17 Settembre 2026 - 11.24

Il bollo auto sparisce (per un anno), ma la toppa è peggio del buco: tra spot sbiaditi, petrolio alle stelle ed il solito lancio in tribuna


Umberto Baldo

C’era una volta un video girato davanti a un distributore di benzina.
Una Giorgia Meloni allora all’opposizione indicava la pompa con l’aria di chi aveva appena scoperto il colpevole di tutti i mali dell’economia italiana, e prometteva solennemente: “Pretendiamo che le accise vengano progressivamente abolite”.
Era il maggio del 2019, e quel video rimarrà nelle memoria collettiva e negli archivi della rete come una specie di reperto archeologico della politica italiana.
A distanza di anni, possiamo dire che poche promesse hanno avuto una carriera tanto diversa dalla realtà.
Perché oggi il Governo Meloni non abolisce le accise.
Anzi.
Proprio mentre annuncia il bollo auto, riduce progressivamente il taglio delle accise sul gasolio: dai 17,1 centesimi attuali si passa a 12,2 centesimi dal 18 al 25 settembre e poi a 6,1 centesimi fino al 5 ottobre. È la sedicesima misura di questo tipo dal marzo scorso.
E qui comincia il problema.
Perché se il petrolio continua a essere ostaggio delle guerre in Medio Oriente ed in Ucraina, il problema dei carburanti non si risolve mettendo ogni settimana qualche centesimo di sconto alla pompa.
L’IEA ha già segnalato un forte deterioramento delle prospettive dell’offerta petrolifera mondiale, con le scorte di prodotti raffinati che si stanno rapidamente assottigliando.
E ha indicato proprio nei conflitti in Medio Oriente e nella guerra russo-ucraina due fattori decisivi per l’equilibrio del mercato energetico.
Insomma, non occorre essere Nostradamus per capire che il problema potrebbe accompagnarci ancora a lungo. E non a caso molti esperti del settore avvertono da tempo che con l’esaurirsi delle scorte, il prezzo del diesel nei prossimi mesi potrebbe schizzate e 3 euro e oltre.
E allora quei 17 centesimi, poi 12,2, poi 6,1, somigliano sempre più a una cosa molto italiana: prendere una montagna di soldi pubblici e distribuirla con il contagocce per ottenere un effetto assai modesto alla pompa.
Per capirci: è un po’ come buttare i soldi nel water e, per essere sicuri, tirare anche lo sciacquone.
E qui arriviamo al bollo auto.
Mentre gli automobilisti guardano preoccupati il prezzo del diesel, il Governo tira fuori dal cilindro l’abolizione del bollo per il 2027 sulle auto fino a 80 kW e sui motocicli.
La misura dovrebbe riguardare oltre il 70% delle automobili circolanti, secondo Palazzo Chigi.
La premier assicura inoltre che l’abolizione sarà resa strutturale, ma per ora il provvedimento riguarda formalmente il 2027.
Una misura selettiva, dunque.
E, diciamolo, anche comprensibile.
Il bollo è una delle tasse più odiate dagli italiani: si paga semplicemente perché si possiede un’automobile, anche se questa rimane parcheggiata per undici mesi e ventinove giorni.
Ma proprio per questo la domanda politica è un’altra.
Perché annunciarlo proprio adesso?
Perché mentre il Governo deve spiegare agli automobilisti che lo sconto sulle accise si restringe, è assai più piacevole raccontare loro che l’anno prossimo non dovranno pagare il bollo.
È un po’ come togliere una fetta dalla torta e contemporaneamente offrire un caffè.
Il trucco, in politica, è antico: quando una notizia rischia di diventare indigesta, se ne serve subito un’altra più facile da mandare giù.
Palla in tribuna, o come si diceva quando ero piccolo nei campetti di periferia “Viva il Parroco”.
E il conto?
Quello è particolarmente interessante, perché il bollo è una tassa regionale.
Il minor gettito è stimato in circa 2,29 miliardi di euro e il decreto prevede un trasferimento alle Regioni di circa 2,3 miliardi per compensarlo nel 2027.
Insomma, il bollo sparisce dal parabrezza dell’automobilista, ma i soldi non evaporano per magia.
Da qualche parte dovranno pur arrivare.
E qui sarebbe bello che, per una volta, la politica italiana facesse uno sforzo supplementare di sincerità.
Vale per il Governo, naturalmente.
Ma vale anche per le opposizioni.
Perché Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e compagnia cantante possono legittimamente accusare Giorgia Meloni di fare propaganda, di pensare alle prossime elezioni, di distribuire mance elettorali.
Tutto legittimo.
Ma c’è un piccolo particolare che spesso sfugge.
I soldi per fare quello che chiedono loro, dove si prendono? Sempre da una bella patrimoniale?
Perché criticare una spesa è relativamente semplice.
Molto più complicato è indicare contemporaneamente quale altra spesa tagliare, quale tassa aumentare, oppure quale altra entrata utilizzare.
Il bancomat pubblico, infatti, non ha il PIN scritto sul retro.
E così eccoci qua.
La benzina continua a scottare. Le guerre continuano.
Il mercato petrolifero resta esposto a shock geopolitici che l’Italia, essendo un Paese fortemente dipendente dalle importazioni energetiche, può soltanto subire in parte.
Il taglio delle accise viene progressivamente ridotto.
E il Governo, nel frattempo, mette sul tavolo il bollo auto. Per dodici mesi, almeno per ora.
Poi si vedrà.
Ma una cosa è certa: la campagna elettorale permanente non conosce crisi energetica.
Anzi, sembra avere una fonte di energia inesauribile.
Il nostro portafoglio.
Umberto Baldo

PS: se ancora capisco qualcosa di politica, una misura come il taglio del bollo auto, sicuramente di forte impatto mediatico, è l’ideale per fare da traino ad una compagna elettorale…..purchè non sia troppo lontana nel tempo. Se ad esempio si votasse a novembre 2027 l’effetto annuncio sarebbe sicuramente evaporato. Ma se si votasse il prossimo aprile si potrebbe ancora ben spenderla in piazze e comizi. Ecco perché a mio modesto avviso questa misura avvicina le elezioni.

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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