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	<title>ATTUALITA&#039; | TViWeb</title>
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	<lastBuildDate>Sat, 09 May 2026 11:08:59 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Veneto allarme Hantavirus: quattro passeggeri del volo KLM transitati da Roma: coinvolta la nostra regione!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 11:08:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hantavirus, quattro passeggeri del volo KLM transitati da Roma: coinvolto anche il Veneto Quattro persone che si trovavano a bordo del volo KLM sul quale viaggiava una donna poi deceduta a causa dell’hantavirus sono transitate da Roma. A renderlo noto<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Hantavirus, quattro passeggeri del volo KLM transitati da Roma: coinvolto anche il Veneto</p>



<p>Quattro persone che si trovavano a bordo del volo KLM sul quale viaggiava una donna poi deceduta a causa dell’hantavirus sono transitate da Roma. A renderlo noto è stato il Ministero della Salute italiano, che ha comunicato l’attivazione delle verifiche previste in casi di possibile esposizione a patogeni infettivi.</p>



<p>Secondo quanto emerso, le autorità sanitarie italiane sono state informate della presenza sul volo di alcuni passeggeri che, dopo l’arrivo in Europa, avrebbero proseguito il proprio viaggio passando anche per il territorio italiano. Tra le regioni interessate dalle attività di monitoraggio figura anche il Veneto.</p>



<p>Il Ministero ha precisato che la situazione è seguita con attenzione dalle strutture competenti, in raccordo con le autorità sanitarie regionali. L’obiettivo è ricostruire gli spostamenti delle persone coinvolte e valutare eventuali misure di sorveglianza sanitaria, come previsto dai protocolli.</p>



<p>L’hantavirus è un’infezione virale generalmente trasmessa all’uomo attraverso il contatto con escrementi, urine o saliva di roditori infetti. La trasmissione da persona a persona è considerata rara e dipende dal tipo di virus coinvolto. Per questo motivo, al momento, l’attenzione delle autorità è concentrata soprattutto sull’identificazione dei contatti e sulla valutazione del rischio effettivo.</p>



<p>Non risultano, al momento, indicazioni di allarme per la popolazione. Le autorità sanitarie invitano comunque a mantenere alta l’attenzione e a seguire eventuali comunicazioni ufficiali che dovessero essere diffuse nelle prossime ore.</p>



<p>Il caso resta sotto osservazione, mentre proseguono gli accertamenti sui passeggeri transitati in Italia e sui possibili collegamenti con il territorio veneto.</p>
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		<title>Zaia incontra Marina Berlusconi: ufficialmente non è politica, ma sta nascendo un Terzo Polo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 14:59:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Umberto Baldo La politica italiana ha una caratteristica quasi commovente nella sua ripetitività: gli incontri “privati” diventano sempre pubblici, quelli “cordiali” quasi sempre nascondono qualcosa, e quelli che “non avevano alcun significato politico” finiscono spesso per anticipare cambiamenti molto<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><em>di Umberto Baldo</em></strong></p>



<p>La politica italiana ha una caratteristica quasi commovente nella sua ripetitività: gli incontri “privati” diventano sempre pubblici, quelli “cordiali” quasi sempre nascondono qualcosa, e quelli che “non avevano alcun significato politico” finiscono spesso per anticipare cambiamenti molto concreti.<br>Una specie di commedia nazionale permanente, dove tutti negano fino al giorno prima dell’annuncio ufficiale.&nbsp;</p>



<p>L’incontro fra Luca Zaia e Marina Berlusconi, rivelato dall’ANSA, e poi arricchito da una pioggia di retroscena e indiscrezioni, appartiene perfettamente a questa tradizione italiana.<br>Pranzo riservato. Clima cordialissimo.&nbsp;</p>



<p>Ufficialmente si parla di editoria, libri, podcast, progetti culturali.&nbsp;</p>



<p>Però, casualmente, si affrontano anche temi politici, attualità nazionale, scenari futuri del centrodestra e nuovi equilibri moderati.</p>



<p>Naturalmente Matteo Salvini dichiara di non sapere nulla.<br>Ed è proprio questo il dettaglio più interessante.</p>



<p>Perché in politica non conta soltanto ciò che viene detto.&nbsp;</p>



<p>Conta soprattutto chi viene tenuto fuori dalla stanza.</p>



<p>Sia chiaro: siamo ancora nel campo della fantapolitica.&nbsp;</p>



<p>E sarebbe poco serio trasformare un pranzo milanese in un cambio di casacca già scritto.<br>Però esiste un dato che nessuno può ignorare: Luca Zaia oggi è politicamente molto più grande della Lega salviniana in Veneto, e forse anche oltre il Veneto.</p>



<p>Il problema è che Zaia rappresenta un centrodestra amministrativo, pragmatico, moderato, rassicurante.<br>Mentre Salvini, negli ultimi anni, ha scelto spesso una linea più identitaria, muscolare, talvolta perfino caricaturale.<br>Non è un caso che nel Carroccio convivano ormai due anime quasi incompatibili: quella del governo locale e quella della propaganda permanente.</p>



<p>Zaia appartiene alla prima categoria.<br>E Marina Berlusconi, da tempo, sembra voler costruire proprio uno spazio politico moderato, liberale, europeista nei toni e meno urlato nei metodi.</p>



<p>Che poi Marina Berlusconi voglia davvero “scendere in campo” resta tutto da dimostrare.<br>In Italia abbiamo visto nascere più “federatori moderati” che cantieri del Superbonus.&nbsp;</p>



<p>Molti annunci, poca sostanza, parecchi ego e una quantità industriale di retroscena attribuiti “a fonti vicine al dossier”. Formula ormai utilizzata anche per ordinare un cappuccino.</p>



<p>Però qualcosa si muove davvero.</p>



<p>Forza Italia, dopo la morte di&nbsp;Silvio Berlusconi, sta cercando disperatamente una nuova identità.&nbsp;</p>



<p>Antonio Tajani garantisce continuità e affidabilità istituzionale, ma non possiede il carisma elettorale del Cavaliere.<br>E allora il nome dei figli Berlusconi torna inevitabilmente a circolare nei corridoi del potere, soprattutto quello di Marina, percepita da una parte del mondo economico come figura autorevole e capace di parlare ai moderati orfani di rappresentanza.</p>



<p>Dentro questo quadro, Zaia diventa interessantissimo.</p>



<p>Ha consenso personale. Ha immagine amministrativa forte. È popolare anche fuori dal recinto leghista.&nbsp;</p>



<p>E soprattutto parla a quell’Italia produttiva del Nord che oggi si sente spesso politicamente senza casa: troppo moderata per il sovranismo duro, troppo pragmatica per i populismi da talk show.</p>



<p>Che possa davvero approdare in Forza Italia?<br>Ottenere un ministero strategico nel 2027?&nbsp;</p>



<p>Addirittura guidare gruppi parlamentari?</p>



<p>Oppure sta nascendo qualcosa di ancora più ambizioso?&nbsp;</p>



<p>Un nuovo terzo polo moderato, liberale, produttivista, con Marina Berlusconi grande ispiratrice e mallevadrice economica, e Luca Zaia leader politico capace di parlare al Nord e ai ceti produttivi?<br>Possibile.&nbsp;</p>



<p>Non probabile oggi, ma possibile domani.</p>



<p>La politica italiana è piena di cose considerate impossibili fino a cinque minuti prima che accadessero.<br>Chi avrebbe immaginato, anni fa, la Lega nazionale di Salvini?<br>O Giorgia Meloni a Palazzo Chigi mentre mezza Europa la considerava marginale?<br>O Mario Draghi trasformato in leader politico di emergenza nazionale?</p>



<p>La verità è che il centrodestra sta entrando lentamente nella sua fase post-berlusconiana definitiva.<br>E quando finiscono le grandi leadership personali, iniziano inevitabilmente le guerre di successione, le manovre silenziose, le ricomposizioni e gli incontri “puramente editoriali”.</p>



<p>Quelli che ufficialmente non significano nulla.<br>E che proprio per questo meritano attenzione.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Bella Ciao, lacrime e share: perché nei talent conta più il trauma del talento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 14:21:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA & SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’artista deve soffrire. La TV ci ha detto così Di Alessandro Cammarano Dal concertone del Primo Maggio alla cucina di MasterChef, i talent show italiani hanno smesso di cercare talenti. Cercano casi umani… e li trovano sempre. I fatti: Primo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’artista deve soffrire. La TV ci ha detto così</p>



<p>Di Alessandro Cammarano</p>



<p>Dal concertone del Primo Maggio alla cucina di MasterChef, i talent show italiani hanno smesso di cercare talenti. Cercano casi umani… e li trovano sempre.</p>



<p>I fatti: Primo Maggio, piazza San Giovanni a Roma. Sole, folla, diretta Rai. Sul palco sale Delia, giovane cantautrice siciliana prodotto di punta dell’ultima edizione di X Factor, e decide di intonare <em>Bella Ciao</em>. Fin qui, nulla di straordinario: è il Concertone – con la C maiuscola –, e il canto della Resistenza è di casa come il palco di legno e i gabbiani sopra il Laterano.</p>



<p>Poi arriva il momento. La parola “partigiano” — quella parola lì, quella precisa, carica di sangue e di storia — sparisce. Al suo posto: “essere umano”. Inclusivo – e già basta questo a far correre un brivido lungo la schiena –, universale, aperto al mondo. La cantante, intervistata dai giornalisti, ha spiegato che la sua intenzione era «allargare il messaggio». La piazza ha risposto con i fischi. Il web ha fatto il resto.</p>



<p>Ora, sul merito della questione <em>Bella Ciao</em> si è detto quasi tutto, e con competenza crescente man mano che il dibattito scivolava verso i profili meno qualificati. Ma la vicenda merita di essere letta non come incidente isolato, bensì come sintomo di qualcosa di più profondo e strutturale: lo stato terminale del talent show italiano, che ha smesso da anni di formare artisti e ha cominciato a produrre personaggi. E i personaggi, si sa, hanno bisogno di una storia. Possibilmente dolorosa.</p>



<p>Esiste un copione ormai collaudato, ripetuto con variazioni minime da una stagione all’altra su qualsiasi canale e in qualsiasi formato: musica, danza, cucina. Il meccanismo è sempre lo stesso. Il concorrente sale, canta, o balla, o impiatta un filetto, e a un certo punto, invariabilmente, arriva il momento dell’autobiografia. La telecamera stringe, la musica da sottofondo si abbassa di due tacche, e il racconto comincia.</p>



<p>C’è chi ha perso un genitore. Chi ha lottato contro un disturbo alimentare. Chi viene da una famiglia che non ha mai creduto in lui. Chi ha subito bullismo, chi ha attraversato una depressione, chi ha dormito in macchina inseguendo il sogno. Le storie cambiano nei dettagli, ma la struttura narrativa è identica: la caduta, il baratro, la musica come salvezza, il palco come resurrezione.</p>



<p>Non si sta dicendo che queste storie siano false. Il problema è un altro: che siano diventate condizione necessaria. Che il talento nudo e crudo — la voce, la tecnica, la scrittura, la presenza scenica — non basti più da solo a guadagnarsi l’attenzione del pubblico e, soprattutto, quella della giuria. Occorre il trauma. Occorre la fragilità esibita, la lacrima al momento giusto, la voce che si spezza a metà frase nel raccontare la nonna malata o il padre assente.</p>



<p>I giudici, o i “coach”, come si preferisce chiamarli in epoca anglofona — rispondono a questo stimolo con una progressione quasi pavloviana: prima l’ascolto commosso, poi la stretta di mano, poi il sì. È la grammatica emotiva del genere, e funziona benissimo. Gli ascolti lo confermano.</p>



<p>Si prenda il modello che ha fatto scuola – nella fattispecie <em>Amici</em> – e che continua ad aggiornarlo, edizione dopo edizione, con infallibile coerenza: il talent musicale di lunga durata che da decenni occupa il sabato pomeriggio e la domenica sera di milioni di italiani. La sua formula è ormai un oggetto di studio in sé. L’accademia, le sfide, le eliminazioni: tutto costruito per massimizzare la tensione emotiva, non necessariamente quella artistica.</p>



<p>La selezione iniziale ha una doppia funzione che raramente viene esplicitata: valutare il talento e costruire il cast. E il cast, per essere “interessante” nel senso televisivo del termine, deve contenere un numero sufficiente di storie difficili. Il ragazzo con il passato turbolento, la ragazza che ha smesso di mangiare e poi ha ricominciato grazie alla musica, il ballerino che viene da un quartiere periferico e non aveva soldi per le scuole di danza. Tutti veri, probabilmente. Tutti selezionati anche per questo.</p>



<p>Il risultato è che il pubblico a casa non sa mai bene se sta guardando un programma di formazione artistica o una lunga seduta di terapia collettiva in mondovisione. I due piani si sovrappongono con tale disinvoltura che nessuno sembra più accorgersene.</p>



<p>Poi c’è X-Factor, ovvero il talent musicale premium, quello in onda su piattaforma satellitare e quindi teoricamente rivolto a un pubblico più selezionato e meno influenzabile dalla retorica lacrimogena, non si sottrae alla regola. Se mai, la raffina.</p>



<p>Le fasi eliminatorie prevedono momenti in cui i concorrenti raccontano la propria storia davanti ai giudici durante cene riservate, in contesti informali, lontani dal palco. È la parte più onestamente rivelatrice del format: quello che si sta cercando non è solo chi canta meglio, ma chi ha qualcosa da raccontare. E il qualcosa, per essere buono, deve fare male.</p>



<p>Il punto d’arrivo di questa logica è stato reso evidente proprio dall’episodio del Primo Maggio. Una giovane artista con una formazione conservatoriale solida, una voce riconoscibile, un’identità musicale che mescola radici siciliane e sperimentazione contemporanea – tutto materiale potenzialmente interessante – si ritrova sul palco nazionale più politicamente carico dell’anno e decide di riscrivere un inno della Resistenza in chiave «inclusiva». Probabilmente convinta di fare una cosa buona. Quasi certamente senza rendersi conto che la cosa buona era già stata fatta, settant’anni fa, da chi quel testo lo aveva scritto sapendo benissimo cosa stesse scrivendo e perché.</p>



<p>Il problema non è la giovane artista. Il problema è il sistema che l’ha formata — e che per “formazione” intende soprattutto la costruzione di un’identità mediatica spendibile, non necessariamente la comprensione di ciò che si canta.</p>



<p>Che la logica del trauma come carta d’identità sia trasversale al genere lo dimostrano i cooking show – MasterChef in testa –, che negli ultimi anni hanno percorso la stessa traiettoria con la precisione di un compasso. Anche qui, la competizione culinaria è diventata progressivamente un contenitore di storie personali, con il cibo che funge da metafora; “mia nonna mi ha insegnato questa ricetta”, “questo piatto mi riporta al paese che ho lasciato”, “cucinare è l’unica cosa che mi ha tenuto in piedi durante quel periodo”<br>E i giudici che reagiscono con un’attenzione che oscilla tra il critico gastronomico e lo psicologo di supporto.</p>



<p>Esistono concorrenti che vengono ricordati non per i piatti portati in tavola, ma per i pianti, le emozioni esagerate, le lacrime e il temperamento: casi in cui, come si osserva con un certo imbarazzo, il personaggio è rimasto più impresso del talento. Non è un’anomalia: è la regola diventata tanto evidente da essere già diventata meme, e quindi già metabolizzata, e quindi già diventata norma accettata.</p>



<p>La questione è strutturale. Il cooking show nella sua forma attuale non ha quasi spazio per il cuoco bravo e silenzioso, per il tecnico che non urla e non piange e non ha un passato da elaborare in diretta. Quella persona esiste, probabilmente, e probabilmente cucina anche meglio di molti concorrenti televisivi. Ma non fa televisione. O almeno, non fa la televisione che serve.</p>



<p>C’è un’idea romantica che attraversa tutta questa produzione e che vale la pena nominare esplicitamente: l’idea che la sofferenza sia garanzia di autenticità. Che chi ha sofferto abbia qualcosa di più vero da dire, da cantare, da cucinare. Che il dolore personale si trasmuti automaticamente in profondità artistica.</p>



<p>È un’idea antica — risale almeno al Romanticismo, al giovane Werther e a Jacopo Ortis – ma nella sua versione televisiva ha perso qualsiasi complessità per ridursi a meccanismo produttivo. Non si tratta più di esplorare il rapporto tra esperienza e arte: si tratta di raccogliere storie difficili, confezionarle in segmenti di tre minuti con musica ad hoc, e distribuirle al pubblico come giustificazione emotiva del voto o del tifo.</p>



<p>Il risultato è una sorta di agiografia industriale dell’artista tormentato, replicata in serie con una cadenza stagionale. Ogni anno una nuova infornata di santi laici con le stimmate al posto giusto. Ogni anno il pubblico piange, vota, dimentica, e si prepara per la stagione successiva.</p>



<p>Chi non ha un trauma convincente da raccontare – o chi non è disposto a raccontarlo – ha meno spazio. Non per una decisione esplicita di nessuno, ovviamente: semplicemente perché il sistema seleziona ciò che funziona, e ciò che funziona è la lacrima al momento giusto, non la terza di cinque ore di tecnica vocale.</p>



<p>Sarebbe comodo concludere che la colpa è del pubblico, che chiede emozioni facili e le ottiene. Ma sarebbe anche disonesto. Il pubblico risponde agli stimoli che riceve, e da vent’anni riceve stimoli costruiti per produrre identificazione emotiva più che giudizio estetico. Non si può insegnare a qualcuno a preferire le lacrime e poi stupirsi che preferisca le lacrime.</p>



<p>Ciò che rimane, dopo tutto, è una domanda semplice: quanti artisti veri si sono persi perché non avevano una storia abbastanza drammatica da raccontare? Quante voci, quante tecniche, quante scritture sono rimaste fuori dalla porta perché il passato era troppo ordinario, la famiglia troppo presente, i traumi troppo privati per essere condivisi davanti a una telecamera?</p>



<p>Non lo sapremo mai. E questa, a pensarci bene, è forse la parte più triste di tutta la storia. Non “Bella Ciao” riscritta, non la giuria che piange, non il concorrente con il padre assente. La parte più triste è tutto quello che non abbiamo visto perché non faceva abbastanza televisione.</p>



<p></p>
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		<title>Eurovision 2026, boicottaggio senza precedenti contro Israele. Sospetti su manipolazioni del voto lo scorso anno, cambia il regolamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 14:08:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA & SPETTACOLO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Eurovision Song Contest 2026, in programma a Vienna dal 12 al 16 maggio, si apre nel clima più teso degli ultimi decenni. La partecipazione di Israele continua infatti a provocare proteste, appelli e divisioni in tutta Europa, dando vita a<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>L’Eurovision Song Contest 2026, in programma a Vienna dal 12 al 16 maggio, si apre nel clima più teso degli ultimi decenni. La partecipazione di Israele continua infatti a provocare proteste, appelli e divisioni in tutta Europa, dando vita a un boicottaggio senza precedenti che ha già portato al ritiro di cinque Paesi dalla competizione.</p>



<p>Nonostante le polemiche e le richieste di esclusione legate alla guerra nella Striscia di Gaza, Israele parteciperà regolarmente al concorso e sarà rappresentato dal cantante Noam Bettan, 27 anni, nato in Israele da genitori immigrati francesi.</p>



<p>Il giovane artista porterà sul palco il brano “Michelle”, una canzone d’amore con ritornello in francese. “Metà del mio cuore è francese e l’altra metà israeliana”, ha dichiarato all’AFP, definendo la partecipazione “un onore immenso”.</p>



<p>A pesare sul regolamento dell’Eurovision 2026 sono soprattutto le polemiche nate dopo l’edizione 2025, quando la cantante israeliana Yuval Raphael conquistò il televoto europeo arrivando seconda nella classifica finale. Diverse emittenti pubbliche europee — tra cui quelle di Spagna, Irlanda e Slovenia — denunciarono possibili “interferenze” e campagne coordinate a sostegno della candidatura israeliana, chiedendo audit indipendenti e maggiore trasparenza sui dati del televoto. Nel mirino finirono in particolare le massicce campagne promozionali online attribuite a enti vicini al governo israeliano e la forte sproporzione tra voto popolare e voto delle giurie tecniche.</p>



<p>Per questo l’Unione Europea di Radiodiffusione (UER/EBU) ha introdotto per il 2026 una serie di modifiche sostanziali al sistema di voto. La novità principale è la riduzione del numero massimo di voti esprimibili da ogni spettatore: si passa da 20 a 10 voti per dispositivo o metodo di pagamento, con l’obiettivo dichiarato di limitare fenomeni di voto massivo coordinato. Inoltre tornano le giurie professionali anche nelle semifinali, con un peso del 50% accanto al televoto, dopo anni in cui il pubblico decideva da solo l’accesso alla finale. Le nuove regole vietano anche campagne promozionali “sproporzionate” sostenute da governi o soggetti terzi e prevedono controlli tecnici rafforzati contro votazioni sospette o automatizzate.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cinque Paesi fuori dall’Eurovision</h3>



<p>Il caso Israele continua però a spaccare il mondo dell’Eurovision. Dopo mesi di pressioni e proteste, l’Unione Europea di Radiodiffusione (UER) ha confermato la presenza dello Stato ebraico attraverso una votazione segreta svolta a dicembre.</p>



<p>La decisione ha provocato il ritiro di cinque nazioni, riducendo il numero dei partecipanti a 35, uno dei più bassi degli ultimi anni.</p>



<p>Irlanda, Spagna e Slovenia hanno scelto il boicottaggio totale, rinunciando sia a partecipare sia a trasmettere l’evento. Paesi Bassi e Islanda non saranno invece in gara ma continueranno a mandare in onda lo spettacolo.</p>



<p>La Francia, al contrario, si è schierata apertamente contro il boicottaggio. Dopo il voto dell’UER, il ministro degli Esteri francese ha espresso soddisfazione per il fatto che “l’Eurovision non abbia ceduto alle pressioni”, sottolineando il ruolo di Parigi nell’evitare l’esclusione di Israele.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Petizioni e artisti contro la partecipazione israeliana</h3>



<p>Negli ultimi mesi le proteste si sono moltiplicate in tutta Europa. Oltre mille artisti e operatori culturali hanno firmato un appello per chiedere l’esclusione di Israele dall’Eurovision.</p>



<p>Tra i firmatari figurano Peter Gabriel e il gruppo Massive Attack.</p>



<p>Nel testo dell’appello gli artisti accusano Israele di utilizzare la manifestazione “per insabbiare e normalizzare il genocidio, l’assedio e l’occupazione militare dei palestinesi”.</p>



<p>La polemica si inserisce nel più ampio dibattito internazionale sulla guerra a Gaza e sul ruolo delle istituzioni culturali europee nei confronti del governo israeliano.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Vienna blindata per motivi di sicurezza</h3>



<p>Le tensioni politiche e sociali stanno imponendo misure di sicurezza straordinarie anche in Austria. Secondo il vicepresidente della polizia di Vienna, Dieter Csefan, l’edizione 2026 rappresenta “una sfida complessa”.</p>



<p>Le autorità austriache hanno già avviato controlli approfonditi sui circa 16 mila professionisti attesi durante la settimana dell’evento, mentre il rischio di cyberattacchi viene monitorato anche con il supporto dell’FBI.</p>



<p>L’Eurovision torna così al centro dello scontro politico internazionale, trasformandosi ancora una volta in un terreno di confronto che va ben oltre la musica.</p>



<p></p>
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		<title>Biennale di Venezia, chiusi una ventina di padiglioni contro il genocidio palestinese da parte di Israele</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 13:37:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Clamorosa protesta alla Biennale di Venezia, dove una ventina di padiglioni nazionali tra Giardini e Arsenale sono rimasti chiusi nell’ambito di una mobilitazione contro il genocidio in corso in Palestina e contro la presenza del padiglione israeliano. A darne notizia<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Clamorosa protesta alla Biennale di Venezia, dove una ventina di padiglioni nazionali tra Giardini e Arsenale sono rimasti chiusi nell’ambito di una mobilitazione contro il genocidio in corso in Palestina e contro la presenza del padiglione israeliano.</p>



<p>A darne notizia è il canale Telegram di Global Project, che parla di “sciopero di lavoratrici e lavoratori della cultura contro la presenza del Padiglione israeliano e il genocidio ancora in corso in Palestina”.</p>



<p>Secondo quanto comunicato dagli organizzatori della protesta, la mobilitazione sarebbe stata promossa, tra gli altri, dal collettivo Art Not Genocide Alliance e coinvolgerebbe decine di operatori culturali.</p>



<p>Tra i padiglioni rimasti chiusi figurano quelli di Austria, Belgio, Egitto, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Turchia, Finlandia, Olanda, Irlanda, Qatar, Malta, Cipro, Ecuador, Regno Unito e Arti Applicate. L’elenco, secondo gli organizzatori, sarebbe ancora in aggiornamento.</p>



<p>La protesta si inserisce nel clima di crescente mobilitazione internazionale legato alla guerra nella Striscia di Gaza e alle accuse rivolte al governo israeliano da parte di organizzazioni umanitarie, movimenti e attivisti che parlano apertamente di genocidio del popolo palestinese.</p>



<p>Per il pomeriggio di oggi era inoltre annunciato un corteo con partenza da via Garibaldi e destinazione Arsenale, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere il padiglione israeliano.</p>



<p>Secondo Global Project, la manifestazione è stata organizzata “contro il genocidio e la militarizzazione dell’economia, per i diritti di lavoratrici e lavoratori e in solidarietà con gli attivisti della Global Sumud Flotilla Thiago e Saif, detenuti ora in Israele”.</p>



<p>La protesta rappresenta una delle più ampie azioni collettive registrate negli ultimi anni all’interno della Biennale di Venezia e testimonia come il conflitto israelo-palestinese stia attraversando anche il mondo dell’arte e della cultura internazionale.</p>
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		<title>Lago di Fimon, sottopasso per i rospi e nuove aree birdwatching: Arcugnano diventa modello di tutela ambientale</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2026 13:24:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
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		<category><![CDATA[BASSO VICENTINO - AREA BERICA]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un sottopasso dedicato ai piccoli anfibi in migrazione, nuove postazioni per il birdwatching accessibili anche alle persone con disabilità, limitazioni temporanee al traffico e un sistema di videosorveglianza per proteggere uno degli ecosistemi più delicati del Vicentino. È il piano<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Un sottopasso dedicato ai piccoli anfibi in migrazione, nuove postazioni per il birdwatching accessibili anche alle persone con disabilità, limitazioni temporanee al traffico e un sistema di videosorveglianza per proteggere uno degli ecosistemi più delicati del Vicentino. È il piano di interventi presentato al lago di Fimon dalla Provincia di Vicenza insieme al Comune di Arcugnano e ai volontari di SOS Anfibi.</p>



<p>A illustrare i lavori è stato il consigliere provinciale delegato all’Ambiente Filippo Negro, affiancato dal tecnico provinciale Andrea Baldisseri e dal referente di SOS Anfibi per Arcugnano, Riccardo Muraro.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un sottopasso per salvare migliaia di anfibi</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="853" height="1024" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Fimon-rospi-paletta-853x1024.jpg" alt="" class="wp-image-365655" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Fimon-rospi-paletta-853x1024.jpg 853w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Fimon-rospi-paletta-347x417.jpg 347w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Fimon-rospi-paletta-100x120.jpg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Fimon-rospi-paletta-846x1016.jpg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Fimon-rospi-paletta.jpg 945w" sizes="(max-width: 853px) 100vw, 853px" /></figure>



<p>In queste settimane il lago di Fimon è interessato dal fenomeno della migrazione dei neometamorfosati, i piccoli anfibi che hanno appena completato la trasformazione da girini e lasciano l’acqua per raggiungere i boschi circostanti.</p>



<p>Un viaggio naturale ma estremamente rischioso a causa della presenza di strade, traffico e ostacoli artificiali che negli anni hanno provocato numerose morie.</p>



<p>Per questo la Provincia di Vicenza ha realizzato un sottopasso dedicato sul lato sud del lago, pensato per consentire l’attraversamento in sicurezza di migliaia di piccoli rospi e anfibi.</p>



<p>“Per salvaguardare i piccoli migratori – ha spiegato il consigliere Filippo Negro – la Provincia ha realizzato un sottopasso fondamentale per permettere l’attraversamento in sicurezza. In collaborazione con il Comune di Arcugnano e SOS Anfibi stiamo inoltre attuando ulteriori misure, come il divieto di accesso anche per pedoni e ciclisti lungo la strada perilacuale e il trasferimento manuale di parte degli esemplari”.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Strada chiusa e volontari in campo</h3>



<p>I volontari di SOS Anfibi hanno installato transenne e cartellonistica lungo il percorso e saranno presenti soprattutto nei fine settimana per attività di sorveglianza e sensibilizzazione.</p>



<p>“Finora nessuno si è lamentato del divieto – ha spiegato Riccardo Muraro – anche perché la migrazione è ben visibile: i piccoli anfibi, grandi meno di un centimetro, sono ovunque e sarebbe davvero difficile evitarli”.</p>



<p>Pedoni e ciclisti vengono deviati lungo la strada superiore parallela, che consente comunque di percorrere l’area attorno al lago.</p>



<p>Per limitare ulteriormente il traffico nella zona più sensibile, il Comune di Arcugnano, attraverso il commissario prefettizio Emanuele Cassaro, ha messo a disposizione un terreno in via Boeca da utilizzare come parcheggio temporaneo durante il periodo della migrazione, potenziando così la capacità di sosta già presente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Birdwatching e accessibilità</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Fimon-birdwatching-Negro_Brunelli-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-365656" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Fimon-birdwatching-Negro_Brunelli-1024x768.jpeg 1024w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Fimon-birdwatching-Negro_Brunelli-556x417.jpeg 556w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Fimon-birdwatching-Negro_Brunelli-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Fimon-birdwatching-Negro_Brunelli-100x75.jpeg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Fimon-birdwatching-Negro_Brunelli-846x635.jpeg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Fimon-birdwatching-Negro_Brunelli-1184x888.jpeg 1184w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Fimon-birdwatching-Negro_Brunelli.jpeg 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Gli interventi hanno riguardato anche la valorizzazione naturalistica del lago di Fimon. Sono infatti state realizzate due nuove postazioni di birdwatching, una sul lato nord e una sul lato sud, per permettere a cittadini e appassionati di osservare fauna e habitat senza disturbare le specie protette.</p>



<p>Particolare attenzione è stata dedicata all’accessibilità: la struttura sul lato sud è dotata di una passerella integrata che la rende completamente fruibile anche alle persone con disabilità.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Oltre 300 mila euro di interventi</h3>



<p>La realizzazione del sottopasso rientra in un pacchetto di opere dal valore complessivo di 311.629 euro, finanziato per 150 mila euro dalla Regione Veneto e per la restante parte dalla Provincia di Vicenza.</p>



<p>Il progetto ha compreso anche l’installazione di nuove sbarre metalliche automatizzate sui lati ovest e nord del lago, collegate a un sistema di videosorveglianza integrato. Le nuove strutture sostituiscono le precedenti sbarre in legno spesso oggetto di vandalismi e consentono di bloccare il traffico non autorizzato garantendo comunque l’accesso ai mezzi di emergenza tramite codici dedicati.</p>



<p>Tra gli altri interventi eseguiti figurano la manutenzione ordinaria del verde con sfalci periodici, potature straordinarie degli alberi pericolosi, il ripristino della strada circumlacuale, la sistemazione delle staccionate, delle piazzole dei pescatori e della “mezzaluna”, oltre all’installazione di nuova cartellonistica informativa.</p>



<p>La migrazione dei piccoli anfibi durerà indicativamente per circa tre settimane nel mese di maggio, con variazioni legate alle condizioni meteorologiche. Le istituzioni e i volontari chiedono ai visitatori attenzione e sensibilità per ridurre il più possibile l’impatto umano su un fenomeno naturale tanto spettacolare quanto delicato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Fimon-birdwatching-accessibile-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-365657" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Fimon-birdwatching-accessibile-1024x768.jpeg 1024w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Fimon-birdwatching-accessibile-556x417.jpeg 556w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Fimon-birdwatching-accessibile-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Fimon-birdwatching-accessibile-100x75.jpeg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Fimon-birdwatching-accessibile-846x635.jpeg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Fimon-birdwatching-accessibile-1184x888.jpeg 1184w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Fimon-birdwatching-accessibile.jpeg 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Veneto &#8211; Ragazza parla solo con l’algoritmo: primo caso di dipendenza da intelligenza artificiale in cura al SerD</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2026 09:52:13 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una dipendenza che non nasce da sostanze, ma da una relazione digitale con un algoritmo. A Venezia una giovane donna di circa 20 anni è stata presa in carico dal Servizio per le Dipendenze (SerD) dell’Ulss 3 Serenissima per quello<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Una dipendenza che non nasce da sostanze, ma da una relazione digitale con un algoritmo. A Venezia una giovane donna di circa 20 anni è stata presa in carico dal Servizio per le Dipendenze (SerD) dell’Ulss 3 Serenissima per quello che viene descritto come il primo caso di “dipendenza comportamentale da intelligenza artificiale”.</p>



<p>La notizia è stata riportata da <em>Il Gazzettino</em>, che evidenzia come finora, nell’esperienza dei SerD, le dipendenze comportamentali fossero legate soprattutto a gioco d’azzardo, shopping compulsivo, uso di smartphone, social network o videogiochi. In questo caso, invece, il legame patologico riguarda un’interazione continuativa con un sistema di intelligenza artificiale, diventato per la paziente un punto di riferimento esclusivo.</p>



<p>A raccontare il fenomeno è la primaria del SerD, Laura Suardi, che parla di una situazione “come la punta di un iceberg” all’interno di un servizio storicamente associato alle tossicodipendenze. Secondo la specialista, il caso non rappresenta una sorpresa assoluta, ma l’evoluzione di fenomeni già osservati nelle dipendenze comportamentali.</p>



<p>Nel rapporto con l’intelligenza artificiale, spiega Suardi, si sviluppa un meccanismo particolare: “l’algoritmo, man mano che impara a conoscerti, sa dare risposte che corrispondono a quanto vorresti sentire, anche più di una persona reale, rafforzando progressivamente quella che sembra una relazione amicale”. Un processo che può diventare critico quando la tecnologia diventa “un unico orizzonte di riferimento”.</p>



<p>Il caso della giovane rientra in quella che viene definita una dipendenza comportamentale, non legata a sostanze ma a attività e relazioni digitali. Una condizione che, secondo gli operatori, si manifesta quando il rapporto con lo strumento tecnologico sostituisce progressivamente le relazioni reali.</p>



<p>Sul fronte terapeutico, la responsabile del SerD sottolinea che non è sufficiente imporre limiti all’uso dei dispositivi digitali. L’intervento richiede un approccio multidisciplinare: competenze psicologiche, psichiatriche e il coinvolgimento della famiglia, considerata centrale nel percorso di cura.</p>



<p>Il SerD dell’Ulss 3 veneziana segue circa quattromila pazienti, tra cui anche altri giovani con dipendenze legate all’uso di videogiochi e smartphone. Il nuovo caso apre quindi uno scenario inedito per i servizi territoriali, chiamati a confrontarsi con forme di dipendenza sempre più legate al mondo digitale e all’interazione con sistemi di intelligenza artificiale.</p>
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		<title>Moschea a Noventa Vicentina? Il Comune chiarisce: ‘Nessun progetto, nessuna pratica in corso’</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2026 09:22:24 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[BASSO VICENTINO - AREA BERICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Torna al centro dell’attenzione pubblica la questione dei luoghi di culto a Noventa Vicentina, dopo alcune segnalazioni e interrogativi sollevati da cittadini in merito alla possibile presenza o ampliamento di spazi destinati a funzioni religiose. L’Amministrazione comunale ha diffuso un<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Torna al centro dell’attenzione pubblica la questione dei luoghi di culto a Noventa Vicentina, dopo alcune segnalazioni e interrogativi sollevati da cittadini in merito alla possibile presenza o ampliamento di spazi destinati a funzioni religiose.</p>



<p>L’Amministrazione comunale ha diffuso un comunicato per fare chiarezza sulla situazione, precisando innanzitutto di essere a conoscenza della presenza dell’associazione culturale “Centro Culturale Islamico Asonna”, insediata in uno stabile di via dell’Arti da circa vent’anni. Al momento del suo insediamento, viene ricordato, la struttura era stata ritenuta urbanisticamente compatibile con la destinazione dell’area, nel rispetto della normativa vigente.</p>



<p>Rispetto alle segnalazioni arrivate da alcuni residenti su un possibile ampliamento degli spazi utilizzati dall’associazione, il Comune chiarisce che tali circostanze non risultano verificabili dagli uffici comunali. Questo perché eventuali compravendite e locazioni tra soggetti privati rientrano nella libera contrattazione disciplinata dal Codice Civile e non sono soggette a controllo preventivo da parte dell’Ente.</p>



<p>L’Amministrazione sottolinea inoltre che eventuali variazioni di proprietà o di utilizzo degli immobili vengono a sua conoscenza solo tramite comunicazioni dirette degli interessati oppure attraverso pratiche edilizie o amministrative presentate agli uffici competenti. Nel caso specifico, viene precisato, non risultano al momento pratiche o richieste in corso.</p>



<p>Sul fronte delle eventuali criticità segnalate da cittadini — come situazioni di disagio, assembramenti o problemi legati alla viabilità e alla sicurezza — il Comune invita a rivolgersi alle autorità competenti, come Polizia Locale e Carabinieri. L’Amministrazione assicura comunque di trasmettere tempestivamente ogni segnalazione ricevuta agli organi preposti, anche quando informale.</p>



<p>Nel comunicato viene inoltre richiamato il principio secondo cui la destinazione d’uso di un immobile utilizzato come sede di un’associazione culturale, qualora venga esercitata in modo difforme rispetto a quanto autorizzato, può essere oggetto di verifiche sotto il profilo urbanistico, della sicurezza e dell’ordine pubblico.</p>



<p>Il testo ricorda anche che libertà di culto e diritto di associazione sono principi fondamentali garantiti dalla Costituzione italiana, che devono però essere esercitati nel rispetto della legge, della sicurezza pubblica e delle libertà altrui.</p>



<p>Infine, l’Amministrazione comunale invita i cittadini a segnalare eventuali situazioni ritenute poco chiare alle autorità competenti, evitando però la diffusione di allarmismi o l’uso improprio dei social network, che possono generare tensioni non giustificate.</p>



<p>Nel caso di Noventa Vicentina, il Comune ribadisce che continuerà a operare nell’ambito delle proprie competenze istituzionali, collaborando con le forze dell’ordine e gli enti preposti per garantire il rispetto delle norme e la serenità della comunità. Qualora emergessero irregolarità, sarà compito delle autorità intervenire secondo legge.</p>
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		<title>Pista da bob di Cortina sotto la lente della Corte dei Conti: indagini su possibili danni erariali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 09:19:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Procura regionale della Corte dei Conti per il Veneto ha avviato accertamenti su un possibile danno erariale legato allo Sliding Centre di Cortina d’Ampezzo. A darne notizia sono oggi alcuni quotidiani veneti del gruppo Nem. Secondo quanto emerso, la<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>La Procura regionale della Corte dei Conti per il Veneto ha avviato accertamenti su un possibile danno erariale legato allo Sliding Centre di Cortina d’Ampezzo.</p>



<p>A darne notizia sono oggi alcuni quotidiani veneti del gruppo Nem. Secondo quanto emerso, la magistratura contabile starebbe approfondendo la gestione e la realizzazione dell’impianto simbolo delle prossime Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, con particolare attenzione a eventuali profili di responsabilità economico-amministrativa.</p>



<p>Nel mirino degli inquirenti anche la fase più recente della vicenda: la riconsegna dell’impianto a Simico, avvenuta nei giorni scorsi, per interventi di riparazione a seguito di alcuni danneggiamenti riscontrati dopo le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026.</p>



<p>Gli accertamenti in corso riguardano quindi sia la possibile sussistenza di irregolarità connesse alla realizzazione e alla gestione dell’opera, sia le criticità emerse nella fase successiva all’utilizzo olimpico, che avrebbero reso necessari ulteriori interventi di sistemazione.</p>



<p>L’inchiesta è ancora nella fase preliminare e punta a chiarire eventuali responsabilità e ricadute economiche per le casse pubbliche.</p>
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		<title>Focolaio di hantavirus sulla nave da crociera: quanto dovremmo preoccuparci?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 08:31:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un focolaio di hantavirus scoppiato a bordo di una nave da crociera con passeggeri provenienti da diversi Paesi sta spingendo le autorità sanitarie internazionali a un vasto lavoro di tracciamento dei contatti. La situazione viene definita seria, ma gli esperti<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Un focolaio di hantavirus scoppiato a bordo di una nave da crociera con passeggeri provenienti da diversi Paesi sta spingendo le autorità sanitarie internazionali a un vasto lavoro di tracciamento dei contatti. La situazione viene definita seria, ma gli esperti ribadiscono che il rischio per la popolazione generale resta basso.</p>



<p>L’imbarcazione era partita dall’Argentina circa un mese fa e, nel corso del viaggio, tre passeggeri sono morti a bordo o dopo lo sbarco. Altre quattro persone sono state evacuate per ricevere cure mediche. Intanto, è in corso un’operazione internazionale per rintracciare tutti i passeggeri che hanno già fatto ritorno nei propri Paesi, tra cui Regno Unito, Sudafrica, Paesi Bassi, Stati Uniti e Svizzera.</p>



<p>Secondo l’ultimo aggiornamento sanitario, sono stati identificati otto casi complessivi tra le persone a bordo: tre confermati e cinque sospetti. Non è ancora chiaro quale sia stata l’origine dell’epidemia.</p>



<p>L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiarito che non si tratta di una minaccia paragonabile a Covid o influenza. “Non è l’inizio di una pandemia”, ha spiegato la dottoressa Maria Van Kerkhove, sottolineando che il virus si diffonde in modo molto diverso e meno efficiente rispetto a patogeni altamente contagiosi.</p>



<p>L’hantavirus, in generale, si trasmette dai roditori all’uomo attraverso l’inalazione di particelle contaminate presenti in urina, feci o saliva degli animali. Il ceppo coinvolto nell’epidemia, noto come ceppo andino, può in alcuni casi trasmettersi anche da persona a persona, ma con modalità molto meno efficienti rispetto ad altri virus respiratori.</p>



<p>Gli esperti ipotizzano che il contagio iniziale possa essere avvenuto prima dell’imbarco o durante scali in aree remote ricche di fauna selvatica. Successivamente, alcuni contagi potrebbero essersi verificati a bordo, dove condizioni di vita ravvicinate, cabine condivise e spazi comuni possono favorire la trasmissione tra persone.</p>



<p>Tra i casi segnalati figura anche una donna olandese sbarcata all’isola di Sant’Elena il 24 aprile, mentre il marito era deceduto a bordo l’11 aprile. Non è ancora confermato se anche lui rientri tra i casi di hantavirus.</p>



<p>Le autorità sanitarie britanniche sottolineano però che il virus non si diffonde tramite contatti casuali o ambienti pubblici come scuole, negozi o luoghi di lavoro. I sintomi, che compaiono generalmente tra due e quattro settimane dall’esposizione ma possono emergere anche dopo più di un mese, includono febbre, affaticamento, dolori muscolari e, nei casi più gravi, difficoltà respiratorie e disturbi gastrointestinali.</p>



<p>Non esiste una cura specifica, ma il trattamento ospedaliero tempestivo può migliorare le probabilità di sopravvivenza.</p>



<p>Il tracciamento dei contatti è descritto dagli esperti come uno sforzo “colossale” ancora in corso. Alcuni passeggeri sono già stati sottoposti ad autoisolamento precauzionale di 45 giorni, in particolare nel Regno Unito.</p>



<p>Le autorità sanitarie ribadiscono che, per chi non è stato direttamente coinvolto nell’evento, il rischio rimane “trascurabile”. Le persone esposte vengono comunque monitorate attentamente, inclusi i passeggeri dei voli di rientro e chi ha avuto contatti ospedalieri.</p>



<p>La nave, nel frattempo, ha lasciato l’area vicino a Capo Verde ed è diretta verso le Isole Canarie. A bordo sono stati effettuati controlli sanitari e una pulizia approfondita in vista delle evacuazioni programmate.</p>



<p>Secondo quanto comunicato dalla compagnia di navigazione, nessuno tra i passeggeri ancora a bordo presenta sintomi. Le autorità continuano a coordinare il rientro nei Paesi d’origine e il monitoraggio dei contatti in diversi Stati, inclusi Stati Uniti e Regno Unito, dove alcuni passeggeri sono già sotto osservazione pur non mostrando segni di malattia.</p>
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		<title>Il Menti omaggia Giulio Savoini: la tribuna d’onore porta ora il nome della storica bandiera biancorossa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 08:16:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[Lanerossi VICENZA]]></category>
		<category><![CDATA[SPORT]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A dieci anni dalla scomparsa di Giulio Savoini, lo stadio Romeo Menti di Vicenza rende omaggio a una delle figure più rappresentative della storia biancorossa. Nella giornata di ieri è stata infatti scoperta la targa che intitola ufficialmente la tribuna<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>A dieci anni dalla scomparsa di Giulio Savoini, lo stadio Romeo Menti di Vicenza rende omaggio a una delle figure più rappresentative della storia biancorossa. Nella giornata di ieri è stata infatti scoperta la targa che intitola ufficialmente la tribuna d’onore all’ex calciatore e allenatore del Lanerossi Vicenza.</p>



<p>La cerimonia si è svolta all’interno dello stadio alla presenza del sindaco Giacomo Possamai, del consigliere comunale Giacomo Bez – promotore della proposta approvata dalla Giunta – oltre a dirigenti, rappresentanti del mondo biancorosso, familiari e tifosi.</p>



<p>«Giulio Savoini ha incarnato i valori più autentici del Vicenza: passione, appartenenza, sacrificio e fedeltà», ha dichiarato il sindaco Possamai, ricordando il lungo legame dell’ex difensore con il club e con la città. «Intitolare questa tribuna significa consegnare il suo nome anche alle nuove generazioni, affinché possano conoscere uomini che hanno costruito l’anima del Vicenza».</p>



<p>Sulla stessa linea anche il consigliere Bez: «Questa intitolazione nasce da un lavoro condiviso tra Comune, società e tifosi. Legare il nome di Savoini alla tribuna d’onore del Menti significa trasformare la memoria in un’eredità viva».</p>



<p>Alla cerimonia erano presenti anche l’ex calciatore Adriano Bardin, il responsabile del settore giovanile dell’L.R. Vicenza Michele Nicolin, il direttore generale Werner Seeber, il presidente del Centro coordinamento club biancorossi Emanuele Arena e lo storico sportivo Alessandro Lancellotti.</p>



<p>Dopo gli interventi istituzionali è stata scoperta la targa commemorativa, benedetta dal parroco don Federico Fabris. L’iscrizione recita: “Tribuna d’onore Giulio Savoini &#8211; Originario di Cressa (NO), dal 1953 su questo campo divenne storica bandiera del Lanerossi Vicenza: 316 presenze da calciatore e poi più volte allenatore. Vicenza, 7 Maggio 2026”.</p>



<p>Savoini ha scritto pagine importanti della storia del Lanerossi Vicenza vestendo la maglia biancorossa dal 1953 al 1966. Successivamente tornò nel club come viceallenatore tra il 1977 e il 1979, guidando poi la squadra anche da primo allenatore nel 1981 e nel 1990.</p>



<p>L’intitolazione arriva dopo il via libera della commissione consultiva per la toponomastica cittadina e la conferma della Prefettura, nel rispetto della normativa che prevede il trascorrere di almeno dieci anni dalla scomparsa per dedicare uno spazio pubblico a una persona.</p>
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		<title>“Pronto?” e silenzio dall’altra parte: la nuova truffa che usa la tua voce per colpire amici e parenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 08:13:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[TECNOLOGIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una semplice telefonata muta potrebbe nascondere una truffa molto più sofisticata di quanto sembri. Sempre più persone raccontano di aver ricevuto chiamate da numeri apparentemente normali, spesso cellulari, senza però sentire alcuna risposta dall’altra parte. Un silenzio che molti liquidano<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Una semplice telefonata muta potrebbe nascondere una truffa molto più sofisticata di quanto sembri. Sempre più persone raccontano di aver ricevuto chiamate da numeri apparentemente normali, spesso cellulari, senza però sentire alcuna risposta dall’altra parte. Un silenzio che molti liquidano come un errore o uno scherzo, ma che in alcuni casi potrebbe servire ai truffatori per registrare la voce della vittima.</p>



<p>Il meccanismo è semplice: chi chiama resta in silenzio aspettando che la persona risponda con un “pronto?”, “ciao” o poche altre parole. Quelle brevi registrazioni vengono poi elaborate con strumenti di intelligenza artificiale capaci di clonare la voce e riprodurne tono e inflessione.</p>



<p>A quel punto scatta la seconda fase della truffa. I criminali contattano parenti o amici fingendosi la vittima e simulando situazioni di emergenza, come incidenti, problemi economici o richieste urgenti di denaro. L’obiettivo è convincere chi riceve la chiamata a effettuare bonifici o comunicare dati bancari.</p>



<p>Gli esperti di sicurezza informatica spiegano che anche pochissimi secondi audio possono essere sufficienti per creare una voce artificiale credibile, sebbene non perfetta. Le imitazioni, infatti, spesso mostrano limiti evidenti durante conversazioni più lunghe o articolate.</p>



<p>Per difendersi il consiglio è di parlare il meno possibile quando si riceve una chiamata sospetta. Meglio attendere che sia l’interlocutore a presentarsi per primo ed evitare di pronunciare frasi complete o dettagli personali. Gli specialisti suggeriscono anche di non utilizzare messaggi vocali personalizzati in segreteria telefonica, perché anche quelli potrebbero essere sfruttati per raccogliere campioni della voce.</p>
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		<item>
		<title>Weekend dal sapore estivo, ma attenzione: in arrivo nuovi temporali e brusco calo delle temperature</title>
		<link>https://www.tviweb.it/veneto-nuova-allerta-meteo-prepararsi-per-questa-sera/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 08:01:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[METEO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo giorni di instabilità e piogge, il Veneto si prepara a vivere un fine settimana dai due volti: prima il ritorno del sole e di temperature quasi estive, poi un nuovo peggioramento con nuvole, rovesci e temporali. Secondo le previsioni,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Dopo giorni di instabilità e piogge, il Veneto si prepara a vivere un fine settimana dai due volti: prima il ritorno del sole e di temperature quasi estive, poi un nuovo peggioramento con nuvole, rovesci e temporali.</p>



<p>Secondo le previsioni, una vasta circolazione ciclonica di origine atlantica continuerà a interessare l’Europa centro-settentrionale fino a venerdì, mantenendo condizioni variabili soprattutto sulle aree montane. Sabato è atteso invece un temporaneo aumento della pressione, con tempo più stabile e temperature in netto rialzo, mentre da domenica torneranno correnti umide sud-occidentali che riporteranno instabilità su gran parte della regione.</p>



<p>Per venerdì 8 maggio il tempo resterà variabile, in particolare sulle zone montane e pedemontane, dove sono attesi annuvolamenti irregolari alternati a schiarite e possibili locali rovesci o temporali. In pianura la giornata inizierà con cieli parzialmente nuvolosi, seguiti da ampie schiarite nel corso delle ore centrali e pomeridiane. Le temperature minime saranno in lieve aumento nei settori sud-occidentali della pianura, mentre le massime non subiranno variazioni significative. Venti deboli o moderati dai quadranti orientali e mare calmo.</p>



<p>Sabato 9 maggio sarà la giornata migliore del weekend. In pianura prevarranno sole e cieli poco nuvolosi, con qualche nube alta nel pomeriggio. Sulle zone montane resterà una certa variabilità con annuvolamenti alternati a schiarite e la possibilità di qualche precipitazione sparsa nelle ore centrali della giornata, localmente anche sulla pedemontana. Le temperature massime saliranno sensibilmente, con valori ben superiori alla media del periodo e punte quasi estive. I venti saranno deboli e il mare resterà calmo.</p>



<p>Il cambio di scenario arriverà però già da domenica 10 maggio. La giornata sarà in prevalenza nuvolosa e dalla mattinata aumenterà la probabilità di precipitazioni a partire dai settori sud-occidentali, con fenomeni in estensione al resto della regione nel corso delle ore. Sono previsti piogge deboli o moderate, ma non si escludono rovesci e temporali locali. Le temperature minime aumenteranno, mentre le massime subiranno un calo anche marcato rispetto a sabato.</p>



<p>L’instabilità proseguirà anche lunedì 11 maggio, con nuvolosità irregolare soprattutto in montagna e schiarite più ampie sulla pianura. Nel pomeriggio aumenterà nuovamente la probabilità di rovesci e temporali sparsi, inizialmente sui rilievi e successivamente anche in pianura. Le temperature massime torneranno a salire nelle aree pianeggianti, mentre i venti si intensificheranno in quota dai quadranti occidentali.</p>
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		<item>
		<title>Il futuro in vendita. Capire i futures senza essere economisti</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2026 07:51:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Ci sono termini economico-finanziari che sembrano inventati apposta per tenere lontane le persone normali.“Derivati”, “hedging”, “commodities”, “margini”, “leveraggio”.Sembra il linguaggio segreto di una setta finanziaria chiusa in qualche grattacielo di Londra o Chicago, dove uomini in giacca blu<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Ci sono termini economico-finanziari che sembrano inventati apposta per tenere lontane le persone normali.<br>“Derivati”, “hedging”, “commodities”, “margini”, “leveraggio”.<br>Sembra il linguaggio segreto di una setta finanziaria chiusa in qualche grattacielo di Londra o Chicago, dove uomini in giacca blu urlano davanti a monitor verdi come negli anni Ottanta.&nbsp;</p>



<p>E invece, dietro certi termini complicati, spesso si nascondono meccanismi semplicissimi.&nbsp;</p>



<p>Uno di questi è il “future”.<br>Termine che in queste settimane di tensione nel Golfo Persico sentiamo nominare continuamente: “salgono i futures sul petrolio”, “crollano i futures sul gas”, “mercati nervosi sui futures energetici”.</p>



<p>Ma che cosa sono davvero?</p>



<p>Cerchiamo di spiegarlo anche alla Siora Maria ed al Sior Bepi:&nbsp;<strong>un future è un contratto con cui due persone decidono oggi il prezzo di qualcosa che verrà consegnato domani.</strong></p>



<p>Fine.<br>Tutto il resto è contorno, sofisticazione, speculazione, e qualche miliardo che vola da una parte all’altra del pianeta come una pallina impazzita nel flipper della finanza globale.</p>



<p>Immaginiamo una scena concreta.<br>Non Wall Street. Non Goldman Sachs.<br>Un campo di grano.&nbsp;Siamo a gennaio.<br>Un agricoltore sa che raccoglierà il suo grano a giugno.<br>Ha però un problema: teme che il prezzo del grano crolli nei prossimi mesi.</p>



<p>Dall’altra parte c’è un fornaio, a cui quel grano serve per la sua attività.<br>Lui teme l’esatto contrario: che il prezzo del cereale salga troppo.</p>



<p>In estrema sintesi:&nbsp;il primo ha paura di vendere male, l’altro ha paura di comprare male.</p>



<p>Ed ecco nascere il future.</p>



<p>I due firmano un contratto:&nbsp;&nbsp;10 tonnellate di grano&nbsp;&#8211;&nbsp;&nbsp;consegna il 1° giugno-&nbsp;&nbsp;prezzo fissato oggi: 200 euro a tonnellata&nbsp;</p>



<p>A giugno possono accadere due cose.</p>



<p>Primo scenario, il prezzo crolla: il grano sul mercato vale 150 euro.</p>



<p>L’agricoltore però sorride.&nbsp;&nbsp;Grazie al contratto di future venderà comunque a 200 euro.</p>



<p>Il fornaio invece paga più del prezzo di mercato.<br>Ci perde? Sì.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ma almeno aveva la certezza del costo.</p>



<p>Secondo scenario, il prezzo vola:&nbsp;il grano arriva a 250 euro.</p>



<p>Questa volta è il fornaio a festeggiare: comprerà comunque a 200 euro.</p>



<p>L’agricoltore rinuncia ad un guadagno maggiore, ma aveva ottenuto ciò che cercava: sicurezza.</p>



<p>Ed eccoci arrivati al punto centrale; alla funzione dei futures.</p>



<p>Non servono principalmente a “fare soldi”.<br>Servono a ridurre l’incertezza.</p>



<p>Sono nati così, come assicurazione contro le oscillazioni dei prezzi.</p>



<p>Il problema è che l’essere umano riesce a trasformare qualsiasi strumento utile in un gigantesco casinò globale.<br>Era inevitabile.</p>



<p>Infatti oggi gran parte dei futures non viene usata da agricoltori o fornai, ma da speculatori finanziari che non vedranno mai un chicco di grano, un barile di petrolio od una pepita d’oro (tanto per dire le prime dieci materie prime, o commodities, ordinate per maggiore liquidità e volumi di scambio sono il brent oil, il petrolio greggio, il gas naturale, l’oro, l’argento, il rame, il caffè, lo zucchero, il cacao, il cotone).&nbsp;</p>



<p>Avrete capito a questo punto che detti “operatori” comprano e vendono non merci, bensì contratti, sperando di guadagnare sulle variazioni di prezzo delle commodities.</p>



<p>Ed è qui che il meccanismo diventa interessante.</p>



<p>Perché un future non obbliga quasi mai a possedere davvero la merce.</p>



<p>Chi compra futures sul petrolio spesso non ha nemmeno un garage abbastanza grande per tenere un tagliaerba, figurarsi milioni di barili.<br>Semplicemente scommette che il prezzo salirà o scenderà.</p>



<p>Se pensa che salirà, compra oggi e rivende domani ad un prezzo maggiore.<br>Se pensa che scenderà, vende oggi e ricompra dopo.</p>



<p>Inevitabilmente questo meccanismo di mercato fa sì che i futures svolgano un ruolo fondamentale e spesso decisivo nella determinazione del prezzo di molte materie prime (commodities) e strumenti finanziari, agendo come principale meccanismo di &#8220;price discovery&#8221; (scoperta del prezzo).&nbsp;&nbsp;In altre parole definiscono il prezzo di riferimento di determinate merci a livello globale.</p>



<p>Come vedete, tutto molto elegante.<br>Fino a quando il mercato impazzisce.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Come accade durante le guerre.</p>



<p>Quando in Medio Oriente si alza la tensione, il mercato teme che possano interrompersi le forniture di petrolio.<br>E allora cosa fanno i trader?</p>



<p>Comprano futures sul greggio prima ancora che manchi davvero il petrolio.</p>



<p>È il regno delle aspettative, nel quale il prezzo di una merce non fotografa soltanto il presente, ma anticipa il futuro.</p>



<p>Per questo i futures sono diventati una specie di termometro dell’ansia mondiale.</p>



<p>Basta una dichiarazione aggressiva dell’Iran, una petroliera fermata nello stretto di Hormuz, un bombardamento, ed i futures sul petrolio schizzano verso l’alto.</p>



<p>Magari il petrolio continua a fluire normalmente; ma il mercato non aspetta i fatti, scommette sulle paure.</p>



<p>Ed è qui che nasce un altro equivoco gigantesco.</p>



<p>Molti pensano che “la Borsa” sia l’economia reale.<br>In realtà spesso è soltanto il mercato delle aspettative sull’economia reale.</p>



<p>Una differenza enorme.</p>



<p>I futures, infatti, sono chiamati anche “strumenti derivati” perché derivano il loro valore da qualcos’altro: petrolio, gas, oro, grano, zucchero, caffè, valute, indici azionari.</p>



<p>Persino il succo d’arancia ha i suoi futures.<br>L’umanità riesce a finanziare qualsiasi cosa.&nbsp;</p>



<p>È una qualità quasi poetica, se non fosse per i disastri che combina periodicamente.</p>



<p>Naturalmente esistono anche i rischi.</p>



<p>Per comprare futures spesso basta versare una piccola quota iniziale, detta “margine”.<br>Una specie di “caparra”.</p>



<p>Questo significa che si possono controllare enormi quantità di denaro (e di merci) con somme relativamente piccole.</p>



<p>Ed è qui che entra in scena la leva finanziaria (strategia che permette di investire od operare su mercati finanziari utilizzando capitali presi a prestito, consentendo di controllare una posizione superiore al capitale proprio versato. Amplifica sia i guadagni che le perdite potenziali, rendendola uno strumento ad alto rischio).</p>



<p>Leva che funziona magnificamente quando guadagni, ma molto meno quando perdi.</p>



<p>È un po’ come guidare una Ferrari a 300 all’ora sotto la pioggia: emozionante fino al guardrail.</p>



<p>Per questo i futures possono diventare estremamente pericolosi.</p>



<p>Non solo per chi specula, ma per interi sistemi economici.</p>



<p>Perché oggi il prezzo del petrolio, del gas, del grano o del rame influenza direttamente:inflazione, bollette, trasporti, costo del pane, costo della pasta, costo dell’energia&nbsp;&nbsp;ecc.</p>



<p>In pratica: la vita quotidiana delle famiglie.</p>



<p>Ed ecco perché un contratto nato per dare stabilità agli agricoltori del Midwest americano è diventato uno degli strumenti più potenti della finanza mondiale.</p>



<p>Un future è, in estrema sintesi, una scommessa organizzata sul futuro.</p>



<p>A volte prudente, a volte utile, a volte anche necessaria.</p>



<p>E qualche volta pericolosamente simile ad una roulette planetaria travestita da matematica.</p>



<p>Concludendo,&nbsp;dietro termini altisonanti come futures, short selling, derivati complessi, spesso si nascondono scommesse legalizzate, fatte da pochi per guadagnare molto sulle disgrazie altrui.</p>



<p>Abbiamo stravolto tutto: perché la Borsa, in origine, era uno strumento per finanziare l’impresa, per permettere ad un’idea di diventare un’azienda, e ad un’azienda di crescere<strong>.</strong></p>



<p>Oggi sembra un’arena dove gladiatori invisibili si scambiano colpi su titoli di aziende, o su merci, che non hanno mai nemmeno visto, e dove il risparmiatore medio è solo carne da macello.</p>



<p>Che futuro può avere un sistema in cui il lungo termine vale meno di un tweet?</p>



<p>Che fiducia possiamo dare ad un mercato che premia la paura più della stabilità?</p>



<p>Ecco perché continuo a pensare – e a dirlo senza peli sulla lingua – che l’unica vera riforma sarebbe una sola: vietare tutte le operazioni che non&nbsp;abbiano dietro beni o soldi “reali”.&nbsp;</p>



<p>Compri solo se hai il denaro, vendi solo se hai le azioni.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Tutto il resto? Fuori dal listino, o tassato come il gioco d’azzardo.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Non mi sembra poi tanto complicato da capire.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Vicenza, tensione sul progetto bus a doppio senso in Corso San Felice e Fortunato: il Comitato attacca il Comune</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 14:14:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Vicenza si riaccende lo scontro sul progetto di trasformazione viabilistica di Corso San Felice e Fortunato. Il Comitato San Felice ha diffuso un duro comunicato stampa in cui contesta l’esito dell’ultimo incontro con l’Amministrazione comunale e denuncia la mancanza<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>A Vicenza si riaccende lo scontro sul progetto di trasformazione viabilistica di Corso San Felice e Fortunato. Il Comitato San Felice ha diffuso un duro comunicato stampa in cui contesta l’esito dell’ultimo incontro con l’Amministrazione comunale e denuncia la mancanza di documentazione tecnica, trasparenza e confronto effettivo sul progetto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">“Decisione già presa”: la denuncia del Comitato</h3>



<p>Secondo il Comitato, il Comune avrebbe confermato l’impianto originario del progetto: introduzione del doppio senso per autobus e futuro metrobus, eliminazione della sosta lungo la strada, soppressione della pista ciclabile e spostamento dei parcheggi in aree laterali. Una scelta che, sempre secondo i rappresentanti dei cittadini, sarebbe stata portata avanti senza una reale istruttoria comparativa tra alternative progettuali.</p>



<p>Il Comitato afferma di aver partecipato negli ultimi anni a incontri, richieste di accesso agli atti e diffide formali, senza però ricevere – sostiene – la documentazione tecnica necessaria a verificare gli impatti dell’intervento.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Mancanza di studi e dati, secondo i cittadini</h3>



<p>Nel comunicato vengono elencate numerose richieste avanzate al Comune e rimaste, secondo il Comitato, senza risposta: studi sui flussi di traffico, analisi su rumore e vibrazioni, valutazioni ambientali, impatto sulla sicurezza stradale e pedonale, oltre a comparazioni tra soluzioni alternative.</p>



<p>Durante l’ultimo incontro sarebbero state presentate solo slide e spiegazioni verbali, giudicate insufficienti dal Comitato per dimostrare la solidità tecnica del progetto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il nodo traffico, parcheggi e mobilità</h3>



<p>Uno dei punti più contestati riguarda l’eliminazione di decine di posti auto lungo Corso San Felice e Fortunato, una delle principali direttrici di accesso al centro storico. Il Comitato mette in dubbio la coerenza delle scelte dell’Amministrazione, sottolineando come soluzioni simili non sarebbero state ritenute praticabili in altre aree della città.</p>



<p>Particolare preoccupazione viene espressa anche per la futura eliminazione della pista ciclabile, con il rischio – secondo i cittadini – di una commistione pericolosa tra biciclette, monopattini e traffico pedonale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ambiente e qualità dell’aria: i dati ARPAV</h3>



<p>Il comunicato richiama inoltre i dati di ARPAV, secondo cui nel 2024 la centralina di San Felice avrebbe registrato 64 superamenti del limite giornaliero di PM10, risultando la più critica tra le stazioni cittadine.</p>



<p>Per il Comitato, questo quadro dimostrerebbe una situazione già fragile dal punto di vista ambientale, che – sostengono – verrebbe ulteriormente aggravata dall’aumento del traffico autobus e dall’introduzione del futuro metrobus.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Pareri esterni e alternative progettuali</h3>



<p>Un altro punto critico riguarda i pareri della Soprintendenza citati dal Comune per escludere alcune alternative viabilistiche. Il Comitato contesta però la mancanza di documentazione ufficiale su tali pareri e la loro effettiva portata.</p>



<p>Analoghe perplessità vengono espresse anche sulla bocciatura di soluzioni alternative su altre arterie cittadine, giudicate incoerenti nelle motivazioni rispetto alle scelte adottate su Corso San Felice.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La posizione del Comitato: “non ci fermiamo”</h3>



<p>Nel comunicato il Comitato ribadisce la propria contrarietà al metodo seguito dall’Amministrazione, più che al principio del potenziamento del trasporto pubblico. La richiesta principale resta la sospensione del progetto e la pubblicazione integrale di tutti gli atti tecnici, studi e valutazioni alla base della decisione.</p>



<p>In assenza di risposte, il Comitato annuncia la possibilità di nuove iniziative pubbliche e azioni anche in sede amministrativa e giudiziaria.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una frattura ancora aperta</h3>



<p>La vicenda conferma la forte tensione tra partecipazione civica e scelte urbanistiche in uno dei nodi viari più sensibili della città. Il confronto tra Comune e residenti appare ancora lontano da una sintesi condivisa, mentre il futuro di Corso San Felice e Fortunato resta al centro del dibattito urbano a Vicenza.</p>



<p></p>
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		<title>Il gps ci ha fatto perdere il senso dell&#8217;orientamento, l&#8217;AI riduce il nostro cervello in poltiglia. Come impedirlo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 14:08:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[TECNOLOGIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giuseppe Balsamo, redazione web L’intelligenza artificiale rischia di renderci meno creativi, meno concentrati e più inclini a delegare il pensiero alle macchine. È il tema al centro di un approfondimento pubblicato dalla BBC e firmato dal giornalista Tommaso Germain, che<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Giuseppe Balsamo, redazione web</p>



<p>L’intelligenza artificiale rischia di renderci meno creativi, meno concentrati e più inclini a delegare il pensiero alle macchine. È il tema al centro di un approfondimento pubblicato dalla BBC e firmato dal giornalista Tommaso Germain, che raccoglie studi e opinioni di neuroscienziati ed esperti per analizzare gli effetti cognitivi dell’uso sempre più massiccio di strumenti come ChatGPT, Claude e Gemini.</p>



<p>L’articolo parte da un paragone ormai familiare: il GPS ha modificato il nostro senso dell’orientamento, i motori di ricerca hanno cambiato il modo in cui ricordiamo le informazioni e ora l’intelligenza artificiale potrebbe fare lo stesso con memoria, creatività e capacità critica.</p>



<p>Lo stesso autore racconta di aver deciso anni fa di utilizzare il più possibile l’IA per comprenderne davvero il funzionamento, ma ammette che le ricerche pubblicate nell’ultimo periodo lo hanno spinto a interrogarsi sui possibili effetti negativi di questa esposizione continua.</p>



<p>Secondo diversi studi citati dalla BBC, un utilizzo eccessivo dei chatbot potrebbe infatti ridurre creatività, attenzione, memoria e pensiero critico. Il rischio maggiore, spiegano gli esperti, è quello di rinunciare a quel “sforzo cognitivo” che rende il cervello allenato e capace di produrre idee originali.</p>



<p>“A un livello generale, sì, dovremmo preoccuparci”, afferma Adam Green, professore di neuroscienze e direttore del Laboratorio di Cognizione Relazionale della Georgetown University. Secondo Green, l’IA sta assumendo compiti che prima richiedevano un forte impegno mentale e, come accade per ogni funzione poco utilizzata, anche la capacità di pensare in modo profondo rischia di atrofizzarsi.</p>



<p>Il neuroscienziato utilizza una metafora efficace: “È come andare in palestra e lasciare che un robot sollevi i pesi al posto tuo. Non ottieni alcun beneficio”.</p>



<p>La BBC sottolinea però che il quadro non è completamente negativo. Jared Benge, neuropsicologo clinico della Dell Medical School dell’Università del Texas, invita a evitare visioni estreme: l’intelligenza artificiale non è di per sé buona o cattiva, dipende da come viene utilizzata. Se impiegata correttamente, potrebbe persino liberare risorse mentali da dedicare ad attività più importanti.</p>



<p>La questione, dunque, non sarebbe eliminare l’IA dalla propria vita, ma imparare a usarla senza smettere di esercitare il cervello.</p>



<p>Tra i fenomeni analizzati nell’articolo compare il cosiddetto “effetto Google”: tendiamo a ricordare meno le informazioni reperibili facilmente online, perché il cervello investe meno energie nel memorizzarle. Lo stesso starebbe accadendo con l’intelligenza artificiale, considerata dagli studiosi lo strumento di “esternalizzazione mentale” più potente mai creato.</p>



<p>Uno studio recente citato dalla BBC ha evidenziato che gli utenti più assidui dell’IA ottengono risultati peggiori nei test di pensiero critico. Un altro lavoro di Microsoft Research suggerisce che il rischio aumenti soprattutto quando si usa l’intelligenza artificiale su argomenti che si conoscono poco, perché manca la capacità di valutare se le risposte siano corrette o meno.</p>



<p>Secondo Hank Lee, ricercatore della Carnegie Mellon University, il pericolo nasce proprio quando “l’utente non ha le competenze per giudicare la qualità dell’output”.</p>



<p>Gli esperti consigliano quindi di non affidarsi ciecamente ai chatbot: prima bisognerebbe formarsi un’opinione autonoma, utilizzare il ragionamento personale e solo successivamente confrontarsi con le risposte generate dall’IA.</p>



<p>Particolare attenzione viene dedicata anche alla memoria. Alcune ricerche preliminari suggeriscono che l’uso intensivo dell’intelligenza artificiale possa interferire con la capacità di memorizzazione. Un sondaggio su 494 studenti ha rilevato che chi utilizzava ChatGPT più frequentemente riportava una maggiore percezione di perdita della memoria.</p>



<p>Per contrastare questo effetto, gli studiosi consigliano di introdurre “attrito cognitivo”: prendere appunti, scrivere a mano, fare esercizi, usare quiz o schede mnemoniche create dall’IA stessa. In sostanza, mantenere attiva la partecipazione mentale invece di limitarsi a ricevere passivamente le informazioni.</p>



<p>Un altro fronte riguarda la creatività. Secondo la ricerca citata dalla BBC, le persone che usano l’intelligenza artificiale per attività creative tendono a produrre idee più prevedibili e meno originali rispetto a chi lavora senza supporto automatico.</p>



<p>Per Adam Green il problema nasce dal fatto che il cervello sviluppa creatività creando connessioni inattese. Se questo processo viene delegato ai chatbot, si perde l’allenamento mentale necessario a generare intuizioni davvero nuove.</p>



<p>Il consiglio degli esperti è quindi quello di affrontare prima la “pagina bianca” da soli: annotare idee, anche confuse o incomplete, e utilizzare l’IA soltanto in un secondo momento per perfezionare, sviluppare o verificare il lavoro già svolto.</p>



<p>La BBC affronta anche il tema dell’attenzione, sempre più frammentata dall’uso della tecnologia. L’intelligenza artificiale, offrendo risposte immediate e scorciatoie continue, potrebbe peggiorare ulteriormente la difficoltà a concentrarsi su attività lunghe e complesse.</p>



<p>Anche qui la soluzione proposta è controintuitiva: rallentare volutamente. Leggere testi lunghi senza farseli riassumere dai chatbot, dedicare tempo alla riflessione autonoma e tollerare la fatica mentale.</p>



<p>Nonostante i rischi evidenziati, l’articolo si chiude con una nota meno pessimistica. Gli esperti ricordano che il cervello umano si è sempre adattato alle innovazioni tecnologiche e che la capacità di creare connessioni personali, originali e imprevedibili resta una caratteristica profondamente umana.</p>



<p>“Gli strumenti cambiano”, conclude la BBC, “ma il desiderio di pensare, creare e risolvere i problemi da soli sembra molto più difficile da automatizzare”.</p>



<p></p>
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		<title>Vicenza &#8211; San Felice, confermato il doppio senso per gli autobus. Ecco come cambierà. Benigno (FdI): &#8220;Rottura del patto sociale con i cittadini&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 13:33:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Comune conferma il doppio senso di marcia per gli autobus in corso Santi Felice e Fortunato e la decisione accende immediatamente la polemica politica sul progetto Metrobus e sulla futura linea rossa del BRT. Il sindaco Giacomo Possamai e<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/vicenza-san-felice-confermato-il-doppio-senso-per-gli-autobus-ecco-come-cambiera-benigno-fdi-rottura-del-patto-sociale-con-i-cittadini/">Vicenza &#8211; San Felice, confermato il doppio senso per gli autobus. Ecco come cambierà. Benigno (FdI): &#8220;Rottura del patto sociale con i cittadini&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Il Comune conferma il doppio senso di marcia per gli autobus in corso Santi Felice e Fortunato e la decisione accende immediatamente la polemica politica sul progetto Metrobus e sulla futura linea rossa del BRT.</p>



<p>Il sindaco Giacomo Possamai e l’assessore alla mobilità Cristiano Spiller hanno illustrato al Comitato San Felice la scelta dell’amministrazione, spiegando che il doppio senso degli autobus rappresenta un passaggio funzionale sia alla pedonalizzazione di piazzale De Gasperi sia alla futura messa in esercizio della linea BRT.</p>



<p>“Abbiamo approfondito le richieste giunte dai comitati e dalle associazioni di categoria – ha spiegato Spiller – ma abbiamo verificato che non era possibile modificare il percorso del BRT già stabilito dal progetto definitivo dell’alta velocità alta capacità ferroviaria”.</p>



<p>L’amministrazione conferma dunque che il futuro BRT transiterà in doppio senso lungo corso Santi Felice e Fortunato, ribadendo anche la volontà di procedere con la completa pedonalizzazione di piazzale De Gasperi, considerata il naturale proseguimento della riqualificazione già avviata in viale Roma.</p>



<p>Il cantiere partirà a metà giugno, al termine dell’anno scolastico. Il progetto prevede la trasformazione di piazzale De Gasperi in una nuova area interamente pedonalizzata: sotto Porta Castello non transiteranno più né autobus né mezzi privati. L’obiettivo dichiarato dal Comune è creare una continuità urbana tra corso Palladio, corso San Felice, viale Roma e il Giardino Salvi.</p>



<p>Secondo Palazzo Trissino, la riorganizzazione del trasporto pubblico consentirà anche di ridurre il numero complessivo dei bus in transito nella zona, grazie alla deviazione di alcune linee extraurbane e all’eliminazione di corse sovrapposte. I 30 posti auto che verranno eliminati da corso San Felice dovrebbero essere recuperati nelle vie limitrofe.</p>



<p>Tra gli interventi annunciati figura anche la riqualificazione di piazzale Giusti e via Battaglione Monte Berico, con un investimento di 450 mila euro. È inoltre prevista l’apertura di un nuovo accesso al Giardino Salvi accanto alla Loggia Longhena, mentre una diversa sistemazione degli stalli permetterebbe di recuperare oltre 20 posti auto nell’area.</p>



<p>Per le attività commerciali, l’amministrazione assicura spazi dedicati alle operazioni di carico e scarico merci in collaborazione con Veloce, oltre alla possibile introduzione di una nuova fermata degli autobus all’incrocio tra corso Santi Felice e piazzale Giusti.</p>



<p>Respinta invece la proposta avanzata dal Comitato San Felice di realizzare una rotatoria davanti al Giardino Salvi per consentire l’inversione degli autobus. Secondo il Comune, la soluzione non sarebbe praticabile a causa dei vincoli monumentali indicati dalla Soprintendenza, dell’impatto sulla continuità urbana tra centro storico e San Felice e dell’allungamento dei tempi di percorrenza del trasporto pubblico. (sotto: le schede esplicative e il comunicato di Alessandro Benigno, presidente cittadino di Fratelli d&#8217;Italia).</p>



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<p></p>



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<p></p>



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<p>Ma la conferma del doppio senso ha subito provocato la reazione di Fratelli d’Italia. Alessandro Benigno, presidente cittadino del partito, parla apertamente di “rottura del patto sociale con i vicentini” da parte dell’amministrazione Possamai.</p>



<p>“Il paradosso è che la fase preparatoria prima che entri a regime il metrobus comporterà il doppio senso di marcia degli autobus a gasolio in zone come San Felice, con un aumento dell’impatto ambientale. Alla faccia della sostenibilità”, attacca Benigno.</p>



<p>Secondo l’esponente di FdI, il problema non riguarda più soltanto San Felice ma coinvolge anche il centro storico, via Giuriolo, corso Padova e l’intera parte est della città. “Meno parcheggi, meno accessibilità, meno libertà di movimento, con conseguenze dirette per negozi, famiglie e lavoratori”.</p>



<p>Benigno accusa inoltre il Comune di favorire, indirettamente, la grande distribuzione a scapito del commercio di vicinato: “Questo sistema rischia di provocare desertificazione commerciale e depauperamento urbano”.</p>



<p>Nel mirino anche la filosofia complessiva del progetto. “È l’ennesima furia ideologica travestita da sostenibilità: una sostenibilità ambientale che però non tiene insieme quella economica e sociale”, afferma il presidente cittadino di Fratelli d’Italia, che critica pure la scelta tecnologica del Metrobus: “Si continua a inseguire modelli già superati, mentre altre città investono su tecnologie diverse, come l’idrogeno”.</p>



<p>“La sinistra progressista immagina di poter trasformare Vicenza in un laboratorio ideologico, ma questa città non è un esperimento: è fatta di famiglie, artigiani, commercianti e lavoratori”, conclude Benigno.</p>



<p></p>
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		<title>Vicenza: quasi 200 attraversamenti pedonali illuminati entro il 2027</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2026 13:18:40 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giuseppe Balsamo, redazione web VICENZA – Nuovi attraversamenti pedonali illuminati e segnaletica innovativa lungo le strade più trafficate della città. Il Comune di Vicenza accelera sulla sicurezza stradale grazie a un finanziamento ministeriale da 421 mila euro destinato alla<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>di Giuseppe Balsamo, redazione web</p>



<p>VICENZA – Nuovi attraversamenti pedonali illuminati e segnaletica innovativa lungo le strade più trafficate della città. Il Comune di Vicenza accelera sulla sicurezza stradale grazie a un finanziamento ministeriale da 421 mila euro destinato alla messa in sicurezza di 28 passaggi pedonali distribuiti in diversi quartieri cittadini. <em><a href="https://www.comune.vicenza.it/ocmultibinary/download/17227/299092/1/df450fd4e47717f4855cfc2c1eb8e865.pdf/file/Mappa%2Battraversamenti%2Bpedonali%2Billuminati.pdf">(la mappa)</a></em></p>



<p>Il progetto, presentato dall’assessore alla mobilità Cristiano Spiller, punta soprattutto a migliorare la visibilità nelle ore serali e notturne lungo arterie particolarmente frequentate come strada Marosticana, strada Pasubio, viale Trieste e strada Padana verso Padova.</p>



<p>Nel dettaglio, 23 attraversamenti saranno dotati di illuminazione dedicata a led e di una nuova segnaletica sperimentale, mentre altri cinque passaggi già illuminati verranno aggiornati con la nuova cartellonistica.</p>



<p>«L’amministrazione comunale – ha commentato l’assessore Spiller – è molto sensibile al tema della sicurezza stradale, che tocca da vicino tutta la cittadinanza. In questi anni sono stati fatti molti interventi per rendere più sicuri gli attraversamenti pedonali. A inizio mandato gli attraversamenti illuminati erano 83. Oggi, grazie anche alla programmazione di chi ci ha preceduto, sono 170. Con questo ulteriore finanziamento ministeriale di 421 mila euro riusciamo a intervenire su altri 23 attraversamenti, portando a 193 il numero dei passaggi pedonali con illuminazione dedicata entro la fine dell’anno prossimo».</p>



<p>Gli interventi interesseranno tre attraversamenti in strada Padana verso Padova, uno in viale dello Stadio, quattro tra viale Venezia e la stazione ferroviaria, uno tra viale Sant’Agostino e via Vaccari, due tra corso Santi Felice e Fortunato e via Torino, tre in via Battaglione Framarin, uno in viale Trieste, due in strada Maddalene, tre in strada Marosticana, due in strada Pasubio, uno in strada Postumia, uno in strada Ca’ Balbi e uno in via Fratelli Bandiera, davanti all’ex Motorizzazione Civile.</p>



<p>La nuova segnaletica sperimentale sarà installata anche su attraversamenti già illuminati: uno in viale Riviera Berica, due tra viale Trieste e via Turra, uno in corso Santi Felice e Fortunato e uno in via Fratelli Bandiera, in corrispondenza delle celle mortuarie.</p>



<p>L’intervento nasce dall’adesione del Comune al piano del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dedicato al potenziamento della segnaletica verticale prioritaria. Oltre ai nuovi impianti di illuminazione a led, verranno installati segnali sperimentali per aumentare la visibilità di pedoni e ciclisti.</p>



<p>«Gli interventi riguardano prioritariamente strade molto trafficate e con criticità segnalate anche dai cittadini – ha aggiunto Spiller –. Non manco però di ribadire l’invito a tutti gli utenti della strada ad adottare comportamenti responsabili e prestare sempre la massima attenzione».</p>



<p>Approvato il progetto esecutivo, il settore Mobilità, trasporti e infrastrutture dovrà ora procedere con l’affidamento dei lavori. L’obiettivo del Comune è completare l’installazione della nuova illuminazione e della segnaletica entro il 2027.</p>
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		<title>Come l&#8217;AI sta uccidendo i social aumentando l&#8217;effetto spazzatura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 10:24:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[TECNOLOGIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come l’intelligenza artificiale ha colonizzato il reale, svuotato i social e trasformato il linguaggio in spazzatura. Di Alessandro Cammarano&#160; C’è un esperimento mentale che circola da qualche tempo negli ambienti più avvertiti della teoria dei media, e che si potrebbe<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Come l’intelligenza artificiale ha colonizzato il reale, svuotato i social e trasformato il linguaggio in spazzatura.</p>



<p>Di Alessandro Cammarano&nbsp;</p>



<p>C’è un esperimento mentale che circola da qualche tempo negli ambienti più avvertiti della teoria dei media, e che si potrebbe riassumere così: immaginate di entrare in una stanza affollata dove tutti parlano contemporaneamente. Le voci sono fluenti, articolate, formalmente impeccabili. Poi vi accorgete che nessuno sta ascoltando, perché nessuno sta parlando davvero. Le voci escono da altoparlanti. Gli altoparlanti si alimentano l’uno dell’altro. Nessun essere umano è presente nella stanza. Benvenuti in internet, anno 2025.</p>



<p>Non è fantascienza e non è metafora. È la descrizione abbastanza fedele di ciò che è diventato il web dopo l’adozione di massa dei modelli generativi.&nbsp;</p>



<p>Nel 2024, per la prima volta nella storia della rete, il traffico automatizzato ha superato quello umano: i bot hanno rappresentato il 51% di tutta l’attività online mondiale. Non il 20, non il 30: il 51, la maggioranza assoluta, raggiunta in silenzio, senza che nessuno si prendesse la briga di annunciarla.&nbsp;</p>



<p>Su X, già Twitter, quasi due terzi degli account sarebbero di origine artificiale, responsabili di tre quarti del traffico di punta. Su Instagram, decine di milioni di profili sarebbero falsi o automatizzati. Le aziende tecnologiche interessate praticano, su questi dati, un silenzio che è già una risposta.</p>



<p>Tutto questo ha trovato, nel 2025, una parola. Non è una parola elegante: si chiama slop, traducibile approssimativamente come “pastone”, “brodaglia”, “scarti”. È stata eletta parola dell’anno da dizionari autorevoli su entrambe le sponde dell’Atlantico, e persino dal dizionario nazionale australiano — un riconoscimento trasversale che racconta, meglio di qualsiasi analisi, quanto il fenomeno sia percepito come definitorio di un’epoca.</p>



<p>L’AI slop è il contenuto digitale prodotto in massa dalla generazione automatica, privo di qualsiasi intenzione comunicativa autentica, concepito unicamente per catturare attenzione e monetizzarla. “Spazzatura digitale”, “contenuto di riempimento che privilegia velocità e quantità su sostanza e qualità”: le definizioni si moltiplicano, ma descrivono la stessa cosa.&nbsp;</p>



<p>Un filosofo americano lo ha descritto come dotato di uno stile “incredibilmente banale e realistico”, facile da consumare e ancora più facile da ignorare, se non fosse che ignorarlo è ormai impossibile, perché ovunque si guardi non c’è altro.</p>



<p>Le menzioni di AI slop su internet sono aumentate di nove volte in un anno solo. Gli articoli generati dall’AI costituiscono oggi più della metà di tutti i contenuti in lingua inglese sul web.</p>



<p>Un’analisi condotta su quasi un milione di nuove pagine in lingua inglese ha stimato che oltre il 74% conteneva materiale generato artificialmente. Solo il 25% era classificabile come puramente umano. Il rovesciamento è avvenuto silenziosamente, senza cerimonie, come avviene con tutte le catastrofi ambientali: prima non se ne vedono gli effetti, poi non si riesce più a ricordare com’era prima.</p>



<p>Il problema non è la quantità. È la natura.</p>



<p>Si potrebbe obiettare: internet è sempre stato pieno di spazzatura.</p>



<p>Vero. Ma la spazzatura precedente era, almeno, spazzatura umana. Aveva un’origine, un’intenzione riconoscibile, persino una grammatica del fallimento che la rendeva identificabile. La nuova spazzatura è diversa. È fluente. È formalmente corretta. Si veste da informazione, si spaccia per analisi, imita la profondità. Ed è prodotta a costo tendente a zero, in quantità industriali, da sistemi addestrati a sembrare credibili piuttosto che a essere veri.</p>



<p>Man mano che i contenuti generati artificialmente contaminano i dataset di addestramento, gli output dei modelli diventano progressivamente più incoerenti e scollegati dalla realtà come in un gioco del telefono in cui ogni iterazione risulta più corrotta della precedente. Il fenomeno ha un nome tecnico: model collapse, collasso del modello. Descrive il processo per cui i sistemi di intelligenza artificiale, costretti ad allenarsi su testi prodotti da altri sistemi di intelligenza artificiale, degenerano in modo progressivo. Studiosi di Princeton hanno argomentato in modo persuasivo che l’AI ha già rappresentato “uno shock malsano” per la ricerca scientifica, “spingendo molti dei suoi processi al limite della rottura”.&nbsp;</p>



<p>Internet diventa una sala degli specchi, dove la vera competenza è superata in numero da simulazioni di simulazioni.</p>



<p>Nel 2024 è circolato — prima di essere ritirato — un articolo accettato da una rivista scientifica contenente un’immagine generata dall’AI raffigurante un ratto con genitali di dimensioni assurde, accompagnata da testo e diagrammi privi di senso. Non su una rivista di infimo livello: su una testata che conta nelle carriere accademiche. Un ricercatore ha definito questo genere di materiali un “cancerogeno epistemico” per l’intero ecosistema della conoscenza. La metafora medica non è scelta a caso.</p>



<p>Il quadro quantitativo è, se possibile, ancora più cupo di quello qualitativo. Sette intervistati su dieci, nelle rilevazioni più recenti sulla fiducia nei media, temono che i giornalisti ingannino deliberatamente il pubblico. Solo il 40% della popolazione si fida delle notizie. L’interesse per l’informazione è in caduta libera, con un calo di 15 punti percentuali rispetto al 2017. Meno della metà degli americani ritiene che ciò che legge online sia accurato e di produzione umana. Quasi l’80% trova più difficile che mai distinguere i contenuti umani da quelli artificiali.</p>



<p>Il 71% delle immagini condivise sui social è generato dall’intelligenza artificiale.&nbsp;</p>



<p>Su LinkedIn, oltre la metà dei post di lunga forma è probabilmente composta da un algoritmo. La rete professionale per eccellenza, il luogo dove le persone dovrebbero presentarsi per come sono, è diventata una vetrina di identità sintetiche che parlano di “ecosistemi di valore” e “approcci olistici” in frasi che nessun essere umano dotato di amor proprio scriverebbe di propria mano. Quasi il 60% dei consumatori dubita dell’autenticità di ciò che vede online. Più della metà mette sistematicamente in discussione le recensioni che legge.</p>



<p>I social non sono morti. Sono stati trasformati in qualcos’altro.</p>



<p>La “dead internet theory” è nata&nbsp; come teoria del complotto su forum di nicchia nel 2021. Sosteneva che la maggior parte di ciò che vediamo online non fosse prodotto da esseri umani ma da bot e algoritmi. Veniva derisa. Oggi è oggetto di dibattito accademico, citata dai fondatori di Reddit, confermata nei suoi elementi fondamentali dal CEO di OpenAI. “Non avevo mai preso sul serio la dead internet theory”, ha scritto Sam Altman nell’autunno scorso, “ma sembra che ci siano davvero molti account gestiti da modelli linguistici.”&nbsp;</p>



<p>Il cofondatore di Reddit Alexis Ohanian è andato oltre: “la dead internet theory è reale.”</p>



<p>Depurata dai suoi elementi paranoici, la teoria descrive qualcosa di verificabile: lo spostamento progressivo dei contenuti umani da parte di quelli artificiali, la crescente impossibilità di distinguerli, e la sfiducia strutturale che ne consegue.</p>



<p>Non si tratta di un complotto. Si tratta di incentivi economici applicati a scala industriale. “Gli ecosistemi online seguono gli incentivi. Quando il falso coinvolgimento è a basso costo e premiato, non ottieni solo più bot. Ottieni catene di montaggio di contenuti automatizzati che inseguono i clic.”&nbsp;</p>



<p>Il risultato pratico è che i social network, che avevano almeno la pretesa di essere piazze di scambio umano, si sono trasformati in ambienti in cui la presenza umana è minoritaria e quella artificiale dominante, dove le metriche di engagement sono gonfiate da interazioni tra macchine, dove il confine tra un’opinione autentica e una narrativa costruita da una farm di contenuti è diventato, per l’utente medio, semplicemente invisibile.</p>



<p>La lingua come terreno contaminato</p>



<p>C’è un elemento che viene discusso meno degli altri, forse perché è il più difficile da misurare e il più perturbante da contemplare. L’intelligenza artificiale generativa non ha solo inondato internet di contenuti: ha cambiato la lingua. Non nel senso che ha introdotto neologismi o modificato la sintassi. Nel senso che ha prodotto un’enorme massa di testo formalmente corretto, semanticamente vuoto e stilisticamente omogeneo, che ora circola, viene letto, viene a sua volta usato come modello inconsapevole.</p>



<p>I sistemi AI si addestrano sempre più su testi prodotti da altri sistemi AI, che si erano a loro volta addestrati su testi umani, i quali però rappresentano oggi una percentuale decrescente del totale disponibile. Il risultato è una spirale di degradazione in cui la qualità media del linguaggio si abbassa progressivamente, e i nuovi modelli ereditano e amplificano quella degradazione. Non è un problema solo tecnico. È un problema culturale. La lingua non è uno strumento neutro: è il medium attraverso cui il pensiero si forma, si comunica, si trasmette. Una lingua impoverita non è solo meno bella: è meno precisa, meno capace di descrivere la realtà complessa. E quando quella lingua diventa il modello su cui si formano le generazioni successive — non solo i sistemi AI, ma gli esseri umani che leggono e scrivono immersi in quell’ambiente — il danno è di ordine epistemico prima ancora che estetico.</p>



<p>Né panico né rassegnazione</p>



<p>C’è chi dice che andrà meglio. Che i sistemi di rilevamento miglioreranno. Che le piattaforme introdurranno etichette obbligatorie. Sono argomenti seri. Ma i sistemi di revisione dei principali motori di ricerca sono manuali e non riescono a tenere il passo con i milioni di contenuti generati ogni giorno. L’asimmetria è strutturale: produrre contenuti artificiali costa una frazione di ciò che costa produrne di autentici, e quella differenza non si ridurrà con il miglioramento della tecnologia, semmai aumenterà.</p>



<p>La verità, come ogni risorsa condivisa, si degrada quando viene trascurata. Il problema non è l’intelligenza artificiale in quanto tale. È l’intelligenza artificiale applicata all’economia dell’attenzione, in un ambiente privo di regole, con incentivi che premiano la quantità sull’autenticità e la velocità sulla verità. Il risultato è un debord ambientale, un inquinamento non dell’aria o dell’acqua, ma dello spazio informativo comune, di quella risorsa immateriale e fondamentale che è la possibilità di sapere, con ragionevole certezza, se ciò che si sta leggendo è stato scritto da un essere umano con un’intenzione, o generato da una macchina per riempire uno spazio pubblicitario.</p>



<p>Chi pensa che questa sia una questione tecnica ha torto. È una questione di ecologia della conoscenza. E l’ecosistema è già in crisi.​​​​​​​​​​​​​​​​</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/come-lai-sta-uccidendo-i-social-aumentando-leffetto-spazzatura/">Come l&#8217;AI sta uccidendo i social aumentando l&#8217;effetto spazzatura</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Tredici donne e bambini legati all’ISIS rientrano in Australia tra arresti e indagini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 09:11:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giuseppe Balsamo Tredici donne e bambini con presunti legami con il gruppo dello Stato Islamico sono rientrati in Australia dopo aver trascorso anni nel campo di detenzione di al-Roj, nel nord-est della Siria. Il gruppo viveva nella struttura dal<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>di Giuseppe Balsamo</p>



<p>Tredici donne e bambini con presunti legami con il gruppo dello Stato Islamico sono rientrati in Australia dopo aver trascorso anni nel campo di detenzione di al-Roj, nel nord-est della Siria. Il gruppo viveva nella struttura dal 2019, dove si trovano migliaia di familiari di combattenti jihadisti.</p>



<p>Il rientro ha immediatamente riacceso un acceso dibattito politico nel Paese, soprattutto perché in passato le autorità australiane avevano dichiarato di non voler fornire assistenza per il rimpatrio di cittadini legati a miliziani dello Stato Islamico.</p>



<p>Giovedì pomeriggio, tre donne e otto bambini riconducibili a un unico nucleo familiare sono atterrati a Melbourne. Poco dopo, un’altra donna insieme al figlio è arrivata a Sydney.</p>



<p>Le autorità di polizia hanno confermato che alcune delle donne saranno arrestate e incriminate al loro arrivo, mentre per altre sono in corso indagini approfondite per verificare eventuali responsabilità o collegamenti con attività terroristiche.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le identità e i legami familiari</h3>



<p>Il gruppo arrivato a Melbourne sarebbe composto da Kawsar Abbas, indicata come nonna, e dalle sue figlie adulte Zeinab e Zahra Ahmed, insieme agli otto figli delle due donne.</p>



<p>Abbas è sposata con Mohammad Ahmad, uomo che secondo le autorità australiane avrebbe gestito un’organizzazione benefica sospettata di essere stata utilizzata per trasferire fondi destinati allo Stato Islamico. L’uomo ha sempre respinto le accuse, sostenendo la propria innocenza in una precedente intervista rilasciata mentre si trovava detenuto in Siria.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il secondo arrivo a Sydney</h3>



<p>La donna giunta a Sydney è stata identificata dai media locali come Janai Safar, accompagnata dal figlio di nove anni nato in Siria. Si tratta di un’ex studentessa di infermieristica proveniente da Sydney, che avrebbe lasciato l’Australia nel 2015 per raggiungere la Siria e avrebbe successivamente sposato un combattente dell’ISIS.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Sicurezza e tensione politica</h3>



<p>Il rientro del gruppo riapre un tema particolarmente sensibile per le autorità australiane: la gestione dei cittadini rientrati da zone di conflitto e sospettati di legami con organizzazioni terroristiche.</p>



<p>Le forze dell’ordine hanno sottolineato che ogni posizione sarà valutata singolarmente e che, oltre agli arresti già previsti, potrebbero emergere ulteriori procedimenti in base agli esiti delle indagini.</p>



<p>Il caso alimenta un nuovo fronte di discussione politica tra sicurezza nazionale, gestione del rimpatrio e tutela dei minori coinvolti.</p>



<p></p>
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		<title>Depuratore di Arzignano rivoluzionato: entra in funzione il maxi impianto a ozono da 15 milioni che cambia il trattamento dei reflui</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 08:08:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[OVEST VICENTINO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovo salto tecnologico per il depuratore industriale di Arzignano. È pienamente operativo da circa un anno il nuovo comparto di ozonizzazione realizzato da Acque del Chiampo, un sistema avanzato che punta a migliorare in maniera significativa la qualità delle acque<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Nuovo salto tecnologico per il depuratore industriale di Arzignano. È pienamente operativo da circa un anno il nuovo comparto di ozonizzazione realizzato da Acque del Chiampo, un sistema avanzato che punta a migliorare in maniera significativa la qualità delle acque reflue del distretto conciario, aumentando allo stesso tempo sostenibilità ed efficienza ambientale.</p>



<p>L’impianto rappresenta uno degli investimenti più importanti degli ultimi anni nel settore della depurazione industriale del territorio, con un valore complessivo superiore ai 15 milioni di euro, di cui 7,8 milioni finanziati dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come funziona il nuovo sistema a ozono</h2>



<p>L’ozonizzazione è un processo di ossidazione avanzata che utilizza l’ozono per migliorare il trattamento dei reflui industriali. Il sistema permette infatti la decolorazione dell’acqua, la disinfezione e un netto miglioramento della qualità finale del refluo trattato.</p>



<p>Il nuovo comparto è stato inserito prima della fase conclusiva di chiariflocculazione e va a potenziare un processo depurativo già complesso, composto da:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>pretrattamenti</li>



<li>sedimentazione primaria</li>



<li>ossidazione biologica</li>



<li>flottazione</li>
</ul>



<p>prima dell’invio delle acque depurate al collettore consortile di Arica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova vasca lunga 60 metri</h2>



<p>Per realizzare il nuovo comparto sono state demolite vecchie strutture non più utilizzate ed è stata costruita una grande vasca interrata lunga circa 60 metri, larga 13 e profonda 6 metri, dove l’ozono viene miscelato direttamente ai reflui.</p>



<p>L’intervento comprende anche:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>una vasca dedicata alla riduzione del cromo</li>



<li>un impianto di sollevamento</li>



<li>una nuova sezione per la flocculazione</li>



<li>un fabbricato tecnico per ospitare generatori e distruttori di ozono, sistemi di raffreddamento e ricompressione dell’ossigeno</li>
</ul>



<p>I lavori erano partiti alla fine del 2020, si sono conclusi nel 2023 e il collaudo tecnico-amministrativo è stato completato nel maggio 2025.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Migliora la qualità dell’acqua: cala il carico organico e diminuisce il cromo</h2>



<p>Dal punto di vista operativo, il nuovo comparto può trattare fino a 1.800 metri cubi di refluo all’ora e produrre 130 chilogrammi di ozono ogni ora.</p>



<p>I risultati registrati nel primo anno di piena operatività mostrano miglioramenti significativi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>riduzione media del 20% del carico organico (COD) allo scarico, passato da 105 a 84 mg/l</li>



<li>diminuzione del 5% del cromo totale, da 0,268 a 0,254 mg/l</li>



<li>miglioramento della decolorazione fino al 60%</li>



<li>benefici anche nella disinfezione e nella riduzione dei solidi sospesi</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Un investimento strategico per il distretto conciario</h2>



<p>Il nuovo comparto di ozonizzazione viene considerato un intervento strategico per il futuro del sistema depurativo del territorio vicentino, rafforzando il ruolo del depuratore di Arzignano come impianto di riferimento per innovazione ambientale e sostenibilità a servizio del distretto produttivo conciario.</p>



<p></p>
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		<title>Scuola: promossi tutti, bocciato il futuro. La Francia dice basta. E l&#8217;Italia?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 07:42:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SCUOLA - UNIVERSITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Umberto Baldo C’è voluto il buon senso dei francesi per dire una cosa che da noi è diventata quasi clandestina: la scuola non serve a stare bene, serve a diventare capaci. Parbleu, direbbero loro.&#160; Da noi invece si direbbe:<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p><em><strong>di Umberto Baldo</strong></em></p>



<p>C’è voluto il buon senso dei francesi per dire una cosa che da noi è diventata quasi clandestina: la scuola non serve a stare bene, serve a diventare capaci.</p>



<p>Parbleu, direbbero loro.&nbsp;</p>



<p>Da noi invece si direbbe: “Attenzione, si potrebbe urtare la sensibilità degli studenti”.&nbsp;&nbsp;&nbsp;E dei loro genitori, mi permetto di aggiungere!</p>



<p>Chi mi legge da anni sa bene che su questo tema ho combattuto una piccola guerra personale, spesso in solitudine, contro quella che ho chiamato senza troppi giri di parole la “scuola facile”: quella del tutti promossi, del voto che “può ferire”, dello studio che “stressa”, dell’inclusione trasformata in alibi per abbassare ogni asticella.</p>



<p>Per anni mi sono sentito dire che esageravo, che ero nostalgico, che non capivo “i nuovi paradigmi educativi”.</p>



<p>Bene. Adesso scopriamo che non ero io ad essere cattivo, ed anche i cugini francesi sembra abbiano realizzato che i “nuovi paradigmi” erano semplicemente un errore.</p>



<p>La notizia è semplice, quasi brutale nella sua chiarezza: in Francia si torna alla selezione.&nbsp;</p>



<p>Il nuovo “brevet” (corrispondente grosso modo al nostro esame di terza media) sarà più severo, più esigente, meno accomodante.&nbsp;</p>



<p>Risultato? Solo il 75% degli studenti passerà l’esame, contro l’85% dello scorso anno (faccio notare che nella nostra Repubblica di Pulcinella la percentuale di promossi all’esame di terza media è del 99,9%)</p>



<p>Apriti cielo.</p>



<p>Accuse immediate: classismo, discriminazione, ritorno al passato, crudeltà pedagogica.</p>



<p>Il solito repertorio, quello che scatta ogni volta che qualcuno osa dire che studiare serve davvero.</p>



<p>Eppure la domanda vera è un’altra, ed è molto più scomoda: che valore ha un diploma che ottengono tutti?</p>



<p>Perché qui sta la grande truffa contemporanea: abbiamo trasformato il successo scolastico in un diritto, non in un risultato.<br>Abbiamo deciso che promuovere è inclusivo, bocciare è violento, valutare è offensivo.</p>



<p>E così abbiamo costruito una gigantesca macchina di illusioni.</p>



<p>Ragazzi convinti di sapere, quando non sanno.<br>Diplomati che fanno fatica a comprendere un testo, o non sono in grado di scrivere una pagina senza errori.<br>Studenti universitari che chiedono il 18 “per favore”, come fosse una cortesia e non un esame.</p>



<p>Altro che ascensore sociale.&nbsp;</p>



<p>Questo è un tapis roulant fermo, dove tutti camminano e nessuno si muove.</p>



<p>La Francia, almeno per ora, sembra aver deciso di dire basta.<br>Da quelle parti hanno finalmente capito una cosa elementare: se abbassi l’asticella per tutti, non stai aiutando i più deboli. Li stai condannando.</p>



<p>Perché chi ha mezzi, famiglia, contesto, recupera comunque.<br>Chi non li ha, invece, si aggrappa proprio alla scuola per fare il salto.</p>



<p>Ma se la scuola smette di chiedere, smette anche di dare.</p>



<p>E allora sì che la “scuola facile” diventa la più grande fabbrica di disuguaglianza mai inventata.&nbsp;</p>



<p>Solo che lo fa con il sorriso, con l’inclusione, con l’ascolto, con le parole giuste.</p>



<p>Una truffa perfetta.</p>



<p>I critici della riforma francese citano la solita litania: la meritocrazia non elimina le disuguaglianze, le “giustifica”.<br>È una tesi elegante, anche raffinata.&nbsp;</p>



<p>Ma ha un piccolo difetto: ignora la realtà.</p>



<p>La realtà è che senza merito non resta nulla, solo arbitrio, mediocrità, e soprattutto risentimento.</p>



<p>Perché quando tutti vengono promossi, ma poi nella vita qualcuno va avanti e qualcuno resta indietro, allora la domanda diventa inevitabile: “Perché io no?”</p>



<p>E lì non c’è più il Professore da accusare.<br>C’è il mondo reale.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ed è un mondo che non regala voti.</p>



<p>Il punto non è scegliere tra scuola severa e scuola inclusiva.<br>Il punto è capire che una scuola che non seleziona non educa, addestra alla fragilità.</p>



<p>Abbiamo allevato generazioni convinte che ogni ostacolo sia un’ingiustizia, ogni insufficienza un trauma, ogni difficoltà una colpa del sistema.<br>E poi ci stupiamo se al primo impatto con la realtà si frantumano.</p>



<p>La verità, quella che non si osa più dire, è semplice: che la fatica è parte dell’educazione, l’errore è parte della crescita, la selezione è parte della giustizia.</p>



<p>Non per sadismo. Per serietà.</p>



<p>La scuola non è un luogo dove si distribuisce autostima.<br>È il luogo dove si costruiscono strumenti.</p>



<p>E se quegli strumenti non li dai, non stai facendo un favore agli studenti, li stai disarmando.</p>



<p>La Francia oggi prova ad invertire la rotta.<br>Vedremo quanto durerà, perché anche lì le sirene del buonismo sono forti.</p>



<p>Noi, nel frattempo, restiamo fedeli alla nostra specialità nazionale: fare finta che tutto vada bene, purché nessuno si senta male.</p>



<p>Peccato che poi, fuori dalla scuola, il mondo non abbia nessuna intenzione di collaborare.</p>



<p>Ed a quel punto non basterà un colloquio motivazionale.<br>Serviva prima. In aula. Con un libro aperto e qualcuno che avesse il coraggio di dire: “Non basta. Studia di più.”</p>



<p>Ma quello, evidentemente, oggi nel Bel Paese è considerato estremismo pedagogico.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>L’equivoco Meloni: Trump e Putin hanno perso la scommessa italiana</title>
		<link>https://www.tviweb.it/lequivoco-meloni-trump-e-putin-hanno-perso-la-scommessa-italiana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 07:37:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Non è stato un dettaglio a tradire l’equivoco. È stato il tono. Quando&#160;Donald Trump&#160;attacca “a freddo” un alleato, senza un casus belli evidente, non siamo più nel campo delle divergenze diplomatiche.&#160; Siamo già dentro un errore di valutazione.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Non è stato un dettaglio a tradire l’equivoco. È stato il tono.</p>



<p>Quando&nbsp;Donald Trump&nbsp;attacca “a freddo” un alleato, senza un casus belli evidente, non siamo più nel campo delle divergenze diplomatiche.&nbsp;</p>



<p>Siamo già dentro un errore di valutazione.</p>



<p>In politica, le coincidenze possono anche esistere. Ma quasi mai spiegano tutto.</p>



<p>Sono convinto che, in questi anni di governo,&nbsp;Giorgia Meloni&nbsp;abbia dato il meglio di sé in politica estera.<br>Al contrario, sul fronte interno le riforme promesse in campagna elettorale sono rimaste tutte sulla carta; un deficit di concretezza che peserà inevitabilmente nelle urne il prossimo anno.</p>



<p>Ma è fuori dai confini nazionali che si misura davvero la tenuta di una leadership, soprattutto in una fase storica in cui i margini di manovra economici sono ridotti e gli equilibri globali tutt’altro che stabili.</p>



<p>In questo contesto, la Premier è riuscita, fra luci ed ombre, a mantenere l’Italia nel solco della sua tradizione internazionale: atlantismo, collocazione europea, sostegno all’Ucraina.&nbsp;</p>



<p>Non era scontato, considerando una maggioranza composta da tre partiti appartenenti a famiglie politiche europee diverse, spesso in competizione tra loro</p>



<p>Eppure, proprio su questo terreno si è consumato l’equivoco.</p>



<p>Non appare casuale che gli attacchi personali contro Meloni siano arrivati quasi in simultanea sia da Trump sia da un megafono del Cremlino, come&nbsp;Vladimir Solovyov.&nbsp;</p>



<p>Non perché esista necessariamente un coordinamento formale tra Washington e Mosca, ma perché, su un punto, le due visioni convergono: l’indebolimento dell’Unione Europea.</p>



<p>Trump ha colpito Roma con una stizza particolare, estendendo i suoi strali anche ad altri leader europei, da Sanchez a Merz, ma con un accanimento che tradisce qualcosa di più di una divergenza politica.&nbsp;</p>



<p>Il sospetto è che avesse immaginato Meloni come una versione occidentale di&nbsp;Viktor Orbán.&nbsp;</p>



<p>E che, accorgendosi dell’errore, abbia reagito nel modo che gli è più congeniale: attaccando.</p>



<p>L’errore, però, non è solo suo.</p>



<p>Per anni, una parte del mondo politico e mediatico internazionale ha raccontato una narrazione semplificata: sovranisti uguali tra loro, destra europea come blocco omogeneo, leader intercambiabili.&nbsp;</p>



<p>Una lettura comoda, ma profondamente sbagliata.<br>Tra Meloni e Orbán esiste indubbiamente un’antica sintonia politica, ma le loro traiettorie ad un certo punto si sono&nbsp;&nbsp;divise in modo netto: l’ormai ex premier ungherese era diventato un fattore di attrito permanente dentro UE e NATO, mentre l’Italia ha scelto di restare ancorata al perimetro euro-atlantico.</p>



<p>È qui che nasce il malinteso.</p>



<p>Roma ha probabilmente sopravvalutato la possibilità di “normalizzare” Trump dentro una cornice classica di alleanza, immaginando un rapporto bilaterale privilegiato capace di bilanciare il peso di Francia e Germania.&nbsp;</p>



<p>Ma questa strategia poggiava su un presupposto fragile: che Trump volesse rafforzare l’Occidente.<br>Purtroppo tutte le sue mosse indicano il contrario.</p>



<p>Non serve immaginare un patto tra Casa Bianca e Cremlino per cogliere la convergenza di interessi: indebolire le Istituzioni europee, frammentare il fronte occidentale, riportare i rapporti internazionali ad una logica di pura forza.&nbsp;</p>



<p>In questo schema, un’Italia allineata alla Ue ed affidabile, agli occhi di Trump non è una risorsa.</p>



<p>È un ostacolo.</p>



<p>Da qui la delusione, e da qui gli attacchi.</p>



<p>Quasi certamente, qualcuno degli amichetti “italici” di Putin aveva raccontato a Mosca e dintorni un’Italia diversa, più disponibile a forzare gli equilibri europei.&nbsp;</p>



<p>Ma quella rappresentazione si è rivelata, alla prova dei fatti, poco più che millanteria.</p>



<p>Va anche sottolineato che Meloni ha, a sua volta, sopravvalutato il proprio spazio di manovra.&nbsp;</p>



<p>L’idea di potersi muovere come “pontiera” tra Washington e Bruxelles presupponeva un interlocutore americano disposto a giocare quella partita.&nbsp;</p>



<p>Quando è diventato evidente che così non era, il riposizionamento è stato inevitabile.</p>



<p>Ed è avvenuto, va riconosciuto, con una certa rapidità.</p>



<p>Il riavvicinamento al triangolo europeo formato da&nbsp;Emmanuel Macron,&nbsp;Friedrich Merz&nbsp;e&nbsp;Keir Starmer&nbsp;ha consentito all’Italia di non restare isolata e di salvaguardare la sostanza della propria politica estera.&nbsp;</p>



<p>Ma ha anche ridimensionato, almeno per ora, le ambizioni di autonomia strategica.</p>



<p>Resta, sullo sfondo, un dato politico difficile da ignorare: l’idea che Meloni potesse essere il “cavallo di Troia” perfetto per scardinare l’Unione Europea si è rivelata un errore grossolano.&nbsp;</p>



<p>Un errore che dice molto più su chi lo ha commesso che su chi ne è stato oggetto.</p>



<p>Trump e Putin, in modi diversi, avevano scommesso su un’Italia diversa. Hanno perso.</p>



<p>La vera partita, però, comincia adesso.&nbsp;</p>



<p>Perché se l’equivoco è stato chiarito, resta da capire se l’Italia saprà trasformare questa posizione in una strategia stabile, o se continuerà a muoversi in equilibrio tra ambizioni e vincoli, senza decidere fino in fondo da che parte stare.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Donna investita da un&#8217;auto: ferita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 17:02:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>6 MAGGIO, ARZIGNANO &#8211; NOTIZIA IN AGGIORNAMENTO &#8211; Alle ore 17.20 di oggi, a Sarego in via Leopardi, un pedone è stato investito da un&#8217;auto. Si tratta di una donna indiana di circa 50 anni. Sul posto i mezzi di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>6 MAGGIO, ARZIGNANO &#8211; NOTIZIA IN AGGIORNAMENTO &#8211; Alle ore 17.20 di oggi, a Sarego in via Leopardi, un pedone è stato investito da un&#8217;auto. Si tratta di una donna indiana di circa 50 anni. Sul posto i mezzi di soccorso: la donna è stata portata all&#8217;Ospedale Cazzavillan di Arzignano in codice giallo.</p>
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		<title>Asta pubblica all&#8217;Ipab: aggiudicati sette lotti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 15:44:17 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[asta]]></category>
		<category><![CDATA[lotti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>6 MAGGIO, VICENZA &#8211; In data 5 maggio 2026, si è svolta, presso la sede di Ipab di Vicenza, in contrà San Pietro n. 60, l’apertura delle buste relative all’asta pubblica per la vendita di alcuni immobili di proprietà dell’Ente.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>6 MAGGIO, VICENZA &#8211; </p>



<p>In data 5 maggio 2026, si è svolta, presso la sede di Ipab di Vicenza, in contrà San Pietro n. 60, l’apertura delle buste relative all’asta pubblica per la vendita di alcuni immobili di proprietà dell’Ente.</p>



<p>Gli immobili erano suddivisi in 14 lotti distinti, come previsto dall’avviso pubblico, approvato in esecuzione della deliberazione n. 11 del 23 febbraio 2026.</p>



<p>L’asta pubblica si è svolta con il sistema delle offerte segrete, secondo le modalità indicate nell’avviso.</p>



<p>All’esito delle operazioni di gara sono risultati aggiudicati i seguenti lotti:</p>



<p><strong>Lotti 4 e 5 – Altavilla Vicentina (VI), S.R. 11 – Terreni agricoli</strong></p>



<p><strong>Lotti 6 e 7 &#8211; Via Casarsa, Vicenza (fabbricato ex rurale e terreni)</strong><br><strong>Lotto 10 – Zugliano (VI), terreni</strong><br><strong>Lotto 11 – Via Nievo 36-38, Vicenza (appartamento)</strong><br><strong>Lotto 13 – Ruga Rialto, Sestiere San Polo, Venezia (negozio)</strong></p>



<p><strong>Il ricavo complessivo è di </strong><strong>1.850.000 euro.</strong></p>



<p>«Dalla valorizzazione del patrimonio immobiliare di Ipab di Vicenza e dalle risorse derivanti dalle alienazioni – <strong>ha commentato il presidente Achille Variati </strong>&#8211; nasce un nuovo futuro: i proventi delle aste immobiliari, infatti, diventeranno investimenti concreti per migliorare e innovare le nostre residenze e mantenere elevata la qualità dei servizi».&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>Il Mercato delle Tragedie: perché alcune guerre valgono più di altre?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 09:52:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C’è una tentazione profondamente umana, quanto ferocemente ipocrita: stilare una classifica delle guerre.&#160; Mettere in fila i morti, stabilire una graduatoria del dolore e decidere, a tavolino, quale tragedia meriti l’indignazione collettiva e quale debba scivolare nel silenzio.&#160;<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>C’è una tentazione profondamente umana, quanto ferocemente ipocrita: stilare una classifica delle guerre.&nbsp;</p>



<p>Mettere in fila i morti, stabilire una graduatoria del dolore e decidere, a tavolino, quale tragedia meriti l’indignazione collettiva e quale debba scivolare nel silenzio.&nbsp;</p>



<p>Ma c’è qualcosa di più grave: cancellare interi conflitti, come se non esistessero.</p>



<p>Oggi, accade esattamente questo.</p>



<p>Mentre le piazze europee ed italiane si riempiono di bandiere e slogan per la causa palestinese, esiste un conflitto che non trova posto né nei cortei, né nelle coscienze: quello che devasta il Sudan da più di tre anni.</p>



<p>Eppure, senza giri di parole, è la più grave crisi umanitaria in corso sul pianeta.</p>



<p>Parliamo di quasi 25 milioni di persone alla fame.&nbsp;</p>



<p>Non una cifra astratta, ma esseri umani in carne e ossa; donne, bambini, uomini, vecchi.&nbsp;</p>



<p>Parliamo di un Paese dove oltre 33 milioni di individui necessitano di assistenza umanitaria.&nbsp;</p>



<p>Dove la carestia e la fame sono già realtà in diverse aree e minacciano di estendersi.&nbsp;</p>



<p>Dove la produzione agricola è crollata quasi della metà, spazzando via la possibilità stessa di sopravvivenza per milioni di persone.</p>



<p>Eppure tutto questo resta sullo sfondo.&nbsp;</p>



<p>Una tragedia &#8220;carsica&#8221;, un rumore bianco nei media, quasi che la fame in Africa sia una condizione naturale, un destino ineluttabile di quelle latitudini.&nbsp;</p>



<p>Come se il sangue africano fosse meno scandaloso, meno urgente, meno &#8220;fotogenico&#8221; di quello di Gaza.</p>



<p>Come se la fame africana fosse meno scandalosa, meno urgente, meno degna di indignazione di quella palestinese.</p>



<p>La domanda è brutale e politicamente scorretta, ma inevitabile: perché nei cortei Pro-Palestina non sventola mai una bandiera del Sudan?&nbsp;&nbsp;E così anche in quelli dei nostri pacifisti da salotto?</p>



<p>Forse perché non è una guerra mediaticamente spendibile?&nbsp;</p>



<p>Perché mancano sponsor culturali e “finanziari” capaci di orientare il consenso?&nbsp;</p>



<p>O, più cinicamente, perché gli africani sono considerati meno &#8220;rappresentabili&#8221; nel grande teatro morale dell&#8217;Occidente?</p>



<p>Il punto non è stabilire quale causa sia più giusta.&nbsp;</p>



<p>Il punto è smascherare il meccanismo per cui il dolore di alcuni mobilita le folle, mentre quello di altri annega nell&#8217;indifferenza.</p>



<p>Lo stesso schema si ripete ovunque.&nbsp;</p>



<p>In Italia, l’odio anti-israeliano ed anti-americano riempie i discorsi, ma passa sotto silenzio la macelleria teocratica in Iran: centinaia di esecuzioni, ragazzi e ragazze impiccati (600 da inizio anno) con l&#8217;accusa grottesca di essere &#8220;nemici di Dio&#8221; o di&nbsp;&nbsp;“diffusione della corruzione sulla Terra”.&nbsp;</p>



<p>Una repressione brutale che non trova spazio nel racconto dominante perché &#8220;disturba&#8221; la narrazione ideologica.&nbsp;</p>



<p>Questa non è informazione. Non è politica.&nbsp;</p>



<p>È selezione morale che diventa selettiva indignazione.&nbsp;&nbsp;Un&#8217;indignazione a intermittenza che vede solo ciò che conviene vedere.</p>



<p>ll Sudan oggi è il simbolo di questa distorsione: un Paese vastissimo, crocevia tra Nord Africa, Sahel e Corno d’Africa, affacciato sul Mar Rosso, devastato da una guerra che produce fame prima ancora che morte.&nbsp;</p>



<p>Un conflitto che non solo uccide, ma impedisce sistematicamente di vivere.</p>



<p>Ignorarlo non è una svista. È una scelta.</p>



<p>Perché il dolore non ha gerarchie. Ma le nostre coscienze, evidentemente, sì.</p>



<p>E questo dice molto più di noi che delle guerre che fingiamo di guardare.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Venezia laboratorio d’Italia: voti islamici, identità in saldo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 07:41:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Tempo di elezioni amministrative. Tempo di liste, di candidati, di equilibrismi interni che farebbero impallidire anche i trapezisti del circo.&#160; Da sempre, in ogni realtà territoriale la compilazione delle liste per il Consiglio comunale è terreno di scontro.&#160;<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Tempo di elezioni amministrative. Tempo di liste, di candidati, di equilibrismi interni che farebbero impallidire anche i trapezisti del circo.&nbsp;</p>



<p>Da sempre, in ogni realtà territoriale la compilazione delle liste per il Consiglio comunale è terreno di scontro.&nbsp;</p>



<p>Correnti, cordate, piccoli potentati locali: tutti impegnati a piazzare gli “amici” ed a tenere fuori i “nemici”.&nbsp;</p>



<p>Fin qui nulla di nuovo sotto il sole italico.</p>



<p>Ma quando nelle liste compaiono candidati di origine extracomunitaria, e per di più apertamente legati all’Islam, il clima si surriscalda.&nbsp;</p>



<p>Non per un improvviso amore della filosofia politica, ma perché entrano in gioco identità, paure e, soprattutto, voti.</p>



<p>È successo a Vigevano, 63mila abitanti in provincia di Pavia,&nbsp;&nbsp;Comune da vent’anni a guida leghista.&nbsp;</p>



<p>Il candidato sindaco Riccardo Ghia ha inserito in lista due musulmani: Hussein Ibrahim, portavoce della comunità islamica locale, e Hagar Haggag, studentessa di scienze politiche.</p>



<p>Il primo si è candidato “nel nome di Allah”. La seconda ha fatto campagna elettorale con il velo. Apriti cielo.</p>



<p>Reazioni prevedibili: irritazione di Salvini, malumori interni alla Lega e, da destra, gli attacchi di chi non vedeva l’ora di accusare il Partito di incoerenza.&nbsp;</p>



<p>“Se combatti l’islamizzazione non candidi chi invoca Allah”, è stato il succo del ragionamento degli avversari. Lineare, almeno sul piano propagandistico.</p>



<p>Ma quello di Vigevano è quasi un antipasto.&nbsp;</p>



<p>Il piatto forte è Venezia.</p>



<p>Qui il Partito Democratico ha giocato una partita ben più ambiziosa, candidando sette esponenti della comunità bengalese.</p>



<p>E non si è trattato di una presenza simbolica.</p>



<p>Un volantino in lingua bangla, diffuso durante la campagna elettorale (che non ho visto ma che viene citato da tutti i giornali e media) si apre con un’invocazione religiosa: “Nel nome di Allah, il misericordioso, il compassionevole…”. Poi il messaggio politico:&nbsp;&#8220;Assalamu Alaikum a tutti i residenti di Marghera-Venezia. Per le elezioni del Consiglio municipale, due candidati della comunità bangladese sono stati indicati dal Pd. Mettete una croce sul simbolo del Pd&#8230;&#8221;</p>



<p>Qualcuno pensava davvero che una scelta del genere passasse inosservata?</p>



<p>Le accuse sono arrivate immediate: svendita dell’identità, voto di scambio, sicurezza sacrificata sull’altare del consenso.</p>



<p>Toni accesi, certo, ma non casuali. Dietro c’è un calcolo politico molto concreto.</p>



<p>Tra Venezia e Mestre vivono circa 30mila musulmani. Non tutti votano, ma il peso elettorale cresce.&nbsp;</p>



<p>Si stimano tra i 10 ed i 15mila cittadini di origine bengalese, con almeno 5mila potenziali elettori.</p>



<p>Numeri che, in un’elezione locale, possono fare la differenza.&nbsp;</p>



<p>Altro che dibattito filosofico sull’inclusione.</p>



<p>Nello stesso territorio esistono già una dozzina di luoghi di culto non ufficiali e un progetto da 20 milioni di euro per una grande moschea.&nbsp;</p>



<p>Il terreno è stato acquistato, gli spazi sono già stati utilizzati per celebrazioni religiose.</p>



<p>I promotori parlano di una delle moschee più grandi d’Europa.&nbsp;</p>



<p>Sui finanziamenti, però, circolano più dubbi che certezze.</p>



<p>E qui il punto diventa politico, non più solo locale.</p>



<p>Durante la presentazione delle liste, qualcuno è stato molto chiaro: “Vogliamo la moschea. Vogliamo che i nostri figli si sentano a casa”.</p>



<p>Legittimo desiderio, dal loro punto di vista. Ma altrettanto legittimo chiedersi se una rappresentanza elettorale possa davvero risolvere un nodo che è strutturale.</p>



<p>Nei giorni scorsi vi ho intrattenuto sul problema dei luoghi di culto islamico (vi rimando quindi al mio editoriale&nbsp;<a href="https://www.tviweb.it/moschee-senza-regole-il-nodo-irrisolto-tra-stato-e-islam/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.tviweb.it/moschee-senza-regole-il-nodo-irrisolto-tra-stato-e-islam/</a>) dimostrando che il problema è europeo, che la struttura non verticistica dell’Islam rende quasi impossibile trovare accordi o concordati con gli Stati, per cui trovo quanto meno azzardato pensare che qualche Consigliere comunale di fede musulmana a Venezia possa risolvere un problema che al momento sembra inestricabile.&nbsp;</p>



<p>Nel frattempo, però, il caso Venezia è diventato nazionale.&nbsp;</p>



<p>Anche perché il Partito Democratico conta ormai decine di amministratori locali di fede musulmana e sembra intenzionato ad ampliare ulteriormente questa presenza.</p>



<p>La destra ha gioco facile nel contrattacco: prima il crocifisso contestato nelle scuole, ora l’apertura all’Islam per conquistare voti.&nbsp;</p>



<p>Con l’immancabile corollario dello “ius soli” agitato come spettro.</p>



<p>Propaganda? Certo. Ma anche qui, non solo.</p>



<p>Perché il tema è destinato a restare. E non è marginale.</p>



<p>L’Italia non è ancora una società realmente multietnica.&nbsp;</p>



<p>Lo diventerà, probabilmente, ma il processo è lento ed ancora irto di resistenze.&nbsp;</p>



<p>Negarlo significa consegnarsi alla realtà, prima o poi, in modo traumatico.</p>



<p>Venezia, in questo senso, rappresenta un simbolo perfetto.</p>



<p>La Serenissima è stata per secoli una città cosmopolita, crocevia di popoli e culture.&nbsp;</p>



<p>Ma aveva una bussola chiarissima: l’interesse della Repubblica.&nbsp;</p>



<p>“Prima venexiani e poi cristiani” non era uno slogan folkloristico, ma una linea politica.</p>



<p>Oggi quella identità si è sfilacciata. La città storica conta meno di 50mila residenti, mentre Mestre, con oltre 200mila abitanti, decide di fatto gli equilibri politici.</p>



<p>Nel frattempo la Venezia storica è diventata una vetrina turistica globale, più Disneyland che comunità viva.</p>



<p>Dentro questo contesto si inserisce una trasformazione demografica e culturale che non è episodica, ma strutturale.&nbsp;</p>



<p>E che ridisegnerà gli equilibri politici europei nei prossimi decenni.</p>



<p>Si può fermare? No.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Si può ignorare? Ancora meno.</p>



<p>Resta però una contraddizione che merita di essere evidenziata.</p>



<p>Le sinistre difendono, giustamente, i gay pride, i diritti civili, il femminismo, le libertà individuali.&nbsp;</p>



<p>Ma nello stesso tempo candidano esponenti che, almeno in alcuni casi, si richiamano a visioni religiose difficilmente compatibili con quegli stessi principi.</p>



<p>Non è un’accusa.&nbsp;</p>



<p>È un problema politico, se ritieni che la Shari’a debba essere l’unica legge che deve regolare la vita di un vero musulmano.</p>



<p>E non aiuta guardare all’estero, a Paesi che affrontano questo problema da più tempo di noi, per trovare soluzioni miracolose.&nbsp;</p>



<p>Il modello francese dell’assimilazione ha mostrato crepe evidenti, quello britannico del multiculturalismo ha prodotto, in molti casi, comunità parallele e ghettizzate, quartieri dove vige la Shari’a e la polizia ha paura ad entrare.</p>



<p>La verità è che non esistono scorciatoie.</p>



<p>Alla fine, come sempre, a decidere sarà il voto.</p>



<p>A Venezia, come altrove, saranno i cittadini a dire se questa direzione, se questa apertura agli islamici, convince o preoccupa.</p>



<p>Ed è forse l’unica cosa, in tutta questa storia, che non ha bisogno di essere reinterpretata.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Nascono due nuove realtà per il turismo vicentino: accordo con IEG per trasformare Vicenza in hub del business internazionale</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2026 15:24:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È ufficiale la nascita di Vicenza Turismo e Cultura Scarl e della rete Turismo Business Vicenza, un doppio progetto che segna la trasformazione del sistema turistico cittadino e apre una collaborazione strategica con Italian Exhibition Group (IEG) per rafforzare l’attrattività<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>È ufficiale la nascita di <strong>Vicenza Turismo e Cultura Scarl</strong> e della rete <strong>Turismo Business Vicenza</strong>, un doppio progetto che segna la trasformazione del sistema turistico cittadino e apre una collaborazione strategica con <strong>Italian Exhibition Group (IEG)</strong> per rafforzare l’attrattività del territorio.</p>



<p>La nuova società nasce dalla trasformazione dello storico Consorzio di promozione turistica <strong>Vicenzaè</strong>, con l’obiettivo di modernizzare la gestione dell’offerta turistica e culturale e renderla più competitiva sui mercati nazionali e internazionali.</p>



<p>Il primo risultato concreto è proprio la creazione della rete contratto <strong>Turismo Business Vicenza</strong>, sviluppata insieme a IEG, leader nell’organizzazione di fiere ed eventi e tra i principali player italiani del settore MICE (Meeting, Incentives, Conference, Exhibition).</p>



<h3 class="wp-block-heading">La presentazione a Palazzo Trissino</h3>



<p>Le due nuove realtà sono state presentate nella sala Stucchi di Palazzo Trissino dall’amministratore unico di Vicenza Turismo e Cultura <strong>Giulio Vallortigara Valmarana</strong>, dal presidente di IEG <strong>Maurizio Ermeti</strong> e dal sindaco di Vicenza <strong>Giacomo Possamai</strong>. Presenti anche il presidente della Provincia <strong>Andrea Nardin</strong>, il presidente della Camera di Commercio <strong>Giorgio Xoccato</strong>, l’assessore alla cultura e turismo <strong>Ilaria Fantin</strong>, il sindaco di Recoaro Terme <strong>Armando Cunegato</strong> e il presidente del consiglio comunale di Montecchio Maggiore <strong>Giorgio Storti</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Possamai: “Un soggetto moderno per rilanciare Vicenza”</h3>



<p>«È in corso da tempo un percorso di riordino del sistema turistico per recuperare terreno e aumentare l’attrattività della città» ha dichiarato il sindaco <strong>Giacomo Possamai</strong>, sottolineando come la trasformazione di Vicenzaè rappresenti “una vera opportunità”.</p>



<p>Il primo cittadino ha evidenziato che il nuovo soggetto consentirà una gestione più efficace e coordinata del turismo, coinvolgendo anche i Comuni già partner come <strong>Montecchio Maggiore, Recoaro e Lonigo</strong>, con la possibilità di estendere ulteriormente la rete. Tra i vantaggi anche la possibilità di affidare servizi direttamente senza gare.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Vallortigara: continuità e innovazione</h3>



<p>Per l’amministratore unico <strong>Giulio Vallortigara Valmarana</strong>, la nuova società parte da un patrimonio consolidato: i <strong>35 anni di esperienza di Vicenzaè</strong>, realtà storicamente legata alla figura di Vladimiro Riva.</p>



<p>Vicenza Turismo e Cultura si propone come <strong>partner in house degli enti pubblici</strong>, con attività che includono rebranding, sviluppo della piattaforma digitale del sito UNESCO e potenziamento del turismo business insieme a IEG.</p>



<h3 class="wp-block-heading">IEG: “Vicenza destinazione MICE internazionale”</h3>



<p>Il presidente di IEG <strong>Maurizio Ermeti</strong> ha definito l’accordo “strategico”, sottolineando la volontà di fare sistema con il territorio. La collaborazione punta a valorizzare Vicenza come destinazione per il turismo business, mettendo a disposizione competenze di destination management già sviluppate in altre realtà italiane come Rimini.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una nuova struttura per il turismo</h3>



<p>Vicenza Turismo e Cultura Scarl nasce dopo un percorso avviato nel 2025 e ha tra i suoi obiettivi principali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>valorizzare il know-how storico di Vicenzaè</li>



<li>introdurre innovazione e strumenti digitali</li>



<li>rafforzare la gestione integrata del turismo</li>
</ul>



<p>La società conta <strong>14 dipendenti</strong> e si occupa di informazione e accoglienza turistica, gestione IAT, biglietterie museali e servizi di call center.</p>



<p>Gli attuali soci sono il <strong>Comune di Vicenza (maggioranza)</strong> e i Comuni di <strong>Montecchio Maggiore, Lonigo e Recoaro Terme</strong>, con possibilità di ingresso per altre amministrazioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il progetto digitale e la rete con IEG</h3>



<p>Tra le prime azioni operative figurano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>il rebranding della società</li>



<li>la piattaforma digitale unitaria per il sito UNESCO “La città di Vicenza e le Ville del Palladio nel Veneto”</li>



<li>lo sviluppo della rete <strong>Turismo Business Vicenza</strong></li>
</ul>



<p>Quest’ultima punta a creare un ecosistema strutturato per il turismo MICE, integrando marketing territoriale, supporto agli eventi e candidatura internazionale di congressi e manifestazioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un modello di crescita condiviso</h3>



<p>Il nuovo sistema si inserisce in una logica di collaborazione tra enti pubblici, OGD, operatori privati e associazioni di categoria, con l’obiettivo di costruire un modello stabile e innovativo per la crescita del turismo vicentino.</p>



<p>Per informazioni: <strong>Vicenza Turismo e Cultura, <a>info@vicenzae.org</a>, 0444 994770</strong>.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/nascono-due-nuove-realta-per-il-turismo-vicentino-accordo-con-ieg-per-trasformare-vicenza-in-hub-del-business-internazionale/">Nascono due nuove realtà per il turismo vicentino: accordo con IEG per trasformare Vicenza in hub del business internazionale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Vicenza, svolta sui parcheggi: firmata la concessione fino al 2031, cosa cambia per 3.982 stalli e nuovi sistemi digitali</title>
		<link>https://www.tviweb.it/vicenza-svolta-sui-parcheggi-firmata-la-concessione-fino-al-2031-cosa-cambia-per-3-982-stalli-e-nuovi-sistemi-digitali/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 14:20:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Vicenza cambia la gestione della sosta urbana. È stato firmato a Palazzo Trissino il nuovo contratto di concessione tra il Comune e il raggruppamento guidato da Municipia insieme a Gestopark Srl. Alla firma erano presenti il sindaco Giacomo Possamai,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>A Vicenza cambia la gestione della sosta urbana. È stato firmato a Palazzo Trissino il nuovo contratto di concessione tra il Comune e il raggruppamento guidato da Municipia insieme a Gestopark Srl. Alla firma erano presenti il sindaco Giacomo Possamai, l’assessore alla mobilità Cristiano Spiller e l’amministratore delegato di Municipia Stefano De Capitani.</p>



<p>Il nuovo contratto chiude un lungo percorso di transizione che ha portato al cambio di gestore dopo la gara del 2022, con subentro del secondo classificato. «È stato un percorso molto complicato – ha spiegato il sindaco Possamai – ma ora possiamo guardare al futuro con fiducia. Serviranno tempi tecnici per i nuovi investimenti, ma il gestore intende portarli avanti in modo completo».</p>



<p>Sulla stessa linea l’assessore Spiller, che ha sottolineato come gli ultimi mesi abbiano permesso di risolvere le criticità ereditate dalla precedente gestione. Tra le novità annunciate, la sostituzione integrale degli impianti a sbarra dei parcheggi cittadini e l’introduzione di strumenti digitali per raccogliere e analizzare i dati sulla mobilità. «Dati fondamentali per migliorare la gestione della città», ha spiegato.</p>



<p>Per De Capitani la nuova concessione segna un cambio di approccio: non solo gestione dei parcheggi, ma costruzione di un sistema integrato e digitale della mobilità urbana, in grado di supportare le politiche del Comune e migliorare i servizi ai cittadini.</p>



<p>Il contratto avrà durata fino al 31 agosto 2031, per un valore complessivo stimato di circa 30,8 milioni di euro. Il piano prevede investimenti per circa 1,2 milioni destinati all’ammodernamento degli impianti e allo sviluppo di soluzioni tecnologiche.</p>



<p>Il sistema riguarderà 3.982 stalli a pagamento, 570 posti per residenti, 1.721 posti in parcheggi automatizzati, oltre a parcheggi di interscambio e servizi di mobilità dolce come le ciclostazioni BiciPark.</p>



<p>Negli ultimi mesi Municipia ha già gestito la fase di transizione assicurando la continuità del servizio e intervenendo su sicurezza, illuminazione, pulizia e decoro. In questi giorni è stata riattivata e ampliata la ciclostazione BiciPark presso la stazione ferroviaria.</p>



<p>Nei prossimi mesi sono previsti ulteriori sviluppi: digitalizzazione completa dei processi, attivazione dell’app “Vicenza Sosta”, strumenti di monitoraggio in tempo reale e manutenzione proattiva degli impianti. Il Comune avrà inoltre accesso a dashboard con dati aggiornati su incassi e servizi, per un controllo costante della concessione.</p>
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		<title>Treni fermi sulla Verona–Vicenza: weekend di interruzioni per i lavori dell’alta velocità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 10:17:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovi interventi di potenziamento infrastrutturale interesseranno la linea ferroviaria Verona–Vicenza, con modifiche alla circolazione dei treni tra Verona Porta Vescovo e Vicenza. Le attività, a cura di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS Italiane), sono finalizzate alla realizzazione della nuova linea<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Nuovi interventi di potenziamento infrastrutturale interesseranno la linea ferroviaria Verona–Vicenza, con modifiche alla circolazione dei treni tra Verona Porta Vescovo e Vicenza. Le attività, a cura di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS Italiane), sono finalizzate alla realizzazione della nuova linea AV/AC Verona–Vicenza e comporteranno temporanee interruzioni del traffico ferroviario in specifiche finestre di lavoro programmate.</p>



<p>Nel dettaglio, la circolazione sarà sospesa per circa 30 ore nel fine settimana, <strong>dalle ore 23:10 del 09 maggio alle ore 05:10 dell’11 maggio 2026</strong>. Durante questi interventi sarà attivato il cantiere per opere strategiche legate all’innesto della nuova linea ad alta velocità sulla linea storica.</p>



<p>A Verona Porta Vescovo sono previsti lavori di realizzazione delle canalizzazioni per cavi elettrici e tecnologici, oltre al completamento di opere civili già avviate. Nell’area di Altavilla proseguono le attività legate all’installazione e al varo dei deviatoi necessari all’integrazione tra nuova infrastruttura e linea esistente, insieme a interventi su trazione elettrica e sistemi tecnologici.</p>



<p>Parallelamente, lungo il tracciato ferroviario verranno eseguite ulteriori operazioni di manutenzione e rinnovo dell’infrastruttura. Tra queste figurano il rinnovo di scambi, la sostituzione di giunti isolati incollati e attività di gestione della vegetazione lungo la sede ferroviaria.</p>



<p>È inoltre previsto il completamento degli interventi di sicurezza e controllo nella stazione di San Bonifacio, con l’attivazione dei nuovi impianti elettrici e tecnologici. Nella stessa stazione sarà anche rifatta la pensilina a servizio dei binari II e III, con l’obiettivo di migliorare sicurezza, affidabilità e comfort per i viaggiatori.</p>



<p>RFI sottolinea che ulteriori dettagli sulle modifiche alla circolazione e sui treni interessati saranno disponibili sui canali ufficiali del gruppo ferroviario, delle imprese di trasporto e presso i servizi di assistenza clienti e biglietterie.</p>
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		<item>
		<title>Regno Unito: perché i pub inglesi stanno morendo?</title>
		<link>https://www.tviweb.it/regno-unito-perche-i-pub-inglesi-stanno-morendo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 10:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[FOOD & DRINK]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel Regno Unito chiudono quasi due pub al giorno: nel 2026 già 161 attività perse in tre mesi Nel Regno Unito la crisi dei pub continua a peggiorare, con un ritmo di chiusure che nel 2026 ha raggiunto livelli allarmanti.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p><strong>Nel Regno Unito chiudono quasi due pub al giorno: nel 2026 già 161 attività perse in tre mesi</strong></p>



<p>Nel Regno Unito la crisi dei pub continua a peggiorare, con un ritmo di chiusure che nel 2026 ha raggiunto livelli allarmanti. Secondo i dati del settore riportati dalla BBC, nel primo trimestre dell’anno hanno abbassato le saracinesche circa due pub al giorno, per un totale di 161 locali chiusi tra Inghilterra, Scozia e Galles.</p>



<p>La British Beer and Pub Association (BBPA) segnala che questa dinamica ha comportato anche un impatto occupazionale significativo, con circa 2.400 posti di lavoro persi nei primi tre mesi dell’anno. Un trend che si inserisce in una fase già critica per il comparto, dopo le 336 chiusure registrate nel 2025.</p>



<p>Il governo britannico ha recentemente introdotto un’agevolazione fiscale del 15% per pub e locali di musica, entrata in vigore il mese scorso, dopo le pressioni del settore che chiedeva interventi per frenare il numero crescente di chiusure. Tuttavia, per gli operatori queste misure non sarebbero ancora sufficienti.</p>



<p>Emma McClarkin, amministratrice delegata della BBPA, ha definito la situazione “evitabile”, sostenendo che molti pub avrebbero una domanda ancora solida ma sarebbero schiacciati da un “carico fiscale sproporzionato e costi enormi”. L’associazione chiede un intervento strutturale e una revisione complessiva della tassazione sull’ospitalità.</p>



<p>Secondo McClarkin, serve un piano di lungo periodo che garantisca “tariffe più basse in modo permanente” e un sistema più equo per tutelare un settore considerato centrale per la vita sociale del Paese.</p>



<p>Negli ultimi anni, pub e locali notturni hanno dovuto affrontare un aumento dei costi del lavoro, l’incremento delle imposte sulle attività commerciali e un cambiamento delle abitudini dei consumatori, sempre più orientati verso altre forme di socialità e consumo.</p>



<p>Il quadro territoriale mostra differenze significative: il Galles risulta l’unica area con una lieve crescita del numero di pub, mentre la Scozia registra il calo più marcato, con 41 chiusure tra gennaio e marzo 2026.</p>



<p>Dal fronte politico, un portavoce del governo ha dichiarato che sono in corso misure di sostegno, tra cui la riduzione delle imposte sulle attività commerciali, il congelamento delle stesse per due anni, l’estensione degli orari di apertura durante i Mondiali e il rafforzamento del fondo per l’ospitalità, portato a 10 milioni di sterline.</p>



<p>Il governo ha inoltre annunciato programmi di rigenerazione delle aree urbane e ulteriori interventi economici, ma il settore resta in forte pressione e chiede misure più incisive per evitare nuove chiusure nei prossimi mesi.</p>
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		<title>L&#8217;ASSEMBLEA DI BANCA DELLE TERRE VENETE: “AL CENTRO LE PERSONE E IL TERRITORIO”</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2026 08:02:53 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[STREET TG]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una banca che guarda al futuro senza perdere di vista le proprie radici: è questo il messaggio emerso dall’assemblea annuale di Banca delle Terre Venete, ospitata nei padiglioni della Fiera di Vicenza. Al centro, i valori del bene comune e<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Una banca che guarda al futuro senza perdere di vista le proprie radici: è questo il messaggio emerso dall’assemblea annuale di Banca delle Terre Venete, ospitata nei padiglioni della Fiera di Vicenza. Al centro, i valori del bene comune e della crescita sostenibile del territorio, condivisi con i soci insieme a numeri in costante aumento. Il presidente Gianfranco Sasso ha tracciato la rotta: una banca sempre più digitale, ma capace di mantenere forte il rapporto umano, fatto di ascolto, dialogo e rispetto, con la persona al centro di ogni scelta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/lassemblea-di-banca-delle-terre-venete-cresce-al-centro-le-persone-e-il-territorio/">L&#8217;ASSEMBLEA DI BANCA DELLE TERRE VENETE: “AL CENTRO LE PERSONE E IL TERRITORIO”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<item>
		<title>Veneto, boom di soccorsi in montagna: oltre 1.300 persone salvate in un anno (e i numeri fanno riflettere)</title>
		<link>https://www.tviweb.it/veneto-boom-di-soccorsi-in-montagna-oltre-1-300-persone-salvate-in-un-anno-e-i-numeri-fanno-riflettere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 07:48:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Soccorso Alpino e Speleologico Veneto chiude il 2025 con numeri in forte crescita, confermando un trend ormai consolidato: aumentano gli interventi, aumentano le persone soccorse e cresce anche la pressione su un sistema sempre più centrale per la sicurezza<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/veneto-boom-di-soccorsi-in-montagna-oltre-1-300-persone-salvate-in-un-anno-e-i-numeri-fanno-riflettere/">Veneto, boom di soccorsi in montagna: oltre 1.300 persone salvate in un anno (e i numeri fanno riflettere)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Il Soccorso Alpino e Speleologico Veneto chiude il 2025 con numeri in forte crescita, confermando un trend ormai consolidato: aumentano gli interventi, aumentano le persone soccorse e cresce anche la pressione su un sistema sempre più centrale per la sicurezza in montagna.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elicottero-soccorso-alpino-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-365215" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elicottero-soccorso-alpino-1024x768.jpg 1024w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elicottero-soccorso-alpino-556x417.jpg 556w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elicottero-soccorso-alpino-1536x1152.jpg 1536w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elicottero-soccorso-alpino-100x75.jpg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elicottero-soccorso-alpino-846x635.jpg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elicottero-soccorso-alpino-1184x888.jpg 1184w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elicottero-soccorso-alpino.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Nel corso dell’anno sono state soccorse 1.354 persone in 1.199 interventi, superando ancora una volta la soglia dei mille interventi annui. La stragrande maggioranza delle operazioni ha avuto carattere sanitario (1.337 casi), mentre in 17 occasioni il Soccorso Alpino è intervenuto a supporto della Protezione Civile regionale e nazionale.</p>



<p>Un dato che si ripete ormai da anni: le persone soccorse superano stabilmente le 1.200 unità, segnale di una frequentazione sempre più massiccia della montagna. Una crescita che però porta con sé anche criticità, legate spesso a scarsa preparazione, attrezzatura inadeguata o sottovalutazione dei rischi.</p>



<p>Nel 2025 si sono registrati anche 71 interventi di ricerca per persone disperse, che hanno coinvolto complessivamente 79 individui, generalmente segnalati dai familiari per mancato rientro.</p>



<p>L’elicottero si conferma uno strumento fondamentale: viene impiegato nel 40-45% degli interventi, anche se oltre la metà delle operazioni (55-60%) continua a essere gestita da squadre a terra, indispensabili in ogni fase del soccorso.</p>



<p>Un altro pilastro è la formazione: nel 2025 sono stati organizzati 1.614 eventi formativi, con la partecipazione complessiva di 15.811 volontari. Un impegno enorme che si riflette anche nelle ore dedicate: oltre 115.000 ore uomo totali, di cui solo il 25% impiegato negli interventi e ben il 75% destinato ad addestramento e preparazione.</p>



<p>I dati sugli interventi raccontano molto anche sui comportamenti in montagna: il 41,37% riguarda persone illese, mentre il 45,22% riguarda casi di lieve entità. I casi più gravi (codice rosso) rappresentano il 2,7%.</p>



<p>Colpisce anche il dato assicurativo: il 96% delle persone soccorse non è iscritto al CAI né dispone di una copertura assicurativa. Solo lo 0,5% risulta coperto da formule alternative come Dolomiti Emergency e il 3,5% è assicurato tramite CAI.</p>



<p>L’escursionismo si conferma l’attività più coinvolta, con il 52,1% degli interventi, seguita da sci (12%), attività alpinistiche (9%), sport dell’aria (4%) e ciclismo (4%). Le cause principali degli incidenti sono cadute o scivolate (22%), condizioni fisiche o psicofisiche (18%), cadute dall’alto (11%) e perdita di orientamento (11%).</p>



<p>L’identikit della persona soccorsa è chiaro: uomo (67%), italiano (74%), spesso tra i 20 e i 30 anni (18%) e impegnato in escursioni.</p>



<p>Parallelamente cresce anche l’impegno nella prevenzione: nel 2025 sono stati diffusi 567 comunicati stampa, organizzati eventi, lezioni nelle scuole e attività informative, oltre a un’intensa presenza sui social con oltre 95.000 utenti coinvolti.</p>



<p>Il presidente del Soccorso Alpino Veneto, Giuseppe Zandegiacomo Sampogna, sottolinea un paradosso: «Per noi l’aumento dei dati operativi non è una buona notizia. Vorrebbe dire meno incidenti e meno persone in difficoltà. La prevenzione resta la vera arma».</p>



<p>Sulla stessa linea Michele Titton, delegato per le Dolomiti Bellunesi: «La montagna non è una palestra all’aperto. Molti interventi potrebbero essere evitati con preparazione e consapevolezza».</p>



<p>Nel 2025, solo nell’area delle Prealpi Venete, sono stati effettuati oltre 420 interventi, con un’intensa attività di addestramento (345 eventi) e un crescente utilizzo di droni dotati di termocamere per la ricerca dei dispersi.</p>



<p>Infine, il Soccorso speleologico evidenzia la complessità degli interventi in grotta: pochi ma estremamente impegnativi, in un territorio – quello veneto – che conta alcune delle cavità più profonde e sviluppate d’Italia.</p>



<p>Il quadro complessivo è chiaro: più persone frequentano la montagna, più aumentano i rischi. E senza una vera cultura della prevenzione, i numeri sono destinati a salire ancora.</p>



<p></p>
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		<title>Petrolio, Debito, Consenso: il triangolo delle perdite</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 07:33:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Per anni abbiamo cullato l’illusione che il petrolio fosse diventato un attore non protagonista, un vecchio arnese del Novecento destinato a scivolare fuori dal dibattito economico globale, surclassato dalle promesse della transizione green e dalle agende delle Banche<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Per anni abbiamo cullato l’illusione che il petrolio fosse diventato un attore non protagonista, un vecchio arnese del Novecento destinato a scivolare fuori dal dibattito economico globale, surclassato dalle promesse della transizione green e dalle agende delle Banche centrali.&nbsp;</p>



<p>Ma la realtà ha bussato alla porta con la violenza dei conflitti in Medio Oriente.&nbsp;</p>



<p>La crisi in Iran ha riportato l’“oro nero” prepotentemente al centro della scena, ricordandoci che la nostra&nbsp;economia è ancora drammaticamente legata agli idrocarburi.&nbsp;</p>



<p>A&nbsp;guerra in corso, è arduo mappare l’esatta portata delle conseguenze.&nbsp;</p>



<p>Non è ancora chiaro in che misura il rincaro energetico si trasmetterà ai prezzi al consumo, alimentando una fiammata inflattiva che credevamo domata.&nbsp;</p>



<p>Sebbene non si registrino ancora carenze fisiche di benzina o gasolio, il settore del trasporto aereo mostra già i primi segnali di stress.&nbsp;</p>



<p>Eppure, il punto non è solo tecnico o logistico.&nbsp;</p>



<p>Quel che appare davvero &#8220;fuori fase&#8221; è la reazione della politica, che ancora una volta sceglie di curare i sintomi ignorando la patologia.</p>



<p>In Europa, la gestione della crisi sta mettendo a nudo un riflesso fin troppo noto: il populismo energetico.&nbsp;</p>



<p>Di fronte al rischio di scontentare l&#8217;elettorato, molti Governi, fra cui il nostro, hanno scelto la via più breve: i sussidi indiscriminati ai carburanti.&nbsp;</p>



<p>L’abbassamento delle accise, in questo contesto, non è che una forma di assistenza mascherata che risponde ad una logica perversa: attenuare l’impatto immediato sui cittadini, scaricando il conto sui bilanci pubblici futuri.</p>



<p>Ma c&#8217;è un paradosso più profondo.&nbsp;</p>



<p>Mentre i vertici internazionali si riempiono la bocca di &#8220;Green Deal&#8221; e decarbonizzazione, al primo rincaro del barile gli Stati corrono a sovvenzionare le fonti fossili.&nbsp;</p>



<p>È un controsenso strategico: stiamo letteralmente usando soldi pubblici per mantenere in vita il legame con una risorsa che dichiariamo di voler abbandonare.&nbsp;</p>



<p>Invece di incentivare il risparmio energetico od investire strutturalmente nel trasporto pubblico, la politica preferisce &#8220;drogare&#8221; il prezzo alla pompa per non dover dire ai cittadini la verità: ovvero che il modello di consumo attuale non è più sostenibile (ormai lo dicono apertamente anche i Costruttori di auto europei).&nbsp;</p>



<p>Intervenire in modo generalizzato significa impegnare risorse ingenti senza alcuna selettività.&nbsp;</p>



<p>Un taglio delle accise aiuta il proprietario di un SUV di lusso esattamente quanto il pendolare che fatica ad arrivare a fine mese.&nbsp;</p>



<p>È una misura profondamente regressiva, che brucia miliardi di spesa corrente invece di trasformarli in investimenti per la resilienza energetica delle fasce più deboli.</p>



<p>Inoltre, questa strategia innesca un cortocircuito con le politiche monetarie.&nbsp;</p>



<p>Mentre le Banche centrali lottano per raffreddare l’inflazione manovrando sui tassi, i Governi accelerano in direzione opposta, immettendo liquidità nel sistema per sostenere consumi che l’offerta limitata non può soddisfare.&nbsp;</p>



<p>Il risultato? Si mantiene artificialmente alta la pressione sui prezzi, prolungando l’agonia inflattiva.</p>



<p>In questo quadro già fragile, l’Italia rappresenta, come di consueto, un caso di scuola.&nbsp;</p>



<p>Con uno dei debiti pubblici più elevati d’Europa, il nostro margine di manovra dovrebbe essere ridotto al lumicino.&nbsp;</p>



<p>Eppure, il dibattito politico sembra ignorare la gravità della situazione.&nbsp;</p>



<p>La risposta istintiva rimane la stessa: sussidi, bonus, interventi a pioggia.</p>



<p>È come se un paziente già in terapia intensiva finanziaria decidesse di festeggiare un miglioramento apparente accendendo un altro prestito, convinto che il futuro sia un’entità astratta che non presenterà mai il conto.&nbsp;</p>



<p>È una forma di fede cieca, più che di politica economica; ma io aggiungo anche di profonda ignoranza delle dinamiche dell’economia e dei mercati.</p>



<p>Per un territorio come il nostro poi, questo approccio è un paradosso pericoloso.&nbsp;</p>



<p>In Veneto&nbsp;&nbsp;in particolare il tessuto produttivo vive di export e di logistica.&nbsp;</p>



<p>Se è vero che il caro-carburante colpisce i trasporti, è altrettanto vero che l&#8217;instabilità finanziaria causata dal debito pubblico finirà per alzare il costo del credito per le imprese.&nbsp;</p>



<p>Così il sussidio che oggi ci permette di fare il pieno con qualche euro di sconto è lo stesso debito che domani renderà più caro il mutuo di una famiglia od il finanziamento di un’azienda per un nuovo macchinario.</p>



<p>Ma la sovranità di un Paese non si misura dai proclami, bensì dalla capacità di non dipendere dai prestiti altrui per pagare il proprio stile di vita.</p>



<p>La strategia del consenso immediato crea una trappola perfetta.&nbsp;</p>



<p>Una volta abituati i cittadini al sostegno pubblico, ritirarlo diventa un suicidio politico.&nbsp;</p>



<p>Le finanze pubbliche restano così tese, prive di ossigeno per intervenire qualora si presentassero crisi davvero sistemiche.</p>



<p>Il rischio reale è che la crisi energetica diventi il colpo di grazia per la credibilità finanziaria del Continente.&nbsp;</p>



<p>Perché se è vero che gli elettori possono avere la memoria corta, i mercati, al contrario, ricordano tutto.&nbsp;</p>



<p>In un contesto di tassi di interesse non più accomodanti, il costo per sostenere il debito accumulato oggi diventerà la zavorra che affosserà ogni possibilità di crescita domani.</p>



<p>Quando l’ironia della politica finisce, resta solo il conto.&nbsp;</p>



<p>E sarà un conto salatissimo, scritto rigorosamente in rosso; quello del petrolio che abbiamo bruciato e quello del debito che abbiamo ereditato.</p>



<p>Il problema è che quel conto, purtroppo, non lo pagherà la politica, ma l&#8217;economia reale dei nostri territori.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Vicenza, il 16enne oro mondiale Cristian Cecchetto ricevuto dal sindaco: “Orgoglio per tutta la città”</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2026 16:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[SPORT]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sindaco di Vicenza Giacomo Possamai ha ricevuto questo pomeriggio nel suo ufficio a Palazzo Trissino il giovane atleta vicentino Cristian Cecchetto, fresco vincitore della medaglia d’oro ai Campionati mondiali a squadre di marcia svoltisi a Brasilia, in Brasile. Il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Il sindaco di Vicenza Giacomo Possamai ha ricevuto questo pomeriggio nel suo ufficio a Palazzo Trissino il giovane atleta vicentino Cristian Cecchetto, fresco vincitore della medaglia d’oro ai Campionati mondiali a squadre di marcia svoltisi a Brasilia, in Brasile.</p>



<p>Il 16enne, studente della classe seconda dell’istituto Farina, è stato accompagnato in municipio dai genitori, dal suo allenatore e, in rappresentanza della scuola, dai docenti Enrico Zennaro (tutor sportivo) e Carolina Costin (coordinatrice di classe).</p>



<p>Durante l’incontro, il sindaco Possamai si è complimentato con il giovane sportivo, sottolineando il valore del risultato ottenuto: un successo che “dà lustro alla città di Vicenza”, esprimendo al contempo l’augurio di ulteriori soddisfazioni nella sua carriera atletica.</p>



<p>La cerimonia si è conclusa con un momento informale di fotografie di rito insieme alla medaglia d’oro e con la consegna, da parte del sindaco, del gagliardetto ufficiale della città di Vicenza come segno di riconoscimento istituzionale.</p>



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		<title>Da Rosolina a Bibione, da Jesolo a Caorle: raccolte oltre 3 tonnellate di rifiuti dalle spiagge, coinvolti 290 volontari</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2026 15:33:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oltre 3.100 chilogrammi di plastica e rifiuti rimossi e 290 volontari attivi in due giorni. È il bilancio del “Weekend del Mare 2026”, l’iniziativa ambientale che il 2 e 3 maggio ha interessato l’intero litorale veneto con nove interventi coordinati<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/da-rosolina-a-bibione-da-jesolo-a-caorle-raccolte-oltre-3-tonnellate-di-rifiuti-dalle-spiagge-coinvolti-290-volontari/">Da Rosolina a Bibione, da Jesolo a Caorle: raccolte oltre 3 tonnellate di rifiuti dalle spiagge, coinvolti 290 volontari</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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<p></p>



<p>Oltre 3.100 chilogrammi di plastica e rifiuti rimossi e 290 volontari attivi in due giorni. È il bilancio del “Weekend del Mare 2026”, l’iniziativa ambientale che il 2 e 3 maggio ha interessato l’intero litorale veneto con nove interventi coordinati di pulizia delle spiagge.</p>



<p>L’evento è stato promosso da Plastic Free Onlus, associazione impegnata dal 2019 nella lotta all’inquinamento da plastica, e ha coinvolto numerose località costiere: dal Delta del Po fino all’alto Adriatico, con interventi a Rosolina, Porto Viro e Porto Tolle, passando per la laguna di Chioggia e Venezia Lido, fino a Jesolo, Caorle, Eraclea e Bibione.</p>



<p>Un’azione diffusa che ha permesso di sottrarre oltre tre tonnellate di rifiuti all’ambiente costiero, in un fine settimana caratterizzato anche da forte affluenza turistica.</p>



<p>Particolarmente partecipati gli appuntamenti di Chioggia e Venezia Lido, che hanno registrato entrambi oltre 50 volontari. In generale, alle operazioni hanno preso parte famiglie, gruppi di amici, cittadini e turisti, con molte persone che si sono unite spontaneamente alle attività di raccolta lungo le spiagge.</p>



<p>Accanto alla pulizia, l’edizione 2026 ha introdotto anche un’attività di “citizen science”, coinvolgendo i volontari nella catalogazione dei rifiuti raccolti. Attraverso schede tecniche basate sul disciplinare europeo di monitoraggio del beach litter, sono stati raccolti dati su tipologia e materiali dei rifiuti, che saranno successivamente analizzati e trasmessi alla banca dati europea per contribuire allo studio del fenomeno del marine litter.</p>



<p>La fase di classificazione ha coinvolto in particolare i più giovani, impegnati non solo nella raccolta ma anche nel conteggio e nella suddivisione dei materiali. Dalle prime rilevazioni emergono tra i rifiuti più frequenti reti utilizzate nella coltivazione dei mitili, tappi di bottiglia e mozziconi di sigaretta.</p>



<p>Il “Weekend del Mare” è stato selezionato all’interno di un bando per iniziative ambientali e sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese. L’iniziativa ha inoltre ottenuto il patrocinio della Regione Veneto, della Conferenza dei Sindaci del Litorale Veneto e dei Comuni coinvolti.</p>



<p>I dati raccolti durante le attività saranno ora elaborati per costruire un quadro più preciso della presenza di rifiuti lungo le coste venete, con l’obiettivo di supportare future strategie di prevenzione e intervento ambientale.</p>



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		<title>“Bisogna spostare New Orleans!”: punto di non ritorno per la città USA a causa dell&#8217;innalzamento del mare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 14:48:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>New Orleans deve iniziare subito a prepararsi a un trasferimento. Non è uno scenario ipotetico, ma la conclusione di un nuovo studio scientifico che descrive la città della Louisiana come arrivata a un vero e proprio “punto di non ritorno”<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>New Orleans deve iniziare subito a prepararsi a un trasferimento. Non è uno scenario ipotetico, ma la conclusione di un nuovo studio scientifico che descrive la città della Louisiana come arrivata a un vero e proprio “punto di non ritorno” a causa dell’innalzamento del livello del mare.</p>



<p>Secondo la ricerca pubblicata sulla rivista Nature Sustainability e riportata dal The Guardian, nel giro di alcune generazioni l’area potrebbe essere progressivamente inghiottita dall’acqua, fino a essere completamente circondata dal Golfo del Messico entro la fine del secolo.</p>



<p>La combinazione tra cambiamento climatico, erosione delle zone umide e subsidenza del terreno sta trasformando la costa della Louisiana meridionale in una delle aree più vulnerabili del pianeta. Gli esperti stimano un possibile innalzamento del livello del mare tra i 3 e i 7 metri, accompagnato dalla perdita di circa tre quarti delle zone umide costiere. Questo fenomeno potrebbe spingere la linea costiera fino a 100 chilometri nell’entroterra, isolando di fatto città come New Orleans e Baton Rouge.</p>



<p>“Dal punto di vista paleoclimatico, New Orleans non esiste più: la domanda è per quanto tempo ancora”, ha spiegato Jesse Keenan della Tulane University, tra gli autori dello studio. Anche fermando oggi il cambiamento climatico, secondo l’esperto, la città sarebbe comunque destinata a essere circondata dall’acqua nel giro di decenni.</p>



<p>New Orleans conta circa 360mila abitanti ed è già oggi estremamente esposta: il 99% della popolazione vive in aree ad alto rischio di allagamento, il dato più alto tra tutte le città statunitensi. A peggiorare la situazione contribuiscono uragani sempre più intensi e un territorio che continua ad abbassarsi, anche a causa delle attività legate all’industria petrolifera e del gas.</p>



<p>Negli ultimi decenni sono stati investiti miliardi di dollari in sistemi di protezione – argini, chiuse e pompe – soprattutto dopo la devastazione causata dall’Uragano Katrina nel 2005. Tuttavia, secondo il nuovo studio, queste infrastrutture non saranno sufficienti nel lungo periodo.</p>



<p>Gli esperti parlano apertamente della necessità di pianificare una “ritirata controllata”, iniziando dalle comunità più vulnerabili, come quelle situate fuori dal sistema di argini. L’alternativa, avvertono, è un esodo disordinato già in atto: la popolazione della Louisiana è infatti in calo e il fenomeno potrebbe accelerare senza una strategia coordinata.</p>



<p>Tra i fattori più critici c’è la perdita di territorio: dagli anni ’30 la Louisiana ha già perso circa 2.000 miglia quadrate di terra, e altre 3.000 potrebbero scomparire nei prossimi 50 anni. Il ritmo è impressionante: un’area grande quanto un campo da calcio viene inghiottita ogni 100 minuti.</p>



<p>Per contrastare l’erosione era stato avviato il progetto di deviazione dei sedimenti del Mississippi, pensato per ricostruire le zone costiere sfruttando i depositi naturali del fiume. Ma l’iniziativa, dal costo di 3 miliardi di dollari, è stata bloccata dal governatore della Louisiana Jeff Landry, che ha sollevato dubbi sui costi e sull’impatto sull’industria della pesca.</p>



<p>Una decisione criticata da diversi esperti, secondo cui lo stop al progetto accelera ulteriormente il deterioramento della costa e riduce le possibilità di guadagnare tempo.</p>



<p>Anche sul fronte legale la situazione è complessa: una causa contro Chevron, condannata a pagare 740 milioni di dollari per danni ambientali alle zone umide, è ora oggetto di ricorso dopo l’intervento della Corte Suprema degli Stati Uniti.</p>



<p>Il quadro che emerge è quello di una crisi già in corso. “New Orleans è in una situazione terminale”, ha dichiarato Keenan, sottolineando però la possibilità di gestire il processo in modo ordinato, aiutando popolazione ed economia a trasferirsi gradualmente verso aree più sicure, ad esempio a nord del lago Pontchartrain.</p>



<p>Il problema, però, è anche politico e culturale. “Nessun leader vuole essere il primo a dirlo pubblicamente”, osserva lo studioso. Eppure, secondo molti esperti, il tempo per decidere si sta rapidamente esaurendo.</p>



<p>“È una bomba a orologeria”, ha commentato il geografo Wanyun Shao. “Non sappiamo esattamente quando accadrà, ma sappiamo che accadrà.”</p>



<p>E mentre il dibattito resta aperto, una cosa appare sempre più chiara: il futuro di New Orleans potrebbe non essere più dove si trova oggi.</p>



<p></p>
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		<title>Al via il Bike to Work: 51 Comuni aderenti. Nel Vicentino la rete (made in Chiampo) più estesa d&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 13:29:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al via la seconda edizione di Bike to Work: al lavoro in bicicletta guadagnando buoni spesa Dal 1° maggio al 30 ottobre 2026 in 51 comuni vicentini.Pedalare in Provincia di Vicenza conviene! Riparte il progetto Bike to Work anche per l’anno 2026. In 51<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading" id="parent-fieldname-title"></h1>



<p></p>



<p>Al via la seconda edizione di Bike to Work: al lavoro in bicicletta guadagnando buoni spesa Dal 1° maggio al 30 ottobre 2026 in 51 comuni vicentini.<strong>Pedalare in Provincia di Vicenza conviene!</strong> Riparte il progetto <strong>Bike to Work</strong> anche per l’anno 2026. <strong>In 51 comuni vicentini, coordinati dalla Provincia di Vicenza, dal 1° maggio al 30 ottobre 2026 per</strong> <strong>ogni chilometro del tragitto casa-lavoro </strong>percorso in bicicletta, e-bike, monopattino elettrico o a piedi si possono maturare <strong>ecopunti convertibili in buoni</strong> da spendere nei negozi del territorio aderenti al progetto. Proprio perché pedalare conviene all’ambiente, alla qualità dell’aria, alla salute fisica e mentale, ma anche al portafoglio.</p>



<p>Dopo il successo della prima edizione,&nbsp;<strong>Bike to Work</strong>&nbsp;riparte con una&nbsp;<strong>seconda edizione</strong>&nbsp;che conta ben&nbsp;<strong>15 comuni in più rispetto</strong>&nbsp;alla prima edizione, segno che l’iniziativa porta a risultati concreti,&nbsp;<strong>sia in termini di risultati ambientali&nbsp;</strong><strong>che di</strong><strong>&nbsp;risorse reinvestite nel territorio</strong>.</p>



<p>Per presentare l’iniziativa, questa mattina una&nbsp;<strong>buona rappresentanza di amministratori&nbsp;</strong><strong>dei Comuni aderenti</strong>&nbsp;ha raggiunto in bicicletta palazzo Nievo, sede della Provincia di Vicenza, con il&nbsp;<strong>presidente della Provincia Andrea Nardin</strong>, il&nbsp;<strong>consigliere provinciale con delega all’Ambiente Filippo Negro</strong>, il&nbsp;<strong>consigliere provinciale Carlo Gecchelin</strong>, l’<strong>assessore alla Mobilità del Comune di Vicenza Cristiano Spiller.</strong></p>



<p>“Considerando i comuni aderenti, parliamo di una popolazione<strong>&nbsp;coinvolta che supera i 530.000 abitanti</strong>, ovvero oltre la metà degli abitanti della provincia di Vicenza su una superficie complessiva di più di 1.000 chilometri quadrati – ha sottolineato il&nbsp;<strong>presidente Andrea Nardin</strong>&nbsp;–. In questi anni, come amministrazione provinciale, abbiamo lavorato per&nbsp;potenziare la&nbsp;<strong>rete di percorsi ciclopedonali</strong>,&nbsp;<strong>promuovendo</strong>&nbsp;<strong>la mobilità lenta&nbsp;</strong><strong>con contributi ai Comuni e con un bici-plan che presenteremo nei prossimi giorni</strong>: poter estendere questa possibilità anche al tragitto casa-lavoro è una scelta concreta e ancora più sostenibile.”</p>



<p>Per garantire continuità al progetto, la Provincia di Vicenza ha attivato una proroga tecnica contrattuale con Achab, gestore della piattaforma EcoAttivi,&nbsp;<strong>stanziando un contributo di&nbsp;</strong><strong>circa&nbsp;</strong><strong>45</strong><strong>mila eu</strong><strong>ro a sostegno dell’iniziativa fino al 30 ottobre 2026</strong>, data di conclusione. Queste risorse coprono sia l’infrastruttura necessaria sia il supporto operativo ai Comuni coinvolti.</p>



<p><strong>Sarà compito dei 51 Comuni aderenti destinare i fondi per premiare i cittadini residenti più virtuosi</strong>, attraverso l’erogazione di buoni spesa utilizzabili negli esercizi commerciali del territorio, con rimborso integrale agli esercenti.</p>



<p>“<strong>La</strong>&nbsp;<strong>rete di Bike to Work è ad oggi la più grande d’Italia</strong>&nbsp;– ha dichiarato il&nbsp;<strong>consigliere provinciale con delega all’Ambiente Filippo Negro&nbsp;</strong>-Il risparmio di oltre 150 tonnellate di CO2 registrato con la prima edizione del progetto è un segnale forte della volontà dei nostri cittadini di agire contro il cambiamento climatico.”</p>



<p>I dati della prima edizione parlano chiaro:&nbsp;<strong>2.515 utenti attivi, oltre 1.000.000 di chilometri percorsi,&nbsp;</strong><strong>un risparmio di CO2 che equivale a 6.929 alberi virtuali piantati</strong><strong>&nbsp;e 182.000 euro in buoni spesa reinvestiti nel territorio.&nbsp;</strong>Numeri che restituiscono la portata del progetto e che permettono di rivolgere un appello anche al&nbsp;<strong>mondo delle imprese</strong>: l’iniziativa, infatti, è aperta al loro&nbsp;<strong>coinvolgimento attivo</strong>&nbsp;nella transizione ecologica, anche attraverso forme di sponsorizzazione.</p>



<p><strong>U</strong><strong>na tesi di laurea&nbsp;</strong><strong>sul progetto vicentino</strong></p>



<p>Di Bike to Work Vicenza ha parlato&nbsp;<strong>Francesco Luca</strong>&nbsp;nell’ambito di una ricerca condotta all’interno del&nbsp;<strong>Master in Pubblica Amministrazione dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dal titolo&nbsp;</strong><em><strong>“Burocrazia creativa” e governance: l&#8217;evoluzione del rapporto tra ente locale e cittadino nel governo della mobilità.</strong></em></p>



<p>L’indagine ha coinvolto gli iscritti vicentini al progetto (1.155 risposte) e le attività commerciali aderenti (102 risposte). I partecipanti sono prevalentemente lavoratori tra i 46 e i 55 anni, diplomati e impiegati o operai, in linea con il tessuto produttivo della provincia.</p>



<p>Il dato più significativo è che il&nbsp;<strong>35% degli iscritti utilizzava solo l’automobile per andare al lavoro prima di iscriversi&nbsp;</strong><strong>a Bike to Work</strong><strong>: questo conferma un effettivo impatto del progetto sulla riduzione del traffico automobilistico in favore delle bici.</strong>&nbsp;Il&nbsp;<strong>97,7% dichiara di voler continuare a usare la bicicletta anche dopo la fine degli incentivi</strong>.</p>



<p>Positivo anche il riscontro degli esercenti: Il&nbsp;<strong>97,1% delle attività convenzionate si è detto disponibile a rinnovare l’adesione, spinto soprattutto da motivazioni legate alla sostenibilità.</strong></p>



<p>La ricerca ha evidenziato il ruolo strategico della struttura provinciale, capace di coordinare numerosi Comuni attraverso pratiche innovative di governance e “burocrazia creativa”.</p>



<p><strong>Bike to work: come funziona</strong></p>



<p>Partecipare è semplice:&nbsp;<strong>basta scaricare la app Ecoattivi</strong>, indicare l’indirizzo di casa e quello del lavoro e percorrere il tragitto in bicicletta, e-bike, in monopattino o a piedi. Ad ogni km percorso corrispondono&nbsp;<strong>20 ecopunti, cioè 0,25 euro con un tetto massimo di 2,5 euro</strong>&nbsp;<strong>al giorno e di</strong>&nbsp;<strong>2</strong><strong>50 euro all’anno</strong>&nbsp;(fino ad esaurimento del fondo). Per ogni&nbsp;<strong>800 ecopunti</strong>&nbsp;maturati verrà generato un&nbsp;<strong>buono spesa da 10 euro da spendere nei negozi aderenti</strong>&nbsp;al progetto. La lista aggiornata dei negozi aderenti è presente nell’app Ecoattivi. Ogni 4 mesi chi ha guadagnato buoni spesa verrà avvertito tramite mail e invitato ad una serata di premiazione. Con i punti accumulati si potrà partecipare anche&nbsp;<strong>all’estrazione finale del concorso nazionale Ecoattivi con in palio una mini-car elettrica.&nbsp;</strong><strong>Premio che la scorsa edizione è stato vinto a Nove, a riprova che il territorio vicentino è un territorio da record per Bike to Work.</strong></p>



<p>Requisito essenziale per partecipare è essere residenti in uno dei 51 Comuni aderenti.</p>



<p><strong>Il progetto è valido dal 1° maggio 2026 al 30 ottobre 2026</strong>.</p>



<p><strong>I&nbsp;Comuni aderenti</strong></p>



<p>Sono&nbsp;<strong>51&nbsp;</strong><strong>i&nbsp;</strong><strong>Comuni vicentini&nbsp;</strong><strong>che, coordinati dalla Provincia, aderiscono a Bike to Work</strong>: Arcugnano, Arzignano, Bolzano Vicentino, Breganze, Bressanvido, Brogliano, Caldogno, Calvene, Carrè, Cassola, Castelgomberto, Chiampo, Chiuppano, Costabissara, Creazzo, Crespadoro, Dueville, Gambellara, Isola Vicentina, Longare, Lonigo, Lugo di Vicenza, Malo, Marano Vicentino, Montebello Vicentino, Montecchio Maggiore, Montecchio Precalcino, Monte di Malo, Montegalda, Monteviale, Monticello Conte Otto, Montorso Vicentino, Nove, Piovene Rocchette, Pozzoleone, Quinto Vicentino, Sandrigo, San Pietro Mussolino, Santorso, Sarcedo, San Vito di Leguzzano, Schio, Sovizzo-Gambugliano, Tezze sul Brenta, Thiene, Torrebelvicino, Torri di Quartesolo, Trissino, Vicenza, Zanè, Zermeghedo, Zugliano.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/al-via-il-bike-to-work-51-comuni-aderenti-nel-vicentino-la-rete-made-in-chiampo-piu-estesa-ditalia/">Al via il Bike to Work: 51 Comuni aderenti. Nel Vicentino la rete (made in Chiampo) più estesa d&#8217;Italia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Amsterdam vieta la pubblicità di carne e voli “per il clima”. L&#8217;insopportabile ipocrisia dell&#8217;Olanda, capitale delle emissioni e delle multinazionali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 09:23:48 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Amsterdam si presenta al mondo come la prima capitale a vietare la pubblicità di carne, automobili e combustibili fossili negli spazi pubblici. Dal 1° maggio, via hamburger sui cartelloni, SUV alle fermate del tram e spot di compagnie aeree nelle stazioni della metropolitana. Al loro posto: musei, concerti, promozione culturale. Un’operazione che il Comune racconta come svolta “etica” per allineare la città alla neutralità carbonica entro il 2050 e spingere verso un dimezzamento del consumo di carne.</p>



<p>Ma dietro la narrazione green si apre una contraddizione enorme, che in Olanda molti preferiscono ignorare: quella di un Paese che si presenta come avanguardia climatica mentre continua a essere uno dei principali snodi europei di commercio globale, logistica intensiva e sedi societarie di multinazionali ad alta impronta ambientale.</p>



<p>L’Olanda, infatti, non è solo biciclette e tulipani. È anche uno dei maggiori hub logistici del continente, con il porto di Rotterdam tra i più trafficati al mondo e un sistema industriale e agricolo fortemente orientato all’export. In particolare, il Paese è tra i maggiori esportatori europei di carne e prodotti zootecnici: secondo dati Eurostat e FAO, i Paesi Bassi figurano stabilmente tra i primi esportatori mondiali di carne suina e tra i principali hub di transito per carne e derivati diretti verso il mercato globale.</p>



<p>Non solo: proprio il modello agricolo olandese, altamente intensivo, è spesso indicato dagli stessi studi ambientali europei come uno dei sistemi zootecnici a più alta densità per chilometro quadrato, con conseguenti impatti su emissioni di azoto e pressione sugli ecosistemi.</p>



<p>A questo si aggiunge un altro elemento raramente citato nel dibattito pubblico: i Paesi Bassi sono da anni considerati una delle principali “giurisdizioni di transito fiscale” d’Europa, con una forte presenza di holding e sedi legali di multinazionali globali. Diversi report internazionali, tra cui quelli dell’ONG Oxfam e di vari centri di ricerca economica, hanno evidenziato come il Paese ospiti migliaia di società estere grazie a regimi fiscali favorevoli, contribuendo a un sistema globale di ottimizzazione fiscale che ha effetti indiretti anche sulle politiche ambientali delle aziende coinvolte.</p>



<p>Il risultato è un paradosso evidente: mentre Amsterdam vieta la pubblicità di carne e voli per “dare il buon esempio climatico”, il Paese continua a essere un nodo centrale di un’economia globale che si regge proprio su quei settori che oggi vengono simbolicamente banditi dagli spazi pubblici.</p>



<p>Il Comune giustifica la misura come “cambiamento culturale”. Ma le associazioni di categoria olandesi parlano apertamente di ingerenza. Il settore della carne denuncia una riduzione della libertà commerciale, mentre quello del turismo contesta la limitazione della promozione dei voli aerei.</p>



<p>Sul piano politico, il divieto viene invece celebrato da attivisti e partiti ambientalisti come un “momento tabacco” per la carne e i combustibili fossili: l’idea è che ciò che non si vede negli spazi pubblici smetta di essere percepito come normale.</p>



<p>Eppure il dubbio resta: quanto incide davvero un divieto di pubblicità in una città, se nello stesso Paese continuano a operare hub logistici globali, esportazioni intensive di carne e sedi fiscali di multinazionali che alimentano traffici e consumi su scala mondiale?</p>



<p>Anche perché la pubblicità non è scomparsa: si è semplicemente spostata. Dalle pensiline dei tram agli algoritmi dei social network, dove carne, voli low cost e SUV continuano a essere promossi senza restrizioni.</p>



<p>Così Amsterdam si ritrova nel suo classico doppio ruolo europeo: laboratorio di politiche simboliche all’avanguardia e, allo stesso tempo, centro perfettamente integrato in un sistema economico globale che quelle stesse politiche non tocca davvero.</p>



<p>Una contraddizione che rende il “modello olandese” meno lineare di quanto appaia nei comunicati ufficiali: molto visibile nelle città, molto meno nei conti del commercio globale.</p>



<p></p>



<p>+++</p>



<p>Amsterdam bans meat and flight advertising “for the climate.” The unbearable hypocrisy of the Netherlands, capital of emissions and multinationals</p>



<p></p>



<p>Amsterdam presents itself to the world as the first capital to ban advertising for meat, cars, and fossil fuels in public spaces. From May 1st, no more burger ads on billboards, SUVs at tram stops, or airline commercials in metro stations. In their place: museums, concerts, cultural promotion. The city government describes this initiative as an “ethical” shift aimed at aligning Amsterdam with carbon neutrality by 2050 and encouraging a halving of meat consumption.</p>



<p>But behind the green narrative lies a major contradiction that many in the Netherlands prefer to overlook: that of a country presenting itself as a climate frontrunner while remaining one of Europe’s key hubs for global trade, intensive logistics, and corporate headquarters of multinational companies with high environmental footprints.</p>



<p>The Netherlands, in fact, is not just bicycles and tulips. It is also one of the continent’s largest logistics hubs, with the port of Rotterdam among the busiest in the world and an industrial and agricultural system strongly oriented toward exports. In particular, the country is among Europe’s largest exporters of meat and livestock products: according to Eurostat and FAO data, the Netherlands consistently ranks among the world’s top exporters of pork and among the main transit hubs for meat and meat products destined for global markets.</p>



<p>Not only that: the Dutch agricultural model itself, highly intensive, is often cited in European environmental studies as one of the livestock systems with the highest density per square kilometer, with corresponding impacts on nitrogen emissions and pressure on ecosystems.</p>



<p>To this must be added another rarely mentioned element in public debate: the Netherlands has for years been considered one of Europe’s main “tax transit jurisdictions,” with a strong presence of holding companies and legal headquarters of global multinationals. Several international reports, including those by the NGO Oxfam and various economic research centers, have highlighted how the country hosts thousands of foreign companies thanks to favorable tax regimes, contributing to a global system of tax optimization that also has indirect effects on the environmental policies of the companies involved.</p>



<p>The result is an obvious paradox: while Amsterdam bans advertising for meat and flights to “set a climate example,” the country continues to be a central node in a global economy that relies precisely on the sectors now symbolically excluded from public spaces.</p>



<p>The municipality justifies the measure as a “cultural change.” But Dutch industry associations openly describe it as interference. The meat sector complains about a restriction on commercial freedom, while the tourism industry criticizes the limitation on promoting air travel.</p>



<p>On the political level, however, the ban is celebrated by activists and environmental parties as a “tobacco moment” for meat and fossil fuels: the idea is that what is no longer visible in public space will cease to be perceived as normal.</p>



<p>Yet the question remains: how much does an advertising ban in a single city really matter if the same country continues to operate global logistics hubs, intensive meat exports, and tax headquarters for multinational corporations that fuel trade and consumption on a worldwide scale?</p>



<p>Especially since advertising has not disappeared: it has simply moved. From tram shelters to social media algorithms, where meat, low-cost flights, and SUVs continue to be promoted without restriction.</p>



<p>In this way, Amsterdam finds itself in its classic European dual role: a laboratory for cutting-edge symbolic policies, and at the same time a fully integrated center of a global economic system that those very policies do not truly affect.</p>



<p>A contradiction that makes the “Dutch model” less straightforward than official statements suggest: highly visible in the cities, far less so in the balance sheets of global trade.</p>



<p></p>
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		<title>Bali, il paradiso turistico capitale dell&#8217;immondizia: l’Indonesia soffoca tra rifiuti e mari contaminati</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2026 09:08:48 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Bali, una delle mete turistiche più popolari al mondo, continua a mostrare un volto ben lontano dall’immagine da cartolina. L’isola fatica infatti a gestire l’enorme pressione del turismo e la conseguente produzione di rifiuti, con discariche a cielo aperto che continuano a comparire in diverse aree.</p>



<p>“L’odore della spazzatura ci sta creando problemi. I clienti finiscono per non comprare più. È un vero fastidio”, racconta un fioraio locale. Un residente aggiunge: “Il governo deve fare qualcosa. Di notte ci sono molti topi qui. L’odore è sgradevole”.</p>



<p>Ogni giorno sull’isola vengono prodotte circa 3.400 tonnellate di rifiuti, a fronte di una popolazione di circa 4 milioni di abitanti e un afflusso di circa 7 milioni di turisti stranieri all’anno. Una pressione enorme su un sistema di gestione dei rifiuti che appare insufficiente.</p>



<p>Le autorità hanno annunciato interventi urgenti. “Abbiamo fissato una scadenza per tutti i governi provinciali, distrettuali e comunali affinché chiudano le discariche a cielo aperto entro la fine del 2026”, ha dichiarato Hanif Faisol Nurofiq, ex ministro dell’Ambiente indonesiano. Ma nel frattempo i rifiuti continuano ad accumularsi e solo una parte viene trattata o riciclata.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un gigante globale della plastica in mare</h3>



<p>Il problema non riguarda solo Bali. L’Indonesia è considerata uno dei principali contributori mondiali all’inquinamento marino da plastica. Secondo studi della Banca Mondiale, il Paese genera circa <strong>7,8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici all’anno</strong>, di cui circa <strong>4,9 milioni di tonnellate sono mal gestite</strong> e quindi potenzialmente disperse nell’ambiente.</p>



<p>Una parte significativa di questa plastica finisce nei fiumi e da lì direttamente negli oceani. Le stime indicano che <strong>circa 200–550 mila tonnellate di plastica ogni anno vengono riversate in mare dall’Indonesia</strong> attraverso i corsi d’acqua e la cattiva gestione dei rifiuti.</p>



<p>Già nel 2015 il Paese era stato indicato come <strong>secondo maggiore contributore mondiale di plastica negli oceani</strong>, con diversi fiumi indonesiani tra i più inquinanti al mondo.</p>



<p>In alcune aree costiere e fluviali, la plastica è diventata il principale materiale presente nei rifiuti, con microplastiche ormai diffuse anche nei sedimenti marini e lungo le coste.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un equilibrio sempre più fragile</h3>



<p>Il turismo, fondamentale per l’economia indonesiana, si scontra quindi con una crisi ambientale crescente. Da un lato milioni di visitatori attratti dalle spiagge e dalla natura tropicale, dall’altro un sistema di gestione dei rifiuti che fatica a tenere il passo.</p>



<p>Il risultato è un paradosso evidente: un paradiso naturale che rischia di diventare simbolo globale dell’emergenza plastica negli oceani.</p>
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		<title>Senza un “centro” liberal-democratico l’Italia resterà ingovernabile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 07:33:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Se ritorno con il pensiero agli anni della prima Repubblica, che mi videro militante ed anche rappresentante politico del Partito Repubblicano Italiano (P.R.I.) ricordo che fra i due grandi “Partiti Chiesa”, Democrazia Cristiana e Partito Comunista, c’erano oltre<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Se ritorno con il pensiero agli anni della prima Repubblica, che mi videro militante ed anche rappresentante politico del Partito Repubblicano Italiano (P.R.I.) ricordo che fra i due grandi “Partiti Chiesa”, Democrazia Cristiana e Partito Comunista, c’erano oltre al P.R.I., il Partito Liberale Italiano, il Partito Socialista Democratico Italiano (chiamati anche Partiti laici minori)&nbsp;&nbsp;ed il Partito Socialista Italiano.</p>



<p>I primi tre, quando andava bene, incrociavano un consenso attorno al 10% massimo, variabile ovviamente elezione per elezione.&nbsp;</p>



<p>Assieme al&nbsp;&nbsp;PSI, che però aveva altra storia ed altre ambizioni, quest’area contava circa il 18% dell’elettorato.</p>



<p>Non proprio nulla, ma nemmeno quel tanto da imporre le linee politiche della Repubblica.</p>



<p>Eppure, senza i Partiti laici minori (PLI, PRI, PSDI), la Prima Repubblica avrebbe avuto un volto decisamente diverso.&nbsp;</p>



<p>Perché, nonostante percentuali elettorali spesso ad una sola cifra, la loro funzione di &#8220;ago della bilancia&#8221; è stata vitale per la tenuta democratica del Paese.</p>



<p>Sebbene la Democrazia Cristiana (DC) fosse un partito interclassista e variegato, le spinte più conservatrici e vicine alle gerarchie ecclesiastiche erano costanti.</p>



<p>I partiti laici hanno agito come un argine civile:</p>



<p>Sui&nbsp;Diritti Civili<strong>:</strong>&nbsp;senza l&#8217;impulso di radicali, socialisti e l&#8217;appoggio dei laici di centro, battaglie come il divorzio o l&#8217;aborto avrebbero trovato una DC molto più rigida;&nbsp;</p>



<p>Sullo&nbsp;Stato di Diritto: figure come Ugo La Malfa (PRI) hanno costantemente richiamato la DC ad una gestione della cosa pubblica che non fosse solo clientelare o legata a logiche parrocchiali, promuovendo una visione dello Stato più moderna ed europea;</p>



<p>Sulla gestione dell’Economia: il Partito Liberale ed il Partito Repubblicano hanno spesso rappresentato un contrappeso alle spinte verso un eccessivo interventismo statale ed un assistenzialismo tipici di alcune correnti democristiane.</p>



<p>Parallelamente rappresentarono una sorta di cordone sanitario verso Est, contro la deriva sovietica</p>



<p>Durante la Guerra Fredda, il rischio che l&#8217;Italia scivolasse nell&#8217;orbita d&#8217;influenza dell&#8217;URSS era la preoccupazione principale dell&#8217;Occidente.&nbsp;</p>



<p>I piccoli Partiti hanno garantito la collocazione atlantica:<strong></strong></p>



<p>Legittimazione Internazionale: la presenza di socialdemocratici (PSDI) e Repubblicani (PRI) nei governi di coalizione rassicurava gli alleati americani sul fatto che l&#8217;Italia non fosse un &#8220;monolite cattolico&#8221;, ma una democrazia pluralista e fermamente ancorata all&#8217;Ovest.</p>



<p>Alternativa Democratica: offrivano una casa a quegli elettori riformisti e progressisti che però non si riconoscevano nel PCI di Togliatti o Berlinguer, impedendo che il fronte della sinistra venisse totalmente assorbito dal modello sovietico.</p>



<p>Lo so bene che in politica nessun periodo storico è paragonabile ad un altro, e che la situazione attuale è lontana anni luce dagli anni che andarono dal 1946 al 1994.</p>



<p>Da anni viviamo nella fase della “polarizzazione”, dello scontro fra due coalizioni, una denominata centro-destra, cui fa da contrapposizione il centro-sinistra, o Campo largo se preferite.</p>



<p>Due coalizioni di Partiti che palesano a volte profonde differenze fra di loro, ma che sono accomunate da una scelta di campo funzionale alla vittoria elettorale, in altre parole al potere.</p>



<p>E così a destra vediamo coesistere posizioni che vanno dall’europeismo all’auspicio di una Italexit, dall’atlantismo al filoputinismo, dal centralismo al regionalismo federalista.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Insomma un pot-pourri in cui convive tutto ed il contrario di tutto.</p>



<p>Ma non va certo meglio a sinistra.</p>



<p>Il Partito Democratico ha scelto, legittimamente sia chiaro, di costruire con i populisti del M5S ed i vetero-comunisti di Avs un’offerta politica di sinistra che sembra più orientata ed ispirata ai Centri sociali ed alle frange dell’antagonismo piuttosto che alle tradizionali grandi formazioni socialdemocratiche europee.</p>



<p>Il problema non è la leadership di Elly Schlein o di un altro.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Il Campo largo non cambia se a guidarlo c’è Tizio piuttosto che Caio, perché ormai la constituency politica di quello schieramento è completamente cambiata.&nbsp;</p>



<p>Nel senso che non ha più niente in comune con il Pd del 2014 o quello del 2007, e guardando più indietro persino rispetto ai Ds del 1995.</p>



<p>Non occorre essere un Machiavelli per rendersi conto che siamo di fronte&nbsp;alla solita sommatoria di interessi divergenti, cucita con lo spago dell’anti-destrismo, e condita anche con una buona dose di “antifascismo di maniera”.</p>



<p>Il cosiddetto Campo largo non è altro che un’alleanza a tempo, costruita solo per battere il centrodestra alle urne, senza nessuna prospettiva reale di governo.&nbsp;</p>



<p>Lo si è visto chiaramente in Parlamento in questi anni, dove PD, 5 Stelle e Sinistra radicale si sono ostacolati a vicenda su ogni dossier: dal PNRR alle riforme istituzionali, fino ai decreti sull’immigrazione.</p>



<p>Ma è sulla politica estera e sulla posizione dell’Italia nel mondo che emergono le fratture più gravi.&nbsp;</p>



<p>C’è chi – come il PD – finge atlantismo per salvare la faccia con Bruxelles, e chi – come Conte o Fratoianni – grida al disarmo e chiede lo stop agli aiuti a Kiev.&nbsp;</p>



<p>Per non parlare poi delle posizioni su Israele e sulla guerra a Gaza, con componenti sempre più ampie le cui posizioni rasentano l’antisemitismo.&nbsp;</p>



<p>Risultato: una linea di politica estera che cambia a seconda dell’intervista, una politica schizofrenica che ci ha reso marginali tanto a Washington quanto a Mosca, e che rende oggettivamente difficile immaginare come si possa governare il Paese.</p>



<p>Quello che a mio avviso manca in questa fase politica, è un tentativo serio di costituire un’area “terzopolista”.</p>



<p>Detto più banalmente un’area politica dove possano riconoscersi tutti quegli italiani che non vogliono morire, come si diceva una volta, “né fascisti né comunisti”.</p>



<p>Se riduciamo tutto ad uno schema, scopriamo che in politica nulla è davvero nuovo, e così alla fine vi accorgerete che la situazione attuale per certi versi è molto simile a quella della Prima Repubblica di cui parlavo all’inizio.</p>



<p>Il panorama politico italiano attuale mostra tre piccole formazioni che potrebbero, almeno in teoria, provare ad occupare questo spazio: Azione di Carlo Calenda, Italia Viva di Matteo Renzi, ed il nuovo Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin.</p>



<p>Fino ad oggi, ogni tentativo di costruire qualcosa di comune – non dico un partito unico, ma almeno una piattaforma condivisa – si è puntualmente schiantato contro un ostacolo antico quanto la politica italiana: gli “ego” dei leader.</p>



<p>Ed è proprio qui il nodo.</p>



<p>Se si parte dalla domanda “chi comanda?”, si replica esattamente lo schema che si dice di voler superare.&nbsp;</p>



<p>Si costruiscono contenitori vuoti, alleanze artificiali, cartelli elettorali destinati a durare il tempo di una conferenza stampa.</p>



<p>Io credo invece si debba partire da un’altra domanda, molto più semplice e molto più scomoda:&nbsp;<em>a cosa serve oggi una forza liberaldemocratica in Italia?</em></p>



<p>Serve perché esiste uno spazio politico reale, non presidiato nè rappresentato, che rifiuta tanto il sovranismo quanto il populismo.<br>Serve perché esiste un ceto medio che da anni paga il conto di tutto – tasse, inflazione, inefficienze – senza ricevere in cambio né servizi adeguati né rappresentanza politica.<br>Serve perché un Paese non può essere governato stabilmente da coalizioni che tengono insieme visioni opposte su fisco, energia, politica estera e diritti, sperando che il collante dell’“anti-qualcosa” basti a reggere l’urto della realtà.</p>



<p>E soprattutto serve perché senza una cultura politica chiara – liberale, europea, atlantica – l’Italia è destinata a restare prigioniera di maggioranze fragili, incoerenti e incapaci di decidere.</p>



<p>Il punto non è dunque mettere insieme sigle o leader, ma ricostruire una comunità politica.<br>Una comunità che dica con chiarezza che lo Stato deve fare meno ma meglio, che la concorrenza non è una bestemmia ma uno strumento di libertà, e che le democrazie liberali vanno difese sempre, non a giorni alterni o secondo convenienza.</p>



<p>Se questo passaggio non avverrà, il cosiddetto “terzo polo” resterà una suggestione giornalistica buona per riempire i retroscena.</p>



<p>Se invece qualcuno avrà il coraggio di farlo davvero, allora non sarà solo la nascita di una nuova forza politica, ma il ritorno di una tradizione che in questo Paese ha già dimostrato di saper contare, anche quando valeva pochi punti percentuali.</p>



<p>Perché la storia della Prima Repubblica insegna una cosa semplice, che oggi sembra quasi dimenticata: non sempre contano i numeri.<br>A volte conta la qualità delle idee.<br>E soprattutto la coerenza di chi ha il coraggio di portarle avanti.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Monte Berico diventa porta d’ingresso per pellegrini e turisti: apre il nuovo Infopoint tra Giubileo e Rinascita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 16:11:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vicenza – Ha aperto ufficialmente il nuovo Infopoint di Monte Berico, destinato a diventare un punto di riferimento per pellegrini e turisti in occasione dell’Anno Giubilare Mariano e della Rinascita. Il servizio sarà attivo dal 1° maggio, con apertura dal<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Vicenza – Ha aperto ufficialmente il nuovo Infopoint di Monte Berico, destinato a diventare un punto di riferimento per pellegrini e turisti in occasione dell’Anno Giubilare Mariano e della Rinascita. Il servizio sarà attivo dal 1° maggio, con apertura dal venerdì alla domenica, e offrirà informazioni culturali, logistiche e turistiche sulla città.</p>



<p>Il nuovo sportello informativo, situato in uno dei luoghi più visitati del territorio, fornirà indicazioni sulle proposte culturali di Vicenza, sulle iniziative legate al Giubileo e sulla mobilità sostenibile, con particolare attenzione ai collegamenti con il centro storico. Gli operatori, coordinati da “Vicenza è”, garantiranno assistenza anche in più lingue per accogliere un flusso crescente di visitatori.</p>



<p>«L&#8217;apertura dell&#8217;Infopoint risponde alla necessità di colmare una lacuna infrastrutturale in uno dei siti più visitati della città, trasformando il flusso di visitatori in una risorsa turistica strutturata», ha spiegato l’assessore alla cultura, turismo e attrattività della città Ilaria Fantin. «Consente inoltre di offrire accoglienza in occasione dell’Anno Giubilare Mariano e della Rinascita, durante il quale è previsto un incremento dei visitatori».</p>



<p>Secondo l’amministrazione, il nuovo punto informativo si integrerà con la rete già esistente composta dallo IAT di Piazza Matteotti e dall’Infopoint della Basilica Palladiana, con l’obiettivo di garantire una comunicazione coordinata e una promozione congiunta dell’offerta culturale cittadina.</p>



<p>Monte Berico viene così valorizzato come “porta d’ingresso” alla città, con la funzione di intercettare pellegrini e turisti e indirizzarli verso il patrimonio storico, artistico e commerciale del centro storico UNESCO e delle Ville venete. L’Infopoint promuoverà inoltre il circuito museale cittadino e le Vicenza Card, trasformando il pellegrinaggio in un’esperienza culturale più ampia.</p>



<p>Il servizio sarà operativo venerdì, sabato e domenica dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18. Sono previste aperture straordinarie il 1° e 2 giugno, l’8 settembre, oltre alla regolare apertura del 15 agosto e del 1° novembre.</p>



<p>Il progetto ha ottenuto un cofinanziamento attraverso il Bando Unico 2025 Cultura e Turismo della Camera di Commercio. La candidatura, presentata da “Vicenza è” come soggetto capofila, ha coinvolto Comune di Vicenza, Vicenza è soc. cons. r.l., Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza e Fondazione Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio.</p>



<p>L’iniziativa è stata sostenuta anche dalla Fondazione Roi ETS, con l’obiettivo di rafforzare il sistema culturale cittadino e in particolare la rete museale.</p>



<p></p>
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		<title>Il dott. Tringali nuovo primario di Gastroenterologia a Vicenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 14:52:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’incarico è stato affidato al dott. Alberto Tringali, specialista con una lunga esperienza in centri di livello nazionale e già direttore dell’U.O.C. Gastroenterologia dell’ospedale di Conegliano Nuovo direttore per l’U.O.C. di Gastroenterologia dell’ospedale di Vicenza: l’ULSS 8 Berica ha formalizzato<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p><strong>L’incarico è stato affidato al dott. Alberto Tringali, specialista con una lunga esperienza in centri di livello nazionale e già direttore dell’U.O.C. Gastroenterologia dell’ospedale di Conegliano</strong></p>



<p>Nuovo direttore per l’U.O.C. di Gastroenterologia dell’ospedale di Vicenza: l’ULSS 8 Berica ha formalizzato l’incarico al dott. Alberto Tringali, risultato primo classificato a conclusione dell’apposito concorso indetto dall’Azienda socio-sanitaria vicentina.</p>



<p>Originario di Palermo, 56 anni, il dott. Tringali si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Palermo, dove ha conseguito anche la specializzazione in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva, per poi approfondire ulteriormente la sua formazione con due Master Universitari di II livello in Endoscopia Avanzata (presso l’Università di Bologna) e in Endoscopia Biliopancreatica (presso Humanitas University).</p>



<p>Nel suo curriculum vanta una lunga esperienza presso l’ospedale Niguarda di Milano, dove ha lavorato dal 2001 al 2019 inizialmente in Medicina d’Urgenza e successivamente nelle strutture complesse di Epatogastroenterologia e Endoscopia Digestiva ed Interventistica, fino ad assumere l’incarico di direttore della struttura semplice di Endoscopia Diagnostica. Nel 2019 si è trasferito professionalmente all’ULSS 2 Marca Trevigiana, dove per due anni ha diretto l’U.O.C. di Gastroenterologia dell’ospedale di Conegliano (TV), incarico ricoperto fino al 2021 e dal 2022 al 2025 con una parentesi nuovamente a Milano come direttore della struttura complessa di Endoscopia Digestiva presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori.</p>



<p>«Questo incarico rappresenta per me sicuramente un’opportunità di crescita professionale &#8211; commenta il dot. Tringali -, in quanto a Vicenza potrò occuparmi di casi anche molto complessi e guidare un reparto caratterizzato da volumi di attività molto elevati. Sono dunque onorato di entrare a far parte dell’ULSS 8 Berica in quanto ritengo l’ospedale di Vicenza un’eccellenza per tutto il bacino di utenza del Vicentino e non solo. Tra gli obiettivi che cercherò di sviluppare vi è sicuramente un ulteriore rafforzamento della collaborazione con la Gastroenterologia di Arzignano-Montecchio e l’integrazione sempre maggiore tra ospedale e territorio, anche con l’ausilio della telemedicina. Un altro obiettivo è l’incremento dell’attività endoscopica interventistica, che rappresenta un requisito importante per dare risposta ai pazienti che hanno necessità di cura per la patologia biliopancreatica, ma anche per la rimozione delle lesioni pre-neoplastiche del colon a seguito dell’attività di screening».</p>



<p>Infine un obiettivo da non sottovalutare sarà quello di proseguire l’attività scientifica intrapresa da molti anni, anche con collaborazioni internazionali, con molteplici pubblicazioni scientifiche che hanno comportato l’acquisizione della Abilitazione scientifica nazionale di Professore di II fascia di Gastroenterologia e il ruolo di coordinatore della commissione scientifica nazionale della Società Italiana di Endoscopia digestiva (SIED). «L’attività scientifica svolgerà un ruolo importante per far si che la UOC di Gastroenterologia di Vicenza abbia sempre maggior rilievo nazionale ed internazionale, sottolinea il dott. Tringali».</p>



<p>«Do il benvenuto in Azienda al dott. Tringali &#8211; commenta il Direttore Generale dell’ULSS 8 Berica Peter Assembergs -. Arriva con un’esperienza significativa in centri di livello nazionale e avendo già ricoperto l’incarico di direttore di una unità operativa complessa, pertanto sono certo che potrà portare anche nella nostra Azienda un contributo importante sia sul piano clinico sia in termini di organizzazione di un reparto che è certamente di rilievo. A questo riguardo voglio sottolineare che la sua nomina conferma il percorso intrapreso come Direzione per bandire rapidamente le selezioni relative ai primariati che risultavano vacanti. A questo riguardo, l’arrivo del dott. Tringali conferma l’elevata capacità di attrazione dell’ospedale di Vicenza nei confronti di professionisti altamente qualificati».</p>
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		<title>Veneto, popolazione stabile ma culle sempre più vuote: crescono gli stranieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 14:08:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La popolazione del Veneto resta sostanzialmente stabile, ma sotto la superficie emergono cambiamenti significativi: meno nascite, più presenza straniera e un progressivo invecchiamento. È il quadro che emerge dai dati del Istat aggiornati a fine 2024. I residenti sono 4.853.472,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>La popolazione del Veneto resta sostanzialmente stabile, ma sotto la superficie emergono cambiamenti significativi: meno nascite, più presenza straniera e un progressivo invecchiamento. È il quadro che emerge dai dati del Istat aggiornati a fine 2024.</p>



<p>I residenti sono 4.853.472, un numero pressoché invariato rispetto al 2023. Quasi due quinti della popolazione si concentrano nelle province di Padova e Verona, che insieme raggiungono il 38,3% del totale e superano entrambe i 900 mila abitanti.</p>



<p>A sostenere l’equilibrio demografico è soprattutto la componente straniera, che continua a crescere: sono 503.466 i cittadini non italiani (+2.305), pari al 10,4% della popolazione. Provengono da 176 Paesi, con comunità più numerose da Romania (24,7%), Marocco (9%) e Cina (7,3%). Un contributo importante anche in termini di età media, visto che la presenza straniera contribuisce a rendere la popolazione complessivamente più giovane.</p>



<p>Il dato più critico resta però quello delle nascite. Nel 2024 si registra un nuovo minimo storico: i nati sono 29.969, in calo di 469 unità rispetto all’anno precedente. La flessione riguarda anche i figli di cittadini stranieri, segnale di una tendenza ormai diffusa e strutturale.</p>



<p>Sul fronte opposto, diminuisce leggermente la mortalità: 597 decessi in meno rispetto al 2023, con un tasso che scende dal 10,5 al 10,4 per mille, in particolare nella provincia di Verona.</p>



<p>La popolazione veneta continua intanto a invecchiare. L’età media sale da 46,9 a 47,1 anni. Le province più giovani risultano Verona (46,2 anni), Vicenza (46,5) e Treviso (46,6), mentre Rovigo e Belluno si confermano le più anziane, con rispettivamente 49,6 e 49,2 anni.</p>



<p>Le donne rappresentano il 50,7% dei residenti e superano gli uomini di oltre 67 mila unità. Quanto alla distribuzione territoriale, il 16,9% della popolazione vive nei grandi centri sopra i 100 mila abitanti — Verona, Venezia, Padova e Vicenza — mentre il 25,5% risiede in comuni tra 10 e 20 mila abitanti.</p>



<p>A livello provinciale, si registrano dinamiche differenti: la perdita più consistente riguarda Venezia (-1.099 residenti), seguita da Rovigo (-314), Treviso (-133) e Belluno (-80). In termini relativi, Rovigo e Venezia segnano un calo dello 0,1%, mentre Belluno e Treviso restano stabili. Le altre province sono in crescita, con Verona in testa (+1.652 residenti, +0,2%).</p>



<p>Un equilibrio solo apparente, dunque, che nasconde una trasformazione demografica sempre più evidente: meno nascite, popolazione più anziana e un ruolo crescente dell’immigrazione nel mantenere stabile il numero complessivo dei residenti.</p>



<p></p>
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		<title>La Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi è legge: sarà il 3 maggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 15:41:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>AGI &#8211; Il Senato ha approvato all’unanimità, in via definitiva, il disegno di legge che istituisce per&#160;il 3 maggio la Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi&#160;a causa dello svolgimento della loro professione. Un lungo applauso ha accompagnato nell&#8217;Aula del<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>AGI &#8211; Il Senato ha approvato all’unanimità, in via definitiva, il disegno di legge che istituisce per&nbsp;<strong>il 3 maggio la Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi</strong>&nbsp;a causa dello svolgimento della loro professione.</p>



<p>Un lungo applauso ha accompagnato nell&#8217;Aula del Senato la lettura dei nomi di alcuni dei giornalisti uccisi negli anni dalla criminalità organizzata o in zone di guerra.&nbsp;<strong>Ivan Scalfarotto</strong>, senatore di Italia viva, durante la dichiarazione di voto ha citato Mauro De Mauro, Walter Tobagi, Carlo Casalegno, Giancarlo Siani, Mario Francese, Beppe Alfano, Mauro Rostagno, Giuseppe Fava, Giuseppe Impastato, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, Maria Grazia Cutuli, Almerigo Grilz e Antonio Russo. &#8220;Dovremmo proteggere la libertà di stampa e la professione dei giornalisti con grande attenzione. Lì sta la genesi della nostra libertà di cittadini&#8221;, ha affermato tra l&#8217;altro il senatore.</p>
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		<title>Giorgio Xoccato eletto nel Comitato Esecutivo di Unioncamere nazionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 14:50:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[giorgio xoccato]]></category>
		<category><![CDATA[Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[unioncamere]]></category>
		<category><![CDATA[vicenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente della Camera di Commercio di Vicenza Giorgio Xoccato è stato eletto oggi quale nuovo componente del Comitato Esecutivo di Unioncamere nazionale. «Accolgo con grande senso di responsabilità questo impegno &#8211; commenta Giorgio Xoccato -, che rappresenta il riconoscimento<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/giorgio-xoccato-eletto-nel-comitato-esecutivo-di-unuoncamere-nazionale/">Giorgio Xoccato eletto nel Comitato Esecutivo di Unioncamere nazionale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Il presidente della Camera di Commercio di Vicenza Giorgio Xoccato è stato eletto oggi quale nuovo componente del Comitato Esecutivo di Unioncamere nazionale.</p>



<p>«Accolgo con grande senso di responsabilità questo impegno &#8211; commenta Giorgio Xoccato -, che rappresenta il riconoscimento da parte del sistema camerale nazionale dell’importanza del tessuto imprenditoriale ed economico vicentino e allo stesso tempo una preziosa opportunità per vedere rappresentate le istanze economiche del territorio vicentino sui tavoli nazionali, laddove vengono delineate le normative e le strategie che impattano sullo sviluppo e sulla competitività del sistema delle imprese». 73 anni, di San Vito di Leguzzano, presidente e amministratore delegato dell’azienda Xacus, Giorgio Xoccato è presidente della Camera di Commercio di Vicenza dal 2018 dopo avere ricoperto in precedenza numerosi incarichi all’interno di Confindustria Vicenza, quali la presidenza e del raggruppamento di Schio e del Comitato della Piccola Industria, fino alla vicepresidenza dell’associazione provinciale con la delega nell’area lavoro e soprattutto delle relazioni industriali.</p>
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		<title>Al via i lavori di asfaltatura lungo la pista ciclopedonale di strada del Tormeno</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 14:49:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sono iniziati questa mattina i lavori di asfaltatura della ciclopedonale di strada del Tormeno.L’intervento riguarda la rimozione dell&#8217;attuale pavimentazione che, ormai usurata, creava eccessive vibrazioni alle biciclette in transito. Da lunedì della prossima settimana verrà steso il nuovo tappeto di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td>Sono iniziati questa mattina i lavori di asfaltatura della ciclopedonale di strada del Tormeno.L’intervento riguarda la rimozione dell&#8217;attuale pavimentazione che, ormai usurata, creava eccessive vibrazioni alle biciclette in transito. Da lunedì della prossima settimana verrà steso il nuovo tappeto di usura. Trascorse alcune settimane sarà infine possibile ripristinare la segnaletica orizzontale. Durante lo svolgimento dei lavori, il transito di biciclette e pedoni sulla ciclopedonale è vietato. È invece consentito l&#8217;accesso ai passi carrai. Il traffico stradale è consentito ma con un senso unico alternato regolato da movieri. In base all&#8217;avanzamento del cantiere potrebbero non essere sempre fruibili le fermate del bus.</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><br><a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/zbtuef/xjrze0/uf/6/aHR0cHM6Ly93d3cuZmFjZWJvb2suY29tL2NpdHRhZGl2aWNlbnphLw?_d=B3S&amp;_c=ebed8692" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/zbtuef/xjrze0/uf/7/aHR0cHM6Ly90d2l0dGVyLmNvbS9DaXR0YWRpVmljZW56YQ?_d=B3S&amp;_c=bb0c3740" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/zbtuef/xjrze0/uf/8/aHR0cHM6Ly93d3cuY29tdW5lLnZpY2VuemEuaXQv?_d=B3S&amp;_c=16b6e666" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/zbtuef/xjrze0/uf/9/aHR0cHM6Ly90Lm1lL0NvbXVuZVZpY2VuemE?_d=B3S&amp;_c=2b0aed71" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/zbtuef/xjrze0/uf/10/aHR0cHM6Ly93d3cubGlua2VkaW4uY29tL2NvbXBhbnkvY29tdW5lLWRpLXZpY2VuemEtdWZmaWNpYWxl?_d=B3S&amp;_c=3b0357b7" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/zbtuef/xjrze0/uf/11/aHR0cHM6Ly93d3cuaW5zdGFncmFtLmNvbS9jb211bmVkaXZpY2VuemEv?_d=B3S&amp;_c=a4571c0f" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/zbtuef/xjrze0/uf/12/aHR0cHM6Ly93d3cueW91dHViZS5jb20vdXNlci9jaXR0YWRpdmljZW56YQ?_d=B3S&amp;_c=832e76ff" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>             </td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td>Email inviata a&nbsp;<a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/zbtuef/xjrze0/uf/13/bWFpbHRvOnJlZGF6aW9uZUB0dml3ZWIuaXQ?_d=B3S&amp;_c=5c4f65b5" target="_blank" rel="noreferrer noopener">redazione@tviweb.it</a><a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/upr/pmcne9/xjrze0/unsubscribe?_m=zbtuef&amp;_d=B3S&amp;_t=2c610baa" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Disiscriviti</a></td></tr></tbody></table></figure>



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		<title>Roberto Baggio sbarca su TikTok e diventa subito virale: esordio “col botto” (video)</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 14:29:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il campione vicentino Roberto Baggio conquista anche TikTok. L’ex fuoriclasse (o meglio, l&#8217;eterno fuoriclasse) della Nazionale ha aperto il suo profilo ufficiale, Roberto Baggio, e nel giro di poche ore è diventato virale, confermando quanto il suo carisma e il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Il campione vicentino Roberto Baggio conquista anche TikTok. L’ex fuoriclasse (o meglio, l&#8217;eterno fuoriclasse) della Nazionale ha aperto il suo profilo ufficiale, <strong>Roberto Baggio</strong>, e nel giro di poche ore è diventato virale, confermando quanto il suo carisma e il suo legame con i tifosi siano ancora fortissimi.</p>



<p>Nel video d’esordio, semplice ma perfettamente in linea con il suo stile, Baggio si presenta annunciando il suo arrivo sulla piattaforma. Poi bastano pochi gesti per accendere l’entusiasmo: qualche palleggio, un tiro deciso… e subito dopo il rumore di vetri infranti. A completare la scena, la voce di una bambina che grida “Papi”. Un ingresso ironico e sorprendente, insomma, “col botto” sotto tutti i punti di vista.</p>



<p>Il pubblico ha risposto in massa: migliaia i commenti, tutti o quasi carichi di affetto e nostalgia. C’è chi scherza chiedendogli il famoso “dossier da 900 pagine”, chi lo invita a tornare in campo con la Nazionale, e chi semplicemente lo ringrazia per le emozioni regalate in carriera.</p>



<p>Ancora una volta, Baggio dimostra che per lui non servono effetti speciali: basta la sua presenza per accendere l’entusiasmo di intere generazioni.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="1024" style="aspect-ratio: 576 / 1024;" width="576" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/04/snaptik_7634119916148296982_v3.mp4"></video></figure>
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		<title>Chiusura dei negozi, Piccolo: &#8220;Commercio di prossimità da rilanciare&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 13:32:28 +0000</pubDate>
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<p>“I dati diffusi dalla ricerca Nomisma-Percorsi di Secondo Welfare impongono una riflessione seria da parte delle Istituzioni, a tutti i livelli. Perché la perdita di negozi, soprattutto quelli di vicinato, non rappresenta solo un danno economico per i territori, ma è chiaramente anche una perdita sociale per tutto ciò che il commercio rappresenta nelle nostre città e nei nostri paesi”, così Nicola Piccolo, presidente di Confcommercio Vicenza commenta i dati diffusi ieri, secondo i quali la provincia di Vicenza ha registrato la chiusura di oltre 1.300 negozi al dettaglio tra il 2015 e il 2025: una situazione in linea con un trend che ha visto oltre 85 mila negozi chiudere a livello nazionale e 9.952 in Veneto.</p>



<p>La ricerca ha evidenziato l’aumento dei canoni di locazione: in provincia di Vicenza l’aumento del costo degli affitti avrebbe superato il 20% dal 2015. “Di certo – è l’analisi del presidente Nicola Piccolo – i canoni commerciali hanno subito negli anni una dinamica in controtendenza rispetto all’andamento economico del settore commercio e questo ha due conseguenze: da un lato affitti non più sostenibili soprattutto per quei negozi che operano in comparti attualmente più in difficoltà, come il tessile abbigliamento e le calzature, dove il calo degli incassi si fa più sentire; dall’altro negozi che rimangono chiusi, non perché non ci siano imprenditori interessati a riaprire, ma perché il canone di partenza è troppo elevato”. Come uscire da questo impasse? “Un grande aiuto arriverebbe dall’introduzione della norma sulla cedolare secca per gli affitti commerciali rivolta a tutti quei proprietari che “tagliano” i canoni di locazione &#8211; afferma il presidente di Confcommercio Vicenza -. Ridurre il peso fiscale che grava sugli immobili, legandolo ad un vantaggio per gli affittuari diventa oggi ancor più cruciale, anche a fronte dell’aumento delle spese fisse che gravano sulle imprese, dai costi energetici a quelli dei trasporti”. Non è la prima volta che Confcommercio chiede questo tipo di intervento: “Ci sono state anche iniziative da parte dei parlamentari vicentini per arrivare a questo risultato, ma poi ogni volta nella Legge di Bilancio non se ne fa nulla – afferma il presidente Piccolo &#8211; e poi ci ritroviamo qui a commentare questi dati: possibile che non ci renda conto della situazione? Eppure i vantaggi per la collettività sarebbero indubbiamente più alti dei costi, visto che tutti riconoscono il ruolo di coesione sociale delle attività di vicinato, che sono anche un presidio di sicurezza per i territori, oltre che un servizio essenziale per i cittadini e per i turisti”.</p>



<p>Non basta però, secondo il presidente Nicola Piccolo, intervenire sugli affitti: “Serve un piano generale di rilancio del commercio di prossimità, che comprenda incentivi, soprattutto a sostegno delle attività collocate in aree periferiche, pensiamo ai quartieri e ai piccoli paesi; investimenti per la rigenerazione urbana di città e paesi; politiche integrate per la riapertura dei negozi sfitti. La Regione Veneto ha fatto molto sul fronte dei Distretti del Commercio e molto può ancora fare, contiamo si lavori in modo ancor più deciso su questi fronti”.</p>



<p>Il presidente di Confcommercio Vicenza guarda però anche ai segnali positivi che si registrano nel comparto a livello provinciale. “Gli stessi dati Nomisma evidenziano un aumento degli occupati nel settore e questo è un segnale chiaro che le aziende si stanno rinnovando e strutturando, diventando sempre più solide – rileva Piccolo –. Alcuni negozi chiudono, dunque, ma chi rimane si ingrandisce, assume personale, va a coprire gli spazi di mercato lasciati liberi”. Anche sul territorio, poi, ci sono aree che vanno a velocità diverse: “Se guardiamo alla città di Vicenza a preoccupare di più sono i quartieri dove il rischio desertificazione va affrontato con decisione– è l’analisi del presidente Piccolo -. Nel centro storico le serrande abbassate ci sono, ovviamente, ma registriamo ancora una buona dinamicità, soprattutto nelle aree attorno a corso Palladio. Anche recenti chiusure che destavano preoccupazione a breve saranno riassorbite da nuove attività e l’auspicio è che i futuri progetti culturali in città legati alle nuove mostre in Basilica Palladiana possano dare una spinta al turismo che rappresenta sempre un booster importante anche per il commercio al dettaglio”.</p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td rowspan="6"></td><td></td></tr><tr><td></td></tr><tr><td></td></tr><tr><td></td></tr><tr><td></td></tr><tr><td></td></tr></tbody></table></figure>
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		<item>
		<title>UE: Meta violava le norme sui minori, possibile multa fino al 6% del fatturato globale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 09:16:02 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Commissione europea ha stabilito che Meta ha violato la normativa dell’Unione Europea per non aver impedito in modo efficace ai minori di 13 anni di utilizzare le piattaforme Facebook e Instagram. Secondo i risultati preliminari di un’indagine durata quasi<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>La Commissione europea ha stabilito che Meta ha violato la normativa dell’Unione Europea per non aver impedito in modo efficace ai minori di 13 anni di utilizzare le piattaforme Facebook e Instagram.</p>



<p>Secondo i risultati preliminari di un’indagine durata quasi due anni, resi noti a Bruxelles, l’azienda non avrebbe adottato misure sufficienti per far rispettare il limite minimo di età previsto dai propri termini di servizio e richiesto dal Digital Services Act (DSA), che impone alle piattaforme di identificare e ridurre i rischi legati all’uso da parte dei minori.</p>



<p>La Commissione sottolinea che bambini sotto i 13 anni possono ancora aggirare i controlli dichiarando una data di nascita falsa, senza verifiche efficaci da parte dei sistemi della piattaforma. Inoltre, lo strumento di segnalazione degli account minorenni è stato giudicato “difficile da usare e poco efficace”, con controlli successivi ritenuti insufficienti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le possibili sanzioni</h3>



<p>Se le conclusioni saranno confermate, Meta rischia una multa fino al 6% del proprio fatturato annuo globale. Nel 2025 la società ha registrato ricavi pari a circa 201 miliardi di dollari.</p>



<p>La Commissione ha però precisato che si tratta di conclusioni preliminari e che l’esito finale dell’indagine non è ancora stato deciso. Meta avrà ora accesso al fascicolo e potrà presentare la propria difesa.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La risposta di Meta</h3>



<p>L’azienda statunitense ha respinto le accuse. Un portavoce ha ribadito che Facebook e Instagram sono destinati a utenti dai 13 anni in su e che sono già in atto sistemi per individuare e rimuovere account di minori.</p>



<p>Meta sostiene inoltre di continuare a investire in tecnologie per il controllo dell’età e definisce la verifica degli utenti “una sfida che riguarda l’intero settore”, sottolineando la collaborazione con la Commissione europea.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il contesto europeo: stretta sui social per i minori</h3>



<p>Il caso si inserisce in un quadro più ampio di crescente pressione politica in Europa sul tema dell’uso dei social media da parte dei giovani. Diversi Paesi stanno valutando restrizioni più severe: la Spagna propone il divieto sotto i 16 anni, mentre in Francia il Parlamento ha sostenuto misure simili per i minori di 15 anni. Anche il governo del Regno Unito sta valutando nuove limitazioni per gli under 16.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le criticità del sistema attuale</h3>



<p>Secondo la Commissione, le piattaforme non riescono a impedire efficacemente la registrazione dei minori, anche a causa della facilità con cui si possono inserire dati falsi. L’indagine ha inoltre evidenziato possibili rischi legati agli effetti algoritmici dei social, come la tendenza a proporre contenuti sempre più estremi o dannosi, con potenziali impatti sulla salute mentale dei giovani utenti.</p>



<p>L’inchiesta aperta nel 2024 prosegue su altri fronti, inclusa la valutazione delle misure adottate da Meta per la tutela della salute fisica e psicologica degli utenti più giovani.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un settore sotto osservazione</h3>



<p>Già in passato Meta aveva dichiarato di aver sviluppato decine di strumenti per la protezione dei minori e di voler garantire esperienze online sicure e adeguate all’età. Tuttavia, per Bruxelles, tali misure non sarebbero ancora sufficienti.</p>



<p>La decisione finale dell’UE potrebbe segnare un precedente importante per l’intero settore delle piattaforme digitali, in un momento in cui l’Europa rafforza il controllo sulle grandi aziende tecnologiche e sul loro impatto sui minori.</p>



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