MPS contesa. C’è chi porta un assegno. E chi una serenata sotto il balcone

Umberto Baldo
Siamo nel pieno dell’estate. I giornali discutono se il caldo durerà fino a Ferragosto, i social litigano sul prezzo degli ombrelloni, ed il risiko bancario è stato confinato nelle pagine che leggono soltanto gli operatori di Borsa e qualche insonne con la passione dei prospetti informativi.
Peccato.
Perché la commedia è una delle migliori degli ultimi anni.
Nella partita per conquistare Monte dei Paschi di Siena, Intesa Sanpaolo e Banco BPM sembrano infatti convinte di partecipare allo stesso torneo.
Il problema è che stanno praticando due sport completamente diversi.
Intesa si è presentata con il trolley già chiuso. Ha depositato un’OPAS vera: numeri, concambio, calendario, condizioni, autorizzazioni, documentazione.
Tradotto dal “banchese” all’italiano corrente: “Questo è il prezzo. Questo è il contratto. Se vi va, firmiamo.”
Banco BPM, invece, si è presentata con una chitarra sotto il balcone. Più che un’offerta, una serenata. Più che un progetto industriale, una seduta di terapia di coppia: “Sediamoci, parliamone, immaginiamo insieme il nostro futuro.”
In pratica, Intesa arriva dal notaio con il rogito già pronto.
Banco BPM con un mazzo di rose ed una playlist di Eros Ramazzotti.
Entrambi parlano d’amore; ma soltanto uno ha già fissato la data del matrimonio.
Il problema è che le fusioni bancarie, contrariamente agli amori estivi, prima o poi devono fare i conti con una fastidiosa invenzione chiamata matematica.
Perché il famoso “matrimonio tra pari” suona bellissimo nei convegni, nelle presentazioni PowerPoint, e nelle interviste ai giornali economici; è una di quelle formule che fanno impazzire consulenti e Banchieri d’affari.
Suona bene. Rassicura tutti. Fa sentire ciascuno importante.
È una di quelle espressioni che appartengono alla stessa famiglia di “spending review”, “sviluppo sostenibile”, “pace fiscale” o “cabina di regia”: locuzioni elegantissime che sembrano risolvere ogni problema semplicemente pronunciandole.
Peccato che, qualche settimana dopo, qualcuno debba pur decidere chi comanda.
E lì la poesia lascia spazio al codice civile.
Banco BPM continua infatti a promettere marchi salvaguardati, sedi storiche e senesità rispettate, governance condivisa, continuità territoriale e sinergie.
Le sinergie, le creature mitologiche della finanza; tutti giurano di averle viste; ma nessuno riesce mai a fotografarle prima della fusione.
È un po’ come quei cataloghi immobiliari dove ogni appartamento è “luminoso”, “accogliente” e “vicino ai servizi”.
Poi vai a visitarlo e scopri che il soggiorno coincide con il pianerottolo e la “vista panoramica” dà direttamente sul cassonetto dell’umido.
Il dettaglio curioso è che, mentre Intesa ha già messo i soldi sul tavolo, Banco BPM continua a vendere il plastico della casa che forse costruirà un giorno.
Perché c’è un piccolo particolare che continua ostinatamente a mancare.
Il rapporto di cambio, cioè il prezzo che, curiosamente, è proprio l’unica cosa che interessa agli azionisti, che saranno anche avidi capitalisti, ma inevitabilmente curano i propri interessi.
È come entrare in un concessionario d’auto dove il venditore ti descrive magnificamente il motore, il design, il comfort, la sicurezza, la filosofia del marchio ed i valori aziendali.
Poi chiedi quanto costa, e lui ti risponde: “Parliamone. L’importante è il viaggio.”
Luigi Lovaglio, amministratore delegato di MPS, naturalmente non è nato ieri. Ascolta tutti, sorride, ringrazia, invita ad approfondire.
Che, nel raffinato linguaggio della finanza, significa: “Continuate pure a corteggiarmi. Più litigate voi, più salgo di prezzo.”
Ed è esattamente quello che farebbe chiunque abbia due pretendenti sufficientemente facoltosi.
Se Banco BPM trasformerà finalmente il romanticismo in una proposta vincolante, tanto meglio.
Se invece resterà nel mondo delle dichiarazioni d’intenti, avrà comunque svolto un prezioso servizio; far capire ad Intesa che Montepaschi non è una preda scontata.
In fondo è una strategia brillante, persino una proposta ancora immaginaria può produrre effetti molto reali.
Resta però la domanda che aleggia sulla vicenda come un condizionatore guasto in pieno agosto.
Banco BPM vuole davvero comprare MPS?
Oppure vuole soprattutto impedire che lo faccia qualcun altro?
Perché sono due mestieri completamente diversi.
Nel primo servono miliardi.
Nel secondo bastano comunicati stampa ben scritti, qualche intervista strategica e la ripetizione ossessiva dell’espressione “fusione tra pari”, che nel lessico bancario ricorre con la stessa frequenza con cui nei concorsi di bellezza ricorre la frase: “La cosa più importante è la pace nel mondo.”
Prima o poi, però, arriverà il giorno della verità.
Le favole hanno un difetto terribile. Funzionano magnificamente finché nessuno tira fuori la calcolatrice.
Perché nel capitalismo, proprio come nell’amore, promettere costa pochissimo.
Il momento davvero imbarazzante arriva quando il notaio appoggia il contratto sul tavolo e chiede gli assegni.
È lì che, improvvisamente, i poeti si dividono dai compratori.
Umberto Baldo


















