioritari.</p>



<p>In Germania&nbsp;DHL è arrivata a distribuire ai propri addetti alle consegne kit refrigeranti con asciugamani rinfrescanti riutilizzabili e protezioni UV. Nei giganti della siderurgia come Thyssenkrupp Steel Europe, si è dovuta intensificare la distribuzione di acqua e frutta nei reparti dove le temperature percepite superano i 45 gradi.</p>



<p>In Francia il tempo del lavoro si sta letteralmente spostando. Alcune cooperative agricole hanno dovuto organizzare turni notturni nei silos per il conferimento del grano, dopo che le autorità hanno vietato la mietitura pomeridiana per ridurre il rischio di incendi.&nbsp;</p>



<p>I cantieri edili di mezza Europa iniziano ormai prima dell&#8217;alba, e le strade si cerca di asfaltarle nelle ore notturne.&nbsp;</p>



<p>Il bilancio per l&#8217;economia globale rischia di essere devastante. Secondo i dati di Allianz, entro il 2030 l&#8217;Italia potrebbe perdere fino a 128 miliardi di euro di crescita economica a causa del caldo estremo, mentre la Francia rischia perdite fino a 209 miliardi.&nbsp;</p>



<p>Oltre la soglia dei 30 gradi, ogni grado aggiuntivo si traduce in una perdita di produttività di circa tre punti percentuali.</p>



<p>E di fronte a questo scenario, cosa fanno i pianificatori di Bruxelles o i burocrati nei &#8220;Palazzi romani&#8221; (generalmente seduti a 19 gradi costanti di climatizzazione)?&nbsp;</p>



<p>Ci propinano l’“uso intelligente dell’energia”. Un modo molto sofisticato, quasi poetico, per dire:&nbsp;arrangiatevi!</p>



<p>Ma ci sono anche&nbsp;&nbsp;subito i cori dei puri, la sinfonia dei moralisti a gettone: “consumare meno, spegnere di più, essere &#8220;responsabili&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Ma l’Europa reale non è capace di rinunciare a nulla.&nbsp;</p>



<p>Il cittadino europeo medio è un miracolo di equilibrismo mentale: è capace di indignarsi per il destino del pianeta mentre prenota l’ennesimo volo low cost per un weekend lungo, o di difendere l’ambiente a parole mentre lascia il climatizzatore acceso a palla anche quando esce di casa per andare a comprare l’insalata bio.</p>



<p>Una barzelletta.</p>



<p>Il Governo può forse emanare un decreto per impedire all’estate di trasformarsi in una sorta di Sahara a domicilio?&nbsp;</p>



<p>No. E se il caldo non è negoziabile, non lo è nemmeno la difesa da quel caldo.&nbsp;</p>



<p>Il condizionatore smette così di essere il capriccio di una società viziata, per tornare a essere ciò che è: un presidio minimo di sopravvivenza.&nbsp;</p>



<p>Soprattutto in un Continente che invecchia a vista d’occhio, pieno di persone anziane e sole per cui qualche grado in più in casa significa&nbsp;&nbsp;un rischio concreto di morte.&nbsp;</p>



<p>Chiedere di spegnere significa chiedere ai più deboli di cuocersi a fuoco lento per salvare il bilancio energetico di uno Stato che non ha saputo pianificare nulla.</p>



<p>In Italia, fortunatamente, la consapevolezza sta cambiando.&nbsp;</p>



<p>I dati dell&#8217;Osservatorio<a href="http://trovaprezzi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;Trovaprezzi.it&nbsp;</a>mostrano che le ricerche di condizionatori e deumidificatori sono in netta crescita (oltre 349 mila solo a maggio), con una fortissima virata verso modelli smart e wifi ad alta efficienza energetica.</p>



<p>E mi viene spontaneo pensare a questo proposito che la nostra società finora non ha mai onorato come merita mister&nbsp;Willis Haviland Carrier.&nbsp;</p>



<p>Chi era costui?&nbsp;</p>



<p>Ma il padre “padre dell’aria condizionata” ragazzi!</p>



<p>Colui che viene riconosciuto come l’inventore del condizionatore.&nbsp;</p>



<p>Personalmente considero l’invenzione di mister Carrier “un grande passo per l’umanità”.&nbsp;</p>



<p>Un uomo che in questi giorni di calura feroce non esiterei a proporre per una canonizzazione postuma, al grido di:&nbsp;Carrier Santo subito!</p>



<p>Anno dopo anno, anticiclone africano dopo anticiclone africano, io mi trovo schierato: eterno elogio all’aria condizionata!&nbsp;</p>



<p>Immenso giubilo per i climatizzatori!&nbsp;</p>



<p>E non mi si venga a dire che&nbsp;“l’aria condizionata fa male”,&nbsp;“è deleteria per il clima”&nbsp;o, stupidaggine suprema,&nbsp;“toglie l’abbronzatura<em>”</em>.&nbsp;</p>



<p>Tutte fandonie. Se ti metti davanti alle bocchette e ti viene la cervicale, la colpa è solo tua.&nbsp;</p>



<p>Ma provate a stare in un letto di ospedale senza condizionamento con 38 gradi all’esterno!&nbsp;</p>



<p>O in coda in autostrada sotto un sole sahariano senza il “clima!</p>



<p>Mi ribello all’afa asfissiante, alla calura debilitante, alle notti insonni.&nbsp;</p>



<p>Perciò, non avendo alcuna attitudine al masochismo, urlo forte il mio:&nbsp;“Viva sempre e comunque il condizionatore!”.&nbsp;</p>



<p>Gloria imperitura a mister Carrier che questa meraviglia l’ha pensata e realizzata.</p>



<p>E&nbsp;adesso che è arrivato il primo vero caldo cattivo dell’anno, gli europei, ovviamente quelli con casa dotata di climatizzatore, compiono lo stesso gesto silenzioso e definitivo: abbassano il termostato.&nbsp;</p>



<p>Perché la verità è che l’Occidente è pronto a fare la rivoluzione per qualunque diritto, tranne che per quello di sudare.&nbsp;</p>



<p>Buona estate a tutti, burocrati compresi.&nbsp;</p>



<p>Io mi rintano in casa, accendo il miracolo di Mister Carrier e comincio il mio personale, disperato conto alla rovescia per il prossimo Natale.</p>



<p>Umberto Baldo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/lo-shock-tropicale-delleuropa-non-e-piu-solo-meteo/">Lo shock tropicale dell&#8217;Europa.  Non è più solo meteo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Il dubbio cartesiano ed il &#8220;Patto di Maometto&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 07:38:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Prima del celeberrimo “Cogito ego sum” – “Penso, dunque sono”, René Descartes – Cartesio – pose una colonna portante del pensiero moderno: il dubbio metodico.Per arrivare alla verità, spiegava il filosofo, bisogna prima dubitare di tutto, fare tabula<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Prima del celeberrimo “Cogito ego sum” – “Penso, dunque sono”, René Descartes – Cartesio – pose una colonna portante del pensiero moderno: il dubbio metodico.<br>Per arrivare alla verità, spiegava il filosofo, bisogna prima dubitare di tutto, fare tabula rasa delle vecchie certezze e trattenere solo ciò che resiste all’esame più severo della realtà.<br>Se applichiamo il dubbio cartesiano all&#8217;attuale scenario del Medio Oriente, crollano all&#8217;istante anni e anni di retorica diplomatica.<br>Per decenni ci è stato raccontato che la sicurezza della regione dipendeva dall&#8217;ombrello protettivo americano, e che il futuro della pace passava per una serie di accordi bilaterali isolati fra Stati arabi ed Israele.<br>Oggi, i fatti ci costringono a dubitare di quel racconto.<br>Dalle macerie di quelle vecchie illusioni sta nascendo qualcosa di inedito: il Patto di Maometto.<br>Quattro grandi nazioni – Arabia Saudita, Turchia, Egitto e Pakistan – stanno unendo le proprie forze in un blocco che gli analisti chiamano STEP (dalle iniziali inglesi dei quattro Paesi).<br>Non sembra una semplice alleanza passeggera, ma potrebbe essere una svolta storica che nasce proprio da un profondo, metodico dubbio, sull&#8217;affidabilità dell&#8217;Occidente.<br>Cosa ha spinto quattro giganti del mondo sunnita, spesso divisi da storiche rivalità (si pensi alle forti tensioni passate tra Ankara e Riad), a fare squadra?<br>La risposta sta nel crollo di due pilastri che si ritenevano incrollabili:<br>La certezza del garante americano: il dubbio è diventato realtà drammatica il 28 febbraio 2026, durante l’operazione congiunta USA-Israele contro l’Iran (Operation Epic Fury). La dottrina dell&#8217; &#8220;America First&#8221; e le politiche ondivaghe legate alle scadenze elettorali statunitensi hanno dimostrato ai leader locali che non si può delegare la propria sopravvivenza ad un alleato così volatile. Questo vuoto di deterrenza non è solo un cambio di postura politica, ma un trauma strutturale. Quando i droni e i missili balistici hanno preso di mira i terminali petroliferi strategici, la mancata risposta di Washington ha svelato il bluff della dottrina del &#8220;disimpegno calcolato&#8221;.<br>Per Riad, vedere i propri asset energetici vitali esposti senza la copertura dell&#8217;alleato storico ha rievocato lo spettro del 2019 (l&#8217;attacco ad Abqaiq), ma con una aggravante: oggi la frammentazione della politica interna americana rende l&#8217;ombrello nucleare di Washington una scommessa a breve termine, legata ai cicli elettorali e non più a una visione di lungo periodo.<br>La sicurezza non può essere un &#8220;leasing&#8221; soggetto a revoca unilaterale.<br>L&#8217;illusione degli Accordi di Abramo: Battezzati nel 2020 come l&#8217;inizio di una nuova era, questi patti poggiavano sul presupposto che Israele potesse normalizzare i rapporti con il mondo arabo &#8220;Stato per Stato&#8221;, congelando od ignorando la questione palestinese.<br>Quel castello di carte ha iniziato a vacillare già nel settembre 2025 con il raid israeliano in Qatar, e oggi è definitivamente superato.<br>Archiviate le vecchie illusioni, la &#8220;soluzione&#8221; trovata da Riad, Ankara, Il Cairo e Islamabad è puramente pragmatica: se il vecchio garante è inaffidabile, la sicurezza va costruita in casa.<br>Il Patto di Maometto fa leva su una forte identità comune per superare le diffidenze reciproche e mettere sul tavolo un peso geopolitico insostenibile da ignorare.<br>Il &#8220;Quadrilatero Sunnita&#8221; unisce infatti i capitali finanziari sauditi, la potenza militare della Turchia (secondo esercito della NATO), la centralità politica dell&#8217;Egitto che controlla il Canale di Suez, l&#8217;arsenale nucleare del Pakistan.<br>La lezione di questo cambio di rotta è chiara anche per i non esperti: il tempo in cui Israele o gli Stati Uniti potevano dettare le regole del gioco mediorientale trattando con singoli attori isolati è finito.<br>Di fronte al dubbio sulla fedeltà dell&#8217;Occidente, il mondo sunnita ha risposto unendosi in un blocco coeso.<br>Da oggi, chiunque voglia stabilità nella regione dovrà fare i conti con l&#8217;intero Quadrilatero.<br>Da non trascurare inoltre che il Patto di Maometto può fungere da camera di compensazione regionale che prepara il terreno ad un convitato di pietra ben più ingombrante: Pechino.<br>La Cina non ha bisogno di stabilire basi militari ovunque se attori locali strutturati — come le quattro nazioni dello STEP — garantiscono la stabilità delle rotte della Belt and Road.<br>La mediazione saudita-iraniana del 2023 non è stata un episodio isolato, ma il prototipo di una &#8220;pax cinese&#8221; basata sul pragmatismo commerciale anziché sull&#8217;esportazione di modelli ideologici.<br>Lo STEP, offrendo una ridondanza di sicurezza interna, si propone a Pechino non come un insieme di vassalli, ma come un interlocutore unico, solido e contrattualmente forte.<br>Archiviata l&#8217;era dell&#8217;ombrello americano e la stagione degli accordi atomizzati, Il medio Oriente sembra deciso a smettere di essere un palcoscenico per attori stranieri.<br>Il Quadrilatero Sunnita si impone come il nuovo perno gravitazionale della regione, un blocco coeso che trasforma antiche rivalità in un&#8217;unica, invalicabile linea di difesa.<br>Di fronte al tramonto delle certezze occidentali, la risposta mediorientale è profondamente cartesiana.<br>Hanno dubitato di tutto, tranne che di se stessi.<br>E da oggi, il futuro della regione passa solo da qui.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Caldo estremo: cali di tensione e blackout in tutta la provincia</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 09:41:01 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[blackout]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>VICENZA 24 GIUGNO &#8211; Da Noventa Vicentina ad Arzignano, passando anche per Montecchio Maggiore e non solo: sono diversi i paesi e le città vicentine in cui si stanno registrando blackout elettrici in questi giorni e soprattutto nelle ultime ore, causati dalla forte ondata<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>VICENZA 24 GIUGNO &#8211; Da Noventa Vicentina ad Arzignano, passando anche per Montecchio Maggiore e non solo: sono diversi i paesi e le città vicentine in cui si stanno registrando blackout elettrici in questi giorni e soprattutto nelle ultime ore, causati dalla forte ondata di calore. La causa è doppia: da una parte l’aumento della richiesta di energia elettrica dovuto all’uso degli impianti di climatizzazione, dall&#8217;altra lo stress a cui le alte temperature sottopongono le infrastrutture stesse. Sui social e ai telefoni dei Comuni si rincorrono le segnalazioni: disagi temporanei, certo, che poi rientrano nel breve termine, ma che restano comunque preoccupanti soprattutto per le categorie più a rischio come gli anziani e i bambini.</p>



<p>Angelo Baggini, docente di elettrotecnica al dipartimento di Ingegneria dell’Università di Bergamo, ha spiegato al Corriere della Sera, ripreso poi anche da AdnKronos che: “l’aumento della temperatura riduce la possibilità dei cavi di disperdere il calore&nbsp;prodotto dall’effetto Joule quando sono percorsi da corrente elettrica. I guasti derivano quindi dal&nbsp;cedimento dell’isolante che circonda le anime conduttrici in rame o alluminio. A quel punto, il circuito viene aperto in automatico, per questioni di sicurezza”. A questa difficoltà si aggiunge poi il&nbsp;maggior impiego di corrente, anche legato all’uso di impianti di condizionamento, comportano un carico che non era previsto quando le linee furono realizzate decenni fa e che mette ulteriormente sotto stress l’infrastruttura energetica.<br><br><br></p>
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		<title>Body positivity (che palle!) o body permissivity? Cronaca di una bugia in taglia XXL</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 15:01:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Specchio, servo mioBreve necrologio della realtà corporea nell’epoca in cui dire la verità è una forma di violenza. Di Alessandro Cammarano Partiamo da un fatto brutto, quindi lo diciamo subito e poi andiamo avanti: se sei grasso perché mangi troppo,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/body-positivity-che-palle-o-body-permissivity-cronaca-di-una-bugia-in-taglia-xxl/">Body positivity (che palle!) o body permissivity? Cronaca di una bugia in taglia XXL</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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<p><strong>Specchio, servo mio</strong><br><em>Breve necrologio della realtà corporea nell’epoca in cui dire la verità è una forma di violenza.</em></p>



<p>Di Alessandro Cammarano</p>



<p>Partiamo da un fatto brutto, quindi lo diciamo subito e poi andiamo avanti: se sei grasso perché mangi troppo, non sei una vittima del sistema. Sei grasso perché mangi troppo. Questa frase, in questo preciso momento storico, equivale a pronunciare un’eresia in una cattedrale affollata. Ci sarà qualcuno che si offende. Ci sarà qualcuno che la chiama <em>violenza</em>. Ci sarà qualcuno che scrive un thread. Pazienza.<br>La <em>body positivity</em> – nata negli anni Sessanta come forma di resistenza politica alla discriminazione, roba seria, roba dura, con dentro l’odore del conflitto autentico – ha impiegato mezzo secolo esatto a trasformarsi nella cosa più utile che il capitalismo avesse prodotto dagli anni Ottanta in poi: un movimento di liberazione che libera i consumatori dall’obbligo di stare bene. Che vendeva, all’inizio, saponette. Adesso vende tutto: abbigliamento, integratori, psicoterapia, app di meditazione, corsi online di “self-love”, e naturalmente cibo. Soprattutto cibo. L’industria alimentare non ha mai avuto un alleato così prezioso: un’ideologia che rende moralmente sospetto il suggerimento di mangiare meno schifezze.<br>È un capolavoro. Bisogna riconoscerlo.<br>Il meccanismo è semplice e perciò infallibile. Prendi un’istanza legittima – nessuno deve essere discriminato per come è fatto, nessuno deve essere insultato per il proprio corpo, la dignità non dipende dalla taglia – e la esporti fino al punto di rottura. Fino a quando quella stessa istanza non diventa il paravento di qualsiasi comportamento, compresi quelli che ammazzano le persone.<br>Poi chiami <em>shaming</em> qualunque osservazione sulla correlazione tra sovrappeso e mortalità precoce, e il gioco è fatto. Hai costruito una fortezza ideologica dentro cui è possibile mangiare patatine fritte alle undici di sera guardando TikTok, e chiunque faccia notare che forse non è ottimale è un fascista del corpo.<br>In Italia, tanto per restare sul concreto, quasi la metà della popolazione adulta – il 46,9% –è in sovrappeso o obesa. Erano il 42% vent’anni fa. Tra i ventenni nati nei primi anni Duemila il sovrappeso è quasi il doppio rispetto ai loro nonni alla stessa età. I costi sanitari diretti e indiretti di questo andamento superano i tredici miliardi di euro l’anno. Nel frattempo, il consumo quotidiano di frutta e verdura è calato di sedici punti percentuali in trent’anni. Non è la genetica. Non è l’ambiente. È che abbiamo smesso di mangiare come si mangia e abbiamo cominciato a mangiare come si mangia adesso, e adesso si mangia malissimo, e nessuno lo dice perché dirlo offende qualcuno.<br>Qui arriva il punto che fa davvero incazzare, quindi arriviamoci senza giri di parole.<br>C’è una distinzione fondamentale che la <em>body positivity</em> versione social ha cancellato con cura certosina: quella tra le condizioni che non dipendono da noi e quelle che dipendono, almeno in parte, da noi. Esistono persone obese per ragioni metaboliche, genetiche, farmacologiche, psicologiche profonde. Esistono patologie che producono aumento di peso indipendentemente da qualsiasi scelta alimentare. Queste persone meritano rispetto, cure adeguate, e soprattutto il diritto di non essere trattate come colpevoli.<br>Ma esistono anche –e sono la maggioranza, statistica alla mano – persone che pesano quello che pesano perché mangiano quello che mangiano e si muovono come si muovono. E anche queste persone meritano rispetto. Il problema è che il rispetto, nell’accezione corrente, significa non dire mai niente. Significa che il medico di base guarda da un’altra parte. Significa che l’amico cambia discorso. Significa che chiunque abbia qualcosa di utile da dire si autocensura per paura di essere accusato di <em>fat shaming</em>, che è diventata la categoria onnicomprensiva dentro cui finisce qualsiasi osservazione scomoda sul rapporto tra comportamenti e salute.<br>Il risultato è che abbiamo sostituito la crudeltà gratuita – che era sbagliata – con il silenzio complice, che è altrettanto sbagliato, solo più elegante. Abbiamo confuso il non giudicare con il non dire. E siccome il non dire è comodo per tutti, ci siamo adattati volentieri.<br>C’è poi la questione estetica, che è ancora più scomoda perché ci avviciniamo al territorio del politicamente incorreggibile.<br>La <em>body positivity</em> ha prodotto, come corollario, l’idea che curarsi dell’aspetto fisico sia una capitolazione agli standard imposti dal patriarcato, dal capitalismo, dalla cultura eteronormativa, e da varie altre entità che hanno tutte il vantaggio di essere abbastanza astratte da non poter rispondere. Lavarsi i capelli bene, vestirsi con un minimo di coerenza, fare movimento, dormire abbastanza, non mangiare spazzatura; tutto questo, in certi ambienti, è diventato sospettabile di conformismo. L’“autenticità” è il nome nuovo della trascuratezza. Il “rifiuto dei canoni” è spesso il nome nuovo della resa.<br>Non c’è niente di rivoluzionario nell’avere un aspetto trasandato. C’è solo, nella stragrande maggioranza dei casi, una certa fatica. E la fatica è legittima – la vita stanca, il lavoro stanca, i figli stancano, tutto stanca – ma non va confusa con una posizione politica. Essere malmessi non è un atto di resistenza. È essere malmessi.<br>Qualcuno obietterà che la bellezza è soggettiva. Certamente. Ma la salute non lo è. E la cura di sé – intesa come attenzione minima al proprio corpo, non come ossessione estetica – è una pratica che ha effetti misurabili sul benessere fisico e psicologico, indipendentemente da qualsiasi canone culturale. Le ricerche sul sonno, sull’attività fisica, sull’alimentazione non sono opinioni: sono dati. Il fatto che presentarli come tali venga considerato irrispettoso dice qualcosa di inquietante sulla direzione che stiamo prendendo.<br>Il capitolo social media merita un paragrafo a parte, perché è lì che la <em>body positivity</em> ha trovato la sua forma più pura e più devastante.<br>TikTok e Instagram hanno trasformato l’“amarsi” in un genere narrativo con le sue convenzioni, i suoi codici, i suoi eroi. Esistono account seguiti da milioni di persone il cui contenuto è, sostanzialmente, mangiare in modo spettacolare e proclamare che va benissimo così. Non è un giudizio morale: è una descrizione. Alcune di queste persone sono morte giovani – a trentadue anni per arresto cardiaco, a ventotto con il diabete di tipo 2 già avanzato –e prima di morire avevano il tempo di pubblicare un ultimo video in cui ammettevano, con una sincerità che faceva male, di aver fatto scelte sbagliate. I follower le applaudivano anche allora. L’applauso è sempre disponibile, sui social. Costa zero e non impegna a niente.<br>Il paradosso finale è quello che chiude il cerchio e lo rende grottesco: nel 2025, le passerelle di moda sono tornate alle taglie trentasei e trentotto con una determinazione che fa impressione. Nelle ultime sfilate primavera-estate, meno dell’uno per cento dei look era indossato da modelle plus size. Il restante 97% stava su corpi che con la <em>body positivity</em> non hanno mai avuto niente a che fare. Quello stesso sistema di moda che per un decennio ha usato la <em>body positivity</em> come argomento di marketing l’ha abbandonata senza cerimonie non appena non serviva più. Le aziende che avevano costruito campagne intere sull’“inclusività” hanno cambiato rotta senza nemmeno un comunicato stampa di scuse.<br>Le consumatrici che avevano creduto al messaggio sono rimaste lì. Con i loro corpi, i loro problemi di salute non affrontati, e la sensazione vaga di essere state usate. Il che, a ben pensarci, è esattamente quello che è successo.</p>



<p>Il punto non è che bisogna tornare alla cultura della magrezza ossessiva, degli anni Novanta con le modelle anoressiche e i commenti sul peso come forma di saluto. Quella roba faceva schifo e produceva danni seri, soprattutto nelle adolescenti. Il punto è che all’eccesso in una direzione abbiamo risposto con un eccesso nell’altra, e nel mezzo – dove sta la cosa ovvia, semplice, noiosa che nessuno vuole dire – non ci abita più nessuno.<br>La cosa ovvia è questa: i corpi non sono tutti uguali, ma la salute ha dei criteri oggettivi. Essere in forma non è un’imposizione culturale, è una condizione fisica misurabile. Mangiare male fa male, muoversi poco fa male, dormire poco fa male, e queste cose continuano a fare male anche quando le chiamiamo con nomi diversi. La realtà è piuttosto indifferente alle nostre categorie ideologiche. I chili di troppo non scompaiono perché abbiamo deciso di non chiamarli più con quel nome.<br>Curarsi di sé – il proprio corpo, il proprio aspetto, la propria salute – non è una forma di sottomissione al sistema. È una forma di rispetto verso se stessi. Il tipo di rispetto che non si posta su Instagram, non produce engagement, non vende niente. Il tipo di rispetto che richiede uno sforzo quotidiano, piccolo e invisibile, senza applausi e senza follower.<br>È per questo che nessuno ne parla.</p>
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		<title>Villa Cogollo Tornieri rinasce dopo il restauro: restituita alla città con nuovi servizi sociali e 44 posti letto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 14:54:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>VICENZA – Dopo un articolato intervento di restauro e recupero conservativo, la Fondazione Caritas Vicenza ha restituito alla città Villa Cogollo Tornieri, storico complesso monumentale situato nel quartiere San Lazzaro, in via Bellini 10. Nel pomeriggio di oggi il vescovo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p><strong>VICENZA</strong> – Dopo un articolato intervento di restauro e recupero conservativo, la Fondazione Caritas Vicenza ha restituito alla città <strong>Villa Cogollo Tornieri</strong>, storico complesso monumentale situato nel quartiere San Lazzaro, in via Bellini 10.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_155758-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-369388" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_155758-768x1024.jpg 768w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_155758-313x417.jpg 313w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_155758-1152x1536.jpg 1152w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_155758-100x133.jpg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_155758-846x1128.jpg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_155758-1184x1579.jpg 1184w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_155758.jpg 1500w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>Nel pomeriggio di oggi il vescovo di Vicenza, <strong>monsignor Giuliano Brugnotto</strong>, ha visitato gli spazi restaurati e ha benedetto l’opera, al termine di un percorso che ha consentito di salvaguardare e valorizzare uno degli edifici storici più significativi della zona occidentale della città.</p>



<p>Alla cerimonia erano presenti anche il presidente della Fondazione Caritas Vicenza <strong>don Enrico Pajarin</strong>, il sindaco di Vicenza <strong>Giacomo Possamai</strong>, i progettisti dell’intervento <strong>Bruno e Marcella Gabbiani</strong>, il presidente del Cisa <strong>Edoardo Demo</strong>, l’archivista diocesano <strong>monsignor Antonio Marangoni</strong> e numerosi benefattori che hanno contribuito al recupero del complesso.</p>



<p>L’intervento ha restituito alla collettività un bene di grande valore storico, architettonico e culturale, sottoposto a tutela ai sensi del Codice dei Beni Culturali e inserito nel censimento dell’Istituto Regionale Ville Venete.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_154019-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-369389" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_154019-1024x768.jpg 1024w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_154019-556x417.jpg 556w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_154019-1536x1152.jpg 1536w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_154019-100x75.jpg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_154019-846x635.jpg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_154019-1184x888.jpg 1184w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_154019.jpg 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Una villa del Cinquecento</h2>



<p>Le origini di Villa Cogollo Tornieri risalgono al XVI secolo. In passato l’edificio era stato attribuito a Andrea Palladio da Francesco Muttoni e Ottavio Bertotti Scamozzi. Studi successivi hanno però ricondotto il progetto a un autore appartenente alla scuola palladiana.</p>



<p>Recenti approfondimenti storici hanno inoltre permesso di individuare la scritta originaria presente sulla trabeazione del timpano sud, che collega la proprietà della villa a <strong>Vincenzo Cogollo</strong>, figlio di Hieronimo, e ne fissa l’origine al <strong>1565</strong>.</p>



<p>Il complesso è arrivato alla Fondazione Caritas Vicenza grazie alla donazione di un istituto religioso che ha concluso la propria presenza in città. La Fondazione ha quindi deciso di investire risorse e competenze per salvare il bene dal progressivo degrado e preservarne il valore storico.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_144648-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-369390" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_144648-1024x768.jpg 1024w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_144648-556x417.jpg 556w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_144648-1536x1152.jpg 1536w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_144648-100x75.jpg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_144648-846x635.jpg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_144648-1184x888.jpg 1184w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/IMG_20260623_144648.jpg 2000w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Un restauro sostenuto da enti pubblici e privati</h2>



<p>I lavori sono stati eseguiti nel rispetto delle prescrizioni della Soprintendenza, con l’obiettivo di conservare e valorizzare le caratteristiche storiche e architettoniche dell’immobile.</p>



<p>L’intervento è stato sostenuto dall’Istituto Regionale Ville Venete, dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Ministero della Cultura, dalla Diocesi di Vicenza, dai fondi 8xmille della Chiesa Cattolica e da numerosi benefattori privati, tra cui le banche del territorio Banca delle Terre Venete Credito Cooperativo, BCC Veneta e BVR Banca Veneto Centrale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">«Una casa aperta e un segno di speranza»</h2>



<p>«Oggi non celebriamo soltanto il recupero di un edificio di grande valore storico e artistico: riconsegniamo alla città un luogo che potrà tornare a generare accoglienza, cura e speranza – ha dichiarato il vescovo Giuliano Brugnotto –. La Fondazione Caritas ha assunto un impegno rilevante, affrontando con determinazione il restauro e lavorando per completarlo in tempi utili, così da inserire questa struttura in progettualità capaci di assicurare continuità e sostenibilità alle attività sociali. Benediciamo dunque questo luogo, perché sia casa aperta, spazio di incontro e segno concreto di una città che non lascia indietro nessuno».</p>



<p>Per don Enrico Pajarin il recupero della villa rappresenta soprattutto «un’opera di tutela e valorizzazione del patrimonio storico ricevuto in dono. Restituire alla città un bene di tale pregio significa custodire una parte importante della sua memoria e della sua identità».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Centro diurno e housing sociale</h2>



<p>La villa restaurata ospiterà attività di interesse sociale e socio-sanitario.</p>



<p>Nell’ala ovest proseguirà l’attività del <strong>Centro Diurno per la disabilità mentale</strong>, servizio autorizzato e accreditato nell’ambito della salute mentale.</p>



<p>Nel corpo centrale e nell’ala nord-est troverà invece spazio un progetto di <strong>housing sociale</strong> destinato principalmente a studenti universitari e lavoratori temporaneamente fuori sede. Saranno disponibili <strong>44 posti letto</strong>, organizzati in camere singole e doppie con spazi comuni condivisi.</p>



<p>La nuova destinazione consentirà di mantenere vivo il complesso, coniugando la conservazione del patrimonio storico con una funzione di servizio alla cittadinanza, nel solco della tradizione di accoglienza che caratterizza le opere promosse dalla Chiesa vicentina.</p>



<p>«Con il restauro di Villa Cogollo Tornieri – conclude don Enrico Pajarin – Fondazione Caritas Vicenza conferma il proprio impegno nel promuovere opere capaci di unire tutela del patrimonio, vicinanza alle persone fragili e sviluppo di nuove risposte sociali per il territorio».</p>



<p></p>
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		<title>Vicenza &#8211; San Biagio cerca un futuro: entro il 31 luglio proposte per rilanciare convento ed ex carcere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 14:23:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è tempo fino al 31 luglio per partecipare alla manifestazione di interesse promossa dal Comune di Vicenza e dall’Agenzia del Demanio per il recupero e la valorizzazione del complesso di San Biagio, nel cuore del centro storico. L’obiettivo è individuare<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>C’è tempo fino al 31 luglio per partecipare alla manifestazione di interesse promossa dal Comune di Vicenza e dall’Agenzia del Demanio per il recupero e la valorizzazione del complesso di San Biagio, nel cuore del centro storico. L’obiettivo è individuare progetti capaci di trasformare l’ex convento e l’ex carcere in uno spazio dedicato prioritariamente agli studenti universitari, ma aperto anche a iniziative culturali, espositive, ricettive e di servizio alla cittadinanza, attraverso formule di partenariato pubblico-privato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="526" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/san-biagio-assessori-1024x526.jpg" alt="" class="wp-image-369375" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/san-biagio-assessori-1024x526.jpg 1024w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/san-biagio-assessori-626x322.jpg 626w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/san-biagio-assessori-100x51.jpg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/san-biagio-assessori-846x435.jpg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/san-biagio-assessori.jpg 1037w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il compendio, che si estende su circa 10.600 metri quadrati tra contra’ Pedemuro San Biagio e il fiume Bacchiglione, comprende l’ex carcere giudiziario di proprietà dello Stato e l’ex convento di proprietà comunale. Un’area di grande valore storico e architettonico, inutilizzata da circa quarant’anni, che ora punta a una nuova fase di rigenerazione urbana.</p>



<p>Un primo segnale di rinascita è arrivato lo scorso 30 maggio con l’apertura del nuovo Giardino San Biagio, uno spazio di 800 metri quadrati restituito alla città, dotato di panchine, amache e aree gioco per bambini.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="707" height="510" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/san-biagio1.jpg" alt="" class="wp-image-369376" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/san-biagio1.jpg 707w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/san-biagio1-578x417.jpg 578w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/san-biagio1-100x72.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 707px) 100vw, 707px" /></figure>



<p>Proprio oggi l’assessore allo sviluppo economico e al territorio Cristina Balbi e il consigliere comunale delegato alle buone pratiche Stefano Dal Pra Caputo hanno partecipato a un sopralluogo all’interno del complesso, in occasione della giornata informativa organizzata per gli operatori interessati a presentare proposte.</p>



<p>«Invitiamo gli operatori economici a presentare proposte di destinazione e trasformazione per l’intera area, comprendendo sia la proprietà comunale sia quella del Demanio – ha spiegato l’assessore Cristina Balbi –. Ad oggi oltre una ventina di operatori hanno manifestato interesse. Durante il sopralluogo abbiamo illustrato gli spazi, la loro relazione con il contesto urbano e le trasformazioni in corso, dal rinnovamento della sede di Magis alla presenza dello Iuav, fino ai progetti che riguardano la Biblioteca Bertoliana e il Cinema Corso. È fondamentale una visione complessiva per ottenere una rigenerazione funzionale dello spazio pubblico. Al termine della manifestazione individueremo la modalità amministrativa più adeguata per garantire la sostenibilità economica dell’intervento».</p>



<p>Positivo anche il bilancio tracciato dal consigliere Stefano Dal Pra Caputo: «Il Giardino San Biagio è stato molto apprezzato dai cittadini. La riapertura anche di una sola parte del complesso ha già cambiato la percezione di un luogo rimasto chiuso troppo a lungo. Anche l’interesse dimostrato da soggetti privati provenienti da tutta Italia è un segnale importante. Negli ultimi decenni sono state immaginate molte soluzioni per San Biagio, per questo è necessario procedere con prudenza e concretezza. Questa nuova attenzione rappresenta però un’opportunità che vogliamo accompagnare affinché si traduca in interventi concreti di recupero e valorizzazione».</p>



<p>La giornata informativa si è articolata in due momenti. Nella prima parte, dalle 10.30 alle 11.30, i partecipanti hanno assistito alla presentazione della manifestazione di interesse da parte dell’Agenzia del Demanio e alle relazioni dell’assessore Balbi, dei dirigenti comunali Riccardo D’Amato e Piero Pelizzaro, del consigliere Dal Pra Caputo e dello studioso vicentino Giorgio Ceraso, che ha illustrato la storia del complesso. Successivamente, dalle 11.30 alle 13.30, si è svolta la visita guidata agli spazi con la possibilità di confrontarsi direttamente con i tecnici presenti.</p>



<p>L’antico convento francescano, costruito nella prima metà del Cinquecento, venne profondamente modificato nella seconda metà dell’Ottocento per essere trasformato in carcere, funzione mantenuta fino al 1986. Nonostante le numerose trasformazioni subite nel tempo, il complesso conserva ancora importanti testimonianze di arte sacra ed elementi architettonici di pregio.</p>



<p>Con questa iniziativa, Comune e Agenzia del Demanio intendono verificare l’interesse del mercato verso un progetto di recupero, restauro e rifunzionalizzazione capace di generare valore sociale, culturale ed economico per la città.</p>



<p>Per informazioni e documentazione completa è disponibile il sito dell’<a target="_blank" rel="noreferrer noopener" href="https://www.agenziademanio.it/it/gareaste/immobiliare/gara/Invito-pubblico-a-manifestareinteresse-per-la-riqualificazione-dellimmobile-denominatoConvento-ed-ex-Carcere-di-San-Biagio-di-Vicenza-diproprieta-dello-Stato-e-del-Comune-di-Vicenza?utm_source=chatgpt.com">Agenzia del Demanio</a>.</p>
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		<title>Inferno Francia: battuto il record assoluto, è il giorno più caldo della storia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 13:56:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Francia sta vivendo una delle più gravi emergenze climatiche mai registrate. Martedì 23 giugno 2026 è già entrato nei libri di storia come il giorno più caldo mai osservato nel Paese: alle 15 la temperatura media nazionale ha raggiunto<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>La Francia sta vivendo una delle più gravi emergenze climatiche mai registrate. Martedì 23 giugno 2026 è già entrato nei libri di storia come il giorno più caldo mai osservato nel Paese: alle 15 la temperatura media nazionale ha raggiunto i 29,6 gradi, superando il precedente record di 29,4 gradi registrato il 5 agosto 2003 e il 25 luglio 2019.</p>



<p>Un dato destinato a salire ulteriormente nel corso del pomeriggio e che conferma l’eccezionalità dell’ondata di calore che da giorni sta soffocando gran parte dell’Europa occidentale.</p>



<p>La situazione è particolarmente critica in Francia, dove oltre il 90% della popolazione si trova interessato da allerte meteo. Sono infatti 54 i dipartimenti in allerta rossa e altri 35 in allerta arancione. Si tratta di un’estensione senza precedenti per il livello massimo di allarme.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Temperature da record</h3>



<p>Le temperature stanno superando di oltre 15 gradi le medie stagionali. A Parigi sono attesi fino a 41 gradi, ben 17 sopra la norma di fine giugno. Nella capitale la notte appena trascorsa è stata la più calda dal 1947, con una temperatura minima media nazionale di 21,6 gradi, superiore al precedente record del 2019.</p>



<p>Anche lunedì era già stato un giorno storico: con una temperatura media nazionale di 29,2 gradi si era classificato come il terzo più caldo mai registrato. In diverse città francesi sono stati battuti i record assoluti locali: 42 gradi a Saintes, 41,9 a Bordeaux e 40,9 ad Angers. Il valore più elevato è stato registrato a Châteaumeillant con 43,3 gradi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Perché fa così caldo?</h3>



<p>Secondo i meteorologi di Météo-France, la causa è una combinazione di fattori eccezionali. Una “goccia fredda” posizionata al largo del Portogallo sta richiamando verso la Francia masse d’aria roventi provenienti dal Nord Africa attraverso un effetto definito dagli esperti una vera e propria “pompa di calore”.</p>



<p>A questo si aggiunge un vasto anticiclone che comprime ulteriormente l’aria calda, provocando un ulteriore aumento delle temperature.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Emergenza sanitaria</h3>



<p>Il governo francese ha attivato il piano sanitario ORSAN di livello 2 per rafforzare ospedali, pronto soccorso e servizi di emergenza. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha convocato una nuova unità di crisi interministeriale e ha chiesto ai ministri di rinunciare ai viaggi istituzionali per concentrare tutte le risorse sulla gestione dell’emergenza.</p>



<p>Le autorità sanitarie e la Croce Rossa internazionale hanno lanciato appelli alla prudenza, ricordando che il caldo estremo può diventare una questione di vita o di morte per anziani, malati cronici e persone fragili.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Crescono gli annegamenti</h3>



<p>Tra gli effetti collaterali dell’ondata di calore c’è anche il forte aumento degli incidenti in acqua. Dal 18 giugno sono morte per annegamento almeno 40 persone in Francia, in gran parte giovani. Il fenomeno preoccupa particolarmente le autorità, che invitano a evitare bagni in zone non sorvegliate.</p>



<p>Anche in Germania il caldo ha provocato un incremento degli annegamenti, con cinque vittime registrate nel solo fine settimana.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scuole, musei e monumenti chiudono prima</h3>



<p>L’emergenza sta modificando la vita quotidiana del Paese. Il Museo del Louvre chiuderà anticipatamente alle 16 fino al 27 giugno per tutelare visitatori e lavoratori. Stessa decisione per la Torre Eiffel, che interromperà gli accessi molte ore prima del consueto orario notturno.</p>



<p>I sindacati della scuola chiedono controlli urgenti sugli edifici scolastici, mentre nel Regno Unito alcune scuole hanno già deciso di chiudere in anticipo o sospendere le lezioni per diversi giorni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cantieri fermi e trasporti rallentati</h3>



<p>Nelle aree più colpite sono stati sospesi i lavori all’aperto nelle ore centrali della giornata. Anche i trasporti stanno subendo forti ripercussioni: nella regione parigina sono previsti ritardi e cancellazioni ferroviarie, mentre alcune linee ad alta frequentazione devono ridurre la velocità per evitare danni alle infrastrutture.</p>



<p>Persino la centrale nucleare di Golfech, nel sud-ovest della Francia, è stata fermata a causa delle temperature troppo elevate dell’acqua utilizzata per il raffreddamento dei reattori.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un assaggio del futuro</h3>



<p>Gli esperti sottolineano che eventi di questa portata stanno diventando sempre più frequenti. Le cosiddette “notti tropicali”, con temperature superiori ai 20 gradi anche nelle ore notturne, sono in costante aumento e potrebbero diventare la normalità in molte regioni francesi entro la fine del secolo.</p>



<p>Secondo il consenso scientifico internazionale, il cambiamento climatico sta rendendo più frequenti e intense le ondate di calore. Le proiezioni ufficiali indicano per la Francia un aumento medio della temperatura di circa 2,7 gradi entro il 2050.</p>



<p>Per ora il caldo non concede tregua: Météo-France avverte che la durata dell’ondata resta incerta e che nuovi record potrebbero essere battuti già nelle prossime ore.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/inferno-francia-battuto-il-record-assoluto-e-il-giorno-piu-caldo-della-storia/">Inferno Francia: battuto il record assoluto, è il giorno più caldo della storia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Veneto &#8211; Caldo, tregua in montagna ma da giovedì tornano a salire le temperature: allerta gialla in gran parte della regione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 13:08:08 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[METEO]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si attenua leggermente il caldo sulle zone montane del Veneto, ma la tregua sarà breve. Secondo il bollettino meteo regionale, nelle prossime ore permarranno condizioni di disagio fisico dovute alle alte temperature, generalmente intense sul territorio regionale e localmente moderate<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h3 class="wp-block-heading"></h3>



<p>Si attenua leggermente il caldo sulle zone montane del Veneto, ma la tregua sarà breve. Secondo il bollettino meteo regionale, nelle prossime ore permarranno condizioni di disagio fisico dovute alle alte temperature, generalmente intense sul territorio regionale e localmente moderate in montagna.</p>



<p>Nel pomeriggio e in serata di oggi sono inoltre possibili rovesci o temporali da locali a sparsi sulle aree montane, con qualche occasionale sconfinamento verso la pianura settentrionale nelle ore serali e notturne. La probabilità di fenomeni intensi resta comunque contenuta.</p>



<p>Le previsioni indicano un nuovo aumento delle temperature tra giovedì e venerdì, quando il disagio fisico da calore tornerà a essere intenso in gran parte del Veneto.</p>



<p>Per questo motivo il Centro funzionale decentrato della Protezione civile del Veneto ha dichiarato per mercoledì 24 giugno l&#8217;allerta gialla, fase di attenzione, per disagio fisico da calore su gran parte del territorio regionale.</p>



<p>L&#8217;allerta riguarda la pedemontana, la pianura e le zone costiere, mentre restano escluse le aree montane delle Dolomiti occidentali e orientali, il Feltrino, le Prealpi Vicentine con l&#8217;Altopiano di Asiago e la Valsugana, l&#8217;Altopiano dei Sette Comuni, le Prealpi orientali, il Baldo e la Lessinia settentrionale, le Prealpi Bellunesi, la Valbelluna, l&#8217;Alpago e il Cansiglio.</p>



<p>La Protezione civile raccomanda particolare attenzione alle persone anziane, ai bambini e ai soggetti più fragili, evitando l&#8217;esposizione al sole nelle ore più calde della giornata e mantenendo una corretta idratazione.</p>
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		<title>Vicenza, al via la consulta delle persone migranti, straniere e apolidi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 13:04:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato 27 giugno il primo incontro del nuovo organismo consultivo del Comune. Riunisce 18 associazioni in rappresentanza delle principali comunità straniere presenti in città. Si insedierà sabato 27 giugno alle ore 14, nella sala Bernarda di Palazzo Trissino, la nuova<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Sabato 27 giugno il primo incontro del nuovo organismo consultivo del Comune. Riunisce 18 associazioni in rappresentanza delle principali comunità straniere presenti in città.</p>



<p>Si insedierà sabato 27 giugno alle ore 14, nella sala Bernarda di Palazzo Trissino, la nuova Consulta delle persone migranti, straniere e apolidi del Comune di Vicenza. L’annuncio è stato dato questa mattina dall’Amministrazione comunale nel corso della presentazione ufficiale del nuovo organismo, illustrato dal vicesindaco e assessore alle Risorse economiche, al Lavoro e alle Pari opportunità, Isabella Sala.</p>



<p>La Consulta nasce con l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra il Comune e le numerose comunità straniere che vivono e lavorano nel territorio vicentino, promuovendo inclusione, partecipazione e cittadinanza attiva.</p>



<p>«La consulta nasce con l&#8217;obiettivo di rafforzare le pari opportunità e rendere più efficace il dialogo tra l&#8217;amministrazione comunale e le tante comunità che contribuiscono ogni giorno alla vita della città – sottolinea Isabella Sala –. Non è solo uno spazio di confronto, ma uno strumento attraverso il quale promuovere inclusione, partecipazione e cittadinanza attiva, valorizzando le competenze, le esperienze e il contributo delle persone migranti alla crescita della città».</p>



<p>Faranno parte della Consulta 18 associazioni rappresentative di altrettante comunità nazionali presenti nel Vicentino, tra cui Bangladesh, Burkina Faso, Filippine, Gambia, Ghana, Guinea, Mali, Marocco, Moldavia, Pakistan, Sri Lanka, Tunisia, Senegal e Serbia, oltre ad altre realtà impegnate nei percorsi di integrazione e partecipazione civica.</p>



<p>L’organismo inizierà i propri lavori sotto la presidenza del sindaco di Vicenza e con la vicepresidenza provvisoria di Mattia Pilan, consigliere comunale delegato ai rapporti con le comunità straniere.</p>



<p>«La costituzione della consulta è il risultato di un percorso costruito insieme alle associazioni del territorio, che hanno risposto con entusiasmo all&#8217;invito a partecipare – dichiara Mattia Pilan –. Ora si apre una nuova fase: quella dell&#8217;ascolto, del confronto e della costruzione di proposte condivise sui temi dell&#8217;inclusione, dell&#8217;accesso ai servizi, della scuola, del lavoro e della partecipazione civica. L&#8217;obiettivo è creare un collegamento stabile tra le comunità straniere e l&#8217;amministrazione comunale, affinché le esigenze e le proposte possano trovare uno spazio strutturato di rappresentanza».</p>



<p>Il primo atto della Consulta sarà l’elezione del vicepresidente, scelto tra i componenti dell’organismo. La figura avrà il compito di rappresentare stabilmente la Consulta nei rapporti con il Consiglio comunale e con le istituzioni cittadine. Dalla seduta successiva, la presidenza operativa passerà allo stesso Mattia Pilan.</p>



<p>La Consulta è stata istituita dal Consiglio comunale nel novembre 2025 attraverso un aggiornamento dello Statuto comunale volto a rafforzare la rappresentanza delle comunità straniere presenti sul territorio. Secondo i dati del Comune, nel 2025 a Vicenza risiedevano 17.619 cittadini stranieri appartenenti a oltre 80 nazionalità diverse. Nello stesso anno sono state registrate 959 nuove cittadinanze, che si aggiungono alle 1.006 concesse nel 2024.</p>



<p>Potranno aderire esclusivamente associazioni senza scopo di lucro attive nel territorio comunale e rappresentative delle comunità straniere residenti. I rispettivi direttivi dovranno essere composti per almeno due terzi da persone straniere, migranti o apolidi.</p>



<p>L’organismo avrà funzioni consultive e propositive nei confronti dell’Amministrazione comunale e della commissione consiliare “Diritti e pari opportunità”, formulando osservazioni e proposte sui temi dell’integrazione, dell’accesso ai servizi, dell’istruzione, del lavoro, della salute e della partecipazione alla vita pubblica.</p>



<p>Tra gli obiettivi figurano inoltre la promozione del dialogo interculturale, la prevenzione di fenomeni di discriminazione, razzismo e xenofobia, il sostegno alla partecipazione delle giovani generazioni e la collaborazione con scuole, associazioni e istituzioni per favorire una piena inclusione delle persone straniere, migranti e apolidi nella vita cittadina.</p>



<p>La Consulta resterà in carica per tutta la durata dell’attuale mandato amministrativo e si riunirà in seduta ordinaria almeno tre volte all’anno. Le riunioni saranno pubbliche e i verbali consultabili attraverso i canali istituzionali del Comune di Vicenza.</p>



<p></p>
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		<title>Ancora caldo africano sul Veneto: si prospetta una settimana rovente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 07:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[METEO]]></category>
		<category><![CDATA[arpava]]></category>
		<category><![CDATA[caldo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Evoluzione generaleAlmeno fino a venerdì ancora estensione verso le nostre latitudini dell&#8217;Anticiclone Subtropicale Africano, le temperature molto sopra la media continueranno ad essere la caratteristica meteorologica saliente. martedì 23.&#160;Cielo sereno o poco nuvoloso fino al mattino, dal pomeriggio in prevalenza<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p><strong>Evoluzione generale</strong><br>Almeno fino a venerdì ancora estensione verso le nostre latitudini dell&#8217;Anticiclone Subtropicale Africano, le temperature molto sopra la media continueranno ad essere la caratteristica meteorologica saliente.</p>



<p><strong>martedì 23.</strong>&nbsp;Cielo sereno o poco nuvoloso fino al mattino, dal pomeriggio in prevalenza poco o parzialmente nuvoloso e a tratti nuvoloso.<br><strong>Precipitazioni.</strong>&nbsp;Probabilità medio-bassa (25-50%) sui monti per piogge sparse e bassa (5-25%) sulle zone pedemontane per piogge locali; si tratterà di piovaschi/rovesci/temporali. Per il resto assenti.<br><strong>Temperature.</strong>&nbsp;In calo leggero/moderato rispetto a lunedì, molto sopra la media.<br><strong>Venti.</strong>&nbsp;Deboli/moderati, in alta montagna da nord e altrove con direzione variabile.<br><strong>Mare.</strong>&nbsp;Poco mosso.<br><strong>Attendibilità previsione:</strong>&nbsp;Ottima</p>



<p><strong>martedì 23 giugno</strong><br>notte/mattina&nbsp;<img decoding="async" src="https://meteo.arpa.veneto.it/meteo/bollettini/it/images/map_MV_1.png.jpg?rand=3871cac28b36181b951561a9eaab3886" width="200px"><br><img decoding="async" src="https://meteo.arpa.veneto.it/meteo/bollettini/it/images/h_banner_MV_1.png.jpg?rand=3871cac28b36181b951561a9eaab3886" height="40px"></p>



<p><strong>martedì 23 giugno</strong><br>pomeriggio/sera&nbsp;<img decoding="async" src="https://meteo.arpa.veneto.it/meteo/bollettini/it/images/map_MV_2.png.jpg?rand=3871cac28b36181b951561a9eaab3886" width="200px"><br><img decoding="async" src="https://meteo.arpa.veneto.it/meteo/bollettini/it/images/h_banner_MV_2.png.jpg?rand=3871cac28b36181b951561a9eaab3886" height="40px"></p>



<p><strong>mercoledì 24.</strong>&nbsp;Cielo sereno o poco nuvoloso fino al mattino, dal pomeriggio in prevalenza poco o parzialmente nuvoloso e sui monti a tratti nuvoloso.<br><strong>Precipitazioni.</strong>&nbsp;Sui monti di pomeriggio probabilità bassa (5-25%) per piogge locali, si tratterà di piovaschi/rovesci/temporali. Per il resto assenti.<br><strong>Temperature.</strong>&nbsp;Rispetto a martedì sulla pianura in aumento di notte e in calo di giorno con differenze leggere/moderate, sui monti senza variazioni di rilievo.<br><strong>Venti.</strong>&nbsp;Deboli/moderati, fino al mattino da nord-est e dal pomeriggio con direzione variabile.<br><strong>Mare.</strong>&nbsp;Poco mosso.<br><strong>Attendibilità previsione:</strong>&nbsp;Ottima</p>



<p><strong>mercoledì 24 giugno</strong><br>notte/mattina&nbsp;<img decoding="async" src="https://meteo.arpa.veneto.it/meteo/bollettini/it/images/map_MV_3.png.jpg?rand=3871cac28b36181b951561a9eaab3886" width="200px"><br><img decoding="async" src="https://meteo.arpa.veneto.it/meteo/bollettini/it/images/h_banner_MV_3.png.jpg?rand=3871cac28b36181b951561a9eaab3886" height="40px"></p>



<p><strong>mercoledì 24 giugno</strong><br>pomeriggio/sera&nbsp;<img decoding="async" src="https://meteo.arpa.veneto.it/meteo/bollettini/it/images/map_MV_4.png.jpg?rand=3871cac28b36181b951561a9eaab3886" width="200px"><br><img decoding="async" src="https://meteo.arpa.veneto.it/meteo/bollettini/it/images/h_banner_MV_4.png.jpg?rand=3871cac28b36181b951561a9eaab3886" height="40px"></p>



<p><strong>giovedì 25.</strong>&nbsp;In prevalenza poco nuvoloso, sui monti di pomeriggio a tratti nuvolosità in aumento con qualche pioggia, temperature in aumento eccetto cali notturni sulla pianura.<br><strong>Attendibilità previsione:</strong>&nbsp;Ottima</p>



<p><strong>venerdì 26.</strong>&nbsp;Precipitazioni assenti, cielo sereno o poco nuvoloso, temperature in aumento. Previsore: Stefano Veronese<br><strong>Attendibilità previsione:</strong>&nbsp;Ottima</p>



<p><strong>giovedì 25 giugno</strong><br><img decoding="async" src="https://meteo.arpa.veneto.it/meteo/bollettini/it/images/map_MV_5.png.jpg?rand=3871cac28b36181b951561a9eaab3886" width="160px"></p>



<p><strong>venerdì 26 giugno</strong><br><img decoding="async" src="https://meteo.arpa.veneto.it/meteo/bollettini/it/images/map_MV_6.png.jpg?rand=3871cac28b36181b951561a9eaab3886" width="160px"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/previsioni-meteo-veneto-2/">Ancora caldo africano sul Veneto: si prospetta una settimana rovente</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Stato di attenzione per il rischio ondate di calore almeno fino a martedì 23 giugno in città e provincia</title>
		<link>https://www.tviweb.it/stato-di-attenzione-per-il-rischio-ondate-di-calore-almeno-fino-a-martedi-23-giugno-in-citta-e-provincia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 15:10:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[allarme]]></category>
		<category><![CDATA[calore]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
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		<category><![CDATA[vicenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>VICENZA, 22 GIUGNO 2026 &#8211; Il Centro funzionale decentrato della Regione del Veneto, con bollettino emesso oggi lunedì 22 giugno 2026 alle 13, ha dichiarato per l’area che riguarda anche Vicenza lo stato di attenzione (giallo) per il rischio di ondate<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/stato-di-attenzione-per-il-rischio-ondate-di-calore-almeno-fino-a-martedi-23-giugno-in-citta-e-provincia/">Stato di attenzione per il rischio ondate di calore almeno fino a martedì 23 giugno in città e provincia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td>VICENZA, 22 GIUGNO 2026 &#8211; Il Centro funzionale decentrato della Regione del Veneto, con bollettino emesso oggi lunedì 22 giugno 2026 alle 13, ha dichiarato per l’area che riguarda anche Vicenza lo stato di attenzione (giallo) per il rischio di ondate di calore almeno fino a martedì 23 giugno. Le previsioni meteorologiche fino ad oggi indicano infatti caldo, con disagio fisico intenso, su tutta la Regione.Si raccomanda, quindi, in particolare a persone anziane, bambini, donne in gravidanza e persone affette da patologie, di evitare esposizioni prolungate all’aperto nelle ore più calde della giornata e di ridurre lo svolgimento di attività fisiche affaticanti.Per anziani e persone sole è a disposizione lo sportello telefonico del Comune di Vicenza &#8220;Vicenza solidale&#8221;, utile per avere un supporto e informazioni utili, oltre che l’indicazione dei centri civici dotati di climatizzazione. Lo sportello si può contattare al numero 0444221020, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12, martedì e giovedì anche dalle 15.30 alle 17.30.Tra gli interventi previsti, oltre alla compagnia telefonica e l&#8217;aiuto per il primo accesso ai servizi sociali, si possono richiedere informazioni sui servizi per le persone anziane o particolarmente fragili nel periodo estivo o in caso di situazioni di emergenza. Si possono ottenere informazioni in merito alle attività aggregative, culturali e sociali che vengono proposte nei centri per anziani della città, conoscerne gli orari di apertura e i servizi offerti, tenuto conto che tutti sono muniti di impianto di aria condizionata.Si ricorda che le ondate di calore possono favorire anche l’aumento della concentrazione nell&#8217;aria di ozono, con possibili disagi per le persone più fragili. Per conoscere i livelli di ozono durante il periodo estivo, è possibile consultare le pagine Previsione Ozono e Qualità dell&#8217;aria &#8211; Dati in diretta in cui l&#8217;Arpav pubblica giornalmente i valori rilevati dalle centraline.Inoltre, come disposto dalla Regione del Veneto, fino al 31 agosto anche a Vicenza vige il divieto di svolgimento dell&#8217;attività lavorativa in condizioni di esposizione prolungata al sole, dalle 12.30 alle 16, nel settore agricolo e florovivaistico, nonché nei cantieri edili all&#8217;aperto e nelle cave, limitatamente ai giorni e alle aree con un livello di rischio alto.</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td></td></tr></tbody></table></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/stato-di-attenzione-per-il-rischio-ondate-di-calore-almeno-fino-a-martedi-23-giugno-in-citta-e-provincia/">Stato di attenzione per il rischio ondate di calore almeno fino a martedì 23 giugno in città e provincia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<item>
		<title>Terremoto politico nel Regno Unito: Keir Starmer si dimette da primo ministro</title>
		<link>https://www.tviweb.it/terremoto-politico-nel-regno-unito-keir-starmer-si-dimette-da-primo-ministro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 09:22:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Keir Starmer lascia Downing Street. A soli due anni dalla storica vittoria elettorale che aveva riportato il Partito Laburista al governo, il primo ministro britannico ha annunciato le proprie dimissioni sia dalla guida del Paese sia dalla leadership del partito.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Keir Starmer lascia Downing Street. A soli due anni dalla storica vittoria elettorale che aveva riportato il Partito Laburista al governo, il primo ministro britannico ha annunciato le proprie dimissioni sia dalla guida del Paese sia dalla leadership del partito.</p>



<p>L&#8217;annuncio è arrivato oggi davanti al numero 10 di Downing Street, dove Starmer, affiancato dalla moglie Victoria, ha spiegato di aver preso atto del fatto che il suo partito non lo considera più la persona più adatta a guidare il Labour alle prossime elezioni generali.</p>



<p>«Ho ascoltato la risposta e la accetto con serenità», ha dichiarato il premier uscente, sottolineando come ogni decisione presa durante il suo mandato sia stata guidata dall&#8217;obiettivo di mettere «al primo posto il Paese che amo».</p>



<p>Nel suo discorso di addio, Starmer ha ricordato come l&#8217;ingresso a Downing Street nel luglio 2024 abbia rappresentato «il momento più orgoglioso» della sua vita. Ha inoltre rivendicato il lavoro svolto per rilanciare un Partito Laburista che ha definito «in bancarotta politica, finanziaria e morale», sostenendo di averne ripristinato la credibilità, combattendo l&#8217;antisemitismo e rafforzando la fiducia nell&#8217;economia, nella difesa e nella sicurezza nazionale.</p>



<p>Il leader laburista ha già informato il re Carlo III della sua decisione durante una telefonata avvenuta in mattinata. Ha inoltre chiesto al Comitato Esecutivo Nazionale del Labour di avviare il processo per la successione, con apertura delle candidature il 9 luglio e conclusione entro la pausa estiva. L&#8217;obiettivo è avere un nuovo leader e un nuovo primo ministro prima della ripresa dei lavori parlamentari a settembre.</p>



<p>Fino ad allora Starmer resterà in carica per garantire una transizione ordinata, promettendo piena collaborazione e sostegno al proprio successore.</p>



<p>Particolarmente toccante il finale del suo intervento. Visibilmente commosso, il premier ha affermato che, una volta lasciato «l&#8217;incarico più importante del Paese», si dedicherà a quello che considera «il lavoro più importante»: essere il miglior marito possibile per la moglie Victoria e il miglior padre per i suoi figli. Al termine del discorso ha abbracciato la moglie prima di rientrare nella residenza di Downing Street.</p>



<p>Le dimissioni di Starmer aprono ora una fase di grande incertezza politica nel Regno Unito. La notizia ha già suscitato reazioni da tutto l&#8217;arco parlamentare. Il leader dei Liberal Democratici, Ed Davey, ha dichiarato che i britannici sono «stufi» del continuo avvicendamento di primi ministri e ha chiesto un cambiamento più profondo del sistema politico.</p>



<p>L&#8217;uscita di scena di Starmer rappresenta uno sviluppo sorprendente per la politica britannica. Solo due anni fa il leader laburista aveva ottenuto una netta vittoria elettorale, ponendo fine a oltre un decennio di governi conservatori. Oggi, invece, lascia il potere nel pieno della legislatura, aprendo la corsa alla successione e una nuova fase per il Partito Laburista e per il Regno Unito.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/terremoto-politico-nel-regno-unito-keir-starmer-si-dimette-da-primo-ministro/">Terremoto politico nel Regno Unito: Keir Starmer si dimette da primo ministro</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Da Verona a Casablanca senza scali: decollato il primo volo Royal Air Maroc</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 08:16:22 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Verona entra ufficialmente nel network di Royal Air Maroc. Domenica 21 giugno è decollato il primo volo diretto tra l’aeroporto Catullo e Casablanca, nuovo collegamento che sarà operato con tre frequenze settimanali – il mercoledì, il venerdì e la domenica<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Verona entra ufficialmente nel network di Royal Air Maroc. Domenica 21 giugno è decollato il primo volo diretto tra l’aeroporto Catullo e Casablanca, nuovo collegamento che sarà operato con tre frequenze settimanali – il mercoledì, il venerdì e la domenica – rafforzando la presenza della compagnia aerea di bandiera marocchina nel mercato italiano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/royal-air-maroc-verona-casablanca-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-369184" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/royal-air-maroc-verona-casablanca-1024x683.jpg 1024w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/royal-air-maroc-verona-casablanca-626x417.jpg 626w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/royal-air-maroc-verona-casablanca-1536x1024.jpg 1536w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/royal-air-maroc-verona-casablanca-2048x1365.jpg 2048w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/royal-air-maroc-verona-casablanca-100x67.jpg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/royal-air-maroc-verona-casablanca-846x564.jpg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/royal-air-maroc-verona-casablanca-1184x789.jpg 1184w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Fondata nel 1957 e presente in Italia da oltre cinquant’anni, Royal Air Maroc aggiunge così Verona agli scali già serviti nel Paese. Con il nuovo collegamento salgono infatti a otto gli aeroporti italiani raggiunti dalla compagnia: Napoli, Catania, Roma, Milano, Bologna, Torino, Venezia e Verona.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un collegamento strategico per il Nord-Est</h3>



<p>L’apertura della rotta Verona-Casablanca rientra nella strategia di sviluppo della compagnia nel Nord-Est italiano, un’area considerata tra le più dinamiche sotto il profilo produttivo, commerciale e turistico, comprendendo anche il Trentino-Alto Adige.</p>



<p>Il nuovo servizio è pensato per rispondere alle esigenze delle comunità marocchine e africane presenti sul territorio, ma anche per intercettare la domanda business e leisure proveniente da un’area caratterizzata da una forte vocazione internazionale e da intensi rapporti economici con l’estero.</p>



<p>La rotta rappresenta inoltre una nuova opportunità per incrementare i flussi turistici verso il Marocco, meta sempre più apprezzata dai viaggiatori italiani per il patrimonio culturale, paesaggistico ed esperienziale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gli orari del nuovo volo</h3>



<p>Il collegamento viene effettuato con un Boeing 737-800 configurato con 12 posti in classe business e 147 in classe economica.</p>



<p>Il volo AT890 parte da Casablanca alle 13.10 e arriva a Verona alle 17.20. Il volo AT891 decolla invece da Verona alle 18.20 e atterra a Casablanca alle 20.30.</p>



<p>Una programmazione studiata per offrire una soluzione diretta e funzionale sia ai viaggiatori d’affari sia a quelli che si spostano per turismo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le dichiarazioni</h3>



<p>«L’avvio del collegamento Verona-Casablanca ci permette di essere ancora più vicini ai passeggeri del Nord-Est italiano, un’area dinamica, con una forte vocazione internazionale e una domanda crescente di connessioni verso il Marocco e oltre», ha dichiarato Walid El Khassal.</p>



<p>«Con questa nuova rotta rendiamo più semplice e immediato raggiungere Casablanca da Verona, offrendo ai passeggeri la possibilità di accedere con continuità alle principali destinazioni servite dal nostro network internazionale. Casablanca è oggi un hub moderno, efficiente e affidabile, da cui è possibile viaggiare in modo sereno e sicuro verso l’Africa, le Americhe, il Medio Oriente e il resto del mondo».</p>



<p>Soddisfazione anche da parte dell’aeroporto veronese. «L’inaugurazione del collegamento diretto Verona-Casablanca segna un passo significativo nel percorso di sviluppo internazionale del Catullo», ha affermato Camillo Bozzolo.</p>



<p>Bozzolo ha evidenziato come la nuova rotta rappresenti non solo una porta d’accesso verso il Marocco, ma anche un importante strumento di collegamento con numerose destinazioni africane. Un mercato in forte crescita, come dimostrano i 290 mila passeggeri che nel 2025 hanno viaggiato tra Verona e l’Africa, con un incremento del 22% rispetto all’anno precedente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il piano di crescita verso il 2030</h3>



<p>L’espansione italiana si inserisce in un più ampio piano industriale globale della compagnia. Nel corso del 2026 Royal Air Maroc introdurrà dieci nuovi aeromobili, portando la flotta a 72 unità, e inaugurerà dieci nuove rotte internazionali.</p>



<p>Tra le novità più rilevanti figura il nuovo collegamento diretto con Los Angeles, prima connessione in assoluto tra il continente africano e la costa pacifica degli Stati Uniti. Parallelamente saranno aumentate le frequenze verso destinazioni strategiche come San Paolo, Miami, Washington e Dubai.</p>



<p>In vista della Coppa del Mondo FIFA 2030, che vedrà il Marocco tra i Paesi ospitanti, il vettore punta a raggiungere una flotta di 130 aeromobili e ad aprire circa quaranta nuove rotte.</p>



<p>Lo sviluppo sarà sostenuto dalla realizzazione del nuovo Terminal 3 di Casablanca, dedicato esclusivamente alla compagnia. Entro il 2029 la capacità dell’hub passerà da 15 a 35 milioni di passeggeri e sarà integrata con la rete ferroviaria ad alta velocità LGV, rafforzando il ruolo del Marocco come punto di collegamento tra Europa, Africa e Americhe.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un network internazionale sempre più ampio</h3>



<p>Attraverso l’hub di Casablanca, Royal Air Maroc collega l’Italia a una rete in continua espansione che comprende Africa, Americhe, Medio Oriente e Asia.</p>



<p>Nel 2026 sono previste nuove aperture verso San Pietroburgo, Bilbao, Alicante, Lille e Los Angeles. Quest’ultima, attiva dal 7 giugno, rappresenta una tappa storica per il trasporto aereo internazionale, essendo il primo collegamento diretto tra l’Africa e la costa occidentale degli Stati Uniti.</p>



<p>Con il nuovo volo Verona-Casablanca, Royal Air Maroc conferma quindi la volontà di investire nel mercato italiano attraverso connessioni strategiche e collaborazioni territoriali a sostegno della mobilità, del turismo e dello sviluppo economico internazionale.</p>



<p></p>
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		<title>Il club negazionista del &#8220;ma si è sempre sudato&#8221;: cronaca dall’Europa “temperata”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 07:40:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C’è una categoria di connazionali che resiste eroicamente a qualsiasi evidenza, granitica come un ghiacciaio alpino, di quelli che c&#8217;erano una volta, s&#8217;intende.&#160; Sono i custodi del&#160;&#8220;ma il caldo c’è sempre stato!”. Loro, mentre il termometro segna 42<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>C’è una categoria di connazionali che resiste eroicamente a qualsiasi evidenza, granitica come un ghiacciaio alpino, di quelli che c&#8217;erano una volta, s&#8217;intende.&nbsp;</p>



<p>Sono i custodi del&nbsp;<em>&#8220;</em>ma il caldo c’è sempre stato!”.</p>



<p>Loro, mentre il termometro segna 42 gradi all’ombra, e le zanzare tigre organizzano rave party in salotto, rimangono impassibili.</p>



<p>Se gli fai notare che l&#8217;asfalto si sta liquefacendo, e che i pinguini stanno chiedendo asilo politico in Islanda, ti guardano con condiscendenza e sfoderano l&#8217;arma definitiva:&nbsp;&#8220;Eh, ma ti ricordi nel luglio del ’73? Lì sì che si schiattava!&#8221;.</p>



<p>Ecco, di fronte a questa incrollabile certezza sorge spontaneo un dubbio: o abbiamo vissuto in due pianeti diversi, o la memoria a breve termine è evaporata insieme ai fiumi.<em></em></p>



<p>Chi&nbsp;&nbsp;come me ha superato la boa di tanti decenni – e dunque possiede un archivio storico biologico, non basato sui reel di TikTok – si ricorda perfettamente com&#8217;era l&#8217;estate nell’ Europa “temperata” (alle elementari tanti anni fa si insegnava che l’Europa si trova nella zona temperata della terra)</p>



<p>Era l&#8217;epoca d&#8217;oro dell&#8217;Anticiclone delle Azzorre.&nbsp;</p>



<p>Un signore d’altri tempi, che arrivava dall’Oceano Atlantico con discrezione; portava quelle tre settimane di saggio e moderato calore (30-32 gradi al massimo, mica la fusione del nocciolo), e poi toglieva il disturbo dopo Ferragosto con il classico temporale che rinfrescava l&#8217;aria.&nbsp;</p>



<p>Si dormiva con il lenzuolino, e la parola &#8220;aria condizionata&#8221; era un lusso da uffici bancari o da cinema di prima visione.<em></em></p>



<p>Oggi, quel rassicurante inquilino oceanico è stato sfrattato.&nbsp;</p>



<p>Al suo posto si è insediato stabilmente l’Anticiclone Africano,</p>



<p>E non si tratta di un&#8217;impressione da bar: i dati delle serie storiche climatologiche parlano chiaro.&nbsp;</p>



<p>La transizione è iniziata in modo visibile e sistematico tra la fine degli anni &#8217;80 e l&#8217;inizio degli anni &#8217;90, per poi diventare la norma assoluta dal famigerato e rovente&nbsp;2003. Fino ad allora, le invasioni di aria subtropicale continentale (leggi: Sahara) erano anomalie della durata di pochi giorni.&nbsp;</p>



<p>Da trent&#8217;anni a questa parte, i modelli meteorologici mostrano che l&#8217;Anticiclone delle Azzorre si è ritirato e sgonfiato sull&#8217;Atlantico, lasciando aperta una vera e propria autostrada per il promontorio africano,&nbsp;che non è un fenomeno meteorologico, è una punizione biblica.&nbsp;</p>



<p>Arriva direttamente dal Sahara, si piazza sulle nostre città a fine maggio, e decide di andarsene – forse – a ottobre inoltrato.<em></em></p>



<p>Ma usciamo un attimo dall&#8217;Italia, perché per il negazionista medio il mondo finisce a Chioggia o a Rimini.&nbsp;</p>



<p>Mi piacerebbe chiedere a questi storici del climatizzatore da bar che “dottoreggino” sui social: come spiegate il fatto che oggi persino l’Inghilterra, la Germania e i Paesi Scandinavi siano&nbsp;&nbsp;ormai regolarmente investiti da feroci vampate sahariane?<em></em></p>



<p>Lassù, dove una volta l&#8217;estate consisteva in tre giorni a 22 gradi con pioggerellina alternata, oggi si sfiorano e si superano i 40 gradi.&nbsp;</p>



<p>E non è una barzelletta, è un dramma umanitario ed edilizio.&nbsp;</p>



<p>Quelle case, concepite per secoli con un unico sacro obiettivo – tenere fuori il freddo ed intrappolare dentro il calore – con queste temperature si trasformano istantaneamente in forni crematori domestici o saune svedesi senza interruttore di spegnimento.&nbsp;</p>



<p>Tant&#8217;è che i decessi per il caldo record lassù sono molti più che nei Paesi Mediterranei.&nbsp;</p>



<p>Ma certo, scommetto che anche ad Oslo i vecchi del paese dicono che&nbsp;&#8220;nel 1954 si sudava uguale sotto la pelliccia&#8221;.</p>



<p>Se poi il Nord Europa sembra troppo lontano, basta guardare appena al di là delle Alpi.&nbsp;</p>



<p>In Francia, nei giorni scorsi, il Ministero dell&#8217;Educazione ha dovuto fare una mossa senza precedenti: le prove degli esami di maturità sono state concentrate tassativamente al mattino, con stop categorico entro le ore 12.&nbsp;</p>



<p>Perché dopo mezzogiorno, nelle aule, la temperatura sale a livelli tali che più che un esame di Stato sembra una prova di sopravvivenza nella Legione Straniera.&nbsp;</p>



<p>Immaginiamo i poveri ragazzi&nbsp;&nbsp;tradurre od a fare equazioni mentre il cervello frigge come una cotoletta.<em></em></p>



<p>Chissà cosa ne pensano i nostri lucidi analisti da ombrellone.&nbsp;</p>



<p>Probabilmente che i francesi sono i soliti &#8220;rammolliti&#8221;, e che ai loro tempi la versione di latino si traduceva sotto il sole a picco nei campi di grano, senza battere ciglio.<em></em></p>



<p>Oggi non siamo più nella &#8220;temperata Europa&#8221;, siamo in un prolungamento della Tunisia settentrionale.&nbsp;</p>



<p>Abbiamo i monsoni padani, i cactus sui balconi, e fiumi che sembrano piste da motocross.&nbsp;</p>



<p>Eppure il negazionista nostrano non cede neanche di fronte all’evidenza di quella che sta diventando la nuova normalità climatica.&nbsp;</p>



<p>Se gli mostri i dati scientifici, scrolla le spalle.&nbsp;</p>



<p>Se gli dici che l&#8217;aria è così umida che si potrebbe tagliare con il coltello e servire come antipasto, ti risponde che&nbsp;&#8220;basta non uscire nelle ore di punta e bere molta acqua&#8221;. Un consiglio di un&#8217;originalità quasi commovente.<em></em></p>



<p>Forse hanno ragione loro. Non è cambiato nulla.&nbsp;</p>



<p>È solo che una volta, d&#8217;estate, andavamo al mare a rinfrescarci; oggi ci andiamo per sperimentare la cottura a bagnomaria.&nbsp;</p>



<p>Ma l&#8217;importante è non dirlo ad alta voce, altrimenti si rovina la narrazione del&nbsp;&#8220;si è sempre sudato…&#8221;.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>PS: Tanto per dire, ecco le minime e le massime registrate ieri 21 giugno&nbsp;&nbsp;in Pianura Padana e nel Nord Africa</p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><thead><tr><td><strong>Città</strong></td><td><strong>Minima</strong></td><td><strong>Massima</strong></td></tr></thead><tbody><tr><td><strong>Algeri</strong></td><td>22°C</td><td>36°C</td></tr><tr><td><strong>Il Cairo</strong></td><td>23°C</td><td>34°C</td></tr><tr><td><strong>Tunisi</strong></td><td>22°C</td><td>35°C</td></tr><tr><td><strong>Padova</strong></td><td>24°C</td><td>36°C</td></tr><tr><td><strong>Bologna</strong></td><td>24°C</td><td>35°C</td></tr><tr><td><strong>Milano</strong></td><td>24°C</td><td>36°C</td></tr></tbody></table></figure>



<p>Tutto normale per i negazionisti del climat change?</p>



<p></p>
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		<title>Tra la &#8220;bomba&#8221; Vannacci e la Repubblica di Pulcinella. La via del ritorno al passato?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 07:36:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Nelle mie riflessioni di venerdì scorso ho cercato di scattare, per quanto possibile, una fotografia della situazione politica del nostro Paese&#160;(https://www.tviweb.it/lestremizzazione-dei-poli-apre-una-prateria-per-il-centro-e-i-liberaldemocratici/). Un’analisi che cercava di mettere in luce come l&#8217;estremizzazione dei poli potrebbe aprire una vera e propria<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/tra-la-bomba-vannacci-e-la-repubblica-di-pulcinella-la-via-del-ritorno-al-passato/">Tra la &#8220;bomba&#8221; Vannacci e la Repubblica di Pulcinella. La via del ritorno al passato?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Nelle mie riflessioni di venerdì scorso ho cercato di scattare, per quanto possibile, una fotografia della situazione politica del nostro Paese&nbsp;(<a href="https://www.tviweb.it/lestremizzazione-dei-poli-apre-una-prateria-per-il-centro-e-i-liberaldemocratici/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.tviweb.it/lestremizzazione-dei-poli-apre-una-prateria-per-il-centro-e-i-liberaldemocratici/</a>).</p>



<p>Un’analisi che cercava di mettere in luce come l&#8217;estremizzazione dei poli potrebbe aprire una vera e propria prateria per le forze di centro e per l’area liberaldemocratica.&nbsp;</p>



<p>Oggi, quelle problematiche si intrecciano inevitabilmente con due fattori dirompenti: il tentativo in atto di riscrivere la legge elettorale, e l’irrompere sulla scena del generale Roberto Vannacci.&nbsp;</p>



<p>Un ingresso, quest&#8217;ultimo, che fin dalle prime avvisaglie lascia sorgere un serio dubbio: il bello deve ancora venire?&nbsp;</p>



<p>Proviamo allora a sviluppare qualche ulteriore ragionamento.&nbsp;</p>



<p>Considerazioni che forse lasceranno il tempo che trovano, ma che possono contribuire a chiarirci un po&#8217; le idee sul futuro che ci attende.</p>



<p>Partiamo dalle regole del gioco.&nbsp;</p>



<p>Cambiarle a partita in corso è un vizio tutto italiano, una consuetudine alquanto scorretta che ci conferma, ancora una volta, nei panni della &#8220;Repubblica di Pulcinella&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Viene alla mente l’immortale aforisma di Ennio Flaiano:&nbsp;<em>“In Italia la situazione è grave ma non è seria”</em>.</p>



<p>Le modifiche attualmente ipotizzate paiono spingere con decisione verso un aumento della polarizzazione, prevedendo un consistente premio di maggioranza alla coalizione capace di raggiungere una soglia attorno al 42% dei voti (sebbene i dettagli tecnici siano ancora oggetto di mercanteggio).&nbsp;</p>



<p>La finalità sbandierata è sempre la stessa: garantire la stabilità degli Esecutivi.&nbsp;</p>



<p>Tuttavia, la realtà ci mostra un quadro ben diverso.&nbsp;</p>



<p>Se è vero che il Governo di Giorgia Meloni si avvia a battere il record di durata nella storia repubblicana, è altrettanto evidente che le profonde distanze ideologiche, ed i costanti disallineamenti tra le forze della sua maggioranza, non hanno affatto garantito una navigazione tranquilla, e men che meno risultati significativi per il Paese.</p>



<p>A complicare questo scenario già precario è arrivata la &#8220;bomba nucleare&#8221; del Generale Vannacci.&nbsp;</p>



<p>Con le sue posizioni palesemente radicate nell&#8217;estrema destra, ed un&#8217;alleanza convinta con l&#8217;AfD tedesca e il Rassemblement National di Marine Le Pen, Vannacci mette la Premier di fronte ad un bivio drammatico.</p>



<p>Se Meloni decidesse di lasciare il Generale come battitore libero al di fuori del perimetro del Centrodestra, rischierebbe quasi certamente di consegnare la vittoria alla Schlein ed alla sua &#8220;compagnia di giro&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Se, al contrario, decidesse di imbarcarlo stabilmente nella coalizione, sposterebbe fatalmente l’asse politico verso gli estremi.&nbsp;</p>



<p>Il rischio concreto è quello di trasformare il Generale nel vero leader&nbsp;de facto&nbsp;dell&#8217;alleanza, o comunque in colui che distribuisce le carte e detta i tempi dell&#8217;agenda politica.&nbsp;</p>



<p>Fossi nei panni della Premier, la notte non ci dormirei: perché su questa scelta, volente o nolente, si gioca l&#8217;intero suo futuro politico.</p>



<p>La storia insegna, fin dalla notte dei tempi, che non esistono sistemi politici ideali o perfetti.&nbsp;</p>



<p>Se così non fosse, saremmo probabilmente ancora fermi alla Democrazia ateniese, al Principato augusteo, all’assolutismo di Luigi XIV o, per converso, alle tragiche derive del comunismo sovietico, cambogiano o cubano.&nbsp;</p>



<p>Ogni epoca storica tenta semplicemente di darsi l’ordinamento &#8220;meno peggio&#8221;, ovvero quello che, in un dato contesto, permette un minimo di governabilità e coesione sociale.</p>



<p>In questa fase che si preannuncia prospetticamente convulsa, perché allora non guardare al nostro passato, nello specifico ai primi decenni della Repubblica?&nbsp;</p>



<p>Se le coalizioni forzate portano con sé l&#8217;indubbio svantaggio di amplificare a dismisura il peso ed il potere di ricatto delle componenti più radicali, perché non accarezzare l’idea di un ritorno al sistema proporzionale con il voto di preferenza?</p>



<p>Bene o male, questo meccanismo ha regolato la vita democratica del Paese dal 1948 al 1992: quasi mezzo secolo.&nbsp;</p>



<p>Non era neanche quello il sistema ideale – sia chiaro – ma oggi avrebbe un merito straordinario: svelenire il clima politico, ridimensionando drasticamente il peso specifico ed i condizionamenti dei partiti posizionati all&#8217;estrema destra o all&#8217;estrema sinistra.</p>



<p>È vero, con il proporzionale non conosceremmo il nome del Premier la sera stessa delle elezioni.&nbsp;</p>



<p>Ma, dopotutto, anche nella Prima Repubblica l’incarico veniva tradizionalmente affidato al leader del partito numericamente più forte, il quale aveva poi l’onere di cercare in Parlamento le forze disposte a convergere su un programma ed a partecipare al governo.</p>



<p>È proprio in questo passaggio che io vedo l&#8217;aspetto più rivoluzionario ed interessante della questione.&nbsp;</p>



<p>Con un sistema proporzionale, il Premier incaricato non sarebbe più un ostaggio politico, costretto a reclutare alleati e Ministri (spesso solo quello che passa il convento) esclusivamente nel recinto blindato di coalizioni pre-elettorali eterogenee e litigiose.&nbsp;</p>



<p>Potrebbe, al contrario, presentarsi alle Camere con un programma innovativo, moderno e coraggioso, cercando alleanze &#8220;con chi ci crede e ci sta&#8221;.&nbsp;</p>



<p>In parole povere: anziché essere costretti ad imbarcare un Vannacci od un Di Battista per fare numero, si potrebbe guardare all&#8217;area centrista, liberale ed europea.</p>



<p>Certamente, una simile prospettiva solleverebbe un coro di feroci critiche.&nbsp;</p>



<p>In prima fila ci sarebbero quei Partiti abituati a pretendere rendite di posizione, e Parlamentari nominati dall&#8217;alto dai capibastone di turno.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;accusa più prevedibile sarebbe quella di voler restaurare la stagione degli &#8220;inciuci&#8221; e del trasformismo tipici della Prima Repubblica.</p>



<p>Tuttavia, dovremmo chiederci cosa intendiamo davvero per &#8220;inciucio&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Se per tale si intendono i metodi democratici utilizzati in Germania, in Francia o nei Paesi del Nord Europa – dove ci si impegna in estenuanti e trasparenti trattative post-elettorali per dare vita a maggioranze talvolta multicolori ma basate su precisi contratti di governo – allora ben vengano gli inciuci.&nbsp;</p>



<p>Sarebbe un passaggio di maturità: sostituirebbe il ricatto ideologico delle ali estreme con la cultura del compromesso programmatico e della responsabilità repubblicana.&nbsp;</p>



<p>Una soluzione imperfetta, forse, ma drammaticamente necessaria per evitare che il Paese rimanga schiacciato nella morsa degli estremismi.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Esercitazione di protezione civile nella Galleria Madonna dei Berici in Autostrada A4 Brescia Verona Vicenza Padova</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 16:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[A4]]></category>
		<category><![CDATA[autostrada]]></category>
		<category><![CDATA[galleria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domani sabato 20 giugno, a partire dalle ore 21:00 e fino alle ore 03:00 circa di domenica 21 giugno 2026, si svolgerà un’esercitazione di protezione civile all’interno della Galleria Madonna dei Berici, lungo l’Autostrada A4 Brescia Verona Vicenza Padova, con<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p></p>



<p>Domani sabato 20 giugno, a partire dalle ore 21:00 e fino alle ore 03:00 circa di domenica 21 giugno 2026, si svolgerà un’esercitazione di protezione civile all’interno della Galleria Madonna dei Berici, lungo l’Autostrada A4 Brescia Verona Vicenza Padova, con conseguente chiusura del tratto autostradale tra il casello di Vicenza Ovest e il casello di Vicenza Est, dal km 327+000 al km 334+662 in entrambe le direzioni (sia per Venezia che per Milano).</p>



<p>L’attività esercitativa, promossa dalla Società A4 Autostrada BS-PD Spa e coordinata dalla Prefettura di Vicenza, prevede la simulazione di un incidente stradale con conseguente incendio all’interno della Galleria Madonna dei Berici.</p>



<p>L’esercitazione organizzata “su scala reale” prevede la partecipazione con mezzi e personale di tutti gli enti territoriali competenti, tra cui Vigili del Fuoco, Polizia Stradale Compartimento del Veneto e Sezione di Vicenza, Arma dei Carabinieri, Polizia Locale di Vicenza e dell’Unione Comuni Terre del Retrone, Centrale Operativa Provinciale SUEM 118, Società Autostrada BS-PD Spa, Protezione Civile Provinciale.</p>



<p>L’esercitazione è finalizzata a “testare” la corretta applicazione del Piano di Gestione delle Emergenze di Società A4 BS-PD Spa ovvero le procedure previste in caso di incidente rilevante in galleria in conformità del decreto legislativo 264/2006 recante “Attuazione della Direttiva 2004/54/CE in materia di sicurezza per le gallerie della rete stradale transeuropea” nonché a testare i flussi di comunicazione e di intervento sia interni alla Società A4 Autostrada BS-PD Spa sia tra gli Enti preposti al soccorso.</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Si invitano gli organi di informazione a dare massima diffusione al presente comunicato, affinché gli utenti dell’Autostrada A4 BS-PD possano prestare la massima attenzione alla segnaletica e pianificare i propri spostamenti tenendo conto delle possibili ripercussioni sul traffico nella serata/notte del 20 giugno 2026.</p>
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		<title>Trump perché “sputtani” la Meloni? Quanto costa all’Italia il mancato asservimento agli USA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 14:17:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[IL GRAFFIO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché Trump umilia Meloni? La risposta più semplice — “la odia” — è anche la meno utile. Trump non ragiona quasi mai in termini di alleanze stabili, gratitudine politica o coerenza ideologica. Ragiona in termini di forza, dominio, visibilità e<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Perché Trump umilia Meloni? La risposta più semplice — “la odia” — è anche la meno utile. Trump non ragiona quasi mai in termini di alleanze stabili, gratitudine politica o coerenza ideologica. Ragiona in termini di forza, dominio, visibilità e convenienza immediata. Per questo l’attacco a Giorgia Meloni non va letto soltanto come una volgarità personale, ma come un messaggio politico: il presidente americano sta dicendo che nessun alleato europeo, neppure quello che più aveva cercato di costruire un rapporto privilegiato con lui, può sentirsi al riparo dalla sua logica di subordinazione.</p>



<p>La premier italiana aveva investito molto sul rapporto con Trump. Non solo per affinità politica con una parte del mondo conservatore americano, ma per una ragione strategica: presentarsi come il ponte più affidabile tra Washington e l’Europa. Meloni voleva essere la leader europea capace di parlare con la Casa Bianca trumpiana senza rompere con Bruxelles, con la Nato, con l’Ucraina e con l’establishment atlantico. Era un equilibrio difficile, ma finché Trump la trattava come interlocutrice speciale poteva funzionare. Ora quel capitale politico viene colpito nel punto più sensibile: l’immagine di una premier forte all’estero, rispettata dai grandi, capace di ottenere ascolto dove altri europei vengono respinti.</p>



<p>Trump, però, non riconosce rendite di posizione. Anzi, spesso colpisce proprio chi ha più da perdere dal rapporto con lui. Umiliare Meloni serve a ricordare che il legame con gli Stati Uniti, nella sua visione, non è un’alleanza tra pari ma un rapporto gerarchico. Il messaggio implicito è brutale: se vuoi accesso alla Casa Bianca, devi accettare anche il prezzo dell’umiliazione pubblica. È la stessa tecnica usata più volte con partner, collaboratori e avversari: prima l’investitura, poi lo schiaffo, infine la richiesta di lealtà. Chi incassa resta nel gioco; chi reagisce viene accusato di non capire il nuovo ordine.</p>



<p>Non c’è bisogno di immaginare un odio personale verso Meloni. C’è qualcosa di più freddo: Trump sembra non tollerare che un alleato rivendichi autonomia quando gli Stati Uniti chiedono allineamento pieno. La premier italiana, pur essendo politicamente più vicina a lui di molti leader europei, non può trasformare l’Italia in un satellite americano. Deve fare i conti con l’Unione europea, con il Quirinale, con la Nato, con l’interesse nazionale, con le imprese esportatrici, con l’opinione pubblica italiana e con dossier esplosivi come Ucraina, Medio Oriente, dazi, energia e difesa. Quando Meloni non coincide perfettamente con la linea di Trump, agli occhi del presidente americano smette di essere “l’amica italiana” e diventa una qualunque leader europea da piegare.</p>



<p>L’attacco è tanto più pesante perché arriva dopo mesi in cui Palazzo Chigi aveva provato a evitare lo scontro frontale. Meloni aveva scelto la via della prudenza: non rompere con Trump, non consegnarsi completamente a lui, non farsi trascinare nelle fratture più estreme tra Washington e Bruxelles. Ma questa posizione intermedia, che in Europa poteva apparire come realismo, per Trump può sembrare ambiguità. Il presidente americano preferisce i rapporti binari: o si è con lui, o si è contro di lui. E quando qualcuno tenta di restare nel mezzo, lui spesso forza la scena con una provocazione pubblica.</p>



<p>Per Meloni il danno è doppio. Sul piano internazionale viene colpita la narrazione della premier autorevole, quella che sa sedersi al tavolo dei potenti senza complessi. Sul piano interno viene messa in difficoltà la linea atlantista della destra di governo: se l’alleato americano si comporta da bullo, diventa più difficile spiegare agli italiani che Washington resta il punto di riferimento naturale e indiscutibile. Non a caso la reazione della premier è stata immediata e patriottica: “io e l’Italia non imploriamo mai”. In quella frase c’è la necessità di separare la dignità nazionale dal rapporto personale con Trump.</p>



<p>Quanto può pesare per l’Italia questo conflitto? Molto, se lo scontro smette di essere una sceneggiata verbale e diventa linea politica. Gli Stati Uniti non sono un partner qualsiasi: pesano sulla sicurezza europea, sulla Nato, sull’Ucraina, sull’intelligence, sulla stabilità del Mediterraneo, sull’energia, sui mercati finanziari e sull’export italiano. Un raffreddamento vero con Washington potrebbe complicare i dossier militari, indebolire la capacità italiana di incidere nei negoziati occidentali e aumentare l’esposizione delle imprese a ritorsioni commerciali o nuove incertezze tariffarie. Per un Paese manifatturiero come l’Italia, che vende molto negli Stati Uniti e vive di credibilità internazionale, il costo di una crisi prolungata non sarebbe simbolico.</p>



<p>Ma c’è anche un limite al potere di Trump. L’Italia non è sola: è dentro l’Unione europea, dentro la Nato, dentro una rete di interessi economici e strategici che nessun presidente americano può cancellare con una battuta. Se Meloni saprà trasformare l’offesa personale in una posizione istituzionale ferma, il danno potrà persino essere contenuto. La solidarietà di Mattarella va letta proprio in questa chiave: non è solo sostegno alla presidente del Consiglio, ma difesa della dignità dello Stato italiano. Quando un leader straniero umilia il capo del governo, il problema non riguarda una leader o un partito, riguarda il rango del Paese.</p>



<p>Il punto vero, quindi, non è se Trump odi Meloni. Il punto è che Trump non rispetta l’idea tradizionale di alleanza. Per lui gli alleati sono utili finché si mostrano docili, riconoscenti, spendibili nella sua narrazione di forza. Meloni aveva provato a essere l’interprete europea del trumpismo senza diventarne prigioniera. Oggi scopre che quel rapporto non garantisce protezione, ma espone a un rischio particolare: essere usata come esempio pubblico per intimidire gli altri.</p>



<p>La premier italiana ha davanti una scelta delicata. Se minimizza troppo, apparirà debole. Se rompe troppo, rischia di compromettere dossier strategici per l’Italia. La via più utile è una fermezza senza isteria: difendere la dignità nazionale, evitare l’escalation personale, ricostruire canali istituzionali con Washington e, soprattutto, smettere di fondare la politica estera su rapporti individuali con leader imprevedibili. Perché questa vicenda dimostra una cosa: con Trump non basta essere politicamente affini. Bisogna essere pronti al fatto che, da un giorno all’altro, l’amico diventi il bersaglio.</p>
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		<title>Stato di attenzione per il rischio ondate di calore</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 14:16:29 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[attenzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>VICENZA 19 GIUGNO &#8211; Il Centro funzionale decentrato della Regione del Veneto ha dichiarato per l’area che riguarda anche Vicenza lo stato di attenzione (giallo) per il rischio di ondate di calore almeno fino a sabato 20 giugno. Le previsioni meteorologiche per<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><br>VICENZA 19 GIUGNO &#8211; Il Centro funzionale decentrato della Regione del Veneto ha dichiarato per l’area che riguarda anche Vicenza lo stato di attenzione (giallo) per il rischio di ondate di calore almeno fino a sabato 20 giugno. Le previsioni meteorologiche per oggi e domani indicano infatti caldo, con disagio fisico intenso, su tutta la Regione.Si raccomanda, quindi, in particolare a persone anziane, bambini, donne in gravidanza e persone affette da patologie, di evitare esposizioni prolungate all’aperto nelle ore più calde della giornata e di ridurre lo svolgimento di attività fisiche affaticanti.Per anziani e persone sole è a disposizione lo sportello telefonico del Comune di Vicenza &#8220;Vicenza solidale&#8221;, utile per avere un supporto e informazioni utili, oltre che l’indicazione dei centri civici dotati di climatizzazione. Lo sportello si può contattare al numero 0444221020, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12, martedì e giovedì anche dalle 15.30 alle 17.30.Tra gli interventi previsti, oltre alla compagnia telefonica e l&#8217;aiuto per il primo accesso ai servizi sociali, si possono richiedere informazioni sui servizi per le persone anziane o particolarmente fragili nel periodo estivo o in caso di situazioni di emergenza. Si possono ottenere informazioni in merito alle attività aggregative, culturali e sociali che vengono proposte nei centri per anziani della città, conoscerne gli orari di apertura e i servizi offerti, tenuto conto che tutti sono muniti di impianto di aria condizionata.Si ricorda che le ondate di calore possono favorire anche l’aumento della concentrazione nell&#8217;aria di ozono, con possibili disagi per le persone più fragili. Per conoscere i livelli di ozono durante il periodo estivo, è possibile consultare le pagine Previsione Ozono e Qualità dell&#8217;aria &#8211; Dati in diretta in cui l&#8217;Arpav pubblica giornalmente i valori rilevati dalle centraline.Inoltre, come disposto dalla Regione del Veneto, fino al 31 agosto anche a Vicenza vige il divieto di svolgimento dell&#8217;attività lavorativa in condizioni di esposizione prolungata al sole, dalle 12:30 alle 16, nel settore agricolo e florovivaistico, nonché nei cantieri edili all&#8217;aperto e nelle cave, limitatamente ai giorni e alle aree con un livello di rischio alto.<br><br><strong>Maggiori informazioni</strong>Sportello solidale: <a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/xdzren/xjrze0/uf/3/aHR0cHM6Ly93d3cuY29tdW5lLnZpY2VuemEuaXQvVml2ZXJlLWlsLWNvbXVuZS9MdW9naGkvU3BvcnRlbGxvLVZpY2VuemEtU29saWRhbGU?_d=B5I&amp;_c=16c19b11" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.comune.vicenza.it/Vivere-il-comune/Luoghi/Sportello-Vicenza-Solidale </a><br>Informazioni al pubblico sul livello di ozono: <a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/xdzren/xjrze0/uf/4/aHR0cHM6Ly93d3cuYXJwYS52ZW5ldG8uaXQvdGVtaS1hbWJpZW50YWxpL2FyaWEvaW5mb3JtYXppb25lLWFsLXB1YmJsaWNvLXN1aS1saXZlbGxpLWRpLW96b25v?_d=B5I&amp;_c=3d1f4832" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/aria/informazione-al-pubblico-sui-livelli-di-ozono</a><br>Ordinanza della Regine del Veneto: <a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/xdzren/xjrze0/uf/5/aHR0cHM6Ly9idXIucmVnaW9uZS52ZW5ldG8uaXQvQnVydlNlcnZpY2VzL3B1YmJsaWNhL0RldHRhZ2xpb0Rnci5hc3B4P2lkPTU4NDgzNQ?_d=B5I&amp;_c=7459bb95" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=584835</a></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td></td></tr></tbody></table></figure>



<p><img decoding="async" src="https://app.mailrouter.it/nl/pmcne9/xdzren/xjrze0/lf/mon.gif?_t=793cb4a0" alt=""></p>
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		<title>L&#8217;estremizzazione dei poli apre una prateria per il Centro e i liberaldemocratici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 07:39:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Immaginare un’alternativa politica al bipopulismo italiano appariva, soltanto due anni fa, come un esercizio velleitario.&#160; Oggi, la prospettiva sta diventando una necessità dettata dalla realtà dei fatti.&#160; Le due grandi coalizioni, destra e sinistra, hanno fallito la prova<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Immaginare un’alternativa politica al bipopulismo italiano appariva, soltanto due anni fa, come un esercizio velleitario.&nbsp;</p>



<p>Oggi, la prospettiva sta diventando una necessità dettata dalla realtà dei fatti.&nbsp;</p>



<p>Le due grandi coalizioni, destra e sinistra, hanno fallito la prova della responsabilità: invece di offrire un&#8217;alternanza coerente e governativa, si sono avvitate su se stesse, inseguendo il consenso attraverso una radicalizzazione costante.&nbsp;</p>



<p>Non è un’opinione, ma l&#8217;evidenza di un sistema che, per sopravvivere a se stesso, cerca disperatamente di correggere la rotta verso modelli ancora più maggioritari, blindando un bipolarismo che non rappresenta più il Paese.&nbsp;</p>



<p>Eppure, proprio mentre i poli si estremizzano nel tentativo di nascondere le proprie linee di frattura, si apre una finestra di opportunità per chi ha ancora il coraggio di proporre una visione autenticamente liberaldemocratica ed europeista.</p>



<p>In altre parole, la tesi&nbsp;secondo cui l&#8217;unica democrazia possibile sia quella bloccata tra due coalizioni forzate, incapaci di governare ma abilissime nel demonizzarsi a vicenda, sta crollando sotto il peso della sua stessa inadeguatezza.&nbsp;</p>



<p>E paradossalmente, proprio mentre Giorgia Meloni ed Elly Schlein studiano correzioni iper-maggioritarie alla legge elettorale per blindare lo status quo, la realtà sembra stia&nbsp;&nbsp;spingendo il sistema verso una radicale scomposizione.&nbsp;</p>



<p>Una forza centrifuga che sposta i baricentri dei due poli verso gli estremi e che, per la prima volta dopo anni, rischia di spalancare vere e proprie praterie politiche per un&#8217;offerta liberaldemocratica.</p>



<p>Per comprendere la natura di questo sbriciolamento basta guardare ai programmi che i due schieramenti dovranno mettere sul tavolo da qui al 2027.&nbsp;</p>



<p>Non sono più le componenti moderate a dettare la linea, ma le pulsioni più radicali ed esterne.</p>



<p>A destra, l’irrompere sulla scena del Generale Roberto Vannacci ha sdoganato un armamentario identitario ed autarchico che flirta apertamente con il modello civile della Russia di Putin.&nbsp;</p>



<p>Una deriva che toglie il respiro all’area sedicente liberale del centrodestra – da Forza Italia all&#8217;orbita Moratti – costretta all&#8217;eterno e rassegnato traino agli estremisti di coalizione.</p>



<p>A sinistra la situazione è speculare, se non più marcata.&nbsp;</p>



<p>Sotto la guida di Elly Schlein, il Partito Democratico sta completando una progressiva metamorfosi nel suo perfetto anagramma:&nbsp;DP, ovvero Democrazia Proletaria.&nbsp;</p>



<p>Più che un partito a vocazione maggioritaria, il Nazareno somiglia oggi a un&#8217;assemblea d&#8217;istituto che rimpiange i fasti della sinistra radicale di Nichi Vendola o, peggio, che si fa dettare l&#8217;agenda sociale ed economica da Maurizio Landini e quella sullo sviluppo da Angelo Bonelli.&nbsp;</p>



<p>In uno scenario ipotetico di governo del &#8220;Campo largo&#8221;, i Ministeri chiave potrebbero essere guidati da figure pronte a varare patrimoniali e blocchi alla crescita, il tutto condito dall&#8217;ambiguità strutturale sulla politica estera, sul sostegno all&#8217;Ucraina e sul riarmo europeo imposta dal veto di Giuseppe Conte.</p>



<p>Il risultato è sotto gli occhi di tutti: le posizioni di Matteo Salvini sulla Russia sono sovrapponibili a quelle di Giuseppe Conte; l&#8217;antiamericanismo di Vannacci si specchia in quello di Alessandro Di Battista.</p>



<p>Gli estremi si toccano, i programmi diventano acrobazie ed i riformisti rimasti nel PD assistono sbalorditi ed inerti alla negazione dei principi fondanti del 2007, preferendo per pavidità girarsi dall&#8217;altra parte.</p>



<p>C’è molta vita dentro quella piccola fessura che divide il centrodestra dal centrosinistra, anche se il paradosso attuale è evidente: i poli maggiori, dove tutti la pensano in modo diverso, stanno insieme per fame di potere; al centro, dove tutti convengono sui medesimi valori e principi, si tende ancora a combattersi gli uni contro gli altri.</p>



<p>Lo abbiamo purtroppo visto qualche anno fa nelle “baruffe chiozzotte” fra Renzi e Calenda.</p>



<p>Eppure, qualcosa si muove. I</p>



<p>l recente successo di pubblico al Teatro Franco Parenti di Milano per l&#8217;iniziativa di<a href="http://europeisti.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;Europeisti.eu&nbsp;</a>dimostra che la domanda politica per un&#8217;alternativa di mercato, pro-Ucraina, e seriamente federalista, esiste ed è trasversale.&nbsp;</p>



<p>Ma la vera novità geopolitica del centro è il movimento tellurico generato da alcune figure femminili della sinistra riformista che hanno rifiutato la sottomissione al bipopulismo.</p>



<p>L&#8217;uscita dal PD di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo, ha impresso una scossa salutare.&nbsp;</p>



<p>Il suo&nbsp;Spazio Pubblico&nbsp;– esplicito richiamo alla&nbsp;Place Publique&nbsp;con cui Raphaël Glucksmann sta sfidando in Francia sia il lepenismo sia il populismo della gauche di Mélenchon – si candida ad essere la miccia per una nuova aggregazione.&nbsp;</p>



<p>Attorno a quel palco si incrociano destini e strade diverse: Picierno con la sua nuova creatura, Marianna Madia (approdata da indipendente nell&#8217;alveo riformista), Elisabetta Gualmini (approdata in Azione), fino a Lia Quartapelle e Simona Malpezzi che resistono nel PD esprimendo un malessere non più occultabile.</p>



<p>È la dimostrazione plastica che il recinto del centrosinistra Schlein-Conte non è più inclusivo.&nbsp;</p>



<p>Chi crede nell&#8217;Occidente e nell&#8217;integrazione europea non può convivere con l&#8217;ambiguità morale di fronte alle autocrazie.</p>



<p>In questo schema in pieno movimento, la posizione di Matteo Renzi resta l&#8217;incognita più fluida. Dopo il fallimento del Terzo Polo alle Europee, il leader di Italia Viva ha scelto la strada del &#8220;gregario fedele&#8221; nel centrosinistra per pura tattica di sopravvivenza.&nbsp;</p>



<p>Una scelta legittima, che lo ha costretto però a sottoscrivere quasi tutto lo sbandamento populista del Campo largo, senza riuscire a farsi accettare né dai grillini (che continuano a porre veti) né dal PD.&nbsp;</p>



<p>Ma la fluidità politica di Renzi è nota: difficilmente si farà contenere e ridimensionare da Schlein e Bettini da qui alle prossime elezioni politiche.</p>



<p>Il vero nodo, semmai, riguarda la capacità delle forze autenticamente terze, a cominciare da Azione di Carlo Calenda, dal neonato Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin, e dalle reti liberal-socialiste,&nbsp;&nbsp;di superare una volta per tutte i personalismi e gli egoismi di vertice,&nbsp;</p>



<p>lavorando per un centro forte che provi ad intercettare quel&nbsp;10% di elettorato&nbsp;moderato orfano e spaventato.</p>



<p>Perché vedete, a differenza del Centro destra e del Campo Largo, costretti a nascondere sotto il tappeto le proprie contraddizioni su tasse, giustizia e soprattutto collocazione internazionale, le forze liberaldemocratiche ed europeiste non devono fare sacrifici programmatici drammatici.&nbsp;</p>



<p>Un programma comune tra Calenda, Marattin, Picierno ed i radicali a mio avviso si potrebbe scrivere in un pomeriggio, senza&nbsp;&nbsp;dover propinare agli elettori &#8220;balle spaziali&#8221; frutto di mediazioni all’ultima virgola.</p>



<p>Certo non è ancora tutto rose e fiori, il quadro è forse&nbsp;&nbsp;ancora confuso, frammentato e appesantito da vecchi rancori ed ego smisurati.</p>



<p>Ma se si pensa che il destino di questo Paese non possa essere ridotto al ballottaggio perpetuo tra il sovranismo di Vannacci e il massimalismo della nuova &#8220;Democrazia Proletaria&#8221;, allora l&#8217;uscita di sicurezza dal Dio bipopulista va aperta adesso.&nbsp;</p>



<p>C&#8217;è ancora tempo per costruire una vera alternativa, e da qualche parte bisogna pure cominciare.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/lestremizzazione-dei-poli-apre-una-prateria-per-il-centro-e-i-liberaldemocratici/">L&#8217;estremizzazione dei poli apre una prateria per il Centro e i liberaldemocratici</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Messina, Orcel, e l’ “articolo quinto”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 07:37:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C’è una domanda, apparentemente fuori contesto, ma in realtà cruciale, che&#160;&#160;mi ronza in testa osservando l&#8217;attuale frenetico risiko bancario italiano:&#160;ma alla fin fine, c’è poi così tanta differenza fra la politica e gli affari?&#160; O, per dirla meglio:<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>C’è una domanda, apparentemente fuori contesto, ma in realtà cruciale, che&nbsp;&nbsp;mi ronza in testa osservando l&#8217;attuale frenetico risiko bancario italiano:&nbsp;ma alla fin fine, c’è poi così tanta differenza fra la politica e gli affari?&nbsp;</p>



<p>O, per dirla meglio: le caratteristiche di un grande politico&nbsp;sono le stesse&nbsp;di un grande banchiere?</p>



<p>Di&nbsp;primo acchito potrebbe sembrare una provocazione retorica.&nbsp;</p>



<p>Eppure, proviamo a grattare la superficie.&nbsp;</p>



<p>Cosa differenzia un “politico di razza” da un banale “politicante”, buono solo per alzare la mano a comando in Parlamento?&nbsp;</p>



<p>La risposta è semplice: la&nbsp;visione.&nbsp;</p>



<p>Un politico vero è colui che riesce a guardare ed a vedere il domani; il politicante ha lo sguardo mestamente ripiegato sulle prossime elezioni.&nbsp;</p>



<p>È la differenza che passava tra Winston Churchill – che sotto le bombe naziste vedeva già la vittoria – e coloro che, terrorizzati dal presente, imploravano un umiliante accordo con Hitler.</p>



<p>Per come la vedo io, nel mondo degli affari e dell’alta finanza&nbsp;&nbsp;la genetica del comando è identica.&nbsp;</p>



<p>Senza le visioni profetiche di Steve Jobs, oggi non avremmo in tasca uno smartphone.&nbsp;</p>



<p>Allo stesso modo, i grandi Banchieri non sono semplici contabili con la cravatta buona: sono figure capaci di vedere equilibri geopolitici e finanziari ancora di là da venire.</p>



<p>Prendiamo il caso di cui di dibatte in questi giorni: quello del Monte dei Paschi di Siena.&nbsp;</p>



<p>Non serve&nbsp;&nbsp;che mi soffermi troppo sui dettagli dell’Opas da 30 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo ed Unipol.&nbsp;</p>



<p>Quella partita, piaccia o meno ai senesi o all&#8217;Amministratore delegato Lovaglio, a mio modesto avviso, è virtualmente chiusa.&nbsp;</p>



<p>Il motivo è brutale ma pragmatico: quando un gigante ti mette sul tavolo oltre 30 miliardi&nbsp;<em>cash</em>, o hai la forza di rilanciare a 35, oppure abbozzi.&nbsp;</p>



<p>Ci si può incazzare, ci si può appellare alla storia, alle radici senesi ed alle tradizioni secolari, ma più in là non si va.&nbsp;</p>



<p>È il famoso&nbsp;“articolo quinto” di Cucciana memoria: chi ha i soldi in mano ha vinto.</p>



<p>Ma la vera politica-finanziaria di razza – quella che cambia i destini economici di una nazione – adesso&nbsp;&nbsp;la si vede muovendo lo sguardo oltre Siena, verso Trieste.&nbsp;</p>



<p>La notizia bomba lanciata dal principale quotidiano economico italiano, e rilanciata dalle Agenzie, è di quelle che ridisegnano le mappe<strong>:&nbsp;</strong>Andrea Orcel, il timoniere di Unicredit, avrebbe tentato la mossa del cavallo su Assicurazioni Generali, offrendo alla holding Delfin (la cassaforte dei Del Vecchio) uno scambio azionario per rilevare il loro 10% del Leone.</p>



<p>L’operazione sulla carta sarebbe dirompente; ai valori di mercato attuali si&nbsp;&nbsp;tradurrebbe in circa il 5% del capitale di Unicredit in cambio del pacchetto Generali.</p>



<p>Per Andrea Orcel il risultato sarebbe rilevante: la partecipazione di Unicredit in Generali si assesterebbe a ridosso della soglia del 20%, trasformandola in uno degli azionisti dominanti della compagnia triestina.</p>



<p>Delfin, invece, diventerebbe il primo azionista della stessa Unicredit con una quota vicina all’8%.</p>



<p>Certo, pare che Delfin per ora avrebbe risposto &#8220;no grazie&#8221; (i Del Vecchio sarebbero al momento interessati più alla liquidità che ad ulteriori pacchetti azionari), ma il segnale politico-finanziario è stato lanciato.&nbsp;</p>



<p>Ed è un segnale di una lungimiranza straordinaria.</p>



<p>Perché sappiamo tutti che Generali non è una semplice compagnia di assicurazioni.&nbsp;</p>



<p>Con oltre 40 miliardi di Btp in portafoglio ed il controllo del risparmio degli italiani,&nbsp;Generali è il cuore pulsante del capitalismo tricolore<strong>.</strong></p>



<p>In altre parole chi controlla Generali, controlla la stabilità finanziaria del Paese.</p>



<p>Spero vi siate resi conto che a questo livello la finanza diventa alta politica.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;attivismo di Orcel su Trieste non è un semplice dispetto a Carlo Messina (Intesa).&nbsp;</p>



<p>Al contrario, nel gergo romano dei corridoi finanziari, sta prendendo corpo il cosiddetto&nbsp;&#8220;patto della cacio e pepe&#8221;, prendendo spunto dal fatto che sia Carlo Messina che Andrea Orcel sono “romani de Roma”.</p>



<p>E qual’ è la grande idea della “cacio e pepe”?&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Una strategia in cui nessuno comanda da solo, tutti sono presenti, ed i pesi si bilanciano reciprocamente.&nbsp;</p>



<p>Una Generali presidiata da due soci forti (Intesa ed Unicredit a specchio), con la benedizione di Delfin, toglierebbe le castagne dal fuoco a tutti.&nbsp;</p>



<p>Darebbe vita ad una fortezza inattaccabile dagli appetiti stranieri, senza che nessuno debba consolidare il rischio nei propri bilanci.</p>



<p>In fondo, una parte del mercato ritiene da tempo possibile questa forma di coabitazione tra i due grandi gruppi bancari attorno a Generali.&nbsp;</p>



<p>Lo confermano le stesse dichiarazioni di Carlo Messina: ciò che interessa a Intesa non è una faticosa e politicamente complessa scalata assicurativa, ma il solido contributo economico e patrimoniale che il Leone può garantire.&nbsp;</p>



<p>È la realpolitik finanziaria al suo meglio: massima resa col minimo rischio di rigetto da parte delle Authority.</p>



<p>A ben rifletterci questo scenario di coabitazione conviene a tutti, in primis a mio avviso ad Intesa Sanpaolo.&nbsp;</p>



<p>Ecco perché:</p>



<p><strong>Il bando dell&#8217;Ivass:</strong>&nbsp;L&#8217;autorità di vigilanza sulle Assicurazioni, per bocca del presidente Paolo Angelini, ha già avvertito che i presupposti prudenziali verranno esaminati col lentino.</p>



<p><strong>Il nodo della concorrenza:</strong>&nbsp;Intesa, tramite l&#8217;operazione Mps, si troverà a controllare Mediobanca (e quindi il 13,2% di Generali). Ma Intesa ha già la sua&nbsp;Intesa Vita. Diventare il padrone assoluto del suo principale concorrente (Generali) aprirebbe un caso gigantesco di Antitrust e Vigilanza.</p>



<p>E la politica romana, quella dei palazzi governativi?&nbsp;</p>



<p>Giorgia Meloni si schermisce, dichiara a margine del G7 che il governo&nbsp;&#8220;non ha alcun ruolo<em>&#8220;</em>&nbsp;e guarda con distacco le dinamiche di mercato.</p>



<p>Ma credetemi che si tratta di un “finto disinteresse diplomatico”.&nbsp;</p>



<p>Il dossier Assicurazioni Generali era, è, e resterà eminentemente politico.</p>



<p>Da un lato c’è la necessità di blindare l’&#8221;italianità&#8221; degli asset rispetto alle mire straniere (si veda il Banco BPM spinto dall&#8217;Agricole), dall&#8217;altro c&#8217;è la scaltrezza geopolitica di Orcel.&nbsp;</p>



<p>Il Ceo di Unicredit sta giocando una partita difficilissima in Germania su Commerzbank, scontrandosi con i nazionalismi di Berlino.&nbsp;</p>



<p>Comprare pezzi di Generali e stringere patti di ferro in Italia serve ad Orcel per&nbsp;diversificare il rischio politico tedesco: se la partita a Francoforte si fa troppo dura, Unicredit riafferma la sua centralità indiscussa nel sistema Italia.</p>



<p>E credetemi che, qualora Messina ed Orcel trovassero la quadra sulle Generali (Delfin permettendo) a quel punto a Roma riscoprirebbero l’”italianità” di Unicredit, negata al tempo della Golden Power sull’operazione Banco Bpm.</p>



<p>Torniamo allora alla domanda iniziale: c&#8217;è differenza tra politica e affari?&nbsp;</p>



<p>No, quando si parla di livelli così alti.</p>



<p>Il politicante aspetta il voto di domani, il banchiere mediocre guarda il bilancio del trimestre.&nbsp;</p>



<p>Ma il politico di razza ed il grande banchiere guardano lo scacchiere a dieci anni.&nbsp;</p>



<p>La mossa di Unicredit su Generali, incastrata perfettamente nell&#8217;asse Intesa-Mps, dimostra che la finanza italiana sta provando a scrivere il proprio futuro prima che qualcuno da fuori decida di scriverlo al posto suo.&nbsp;</p>



<p>E lo fa applicando l&#8217;unica vera legge che la politica e gli affari condividono da sempre:&nbsp;creare un equilibrio di potere così solido da rendersi indispensabili.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Carte d’identità, i Comuni (Vicenza compresa) attaccano il Governo: “Decisione confusa, cittadini disorientati”</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 15:17:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vicenza, Firenze, Padova, Bergamo, Milano, Torino, Verona, Sesto Fiorentino e Fiesole puntano il dito contro il Governo sulla gestione della proroga relativa alle carte d’identità cartacee. In una nota congiunta, assessori e amministratori comunali parlano di una scelta che rischia<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Vicenza, Firenze, Padova, Bergamo, Milano, Torino, Verona, Sesto Fiorentino e Fiesole puntano il dito contro il Governo sulla gestione della proroga relativa alle carte d’identità cartacee. In una nota congiunta, assessori e amministratori comunali parlano di una scelta che rischia di creare “grande confusione tra i cittadini” e di vanificare mesi di lavoro svolti dagli uffici comunali.</p>



<p>“Invitiamo i nostri cittadini e le nostre cittadine a continuare a venire presso i nostri uffici a farsi rilasciare la CIE”, si legge nel documento firmato dagli assessori ai servizi demografici delle principali città coinvolte.</p>



<p>Nel mirino finisce la decisione del Consiglio dei Ministri secondo cui “le carte d’identità cartacee non ancora scadute mantengono la propria validità fino alla naturale scadenza, anche oltre il termine del 3 agosto 2026”. Una proroga definita dagli amministratori come “raffazzonata, improvvisata e tardiva”.</p>



<p>“Sulle carte d’identità il Governo sembra attraversare una vera crisi d’identità”, affermano i firmatari, sottolineando come i Comuni abbiano lavorato per mesi potenziando sportelli, ampliando orari e avviando campagne informative per accompagnare la transizione verso la Carta d’Identità Elettronica.</p>



<p>Secondo gli assessori, la nuova misura non chiarisce diversi aspetti operativi: “Per alcune finalità, come l’espatrio, la carta cartacea continua a non essere utilizzabile secondo le scadenze già previste; per altri aspetti viene introdotto un rinvio temporaneo; non è chiaro cosa accade per l’accesso ai servizi di enti privati”. Una situazione che, secondo la nota, rischia di rendere il quadro “difficilmente comprensibile per i cittadini e destabilizzante per l’organizzazione dei servizi comunali”.</p>



<p>I rappresentanti dei Comuni parlano inoltre di una distanza crescente tra livelli istituzionali: “Ancora una volta emerge la distanza tra chi governa e chi opera nei territori ogni giorno. I Comuni avevano segnalato criticità e chiesto risorse aggiuntive, senza ottenere risposte adeguate”.</p>



<p>Non manca un passaggio critico sulla modalità dell’intervento normativo, definito “un provvedimento dell’ultimo minuto che appare più come sintomo di una crisi di indirizzo che una scelta utile ai cittadini”, oltre alla contestazione del fatto che la misura sia stata inserita in un decreto ritenuto non pertinente.</p>



<p>Nonostante le critiche, resta l’invito alla popolazione a proseguire normalmente con le richieste della Carta d’Identità Elettronica: “Noi continuiamo a fare la nostra parte, garantendo servizi e informazioni corrette”, ribadiscono gli amministratori.</p>



<p>La nota è firmata, tra gli altri, da Leonardo Nicolai (Vicenza), Laura Sparavigna (Firenze), Francesca Benciolini (Padova), Giacomo Angeloni (Bergamo), Gaia Romani (Milano), Cristina Scaletti (Fiesole, sindaca), Francesco Tresso (Torino), Irene Falchini (Sesto Fiorentino) e Federico Benini (Verona).</p>
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		<title>Decathlon promette 2.000 euro in azioni ai dipendenti di tutto il mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 15:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Decathlon ha annunciato che nel 2029 la maggior parte dei suoi 103.000 dipendenti nel mondo riceverà in media circa 2.000 euro in azioni gratuite. Una misura presentata come rafforzamento dell’azionariato dei lavoratori, ma che arriva anche in un contesto segnato<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Decathlon ha annunciato che nel 2029 la maggior parte dei suoi 103.000 dipendenti nel mondo riceverà in media circa 2.000 euro in azioni gratuite. Una misura presentata come rafforzamento dell’azionariato dei lavoratori, ma che arriva anche in un contesto segnato da recenti tensioni e controversie sindacali.</p>



<p>“Si chiama semplicemente azionariato dei dipendenti”, spiega Nicolas Doze, commentatore economico di LCI, sottolineando come non si tratti di un’innovazione assoluta all’interno della cosiddetta “galassia Mulliez”, che comprende anche insegne come Auchan e Leroy Merlin.</p>



<p>Nel gruppo Decathlon, infatti, la partecipazione azionaria dei dipendenti è attiva dal 1987. Oggi circa il 54% della forza lavoro detiene azioni della società: circa 56.000 dipendenti controllano complessivamente il 13% del capitale.</p>



<p>La misura annunciata guarda però al futuro più che al presente. Non si tratta di un intervento immediato sul potere d’acquisto, ma di una promessa di lungo periodo legata alla crescita dell’azienda e alla distribuzione della ricchezza generata.</p>



<p>“Non la vedo come una semplice trovata pubblicitaria”, osserva ancora Doze. “Il senso è che bisogna lavorare per creare ricchezza. Una volta creata, può essere redistribuita. E un’azienda, per esistere, ha bisogno di azionisti”.</p>



<p>Secondo l’analisi economica, strumenti di questo tipo rientrano in una logica di partecipazione agli utili: meccanismi che possono incidere sul coinvolgimento dei dipendenti e, in parte, sul loro potere d’acquisto, beneficiando anche di un regime fiscale e contributivo agevolato.</p>



<p>Una scelta che, tra incentivo e strategia industriale, rilancia il modello della partecipazione interna come leva di stabilità e fidelizzazione della forza lavoro.</p>
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		<title>In Pediatria arrivano i visori virtuali: meno paura e meno dolore per i bambini del San Bortolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 13:35:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La realtà virtuale entra nella Pediatria dell’ospedale San Bortolo di Vicenza per aiutare i piccoli pazienti ad affrontare con maggiore serenità esami, prelievi e procedure mediche. Grazie a una donazione dell’associazione ABAM ETS, il reparto può ora contare su tre<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>La realtà virtuale entra nella Pediatria dell’ospedale San Bortolo di Vicenza per aiutare i piccoli pazienti ad affrontare con maggiore serenità esami, prelievi e procedure mediche. Grazie a una donazione dell’associazione ABAM ETS, il reparto può ora contare su tre visori di ultima generazione progettati per ridurre stress, ansia e percezione del dolore durante il percorso di cura.</p>



<p>L’iniziativa si inserisce nel costante impegno della Pediatria vicentina per rendere l’esperienza ospedaliera non solo efficace dal punto di vista clinico, ma anche più accogliente e a misura di bambino.</p>



<p>I dispositivi consentono ai piccoli pazienti di immergersi in giochi, storie interattive, musica e ambientazioni coinvolgenti durante prelievi, medicazioni e procedure diagnostiche. L’obiettivo è distrarre il bambino dall’esperienza medica, trasformando un momento spesso vissuto con timore in un’attività più serena e gestibile.</p>



<p>L’efficacia di questo approccio è confermata da numerosi studi internazionali, che evidenziano una riduzione del dolore percepito fino al 60% e dell’ansia legata alle procedure fino al 45%.</p>



<p>La tecnica della distrazione permette infatti di diminuire sia la percezione del dolore sia la componente emotiva associata alle cure. Attraverso la realtà virtuale i bambini possono esplorare ambienti nuovi, seguire racconti o guardare cartoni animati, allontanando per qualche minuto l’attenzione da aghi, camici e strumenti medici.</p>



<p>I benefici non riguardano soltanto i piccoli pazienti. Anche per medici, infermieri e famiglie la gestione delle procedure diventa più semplice, riducendo episodi di pianto, agitazione o rifiuto delle visite. Un aspetto importante per evitare che il ricovero o le cure lascino ricordi negativi o traumatici.</p>



<p>I visori scelti sono portatili, leggeri, facilmente sanificabili e dotati di una piattaforma con contenuti multimediali pensati per le diverse fasce d’età.</p>



<p>L’introduzione di questa tecnologia rappresenta un ulteriore tassello dei progetti dedicati all’umanizzazione delle cure portati avanti dal reparto.</p>



<p>«Ringrazio ABAM ETS per questa donazione – commenta il direttore generale dell’ULSS 8 Berica, Peter Assembergs – che dimostra una volta di più l’attenzione all’umanizzazione delle cure che fa parte della cultura del San Bortolo e più in generale di questa Azienda. Un obiettivo che deriva innanzitutto dalla sensibilità di tutto il personale sanitario e per il quale vi è una costante apertura verso la sperimentazione di nuove modalità e nuove tecnologie, come in questo caso con la realtà virtuale».</p>



<p>Soddisfazione anche da parte dell’associazione donatrice. «Anche attraverso le nostre precedenti donazioni, ABAM ha dimostrato una particolare attenzione all’innovazione – spiega Paolo Bassan, presidente di ABAM ETS –. Si tratta di supporti d&#8217;avanguardia per la Pediatria di Vicenza, una struttura già ampiamente riconosciuta come un’eccellenza. Con la nostra associazione cerchiamo, nel nostro piccolo, di offrire un valore aggiunto che coniughi tecnologia, comfort e serenità per i bambini e per le loro famiglie. Ricordo sempre che dietro un bambino che ha bisogno di cure mediche c’è anche una famiglia che affronta un momento difficile: mantenere questo focus umano per noi è fondamentale».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/in-pediatria-arrivano-i-visori-virtuali-meno-paura-e-meno-dolore-per-i-bambini-del-san-bortolo/">In Pediatria arrivano i visori virtuali: meno paura e meno dolore per i bambini del San Bortolo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Congresso nazionale Fap Acli, Vicenza domina: Luzi primo eletto, Visonà guida i probiviri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 13:17:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vicenza si conferma protagonista a livello nazionale nel mondo della Fap Acli. Al VII Congresso nazionale della Federazione anziani e pensionati delle Acli, svoltosi nei giorni scorsi a Roma e dedicato al tema &#8220;Un ponte tra passato e futuro&#8221;, la<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Vicenza si conferma protagonista a livello nazionale nel mondo della Fap Acli. Al VII Congresso nazionale della Federazione anziani e pensionati delle Acli, svoltosi nei giorni scorsi a Roma e dedicato al tema &#8220;Un ponte tra passato e futuro&#8221;, la delegazione vicentina ha ottenuto risultati di assoluto rilievo, confermando il peso della realtà berica all&#8217;interno dell&#8217;associazione.</p>



<p>La delegazione, la più numerosa tra quelle presenti, ha rappresentato gli oltre 16 mila iscritti della provincia di Vicenza ed era guidata dal segretario provinciale Andrea Luzi e dal segretario regionale Giuseppe Brighenti, che ricopre anche il ruolo di presidente delle ACLI di Vicenza aps.</p>



<p>A certificare la forza della rappresentanza vicentina e veneta sono stati i risultati delle elezioni per il rinnovo degli organismi nazionali. Andrea Luzi è risultato il primo degli eletti nel nuovo Comitato nazionale Fap Acli con 89.950 voti. Ottimo risultato anche per Serafino Angelo Zilio, già segretario nazionale, che ha ottenuto 69.950 voti.</p>



<p>Prestazione di rilievo anche per Alessandra Visonà, risultata la prima degli eletti nel Collegio dei probiviri con 81.000 voti.</p>



<p>A questo si aggiunge una significativa presenza veneta nel nuovo Comitato nazionale: sono infatti sette i rappresentanti della regione eletti nell&#8217;organismo, compreso Giuseppe Brighenti. Un dato che assume ancora maggiore valore considerando che sei dei primi undici eletti provengono dal Veneto.</p>



<p>Un risultato che, secondo quanto evidenziato dagli organizzatori, è stato reso possibile grazie al lavoro di coordinamento svolto dalla delegazione vicentina e veneta sotto la guida di Andrea Luzi, con il supporto del segretario regionale Giuseppe Brighenti.</p>



<p>Nel corso del Congresso sono stati individuati anche i principali obiettivi che guideranno l&#8217;azione della Fap Acli nei prossimi anni. Tra le priorità figurano il contrasto alla solitudine e all&#8217;isolamento sociale degli anziani attraverso la promozione di relazioni e partecipazione; la difesa di un sistema sanitario pubblico, universale e vicino ai cittadini, con particolare attenzione all&#8217;assistenza territoriale e domiciliare; il rafforzamento della presenza dell&#8217;associazione nei territori e nei processi decisionali legati al welfare locale.</p>



<p>Tra gli altri temi emersi vi sono la promozione dell&#8217;alfabetizzazione digitale per evitare nuove forme di esclusione, il sostegno al dialogo intergenerazionale valorizzando il ruolo degli anziani nelle comunità, l&#8217;impegno per la pace, la solidarietà e la giustizia sociale e lo sviluppo di esperienze condivise di servizio civile tra giovani e anziani.</p>



<p>«Ringrazio la delegazione vicentina e veneta di questo straordinario risultato, che premia in particolare la forza della Fap Acli della provincia di Vicenza, la prima in Italia in ambito Acli per numero di associati con oltre 16 mila soci. Continuerò la mia esperienza da segretario provinciale – ha commentato Andrea Luzi – non avendo intenzione di ricoprire l&#8217;incarico di segretario nazionale, anche se non farò mancare il mio contributo per la crescita dell&#8217;Associazione».</p>
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		<title>Caldo africano sul Veneto: scatta l&#8217;allerta gialla in tutta la regione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 13:02:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[METEO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosegue l’ondata di caldo che sta interessando il Veneto. Il Centro Funzionale Decentrato della Protezione Civile regionale ha confermato l’allerta gialla per rischio ondate di calore, una situazione che, secondo le previsioni, dovrebbe protrarsi almeno fino a lunedì. Per la<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Prosegue l’ondata di caldo che sta interessando il Veneto. Il Centro Funzionale Decentrato della Protezione Civile regionale ha confermato l’allerta gialla per rischio ondate di calore, una situazione che, secondo le previsioni, dovrebbe protrarsi almeno fino a lunedì.</p>



<p>Per la giornata di oggi, giovedì 18 giugno, è stata dichiarata la fase di attenzione per caldo su gran parte del territorio regionale. Restano escluse dall’allerta le aree delle Dolomiti orientali e occidentali, il Feltrino, le Prealpi vicentine e l’Altopiano dei Sette Comuni, le Prealpi orientali del Baldo e della Lessinia settentrionale, le Prealpi bellunesi con Valbelluna e Feltrino, l’area Alpago-Cansiglio e le Prealpi trevigiane.</p>



<p>Da domani, venerdì 19 giugno, l’allerta gialla verrà estesa a tutto il Veneto, senza eccezioni.</p>



<p>L’avviso arriva in un contesto meteorologico caratterizzato dal progressivo rafforzamento dell’anticiclone subtropicale africano, che sta determinando un aumento costante delle temperature con valori superiori alle medie stagionali.</p>



<p>La Protezione Civile raccomanda particolare attenzione alle categorie più fragili, come anziani, bambini piccoli e persone con patologie croniche, invitando a evitare l’esposizione al sole nelle ore più calde della giornata, a mantenere una corretta idratazione e a limitare gli sforzi fisici all’aperto.</p>
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		<title>Se lo avesse fatto la destra, apriti cielo. Ma lo Sceriffo è rosso e nessuno fiata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 10:16:25 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C’è un vecchio adagio della politica italiana, mai passato di moda, secondo cui un provvedimento non si giudica quasi mai per la sua sostanza, ma quasi sempre dal colore politico di chi lo firma.L’ultimo, clamoroso esempio di questa<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>C’è un vecchio adagio della politica italiana, mai passato di moda, secondo cui un provvedimento non si giudica quasi mai per la sua sostanza, ma quasi sempre dal colore politico di chi lo firma.<br>L’ultimo, clamoroso esempio di questa perenne asimmetria arriva da Salerno, dove Vincenzo De Luca, appena rieletto Sindaco per la quinta volta — e per di più senza il sostegno esplicito di alcun partito ufficiale —, ha rimesso piede a Palazzo di Città dettando immediatamente la sua agenda.<br>Niente pacche sulle spalle, niente melina istituzionale: al primo giorno utile, la sua giunta ha varato il NOS, il Nucleo Operativo di Sicurezza.<br>Una ventina di &#8220;super vigili&#8221; urbani, pronti a operare anche in abiti civili, flessibili negli orari e, soprattutto, coordinati direttamente dal Sindaco.<br>L’obiettivo dichiarato del NOS tocca tutti i tasti più sensibili della percezione di sicurezza dei cittadini: contrasto al degrado urbano ed alla microcriminalità, ai parcheggiatori abusivi, allo spaccio, all&#8217;accattonaggio molesto, fino al monitoraggio degli irregolari per facilitarne l&#8217;espulsione e all&#8217;applicazione dei Daspo urbani.<br>Ora, proviamo per un attimo a fare un esercizio di fanta-politica.<br>Immaginiamo che un sindaco di centrodestra, magari in una città del Nord, si fosse presentato al primo consiglio comunale istituendo un corpo speciale di polizia locale ai suoi ordini diretti, parlando di &#8220;blitz&#8221;, di caccia ai parcheggiatori abusivi e di espulsioni dei clandestini.<br>Con ogni probabilità, a quest&#8217;ora le piazze sarebbero piene di cortei, i talk-show griderebbero alla &#8220;svolta autoritaria&#8221;, allo &#8220;stato di polizia locale&#8221;, all’ICE di Salerno, e alla militarizzazione del territorio.<br>Si sprecherebbero i fiumi d&#8217;inchiostro per denunciare una deriva populista e securitaria.<br>Ma a Salerno governa Vincenzo De Luca.<br>Un progressista, certo, ma decisamente sui generis, eretico per definizione e da sempre allergico ai canoni del politicamente corretto ed alle liturgie del Nazareno (le sue frizioni con la segreteria Schlein sul terzo mandato regionale ne sono state la prova lampante).<br>E così, il provvedimento passa quasi sotto silenzio nel dibattito nazionale, o viene derubricato a folklore meridionale, a espressione di quel &#8220;modello De Luca&#8221; che fa della concretezza muscolare il suo tratto identitario.<br>La verità che questo episodio sbatte in faccia alla sinistra dogmatica è che la richiesta di sicurezza, di decoro e di contrasto alla microcriminalità non è né di destra né di sinistra: è semplicemente un bisogno primario delle comunità.<br>Quando i cittadini lamentano i cantieri infiniti, le corse notturne in moto che disturbano il sonno, o gli episodi di degrado nei giardini pubblici, gli scippi o le violenze alle persone, non stanno chiedendo un manifesto ideologico; chiedono che qualcuno intervenga.<br>E De Luca, piaccia o meno, ha costruito il suo ultra-trentennale consenso (ripeto è al suo quinto mandato di Sindaco di Salerno) proprio sulla capacità di intercettare questa domanda con il linguaggio della perentorietà e dell&#8217;ordine.<br>Resta da chiedersi se la personalizzazione estrema del controllo del territorio e l&#8217;istituzione di &#8220;reparti speciali&#8221; alle dirette dipendenze del Primo Cittadino siano la risposta strutturale corretta, o se non rischino di scavalcare i normali canali istituzionali.<br>Ma nel frattempo, mentre la politica romana si avvita in discussioni teoriche, lo &#8220;Sceriffo&#8221; è tornato in strada, tra i cantieri e i lungomari di Salerno.<br>E i suoi concittadini, a quanto pare, continuano a dargli ragione.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Il declino dei Mullah ed il doppio tradimento del popolo iraniano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 07:26:48 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Mentre le diplomazie internazionali si apprestano a celebrare un cessate il fuoco nel Golfo, un&#8217;illusione ottica rischia di sviare lo sguardo dell&#8217;Occidente.&#160; Si tende a guardare alla firma dei trattati come ad un punto di ripristino, o ad<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/il-declino-dei-mullah-ed-il-doppio-tradimento-del-popolo-iraniano/">Il declino dei Mullah ed il doppio tradimento del popolo iraniano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Mentre le diplomazie internazionali si apprestano a celebrare un cessate il fuoco nel Golfo, un&#8217;illusione ottica rischia di sviare lo sguardo dell&#8217;Occidente.&nbsp;</p>



<p>Si tende a guardare alla firma dei trattati come ad un punto di ripristino, o ad una stabilizzazione dello status quo.&nbsp;</p>



<p>Ma la realtà geopolitica interna all’Iran&nbsp;&nbsp;racconta una storia drammaticamente diversa.&nbsp;</p>



<p>C’è un elemento che nessun accordo di Lucerna potrà cancellare, e che rappresenta, paradossalmente, la sola eredità palpabile di questi mesi tragici: la Repubblica Islamica dell’Iran non esiste più nella forma in cui è sopravvissuta per quasi mezzo secolo.&nbsp;</p>



<p>In altri termini, chi oggi governa a Teheran ha completato una mutazione genetica irreversibile.&nbsp;</p>



<p>Non siamo più di fronte ad una teocrazia classica, fondata sull’alleanza organica e simmetrica tra il clero sciita e l’apparato militare.&nbsp;</p>



<p>Quella formula, inaugurata nel 1979 da Khomeini, è tramontata sotto il peso dei recenti e sanguinosi sommovimenti, e infine della guerra.&nbsp;</p>



<p>Come evidenziato anche da recenti analisi dell&#8217; Economist, siamo di fronte ad uno smottamento epocale che sta neutralizzando il ruolo dei Mullah in favore dei Pasdaran (i Guardiani della Rivoluzione).&nbsp;</p>



<p>In altre parole, con la morte di Alì Khamenei, a cui è succeduto il figlio Mojtaba, il regime appare ora meno dipendente da un&#8217;unica figura, e più affidato ad una rete di attori interconnessi, e con interessi comuni; in quello che gli addetti ai lavori&nbsp;&nbsp;vedono come un passaggio da un sistema dominato dai chierici ad una struttura di potere più incentrata appunto&nbsp;&nbsp;sul Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC)&nbsp;</p>



<p>Oggi l&#8217;Iran è una dittatura militare che si nasconde dietro una finzione religiosa: i militari comandano, il clero legittima.</p>



<p>Badate che non è solo una distinzione teorica.&nbsp;</p>



<p>Un regime che ha ucciso decine di migliaia dei propri cittadini in quarantotto ore, che ha spento internet, che ha deciso di sparare sulla folla in tutti e 31 i vilayat simultaneamente, è un regime che non governa per consenso e non può più fingere di farlo.&nbsp;</p>



<p>La base di consenso che i preti della Repubblica Islamica avevano cercato di coltivare – il nazionalismo religioso, la narrativa antiimperialista, la rete di welfare dei Pasdaran – è stata erosa dall’inflazione, dalla corruzione, ed infine dal sangue di piazza.</p>



<p>Un regime che ha l’ostilità attiva di parte della propria popolazione prima o poi finisce.&nbsp;</p>



<p>La storia non offre eccezioni a questa regola: non la offriva all’Urss, non la offriva alla Romania di Ceaușescu, non la offrirà all’Iran dei Pasdaran.&nbsp;</p>



<p>Ma quella fine non sarà merito di Trump, che ha abbandonato il processo di cambio di regime interno quando era più vicino che mai, e ha poi di fatto consolidato il blocco militare contrattando con esso un accordo internazionale che ne certifica la sopravvivenza.</p>



<p>I segnali di questa frattura interna al Paese arrivano proprio dalla città santa di Qom, dove i grandi ayatollah assistono impotenti all’inaccessibilità di Mojtaba Khamenei.&nbsp;</p>



<p>Un isolamento, quello della Guida Suprema, tanto più doloroso in considerazione del fatto che, nel frattempo, egli parrebbe mantenere un filo diretto esclusivo proprio con i Pasdaran.&nbsp;</p>



<p>La lunga cavalcata dei Guardiani della Rivoluzione, iniziata nelle trincee della guerra Iran-Iraq negli anni Ottanta, sembra aver infine espugnato il cuore del sistema khomeinista.</p>



<p>Eppure, se la transizione da teocrazia a giunta militare è ormai evidente, resta da capire da chi a chi passerà lo scettro.&nbsp;</p>



<p>Negli ultimi anni di conflitto, infatti, l’élite dei Pasdaran è stata squassata dalla guerra.&nbsp;</p>



<p>I veterani, amici e compagni d’armi del famigerato Qassem Suleimani, sono caduti come birilli.&nbsp;</p>



<p>Uomini chiave come Hossein Salami, Amir Ali Hajizadeh e Hossein Bagheri — rivoluzionari della prima ora, nati a ridosso degli anni Sessanta, forgiati dall’ideologia e dai campi di battaglia — sono stati eliminati da attacchi mirati degli israeliani.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Senza queste figure storiche che sono partite dal nulla per costruire l&#8217;impero economico e militare del regime, è difficile immaginare come si strutturerà la leadership alternativa del Paese.</p>



<p>In questo momento, la calma generale che sembra respirarsi in superficie può essere fuorviante.&nbsp;</p>



<p>La storia insegna che nei Paesi che hanno vissuto la Primavera araba ci sono voluti decenni perché l’ampio divario tra il popolo e la leadership si trasformasse in un grande incendio; ma quando è scoppiato, si è esteso ovunque in un istante.&nbsp;</p>



<p>Consapevoli di questa fragilità sotterranea, in assenza di disordini diffusi (dopo veri e propri massacri), gli intellettuali riformisti iraniani si stanno concentrando sul tentativo di influenzare il &#8220;giorno dopo&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Nelle ultime settimane, specialmente sui media legati all&#8217;area riformista, si è delineato un dibattito attorno ad una domanda essenziale: cos’è l’Iran oggi e cosa dovrebbe diventare dopo la guerra?</p>



<p>La risposta immediata è purtroppo amara.&nbsp;</p>



<p>Alla fine della guerra voluta dal duo Donald Trump e Benjamin Netanyahu, il regime teocratico-militare iraniano non solo non è crollato, ma per molti versi si è rafforzato, potendo sventolare la bandiera della resistenza contro il &#8220;Grande e Piccolo Satana&#8221;.&nbsp;</p>



<p>A pagarne il prezzo più alto sarà il popolo iraniano ed, in particolare, la sua parte più progredita ed aperta: quella straordinaria società civile, protagonista di movimenti oceanici come “Donna, Vita, Libertà”, che ha posto al centro del proprio agire i diritti sociali, politici e civili, nella sfera pubblica come in quella privata.</p>



<p>Queste donne e questi uomini sono stati doppiamente traditi dal cosiddetto &#8220;mondo libero&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Il primo tradimento è avvenuto ieri, quando le democrazie occidentali hanno evitato di sostenere con forza la loro battaglia di libertà, sacrificandola sull&#8217;altare di interessi economici, petroliferi e geopolitici, calpestando i principi universali di cui l&#8217;Onda Verde iraniana si era fatta interprete a rischio della vita.&nbsp;</p>



<p>Il secondo tradimento si consuma oggi, con una guerra che ha finito per regalare al regime la narrativa perfetta per rinsaldare il proprio potere interno.</p>



<p>Del rispetto dei diritti umani non vi è traccia nelle bozze di memorandum che circolano in queste ore.</p>



<p>Non è un caso, è la conferma di una lezione ricorrente nella storia del Medio Oriente: i falchi si possono fare una guerra spietata, ma la guerra stessa li legittima reciprocamente, li tiene assieme e li mantiene al centro della scena.&nbsp;</p>



<p>I falchi volano sempre in coppia nei cieli imbarbariti della regione.&nbsp;</p>



<p>Un intero popolo è stato sacrificato sull&#8217;altare di una cinica mossa geopolitica, con la piena soddisfazione dei teocrati di Teheran e di una nuova casta di generali arricchitasi sulla pelle dei cittadini.&nbsp;</p>



<p>Ma sotto la cenere dell&#8217;accordo, il fuoco della faglia insanabile tra la società civile e la dittatura militare mi auguro continui a covare.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>L’Europa scopre l’acqua calda, e le sinistre cadono dal pero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 07:24:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Ce l&#8217;hanno fatta. Il Parlamento europeo ha dato il via libera definitivo alla nuova normativa sui rimpatri: centri di detenzione extra-UE e perquisizioni domiciliari.&#160; Il tutto approvato grazie all&#8217;asse tra conservatori ed estrema destra, con l’aggiunta di qualche<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Ce l&#8217;hanno fatta. Il Parlamento europeo ha dato il via libera definitivo alla nuova normativa sui rimpatri: centri di detenzione extra-UE e perquisizioni domiciliari.&nbsp;</p>



<p>Il tutto approvato grazie all&#8217;asse tra conservatori ed estrema destra, con l’aggiunta di qualche voto sparso di eurodeputati di sinistra che,&nbsp;evidentemente, hanno preferito la realtà al catechismo di partito.</p>



<p>A&nbsp;Palazzo Chigi stappano lo spumante: il Governo Meloni rivendica orgogliosamente di aver &#8220;cambiato l&#8217;Europa&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Ma, ad essere onesto, dei dettagli tecnici della legge o dei balletti propagandistici della maggioranza, in questa sede, me ne importa assai poco.</p>



<p>Il vero punto è un altro. È quella sottile, impagabile ed un po&#8217; amara soddisfazione di poter dire, per l&#8217;ennesima volta:&nbsp;avevo ragione.</p>



<p>Da anni, su queste colonne, vado ripetendo un concetto che persino un bambino delle elementari avrebbe compreso; vale a dire che l&#8217;immigrazione è&nbsp;<em>“IL”</em>&nbsp;tema su cui si gioca il destino e l&#8217;egemonia culturale dell&#8217;Europa.&nbsp;</p>



<p>Volenti o nolenti.</p>



<p>Quante volte ho scritto, consumando i polpastrelli sulla tastiera, che la politica delle &#8220;porte aperte&#8221; — propugnata dalle sinistre progressiste, dalle anime belle, dai professionisti del buonismo e dalle gerarchie ecclesiali — avrebbe fatalmente spinto gli elettorati europei nelle braccia delle destre?&nbsp;</p>



<p>Anche di quelle più retrive e impresentabili. Non lo ricordo più nemmeno io.</p>



<p>Ho perso il conto delle volte in cui ho avvertito che le ONG non erano la soluzione, ma il sintomo di una clamorosa abdicazione dello Stato.&nbsp;</p>



<p>I progressisti avrebbero dovuto abbandonare da tempo i dogmi dell&#8217;accoglienza indiscriminata per confrontarsi con una realtà banale: i cittadini rifiutano la presenza dei clandestini ed il degrado nelle nostre città.</p>



<p>Invece no. Chiunque osasse sollevare il problema veniva liquidato con l&#8217;infame bollino di &#8220;razzista&#8221;.&nbsp;</p>



<p>E oggi, qual è il risultato?&nbsp;</p>



<p>Francia, Germania, Danimarca, Inghilterra,&nbsp;&nbsp;i Paesi del Nord e dell’ Est Europa si stanno fatalmente spostando a destra.&nbsp;</p>



<p>Se l&#8217;obiettivo politico delle anime belle era portare ad essere primi partiti formazioni come l&#8217;AfD in Germania od il Rassemblement National in Francia, beh, allora complimenti e figli maschi.&nbsp;</p>



<p>Hanno fatto un capolavoro.</p>



<p>Oggi le elezioni in Europa le vince chi egemonizza le emozioni popolari.&nbsp;</p>



<p>E l&#8217;emozione più forte, piaccia o meno ai salotti radical-chic, è la paura di perdere la propria sicurezza e la propria identità.&nbsp;</p>



<p>Negarlo significa lasciare praterie al populismo più becero.</p>



<p>La narrazione della destra ha gioco facile perché si nutre di fatti che la sinistra si ostina a cancellare dall&#8217;inquadratura:</p>



<p><strong>La violenza nelle strade:</strong>&nbsp;Le recenti rivolte di Belfast non nascono dal nulla, ma dall&#8217;accoltellamento crudo di un uomo da parte di un richiedente asilo sudanese. A Londra i &#8220;crimini da taglio&#8221; superano i 15.000 casi all&#8217;anno e oltre un terzo degli omicidi è legato alle gang.</p>



<p><strong>Il terremoto demografico:</strong>&nbsp;A Bruxelles il 74,3% della popolazione ha origini straniere (l&#8217;88% se consideriamo gli under 18). Ad Amsterdam i giovani nati da famiglie native olandesi sono ormai una minoranza.</p>



<p>Avere una popolazione in maggioranza non nativa non è una catastrofe in sé, sia chiaro.&nbsp;</p>



<p>Ma ignorare la dimensione epocale di questo fenomeno, mentre la natalità &#8220;indigena&#8221; crolla verticalmente, non è coerenza: è rimozione psichiatrica.</p>



<p>Siamo lontani anni luce dai tempi dei primi sbarchi degli albanesi in Puglia, quando Brindisi accoglieva le navi con le bande musicali ed i fiori.&nbsp;</p>



<p>Quel sentimento popolare è finito.&nbsp;</p>



<p>È evaporato sotto i colpi della realtà.&nbsp;</p>



<p>E desiderare che una città od un paese conservino i propri tratti distintivi e la propria continuità culturale&nbsp;non è un atto di razzismo; è un legittimo sentimento umano.</p>



<p>Sia l&#8217;Illuminismo liberale che il Marxismo ci hanno abituati a pensare che tutto si riduca all&#8217;economia ed alla razionalità.&nbsp;</p>



<p>Ma l&#8217;identità sociale — quel grumo invisibile di appartenenze, fedi, tradizioni e paure — è molto più potente del portafoglio.&nbsp;</p>



<p>E se la sinistra non capisce questo, ha perso la partita in partenza.</p>



<p>Io sono convinto che sia necessario fissare alcuni principi fermi.&nbsp;</p>



<p>Il punto di partenza, non negoziabile, è l&#8217;umanità: prima di qualsiasi legge o burocrazia, se c&#8217;è una vita in pericolo in mare, la si salva. Punto. Questo è il nostro certificato di civiltà occidentale.</p>



<p>Subito dopo, però, scatta il realismo con la&nbsp;programmazione: basta sbarchi casuali gestiti dal caos. Dobbiamo fare come l&#8217;Australia, applicando un sistema a punti che favorisca l&#8217;ingresso regolare di chi serve davvero al Paese (medici, infermieri, operai specializzati), e privilegiando, per puro pragmatismo, flussi da culture più affini e integrabili, come fa la Spagna con l’America Latina.</p>



<p>Il terzo pilastro è la&nbsp;sicurezza, senza inutili giri di parole: se entri in casa d&#8217;altri e commetti reati gravi, perdi immediatamente il diritto di restarci e te ne vai. Uno Stato non può essere ostaggio di chi ne calpesta le leggi.</p>



<p>Infine, c&#8217;è la&nbsp;coesistenza delle regole: va benissimo la libertà di culto per tutti, ma i nostri valori non si toccano. Questo significa stop alle autocensure infantili (come nascondere il Natale per non &#8220;offendere&#8221; i bimbi musulmani) e tolleranza zero verso chi usa la religione per creare comunità separate che predicano l&#8217;odio contro l&#8217;Occidente.</p>



<p>In poche parole: accogliere chi serve e rispetta le regole, respingere chi delinque (se si preferisce il termine remigrare non mi scandalizzo). e pretendere che la nostra identità culturale venga rispettata.</p>



<p>In conclusione,&nbsp;sul fenomeno migratorio la sinistra deve ritrovare una connessione sentimentale con il sentire popolare.&nbsp;</p>



<p>Bisogna dare risposte più civili, più alte, mobilitando i migliori angeli della nostra natura, non i demoni della paura.</p>



<p>Se i progressisti continueranno a nascondere la testa sotto la sabbia per non spettinare i propri dogmi ideologici, l&#8217;onda populista diventerà uno tsunami.&nbsp;</p>



<p>Bisogna avere il coraggio di governare il fenomeno con realismo e fermezza.&nbsp;</p>



<p>Solo così si potrà salvare il bambino dell&#8217;integrazione utile, gettando via l&#8217;acqua sporca del buonismo ipocrita che ci sta consegnando ai peggiori demagoghi sulla piazza.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Palazzo Thiene, appello del sindaco Possamai: «Le opere vincolate diventino finalmente di proprietà pubblica»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 14:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[palazzo thiene]]></category>
		<category><![CDATA[Possamai]]></category>
		<category><![CDATA[vicenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>VICENZA, 17 GIUGNO &#8211; «Ai parlamentari vicentini e al ministro Giorgetti chiedo un impegno comune per trovare una soluzione che consenta alle opere di diventare patrimonio pubblico»«La città sta aspettando da anni una risposta sulle opere vincolate di Palazzo Thiene.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><br>VICENZA, 17 GIUGNO &#8211; «Ai parlamentari vicentini e al ministro Giorgetti chiedo un impegno comune per trovare una soluzione che consenta alle opere di diventare patrimonio pubblico»«La città sta aspettando da anni una risposta sulle opere vincolate di Palazzo Thiene. Giovedì si terrà una seduta molto importante della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo, presieduta dal senatore Pierantonio Zanettin, alla quale parteciperà anche il ministro Giancarlo Giorgetti. Per questo motivo mi rivolgo in particolare ai parlamentari vicentini che fanno parte della Commissione, l’onorevole Erika Stefani e il senatore Pierantonio Zanettin, ma anche direttamente al ministro dell’Economia e delle Finanze, affinché si possa individuare una soluzione che permetta alle opere di diventare finalmente di proprietà pubblica, come il Comune chiede da tempo». Questo l’appello lanciato oggi dal sindaco Giacomo Possamai in merito alla questione dei beni artistici che si trovano a Palazzo Thiene, da anni di proprietà della società che gestisce la liquidazione della Banca Popolare di Vicenza e vincolati all’edificio, diventato del Comune dopo l’acquisto effettuato dalla precedente amministrazione.«Il percorso della società liquidatrice – ricorda il sindaco Possamai – sta arrivando verso la conclusione ed è quindi il momento di intensificare gli sforzi affinché le opere presenti a Palazzo Thiene diventino di proprietà pubblica. Una possibilità è l’acquisizione da parte dello Stato, che potrebbe successivamente trasferirle alla città. In alternativa, abbiamo già ribadito più volte che il Comune è disponibile ad avviare una trattativa e a mettere a disposizione delle risorse, per quanto limitate. Si tratterebbe di un segnale importante per il territorio: una forma di restituzione alla città, perché questi beni entrerebbero a far parte del patrimonio culturale pubblico. Per il Comune significherebbe poter disporre pienamente di Palazzo Thiene, mentre oggi alcune sale sono occupate dalle opere sottoposte a vincolo, e soprattutto poter valorizzare questi beni all’interno del patrimonio artistico e culturale dei Musei civici di Vicenza. In accordo con la Soprintendenza e con la garanzia della proprietà pubblica, si potrebbero creare sinergie con le collezioni di Palazzo Chiericati e sviluppare una gestione ancora più efficace delle sedi museali cittadine. Si tratta di una grande opportunità per Vicenza. Per questo rivolgo il mio appello a tutti i parlamentari vicentini, non solo a quelli presenti in Commissione giovedì, e al Ministro dell’Economia e delle Finanze, affinché ciascuno possa contribuire, nel proprio ruolo, a individuare una soluzione condivisa che consenta a queste opere di diventare finalmente patrimonio pubblico della città».</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td></td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Il dogma anti-occidentale ed il sangue di chi canta &#8220;Bella Ciao&#8221; in farsi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 07:49:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esiste una linea rossa oltre la quale l’analisi geopolitica cessa di essere pensiero critico e si trasforma in pura complicità morale.&#160; Per chiunque in Occidente si professi progressista o si riconosca nei valori della sinistra storica, quel limite è oggi<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p></p>



<p>Esiste una linea rossa oltre la quale l’analisi geopolitica cessa di essere pensiero critico e si trasforma in pura complicità morale.&nbsp;</p>



<p>Per chiunque in Occidente si professi progressista o si riconosca nei valori della sinistra storica, quel limite è oggi drammaticamente rappresentato dall&#8217;atteggiamento verso la Repubblica Islamica dell&#8217;Iran.&nbsp;</p>



<p>Assistere al tentativo di giustificare, comprendere o relativizzare la ferocia del regime teocratico di Teheran costituisce un’acrobazia intellettuale che fa accapponare la pelle.</p>



<p>Eppure a quell&#8217;acrobazia assistiamo ormai quotidianamente nelle piazze, nei talk show e nei posizionamenti politici di certa sinistra, sia nostrana che europea.&nbsp;</p>



<p>Una sinistra che un tempo si batteva per i diritti civili, per l&#8217;emancipazione delle donne, per la libertà di espressione e di stampa, e che oggi, per una sorta di strabismo ideologico imperdonabile, si ritrova a balbettare di fronte a una delle teocrazie più oscurantiste e sanguinarie del pianeta.</p>



<p>E non sono io dirlo perché&nbsp;&nbsp;la natura oppressiva e criminale dei pasdaran e delle milizie&nbsp;<em>Basij</em>&nbsp;è documentata dall&#8217;ONU, da Amnesty e da Human Rights Watch. I manifestanti vengono colpiti deliberatamente alla testa e al collo; ex prigionieri descrivono torture e stupri sistematici; i Tribunali Rivoluzionari emettono condanne a morte basate sull&#8217;accusa teologica di&nbsp;<em>moharebeh</em>&nbsp;(inimicizia verso Dio).&nbsp;</p>



<p>Quando la violenza raggiunge il picco, il regime spegne Internet: il blackout digitale è l&#8217;ammissione stessa del massacro.</p>



<p>Questa ferocia non si ferma ai confini nazionali: foraggia il terrorismo di Hezbollah e Hamas e, sin dalla&nbsp;<em>fatwa</em>&nbsp;contro Salman Rushdie, processa i libri e condanna a morte i romanzieri.</p>



<p>Ma la doppia morale si consuma tutta qui, in questo cortocircuito logico: si è pronti a scendere in piazza – legittimamente – per denunciare ogni minima stortura, vera o presunta, delle democrazie occidentali, ma si diventa improvvisamente afoni, se non addirittura &#8220;comprensivi&#8221;, quando i diritti umani vengono calpestati dai nemici dell&#8217;Occidente.</p>



<p>L&#8217;Iran dei pasdaran, che impicca i dissidenti alle gru, che acceca i giovani che manifestano per la libertà,&nbsp;&nbsp;che perseguita ed uccide i gay, che reprime nel sangue il grido &#8220;Donna, Vita, Libertà&#8221;, viene quasi riabilitato in chiave anti-imperialista.&nbsp;</p>



<p>Come se il fatto di opporsi agli Stati Uniti e ad Israele potesse in qualche modo mondare i peccati di un regime che fa del terrore la propria unica ragione di sopravvivenza.</p>



<p>L&#8217;origine di questo abbaglio è un riflesso condizionato che viene dalla “guerra fredda”: l&#8217;antiamericanismo viscerale.&nbsp;</p>



<p>Secondo questa logica distorta, il nemico del mio nemico deve essere un mio alleato.&nbsp;</p>



<p>Siccome Teheran sfida Trump e Netanyahu, il regime viene arruolato d&#8217;ufficio nella &#8220;resistenza globale&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Ma questo non è pensiero critico; questo è&nbsp;cinismo geopolitico sulla pelle dei popoli.</p>



<p>Ed è qui che l&#8217;ipocrisia diventa intollerabile.&nbsp;</p>



<p>Perché mentre i giovani iraniani, le ragazze senza velo ed i ragazzi che sfidano i proiettili del regime nelle strade di Teheran, da anni intonano&nbsp;<strong><em>Bella Ciao</em></strong>&nbsp;in farsi come inno universale di liberazione dall&#8217;oppressore,la sinistra nostrana, che di quel canto ha fatto un monopolio identitario ed un feticcio da esibire ad ogni anniversario, gira la testa dall&#8217;altra parte.</p>



<p>Quei ragazzi rischiano la vita cantando il simbolo della Resistenza, mentre chi qui si professa &#8220;partigiano&#8221; della domenica preferisce non disturbare il manovratore teocratico, pur di non incrinare il dogma dell&#8217;anti-occidentalismo.</p>



<p>È il tramonto definitivo dell’illusione morale europea.&nbsp;</p>



<p>Quella retorica dei &#8220;puri&#8221;, dei proclami solenni nelle piazze indignate, crolla miseramente di fronte alla Realpolitik del pregiudizio.&nbsp;</p>



<p>Si assiste così al paradosso di un progressismo che, pur di non riconoscere le ragioni di Israele o del blocco occidentale, preferisce farsi compagno di strada, o utile idiota, dei regimi più retrivi.</p>



<p>Un&#8217;indulgenza che non è solo un errore di analisi geopolitica; è un vero e proprio fallimento morale.&nbsp;</p>



<p>Perché quando la difesa dei diritti diventa strabica e si applica a giorni alterni a seconda della convenienza ideologica, cessa di essere un valore universale e si trasforma in pura ipocrisia.</p>



<p>Sono certo che prima o poi&nbsp;la storia ci chiederà da che parte stavamo mentre in Iran venivano uccisi quei ragazzi che intonavano Bella Ciao.&nbsp;</p>



<p>E qualcuno avrà davvero il coraggio di rispondere che era troppo occupato a fare geopolitica da salotto contro Trump e Netanyahu per accorgerci del loro sangue?</p>



<p></p>
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		<title>Vicenza laboratorio del food del futuro: ingegneria e industria insieme per rivoluzionare la sicurezza alimentare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 09:46:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[FOOD & DRINK]]></category>
		<category><![CDATA[SCUOLA - UNIVERSITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I principi dell’Hygienic Design guidano il futuro della sicurezza alimentare e a Vicenza la collaborazione tra il polo ingegneristico dell’Università degli studi di Padova e la ricerca industriale si traduce in un modello concreto di trasferimento tecnologico. Prosegue anche quest’anno<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
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<p></p>



<p>I principi dell’Hygienic Design guidano il futuro della sicurezza alimentare e a Vicenza la collaborazione tra il polo ingegneristico dell’Università degli studi di Padova e la ricerca industriale si traduce in un modello concreto di trasferimento tecnologico.</p>



<p>Prosegue anche quest’anno la collaborazione tra il centro di ricerca industriale Il Sentiero International Campus e il corso di laurea magistrale internazionale in Food Industry Engineering dell’Università degli studi di Padova, con sede a Vicenza.</p>



<p>Il 25 maggio Samuele Pozzacchio (Mechanical &amp; Simulation Engineering Manager) e Nicola Pretto (Numerical Simulation Coordinator) hanno tenuto un seminario specialistico dedicato all’“Hygienic Design: applicazioni industriali e di ricerca”, portando la prospettiva e il know-how della ricerca industriale agli studenti provenienti da diverse parti del mondo.</p>



<p>Dopo una breve introduzione ai principi e agli standard europei (EU) e statunitensi (USA) che guidano la progettazione igienica, il seminario si è concentrato sugli aspetti applicativi e industriali con casi pratici legati alle specifiche di saldatura, alla rugosità delle superfici, alle geometrie e all’assemblaggio di componenti destinati alle macchine automatiche nel settore del Food e del Packaging alimentare.</p>



<p>Un focus dell’incontro è stato dedicato alla simulazione numerica a supporto dell’Hygienic Design, ovvero lo studio delle prestazioni meccaniche di componenti a contatto con gli alimenti. Sono stati presentati casi applicativi relativi alla progettazione di miscelatori, alla lavabilità dei serbatoi e ai circuiti di cleaning.</p>



<p>L’ultima parte del seminario ha riguardato le esperienze di Ricerca e Sviluppo nell’ambito della progettazione igienica. È stato analizzato l’impatto delle scelte progettuali sull’igienicità e sulla pulibilità dei macchinari, con esempi di banchi prova per test di lavaggio e validazione di sistemi CIP (Clean-in-Place).</p>



<p>La collaborazione tra il centro di ricerca e il corso di laurea si concretizza anche nell’accoglienza di studenti per tirocini formativi e nello sviluppo di tesi sperimentali presso i laboratori del Sentiero International Campus a Schio.</p>



<p>La sinergia avviata negli anni tra le due realtà conferma le competenze specialistiche del centro di ricerca e consolida il rapporto di fiducia con il mondo accademico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">A proposito di Il Sentiero International Campus</h3>



<p>Il Sentiero International Campus è un centro di ricerca industriale con sedi a Schio e a Modena, dotato di competenze e attrezzature tecnico-scientifiche trasversali ai settori delle macchine automatiche per il processing, il packaging e della meccanica avanzata.</p>



<p>I suoi laboratori, equipaggiati con strumenti per analisi e impianti su scala industriale, sono messi a disposizione di enti e aziende per lo sviluppo e la prototipazione di soluzioni tecnologiche innovative.</p>



<p></p>
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		<title>Perché i bambini olandesi sono più felici degli altri?</title>
		<link>https://www.tviweb.it/perche-i-bambini-olandesi-sono-piu-felici-degli-altri/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 09:42:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una passeggiata di quartiere che diventa un rituale collettivo, bambini che si muovono in autonomia tra scuole e case, genitori che lavorano meno ore per stare di più con i figli: dietro la “felicità” dei bambini olandesi c’è un insieme<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Una passeggiata di quartiere che diventa un rituale collettivo, bambini che si muovono in autonomia tra scuole e case, genitori che lavorano meno ore per stare di più con i figli: dietro la “felicità” dei bambini olandesi c’è un insieme di abitudini sociali e culturali che, secondo un approfondimento del <em>The Guardian</em>, contribuiscono a spiegare perché nei Paesi Bassi il benessere infantile risulti tra i più alti al mondo.</p>



<p>Il racconto parte dall’Avondvierdaagse, una tradizione diffusa in tutto il Paese che vede bambini, genitori e insegnanti partecipare a quattro serate consecutive di camminate nei quartieri. Non è una competizione sportiva, ma un evento comunitario: si percorrono tra i 5 e i 10 chilometri al giorno, spesso in gruppi scolastici, attraversando parchi, strade residenziali e percorsi urbani pensati per far scoprire il territorio.</p>



<p>Alla fine del percorso, i partecipanti ricevono medaglie e piccoli riconoscimenti simbolici. Ma il valore principale non è il premio: è l’esperienza condivisa. Secondo i dati riportati dal <em>The Guardian</em>, ogni anno circa mezzo milione di persone prende parte all’iniziativa in oltre 700 località olandesi, sostenute da migliaia di volontari. Un evento che, pur semplice nella forma, è diventato una struttura sociale ricorrente nel calendario delle famiglie.</p>



<p>Questa abitudine si inserisce in un contesto più ampio che aiuta a rispondere alla domanda del titolo. Nei Paesi Bassi, infatti, i bambini crescono con un alto grado di autonomia: è comune che vadano a scuola in bicicletta da soli fin da piccoli, che si muovano nel quartiere senza un controllo costante degli adulti e che abbiano spazi di libertà quotidiana maggiori rispetto ad altri Paesi europei. Questa indipendenza precoce viene spesso associata a una maggiore sicurezza personale e a una percezione più forte di fiducia da parte degli adulti.</p>



<p>Un altro elemento centrale riguarda il tempo familiare. Molti genitori olandesi lavorano part-time o con orari flessibili, una scelta che facilita la presenza nella vita quotidiana dei figli. Non si tratta solo di quantità di tempo, ma di qualità: attività semplici come camminare insieme, pedalare o partecipare a eventi scolastici diventano occasioni ricorrenti di relazione.</p>



<p>A questo si aggiunge il ruolo delle relazioni sociali tra pari. Il <em>The Guardian</em> sottolinea come i bambini olandesi abbiano legami solidi con i coetanei e vivano spesso esperienze collettive fuori dalla scuola. L’Avondvierdaagse, in questo senso, funziona come un’estensione informale dell’ambiente scolastico: i bambini camminano insieme, si motivano a vicenda e condividono obiettivi concreti in un contesto non competitivo.</p>



<p>Anche i dati internazionali rafforzano questa immagine. Un rapporto UNICEF citato nell’inchiesta colloca i bambini olandesi ai primi posti tra i Paesi occidentali per benessere generale e salute mentale. Tra i fattori indicati emergono proprio la qualità delle relazioni sociali, la stabilità familiare e la possibilità di crescere in ambienti percepiti come sicuri.</p>



<p>Il risultato è un modello in cui la felicità non viene interpretata come un obiettivo individuale, ma come un effetto collaterale di routine quotidiane semplici: camminare insieme, giocare all’aperto, muoversi in autonomia e partecipare a tradizioni condivise. Come conclude il reportage del <em>The Guardian</em>, è proprio questa combinazione di indipendenza, socialità e continuità delle esperienze a rendere il modello olandese così particolare e spesso citato quando si parla di benessere infantile in Europa.</p>



<p></p>
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		<title>Prezzi in salita a Vicenza: a maggio l&#8217;inflazione tocca il 3,5% su base annua</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 09:17:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Energia e trasporti trainano il rincaro. L&#8217;unica voce in calo è l&#8217;informatica: −2,6% rispetto a un anno fa. La bolletta del gas segna +12,7% tendenziale. Variazione mensile +0,2% Variazione annuale +3,5% Indice NIC maggio 103,0 Nel mese di maggio 2026<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Energia e trasporti trainano il rincaro. L&#8217;unica voce in calo è l&#8217;informatica: −2,6% rispetto a un anno fa. La bolletta del gas segna +12,7% tendenziale.</p>



<p>Variazione mensile</p>



<p>+0,2%</p>



<p>Variazione annuale</p>



<p>+3,5%</p>



<p>Indice NIC maggio</p>



<p>103,0</p>



<p>Nel mese di maggio 2026 i prezzi al consumo a Vicenza hanno registrato una crescita moderata sul breve periodo — appena lo 0,2% rispetto ad aprile — ma il confronto con un anno fa rivela una pressione inflazionistica più consistente, con un aumento del 3,5% sul dato tendenziale. Il segnale più preoccupante arriva dall&#8217;energia, vera e propria locomotiva dei rincari.</p>



<p>Il peso dell&#8217;energia</p>



<p>I beni energetici segnano un indice NIC di 112,4, con una variazione annua del +16,9%, la più alta tra tutte le categorie rilevate. All&#8217;interno del comparto abitativo, il gas da solo registra un incremento tendenziale del +12,7%, mentre i combustibili solidi mostrano un dato paradossale: calo mensile dell&#8217;1,1%, ma ben +44,2% rispetto a maggio 2025.</p>



<p>Il settore&nbsp;<strong>abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili</strong>&nbsp;è il più inflazionato dell&#8217;anno: +8,0% tendenziale, con un peso di oltre 113.000 punti sul paniere totale.</p>



<p>Trasporti e servizi in tensione</p>



<p>Anche i trasporti pesano sulla spesa delle famiglie vicentine: la categoria registra un +4,4% annuo, spinto soprattutto dai carburanti (+16,9% su base annua). I servizi finanziari e assicurativi crescono del 5% su anno, mentre l&#8217;assistenza alla persona segna +4,9%.</p>



<p>L&#8217;unica eccezione: l&#8217;informatica</p>



<p>In controtendenza rispetto a tutto il resto, il comparto&nbsp;<em>informazione e comunicazione</em>&nbsp;è l&#8217;unico a registrare variazioni negative sia mensili (−0,4%) che annuali (−2,6%). Un calo che riflette la continua discesa strutturale dei prezzi dei prodotti tecnologici, ormai un tratto costante delle rilevazioni degli ultimi anni.</p>



<p>Il carrello della spesa</p>



<p>I prodotti alimentari crescono del 3,1% su anno, con la frutta fresca protagonista dei rincari congiunturali (+8,9% nel mese). Gli ortaggi invece arretrano del 4,7% mensile, pur restando positivi su base annua. Abbigliamento e calzature rimangono quasi stabili (+1% annuo), con le scarpe che salgono del 2,6% nel solo mese di maggio.</p>
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		<title>Israele dacci le armi. Il tramonto dell’illusione morale europea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 07:24:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C’era una volta l’Europa dei &#8220;puri&#8221;, quella delle piazze indignate, dei proclami solenni e delle lezioni magistrali di etica applicata alle relazioni internazionali. Un’Europa convinta, o forse illusa, che per neutralizzare le minacce del nuovo disordine globale bastasse<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Umberto Baldo</p>



<p>C’era una volta l’Europa dei &#8220;puri&#8221;, quella delle piazze indignate, dei proclami solenni e delle lezioni magistrali di etica applicata alle relazioni internazionali. Un’Europa convinta, o forse illusa, che per neutralizzare le minacce del nuovo disordine globale bastasse firmare un bando di embargo, voltare le spalle al partner scomodo di turno e lavarsi le mani in nome della superiore virtù continentale.&nbsp;</p>



<p>Ma la geopolitica, da che mondo è mondo, risponde a leggi decisamente meno celestiali e molto più ciniche.&nbsp;</p>



<p><em>«Poscia più che l’onor potè il digiuno»</em>, mi permetto di dire forzando un po&#8217; il Sommo Poeta; ed oggi, nel teatro di guerra globale del 2026, più che l’onore dei proclami può il digiuno di munizioni, tecnologia e sistemi di&nbsp;difesa aerea.</p>



<p>La retorica&nbsp;umanitaria, pur mossa dalle intenzioni più nobili e dal desiderio sincero di raccontare le complessità delle piazze europee, finisce inevitabilmente per infrangersi contro il muro d&#8217;acciaio della realtà militare.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;ultimo e più clamoroso esempio di questo brusco risveglio arriva dalla Slovenia.&nbsp;</p>



<p>Appena un anno fa, Lubiana veniva acclamata dai movimenti pacifisti e dalle sinistre europee ed italiche come il faro morale del Continente, primo ed unico Paese europeo ad aver decretato un embargo militare totale – sia in import che in export – nei confronti di Israele.&nbsp;</p>



<p>Dodici mesi dopo, con il cambio di Governo il dietrofront è totale: il messaggio recapitato a Gerusalemme, spogliato del linguaggio diplomatico, suona come un grottesco&nbsp;<em>«scusate, abbiamo scherzato»</em>.&nbsp;</p>



<p>Il bando è stato cancellato e le forze slovene sono tornate a bussare alla porta delle aziende israeliane per acquistare le armi necessarie alla propria sopravvivenza strategica.</p>



<p>Ma se la Slovenia ha dovuto cedere pubblicamente, c’è chi come la Spagna ha scelto la via, decisamente più ipocrita, del purismo di facciata e degli affari sotterranei.&nbsp;</p>



<p>Il governo di Pedro Sánchez ha messo in scena un imponente teatro dei princìpi: ha stracciato contratti milionari con la israeliana Rafael per i missili anticarro Spike LR2 e per i pod di targeting Litening 5, ed ha persino cancellato un accordo da oltre 800 milioni con Elbit per i lanciarazzi Puls.&nbsp;</p>



<p>Un trionfo politico ad uso e consumo delle piazze interne, se non fosse per un piccolo, decisivo dettaglio: la Spagna non si è affatto disconnessa dalla tecnologia israeliana.&nbsp;</p>



<p>Ha semplicemente scelto di aggirare l&#8217;embargo tramite la triangolazione.&nbsp;</p>



<p>Ha prima salvato la filiera Airbus, poiché i componenti di Gerusalemme sono letteralmente insostituibili per l&#8217;aviazione ed i droni di Madrid, e poi ha ordinato gli stessi identici missili Spike ad Eurospike, un consorzio italo-tedesco controllato al venti per cento proprio dalla Rafael.&nbsp;</p>



<p>Risultato? La Spagna si difende con la tecnologia israeliana, pagandola però molto di più pur di averla sotto un rassicurante brand tedesco.&nbsp;</p>



<p>I proclami restano al popolo, gli affari e la sicurezza viaggiano sottotraccia.</p>



<p>La verità che l’Europa fatica ad accettare è che il Vecchio Continente, da solo, è strategicamente nudo.&nbsp;</p>



<p>La guerra moderna è mutata radicalmente, e per combatterla servono software, sistemi di intelligence ed armamenti d’avanguardia che l’industria europea, soffocata da anni di tagli e burocrazia, non è in grado di produrre.&nbsp;</p>



<p>Mentre il Pentagono valuta di ridurre il numero di caccia stanziati in Europa, la difesa dei cieli europei si poggia interamente su un mosaico composto dai Patriot americani e dai sistemi israeliani.&nbsp;</p>



<p>Dai sistemi di protezione attiva Trophy montati sui carri armati Leopard tedeschi e Challenger britannici, fino ai sistemi anti-drone e ai pod di targeting che guidano i jet di mezza Europa, la firma tecnologica dello Stato ebraico è ovunque.&nbsp;</p>



<p>Non si tratta di una scelta politica, ma di una necessità tecnica: Israele combatte simultaneamente su sette fronti contro droni iraniani, missili cinesi e sistemi di difesa russi.&nbsp;</p>



<p>Ha dovuto innovare per non soccombere, accumulando un vantaggio tecnologico che oggi la rende indispensabile.</p>



<p>In questo scenario di realismo geopolitico si inserisce anche la complessa evoluzione dell’industria bellica ucraina.&nbsp;</p>



<p>Nata dalle ceneri della necessità, e forgiata da anni di conflitto ad alta intensità contro la Russia, l&#8217;industria di Kyiv è diventata per forza di cose la più moderna ed efficiente sul mercato.&nbsp;</p>



<p>Non è più soltanto un recettore di aiuti occidentali, ma un attore globale capace di esportare sistemi di difesa avanzati, e di inviare addestratori militari nei paesi del Golfo Persico, ridisegnando gli equilibri di un mercato storicamente dominato dalle superpotenze.</p>



<p>Il tempo delle illusioni e della superiorità morale europea esibita nei talk show è scaduto.&nbsp;</p>



<p>Di fronte alle minacce simmetriche ed asimmetriche del nostro secolo, l&#8217;Europa si trova davanti ad un bivio esistenziale: continuare a cullarsi nei propri sogni di purezza, esternalizzando l&#8217;ipocrisia tramite triangolazioni commerciali, od ammettere la propria dipendenza strategica e investire seriamente nella propria difesa.&nbsp;</p>



<p>Israele, sotto la costante minaccia di distruzione, non può permettersi il lusso della debolezza.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;Europa ritiene davvero di poterlo fare?</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Vicenza &#8211; Consulenti del lavoro, legalità e sicurezza al centro dell’assemblea provinciale: approvato il bilancio 2025</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 13:45:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Ordine Provinciale dei Consulenti del Lavoro di Vicenza ha riunito nei giorni scorsi professionisti, istituzioni e mondo accademico nella cornice di Villa Michelangelo per l’Assemblea Generale annuale, un appuntamento che si è trasformato in un’importante occasione di confronto sui temi<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>L’Ordine Provinciale dei Consulenti del Lavoro di Vicenza ha riunito nei giorni scorsi professionisti, istituzioni e mondo accademico nella cornice di Villa Michelangelo per l’Assemblea Generale annuale, un appuntamento che si è trasformato in un’importante occasione di confronto sui temi del lavoro, della legalità e della responsabilità professionale.</p>



<p>All’incontro hanno partecipato non solo gli iscritti all’Ordine vicentino, ma anche rappresentanti degli altri Ordini del Veneto, il consigliere nazionale Patrizia Gobat, esponenti delle istituzioni che operano nel settore del lavoro e docenti delle università di Verona e Padova, con le quali da anni sono attive collaborazioni consolidate.</p>



<p>L’evento ha confermato il ruolo dei Consulenti del lavoro come punto di riferimento per imprese, lavoratori e sistema delle relazioni professionali del territorio vicentino. Ad arricchire la giornata è stato il convegno che ha preceduto l’assemblea, dedicato ai temi della legalità, dell’autonomia professionale, della deontologia e della responsabilità, con particolare attenzione al contrasto dell’esercizio abusivo della professione. Un approfondimento che ha permesso di analizzare le normative che regolano la natura giuridica degli studi professionali attraverso il contributo di esperti e relatori qualificati.</p>



<p>Aprendo i lavori, il presidente dell’Ordine vicentino Andrea Fracasso ha sottolineato il valore del ruolo svolto dalla categoria: «Come Consulenti del lavoro siamo chiamati ogni giorno a favorire relazioni di lavoro corrette, sostenere le imprese e promuovere la cultura della legalità e della sicurezza».</p>



<p>Nella sua relazione, Fracasso ha posto l’attenzione sull’importanza della formazione continua, del dialogo con le istituzioni e della diffusione della cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro. Al termine dell’assemblea è stato approvato all’unanimità il bilancio consuntivo relativo all’anno 2025.</p>



<p>Tra i momenti più significativi della serata, la premiazione dei professionisti che hanno raggiunto i quarant’anni di iscrizione all’Albo. A ciascuno è stato consegnato un sigillo commemorativo quale riconoscimento per il lungo percorso professionale e per il contributo offerto alla categoria e al territorio.</p>



<p>Spazio anche ai nuovi ingressi nella professione: otto Consulenti del lavoro recentemente abilitati hanno ricevuto l’attestato di iscrizione all’Ordine e la tradizionale spilla con il logo della categoria, simbolo ufficiale dell’inizio del loro percorso professionale. Un passaggio particolarmente sentito che ha rappresentato il benvenuto della categoria alle nuove generazioni chiamate a operare nel mondo del lavoro vicentino.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;illusione del denaro perpetuo e la sindrome del sussidio europeo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 07:39:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo La recente decisione della Banca Centrale Europea di ritoccare all&#8217;insù il costo del denaro dello 0,25%, era ampiamente scontata nelle previsioni di tutti gli osservatori internazionali.&#160; Eppure, l&#8217;annuncio dei vertici di Francoforte sembra aver colto di sorpresa il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Umberto Baldo</p>



<p>La recente decisione della Banca Centrale Europea di ritoccare all&#8217;insù il costo del denaro dello 0,25%, era ampiamente scontata nelle previsioni di tutti gli osservatori internazionali.&nbsp;</p>



<p>Eppure, l&#8217;annuncio dei vertici di Francoforte sembra aver colto di sorpresa il leader degli industriali italiani.</p>



<p>Emanuele Orsini ha infatti espresso forte perplessità per questa manovra, dichiarando che si sarebbe atteso una mossa di segno opposto, ovvero una sforbiciata ai tassi (sic!).&nbsp;</p>



<p>La motivazione addotta poggia su una correlazione quantomeno insolita: il rialzo della BCE coincide temporalmente con il debutto dei nuovi incentivi governativi italiani legati all&#8217; iperammortamento per gli investimenti&nbsp; aziendali, configurando a suo dire una mancanza&nbsp;&nbsp;di visione a lungo termine (“non è una visione a lungo termine. Abbiamo bisogno che le imprese corrano, investano e si incrementi la produttività” queste le parole del Presidente).</p>



<p>Tanto per capirci&nbsp;l&#8217;iperammortamento promosso dal Ministro Adolfo Urso (all&#8217;interno del Piano di Transizione del Ministero delle Imprese e del made in Italy)&nbsp;&nbsp;&nbsp;è un&#8217;agevolazione fiscale che permette alle imprese di&nbsp;<strong>dedurre dal reddito imponibile un valore superiore</strong>a quello effettivamente speso per l’acquisto di beni strumentali, materiali e immateriali.&nbsp;</p>



<p>Tornando ai tassi ed alla “visione di Orsini”, si tratta a mio avviso&nbsp;di una chiave di lettura decisamente eccentrica.&nbsp;</p>



<p>Con un tasso d&#8217;inflazione che è ora stimato stabilmente sopra i target strutturali del 2%, (e non mi si venga a dire che gli effetti non si vedono già negli scaffali dei supermercati), ed in presenza di&nbsp;&nbsp;significativi fattori di rischio che spingono verso l&#8217;alto (crisi geopolitiche e conflitti in corso), pretendere che una Banca Centrale adotti una strategia espansiva appare fuori da ogni logica di ortodossia economica.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Secondo questo schema interpretativo, le severe tutele monetarie della zona euro dovrebbero piegarsi e congelarsi ogniqualvolta un singolo Stato membro deliberi un piano di sgravi fiscali per macchinari o software (tipo appunto l’iperammortamento italico).&nbsp;</p>



<p>Per i tecnocrati di Francoforte, già impegnati a calibrare le mosse dell&#8217;Eurozona tra fiammate geopolitiche ed instabilità globali, l&#8217;introduzione anche del calendario dei sussidi ministeriali italiani come variabile macroeconomica, rappresenterebbe un elemento di imprevedibilità del tutto ingestibile.&nbsp;&nbsp;Io aggiungo al limite del demenziale.</p>



<p>Se la dialettica politica nostrana ci ha abituati a costanti lamentele e comunicati di fuoco contro ogni stretta monetaria da parte di esponenti governativi – gli stessi che nel recente passato contestavano qualunque&nbsp;&nbsp;aumento dei tassi mentre l&#8217;inflazione galoppava verso la doppia cifra – l&#8217;uscita del Presidente di Confindustria desta maggiore sconcerto.&nbsp;</p>



<p>Auspicare riduzioni dei tassi in piena pressione inflazionistica evoca, infatti, le ricette monetarie fallimentari già sperimentate dal peronismo argentino o nelle recenti politiche non ortodosse nella Turchia di Erdogan.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Per non dire che sulla stessa linea si muove Donald Trump, che pretende che la Fed abbatta i tassi, e vedremo a breve se il Presidente fresco di nomina Kewin Warsh si allineerà ai diktat presidenziali o deciderà di fare&nbsp;i conti con dati e scenari che non giustificano certo allentamenti.</p>



<p>Ciò che mi stupisce ulteriormente è l&#8217;incoerenza rispetto alle posizioni espresse soltanto pochi giorni prima al vertice dei giovani imprenditori a Rapallo, dove Emanuele Orsini si era proclamato in perfetta sintonia con la linea prudente della Banca d&#8217;Italia e del Governatore Fabio Panetta.&nbsp;</p>



<p>Peccato che quest&#8217;ultimo, in sede BCE, abbia votato convintamente a favore del rialzo, sancito da un consenso unanime e privo di alternative sul tavolo delle trattative.</p>



<p>Nelle sue recenti Considerazioni finali, lo stesso Governatore di Palazzo Koch aveva anticipato la necessità di calibrare la stretta monetaria proprio per disinnescare la miccia di un&#8217;inflazione strutturale, capace di radicarsi nelle aspettative di imprese e famiglie, e di innescare una pericolosa rincorsa tra prezzi e salari.</p>



<p>Se questa era la lettura della componente tradizionalmente più attenta alla crescita nel Board europeo, risulta difficile comprendere con quale tesi o teorie economiche Orsini si professi ora realmente allineato.</p>



<p>Ma, la butto là, forse l’unica vera spiegazione di questa presa di posizione va ricercata nell’idea di Europa&nbsp;&nbsp;che la Confindustria nostrana ha via via mutuato della filosofia della nostra classe politica.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Da un lato si contesta il rigore delle normative green (e fin qui ci sono ragioni da vendere), dall&#8217;altro si invoca la creazione di debito comune, e la neutralizzazione dei vincoli del Patto di Stabilità.&nbsp;</p>



<p>Si profila così una visione delle Istituzioni comunitarie ridotte ad una sorta di erogatore automatico di risorse e flessibilità finalizzate all’ azzeramento dei freni di bilancio per aumentare l&#8217;indebitamento interno, all’emissione di debito comunitario per finanziare la politica industriale, e con tassi azzerati dalla Bce per amplificare l&#8217;effetto dei sussidi statali.</p>



<p>Non vi sembra&nbsp;&nbsp;che si tratti dell&#8217;applicazione su scala continentale della medesima filosofia che ha alimentato la stagione italiana del Superbonus 110%, di cui l&#8217;Organizzazione degli industriali è stata, come l’intera classe politica, convinta sostenitrice?&nbsp;</p>



<p>Esauriti i margini di manovra della finanza pubblica nazionale (avendo letteralmente finito i fondi interni), l&#8217;obiettivo si sposta ora sul bilancio europeo, chiedendo a Francoforte e Bruxelles di farsi carico, attraverso moneta facile e debito condiviso, di un modello strutturalmente dipendente dagli incentivi.</p>



<p>Questa inclinazione verso una deriva sudamericana che di fatto&nbsp;&nbsp;ignora&nbsp;&nbsp;i fondamentali macroeconomici, segnala a mio avviso la sempre maggiore diffusione di una cultura anti-sistema che non appartiene più soltanto a frange dell&#8217;elettorato populista, ma contagia anche settori della Rappresentanza produttiva.&nbsp;</p>



<p>La pretesa di rilanciare la competitività del sistema Paese non attraverso riforme reali dello Stato, maggiore rigore nei conti,&nbsp;&nbsp;ed incrementi di produttività, ma confidando nel presupposto che i partner europei finanzino indefinitamente i nostri ammortizzatori fiscali, rischia di produrre duri risvegli.&nbsp;</p>



<p>Mi auguro che il tessuto produttivo italiano, composto da imprenditori abituati a confrontarsi quotidianamente con il mercato e la realtà,&nbsp;&nbsp;alla fine dimostri sul campo di sapersi muoversi&nbsp;&nbsp;programmando le proprie attività su binari di concreto realismo, assai distanti dalle suggestioni “assistenziali” invocate dai vertici confindustriali.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Facebook e Instagram in tilt: migliaia di segnalazioni in tutto il mondo, WhatsApp l’unica app che &#8216;resiste&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 14:18:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[TECNOLOGIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Disagi globali nel pomeriggio di oggi per gli utenti delle piattaforme del gruppo Meta. Facebook e Instagram stanno registrando problemi di funzionamento in numerosi Paesi, con migliaia di segnalazioni arrivate nel giro di pochi minuti da parte degli utenti che<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Disagi globali nel pomeriggio di oggi per gli utenti delle piattaforme del gruppo Meta. Facebook e Instagram stanno registrando problemi di funzionamento in numerosi Paesi, con migliaia di segnalazioni arrivate nel giro di pochi minuti da parte degli utenti che non riescono ad accedere correttamente ai servizi.</p>



<p>Tra i malfunzionamenti più segnalati figurano il caricamento infinito delle pagine, l’impossibilità di visualizzare le bacheche di Facebook, problemi nella pubblicazione e visualizzazione delle storie su Instagram e difficoltà di accesso sia tramite smartphone che da browser desktop.</p>



<p>Secondo le segnalazioni raccolte da piattaforme specializzate nel monitoraggio dei disservizi online, il blackout interessa gran parte dell’ecosistema Meta. Al momento, l’unico servizio che sembra continuare a funzionare regolarmente è WhatsApp.</p>



<p>Molti utenti hanno inizialmente pensato a un problema della propria connessione internet o del dispositivo utilizzato, ma l’elevato numero di segnalazioni provenienti da diverse parti del mondo conferma che si tratta di un disservizio generalizzato.</p>



<p>Al momento non sono state comunicate le cause del malfunzionamento e <a target="_blank" rel="noreferrer noopener" href="https://about.meta.com?utm_source=chatgpt.com">Meta</a> non ha ancora diffuso spiegazioni ufficiali sull&#8217;origine del problema né indicazioni sui tempi necessari per il ripristino completo dei servizi.</p>



<p>L&#8217;interruzione coinvolge principalmente Facebook e Instagram, mentre gli utenti restano in attesa di aggiornamenti da parte dell&#8217;azienda statunitense.</p>
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		<title>Roberto Mameli eletto segretario generale UILCA CCB, il plauso della UILCA Veneto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 13:04:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovo incarico di vertice per Roberto Mameli nel mondo del credito cooperativo. Nel corso del Congresso del Coordinamento UILCA dei Gruppi Iccrea Banca e Cassa Centrale, svoltosi a Roma, Mameli è stato eletto segretario generale della UILCA CCB. L&#8217;appuntamento congressuale<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Nuovo incarico di vertice per Roberto Mameli nel mondo del credito cooperativo. Nel corso del Congresso del Coordinamento UILCA dei Gruppi Iccrea Banca e Cassa Centrale, svoltosi a Roma, Mameli è stato eletto segretario generale della UILCA CCB.</p>



<p>L&#8217;appuntamento congressuale ha riunito dirigenti, delegati e rappresentanti dei lavoratori provenienti da tutta Italia per discutere le principali sfide che attendono il settore del credito cooperativo. Al centro del confronto temi come l&#8217;evoluzione organizzativa dei gruppi bancari, la trasformazione digitale, la tutela dell&#8217;occupazione e il rafforzamento delle relazioni sindacali, con l&#8217;obiettivo di valorizzare il ruolo delle Banche di Credito Cooperativo e delle Casse Rurali a sostegno dei territori e delle economie locali.</p>



<p>L&#8217;elezione di Mameli rappresenta il riconoscimento di un percorso maturato nel tempo all&#8217;interno della UILCA e del comparto del credito cooperativo. Nel corso della sua attività sindacale ha ricoperto diversi incarichi di responsabilità, distinguendosi per competenza, capacità di rappresentanza e attenzione alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori. Un impegno sviluppato soprattutto nell&#8217;ambito della contrattazione, della tutela dei diritti e del consolidamento dell&#8217;azione sindacale nel settore.</p>



<p>La nomina alla guida della UILCA CCB viene considerata un passaggio importante per il futuro dell&#8217;organizzazione e per il rafforzamento della rappresentanza sindacale nel sistema del credito cooperativo.</p>



<p>A esprimere soddisfazione per il risultato raggiunto è stato il segretario generale della UILCA Veneto, Mirko Vigolo. «È un importante riconoscimento per lui e per la nostra regione. Roberto Mameli ha sempre dimostrato grande professionalità, competenza e dedizione al servizio delle lavoratrici e dei lavoratori. La sua elezione rappresenta motivo di orgoglio per tutta la UILCA Veneto e siamo certi saprà svolgere questo nuovo incarico con autorevolezza e visione, contribuendo alla crescita e al rafforzamento dell&#8217;organizzazione».</p>



<p>L&#8217;intera UILCA Veneto ha infine rivolto a Mameli gli auguri di buon lavoro per il nuovo e prestigioso incarico.</p>
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		<title>Vicenza &#8211; Ater trasforma due ex negozi in residenze universitarie: presto il bando per quattro posti letto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 13:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovi alloggi per studenti universitari nel cuore di Vicenza. Ater ha concluso l&#8217;intervento di riqualificazione e cambio di destinazione d&#8217;uso di due locali commerciali inutilizzati al piano rialzato di un proprio edificio in via Gian Giorgio Trissino, a pochi passi<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Nuovi alloggi per studenti universitari nel cuore di Vicenza. Ater ha concluso l&#8217;intervento di riqualificazione e cambio di destinazione d&#8217;uso di due locali commerciali inutilizzati al piano rialzato di un proprio edificio in via Gian Giorgio Trissino, a pochi passi dallo stadio e dal centro storico.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="750" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/Autorita.jpg" alt="" class="wp-image-368575" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/Autorita.jpg 1000w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/Autorita-556x417.jpg 556w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/Autorita-100x75.jpg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/Autorita-846x635.jpg 846w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>L&#8217;operazione ha permesso di trasformare gli spazi in due appartamenti destinati a residenze universitarie, dotati di ingresso indipendente sotto il portico e di una piccola area esterna. Il progetto è nato per contribuire, seppur in misura limitata, a rispondere alla crescente domanda di alloggi per studenti che frequentano i corsi universitari presenti in città.</p>



<p>I lavori hanno interessato la completa riorganizzazione degli ambienti interni. Il primo appartamento, di 41 metri quadrati, è composto da cucina-soggiorno, una camera da letto, bagno e ripostiglio. Il secondo, di 56 metri quadrati, è stato progettato per accogliere anche persone con disabilità e dispone di cucina-soggiorno, due camere, servizio igienico e ripostiglio. Entrambe le unità sono dotate di cantina-magazzino.</p>



<p>L&#8217;intervento ha previsto la realizzazione di nuovi spazi interni, il rifacimento completo degli impianti elettrici, termici, idrici e sanitari, la posa di controsoffitti e contropareti in cartongesso, l&#8217;installazione di nuovi serramenti e sistemi oscuranti, oltre all&#8217;arredamento completo degli alloggi. All&#8217;esterno sono stati realizzati una rampa per l&#8217;accesso delle persone con disabilità e un posto auto riservato in prossimità dell&#8217;ingresso.</p>



<p>Il cantiere era stato avviato a settembre 2025 e si è concluso nell&#8217;aprile di quest&#8217;anno. L&#8217;investimento complessivo ammonta a circa 216.900 euro, finanziati interamente con risorse proprie di Ater.</p>



<p>«Con soddisfazione siamo arrivati alla conclusione dell&#8217;intervento di via Gian Giorgio Trissino, che sicuramente non andrà a risolvere la richiesta di alloggi in città per studenti universitari – sottolinea il presidente di Ater Vicenza Valentino Scomazzon – ma ci consente di dare un piccolo contributo alla carenza di strutture ricettive per questa finalità. L&#8217;intervento è stato pensato e progettato nell&#8217;ambito della collaborazione con la Fondazione Studi Universitari di Vicenza per cercare di dare una risposta alle esigenze del territorio. Inoltre gli alloggi si trovano in una posizione strategica rispetto alle sedi di studio e alle attività degli studenti».</p>



<p>A breve sarà pubblicato sul sito di Ater l&#8217;avviso per l&#8217;assegnazione dei posti letto. Tra i requisiti richiesti figurano l&#8217;iscrizione, o la futura iscrizione, a corsi di laurea, master o dottorati delle Università di Padova, Verona o Venezia con sede a Vicenza, la residenza a oltre 50 chilometri dalla sede del corso oppure tempi di percorrenza superiori a 80 minuti con i mezzi pubblici, un Isee universitario compreso tra 15 mila e 40 mila euro e l&#8217;assenza di debiti o contenziosi con l&#8217;Azienda.</p>
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		<title>Il paradosso di Agugliaro: la scuola ottiene l&#8217;ok dal Provveditorato, ma rischia di chiudere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 10:16:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[BASSO VICENTINO - AREA BERICA]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è una comunità che storicamente ha fatto del proprio plesso scolastico un baluardo di identità e qualità pedagogica, capace in passato di attrarre iscritti persino dai paesi limitrofi. L’amministrazione, dopo mesi di trattative serrate, è riuscita a strappare al Provveditorato<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><br>C’è una comunità che storicamente ha fatto del proprio plesso scolastico un baluardo di identità e qualità pedagogica, capace in passato di attrarre iscritti persino dai paesi limitrofi. L’amministrazione, dopo mesi di trattative serrate, è riuscita a strappare al Provveditorato agli Studi il via libera definitivo per il mantenimento dell’autonomia scolastica e l’avvio del nuovo anno. Eppure, l&#8217;istituto, sul filo del rasoio rischia di chiudere.<br>È questo l’inedito &#8220;paradosso di Agugliaro&#8221;, una situazione critica in cui il nemico principale non è più la burocrazia ministeriale o il taglio lineare dei fondi, bensì una silenziosa e progressiva &#8220;diaspora&#8221; di studenti.</p>



<p>Il nodo più stretto riguarda l’attuale classe prima — destinata a diventare la futura classe seconda —, un tempo forte di un gruppo potenziale di dodici alunni e sarebbe ridotta a soli sette frequentanti. Alcune famiglie, infatti, avrebbero deciso di iscrivere e trasferire i propri figli presso le strutture del vicino comune di Campiglia dei Berici, il che crea un paradosso lampante: il paese salva la sua scuola sui tavoli istituzionali, ma la fuga interna dei genitori rischia di decretarne la fine nei fatti.</p>



<p>La scelta sembrerebbe determinata dalla perplessità sul futuro della scuola, dal fatto che la stessa possa mantenere un&#8217;offerta formativa solida e dal fatto che non vengano garantite le classi singole ma le pluriclassi. Vogliamo sottolineare che non possiamo e non vogliamo entrare nel merito di scelte che sono assolutamente private e che riguardano il futuro formativo dei più piccoli, ma di fatto il problema esiste ed ha ricadute su molte famiglie del paese.<br>Di fatto, una volta chiusa, la scuola rimarrà chiusa per sempre. Di fronte al &#8216;pensionamento&#8217; di una struttura scolastica è pressoché impossibile farla rinascere.</p>



<p><br>In un documento ufficiale protocollato il 9 giugno 2026, firmato a nome di genitori, docenti e cittadini, la comunità ha espresso profonda preoccupazione:<br>«La nostra scuola primaria non è solo un edificio, ma il cuore pulsante della nostra comunità. Le dimensioni a misura di bambino hanno permesso in questi anni un rapporto educativo personalizzato, profondo e attento ai ritmi di ogni singolo alunno. È qui che i nostri bambini sviluppano i primi legami sociali e un forte senso di appartenenza, all&#8217;interno di un tessuto sociale sicuro e solidale. Chiediamo alle Istituzioni di allearsi con noi per garantire inclusione, crescita e attrattività per l&#8217;intero Comune».<br>A fronte di questo appello accorato, la macchina comunale e un gruppo compatto di mamme si sono attivati in una mobilitazione d&#8217;urgenza. L&#8217;obiettivo è riallacciare quel legame di fiducia con il territorio, ricordando che Agugliaro sta investendo in modo massiccio sui servizi per l&#8217;infanzia, a partire dall&#8217;apertura del nuovo asilo nido e dall&#8217;avvio di numerosi progetti educativi, tasselli fondamentali di un percorso di crescita che trova nella scuola primaria la sua naturale e indispensabile prosecuzione.</p>



<p>Abbiamo sentito direttamente alcune mamme che si sottolineano di muoversi lungo i binari del dialogo e della massima comprensione, escludendo a priori qualsiasi intento polemico: «Non vogliamo assolutamente puntare il dito contro chi ha fatto una scelta diversa, né cerchiamo in alcun modo lo scontro. Rispettiamo le decisioni di ogni famiglia». L&#8217;obiettivo del gruppo, infatti, non è dividere, ma lanciare un invito aperto a riscoprire e a credere nelle potenzialità di Agugliaro. Un appello rivolto sia a chi risiede in paese sia ai comuni vicini, affinché si dia una reale opportunità a questo plesso prima di guardare altrove.</p>



<p>«In una realtà piccola e a misura di bambino – spiegano le mamme – i nostri figli non sono numeri, ma individui seguiti passo dopo passo nelle loro specifiche esigenze. Si crea un rapporto umano profondo, quasi familiare, che permette ai più piccoli di crescere protetti all&#8217;interno della propria comunità, in un ambiente sano e stimolante». Su questo futuro le famiglie chiedono legittimamente di avere voce in capitolo, animate da una forte fiducia anche nei confronti del corpo docente: «Persino davanti all&#8217;eventualità delle pluriclassi, le maestre ci hanno chiesto solo un anno di tempo per dimostrare il valore del progetto. Noi ci crediamo, ed è per questo che chiediamo a tutti di fermarsi a riflettere e di darci una possibilità».</p>



<p><br><strong>«Ci troviamo di fronte a uno scenario profondamente amaro – dichiara il sindaco Roberto Andriolo-. Come amministrazione abbiamo profuso ogni energia e lavorato fianco a fianco con le istituzioni scolastiche per ottenere dal Provveditorato il mantenimento del nostro plesso, vincendo una sfida complessa e garantendo sul piano legale e organizzativo la regolarità del prossimo anno scolastico.<br>Ma lo sforzo delle istituzioni e i decreti da soli non bastano se viene a mancare la risposta e la fiducia del nostro stesso tessuto sociale. Spero in un ripensamento delle famiglie: la scuola primaria di Agugliaro rappresenta un&#8217;eccellenza dal valore pedagogico preziosissimo, sicura, inclusiva e focalizzata sul benessere di ogni singolo alunno. Sostenerla oggi, scegliendo di lasciare qui i propri figli, significa difendere la vitalità sociale e l&#8217;attrattività di tutta la nostra comunità. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, ma dobbiamo farlo insieme.»</strong><br><br></p>



<p>E il futuro?</p>



<p>La sfida per Agugliaro è ora interamente culturale e comunitaria. Se la tendenza all&#8217;esodo non verrà invertita tempestivamente, il rischio concreto è che un patrimonio pedagogico preziosissimo si spenga non per decisioni calate dall&#8217;alto, ma per rinuncia interna. Osservando esternamente la situazione, l&#8217;impressione è che l&#8217;unica salvezza potrebbe arrivare da un dialogo, una pacificazione, un compromesso fra le parti.<br>Intanto, i genitori e i cittadini rimasti a presidio della scuola confermano la totale disponibilità a collaborare attivamente e a mettere in campo ogni energia per sostenere le iniziative del plesso. Resta da vedere se il richiamo all&#8217;unione per il domani dei bambini saprà fermare la fuga prima del suono della prossima campanella di settembre.</p>
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		<title>Antartide sotto zero? No, oltre 15 gradi: crollano i record e piove dove dovrebbe nevicare</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 08:33:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre nell&#8217;emisfero australe l&#8217;inverno è ormai iniziato, la Penisola Antartica sta registrando temperature eccezionalmente elevate, con valori fino a 20 gradi superiori alle medie stagionali. Un&#8217;anomalia che sta provocando scioglimento dei ghiacci, piogge insolite e crescenti preoccupazioni tra climatologi e<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Mentre nell&#8217;emisfero australe l&#8217;inverno è ormai iniziato, la Penisola Antartica sta registrando temperature eccezionalmente elevate, con valori fino a 20 gradi superiori alle medie stagionali. Un&#8217;anomalia che sta provocando scioglimento dei ghiacci, piogge insolite e crescenti preoccupazioni tra climatologi e ricercatori presenti sul continente più freddo del pianeta.</p>



<p>Tra il 5 e il 6 giugno la base scientifica argentina di Esperanza, situata sulla penisola di Trinidad, all&#8217;estremità settentrionale dell&#8217;Antartide, ha registrato una temperatura di 15,4 gradi centigradi. Si tratta del valore più alto mai rilevato nel mese di giugno in quella località.</p>



<p>A evidenziarlo è José Luis Stella, meteorologo del Servizio meteorologico nazionale argentino, che sottolinea come il precedente record fosse di 13,3 gradi e risalisse al 1998. Un dato ancora più impressionante se confrontato con la temperatura massima media di giugno nella stessa area, che normalmente si attesta a -6,2 gradi.</p>



<p>L&#8217;ondata di caldo non ha riguardato soltanto Esperanza. Nello stesso periodo la base argentina di Marambio ha raggiunto gli 11,8 gradi, mentre la base di San Martin ha registrato 9,4 gradi. Valori eccezionali se si considera che le medie stagionali sono rispettivamente di -10,7 e -5,6 gradi.</p>



<p>Secondo gli esperti, alcune zone della Penisola Antartica hanno sperimentato temperature fino a 20 gradi superiori alla norma. Un fenomeno che ha portato al superamento di diversi record climatici e che sta modificando sensibilmente il paesaggio locale.</p>



<p>Raul Cordero, climatologo dell&#8217;Università di Groningen, evidenzia come a Esperanza le temperature massime giornaliere siano rimaste sopra lo zero per 21 giorni consecutivi. Una situazione che ha lasciato vaste aree dell&#8217;estremo nord dell&#8217;Antartide praticamente prive di neve.</p>



<p>Per gli studiosi non si tratta di un episodio isolato. Secondo Cordero, l&#8217;evento conferma una tendenza che potrebbe diventare sempre più frequente se il riscaldamento globale continuerà ai ritmi attuali.</p>



<p>Anche Thomas Caton Harrison del British Antarctic Survey ritiene che vi siano elementi significativi che collegano questi fenomeni al cambiamento climatico, pur sottolineando che in Antartide le dinamiche meteorologiche restano particolarmente complesse.</p>



<p>Gli esperti spiegano che in questa regione forti venti possono trasportare masse d&#8217;aria più calda, favorendo improvvisi aumenti delle temperature. Tuttavia, ciò che sta attirando l&#8217;attenzione degli scienziati sono soprattutto gli effetti sul territorio.</p>



<p>In molte aree le precipitazioni sono cadute sotto forma di pioggia anziché di neve, un fenomeno insolito per il periodo. Questo ha provocato deflussi d&#8217;acqua e la successiva formazione di strati di ghiaccio, alterando gli equilibri naturali degli ecosistemi polari.</p>



<p>Le conseguenze potrebbero riguardare anche la fauna antartica. Gli studiosi segnalano possibili impatti sulle colonie di pinguini e sugli altri animali adattati a un ambiente dominato da neve e ghiaccio. Una trasformazione che rende ancora più evidente come il continente antartico stia diventando uno dei principali indicatori degli effetti del cambiamento climatico globale.</p>
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