25 Settembre 2026 - 10.32

Auto senza autoradio, l’allarme parte dalla Francia: il rischio riguarda anche l’Italia

La radio potrebbe non essere più una presenza scontata nelle automobili del futuro. In Francia il settore radiofonico ha lanciato l’allarme dopo la comparsa sul mercato di vetture prive di ricevitori FM e DAB+ o nelle quali l’accesso alla radio viene proposto come optional. Radio France, le emittenti private dell’Alliance de la Radio e le radio associative de Les Locales hanno chiesto al Governo francese di garantire per legge la possibilità di ascoltare gratuitamente la radio via etere su tutte le auto nuove.

La questione nasce dall’evoluzione dei sistemi di infotainment. Su alcune vetture il tradizionale sintonizzatore viene sostituito da un sistema multimediale che permette di ascoltare musica e programmi attraverso applicazioni e piattaforme in streaming. In questo caso, però, la ricezione dipende da una connessione dati, da uno smartphone o dai servizi messi a disposizione dal costruttore.

Per le emittenti francesi non si tratta soltanto di tutelare il proprio mercato. Il settore richiama anche il ruolo della radio nelle emergenze, quando le reti mobili o Internet possono essere indisponibili. Nel comunicato del 21 settembre viene ricordato, tra gli altri casi, il blackout che colpì la Spagna nell’aprile 2025: secondo le radio francesi, mentre una parte delle infrastrutture mobili aveva smesso di funzionare, la diffusione radiofonica terrestre aveva continuato a consentire l’accesso alle informazioni.

La battaglia si sta giocando sia a Parigi sia a Bruxelles. In Francia una proposta di legge sulla modernizzazione della radio, presentata dal senatore Laurent Lafon, è attesa in Aula al Senato il 13 ottobre 2026. Il testo punta anche a rafforzare la presenza della radio negli autoveicoli.

Ma una situazione simile potrebbe verificarsi anche in Italia? La risposta è sì, almeno sulla base dell’attuale formulazione delle norme.

La direttiva europea che disciplina la materia stabilisce infatti che, dal 21 dicembre 2020, ogni autoradio integrata in un nuovo veicolo di categoria M immesso sul mercato europeo debba essere in grado di ricevere e riprodurre almeno i servizi radio trasmessi attraverso la radiodiffusione digitale terrestre. Il punto decisivo è però proprio la presenza dell’“autoradio”: la norma stabilisce quali caratteristiche debba avere un ricevitore quando viene installato, ma non impone espressamente che tutte le automobili ne siano dotate.

In Italia il Codice delle comunicazioni elettroniche prevede analogamente che le autoradio vendute singolarmente o integrate nei nuovi veicoli delle categorie M e N siano dotate di un ricevitore capace di ricevere i servizi radio digitali terrestri.

Ed è proprio qui che emerge la stessa possibile “scappatoia” denunciata in Francia. La documentazione ufficiale trasmessa dall’Italia alla Commissione europea riconosce esplicitamente che l’obbligo del DAB+ riguarda i veicoli già equipaggiati con un’autoradio. Se il costruttore elimina completamente il ricevitore tradizionale e propone soltanto un sistema di infotainment collegato a Internet o allo smartphone, il veicolo non rientra formalmente nell’attuale obbligo di installare un ricevitore DAB+.

Il problema era già stato segnalato anche in Parlamento. Nei documenti del Senato viene evidenziata la presenza di modelli recenti nei quali l’autoradio tradizionale può essere sostituita da un infotainment collegato via Bluetooth allo smartphone, con la radio ascoltabile esclusivamente attraverso una connessione Internet.

L’Italia, tuttavia, si è già mossa per cercare di chiudere questa lacuna. Il progetto notificato a Bruxelles nell’ottobre 2025 prevede di estendere l’obbligo anche ai dispositivi connessi a Internet o capaci di riprodurre contenuti audio installati sui nuovi veicoli delle categorie M e N e su alcuni quadricicli, imponendo la possibilità di ricevere la radiodiffusione analogica e digitale terrestre DAB+.

Dopo alcuni rilievi iniziali della Commissione europea, nel maggio 2026 Bruxelles ha giudicato soddisfacente la risposta fornita dalle autorità italiane. A giugno, però, una commissione del Senato sottolineava ancora la necessità che il legislatore nazionale procedesse all’adozione definitiva delle modifiche normative concordate.

Sul mercato italiano, peraltro, la diffusione del DAB+ è già molto elevata: WorldDAB indica che, a luglio 2026, il 100% delle nuove automobili vendute in Italia risulta equipaggiato di serie con DAB+. La questione riguarda quindi soprattutto la possibilità che in futuro aumentino i modelli progettati senza un vero ricevitore radio terrestre.

Anche a livello europeo la partita resta aperta. Il Digital Networks Act proposto dalla Commissione nel gennaio 2026 dovrebbe sostituire il vigente Codice europeo delle comunicazioni elettroniche. Nella formulazione attuale, però, il testo continua a riferirsi alle autoradio “integrate” nelle nuove vetture, imponendo loro la capacità di ricevere la radio digitale terrestre: una formulazione che, da sola, non rende necessariamente obbligatorio installare un ricevitore su ogni automobile.

Il caso francese, dunque, riguarda direttamente anche l’Italia. Oggi il DAB+ è praticamente uno standard sulle nuove vetture vendute nel nostro Paese, ma dal punto di vista normativo resta una questione aperta: impedire che l’autoradio venga completamente eliminata e sostituita da servizi che funzionano esclusivamente attraverso Internet.

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