7 Luglio 2026 - 9.39

Il manuale del perfetto candidato perdente. L’elettore italiano ed i suoi tre tabù

Umberto Baldo

La politica non è matematica. È antropologia.

Gli stessi slogan che fanno vincere le elezioni in un Paese possono trasformarsi in un suicidio elettorale in un altro. 

Ogni popolo ha i propri nervi scoperti. 

Se dovessi redigere un breve “memento” per un leader politico italiano con ambizioni di Governo, l’ABC per non finire direttamente all’opposizione (o all’anagrafe a cercare un lavoro vero) si riassumerebbe in tre fobie nazionali, da non sfiorare nemmeno con una piuma. 

La prima si chiama TASSE.

In un Paese meraviglioso in cui una parte relativamente ristretta dei contribuenti sostiene gran parte del gettito IRPEF, e dove galleggiano placidi almeno 100 miliardi di evasione fiscale, pronunciare la frase “equità tributaria” equivale ad agitare l’aglio davanti al Conte Dracula. 

Il leader accorto sa che l’italiano non vuole la giustizia fiscale; vuole solo che il fisco si dimentichi di lui. 

Parlare di tasse in campagna elettorale è un superpotere al contrario: serve solo a far sparire i propri elettori.

Il secondo tabù è il CATASTO.

Sotto-categoria del trauma da tassazione, il Catasto è il vero dogma mariano della politica italica. 

Certo, sappiamo tutti che ci sono castelli accatastati come tinelli e villoni censiti come stalle. 

Ma siccome aggiornare le mappe significherebbe far pagare qualcuno che oggi la fa franca, e siccome per l’italiano la casa non è un bene immobile ma un’estensione dell’anima, un sacramento civile, il consiglio è uno solo: farsi i fatti propri. 

Il Catasto non si tocca. È il nostro idolo pagano.

Tradotto: appena qualcuno pronuncia le parole “riforma catastale”, milioni di persone traducono automaticamente: “mi mettono l’IMU”. 

Fine della discussione.

Infine c’è il tema più delicato di tutti: I RISPARMI DEGLI ITALIANI.

Siamo un popolo di formiche diffidenti. 

Nei nostri depositi bancari riposano, congelati ed improduttivi, oltre 1500 miliardi di euro. 

Una cifra che fa gola a qualsiasi economista d’accademia. 

Ed è qui che la Segretaria del PD, Elly Schlein, scivola sulla classica buccia di banana progressista, suggerendo di “indirizzare la liquidità verso l’economia reale”.  

Non importa cosa intendesse realmente. In politica conta molto di più quello che milioni di cittadini credono di aver sentito.

L’elettore medio, che non ha studiato alla London School of Economics, ma ha fatto il master della vita, ragiona per sillogismi fulminei: “Tu parli dei miei soldi sul conto – I tuoi alleati Fratoianni e Bonelli vogliono la patrimoniale – Ergo, mi stai scippando il portafoglio – Meglio votare qualcun altro”. 

Inutile spiegare che l’obiettivo sarebbe finanziare l’economia reale, o promettere che un’eventuale patrimoniale colpirebbe solo cespiti milionari.

Buona parte dell’opinione pubblica sa perfettamente che i Demostene nostrani partono chiedendo un contributo di solidarietà ai miliardari, e finiscono per tassarti il cane da compagnia. 

Giuseppe Conte, che della lusinga populista conosce ogni spartito, si è infatti smarcato con sdegno felino. Lui sa come si sta al mondo (e a Palazzo).

Ricapitolando, nel Paese di Machiavelli, il cittadino medio è convinto che lo Stato inizi sempre chiedendoti un dito e finisca per prendersi il braccio.

Magari è un pregiudizio, magari è perfino ingeneroso.

Ma le elezioni non si vincono correggendo i pregiudizi degli elettori. Si vincono evitando di risvegliarli.

Con lo slogan “Facciamo piangere i ricchi” si ottengono standing ovation garantite alle Feste dell’Unità, nei Centri Sociali e nelle Assemblee studentesche della Sapienza. 

Ci si sente uniti, giusti, persino un po’ rivoluzionari.

Poi, però, si aprono le urne.

E si scopre che i “ricchi” erano molti di più di quanto si pensasse. 

In politica si può anche avere ragione. Il problema è convincere gli elettori che non stai parlando di loro.

Ecco perché ricorderei alla Schlein che la politica è una disciplina crudele: non premia chi ha le idee migliori, ma chi capisce meglio le paure degli elettori.

Chi scrive è pronto a scommettere l’intera liquidità del proprio conto corrente (quella che la Schlein vorrebbe mobilitare) che con queste premesse le elezioni si vincono con il binocolo. 

Ma d’altronde, l’opposizione è così confortevole: si ha sempre ragione e non bisogna mai fare i conti con la realtà.

Umberto Baldo

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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