Bollo auto, quasi 2 milioni di veneti verso l’esenzione. Ma è scontro sui conti della Regione

Dal 2027 stop al pagamento per auto fino a 80 kW e motocicli: in Veneto oltre 2,5 milioni di veicoli sotto la soglia. Stefani assicura compensazioni, il Pd teme un buco da centinaia di milioni. Lega e Fratelli d’Italia rivendicano la misura
VENEZIA – Quasi due milioni di veneti potrebbero beneficiare dell’abolizione del bollo auto prevista dal Governo. Ma, mentre per automobilisti e motociclisti si prospetta un risparmio, in Veneto si apre contemporaneamente il confronto sull’impatto che la misura potrebbe avere sulle entrate regionali.
Secondo i dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la platea potenzialmente interessata in Veneto è composta da 1.924.897 persone fisiche proprietarie di almeno un’automobile o di un motociclo che rientra nei limiti previsti.
Nella regione circolano 2.005.825 automobili e 501.198 motociclette entro la soglia degli 80 kW, per un totale di oltre 2,5 milioni di veicoli interessati dal parametro stabilito dal provvedimento.
Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri introduce dal 2027 l’esenzione per le automobili di piccola e media potenza fino a 80 kW e per i motoveicoli, con l’agevolazione riconosciuta per un solo veicolo per cittadino. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha successivamente precisato che l’intenzione del Governo è rendere la misura strutturale e non limitata al solo 2027.
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha espresso soddisfazione per la decisione e indicato come obiettivo futuro quello di proseguire su questa strada, valutando anche un possibile innalzamento della soglia oltre gli attuali 80 kW.
In Veneto, però, il provvedimento ha immediatamente aperto una discussione sulle conseguenze per le casse regionali. Il bollo automobilistico costituisce infatti una delle entrate proprie delle Regioni. Nel dibattito di queste ore viene indicata per il Veneto una cifra di circa 600 milioni di euro derivanti dal bollo ordinario, che salirebbe ulteriormente considerando arretrati e riscossione coattiva.
Il presidente della Regione Alberto Stefani ha accolto positivamente il provvedimento e ha assicurato che non si tradurrà in una perdita di risorse per il Veneto.
«Apprezzo questa scelta coraggiosa, che va incontro a milioni di famiglie provate dalla crisi geopolitica internazionale – ha dichiarato Stefani –. Oggi festeggiamo la vittoria di questa storica battaglia di equità. A beneficiarne saranno anche tante famiglie e tanti cittadini del Veneto».
Il governatore ha soprattutto assicurato che la misura sarà accompagnata da compensazioni adeguate, tali da evitare minori entrate per la Regione. Stefani ha inoltre collegato il provvedimento alla recente decisione sullo stop al blocco dei diesel Euro 5, indicandoli come interventi rivolti alle difficoltà economiche di famiglie e cittadini.
Di segno opposto la posizione del capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, Giovanni Manildo, che parla di un «blitz da Roma sulla pelle delle Regioni» e solleva dubbi sulla futura copertura delle entrate.
Secondo Manildo, il bollo rappresenta una risorsa utilizzata per finanziare trasporti, infrastrutture e servizi essenziali e la promessa di trasferimenti compensativi dallo Stato non sarebbe sufficiente, allo stato attuale, a eliminare le preoccupazioni. Il capogruppo dem indica in circa 600 milioni di euro l’introito annuale del Veneto legato al bollo e teme possibili ripercussioni sui bilanci regionali qualora le compensazioni non fossero integrali e certe.
Manildo ha inoltre chiesto se il presidente Stefani fosse stato informato in anticipo della decisione del Governo, criticando quella che considera una contraddizione rispetto al percorso sull’autonomia differenziata. Si tratta della posizione politica espressa dal gruppo Pd, mentre la Regione sostiene che le compensazioni eviteranno perdite di gettito.
Anche sul fronte dell’Anci l’attenzione è concentrata sul sistema con cui verranno compensate le Regioni. Il direttore Carlo Rapicavoli ha richiamato l’esigenza di garantire le risorse, con l’ipotesi che il meccanismo possa essere inserito anche nel più ampio percorso del federalismo fiscale.
La maggioranza di centrodestra, invece, ha accolto favorevolmente il provvedimento.
Il commissario della Lega in Veneto Andrea Tomaello ha definito l’abolizione del bollo una misura attesa, sostenendo che consentirà di lasciare maggiori risorse a disposizione dei cittadini e rivendicando il ruolo di Salvini nella battaglia per la riduzione dell’imposta.
Il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Raffaele Speranzon ha invece ricondotto la scelta all’azione del Governo Meloni, definendo l’abolizione una «boccata d’ossigeno» per milioni di cittadini. Soddisfazione è stata espressa anche dalla senatrice leghista Erika Stefani, particolarmente legata al tema anche per la sua passione per le motociclette.
La misura riguarda soprattutto citycar, utilitarie e numerosi modelli di fascia medio-piccola. Secondo le stime nazionali del Governo, la soglia degli 80 kW comprenderebbe circa il 70% del parco automobilistico italiano, pari a circa 30 milioni di vetture.
Per i singoli automobilisti il risparmio varierà naturalmente in base alla potenza e alle caratteristiche del mezzo. Secondo una stima di Altroconsumo su alcuni modelli diffusi, il beneficio annuo potrebbe collocarsi indicativamente tra 113 e 142 euro.
Per il Veneto, dunque, i numeri sono rilevanti su entrambi i fronti: quasi 1,925 milioni di potenziali beneficiari e oltre 2,5 milioni di veicoli entro gli 80 kW, ma anche centinaia di milioni di euro di gettito regionale da sostituire. Il punto decisivo sarà ora capire nel dettaglio come verranno costruite e garantite le compensazioni statali annunciate per le Regioni.


















