Il curioso pacifismo di chi vive dietro un antifurto

Politicus
Fateci caso. Cammini per strada e case e palazzi sembrano bunker della Guerra Fredda.
Basta fare una passeggiata in qualsiasi quartiere italiano.
Sirene lampeggianti appese ai muri, telecamere ad ogni angolo, cartelli minacciosi con “Area videosorvegliata” messi lì a perenne difesa del televisore al plasma, sensori alle finestre, porte blindate, cani da guardia.
C’è gente che, per entrare in casa propria, deve superare più controlli di quelli necessari per accedere ad una base militare.
Spendono migliaia di euro di tasca propria per blindare il perimetro del salotto, per difendersi da un mondo pieno di malintenzionati pronti a derubarli.
Ed hanno ragione, il mondo è brutto e cattivo.
Tranne se i malintenzionati hanno i carri armati ed una spiccata simpatia per il cirillico.
In quel caso, scatta il miracolo del pacifismo nostrano.
Se un ladro ti entra in casa, chiami la polizia.
Non ti siedi a tavolino con lui per chiedergli: “Scusa, quali sono le tue legittime preoccupazioni “di sicurezza” che ti spingono a volere la mia argenteria?”.
Non gli proponi di “cedere il corridoio in cambio della pace in cucina”.
Eppure, quando si parla di geopolitica, il cervello di una certa opinione pubblica subisce un lavaggio a secco con candeggina morale.
Diventiamo tutti raffinati geopolitici da tastiera, addestrati dagli spot e dalle fake news di San Pietroburgo a colpi di “Volete il burro o i cannoni?”.
Il ragionare del pacifista italico è un capolavoro di equilibrismo: la difesa personale è sacrosanta (guai a chi mi tocca il garage), ma la difesa nazionale è un capriccio da guerrafondai.
Non lo trovate un capolavoro di logica?
Se un topo d’appartamento prova a scavalcare la nostra ringhiera, siamo pronti a schierare i droni alleati e ad invocare la tecnologia della Nasa.
Se uno Stato canaglia con velleità imperialiste – diciamo uno a caso, che magari spende milioni in propaganda per spiegarci via social quanto sia bello il pacifismo a senso unico – ridisegna i confini dell’Europa a colpi di artiglieria, noi rispondiamo sventolando un cartello “Peace & Love” e pretendendo che la difesa della Patria si faccia con i gessetti colorati sull’asfalto.
È affascinante guardare questi apostoli del disarmo.
Gente che se gli rigano la macchina fa denuncia alla Procura della Repubblica, ma che davanti ad un’invasione territoriale ti spiega, con aria superiore, che “la resistenza armata prolunga solo le sofferenze“. Che tradotto dal linguaggio della superiorità morale significa: “Per favore, arrendetevi subito così il prezzo del gas non sale e io posso continuare a fare i miei Reels sulla fratellanza universale“.
Siamo un popolo meraviglioso: blindiamo la porta di casa con dodici mandate e poi pretendiamo di difendere i confini della nazione lanciando margherite contro i caccia bombardieri.
L’importante sarebbe il capire che se crolla il palazzo, la sirena del tuo allarme privato continuerà a suonare benissimo… ma sotto un cumulo di macerie.
Ma ehi, l’avremo fatto in modo squisitamente neutrale.
Consiglio finale. La prossima volta che decidete di installare un antifurto, chiamate il pacifista di turno.
Chissà, magari convince i ladri che entrare senza permesso è moralmente discutibile.
Se funziona, avrete finalmente trovato il sistema di difesa più economico della storia.
Politicus















