Quasi 100 chili di droga sequestrati: rifornivano Jesolo, Bibione, Caorle, Lignano e Grado

Un’organizzazione criminale transnazionale italo-albanese che riforniva di droga la Lombardia, la Liguria, la Toscana e, durante l’estate, alcune delle principali località turistiche dell’Alto Adriatico, tra cui Sistiana, Grado, Latisana, Lignano Sabbiadoro, Bibione, Jesolo e Caorle, è stata smantellata nell’ambito dell’operazione “King George” condotta dalla Guardia di Finanza di Trieste.
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano – Direzione Distrettuale Antimafia – con la collaborazione del Servizio Centrale Investigativo Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 35 persone, di cui 16 arrestate, oltre al sequestro complessivo di 98,7 chilogrammi di sostanze stupefacenti e di beni e disponibilità finanziarie per un valore di circa 1,1 milioni di euro.
L’organizzazione disponeva di basi operative e logistiche distribuite in diverse province del Nord Italia, tra cui Brescia, Lecco, Milano, Monza Brianza, Pavia, Savona e Siena, e gestiva un vasto traffico di cocaina, marijuana e hashish destinato alle piazze di spaccio della Lombardia, della Liguria e della Toscana. Durante la stagione estiva, però, il business si spostava anche nelle principali mete balneari del Nord-Est, dove la droga veniva distribuita all’esterno di discoteche, pub, stabilimenti balneari e strutture ricettive.
L’inchiesta ha preso il via da un controllo effettuato dai finanzieri a Latisana, nei pressi della località turistica di Lignano Sabbiadoro. In quell’occasione furono arrestati due corrieri e sequestrati due chilogrammi di marijuana. Da quell’episodio gli investigatori sono riusciti a ricostruire la struttura del sodalizio criminale, composto prevalentemente da cittadini albanesi attivi in diverse province lombarde, circostanza che ha portato al coinvolgimento della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano.
Per ricostruire l’organizzazione sono state impiegate sia tecniche investigative tradizionali, come pedinamenti, appostamenti e intercettazioni audio-video, sia strumenti tecnologicamente avanzati. Gli investigatori hanno delineato un’organizzazione stabile e fortemente gerarchizzata, composta da veri e propri professionisti del narcotraffico che adottavano sofisticate strategie per massimizzare i profitti e ridurre al minimo il rischio di essere scoperti.
Le comunicazioni tra gli affiliati avvenivano attraverso piattaforme criptate, con un continuo ricambio di telefoni cellulari e schede Sim. Anche le automobili utilizzate per il trasporto della droga venivano cambiate frequentemente per evitare di essere individuate.
L’approvvigionamento di cocaina, marijuana e hashish avveniva lungo consolidate rotte balcaniche grazie alla collaborazione tra gruppi criminali italiani e organizzazioni di origine albanese. Nel corso delle indagini è emerso inoltre che il sodalizio aveva avviato una produzione autonoma di marijuana all’interno di una serra allestita nella campagna pavese.
Una volta introdotta in Italia, la droga veniva custodita in una rete di appartamenti e garage presi in affitto da prestanome incensurati, rendendo più difficile ricondurre i depositi ai membri dell’organizzazione.
La distribuzione ai pusher avveniva attraverso una rete di corrieri reclutati appositamente, chiamati dagli stessi affiliati “cavallini”. Alcuni si occupavano del confezionamento delle dosi, altri della consegna nelle piazze di spaccio e nelle località turistiche. Tra loro figuravano sia cittadini italiani sia giovani albanesi senza precedenti penali, fatti arrivare in Italia per periodi inferiori ai 90 giorni, al termine dei quali rientravano in Albania venendo sostituiti da altri connazionali.
Nel corso dell’inchiesta sono stati sequestrati 70,5 chilogrammi di marijuana (64 a Sesto San Giovanni, 2 a Latisana e 4,5 a Lecco), 21 chilogrammi di cocaina (20 a Saronno e uno a Milano), una pistola Beretta modello 34 calibro 9 corto con matricola abrasa, il relativo munizionamento e un’Alfa Romeo Stelvio modificata con un doppio fondo per il trasporto della droga. In questa fase sono stati arrestati in flagranza sette soggetti.
Al termine delle indagini la Direzione Distrettuale Antimafia di Milano ha ottenuto dal Gip l’emissione di otto ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei principali componenti del gruppo e ha disposto perquisizioni nei confronti di 33 indagati, accusati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, produzione e detenzione di droga, ricettazione, riciclaggio e detenzione di armi clandestine.
Parallelamente, gli specialisti del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Trieste hanno ricostruito il patrimonio accumulato grazie al traffico di droga, analizzando conti correnti, flussi finanziari, investimenti, immobili e depositi bancari. Gli accertamenti hanno consentito di quantificare in circa 1,1 milioni di euro i profitti illeciti, portando al sequestro preventivo di immobili, autovetture, gioielli, denaro contante e altre disponibilità finanziarie.
Nel corso delle perquisizioni è stato inoltre arrestato in flagranza un altro indagato trovato in possesso di armi clandestine. Sono stati sequestrati ulteriori 7,2 chilogrammi di marijuana già confezionati e pronti per la vendita, due pistole con matricola abrasa, relativo munizionamento, dieci armi bianche, orologi di lusso Rolex e ingenti somme di denaro in valuta italiana ed estera.
Come previsto dalla normativa vigente, la Guardia di Finanza ricorda che gli indagati devono ritenersi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.















