14 Settembre 2026 - 15.04

Notte di paura sulle Dolomiti: famiglia triestina bloccata nel buio tra i salti di roccia del Cridola

Padre e due figli ventenni fuori traccia nei dintorni del Bivacco Vaccari. Decisivo l’intervento notturno a piedi del Soccorso alpino dopo lo stop all’elicottero.

Immagine di archivio

Una gita in alta quota si è trasformata in un incubo a occhi aperti per una famiglia di Trieste, bloccata per ore nel cuore della notte tra i dirupi e i verticali salti di roccia del Cridola. L’allarme è scattato quando ormai si erano fatte le 21.30, dando il via a una complessa e rischiosa operazione di soccorso durata fino all’alba.

I protagonisti della disavventura sono un padre insieme ai due figli, una ragazza di 23 anni e un giovane di 21. Dopo aver perso l’orientamento nei dintorni del Bivacco Vaccari, nel territorio di Lorenzago di Cadore, i tre si sono ritrovati completamente fuori traccia a fianco della Tacca del Cridola. Con il calare del buio e impossibilitati a muoversi senza correre rischi fatali tra le pareti rocciose, hanno giustamente deciso di fermarsi e chiedere aiuto, inviando le proprie coordinate Gps.

La macchina dell’emergenza si è mossa immediatamente. Dalla base di Treviso si è levato in volo l’elicottero Leone, che ha tentato per due volte di avvicinarsi all’area segnalata, dovendo però desistere a causa delle condizioni critiche del contesto notturno. Dieci volontari del Soccorso alpino del Centro Cadore si sono così mobilitati, ritrovandosi sopra l’abitato di Lorenzago per dare inizio alle ricerche via terra.

Una squadra veloce di soccorritori si è incamminata nel buio e, in appena un’ora e venti di marcia serrata, è riuscita a localizzare e raggiungere il terzetto. Dopo aver offerto loro supporto psicologico, generi di conforto e assistenza tecnica, gli operatori hanno guidato il padre e i figli lungo il sentiero del ritorno, procedendo con cautela per superare in sicurezza i passaggi più insidiosi.

Le operazioni si sono concluse ufficialmente alle 5.40 del mattino con il rientro al campo base situato in località Borbe, nei pressi del Passo della Mauria. Per precauzione, i tre escursionisti sono stati successivamente accompagnati all’ospedale di Pieve di Cadore per i necessari controlli sanitari, lasciandosi alle spalle una notte che difficilmente dimenticheranno.

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