5 Giugno 2026 - 15.32

Torna El Niño, l’allarme: «Piogge estreme, siccità e temperature record in tutto il mondo»

Il mondo deve prepararsi al ritorno di El Niño. L’avvertimento arriva dalle Nazioni Unite e dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), che parlano di una probabilità dell’80% che il fenomeno climatico si sviluppi entro settembre e del 90% che si manifesti entro novembre. Un evento che potrebbe amplificare ulteriormente gli effetti della crisi climatica, portando temperature record, precipitazioni estreme, siccità e conseguenze pesanti per milioni di persone.

Secondo l’OMM, la maggior parte dei modelli climatici indica il ritorno del fenomeno con un’intensità almeno moderata, ma alcuni scenari ipotizzano un evento anche molto forte. Negli ultimi mesi diversi scienziati hanno ipotizzato che potrebbe diventare uno degli El Niño più intensi del secolo, anche se l’agenzia delle Nazioni Unite invita alla prudenza, sottolineando che permane ancora un margine di incertezza nelle previsioni.

«La differenza è notevole», ha spiegato la segretaria generale dell’OMM, Celeste Saulo. «Alcuni modelli non forniscono alcuna indicazione di un El Niño forte, mentre altri sì».

Molto più netto il segretario generale dell’ONU António Guterres, che ha definito il fenomeno «un urgente allarme climatico» per l’intero pianeta.

«Le condizioni di El Niño alimenteranno ulteriormente il riscaldamento globale», ha dichiarato. «Gli impatti saranno ancora più violenti, si propagheranno ancora più lontano e oltrepasseranno i confini con una velocità devastante».

L’ultimo episodio di El Niño, sviluppatosi tra il 2023 e il 2024, è stato uno dei cinque più forti mai registrati e ha contribuito a rendere il 2024 uno degli anni più caldi della storia delle rilevazioni meteorologiche.

Per i prossimi tre mesi l’OMM prevede temperature insolitamente elevate nella maggior parte delle regioni del mondo e un aumento della probabilità di eventi estremi. Piogge particolarmente intense potrebbero interessare alcune aree del Sud America, il sud degli Stati Uniti, il Corno d’Africa e l’Asia centrale. Al contrario, condizioni di maggiore siccità potrebbero colpire l’America Centrale, il nord del Sud America, i Caraibi, l’Australia, l’Indonesia e alcune zone dell’Asia meridionale.

Le anomalie delle temperature oceaniche potrebbero inoltre influenzare la formazione degli uragani, favorendoli nel Pacifico centrale e orientale ma riducendone la frequenza nell’Atlantico.

L’allarme arriva mentre l’Europa occidentale sta già sperimentando temperature eccezionalmente elevate. Il mese di maggio appena concluso ha fatto registrare record di caldo nel Regno Unito e in Irlanda. Nei giorni scorsi l’OMM e il Met Office britannico hanno inoltre avvertito che un nuovo record globale di temperatura annuale appare ormai molto probabile entro la fine del decennio e che il ritorno di El Niño potrebbe accelerare questo processo già nel 2027.

Le conseguenze potrebbero estendersi ben oltre il meteo. Gareth Redmond-King dell’Energy & Climate Intelligence Unit ha evidenziato come il fenomeno rischi di aggravare ulteriormente la pressione sulle produzioni agricole mondiali, già messe in difficoltà dagli effetti della crisi climatica e dalle tensioni geopolitiche che influenzano i mercati dei fertilizzanti.

«I danni che El Niño provocherà, portando con ogni probabilità un altro anno da record di temperature nel 2027, saranno devastanti per molti agricoltori e rappresenteranno una questione di vita o di morte per troppe persone», ha affermato.

El Niño è un fenomeno naturale che si verifica generalmente ogni pochi anni e dura dai nove ai dodici mesi. Si sviluppa quando i venti che normalmente spingono le acque superficiali calde del Pacifico verso ovest si indeboliscono o cambiano direzione, consentendo alle temperature marine di aumentare in vaste aree dell’oceano.

L’OMM ha spiegato che tra la fine di aprile e la metà di maggio le temperature superficiali del mare in alcune zone chiave del Pacifico si sono avvicinate alle soglie tipiche di El Niño, sostenute da masse d’acqua insolitamente calde presenti sotto la superficie. Anche i parametri atmosferici osservati dagli scienziati risultano compatibili con lo sviluppo del fenomeno.

L’organizzazione ha invece respinto l’espressione “super El Niño”, utilizzata da alcuni ricercatori e osservatori, precisando che tale definizione non rientra nella classificazione ufficiale.

Secondo gli esperti, i sistemi di allerta precoce hanno già dimostrato di poter salvare migliaia di vite permettendo evacuazioni e interventi preventivi prima di alluvioni, tempeste e altri disastri naturali. Tuttavia, diversi Paesi donatori, tra cui Regno Unito e Stati Uniti, hanno recentemente ridotto i finanziamenti destinati agli aiuti internazionali e ai programmi di prevenzione.

Per questo Celeste Saulo ha sottolineato la necessità di aumentare le risorse disponibili per i Paesi più vulnerabili, mentre Guterres ha ribadito che l’unica risposta efficace resta un’azione climatica su larga scala: «Porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili, accelerare la transizione verso le energie rinnovabili, proteggere i più vulnerabili e garantire sistemi di allerta precoce per tutti».

Potrebbe interessarti anche:

Torna El Niño, l'allarme: «Piogge estreme, siccità e temperature record in tutto il mondo» | TViWeb Torna El Niño, l'allarme: «Piogge estreme, siccità e temperature record in tutto il mondo» | TViWeb

Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

Luca Faietti Direttore Fondatore ed Editoriale - Arrigo Abalti Fondatore - Direttore Commerciale e Sviluppo - Paolo Usinabia Direttore Responsabile

Copyright © 2026 Tviweb. All Rights Reserved | Tviweb S.R.L. P.Iva E C.F. 03816530244 - Sede Legale: Brendola - Via Monte Grappa, 10

Concessionaria pubblicità Rasotto Sas

Credits - Privacy Policy