Thiene, il consigliere AVS difende l’indagato del «Movimento 17 ottobre»: è bufera

Da Thiene fino ai vertici della politica nazionale. È esplosa una nuova polemica attorno ad Alaeddine Kaabouri, consigliere comunale di Alleanza Verdi e Sinistra, dopo alcuni messaggi pubblicati sui social in solidarietà a Youssef Siher, il trentenne arrestato nell’ambito dell’inchiesta milanese sul cosiddetto “Movimento 17 ottobre”. A chiedere le dimissioni dell’esponente politico vicentino è intervenuto direttamente il vicepremier Matteo Salvini, seguito da numerosi rappresentanti del centrodestra nazionale e locale.
Al centro della controversia ci sono alcuni post Instagram pubblicati domenica 25 ottobre, nei quali Kaabouri ha espresso il proprio sostegno a Siher, ricercatore italiano di origini marocchine, attualmente al centro delle indagini della Procura di Milano per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.
«Siamo tutti Youssef Siher»: il post che scatena la polemica
La frase che ha acceso lo scontro politico è «Siamo tutti Youssef Siher», accompagnata da ulteriori messaggi di solidarietà nei confronti del ricercatore e dei giovani coinvolti negli accertamenti delle forze dell’ordine.
Kaabouri ha contestato quella che considera una campagna di criminalizzazione del dissenso, accusando la destra di alimentare un clima di ostilità e di anticipare giudizi di colpevolezza prima delle decisioni dei tribunali.
Il consigliere ha inoltre richiamato l’attenzione sulle difficoltà delle nuove generazioni, citando precarietà lavorativa, disuguaglianze economiche, sfiducia nelle istituzioni e mancanza di prospettive.
Secondo la sua posizione, il governo starebbe privilegiando la risposta repressiva rispetto all’ascolto delle ragioni che hanno spinto migliaia di giovani a manifestare.
Dichiarazioni che hanno provocato una reazione immediata, soprattutto perché riferite a una persona raggiunta da contestazioni giudiziarie particolarmente gravi.
Salvini interviene: «Una vergogna per chi rappresenta le istituzioni»
A portare il caso sul piano nazionale è stato Matteo Salvini, che ha criticato duramente la scelta del consigliere thienese.
Il leader della Lega ha ricordato le violenze e le devastazioni verificatesi a Milano, sostenendo che un rappresentante delle istituzioni dovrebbe esprimere innanzitutto vicinanza ai cittadini, agli esercenti danneggiati e agli appartenenti alle forze dell’ordine.
Salvini ha definito la presa di posizione di Kaabouri «una vergogna per chi rappresenta le istituzioni», concludendo con una richiesta esplicita: «Dimissioni subito».
Il caso ha così superato i confini del Vicentino, diventando un nuovo terreno di scontro tra centrodestra e Alleanza Verdi e Sinistra.
Bizzotto, Donazzan, Giovine, Pretto e Zanettin: si allarga il fronte delle critiche
Tra le reazioni più dure figura quella della senatrice leghista Mara Bizzotto, sottosegretaria alle Imprese e al Made in Italy, che considera la solidarietà espressa dal consigliere incompatibile con la responsabilità di rappresentare i cittadini nelle istituzioni. Bizzotto ha chiesto a Kaabouri di scusarsi con la comunità e abbandonare il Consiglio comunale.
Anche l’europarlamentare vicentina di Fratelli d’Italia Elena Donazzan ha preso posizione, richiamando la necessità di segnalare eventuali comportamenti di istigazione alla violenza e di sostenere l’attività delle forze dell’ordine.
Sulla stessa linea il deputato vicentino Silvio Giovine, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, che ha parlato di una situazione istituzionalmente inaccettabile, ricordando che non si tratta della prima controversia nella quale è coinvolto Kaabouri.
Giovine ha chiesto le dimissioni del consigliere e sollecitato anche i vertici di Alleanza Verdi e Sinistra a chiarire se condividano la sua posizione.
Alla richiesta si sono uniti i parlamentari vicentini di Forza Italia Erik Pretto e Pierantonio Zanettin, secondo i quali la rappresentanza istituzionale richiede particolare responsabilità nelle dichiarazioni pubbliche, soprattutto quando riguardano persone coinvolte in indagini per reati di particolare gravità.
È intervenuta inoltre l’europarlamentare della Lega Anna Cisint, che ha appoggiato la richiesta di dimissioni e chiamato in causa la posizione complessiva di AVS rispetto alla vicenda.
La Lega di Thiene chiama in causa anche il sindaco Michelusi
Sul piano locale, la polemica ha investito direttamente l’Amministrazione comunale.
Cristian Tonello, segretario della Lega di Thiene, ha chiesto a Kaabouri di chiarire pubblicamente le proprie dichiarazioni e di lasciare l’incarico di consigliere comunale.
Ma la richiesta non si ferma qui. Il segretario leghista ha chiamato in causa anche il sindaco Gianantonio Michelusi e l’intero Consiglio comunale, sollecitando una presa di posizione ufficiale.
Secondo Tonello, una vicenda che coinvolge un rappresentante delle istituzioni e accuse di tale gravità non può essere liquidata senza un chiarimento politico.
La Lega cittadina chiede quindi che il primo cittadino e l’assemblea consiliare esprimano una valutazione esplicita, aprendo di fatto un nuovo confronto interno alla politica thienese.
Il precedente del dicembre 2025 e le deleghe revocate dal sindaco
La nuova polemica riporta alla memoria quanto accaduto alla fine dello scorso anno.
Nel dicembre 2025 Kaabouri era finito al centro di un altro caso politico dopo aver manifestato solidarietà a Mohammad Hannoun, arrestato nell’ambito di un’indagine della Procura di Genova sui presunti finanziamenti ad Hamas attraverso associazioni impegnate nella raccolta di fondi destinati alla popolazione palestinese.
In quell’occasione le dichiarazioni del consigliere avevano suscitato forti critiche, anche per le contestazioni rivolte all’operato degli organi investigativi e della magistratura.
Il 30 dicembre 2025 il sindaco Michelusi aveva deciso di revocargli le deleghe alle politiche giovanili, all’integrazione e alle politiche agricole, ritenendo venuto meno il necessario rapporto di fiducia.
Le competenze erano state successivamente redistribuite: le politiche giovanili al consigliere Andrea Dal Bianco, l’integrazione all’assessora Anna Maria Savio e le politiche agricole direttamente al sindaco.
La decisione aveva provocato ulteriori divisioni politiche, con una mobilitazione di solidarietà nei confronti di Kaabouri sostenuta anche da esponenti della sinistra.
A distanza di dieci mesi, il nuovo intervento sui social ha riaperto una questione che sembrava essersi attenuata dopo la revoca delle deleghe.
Chi è Youssef Siher e cosa contesta la Procura di Milano
Il trentenne al centro della vicenda è un ricercatore italiano di origini marocchine, individuato dagli investigatori come amministratore dei canali social legati al “Movimento 17 ottobre”.
Secondo l’ipotesi della Procura milanese, attraverso queste piattaforme sarebbero stati diffusi messaggi e indicazioni finalizzati a organizzare mobilitazioni potenzialmente violente e a ostacolare l’attività delle forze dell’ordine.
Le contestazioni comprendono l’istigazione a delinquere con l’aggravante della finalità di terrorismo e la violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.
Un elemento importante riguarda la cronologia: i canali social attribuiti a Siher sarebbero stati creati dopo i primi gravi disordini del 17 e 18 ottobre a Milano. Il suo eventuale ruolo nell’organizzazione delle violenze iniziali, quindi, non può essere dato per accertato.
Il ricercatore è stato fermato nella serata di sabato 24 ottobre e si trova nel carcere milanese di San Vittore, in attesa delle decisioni del giudice sulla convalida del provvedimento e sulla richiesta di custodia cautelare.
Per Siher, come per tutte le persone sottoposte a indagine, vale il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.
La vicenda apre un nuovo capitolo del confronto politico cittadino, con il centrodestra che chiede le dimissioni di Kaabouri e una presa di posizione del sindaco Michelusi.
Il consigliere, dal canto suo, rivendica il diritto di esprimere solidarietà a persone ancora sottoposte a indagine e denuncia un clima di criminalizzazione delle manifestazioni.
Resta da capire se la polemica porterà a iniziative formali in Consiglio comunale e quale posizione assumeranno l’Amministrazione e Alleanza Verdi e Sinistra.
Dopo la revoca delle deleghe del dicembre scorso, il nuovo caso pone nuovamente al centro del dibattito thienese il rapporto tra libertà di espressione, responsabilità politica e ruolo istituzionale di un rappresentante eletto.










