Pfas, migliorano i dati in Veneto: il 97% dei prodotti animali è nei limiti, nessuno sforamento nelle uova

Arrivano segnali incoraggianti dal nuovo monitoraggio sulla presenza di Pfas nei prodotti di origine animale realizzato dalla Regione del Veneto insieme all’Istituto Superiore di Sanità (ISS), con la collaborazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, di Arpa Veneto e delle Aziende Ulss. A quasi dieci anni dal precedente piano di controllo del 2016-2017, il nuovo rapporto evidenzia una generale diminuzione dei livelli di contaminazione, con il 97% dei campioni analizzati risultato entro i limiti di legge e nessun superamento riscontrato nelle uova.
Monitoraggio più accurato
Il nuovo piano è stato avviato per verificare l’evoluzione della contaminazione da Pfas negli alimenti di origine animale. Per l’indagine sono stati utilizzati metodi analitici da 2 a 10 volte più sensibili rispetto a quelli impiegati nel precedente monitoraggio, consentendo di ottenere un quadro più preciso e affidabile della situazione.
Lo studio ha preso in esame la presenza di 14 sostanze Pfas, comprendendo le dodici già monitorate nel 2016-2017, tra cui PFOA e PFOS, oltre alle molecole GenX e cC6O4. Le analisi hanno interessato otto matrici alimentari: muscolo e fegato di bovini, suini e pollame, uova, latte vaccino e l’acqua di abbeveraggio delle aziende coinvolte.
Diminuiscono aziende e prodotti fuori norma
I risultati mostrano una riduzione sia del numero di aziende con criticità sia dei livelli complessivi di contaminazione nei prodotti di origine animale.
Delle 156 aziende monitorate, suddivise in aree a elevata, media e bassa intensità di contaminazione, 148 (93%) presentano valori inferiori ai limiti di legge. Le restanti 8 aziende (5%) hanno registrato superamenti dei limiti per PFOA o PFOS in campioni di muscolo bovino, fegato bovino o fegato suino, concentrate prevalentemente nelle aree a maggiore contaminazione.
In tutti questi casi sono state adottate misure immediate per impedire la commercializzazione dei prodotti ed è stato avviato un monitoraggio continuo per riportare i valori entro i limiti previsti.
Il 97% dei campioni è conforme
Complessivamente sono stati analizzati 703 campioni: 680, pari al 97%, sono risultati conformi ai limiti di legge, mentre 18 campioni (3%) hanno evidenziato concentrazioni superiori ai valori consentiti.
Inoltre, 5 campioni, provenienti da 3 aziende, hanno mostrato livelli di PFOS e PFOA superiori ai valori indicativi che richiedono ulteriori approfondimenti per individuare l’origine della contaminazione.
Confermato il legame con l’acqua di pozzo
Il rapporto conferma anche una correlazione già emersa nel precedente monitoraggio tra la contaminazione degli alimenti e quella dell’acqua utilizzata per l’abbeveraggio degli animali, in particolare quando viene impiegata acqua di pozzo non filtrata contenente PFOS.
Per le aziende interessate le autorità hanno disposto il blocco della commercializzazione dei prodotti e prescritto interventi come l’allacciamento alla rete acquedottistica, accompagnati da controlli successivi fino al completo rientro nei limiti di legge sia dell’acqua sia degli alimenti.
Nessun problema nelle uova
Tra i dati più rassicuranti emerge quello relativo agli allevamenti destinati alla produzione di uova da consumo. Le analisi effettuate non hanno infatti evidenziato alcun campione con valori superiori ai limiti di legge, confermando la piena conformità di questa filiera.
Il monitoraggio proseguirà con l’analisi delle filiere vegetali, ancora in corso nei laboratori, per ottenere un quadro complessivo dell’impatto della contaminazione da Pfas sulla salute pubblica, sull’ambiente e sulle produzioni agroalimentari. La Regione del Veneto ha annunciato che presenterà nel dettaglio i risultati del rapporto nei prossimi giorni.


















